sabato 28 aprile 2018

Visionoir


VISIONOIR – The Wavings Flame Of Oblivion
Autoproduzione
Genere: Metal Progressive
Supporto: cd – 2017


Dietro al progetto Visionoir si cela il nome del polistrumentista Alessandro Sicur, unico membro e compositore di questo debutto discografico dal titolo “The Wavings Flame Of Oblivion”. L’idea nasce nel 1998 a San Daniele Del Friuli e subito viene registrato un demo tape dal titolo “Through The Inner Gate”. Sicur suona il basso anche nella band Blind Mirror.
L’album è formato da un insieme di generi, l’approccio Progressive risiede proprio in questa volontà di unire più stili, alcuni anche apparentemente incompatibili, per un risultato che l’artista definisce “Progressive Doom”. Qui Synth Space Rock, Metal, Gothic e Post Rock, quindi molta carne al fuoco che va a comporre questo album formato da nove tracce.
“Distant Karma” apre subito con un refrain ipnotico, tastiere in loop su un sound greve ed oscuro dettato soprattutto dalla chitarra elettrica. Uno strumentale che ha dentro molto materiale e gran parte dello stile Visionoir, cambi di tempo annessi. Il suono è pieno e rotondo, così buoni anche gli effetti stereo.
In “The Hollow Men” c’è una voce narrante, quella di T.S. Eliot, altro frangente sonoro che si sostiene sulle chitarre elettriche con tappeto tastieristico di supporto. Effetti sonori arricchiscono l’ascolto, mentre l’atmosfera è di nuovo cupa fra nervosismo e pacatezza. Tastiere aprono “7ven”, classico pezzo Metal Prog come il genere richiede, con fughe strumentali e quant’altro, compreso buon motivo da assimilare con facilità, ossia quello che ti si stampa in mente.
Ezra Pound presta la voce narrante nel brano “The Discouraging Doctrine Of Chances”, canzone più rude nelle chitarre e ancora una volta aleggiano nuvole sopra le nostre teste, quell’oscurità al confine fra luce e buio, il brano ben si presta a far lavorare di fantasia l’ascoltatore. Potere indiscusso della musica.
Una schiarita la si ha con la più dolce “Shadowplay” questa volta più sostenuta dai synth che dalle chitarre, anche se sempre protagoniste nell’incedere del brano. Teatro della voce in “Electro-Choc”, a sorpresa la voce di Antonin Artaud si palesa, quella che fu anche punto di curiosità per cantanti come Demetrio Stratos (Area). Qui Artaud non esperimenta, bensì narra semplicemente, mentre la musica (sempre piena e rotonda con effetti stereo importanti) si staglia ancora una volta su cime oscure e grevi. Lo stile Visionoir avrete oramai memorizzato che è questo. Così “Coldwaves” prosegue il cammino sonoro, con un piano in apertura e poi via nuovamente per scale sonore a tratti cadenzate e in altri momenti più ricercate. In “A Few More Steps” la voce narrante in sottofondo è quella di Dylan Thomas, ma come spesso capita di dire, dulcis in fundo, si perché la canzone finale che potremmo anche definire mini suite (undici minuti), è come un fuoco d’artificio, con tutti i colori, gli stili e le armi che ha a disposizione l’artista. Qui in “Godspeed Radio Galaxy” tutto è sparato addosso all’ascoltatore, da sottolineare che la traccia è una bonus track.
In conclusione “The Wavings Flame Of Oblivion” è un disco piacevole, che probabilmente a tratti manca di assolo importanti, quelli che spezzerebbero l’ascolto in maniera più variegata, tuttavia è scorrevole e ripeto, piacevole.
Alessandro Sicur gioca sulle emozioni e ci riesce, dando all’ascoltatore la sensazione di trovarsi davanti ad un film. MS 

mercoledì 25 aprile 2018

Crystal Palace


CRYSTAL PALACE – Scattered Shards
Progressive Promotion Records
Distribuzione: GT. Music
Genere: New Prog – 2018




