ZU
– Ferrum Sidereum
House
Of Mythology
Genere:
Progressive Rock / Heavy Metal / Jazz
Supporto: 2LP / CD / Bandcamp –
2026
Il
2026 è appena arrivato e già mi prende a schiaffi. A parte gli scherzi, sapevo
già come pararmi la faccia, perché i ZU li conosco bene, inoltre non disdegno
le sonorità oscure e dure del Metal.
Voglio
immediatamente sottolineare che la band è considerata fra le più interessanti
del panorama italiano, molto apprezzata anche all’estero e punta di diamante di
un genere assolutamente personale come questo, composto, oltre a ciò che ho
anticipato, anche dal Jazz spinto dal sax di Luca T. Mai (sax, tastiere, synth).
Assieme a Massimo Pupillo (basso, chitarra acustica 12 corde) e a Paolo
Mongardi (batteria, percussioni), formano un trio micidiale, dalla tecnica
sopraffina, come solo poche band sanno palesare.
Inoltre,
i ZU hanno un suono pazzesco, questa volta esaltato maggiormente da Marc
Urselli, ingegnere del suono per una marea di grandi artisti Rock, e per fare
alcuni nomi, dico Lou Reed, Nick Cave, Mike Patton, U2, Elton John, Kesha, Joan
Jett, Les Paul, etc.
Undici
dischi in studio con questo “Ferrum Sidereum”, e vi giuro che credevo fosse
impossibile superare i fasti di “Carboniferous” (2009), album che della loro
discografia ho amato di più nel tempo, e invece…
Hanno
messo molta cura nel realizzare queste undici canzoni, un doppio album di
ottanta minuti strumentale che giunge dopo ben sette anni dall’ottimo “Zu93:
Mirror Emperor” e moltissime prove live in studio a Bologna. Venendo al
significato del titolo, così accompagnano le note su Bandcamp: “"Ferrum
Sidereum", che dal latino significa "ferro delle stelle", si
riferisce al minerale meteorico, che aveva un profondo significato spirituale
nell'antichità ed è contenuto in manufatti come oggetti rituali egizi, di cui
il pugnale di ferro meteorico di Tutankhamon è l'esempio più noto, o in alcune
lame tibetane "Phurpa". Il ferro proveniente dalle stelle costituisce
la base elementare che plasma la narrazione ultraterrena degli ZU in questo
album”.
In
buona sostanza, è già “Charagma” a fare delle chiacchiere il nulla, qui si può
già capire quanto detto, ossia dove il trio va a parare. Il basso ruggisce in
modalità Tool, la batteria di Paolo Mongardi (Fuzz Orchestra, Jennifer Gentle,
Ronin) è una sentenza! E poi provate a far suonare un sax in quella maniera…
Caracollante, monolitico, ipnotico e oscuro quanto basta.
In
“Golgotha” le vibrazioni entrano in testa senza chiedere il permesso, lasciando
l’ascoltatore in una sorta di stato catatonico grazie a ritmiche spezzate e
potenti (caratteristica base della band). La pulizia dei suoni fa il resto con
la giunta di tastiere avvolgenti che donano al sound un timbro assolutamente
magniloquente e tetro.
“Kether”
ha un inizio introspettivo, per poi procedere nell’antro della pece.
Immaginatevi i King Crimson altamente scontrosi, così vale per “AI Hive Mind”.
In “The Celestial Bull And The White Lady” e “Hymn Of The Pearl” ci sono molte
schegge impazzite dei Tool, grazie ai tempi dispari. Fra i brani che ho
maggiormente apprezzato metto “La Donna Vestita Di Sole”, con un inizio molto
anni ’70 attraverso risvolti psichedelici. Incentrato nuovamente sulla forza
della ritmica, il brano si dipana per soluzioni Progressive Rock grazie a fughe
e riprese, relegando il brano in un limbo difficilmente classificabile.
Alienante “Fuoco Saturnio”, ma mai come la conclusiva “Ferrum Siderium”.
Il
Ferrum Sidereum proviene dallo spazio, questo mi spiega molte cose, qui di
umano c’è ben poco. Un disco che spaventa per intenti, ma che attraverso il
fresco apporto di Paolo Mongardi, regala emozioni forti; attenzione, però, sto
parlando dei ZU, quindi preparatevi all’ascolto! MS
Versione Inglese:


Salve Max, ho sempre amato gli straordinari ZU, in tutti i loro album, che ormai sono un bel numero. Band con capacità artistiche notevoli, oltre che una tecnica non fine a se stessa. Quando li ascoltavo le prime volte, anni fa, non credevo che fossero solo in tre a ricreare quei suoni che spaziano in decine di generi. Ho sempre pensato, che con uno stile che può risultare ostico per alcuni, se fossero nati in qualsiasi altro Paese d'Europa sarebbero non dico famosi, ma di sicuro avrebbero ricevuto il consenso ampio che meritano. Purtroppo in Italia solo la nicchia della nicchia si sono accorti di loro, e suonano da diverso tempo. E poi in un contesto Prog sei l' unico che ne scrive. Grandissima band.
RispondiEliminaUn caro saluto.
E si, hai ragione. Meriterebbero un consenso maggiore. Sai che poi noi siamo di base esterofili, per cui le difficoltà nel relegarli nella giusta collocazione sono ridotte al lumicino. Hanno un suono pazzesco!
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