venerdì 20 luglio 2018

Kaoll


KAOLL – Sob Os Olhos De Eva
Voiceprint Brasil / Red Clown
Genere: Virtuoso
Supporto: ep – 2017  


Il Brasile ha notoriamente un grande bacino di musica Progressive Rock e molto spesso di elevata qualità. Hanno saputo attingere bene alla fonte europea rielaborando il tutto spesso e volentieri con la loro personalità “colorata” e comunque sempre attenta alla storia originale. E’ anche il caso del progetto Kaoll, settetto formato da Bruno Moscatiello (chitarra), Yuri Garfunkel (flauto, viola caipira), Gabriel Catanzaro (Basso elettrico e acustico), Rodrigo Reatto (batteria), Janja Gomes (percussioni), Fabio Leandro (tastiere, piano) e Gabriel Costa (basso).
Per il gruppo di São Paulo “Sob Os Olhos De Eva” è il quarto lavoro in studio dopo “Kaoll 04” (2008 - Spanto Records/Sinewave), “Auto-Hipnose” (2010 - Baratos Afins) e “Odd” (2014 – Autoproduzione). I punti di riferimento sonori sono gli anni ’70 e il flauto molto spesso dona quel tocco di magia che bene conosciamo nel movimento Prog. Il disco è un concept ispirato da un libro dal titolo omonimo, dello scrittore e maestro di filosofia Renato Shimmi. L’ep è completamente strumentale, suddiviso in sei tracce che sono tante quante i capitoli del libro, sua vera e propria colonna sonora! Il libro affronta questioni importanti su come le vere rivoluzioni propongono atti trasgressivi, cambiamenti e progressi molteplici, si tratta di potere e di religione, argomenti sociali molto spesso toccati da scrittori e filosofi.
Ma prima di venire alla musica vorrei spendere anche due parole per un artwork importantissimo, dettagliato ed esaustivo nello spiegare le sorti del libro e della musica contenuta. In edizione cartonata apribile in tre parti, il libretto di accompagnamento è formato da ben dodici facciate.
La musica contenuta è fantastica per varietà e qualità, a partire dal classico Prog anni ’70 al Jazz e al Folk. Davvero ampio il bacino di competenza degli artisti in questione, notevoli strumentisti oltre che compositori. Una musica che rapisce, destabilizza, aggredisce ed accarezza, in essa ci sono tutti gli ingredienti che fanno felice un Prog fans degno di questo epiteto. Tanti i cambi di ritmo e di umore, pur trattandosi di musica strumentale, gli assolo non sono mai superflui o invasivi, giocano le loro carte al momento giusto. L’ep si apre e si chiude con frangenti psichedelici di Pinkfloydiana memoria, con tanto di bottleneck, insomma, una musica che potrei definire totale.
Come avrete avuto modo di capire, non parlo di una singola traccia come nel mio solito stile, ma di un insieme, una amalgama che non va frammentata ma ascoltata tutta di seguito. Il flauto è semplice da accostare a quello dei Jethro Tull, ma in realtà così non è, gode di personalità propria, anche se attinge dal suono vintage. La chitarra gioca un ruolo importantissimo, sciolina assolo di gradevole fattura, sale in cattedra con arpeggi classici e accompagna quando deve, mentre  la ritmica è precisa e l’intesa basso/batteria funziona.
Peccato che venticinque minuti volano via come un respiro, ma resta molto dell’ascolto, soprattutto la voglia di premere nuovamente il tasto “Play”.
Ora mi riferisco agli addetti ai lavori europei: amici, dategli un ascolto e scoprirete qualcosa di notevolmente interessante per il campo Progressive Rock, segnatevi il nome Kaoll. MS