Si parla molto di Progressive Rock in senso generico nei canali addetti, soprattutto di quello anni ’70, mentre molto meno si parla del New Prog. E’ vero che questo negli anni ‘80 giunge in maniera più ruffiana rispetto ai padri del genere, ossia che le band si agganciano allo stile Genesis e Pink Floyd in primis, come ad esempio ci hanno insegnato i Marillion, IQ, Pallas  e Pendragon, quindi molto orecchiabile e poco sperimentale, tuttavia bisogna dare merito al genere di aver rialzato la testa. Quindi questo New Prog non vorrei che passasse per genere “minore”, anche perché da esso di capolavori ne sono scaturiti, e non soltanto dalle band che ho citato.
La Germania è sempre stata annosamente attenta al fenomeno, molte le band New Prog anche in tempi molto recenti. Una di queste si chiama Crystal Palace e si forma nel 1994. Subiscono nel tempo numerosi cambi di line up, iniziando con Helmut Hirt (voce), Jürgen Hegner (chitarra), Ralf Jaschob (chitarra) e Jens Uwe Strutz (basso, voce) arrivando oggi con Yenz (voce), Frank Kohler (tastiere), Tom Ronney (batteria) e Nils Conrad (chitarra). Otto gli album in studio, compreso questo nuovo album dal titolo “Scattered Shards” formato da otto brani tutti di media lunga durata. Molto bello e curato l’artwork di Reimar Walter con l’uomo che si destruttura in frammenti fragili come il vetro, immagine forte che raggiunge la nostra coscienza.
Un sound potente, ma con altrettanti momenti eterei e sognanti, punti di riferimento come Marillion, Pendragon e Saga sono evidenti.
Si comincia con un classico giro di tastiere New Prog e voce, come il genere ha insegnato, ospite anche il clarinetto di Tobias Walter nel brano “Inside The Box”. Tanta melodia ed enfasi.
Collegato al brano di apertura giunge “Scattered Shards” con innesti elettronici e frangenti più elettrici, il disco infatti decolla anche fra distorsioni di chitarra e l’ingresso della batteria. Ciò che funziona sono gli assolo di chitarra, sempre dall’ampio respiro e questo è il New Prog classico. Torna un loop elettronico all’inizio di “Inside Your Dreams”, così la voce melodica di Yenz che  accompagna verso un giro di arpeggi alla “Slainte Mhath” dei Marillion. Il crescendo sonoro è una formula rodata che funziona sempre, e nello svolgersi della canzone questo è palesato con successo.
“The Logic Of Fear” è fra i miei momenti preferiti dell’album, più cadenzato, quasi Hard Prog, anche perché sono fermamente convinto che il genere si sostiene soprattutto grazie alla formula canzone che ben si stampa nella mente dell’ascoltatore, anche pronto a cantare con loro.
Lo stile Crystal Palace è dunque ben chiaro e definito, il quartetto si adopera in brevi solo efficaci quanto servono, come in “Craving”, altra canzone in crescendo emotivo e sonoro. Ancora Hard Prog in “Collateral” per poi giungere al brano più lungo dell’album con i suoi otto minuti dal titolo “SICI”. Qui tutte le carte del gioco sono scoperte. Non mancano gli inevitabili deja vu. Il disco si chiude grazie a “Outside The Box”, la storia della fragilità umana esce allo scoperto, il viaggio è concluso.
Buona anche la qualità sonora, con suoni nitidi e ben definiti oltre che equilibrati.
“Scattered Shards” è un disco che si lascia ascoltare tutto di un fiato, come una birra fresca d’estate, assaggiare per credere. MS

martedì 17 aprile 2018

Noxter


NOXTER – The Song Of The Ancient Mariner
Autoproduzione/Soundreef
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2 cd -2018


