domenica 22 novembre 2015

Sensazioni Musicali del 2015

Considerazioni


Faccio un piccolo e modesto riassunto del movimento musicale attuale, ora che stiamo concludendo anche il 2015. Non mi riferisco al solito mondo del Pop, il quale è solo un serpente che si morde la coda, neppure del Rap in quanto lo reputo un genere più politico che musicale, ma a quel filone più sperimentale, ossia quello che in teoria ci illustra la strada di domani: Il Rock, il Metal ed il Progressive Rock.
In tutti e tre i generi, si manifesta una situazione univoca, ogni nuovo album che esce (anche di band all’esordio) è mediamente buono. All’ascolto ci sono canzoni gradevoli, ben confezionate, ma manca la zampata del genio, quella che nel periodo ‘65/’75 ci ha propinato i migliori capolavori della storia. Sono tutti album che non sono altro che “il riassunto delle puntate precedenti”. Nella musica proposta si manifesta il fatto di aver compreso il passato e di averlo elaborato con la propria personalità. Ma allora cosa è che manca? Proprio quest’ultima: La personalità.  L’individuo oggi non essendo più al centro dell’interesse ed essendo necessariamente ognuno uguale all’altro, porta ad una decadenza d’ ispirazione compositiva.
Tutti suonano bene, la tecnologia fa il proprio lavoro, quindi se si compera un album non si prende la classica “fregatura”, questo è un fatto inopinabile. Nel 2015 in parole povere sono usciti buoni album, che fanno anche ben sperare per il futuro, ma non è uscito (e questo neppure negli ultimi anni) il “The Dark Side Of The Moon”, o quello che volete voi, avete capito il senso. Questi dischi rischiano solo di girare poche volte nei nostri piatti stereofonici, in quanto privi di una vera anima, l’anima che hanno è più un fantasma del passato. Eppure sono belli…carini.
La musica è lo specchio della società moderna, questo si sa, e quindi la conclusioni che ne traggo sono di nostalgia del passato e paura di essere se stessi , fare le cose per essere applauditi dagli altri e non perché si pensano. Questo è anche comprensibile, se si deve vivere di musica e quindi mangiare qualcosa, ci si deve necessariamente adeguare, si fa presto a criticare, lo capisco bene, ma il sunto che ne scaturisce è questo.  E’ anche vero che per fare buona musica non bisogna per forza essere innovativi, infatti ho detto che sono usciti tanti buoni album, il 2015 ha una media molto elevata, anche rispetto gli anni passati, ma non credo che li ascolterò più di tanto, il paragone impietoso con la discografia passata fa si che torni a spulciare più indietro nel tempo e non è che lo faccio per nostalgia, io sono annosamente aperto ad ogni nuova situazione, amo tutto e di tutti gli anni, ma perdonatemi…. non sono neppure sordo.

Concludendo:  

- Chi fa musica per mestiere è in difficoltà in quanto deve sbattersi a destra e sinistra come pochi, a causa di un pubblico superficiale mordi e fuggi il quale è anche poco propenso a comperare cd (o LP visto che stanno ritornando di moda), salvo avere uno zoccolo duro.
- Chi fa musica per divertimento (come secondo lavoro) da sorprese, ossia sono quelli che osano di più e che suonano per il proprio gusto, tanto se non vengono capiti non hanno nulla da perdere ed un piatto di pasta lo mangiano ugualmente.


Molti di voi non saranno d’accordo con questa mia analisi, magari avete ragione voi, questo però è quello che ho estrapolato dagli ascolti del migliaio di dischi del 2015, probabilmente ho ascoltato i dischi sbagliati….chissà.

giovedì 12 novembre 2015

SKYLIVE ROCK ad Apiro

SKYLIVE ROCK New Edition al Teatro Mestica di Apiro (MC)




PER LE IMMAGINI VI RIMANDO ALLA RELATIVA PAGINA FACEBOOK:
https://www.facebook.com/SkyliveRock



SABATO 14 NOVEMBRE ore 21.00
Teatro Mestica Apiro (MC)