GTO


GTO – Super
Music Force
Genere: Rock / Cantautore
Supporto: cd – 2018


I GTO sono una band umbra, proveniente da San Leo Bastia in provincia di Perugia. L’amore per il Folk ed il Rock è il propellente per la realizzazione di una nutrita discografia e di brani di successo come “Pellerossa” e “La Cimbolera”, utilizzati dal regista Michael Steike nella colonna sonora del telefilm tedesco “La Sposa”. Con “Super “ giungono alla sesta realizzazione in studio, dopo  “The Best Of” (2000), “Gtoclub” (2002), “Gtospecial” (2007), “Mondiàl” (2010) e “Little Italy” (2013). Hanno venduto oltre diecimila dischi e sapete bene che di questi tempi in Italia è un risultato quantomeno eccellente. Il gruppo è formato da Stefano Bucci (voce), Romano Novelli (chitarra, mandola, armonica), Luigi Bastianoni (chitarra, fisarmonica, piano, organo, cori), Piero Passeri (basso) e Alessandro Bucci (batteria).
“Super” è il titolo ispirato, come raccontato nel back del cd, dal tipo di benzina con cui il furgone della band si nutre, perché una band Rock non può andare né a gasolio e né tantomeno a metano! Il Rock va a Super!
E qui la benzina in effetti è tanta, suddivisa in tredici fusti, per un viaggio sonoro lungo con il vento in faccia. Si parte la mattina per andare in riviera, perché i GTO sono anche “I Re Della Riviera”, Rock semplice e diretto, in dettagliata formula canzone dove tutti gli stilemi vengono rispettati. Non si vuole stupire, ma far cantare. Sale il ritmo con “1970 Hostel” perché si può anche ballare, anzi, si deve ballare su un Rock dal sapore antico e gustoso. Si attende  il solo di chitarra che giunge inesorabilmente, perché i GTO mostrano di conoscere la storia. Sinuosità in “La Rambla” e vorrei sottolineare anche l’importanza dei testi di tutte le canzoni, non soltanto di questa  quasi Folk, dove la voce di Stefano Bucci dimostra come semplicità ed intensità possono congiungersi senza alcun problema. Chitarra acustica ed una elettrica aprono “L’Amore E’ Una Scelta”, il cantautorato si affaccia nel mondo di artisti come Nomadi o Fabrizio De Andrè , ma anche di tutti quelli che si aggirano attorno alle radici italiche del cantautorato impegnato nella ballata Folk. Si riparte con “Di Notte Sabato alle 3” e nuovamente il ritmo tende a farci ballare e cantare con tanto di “Oh, Oh, Oh” , come in una mitica balera emiliana. Giunge Rock più intenso in “La Strada E Liberazione”, qui c’è benzina Super, ma anche tanta storia. Un giro per l’Italia e le sue bellezze. Scanzonata e alquanto ruffiana in un ritmo Ska giunge “Destination Anywhere”, mentre a seguire un arpeggio di chitarra acustica accompagna in una ballata profonda e toccante dal titolo “Dove Ho Sbagliato”. E ancora Rock con “Johnny’s Back Summer’s Back” con un filo di stile Punk quasi impercettibile. Una fisarmonica suona in “Passione”, racconto del significato della parola stessa e della vita. “Francis” è un punto di congiunzione fra Folk, Rock e cantautorato, i GTO come dicevo conoscono molti territori e spesso nei loro brani portano a frutto questo bagaglio culturale.
“Ma Maladie” è un Rock stradaiolo, allegro e diretto, probabilmente un potenziale hit del disco che si chiude con “Mi Parlerai Di Te”, ancora aperto da un arpeggio di chitarra alquanto gradevole e sensibile. E si va per strada, si parte nuovamente.
Buon viaggio ragazzi, la strada è lunga e farla con voi è un piacere. Se vedete un autostoppista magari fermatevi e fatelo salire, il viaggio è il senso della vita e farlo assieme è ancora più bello, anzi Super! MS