Quando la letteratura si sposa con la musica, l’arte si eleva al quadrato. Capita tuttavia che a volte il tutto diventi molto pretenzioso, e non sempre i risultati vanno a centrare l’obbiettivo. E’ un rischio, se poi si parla anche di debutto, allora si può dire che i musicisti ne hanno di fegato! E qui fanno bene, perché in questo caso i Noxter di Castelfidardo hanno tutte le carte in regola per comporre e suonare con buona tecnica individuale, la grande storia di “The Song Of The Ancient Mariner” di William Wordsworth. Una storia romantica a cui nel tempo hanno attinto altri musicisti del mondo del Rock, come ad esempio gli Iron Maiden. Ma qui siamo in territorio Progressive Rock, quello più moderno.
In una elegante confezione cartonata, il doppio cd si presenta con le illustrazioni di Andrea Giorgetti e la grafica di “Pixel Lab”, Arduino Serpilli, il primo disco è composto da otto tracce, mentre il secondo è suddiviso in sette atti. Il gruppo è formato da Matteo Chiaraluce (voce, chitarra acustica), Cesare Sampaolesi (chitarra elettrica, cori),  Federico Carestia (basso), Caterina Sampaolesi (tastiere, synth, violino), e Andrea Elisei (batteria).
Cosa intendo per Progressive Rock moderno? Semplicemente l’evoluzione naturale che c’è stata dopo le grandiose lezioni degli artisti anni ’70, ossia di Genesis, Gentle Giant etc. etc. Ecco dunque l’unire quel Rock con suoni più moderni, spesso visitati da artisti come Steven Wilson, Opeth e molto altro ancora. Eppure nel loro sound aleggia la semplicità, sin dall’iniziale “The Mariner”, la melodia è importante, per poi andare a scavare nel passato. Breve grattata nel Metal con “Noises In A Swound” per giungere alla splendida “An Albatros”, narrata da Sauro Savelli. Le atmosfere sono eteree, echi, gocce di tastiere che si ripetono a loop per un immagine per la mente. I Noxter si divertono a toccare la musica senza restrizioni mentali, ascoltare “Day After Day” è un salto in un mondo sonoro ibrido, fatto di nenie e giochi vocali, ma quando parte la chitarra il pelo sulla pelle si alza. Se vogliamo estrarre un singolo da questo lavoro direi di farlo con “Alone”, vero stile Prog a cavallo con la psichedelia di matrice Porcupine Tree. Ritornello che si stampa in mente in un istante, questo è anche ciò che deve fare la musica, rimanere. Più ricercata nella ritmica “Seraph Band” che contiene anche un breve assolo di tastiere. Buona anche “The Good Eremith”, anche se come tastiere avrei preferito un enfatico Mellotron, ci sarebbe caduto a fagiolo. Nuovamente le melodie sono importanti, così l’assolo di chitarra. Il primo disco si chiude con un pezzo malinconico, proprio “The Song Of The Ancient Mariner” e qui i Noxter sanno il fatto loro, un mix di ingredienti che mi fanno venire alla mente certi lavori di Clive Nolan (Pendragon, Arena etc. etc.).
Il secondo disco ripercorre il sentiero del primo, ma con la storia narrata, l’interpretazione di Savelli è davvero sentita e profonda, ecco la letteratura che sposa la causa musica. Musica ed immagini.
Questa è la bellezza di questo genere che sempre più trova difficoltà in questi tempi moderni nel farsi ascoltare. In un periodo di mordi e fuggi, l’ascoltare è sempre cosa più rara, quindi onore ai Noxter per darci comunque questa opportunità, questa musica sembra dire “Non morirò mai!”.
Per quello che concerne il mio lato critico nei confronti di questo ottimo lavoro riguarda il cantato in inglese, che molto probabilmente ha bisogno di focalizzare meglio il tiro. Buona comunque l’interpretazione. Per il resto largo ai giovani, che dimostrano di conoscere la storia e di saperla suonare con buona tecnica. Noxter, il vostro nome è nel mio tabellino di marcia, vi terrò d’occhio. MS

domenica 8 aprile 2018

Raoul Moretti


RAOUL MORETTI – Harpness
Autoproduzione - Mondisommersi2017
Genere: Folk/Sperimentale
Supporto: cd – 2016