La stagione dedicata a Shakespeare si aprirà con il concerto relazione sulla storia del Rock a partire dagli anni '40 ad oggi. Perché? Perché Shakespeare era rock. Un’introduzione al concerto dimostrerà come oltre ai temi trattati già 400 anni fa, il verso del bardo nasconde un'anima rock, nel profondo del ritmo della sua metrica. Lo spettacolo supportato da immagini e video, intende ripercorrere l’evoluzione del Rock, trattando le band ed i brani che hanno fatto la storia del genere. La relazione spiega quali sono i passaggi che hanno creato nuovi generi musicali nel filone del Rock. Gli Skyline, (storica band del fabrianese in attività da più di 25 anni) suonano dal vivo i brani in analisi, mentre la relazione incorporata nello spettacolo è a cura del critico musicale Massimo Salari (Progawards, Rock Hard, Flash, Rock Impressions, Nonsolo Progrock) ed autore del libro/enciclopedia "Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013" (edizioni Arcana)

INGRESSO 10 euro
RIDOTTO (under 10 anni) 5 euro

Info e Prenotazioni
www.teatromestica.blogspot.it
teatromestica@virgilio.it
340.9374451 - 339.7954173

lunedì 9 novembre 2015

Novità LIZARD RECORDS

ANACONDIA "L'Orizzonte degli Eventi"         (LDV 010)



The first official album for ANACONDIA, prog-band from Milan with an excellent RPI sound, produced by Lizard Records (side-label Locanda del Vento).
"L'Orizzonte degli Eventi" contains seven tracks with different atmospheres, each characterized by superb quality of composition: from heavy-prog parts to melodic moments, from emotional prog-folk ballads to psychedelic-Floyd movement (the grand finale of "Il Colore dell'Aria" with a nice saxophone) . Sometimes the sound of ANACONDIA can remind LA MASCHERA DI CERA, projected from '70 to '90 years.

But always with its own style and personality, with lovely arrangements where keyboards & piano, vocals, flute, the drums and bass progressions, and  the ever emotional guitar-work find a perfect balance.


Quella degli ANACONDIA è una storia lunga vent'anni. Un lungo viaggio, non sempre agevole, che finalmente trova suggello nel primo album ufficiale "L'Orizzonte degli Eventi", nuova produzione targata Locanda del Vento (Lizard Records side-label).
Ed è un esordio coi fiocchi: sette brani di chiara matrice progressive che sanno esprimere diverse atmosfere, ma soprattutto frutto di un'ottima scrittura, pregevoli arrangiamenti e melodie sempre avvincenti. Un mix che a tratti può ricordare, oltre a taluni rimandi hard-prog tra i '70 e i '90, lo stile italian-prog de La Maschera di Cera.
Non si fa mancare nulla il sound degli Anacondia, dalle tinte heavy-prog di "Eroi di Solitudine" e di "Gerico" con le proprie variegate evoluzioni (ottimo anche il flauto tra le pieghe di "Nel Silenzio"), allo splendido song-writing di "Ideale o Verità", sorta di ballad in crescendo dagli umori folk (in un'ipotetica hit-parade del rock progressivo italiano sarebbe da primissimi posti), sino a momenti psichedelico-floydiani come nel suggestivo finale di "Il Colore dell'Aria", col sax protagonista.
Nessun momento di flessione per tutto l'arco del disco, caratterizzato anche dall'eccellente guitar-work di Walter Marocchi, dai tratti sinfonici delle tastiere di Andrea Canonico, dalla calda voce e flauto di Gabriele Ramilli (suoi anche i testi, mai banali, con profondità e poesia), dalla duttile sezione ritmica di Vincenzo Valerio (basso) e Antonio Emanuele Sergi (batteria).