Enrico Bevilacqua


ENRICO BEVILACQUA – Brooklyn
Music Force
Genere: Jazz
Supporto: cd – 2016


Il bassista di Atessa (Chieti) Enrico Bevilacqua, è considerato da molti uno dei migliori groover italiani. Anche lui come capita a molti artisti, sin dalla giovane età si appassiona allo strumento, fino giungere a diciannove anni all’esordio con il chitarrista calabrese Franco Vinci. A ventidue anni collabora con il cantante Giò Di Tonno, girando teatri e piazze d’Italia.
Negli anni la lista delle sue collaborazioni è davvero sterminata e il tutto trova frutto nel 2017 grazie all’incontro con la Music Force, la quale da voce al suo primo album Jazz/Funk solista dal titolo “Brooklyn”.
Nel disco si avvale della collaborazione di grandi musicisti, a partire da Patches Stewart alla tromba, Keith Anderson al sax, Poogie Bell alla batteria, Stefano Sastro alle tastiere, Roberto Di Virgilio alla chitarra, Rosario Jermano alle percussioni, Natascia Bonacci alla voce, MS AJ alla voce, Omar Hakim ed Eric Harland ai loop.
Groove ce n’è sin dall’iniziale title track “Brooklyn”, carta d’identità per il basso di Bevilacqua, caldo e non “saccente”, garbato e preciso in tecnica e corposità. La musica è la protagonista, il tiro c’è, il Jazz è fra lo standard e la Fusion. Sax e tromba dialogano fra di loro in un confronto di pentagramma free mentre il basso sembra godere di questa situazione ed essere giudice di questo fantastico dialogo. Coralità aprono “Summer Sunrise” ed il sole entra nella nostra testa. Il ritmo coccola e fa ciondolare all’ascolto in maniera incontrollata. Tanta classe e delicatezza in questa musica.
Sale il ritmo in “Can’t Hide Love”, la voce maschile è supportata dalle coralità femminili in questo brano dove ancora una volta la tromba detta il sentiero, così il basso. Orecchiabile e intensa.
Segue “Caravan”, una cover importante di un classico dove  il suono del basso si fa più protagonista. Qui Natascia Bonacci mette a nudo il suo essere di vocalist Jazz, interpretando il brano in maniera matura e non invasiva. Tutta la musica di “Brooklyn” è comunque  gentile e generosa nelle melodie. “Beauty And The Beast” si lancia nella chitarra elettrica in stile Santana, fra piano e basso, per chi vi scrive uno dei momenti più belli dell’intero disco che si chiude con “Bad News”, altro esempio di Groove profondo ed autentico.
Serve molto poco per andare dritto all’obbiettivo, solo un artista intelligente sa come muoversi, la sostanza e l’esperienza contano e Enrico Bevilacqua indubbiamente lo sa. MS

Rose


ROSE – Moving Spheres
Music Force / Toks Records
Genere: Jazz 7 Blues
Supporto: cd – 2017


Dietro il nome Rose si cela la giovane artista Rosa Mussin, appena ventiquattrenne, e non me ne voglia la cantante per aver svelato la sua giovane età, ma questo a mio avviso va sottolineato e leggendo la recensione capirete anche il perché. Sin da bambina si appassiona al pianoforte, studia clarinetto classico e pianoforte e a quattordici anni entra a far parte della Real Flexible Orchestra (Big Band Jazz). Con  Freddy Frenzy & The Magazin Roots si fa una grande esperienza live, aprendo concerti ad artisti come Roy Paci, e pubblica il disco “Reunion” (2012) come tastierista e back vocalist.  Rientra nel progetto de la North East Ska Jazz Orchestra  per condivide il palco con artisti quali Mr. T-Bone (Africa Unite, The Bluebeaters) e Furio (PituraFreska, Ska-J) e numerose le date in Italia e all’estero. Più recentemente si distacca dal sound Reggae  per avvicinarsi al Soul, Blues, R&B e Hip-hop. Nel 2016 vince il BlackMusic Blues Contest di Pordenone e a seguire  molto altro ancora, questo soltanto per riallacciarmi alla sua giovane età.
Il disco è composto da sei brani, tutti trainati dalla voce di Rose accompagnata da Alessio Benedetti alla batteria, Alessio Zoratto al basso, Matteo Pinna alla chitarra, Alessandro Scolz alle tastiere e da Mario Castelletto alle percussioni. Appaiono come special guest Marco D’Orlando alla batteria nel brano “Moving Spheres” e Roberto “Rob” Amadeo al basso e alle tastiere.
Il Jazz corposo e caldo di “Relation” non soltanto apre il disco, ma presenta il carattere di Rose, la vocalità apportata alla sensitività emotiva. Tonalità aperte, su intercalare d’intensità. La musica accompagna con sobrietà, senza strafare per non disturbare la vocalità della cantante, anche se di tanto in tanto brevi assolo si presentano.
Più ricercata ed elettronica “Moving Spheres”, ma il tutto resta a disposizione della melodia, mentre la voce di Rose gioca con echi. Una nuova veste.
Si ritorna alla Fusion ed al Jazz di compagnia con “Same Things”, brano che definirei come minimo radiofonico.
Arriva anche il momento più intimo, qui dal titolo “Amused”, dove la canzone abbraccia la voce e viceversa. Rose dimostra di conoscere bene anche la storia del genere. Un Funky a cavallo del Rock ci accoglie in “Stupid”, momento più corposo e diretto. Il disco si chiude con “Ups & Downs”, voce e chitarra acustica, Rose qui si esibisce in casa, fra giochi vocali ed intensità emotiva. Una interpretazione matura e profonda che fa la bellezza del genere in analisi.
Rose è dunque una sorpresa in attesa di maturazione totale, la strada intrapresa gode già di personalità e chi l’ha notata sa cosa sta trattando. Un disco piacevole e scorrevole consigliato a chi ama coccolarsi con il Jazz, la Fusion e tutto quello che gira attorno a questo mondo elegante e delicato. MS



