sabato 29 novembre 2014

Nuovo video per NICHELODEON

NichelOdeon/InSonar and Pietro Cinieri (ArtmikaStudio - ProduzioniVideo)
presentano:

                        
              TUTTI I LIQUIDI DI DAVIDE  - An LGBT “Dada Pop” Ballad
Genere: Experimental, Folk, Psych, Prog, Songwriting, Theatre, Avant, Canterbury





Questa canzone parla dell'amore tra un uomo e un bel palloncino di nome
Davide, Dedicato all'amore in ogni sua forma, contro ogni razzismo e pregiudizio.

Credits:

Music and Lyrics by Claudio Milano

Arrangements by NichelOdeon/InSonar

Label: Snowdonia dischi

Directed by Pietro Cinieri (ArtemikaStudio - ProduzioniVideo)
Concept by Francesco Paolo Paladino & Claudio Milano
With Claudio Milano (storyboard, illustrations, paintings, performance)
Musicians

Claudio Milano: voices/keyboards
Erica Scherl: violin
Vanni Floreani: cister/bagpipe
Ermes Ghirardini: drums/percussion/electronics
Vincenzo Zitello: bardic harp
Vincenzo Vitti: celloPaolo Siconofi: sound designer/editing/mixing/mastering
Mimmo Frioli: sound designer/recording/editing/pre-mixing

Original concept by Francesco Paolo Paladino

giovedì 27 novembre 2014

Se Abbaia è RADIO CANAJA

   RADIO CANAJA


Ci sono Radio che si ascoltano per informarsi, altre per la musica, altre ancora seguono sport, politica o religione, ma ci sono anche piccole realtà che ti fanno davvero stare bene, almeno per un paio d’ore.
Sboccacciata, irriverente, ironica, satirica e demenziale, nel centro Italia un gruppo di ragazzi “abbaiano” ai microfoni di RADIO CANAJA.
Nasce come Radio Web a Fabriano nel febbraio 2012 in una soffitta grazie all'idea di Marco "Stens" Stagnozzi, Andrea Battistoni (il maestro della contemporaneità), Luca Battistoni (il fratello regista), e Francesco Belardinelli. La quota rosa spetta a Martina Morganti.


                                       (ROCK & WORDS ospiti nel 2013)

Negli anni ’70, precursore di radio demenziale è stato il programma “Alto Gradimento” di Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Mario Marenco, i fratelli Giorgio e Franco Bracardi e Marcello Casco, RADIO CANAJA ne ha involontariamente (?) colto lo spirito, ma qui si spara grosso in quanto i giovani ragazzi sono anche attenti alla politica locale e intrattengono con un linguaggio a cavallo fra il dialetto ed il turpiloquio.
Più di 11.000 ascolti  ed oltre 60 ore di trasmissioni sul podcast, questo il curriculum  che li contraddistingue, variando da argomento in argomento, con ospiti reali ed “inventati”. Molte le caricature all’interno e spesso ci si diverte a punzecchiare argomenti scottanti come il sesso o la politica locale.
Lo spirito goliardico, la voglia sincera di divertimento è contagiosa e si percepisce a pelle durante l’ascolto. Tutto molto semplice, improvvisato, sfiorando il caos demenziale, fra gag e battute taglienti.
Nel 2013 trovano spazio negli studi di RADIO GOLD, radio locale del Fabrianese, all’interno del palinsesto e vanno in diretta il martedì e sera alle ore 22.00.
 Non sfugge loro il movimento cittadino e quindi neppure gli eventi, commentandoli ed ospitando i protagonisti del caso. Può mancare il quiz con il premio? Certo che no!


                                 (Fabriano Pro Musica ospiti nel 2014)

Personalmente sono stato ospite due volte alla trasmissione, nell'ultima per pubblicizzare l’evento “Il Compleanno Di Peppe”, una sorta di piccola Woodstock locale con più di 20 band che suonano dal vivo per commemorare la precoce scomparsa di Peppe Costarelli, noto venditore di strumenti del centro Italia. Due ore di chiacchiere, battute e divertimento puro che hanno fatto breccia anche nel mio cuore, perché dentro ognuno di noi c’è sempre un alta percentuale di “spensieratezza” che va sempre coltivata e RADIO CANAJA (la Radio che abbaia, come ha detto anche Luca Ward) la tiene sempre accesa.
Sostenetela con gli ascolti, perché la sincerità e l’ironia oggi sono merce rara.