Si sono fatti attendere gli Anacondia, tuttavia già conosciuti nell'underground prog, ma ora lasciano il segno. Un segno importante per la personalità e la musicalità, che potrà distinguerli sin d'ora nel panorama progressive italiano.
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LINGALAD "Confini Armonici"        (LDV 011)



"The new album of the magical storytellers!!! The previous records were often inspired by "Il Signore degli Anelli" and the fantasy tales of J.R.R. Tolkien, now "Confini Armonici"is inspired by the books of the leader Giuseppe Festa: "Il Passaggio dell'Orso" and "L'Ombra del Gattopardo". Different tales for new adventures and lovely songs.
A graceful trip between folk-rock music, storytelling and wonderful nature"

I personaggi degli acclamati romanzi di Giuseppe Festa ispirano il quinto album della storica band lombarda, inconfondibili cantastorie folk-rock tra narrativa e musica. 
Confini Armonici: il ritorno dei Lingalad!


 "In Confini Armonici abbiamo raccontato in musica alcuni personaggi dei libri di Giuseppe Festa, approfondendone il carattere o esplorando aspetti che emergevano solo in parte, come il bracconiere Orante Della Morte o il guardaparco Sandro Di Ianni. Fanno tutti parte di quel meraviglioso sottobosco di umanità che ancora si incontra sulle strade meno frequentate, in quegli angoli di spazio e tempo lasciati indietro da una civiltà in perenne corsa. Uomini e donne che può conoscere solo chi ha ancora voglia di sedersi al tavolo di una locanda per parlare. Ma, soprattutto, per ascoltare". Come sempre impareggiabili cantastorie folk-rock, i Lingalad tornano a cinque anni di distanza da La locanda del vento (2010) con il quinto album Confini Armonici, pubblicato da Lizard Records (side-label Locanda del Vento). Un lavoro raffinato e coinvolgente, con una fisionomia sonora e testuale unica nel suo genere, nella quale la canzone acustica è innervata di rock, tra preziosismi melodici e slanci strumentali


Confini Armonici è un disco di "ripartenza" dopo i cambiamenti avvenuti negli ultimi cinque anni nel mondo Lingalad: il fondatore e cantante Giuseppe Festa è diventato un affermato romanziere (Salani, Mondadori Scuola, Piemme) e volto televisivo (Rai2), il longevo organico del gruppo si è rinnovato, mutando in quintetto con l'ingresso di Luca Pierpaoli, Dario Canato e Andrea Denaro accanto a Festa e al co-fondatore Giorgio Parato. Sono proprio i fortunati romanzi di Festa Il passaggio dell’orso (2013) e L’ombra del gattopardo (2014), pubblicati con grande successo anche all'estero, a ispirare Confini Armonici, al crocevia tra narrativa e musica come evoca il titolo: "I confini del mondo letterario e di quello musicale si muovono in modo armonico finendo per intersecarsi, creando un luogo, una "terra di mezzo", in cui ha messo le radici la nostra musica". 


A proposito di "terra di mezzo", sono lontani i tempi degli esordi, quando i Lingalad cantavano le avventure tolkieniane, ma resta viva nel loro immaginario musicale un'idea di canzone folk-rock che dia voce al mondo della natura: "Molti ci chiedevano di ritornare alle origini e di pubblicare un altro album su Tolkien, magari ispirato a Lo Hobbit, ma non ce la siamo sentita di realizzare un album solo per rincorrere l’attenzione dei media. Tuttavia un aspetto che è rimasto costante è il potere evocativo della natura. Una natura viva, personificata, che permea i testi delle canzoni quanto le pagine dei romanzi. In questo senso, le nuove canzoni sono altrettanto “elfiche” di quelle di Voci dalla Terra di Mezzo, seppure spogliate dalle componenti fantasy del nostro album di esordio".



LINGALAD:
Giuseppe Festa (voce e flauti)
Giorgio Parato (batteria)
Luca Pierpaoli (chitarra acustica)
Andrea Denaro (strumenti etnici)
Dario Canato (basso)

Info:

Lingalad:

MARCHESI SCAMORZA

MARCHESI SCAMORZA – Hypnophonia
Ma.Ra.Cash Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd-2015