Simone Piva & I Viola Velluto


SIMONE PIVA & I VIOLA VELLUTO – Il Bastardo
Music Force / Toks Records
Genere: Rock
Supporto: cd – 2017


Il nome di Simone Piva agli amanti del Rock non dovrebbe suonare nuovo. L’Artista di Udine ha alle spalle una nutrita esperienza oltre che quattro album in studio: “Trattato Postumo Di Una Sbornia” (2009), “Ci Vuole Fegato Per Vivere” (2011), “Polaroid… Di Una Vecchia Modernità” (2013) e “SP&iVV Simone Piva E I Viola Velluto” (2015) raccontano molte storie, rafforzate dalle  prestigiose date live con artisti importanti come Nada, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti e Morgan.
Con Piva (voce, chitarra) suonano Luca Zuliani (contrabbasso, cori), Alan Liberale (batteria, percussioni), Federico Mansutti (trombe, cori), Francesco Imbraco (tastiere, cori) e Matteo Strazzolini (chitarre). “Il Bastardo” è composto da sette canzoni a partire proprio dalla title track. Duro, ruvido e diretto il Rock di SP&IVV ma molto attento al ritornello, quello che in definitiva è ciò che deve restare nella mente se si vuol cantare e ricordare un brano Rock in senso generale (chi ha detto Vasco Rossi?). Storie di bevute in poco più di due minuti. Sopraggiunge “Hey Frank”, musica Rock sudista come hanno saputo fare i Litfiba con “Lacio Droom”, ma qui in più ci sono le trombe ed è terra di Cowboy, anche se i cinesi…. Ascoltare per capire. Simone Piva racconta storie , lo fa tramite la sua chitarra, è vero, ma la voce graffiante e intensa sa fare ulteriormente il suo gioco. E poi a sorpresa c’è il Reggae, “Hello Madame” si propone come canzone di facile memorizzazione che probabilmente è anche il modo di spezzare l’ascolto e renderlo più fruibile. Importante il supporto delle trombe. Simone Piva stupisce ancora andando a parare nel cantautorato, nuovo stile proposto nel disco, qui dal titolo “Quando Saremo Giovani”. Sembra che l’artista cerchi una vera e propria identità, ma lo stile invece è comune a tutti i generi proposti, a dimostrazione che una base di personalità c’è ed è manifesta.
Torna il West, questa volta “Nord Est”, atmosfere chiare e pacate sopraggiungono con la mandria del bestiame e la diligenza che sembra lasciare dietro un nuvolo di polvere. E poi “Far West”, molto ben arrangiata e toccante, il lato più intimo dell’artista. Il disco chiude con “Noi”, ancora trombe e il supporto dell’ospite Giò con un ritornello ficcante e da tormentone.
Un disco semplice, quando la musica deve farti da compagnia, magari nello stereo dell’auto durante un lungo viaggio, dove il paesaggio che si sussegue velocemente ne è ottima fotografia. MS


martedì 10 luglio 2018

Il Tusco


IL TUSCO – Degeneratorium
Andromeda Relix
Distribuzione: G.T. Music Distribution
Genere: Rock
Supporto: Vinile rosso limited (300 copie) / MP3