                         Link per ascoltare la serata in cui sono ospite:

      http://www.spreaker.com/user/radiocanaja/peppe-canaja-pro-musica

Ad oggi RADIO CANAJA è composta da: Marco "Stens" Stagnozzi, Andrea Battistoni, Luca Battistoni, Martina Morganti, Tiziano Capalti e Franco Tiratori (nome d'arte in quanto personaggio misterioso)


http://www.spreaker.com/show/radio_canaja

https://www.facebook.com/RadioCanaja?fref=ts

mercoledì 26 novembre 2014

IL ROCK E' MORTO ! / ?

IL ROCK E' MORTO ! / ?



Partendo dal concetto che la musica rispecchia sempre la società del momento e che è l’evento a mutare il suo modo di agire, potremmo anche dire che il Rock non è morto ma tramortito. Si perché la musica non muore mai, neppure i generi che la compongono, piuttosto mutano con i suddetti eventi, compresa la tecnologia che avanza. Siamo noi che  restiamo avvinghiati ai ricordi ed alla musica che ci fa tornare alla mente il primo amore, la gioventù  etc. Tutto ci sembra fermo li, impossibile pensare che la musica a venire sia più bella. Ascoltate i vostri nonni e vi diranno che la musica degli anni ’50 era la migliore, così i vostri genitori,per loro la migliore è quella anni ’60 o ’70, a seconda dell’età e via dicendo. Inopinabile che sono esistite mode orribili, suoni di plastica e amenità varie, ma tutto serve per portare al dna della musica di oggi un qualcosa che ci dice“così è meglio di no”. In parole povere, anche il brutto è servito. Non dimentichiamo che anche nel Metal c’è stato il momento dei sintetizzatori e quant'altro, persino i padri JUDAS PRIEST li hanno usati in “Turbo”. Sacrilegio o evoluzione ? E quindi …il Rock è morto?
Oggi il Rock è solo tramortito, perché di artisti validi ci sono sempre, il genio non muore mai, si adatta ai tempi.
Mentre una volta negli anni ’60/70 per fare un disco spendevi soldi, fra sala d’incisione, manager, distribuzione, pubblicità, permessi etc, dovevi essere un pazzo a non voler dire qualcosa di buono, oggi invece con un pc, due strumenti, un buon programma e social network, sei produttore di te stesso, puoi registrare e camuffare ciò che vuoi a spesa quasi zero. Risultato, una volta uscivano 20.000 dischi al mese, oggi ne escono 2.000.000 al mese (cifre per fare un esempio ovviamente)! Ma gli artisti che hanno qualcosa da dire ci sono sempre, solo sotterrati da tonnellate di immondizia sonora. E’ matematico.
Questione soprattutto di CULTURA. La musica è un evento, una volta si comperava un disco e lo si ascoltava a casa con gli amici per commentarlo, studiarlo, coglierne i particolari, era un movente di relazione e ritrovo. Una gara a chi ne sapeva di più, conoscendo gli stili, l’evoluzione della musica e dell’autore in considerazione. Si spulciava.
Oggi la musica si scarica, il lavoro di un artista ha valore zero per il 90% degli italiani, un fugace ascolto, magari in macchina, nulla di più, non ci si ritrova, non si apprezza l’artwork, non si capisce nemmeno più il valore qualitativo del suono, la musica compressa (orribile) è tollerata.
Mordi e fuggi, la società corre, non ha tempo di soffermarsi su chi ha qualcosa di diverso da esporre, così anche i media snobbano i“diversi” e questi spesso fanno ROCK. Ciò accade soprattutto qui in Italia,perché all'estero la CULTURA musicale è completamente differente.
Intanto suonano Rock e non lo sappiamo.
Allora, in conclusione, CHI E’ MORTO IL ROCK O IL NOSTRO CERVELLO?