Marchesi Scamorza, sin dal nome si intuisce che trattasi di un gruppo Progressive Rock Italiano. Il fascino del “non scontato” e dell’”unico”, oltre che nel genere raramente l’appellativo resta singolo, ma spesso formato da due o tre parole.
Nel 2012 la band ferrarese si fa conoscere al pubblico con “La Sposa Del Tempo”, un disco dalle influenze PFM, Genesis, Delirium e Yes. Un buon esordio, considerando che prendono forma nel 2009. Iniziano anche loro, come molte altre formazioni, con le cover per poi dedicarsi a materiale proprio. I componenti nella loro musica hanno varietà di soluzioni, dettate dalla differente provenienza dei gusti personali. Un mix che comunque porta ad uno stile sempre caro al classico Prog italiano, compreso quello delle Orme, PFM, Banco e Locanda Delle Fate.
Nel 2014 il quintetto viene a conoscenza del produttore e musicista Mike 3rd della Prosdocimi Records, di sicuro un nome che i fans del genere già conoscono, specialmente per la realizzazione del progetto Ex KGB. Il connubio dell’incontro trova il sunto in “Hypnophonia”, termine che sta a significare l’unione fra la psiche umana ed il suono. Il disco si presenta con un buon libretto di accompagnamento, con tanto di testi e foto della band. La registrazione è più che buona e i brani contenuti sono  cinque, due dei quali suite della durata di quasi quattordici minuti: “Il Cammino Delle Luci Erranti” e “La Via Del Sognatore”. La formazione è composta da Enrico Bernardini (voce), Lorenzo Romani (chitarra, Mandolino, cori e tastiere), Enrico Cazzola (tastiere), Paolo Brini (basso) e Alessandro Padovani (batteria).
Ci sono anche semplici canzoni all’interno di “Hypnophonia”, come la iniziale “1348”, dove la parte centrale del brano può richiamare l’epicità di certe Orme, grazie all’uso delle tastiere, ma che resta comunque legata alla formula canzone. Il gioco si fa duro con la suite “Il Cammino Delle Luci Erranti”, pane per i denti del Prog fans incallito, quello relegato alle regole intoccabili, piuttosto che a quello aperto alle nuove soluzioni. Quindi, cambi di tempo, di umore, ritornelli che si rincorrono  a tratti nel proseguo del brano, assolo strumentali ed epicità mista a drammaticità. L’intesa fra i componenti è buona, la ritmica funziona così come le tastiere che sanno sempre accompagnare le melodie con precisione e tempistica. Anche queste sono caratteristiche del genere che vanno rispettate, in quanto il Progressive Rock vuole necessariamente navigare nella parte più “dotta” e complessa della musica. Non è un caso che il momento più bello del brano risulta essere proprio il finale, dove l’insieme lavora con vigore e perizia.
“Campi Di Marte” gode del vento anni ’70, un aria fresca e pulita che sobbalza l’ascoltatore nel tempo. I sei minuti de “L’Uomo Col Fiore In Bocca” sono più raffinati nell’interpretazione vocale, inizialmente meno Prog e piuttosto vicina alla formula canzone italiana anni ‘80/90. Non nascondo  che in alcuni momenti mi sembra di intravedere in lontananza i primi Litfiba, salvo poi tornare nei ranghi e giocare con il piano elettrico di Cazzola. Qui territorio Orme.
Non è un caso che spesso nelle recensioni si adopera il termine “Dulcis In Fundo”, perché in effetti così è anche con “La Via Del Sognatore”, suddiviso in tre parti: Pt1 “La Notte”, Pt2 “Il Sogno” e Pt3 “Il Risveglio”.
Ascoltare musica così oggi nel 2015 è fatto incredibile, quante volte abbiamo sentito dire Prog “musica morta”, “musica di nicchia”, in un era dove la tecnologia è avanzata ed ha portato attraverso le mode ad altre sonorità e a strutture musicali più semplici.
“Hypnophonia” mi convince del fatto che il genere Progressive Italiano (specie quello classico, come in questo caso) invece non morirà mai, perché anche nel futuro ci saranno sempre dei nuovi Marchesi Scamorza… Come in una staffetta il testimone viene comunque passato. 2015, il genere è in buona salute, quindi avanti così. MS



FEAT.ESSERELA'

FEAT. ESSERELA’ – Tuorl
Lizard Records / Joe Frassino Records
Genere: Jazz Rock – Progressive Rock
Supporto: cd – 2015