Dietro Il Tusco si cimenta il cantante Diego Tuscano, e con la sua band Valdo/Anglo/Torinese ritorna all’attacco grazie all’Andromeda Relix sempre attenta ai fenomeni Rock e dintorni italiani. Dopo “ Il Tusco Canta E Mao Gliele Suona!” (2015) e “Il Tusco Feat. Luke Smith” (2016) è la volta del terzo album dal titolo “Degeneratorium”. Un disco che si sfrega all’ascoltatore come un gatto e quando questo si sente a proprio agio, viene sorpreso da fughe lisergiche e psichedeliche. Cinque canzoni per un vinile rosso in edizione limitata di 300 copie, ma tranquilli, esiste ovviamente anche la versione digitale.
Un sound amplificato dalla presenza di due bassi, un muro sonoro che comunque viene surclassato spesso e volentieri da assolo di chitarra importanti.
Il gruppo è composto da Diego Tuscano (voce), AleAlle (basso, voce, compositore, arrangiatore), Stefano Trieste (basso), Todaro (batteria, voce), Lerco (chitarra), Luke Smith (chitarra), Snooky Chivers (tastiere, armonica).
Il disco si apre con una suite di tredici minuti fra cantautorato e fughe strumentali di matrice Rock Psichedelico. Il ritornello è martellante, semplice e diretto, come piace a chi vuol cantare le canzoni con la band, specie in sede live. Il brano si intitola “Benvenuto Nella Macina” e la band non nasconde puntate nel Prog. Il pezzo centrale di chitarra spettina e fa alzare il pelo nelle braccia del rocker.
Un arpeggio di chitarra accoglie l’ascolto all’inizio di “Altro Da Me”, una semi ballata orecchiabile che si lascia trasportare nuovamente a metà del brano da un altro assolo di chitarra importante. Bella la voce di Diego Tuscano, pulita e sempre sul pezzo, senza mai strafare.
In “Idee Cattive” ritrovo lo stile dell’immenso Ivan Graziani, vero cantautore Rock italiano e questo non può che farmi piacere.
“La Distanza” ha il profumo degli anni ’70, a dimostrazione di una cultura musicale a tutto tondo della band, Orme e Prog italiano vintage fanno capolino di tanto in tanto, mentre il finale si affida all’Hard Rock!
Il disco si chiude con “Indecidibilità”, che nulla toglie e nulla aggiunge a quanto detto.
“Degeneratorium” è un lavoro che ha molto da dire, un muro sonoro che si alterna alla melodia di facile fruizione in una sorta di schiaffo e bacio. Di aggettivi se ne possono trovare tanti, ma in realtà è più semplice di come si pensa: E’ bello. MS

domenica 8 luglio 2018

Seasons Of Time


SEASONS OF TIME – Welcome To The Unknown
RecordJet – Soul Food
Genere: New Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Sono passati ventuno anni da quel debutto discografico intitolato “Behind The Mirror” e già quattro dall’ottimo “Closed Doors To Open Plains”, di certo non possiamo dire che i tedeschi Seasons Of Time sono una band prolifica. Questo solitamente gioca a favore della qualità della musica proposta, non che sia una regola intendiamoci, ma dedicare più tempo ed attenzione alle proprie composizioni, porta molto spesso a risultati più soddisfacenti.
Il genere proposto è in generale il New Prog, quello che pone le proprie radici negli anni ’80, nel grande mondo dei vari Marillion, IQ, Pendragon, Pallas etc. etc. Dove i Genesis ed i Pink Floyd vengono presi come punto di riferimento per la rinascita del genere assopitosi alla fine degli anni ’70 sotto i colpi del Punk, della Discomusic e della New Wave.
Ritornano con un album ben registrato di sei canzoni ed un artwork ricco di foto in bianco e nero ad opera di Kai Perkuhn & Dirk Berger con tanto di testi. Sono formati da Dirk Berger (basso, tastiere e voce), Florian Wenzel (chitarra) e Julian Hielscher (batteria).
Nel sound si nota uno sforzo creativo a volgere in un New Prog più moderno, con una componente New Wave sempre stile anni ’80, questo lo si evince già all’ascolto di “Toward The Horizon”. Tuttavia nel finale del brano tornano le tastiere tanto care alle band  sopra citate e il classico assolo di chitarra che fa la gioia del Prog fans. IQ sounds.
“Plans To Make Plans” è un brano vigoroso che a sua volta va ad attingere negli anni ’80 in senso generale e con un ritornello facile da ricordare.
“Dreams Of A Madman” ha un dna più progressivo, grazie all’uso delle chitarre, e non mancano neppure giochi d’elettronica alla voce. Nell’album alberga anche la classica suite qui dal titolo “Joana”, quindici minuti di alti e bassi umorali, fra intimismo ed energia pura. Un buon esempio di maturità artistica della band. Anche chitarre distorte e tanti buoni assolo.
“Driven To Drive” ripresenta  componentistica elettronica ed un sound più ricercato, così la conclusiva “The Last Ship”.
Se andiamo a cercare i difetti li possiamo riscontrare probabilmente in un cantato troppo cadenzato, magari sarebbe stato meglio averlo maggiormente variegato.
Sembra che i Seasons Of Time cerchino di scrollarsi di dosso l’etichetta di semplice Prog band, andando ad interpretare altre sonorità, anche se la componente New Prog in loro resta davvero alta. MS