venerdì 21 novembre 2014

Roberto Fedriga

ROBERTO FEDRIGA – Roberto Fedriga
Autoproduzione /Undersound
Genere: Cantautore – Jazz
Supporto: cd – 2014


Non nascondo il mio divertimento nel girovagare e scoprire nuovi talenti musicali, siano loro stranieri che italiani. Ho notato nel tempo una stabilizzazione a livello qualitativo, ossia difficile imbattersi in brutti dischi e difficile altrettanto in capolavori. Questo perché la tecnologia aiuta, le culture grazie ad internet si intersecano e si contaminano. Globalizzazione.
Se poi andiamo a vedere i debutti, allora la curiosità accresce, in quanto si può evincere come la società moderna approccia alla musica oggi.
La musica cantautoriale italiana  comunque è già da molto tempo aperta alle contaminazioni Folk Rock angloamericane e molto spesso nel connubio di queste culture, ne scaturiscono buoni lavori.
Roberto Fedriga è un allievo del bravissimo vocalist Boris Savoldelli sennonché  seguace del cantautore  (mai troppo rimpianto) e grande voce Tim Buckely e si presenta al pubblico con questo album di debutto dal titolo “Roberto Fedriga”.
Trenta minuti suddivisi in dieci tracce, contenuti in una confezione cartonata davvero bella grazie al lavoro di Armando Bolivar, esaustiva nei contenuti ed elegante. Tengo a sottolineare quando i dischi sono supportati da un buon artwork, in quanto ritengo questo un valore aggiunto e rispettoso nei confronti dell’acquirente. La musica deve andare a braccetto con le immagini, con ciò che l’artista vuole esprimere o per meglio sintetizzare, accompagnare l’ascolto.  Letteratura, disegni e film si uniscono nei contenuti della musica proposta dal giovane autore nato a Lovere (BG) nel 1984.
La sua voce è coadiuvata dai strumentisti Guido Bombardieri (sax e clarinetto), Nicola Mazzucconi (basso), Lorenzo Melchiorre (chitarra), Andrea Lo Furno (chitarra), Matteo Marchese (percussioni), Luca Finazzi (batteria) e Francesco Benedetti (piano).
Soffici sonorità a partire da “Trabucco”, una ricerca strutturale non scontata che fa pensare a sperimentazione ma che in realtà non lo vuole essere, adiacente alla canzone ed al Jazz. La voce non esagera, è pulita, non forzata e semplice interprete di testi brevi, coincisi e descrittivi di situazioni di vita.
 “Arababy” è uno dei pezzi che prediligo, una visione sonora che fa pensare, immaginare, mentre  la cadenza della voce mostra una attenzione particolare per l’esposizione lirica non proprio scontata.
Molto spesso quando il cantautorato si sposa al Jazz ne fuoriesce una pesante esposizione dedita a qualche tipo di sperimentazione inesorabilmente adatta ad un pubblico esigente ed attento, In questo caso tutto è orecchiabile, semplice e in alcuni tratti raffinato. Le canzoni sono brevi, altro punto a favore del fluire dell’ascolto, alternandosi fra ballate e frangenti più animati.
Questo è il debutto di Fedriga, senza stare troppo a trapanare al dentro, perché non serve, perché è il disco stesso che non vuole essere sezionato. In esso c’è buona musica, probabilmente qualcuno più esigente avrebbe preteso un azzardo ulteriore da parte dell’autore, tuttavia dipende cosa si vuole  trasmettere e quindi alterare probabilmente sarebbe nefasto in quanto qui l’equilibrio c’è.
Buon debutto, per passare 30 minuti in santa pace. (MS)

Mike 3rd

MIKE III – In The Wood
Ma.Ra.Cash Records / Prosdocimi Records
Distribuzione: Self
Genere: Acustic Rock
Supporto: cd – 2014