Ho un debole per le band che hanno ironia e un alto senso dell’umorismo, lo confesso. Detto questo avrete capito che rischio di non essere davvero obbiettivo, se poi ci si aggiunge che il trio bolognese composto da Francesco Ciampolini (pianoforte e tastiere), Renato Minguzzi (chitarre) e Lorenzo Muggia (batteria) propone Funk Jazz Prog…beh, allora rischio proprio di essere di parte. Amo l’innovazione e l’osare nella musica, sia con ponderatezza che scelleratezza, ma soprattutto amo se fatta con voglia di divertimento. Questo fattore è contagioso, se si diverte chi suona, lo si trasmette a chi ascolta, un poco come succede con una risata in pubblico, una persona ride senza un perché, attorno a lui a mano a mano ridono tutti non sapendo a loro volta il perché.
I Feat. Esserelà si fondano nel settembre del 2009 e da allora si esibiscono in numerosi concerti live e in festival, riuscendo anche a vincere diversi concorsi musicali.
“Tuorl” è il loro primo album, ed esce dopo due anni di lavoro e di ricerca sonora da parte della Joe Fassino Records in collaborazione con la Lizard Records. Di certo a guardare la copertina del cd non è che si è molto attratti, tuttavia si è incuriositi ed ecco che l’artwork all’esterno scialbo, all’interno invece  nasconde un simpatico libretto di accompagnamento con foto ironiche e la voglia di Esserelà. Il personaggio che accompagna la band ed il suo tuorlo d’uovo, si fanno un giro in ambienti noti, come la fabbrica in Inghilterra immortalata nella famosa copertina di “Animals” dei Pink Floyd, oppure in un dipinto surreale di Escher. Lascio a voi la scoperta del resto, almeno il piacere di scoprirlo al momento dell’acquisto.
La musica è bene incisa, il suono tende più al cupo che al cristallino, mentre i brani contenuti sono undici (con titoli quantomeno improbabili) e tutti strumentali.
Sembrano, o perlomeno vogliono darlo a credere, che i Feat. Esserla’ siano dei notevoli improvvisatori, questa sensazione l’ho avuta però solamente ai primi ascolti di “Tuorl”, perché con l’avanzare di questi, ho invece notato una certa ponderatezza nell’essere spontanei. La sanno lunga e per dirla tutta la sanno anche raccontare. Persino i titoli sono sensazioni improvvisate, basta citare “Anche Cotoletta”, “Il Nostro Batterista Ha Un Buco Nella Gamba”, “Un Duettrè Qqua”, solo per dirne alcuni, che sembrano non voler dare importanza alla buccia, bensì solo alla polpa, ossia alla musica. E perché no, non è sbagliata.
Funk, Jazz, Area, Prog, cambi di tempo, umorali…insomma quello che il genere in questione esige e che quando l’ottiene raggiunge vertici  importanti.
Non è semplice tenere fermo il piede all’ascolto di questi brani, tutti di media e breve durata, escluso “No ( )” che supera gli otto minuti.
Come vedete non accenno a nessuna descrizione di un brano, il perché lo avrete intuito da soli, tuttavia tengo a sottolineare una grande fantasia compositiva e buona tecnica esecutiva, come ho già detto, non sono sprovveduti, anche se sembrano volerlo a dare.
Mi domando e dico soltanto perché noi italiani abbiamo queste capacità e non le sappiamo sfruttare a dovere. Bisogna imparare anche a sapersi vendere, perché all’estero su questo campo non sono di certo superiori a noi quando si tratta di musica a questi livelli. Se poi mettiamo sulla bilancia che “Tuorl” è un debutto, allora c’è seriamente da riflettere. Complimenti ragazzi. MS


ELLEVEN

ELLEVEN – Transfiction
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music
Genere: New Prog
Supporto: cd – 2015


