giovedì 30 ottobre 2014

venerdì 24 ottobre 2014

Vuoto Pneumatico

VUOTO PNEUMATICO – Vuoto Pneumatico
La Cantina Appena Sotto La vita
Genere: Avanguardia/Poesia Rock
Supporto: cd – 2014


…E scopri che è possibile unire la poesia con la sperimentazione, la teatralità con un trapano, il canto sciamanico con il Rock acustico ed elettrico. Tutto è possibile nell’arte, perché è l’espressione dello stato d’animo dell’uomo espresso con un differente linguaggio, c’è poi chi si sente esploratore e chi no. Nel tempo passato ci sono stati nomi illustri che hanno lasciato lavori singolari, ad esempio John Cage tanto per citarne uno, ma la sperimentazione e l’avanguardia non hanno confini e neppure mete. Gianni Venturi (voce) e Giacomo Marighelli (chitarra) dopo alcune serate live dedite all’improvvisazione, uniscono le forze per creare in studio “Vuoto Pneumatico”. Venturi probabilmente lo conoscerete già, poeta e cantante del gruppo Prog Jazz, Altare Thotemico, mentre Marighelli lavora con lo pseudonimo di Margaret Lee ed è compositore di musiche per video e spettacoli teatrali. “Vuoto Pneumatico” è proprio il titolo di uno spettacolo teatrale della compagnia TEATROSCIENZA di Alex Gezzi, Eugenio Squarcia ed Elena Pavoni. Ebbene ci lasciano un disco per pensare, per colpire la mente, per emozionare lo spirito che è in noi, tutto questo soltanto se si ha la capacità di sapere ascoltare.
Tredici pezzi che  sferzano il cervello, la poesia di Venturi non è mai scontata, è ricolma di parole stridule come riesce a fare un gessetto sulla lavagna, ma anche accarezzare, coccolare, il tutto sempre con spavalderia ed irruenza. Spesso è  sbattere in faccia la realtà, grida di chi è stanco di vedere attorno a se cose che sfuggono alla norma del vivere degnamente. Il Vuoto Pneumatico è vessillo di questo progetto, un viatico per riflettere, supportato da un suono a volte anche elettronico, grazie all’ausilio di Federico Viola e Friedrich Canè e di altri amici come il violoncellista Eugenio Squarcia e Mario Montalbano (percussioni).
Curato ed esaustivo l’artwork con i testi scritti, oltre che elegante la confezione cartonata.
Immagini che fotografano un significato, su questo Venturi ne è maestro.
Ma il disco si apre con il testo di Giacomo Marighelli, dal titolo “Vuoto Pneumatico”, l’unico a suo nome e recitato a sua voce, in cui la tristezza viene descritta come “La marionetta della gioia che si rompe!”. Si tratta della donna che è vita in quanto “Fiore Uterino”, mentre il maschio fa la guerra ed è dolore. “Madre che a tutto davi un nome che la sofferenza tua hai chiamato: MAI PIU’”. Significati forti e veri sottolineati dalla ricerca fonetica e dalla perfetta musica di Marighelli.
Bellissimo sunto della società odierna in “Aaaah”, dove l’autore si sente estraniato, dal cuore freddo, ma che comunque conclude con un auspicio, “Che possa il deserto che avanza sciogliere il mio cuore di neve…”. Il suono acustico della chitarra accompagna anche “La Notte”, inno a questa parte della giornata che sempre ha affascinato l’uomo facendolo meditare, privo degli isterismi giornalieri. Incongruenze nella bella “Ventose Vie”, fra amore e vita avversa.
A questo punto un “Intermezzo” sonoro dato dalle chitarre in stile The Shadows con una punta di Psichedelia, per poi riprendere con “Polline Di Sogno” dove siamo connessi con il dolore e siamo “tutti muti”.
Dedica sensibile con “A Tutte Le Madri” tra il bagno di Gong ed il bastone della pioggia di Mario Montalbano, atmosfere surreali fra suoni e parole. Campana tibetana, cimbali, basi elettroniche voci e chitarra per “Numeri Primi”, saggio di matematica e spiritualità. I mondi di “Vuoto Pneumatico” sono elastici, perscrutativi, caldi e freddi. E allora ecco “Buon Natale”, fra augurio e constatazione, oppure l’inno alla vita di “Perso Nella Danza”.
Altro bell’esempio di descrizione poetica a riguardo di ciò che ci circonda, lo possiamo ascoltare in “Buio Asmatico”, un insieme di tasselli visivi che compongono un puzzle di quotidianità  dal quale se ne possono sentire gli odori tanto sono ben esposti. Ed il disco si conclude con “La Rete”, lode alla vita.
Chi lo ha detto che le poesie non si possono cantare? Se amate ascoltare, se amate la poesia, la rappresentazione sentita ed il pensare, non fatevi sfuggire questo esordio per nessun motivo, vi farà sentire vivi. Il suo nome? Poetry-Rock.(MS)

lunedì 13 ottobre 2014

News Prog Ottobre e Novembre 2014

COSA USCIRA' A BREVE IN AMBITO PROG

Novità interessanti oltre i già citati PINK FLOYD fra fine ottobre e primi di novembre. Come non rimarcare gli storici GONG e gli altrettanto colleghi olandesi KAYAK con un doppio album di Opera Rock Sinfonica. Per i Metal Progsters consigliatissimi i polacchi OSADA VIDA, ma anche i "canterburiani" ARGOS sapranno incuriosirci. Altra band storica, quella dei svedesi KAIPA e molto altro ancora, a voi le copertine con i titoli degli album. Buona musica a tutti.