In Italia il Rock prende una fetta di ascoltatori che comunque sono in continua crescita, grazie all’uso di nuovi innesti fra generi senza troppo stravolgere la formula canzone, come spesso  invece accade nel Progressive Rock.
Il nome di Mike 3rd sicuramente non vi giungerà nuovo, perlomeno quello dei suoi progetti EX KGB, i divertenti Tunatones o gli Hypnoise, analizzati dal sottoscritto anche in questi canali.
Un artista a tutto tondo, vero amante della musica, colui che sente di fare solo quello che si prova al momento, senza badare ad etichette o a preconcetti. Mike ha le idee chiare, affonda a piene mani in svariati generi come il Jazz, il Blues, il Rock , il Folk ed il Progressive Rock, per un risultato  poco focalizzabile, sicuramente sperimentale.
Il disco è suonato bene, senza interventi elettronici e con ospiti di riguardo, come ad esempio Paul Mastellotto (King Crimson), Benny Greb (Stoppok e il trio Ron Spielman), Alberto Stocco, Scott Steen (Royal Crown Revue) e Roberta Canzian (soprano).
Ascoltando gli undici brani che compongono l’album sovvengono alla memoria anche nomi forti come ad esempio quello di Tom Waits, ma quello che funziona è l’abbinamento di situazioni differenti, come la voce soprano in “Shining Light” con il Folk Rock.
La produzione sonora è ottima e questo quando accade tendo a sottolinearlo. Suoni caldi come il legno che domina nell’artwork del cd. Esso è presente addirittura fisicamente nella versione vinilica a 180gr, edizione limitata numerata a mano dall’artista e confezionata con il legno di ciliegio. “Back To Life” emana questo calore, un brano sinuoso che ti lascia soddisfatto, così orecchiabile grazie alle coralità femminili ed alla tromba finale risulta “15 Days”.
“Time” gode di una malinconia già conosciuta grazie al lavoro di band come Opeth, ovviamente quelli acustici. “Queen Of The Night” non si discosta molto. Ancora più intimistica “Just Because”, con un piano che sgocciola note delicatamente. Jazz per “In The Circle”, bell’intervento di sax in “It’s All So Quiet” e REM acustici in “Joy”. Molto bella anche la conclusiva “Blood And I”.
Di generi Mike 3rd nella sua carriera artistica ne ha toccati tanti, Rock, Rockabilly, Punk, ma per il suo lavoro solista ha cercato qualcosa di più, dentro se stesso e quello che ne è scaturito è un suono acustico, caldo, comunque ricercato nelle soluzioni e proprio per questo interessante per la mente.
(MS)


giovedì 13 novembre 2014

Eyesberg

EYESBERG – Blue
Progressive Promotion Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2014