Il New Prog è stato molto importante negli anni ’80, ha avuto la capacità di far sopravvivere il vecchio Progressive Rock sino ai giorni nostri, malgrado le pugnalate del Punk, della “Febbre Del Sabato Sera” e della New Wave. Il fenomeno è come sempre partito dall’Inghilterra, punto di riferimento Genesis e Pink Floyd su tutti, ma è stato supportato da tutta Europa e non solo. Anche noi italiani siamo stati in gioco con gruppi come Nuova Era o Arcansiel, ma la Germania ha saputo fare nel tempo la voce grossa.  Un gruppo che ha partecipato attivamente a questa corrente di matrice prettamente Marillioniana (era Fish ovviamente) si chiama Chandelier ed Herry Rubarth ne è stato il batterista. Lo ritroviamo nel 2001 in questo nuovo progetto dal nome Elleven. Con lui la cantante e chitarrista Julia Graff, Carsten Hutter alla chitarra, Armin Riemer alle tastiere e Roger Weitz al basso.  Con “Transfiction” giungono al secondo suggello, dopo “Insight” del 2007.  Come stile della Progressive Promotion Records, il disco è presentato in veste cartonata ed elegante, con un libretto di accompagnamento curato contenente i testi e le foto. I disegni psichedelici mi fanno tornare alla mente quelli della ristampa cd dei Pink Floyd “The Piper At The Gates Of Dawn”. Otto i brani contenuti, tutti di media lunga durata, oscillanti dai sette agli undici minuti al massimo.
“Try” apre il disco e fanno capolino anche gli Arena, grazie alle forti chitarre, ma la voce di Julia racconta un'altra storia, magari più vicina a quella dei The Gathering. Notevole il momento centrale con l’Hammond che accompagna, e la chitarra che smette di ruggire per deliziare con un breve assolo sentito e profondo. Siamo al cospetto di Progressive Rock da cantare, dove la tecnica è al servizio della melodia e non del autocompiacimento. Anche in “Not The One” il momento centrale è il più interessante, fra chitarra e tastiere, qui più enfatiche e riempitive.
Accenni nipponici in “Sakura Tree”, canzone delicata come la voce di Julia. La successiva “Blurry Road” è sempre dentro i canoni della delicatezza, salvo entrare nell’enfasi finale degli assolo. Il ritmo prima sale e poi si spezza in “Anyway”, e qui siamo in pieno New Prog. “Reproduction”  ripropone lo stile Elleven senza strafare, ma è “Dust And Light” che personalmente mi convince di più, grazie alla sua varietà. Il disco viene chiuso da “Losing Tracks”, la canzone inizialmente acustica è anche la più breve nei quasi cinque minuti.

L’intento degli Elleven è palesemente quello di emozionare, di coccolare l’ascoltatore con melodie leggiere, fragili, senza mai alzare troppo la voce. Ci riesce sicuramente, ma avviso tutti coloro che pretendono dal Prog vigore e tecnica che qui ci si rilassa ad occhi chiusi e spesso è  anche bello lasciarsi andare e sognare. MS

KPANIC

KPANIC – Panic Station
Bbhells Records And Netlabel – Autoproduzione
Genere: Alternative Rock
Supporto: ep – 2015