sabato 11 ottobre 2014

Hans Van Even

HANS VAN EVEN – Stardust Requiem
BP 12
Genere: Virtuoso chitarra
Supporto: cd – 2014



Chi non ha mai suonato nella propria stanza una chitarra immaginaria ascoltando gli assolo al fulmicotone di gente come Jimi Hendrix o Jimi Page, solo per fare due nomi?  Ti senti l’adrenalina uscire da dentro e poi chi è nell’età della gioventù può anche restarne attratto in maniera fatale, l’amore per la chitarra elettrica può scoccare ferocemente.
Questo è ciò che è accaduto anche a Hans Van Even, chitarrista belga nato nel 1969. Negli anni studia musica classica e Jazz, formando una tecnica davvero invidiabile. L’esperienza si rafforza grazie alle aperture di concerti ad artisti come Joe Cocker, Christopher Cross e John Miles, questo negli anni ’90. Successivamente insegna chitarra ed improvvisazione. Tutto questo bagaglio si evince all’ascolto dei diciannove brani del primo album solista dal titolo “Stardust Requiem”, un disco che sarebbe anche potuto uscire in versione doppio cd, in quanto la durata è di ben 77 minuti.
Con Hans suonano Christine Lanusse al basso, Xavier Richard alla batteria ed Oliver Sousbie alle tastiere. Ma quello che colpisce di più è la lunga lista di special guest che contornano il progetto, a partire dal virtuoso chitarrista Tony McAlpine, suo l’apporto nella title track “Stardust Requiem”.
L’artwork è semplice, elegante e comunque esaustivo, dettagliato nella descrizione dei componenti che si esibiscono nelle singole canzoni, mentre la produzione sonora rientra nei canoni dei prodotti del genere.
Apre le danze “Angeli Ex Galaxia”, un intro dall’impronta marcatamente Pinkfloydiana e comunque spaziale, un crescendo che porta a “Stardust Requiem”. Qui l’impatto sonoro è come un muro elettrico, riff granitico e scale di note come se piovessero. Tutto questo sarebbe inutile ai fini emotivi dell’ascolto se non fosse supportato comunque da melodie orecchiabili, questo succede nella successiva “Tribute”. Qui Hans duetta con Brett Garsed, noto chitarrista australiano di genere Jazz Fusion. Le dita sembrano volare.
Un accenno di Reggae in “N-Land”, pezzo decisamente più intimo e riflessivo, dove il calore del basso avvolge l’ascolto per poi tornare a ritmi più alti con “Mystic Tale” ed il violino di Bubu Boirie. Orchestrazioni per l’interludio “Flight Of The Belgian Bumble Bee” ed il “Volo Del Calabrone” fa capolino, tanto per mettere in evidenza le capacità tecniche se ancora ce ne fosse stato il bisogno.
C’è spazio anche per un brano  abbastanza elettronico, con batteria programmata dal titolo “The Fifth Gate”. Per tornare ad atmosfere più ampie e solari bisogna giungere alla bellissima “Walking In The Air”, qui gli occhi si chiudono e l’anima di Hans Van Even fuoriesce come una farfalla dal bozzolo. Il lato più tecnico e sperimentale lo si ascolta in “Tapping Into Eternity”, saggio di questo stile (il tapping) oramai in voga fra molti chitarristi odierni. “Glassy Sky” farà invece piacere agli estimatori di gruppi come i canadesi Uzeb, ma il pezzo che straborda di special guest alla chitarra si intitola “Hans’ Blues”, qui come in una enorme jam session si susseguono ben nove artisti!
Dopo una overdose di assolo, giustamente serve spezzare. Suoni etnici e rilassati giungono all’uopo, e qui si capisce anche l’intelligenza musicale di Hans Van Even, capire di spezzare l’ascolto alternando brani vigorosi con altri  riflessivi serve all’elasticità ed alla fluidità, e non è cosa da tutti. L’album prosegue con frangenti acustici e settantasette minuti sembrano essere volati via. Se ciò è accaduto, qualcosa sta a significare. “Stardust Requiem” è un disco consigliato sia ai fans delle scale impossibili che agli amanti della pelle d’oca e Hans Van Even è una bella sorpresa, almeno per il sottoscritto. (MS)