Gli anni ’70 hanno davvero segnato in maniera forte tutto il circuito musicale Rock. Le atmosfere, le melodie che si ascoltano nel Progressive Rock di molte band, soprattutto di origine inglese, incantano ancora oggi. A seguire, il genere ha sempre mantenuto nell’ossatura questo spirito compositivo, spesso e volentieri fanno capolino in nuove e differenti band, anche dei nostri giorni.
Con i tedeschi Eyesberg  e con “Blue” parliamo di debutto ed anche di quel Prog incantevole che comunque si adegua alla tecnologia ed ai tempi nostri.
Eyesberg è un trio formato da Georg Alfter (chitarra e basso), Norbert Podien (tastiere, cori e drum programming) e Malcom Shuttleworth (voce) che si coadiuva della presenza alla batteria di un noto artista dell’ambito, Ulf Jacobs dei connazionali Argos.
“Blue” non è composto da suite, come spesso il genere consiglia, ma si concentra sulle melodie senza troppe divagazioni, come si dice, bada al sodo. Dodici brani ed un artwork cartonato che all’interno contiene il classico libretto con i testi e le immagini, ben confezionato ed esaustivo al riguardo. Il cantato è in inglese, lingua annosamente adeguata e musicale per questo stile sonoro.
La magia della musica scaturisce in tutta la sua magniloquenza con l’impatto iniziale di “Child Play” e le tastiere sono già in cattedra, ricordando un New Prog anni ’80 caro a tutti i fans Marillioniani. Il titolo successivo è caro a molti amanti del genere, soprattutto a quelli dei King Crimson, “Epitaph” tuttavia non ha a che vedere con l’originale, qui si apre con un gradevolissimo flauto e comunque ugualmente il mellotron riporta la mente agli anni ’70. La chitarra nei suoi assolo è sempre ordinata, mai fuori le righe, anche lei senza strafare e punta tutto al cuore. La voce di Malcolm a volte richiama Gabriel, altre Collins, comunque ottima interprete e narratrice di queste storie musicali. Ciò che tengo a sottolineare è la magniloquenza del suono che è prerogativa del Prog. Più canzone “Closed Until The Resurrection”, dove le chitarre ben si espongono tracciando voli mentali nell’ascoltatore. Il lato più romantico della band esce nel flauto e nella delicatezza Genesiana di “Winter Gone”, mentre sale l’allegria con “Inquisitive”. Personalmente resto rapito dalla bellezza della mini suite (otto minuti e mezzo) “Feed Yourself”, dove gli Eyesberg dimostrano a pieno di aver assimilato nel loro dna il suono e lo stile anni ’70. Quando le tastiere partono imponenti sotto l’assolo perentorio di chitarra elettrica, il pelo si alza inesorabilmente. A tratti ricordano gli americani Glass Hammer, quelli più ispirati.
Breve strumentale con “4-2-f” e poi è la volta di “Faces On My Wall”, canzone che risalta più la personalità del trio, anche se i Genesis di “Wind & Wuthering” a tratti fanno capolino. Moderna nel suono e negli effetti “Porcelain”, una sorta di staffetta fra futuro e passato con “If I Told You The Truth”, mentre “S II” mostra il lato più aggressivo con un orecchiabile Hard Prog. Il disco si chiude con “Detachment And Replacement”, ed ancora una volta brividi scorrono sulla pelle.

“Blue” è un disco fatto da chi la musica non solo la suona, ma la ama. Non è un capolavoro e questo voglio sia chiaro, tuttavia si ascolta con grande piacere e non mancano gustosi momenti strumentali, quindi voi amanti di quanto descritto siete avvisati. Potrebbe anche essere una buona occasione di approccio al genere per i neofiti. Complimenti Eyesberg, buon debutto. (MS)

The Sticky Fingers Ltd

THE STICKY FINGERS LTD – The Sticky Fingers Ltd
Logic(il)logic Records / Andromeda Dischi
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2014


L’Hard Rock è un genere immortale, nel tempo non si sposta di una virgola e resta fedele a se stesso, prerogativa solo delle cose che funzionano. Non ha in Italia un seguito elevatissimo, non è un fuoco, tuttavia in esso la brace è sempre accesa.
Non è la prima volta che mi ritrovo a parlare di un debutto italiano dedito a questo genere adrenalinico, lo faccio comunque sempre con estremo piacere in quanto l’energia proposta da questa musica ha un qualcosa di estremamente puro.
In questo caso arriviamo a Vignola di Modena, dove i The Sticky Fingers Ltd si formano nel 1996 da un idea del chitarrista Lorenzo Mocali. Con lui suonano Inch alla chitarra, Jaypee al basso e Flash alla batteria.
“The Sticky Fingers Ltd.” è formato da dieci canzoni, a partire da “(Do You Feel My) Sticky Fingers”. Con lui si apre un mondo noto, riferimenti agli anni ’70, quando il Blues Hard Rock regala emozioni notevoli. Buono il solo di chitarra e  via libera al pezzo successivo in stile Lynyrd Skynyrd dal titolo “Sweet Delight”, canzone ruffiana e spassosissima, difficile se non impossibile restare immobili all’ascolto, il piede parte da se. Il discorso è analogo anche per altre canzoni, fra le quali la bellissima “Jailhouse Tonight”. La band dimostra  amalgama, l’esperienza annosa è palese, così sanno dove andare a parare e come spezzare l’ascolto, il terzo brano ”Rain Keeps Fallin’” infatti rallenta il ritmo divenendo più cadenzato.
Torna la chitarra Rock sudista con “In The Night”, ancora più spassosa “You’re Wrong” dove la polvere della strada si alza all’ascolto.
I The Sticky Fingers Ltd. sono duri ma in maniera ponderata, ogni brano denota la capacità di controllo della tecnica e dell’insieme, il tutto a favore della buona e semplice melodia, “Serial Killer” è li a dimostrarlo. Notevole anche la  conclusiva “It Ain’t Over”, chitarre e voci.
Disco perfetto per nostalgici del genere, ma anche per chi vuole respirare Rock incontaminato e soprattutto è consigliato a chi ascolta band come Humble Pie, Cream, Faces e Beatles…scusate se è poco. (MS)