L’Alternative Rock è la valvola di sfogo della pentola a pressione contenente Rock. In esso ci sono incluse rabbia, voglia di ricercare, di piacere e piacersi, l’intento di divertirsi e sudare, scalpitare….suonare! Anche noi in Italia non siamo scevri da questo contesto, ci riusciamo a barcamenare con estrema dignità ed il sottosuolo musicale dello stivale, pullula di questo fermento.
Molte band si presentano a contest e festival con la speranza di essere notate, ma tutto questo anche relativamente, in quanto il Rock è vissuto loro più come  “essere” che “apparire”.
Mi capita fra le mani un ep di una band giovane, che si forma nel 2012 a Perugia, dedita a Grunge, NuMetal, Dark Wave ed altro ancora, un quartetto di nome Kpanic, composto da Simone Pannacci (voce), Michele Tassino (chitarra), Simone Migliorati (batteria) e Dave Tavanti (basso). Anche loro partecipano a numerosi festival e contest con lusinghieri risultati, basta nominare Vicenza Rock Contest 2014 (primi come migliore cantante e chitarrista), RockAge Contest (primi classificati nel 2013), Festival Nazionale Anime Di Carta (primi nel genere Crossover in inglese) ed altri ancora. La sede live per questi gruppi è di fondamentale rilevanza, una palestra, ma anche lo status quo. L’ep è composto da cinque brani, mentre l’artwork è essenziale, contenente i testi scritti da Simone Pannacci.
Immediatamente “Play Hard” accoglie l’ascoltatore con una rasoiata elettrica, la voce è perfetta narratrice di un malessere comunque ponderato e controllato. Buona l’incisione e l’effetto eco della voce che dona profondità al tutto, così il massiccio basso di Tavanti. Personalmente all’ascolto mi si aprono avanti agli occhi gli anni ’90, solamente in chiave più linda, il suono è  migliore. Trovo analogie anche con il Rock Alternativo e Psichedelico dei marchigiani Soundsick, ma questo è anche dato dal genere trattato. “Ana” è orecchiabile e si stampa nella mente in un istante, con le sue reminiscenze The Smashing Pumpkins. Ancora una volta la voce è più che degna interprete (il cantato è sempre in inglese). La title track gode di effetti vocali iniziali e di un refrain ruffiano e funzionale, mentre la successiva “U’N’Me” ha una reminiscenza New Wave anni ’80. La conclusiva “Farce (The First Dawn)” gode di epiche coralità.

“Kpanic” mi fa conoscere una nuova realtà italiana, un giovane combo che sa cosa vuole. Malgrado trattasi di un esordio, la qualità è nettamente sopra la media di questi lavori, in tutto e per tutto. Li aspetto quindi alla prova cd che spero avvenga al più presto. Addetti ai lavori, dategli un ascolto, siete avvisati. MS

BALLO DELLE CASTAGNE

BALLO DELLE CASTAGNE – Kalachakra
Black Widow Records
Genere: Dark Rock
Supporto: cd 2011


Quando la Black Widow di Genova sforna una nuova band, sa sempre dove andare a mirare. La caratteristica della casa la conoscerete tutti oramai, il Dark ed il Prog imperversano fra le note di queste band scelte accuratamente. E con i Ballo Delle Castagne la regola non esula, dirò di più, qui siamo avanti ad un “supergruppo”, basta guardare i componenti che ci suonano, Vinz Aquarian alla voce (Calle della Morte), Marco Garegnani alla chitarra, moog, tastiere e sitar (The Green Man), Diego Banchero al basso (Egida Aurea, Recondita Stirpe, Malombra, Segno del
Comando,ZESS, etc...) e Jo Jo alla batteria.
Il nome Ballo Delle Castagne gode di una particolare peculiarità, oltre che del fascino prettamente fonetico-Progressivo, ossia esso è stato una sorta di sabba orgiastico completo di cinquanta cortigiane che si ritiene aver avuto luogo in Vaticano il 31 ottobre 1501.
Detto questo, veniamo al disco in se per se, “Kalachakra” è il secondo capitolo di una trilogia che si chiude nel 2012 con “Surpassing All Other Kings” dedicata a Gilgamesh, sovrano di Uruk secondo la Lista Reale Sumerica, una divinità delle religioni mesopotamiche e personaggio principale di alcune epopee religiose mesopotamiche.
Il cd si presenta in una veste elegante, cartonata con tanto di libretto interno curato con tesi tradotti anche in inglese (il cantato è in italiano) e fotografie. Otto le tracce, iniziando da “Passioni Diaboliche”, ossessiva canzone dal profumo del passato, velato di oscurità e fascino. Meglio le parti strumentali, dove  la chitarra mi fa tornare alla mente i migliori Landberk. Il cantato a mio avviso non è buono, penalizza l’ascolto, ma soltanto perché la timbrica non è di mio gradimento, magari ad altri può piacere, in questi casi si sa, si va a parare nei gusti personali. Ipnotica “Tutte Le Anime Saranno Pesate”, lisergica come le prime composizioni dei Pink Floyd.
“I Giorni Della Memoria Terrena” gode di un cantato liturgico, solenne e spirituale, per giungere poi alla title track “Kalachakra”. Gli anni ’70 aleggiano sempre fra le composizioni. Mistico e ipnotico il sitar, che dona all’ascolto un raggio di luce colorata. “La Terra Trema” è greve, mentre “La Foresta Dei Suicidi” si apre misticamente con un piano ed una voce femminile in lontananza per inoltrare l’ascoltatore in ambiti soffusi, umidi e tetri, cari al modus operandi del maestro Antonius Rex. Per chi vi scrive è il momento top dell’intero lavoro. Si prosegue con “Omega”, dove le composizioni si supportano con gli effetti eco. Omega è il viaggio di ritorno, alla sorgente dell’uomo, fra tenebre e corpi astrali immersi in spazi siderali. Un viaggio da provare per capire meglio la musica del Ballo Delle Castagne. Di certo un certo Battiato gradisce. Chiude  “Ballo Delle Castagne”, introverso strumentale che sottolinea il carattere del progetto del combo.
In conclusione è un disco che va rispettato ed ascoltato con uno stato d’animo appropriato, anche se capisco che molti di voi non sono nella stessa lunghezza d’onda. Secondo me è un buon passaggio nel mondo Dark Prog, anche se con qualche angolo da smussare.
MS