domenica 1 luglio 2018

Il Progressive Metal


PROGRESSIVE METAL
Di Massimo Max Salari




Il Rock ha subito nel tempo moltissime deviazioni e sviluppi, da quando i Fab Four di Liverpool (Beatles) hanno cominciato a cambiare le regole del gioco negli anni ’60. Possiamo definirli “innesti” e sappiamo bene che spesso portano anche a buoni frutti. Tuttavia per analizzare il significato di Progressive Metal si necessita di un passo indietro nel tempo abbastanza notevole, ossia ritornare agli anni dei Beatles. Verso la fine dei ’60 con il brano “Eleanor Rigby” il noto quartetto pone una spinta notevole al mutamento del Rock, apportando in esso la strumentazione ad archi di stampo classico, ecco dunque che il Rock non è più fatto solamente di chitarre elettriche, ma anche di strumentazione “alternativa” per il genere, ossia il classico. Questa spinta è il seme di quello che successivamente verrà chiamato Progressive Rock. L’idea fu sviluppata successivamente dai Moody Blues, dai Procol Harum, dai Nice di Keith Emerson, fino a giungere nel 1969 al primo disco ufficiale del Progressive Rock, quel “In The Court Of The Crimson King” dei King Crimson con tanto di tastiera Mellotron a sopperire l’assenza di una vera e propria orchestra. Ma il gioco è fatto, il Prog Rock è nato con il suo modo “colto” di proporsi, non più dedito a canzoncine, bensì a lunghe suite. Testi più complessi, modo di presentarsi più teatrale, concept album, elucubrazioni strumentali e molto altro nella musica di giganti come Genesis, Yes, King Crimson, Pink Floyd, Gentle Giant, EL&P etc. etc. Dal 1970 al 1978 il Rock subirà al riguardo decine e decine di innesti, Prog Jazz, Prog Folk, Crossover Prog, Prog Psichedelico etc. etc. fina a giungere allo sfinimento ed ecco allora che nel 1978 la gente comincia a stancarsi di questo modo “complesso” di suonare e delle lunghe suite, cambiano le mode, giunge la “Febbre Del Sabato Sera” e la musica da discoteca così nel Rock si sviluppa parallelamente il Garage Rock in Punk, tre note, brani brevi spacchiamo tutto e divertiamoci, esattamente lo spirito contrario del Prog (Sex Pistols in cattedra). Ma questo si sa risiede nella natura delle cose, si cambia e la musica è specchio della società del momento. Ecco dunque nel 1980 innestarsi un nuovo ramo nel Rock, l’Hard Rock rappresentato da band come Led Zeppelin, Deep Purple, Atomic Rooster, Black Sabbath si va a congiungere con il Punk di moda in questo momento per far nascere in Inghilterra la NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal).
Per intenderci l’Heavy Metal è musica dura, distorta, assolutamente non comparata a “musica colta” tanto che i giornalisti ciecamente la tacciarono di vita breve. Il termine Heavy Metal viene estrapolato da un brano dei Steppenwolf del 1968 dal titolo “Born To Be Wild” dove all’interno del testo c’è la frase Heavy Metal Tunder”, come un fulmine nel metallo e questo è piaciuto ai giornalisti per rappresentare al meglio il frastuono di giovani band come Iron Maiden, Motorhead, Saxon etc. etc.
Negli anni ’80 dunque l’Heavy Metal gode di ottima salute e di numerose vendite, mentre il Progressive Rock è tramortito, quasi sparito. Ma per la legge degli innesti e dell’evoluzione, c’è sempre un qualcuno che la fa strana, una sorta di piccolo Beatles. Dal Canada giunge un trio che sposta l’Hard Rock in lidi poco convenzionali, anche se il distorto delle chitarre elettriche ancora non è al massimo, loro si chiamano Rush e certi brani sono complessi e anche di lunga durata tipo suite, un anomalia per il processo del momento. Così anni dopo una band di Seattle di nome Queensryche si azzarda ancor di più a modificare l’Heavy Metal, lo fa consapevolmente? Forse no, probabilmente tutto questo nasce loro spontaneo, ma la musica si sposta verso numerosi cambi di tempo e di umore, cosa che in una canzone Heavy Metal classica questo solitamente non avviene. Subentrano le tastiere (bestemmia per un metallaro), tanto da contaminare anche i maestri dell’Heavy metal, ossia i Judas Priest nell’album “Turbo” del 1986, ma qualcosa di alieno accade di li a poco, la consacrazione del termine Progressive Metal giunge nel 1989 attribuita ad una band americana di nome Dream Theater. Con l’album “When Dream And Day Unite” (MCA – 1989) le regole cambiano nuovamente, i Dream Theater fanno ricoprire alle tastiere un ruolo quasi fondamentale, così relegano la tecnica strumentale e vocale ad altissimi livelli, proprio come segno di riconoscimento del genere, ossia il Metal colto, qui nato in maniera definitiva!
Tutto questo farebbe pensare che il Progressive Metal non dovrebbe esistere, è un ossimoro, possono condividere musica grezza e musica colta? Il tempo e l’evoluzione dei suoni ci risponderanno di si.