Diamante

DIAMANTE – Ad Vitam Reditus
Atomic Stuff Records / Andromeda Dischi
Genere: Hard Rock / Prog ‘70
Supporto: cd – 2014



Un uccello di fuoco descrive al meglio ciò che sentono i Diamante e cosa vogliono rappresentare oggi per il mondo Hard Rock. La loro carriera musicale è annosa, si formano a Brescia nel 1994 mentre la discografia racchiude tre album, il primo ”Riflesso” del 2000, “Diamante” del 2007 e questo ritorno dal titolo “Ad Vitam Reditus”. Una terribile disgrazia priva la band nel 2011 del tastierista Nicola Zanoni, da qui la difficile scelta e la forza di unirsi ed andare avanti.
Il gruppo ad oggi formato da Nicola Sala (voce, basso), Claudio “Caio” Alloisio (batteria, cori), Michele “volpe” Spinoni (chitarra e cori) ed Alan Garda (organo Hammond, tastiere e cori, prosegue imperterrito il proprio cammino stilistico dedito ad un Hard Rock dal  sapore anni ’70, quando gruppi come Deep Purple ed Uriah Heep si intersecano con il Prog italiano di Biglietto Per L’Inferno ed Il Rovescio Della Medaglia. Lo stile è dunque impegnativo anche per chi lo propone, in quanto la tecnica ricopre un ruolo quantomeno importante, ma ciò che sa rendere emotivamente è davvero forte.
“Ad Vitam Reditus” è composto da nove brani, fra canzoni edite anche nel precedente album, come nel caso di “Vedi Fratello”, qui riproposto in veste più Hard per sottolineare al meglio le forti tematiche dei campi di concentramento, e cover come la ballata portata al successo da Angelo Branduardi “Ballo In Fa Diesis Minore”.
Andando per ordine, l’album si apre con “Il Pagliaccio”, comportamento burlone nei confronti della vita. Vigoroso e dalle sonorità bene orecchiabili, mostra una band che vuole farsi ascoltare con attenzione, in quanto consapevole dei propri mezzi. Di certo servono anni di gavetta per riuscire a smussare certi angoli. Uno dei pezzi che ho apprezzato di più è “Io Sono…E Sarò”, riff tagliente, Hammond, ritmo trascinante, tutti ingredienti che fanno dell’Hard Rock un genere intramontabile.
Non da meno “Respirare Te”, solo un annotazione per certi volumi di suono, non sempre equilibrati.
Non esulano frangenti pacati, molto bello l’intro di piano in “Profumo D’Oriente”, così come sono buoni gli arrangiamenti. Un breve viaggio nella Mille e una Notte. Con “Non Resisto” trattano di differenza fra amore e sesso, i Diamante suonano bene e le chitarre si fanno apprezzare per i gradevoli assolo. La voce di Sala spesso è buona interprete. Ma il brano che più ho apprezzato, per corposità e struttura è “Gloria”, decisamente più Prog Rock e riflessivo, qui la band sa fare qualcosa in più, anche a livello lirico.
Il disco si chiude con un divertente saltello medievale dal titolo “Ballata Del Buon Vino”.

I Diamante sono una realtà italiana che sa divertirsi e divertire, senza troppi ed inutili orpelli, una formazione sicuramente da seguire e questo lo dico soprattutto a chi ama l’Hard Rock orecchiabile. (MS)