BALLO DELLE CASTAGNE – Surpassing All Other Kings
Black Widow Records / Blood Rock records
Distribuzione italiana: Masterpiece
Genere: Dark Prog
Supporto: cd – 2012


Ritorna ad un anno di distanza da ”Kalachakra”, il Dark oscuro del Ballo Delle Castagne, a completare la trilogia dedicata all’antico re sumero  Gilgamesh. Ho lasciato il gruppo nella mia recensione passata sottolineando il bisogno di smussare qualche angolo e qui in effetti un miglioramento lo si denota, a partire dall’interpretazione vocale, più sentita.
L’artwork è sempre importante, elegante ed esaustivo. In forma cartonata contiene un libretto curato da Aimaproject. Nel disco suonano Vinz Aquarian (voce, tastiere, basso) e Diego Banchero (basso, cori), mentre compaiono come special guest Carolina Cecchinato, Marina Larcher (voci), Carmen D’Onofrio (voce in “Nel Viaggio”), Roberto Lucanato (chitarre), Davide Bruzzi (tastiere) e Fernando Cherchi (batteria). Il sound è sempre solennemente oscuro, a partire da “Terra Di Gilgamesh”, quasi marziale, con effetti Space Rock evocativi alla Hawkwind. I giochi sono subito pesanti. Elettrica e profonda, grazie a coralità  spirituali è la successiva “Il Risveglio”, mentre ci si addentra in un mondo più Psichedelico con “Il Viaggio”. La breve e quasi strumentale “Rorate Coeli” è grezza nel suono, ossessiva, pesante ma ricolma di un fascino assolutamente spettrale, che va a scavare nell’inconscio. “Konigin Der Nacht” ha del teatrale, un piano che elargisce un tema marziale, supportato da interventi elettronici. Cantato poi in tedesco, l’effetto è esponenzialmente elevato. Segue la cavalcata “Il Segreto” ed il ronzio delle chitarre sono evidenziatore di un momento agitato, preoccupante e mastodontico. “Aquarius Age” ipnotizza, ci lascia stesi e vittime sacrificali sopra l’ara del Dark Prog. Il ritmo cambia con “Fire In The Sky”, così l’umore, uno strumentale che comunque di tanto in tanto getta l’occhio nella Psichedelia sia Pinkfloydiana che nel mondo dello Space Rock. “Enoi” è un fievole raggio di sole che spacca l’ambiente circostante di “Surpassing All Other Kings”, un oasi acustica supportata da ottime coralità con il profumo degli anni ’70. Ma è un breve frangente, la conclusiva “Apocriphon Of Gilgamesh” riporta il sound Ballo Delle Castagne  nei propri ranghi.
Questo disco non è altro che una conferma della validità propositiva del combo genovese, certamente un discorso mirato ad un pubblico particolare, quello che segue con attenzione ed amore le band della scuderia Black Widow, ma aggiungerei “non solo”…
Spegnete la luce ed alzate il volume, se avete il coraggio. MS