Come tutti i generi musicali nel tempo anche il Metal Progressive subisce a sua volta numerosi innesti, ma qui non vorrei mandarvi in confusione più totale e quindi prima iniziamo con ordine ed ascoltiamo i classici del genere:

I Classici

Dream Theater - “Surrounded”: https://www.youtube.com/watch?v=xnnBgyhAaPU
 “The Spirit Carries On”: https://www.youtube.com/watch?v=-J6PPkKBXoU
Queensryche – “Operation: Mindcrime”: https://www.youtube.com/watch?v=vAI2QOBMlTA
Fates Waring – “Leave The Past Behind”: https://www.youtube.com/watch?v=DmJmf10NNEE
Crimson Glory – “Lost Reflection”: https://www.youtube.com/watch?v=-polqoaTEQU
Helloween – “Dr. Stein”: https://www.youtube.com/watch?v=3FFTQRmsK0k
Mastermind – “Child of Technology”: https://www.youtube.com/watch?v=3vl3czQzk98
Symphony X – “Smoke and Mirrors”: https://www.youtube.com/watch?v=qhUWYOnTV3c
Yngwie Malmsteen Rising Force – “Black Star”: https://www.youtube.com/watch?v=TZp323l7hes



Ora avete memorizzato cosa si intende per Progressive Metal classico. Ovviamente l’universo musicale è più ampio, ma qui avete assunto ciò di che si necessita per averne buone basi. A questo punto ci si può spingere oltre ed andare ad ascoltare e conoscere nuovi innesti e quindi nuovissime sonorità.
Il Metal si spacca in moltissimi sottogeneri, grazie a band come Metallica, Slayer, Celtic Frost,  Voivod, Obituary, Candlemass, Venom,  ognuno in un suo campo, il Thrash Metal, il Gothic Metal, il Doom Metal, il Black Metal, il Death Metal, l’Experimental / Avant Garde Metal, Sludge Metal, Groove Metal, lo Psychedelic Metal etc. etc. Questi sottogeneri a loro volta verranno trattati da alcune band in maniera “Progressiva” ed ecco nascere un immenso calderone di nuovi suoni e di tanta sperimentazione. Ecco che con “Progressive Metal” si intendono oggi numerose soluzioni per cui si è dovuto necessariamente suddividere a loro volta i sottogeneri con altrettanti nomi (quelli fatti sopra con l’aggiunta del termine “Progressive” es. Progressive Thrash Metal), tuttavia accorpare il tutto sotto l’unica bandiera Metal Progressive va comunque bene.
Ed ora potete ascoltare cosa si intende per sottogeneri di Metal Progressive con numerosi innesti e noterete un mondo completamente differente, pur avendo le stesse basi dei classici. Ovviamente stiamo parlando di band più recenti rispetto la nascita del genere, essendo questa una evoluzione.


SOTTOGENERI METAL PROGRESSIVE

Ayreon – “Computer Eyes”: https://www.youtube.com/watch?v=tA0UtJQFbog
Voivod – “The Unknown Knows”: https://www.youtube.com/watch?v=Y2QeFd7M0mk
Opeth – “Windowpane”: https://www.youtube.com/watch?v=qEaf9LqIUZQ
Porcupine Tree – “Blackest Eyes”: https://www.youtube.com/watch?v=SWsYG_pE76o
“Arriving somewhere but not here”: https://www.youtube.com/watch?v=WbWhpfXisZw
Tiles – “Reasonable Doubt”: https://www.youtube.com/watch?v=qI6_Ku81p5I
Ulver – “So Falls the World”: https://www.youtube.com/watch?v=OIfmD7lz99w
Celtic Frost – “I Won’t  Dance”: https://www.youtube.com/watch?v=ySijB9hUvBM
Evergrey – “Distance”: https://www.youtube.com/watch?v=WqoJTWmG4Xs
Threshold – “Sunrise On Mars”: https://www.youtube.com/watch?v=k4XKq5ArCPU
Shadow Gallery – “Crystalline Dream”: https://www.youtube.com/watch?v=OXjEKQAMWpk
Power Of Omens – “Alone I Stand”: https://www.youtube.com/watch?v=U-falVbVNeE
Vanden Plas – “Beyond Daylight”: https://www.youtube.com/watch?v=f3Y66H24GLQ
Liquid Tension Experiment – “Paradigm Shift”: https://www.youtube.com/watch?v=pofqHfSvy_8
Stratovarius – “Elysium”: https://www.youtube.com/watch?v=ikDS1TBAElo
Redemption – “Little Man”: https://www.youtube.com/watch?v=ZjrM0wsEK5Y
Magellan – “Estadium Nacional”: https://www.youtube.com/watch?v=ilI3nOH-krU
Riverside –“Conceiving You”: https://www.youtube.com/watch?v=mMXG7kM8YZk
Sieges Even – “These Empty Places”: https://www.youtube.com/watch?v=DuoxFRW6u7s
Circus Maximus – “Sin”: https://www.youtube.com/watch?v=4HD0bapCVZ0
Dante – “November Red”: https://www.youtube.com/watch?v=bSq6legCqH0
Epica – “Storm The Sorrow”: https://www.youtube.com/watch?v=dNoTvg0t52c
Garden Wall – “Negative”: https://www.youtube.com/watch?v=tlUVhwTPzp8
Labyrinth – “Moonlight”: https://www.youtube.com/watch?v=jFaaIZQy_do
Rhapsody Of Fire – “Dawn of Victory”: https://www.youtube.com/watch?v=0L_iOnLNt9M
Blind Guardian – “A Past and Future Secret”: https://www.youtube.com/watch?v=i8GIVtCNlCk
Walls Of Babylon – “Let Me Try”: https://www.youtube.com/watch?v=e-uawcJ05c8
Mind Key – “Waiting For The Answer”: https://www.youtube.com/watch?v=lDoVz9CAwbk
Moonlight Comedy – “Hidden Truth”: https://www.youtube.com/watch?v=qXTS0hKG5Y8
Royal Hunt – “Until The Day”: https://www.youtube.com/watch?v=LYfeoH9MGyI
Seventh Wonder – “Victorious”: https://www.youtube.com/watch?v=XhubRsr11rk
Sons Of Apollo – “Coming Home”: https://www.youtube.com/watch?v=J_1N8kVYfkE
Stramonio – “Desert Night”: https://www.youtube.com/watch?v=CJ62KDZfdfI
Therion – “Rise Of Sodom And Gomorrah”: https://www.youtube.com/watch?v=L_NtCdMdGrg
Time Machine – “Cold Flames Of Faith”: https://www.youtube.com/watch?v=opeCYXpAhTo
Haken – “The Point of No Return”: https://www.youtube.com/watch?v=Xt03KJw2IAU




A questo punto per approfondire l’argomento e renderlo più esaustivo servirà la vostra curiosità, ovviamente solo se in tutto questo avete trovato spunti interessanti. Magari avete scoperto un nuovo genere che vi aggrada e questo è lo scopo di questo piccolo speciale. Oggi abbiamo internet per scoprire e ricercare, quindi buon divertimento. MS