Può un arpa a pedali avere una tendenza Rock? Se vi siete già incuriositi avete fatto bene, perché in questa recensione andiamo a parlare del secondo lavoro dell’artista italo/svizzero Raoul Moretti.
Diplomato al Conservatorio di Musica“G.Verdi” di Como nel 1999, Moretti collabora con numerose orchestre fra le quali l’Orchestra a Fiati della Svizzera Italiana, l’Orchestra dell’Insubria, Orchestra Sinfonica di Lecco e l’Orchestra Stabile di Como. E’ ideatore anche di progetti musicali come  Vibrarpa con M. Bianchi, (arpa e vibrafono), il progetto Blue Silk con M. Giudici (elettroharp e chitarra elettrica) ed Essential Duo con Tullia Barbera (voce pop e arpa elettroacustic). La voglia di sperimentare giunge sino al suo strumento, quindi come solista intraprende un percorso di ricerca sull’arpa elettrica e l’utilizzo dell’elettronica. Intraprende così un percorso avanguardistico toccando numerosi stili musicali quali l’avant-garde, il pop-rock, la world music, l’elettronica, la nu-dance, la classica e l’improvvisazione. Le date mondiali per i festival internazionali di arpa sono numerose, Francia, Belgio, Croazia, Cina, Paraguay, Cile, Messico, Venezuela, Brasile e Australia. E ancora molto altro. Tuttavia noi in questa sede andiamo a focalizzare questo progetto datato 2016 dal titolo “Harpness”, si presenta in una edizione cartonata ed è composto da diciassette brani  con la collaborazione di personaggi come Michele Bertoni, Erica Scherl & Valerio Corzani, Diego Soddu, Walter  Demuru, Gianluca Porcu e Marco Tuppo.
“Sharpness” apre il disco e la musica si fa immediatamente immagine. Gocce sonore piovono in maniera delicata su un tappeto psichedelico per sfociare nella World Music. La sensazione di benessere e spaziosità è intrinseca dell’ascolto. Violino basso ed arpa nella breve “Das Unheimlich” per un suono che trasporta, inevitabilmente il tutto avviene ad occhi chiusi. Musica che scava dentro, come nella successiva “Mi Alma Viajera”, un racconto fatto di scale semplici, quasi minimaliste, ricercando l’anima di chi ascolta. Gli stili mutano brano dopo brano, “Near Death Experience” inizia quasi come un organo da chiesa tanto da rendere tetra e lugubre l’atmosfera. Loop sonori che aleggiano sopra territori psichedelici si lasciano trasportare anche da eco d’effetto.
E l’ascolto diventa ancora più sperimentale e toccante in “A Kaleidoscoping Mind”, nomen omen. Il rapporto di Raoul con il proprio strumento è fisico, forte ma allo stesso tempo delicato, l’arpa viene toccata in maniera inusuale, fra rispetto e desiderio di pizzicarla forte. Ma quello che interessa a Moretti è il suono che ne scaturisce e questo non è decisamente usuale. Se andiamo a cercare monoliti del Rock potremmo avvicinarlo per tendenza a “Ummagumma” dei Pink Floyd, ascoltate “The Black Swan” per credere.
Torna la calma con “Universi Paralleli” ed il suono è davvero cosmico, lento e senza gravità, come dicevo in precedenza, la musica diventa immagine. Suoni grevi e sostenuti, l’arpa non sembra quasi essere più uno strumento inteso per come è stato creato, ma un mezzo con cui creare situazioni astruse e affascinanti. Ancora suoni eterei in “Obliviousness”, rilassanti e scevri di ogni etichetta. “Reflections” ha una vibrazione silente, ossia che ti entra dentro la testa apparentemente a basso volume, ma che in realtà ti fa vibrare fortemente il cervello. “Breakaway” è un movimento più ritmato e semplice, tanto che potrebbe scaturire anche da un album dei teutonici Kraftwerk. Tutto muta in “Harpness”, nulla è mai lo stesso, l’arpa sembra gridare dolore in “Sharp-Eyed Man”, un giro armonico pregno di sofferenza ed oscurità grazie anche al suono straziante del violino. L’arpa ritorna a fare l’arpa in “Sweetly Violent”, ma è un breve istante per poi passare al suono minimale di “Violently Sweet”, brano in crescendo tanto da diventare infine Post Rock. In alcuni passaggi ho sensazioni che riportano la mia memoria al Fripp dei King Crimson, quello che spesso in sede live riesce a cucire momenti sperimentali al suono dei strumenti. Ricerca è la parola d’ordine. E così via fino a giungere a “Rebirth”, che per chi vi scrive è un piccolo capolavoro e non a caso è anche il brano più lungo dell’album con i suoi quasi otto minuti, ed il tempo sembra fermarsi.
In conclusione “Harpness” è un disco rilassante, scostante, nervoso, calmo, sereno e nuvoloso, il tutto con  un filo conduttore, la mente di chi ascolta, perché ognuno di questi suoni fanno vibrare in noi posti differenti del nostro cervello e si sa che ogni mente non è mai uguale ad un'altra. Per cui se siete curiosi lasciatevi travolgere da questa musica. Osate!
Per chi lo conoscesse il disco è consigliato anche ai sostenitori dello statunitense Rafael Anton Irisarri. MS

domenica 1 aprile 2018

Presentazione ufficiale libro ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013

PRIMA PRESENTAZIONE UFFICIALE:

SABATO 14 APRILE ore 16.30 presso la BIBLIOTECA MULTIMEDIALE "Romualdo Sassi" a FABRIANO (AN) si terrà la presentazione ufficiale del libro di Massimo "Max" Salari: 

ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013
(Arcana)


Grazie a : Biblioteca multimediale "R.Sassi" Fabriano, Comune di Fabriano, RADIO GOLD, FABRIANO PRO MUSICA e ROCK & WORDS

“Il rock progressivo Italiano ha vissuto anni di intenso splendore, soprattutto lungo gli anni Settanta del secolo scorso. Molti i gruppi che ne hanno decretato l’altissimo livello espressivo, come PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Orme, Area. Stranamente, però, tutti gli osservatori e gli storici concordano nel sancirne la fine nel 1980, anno fatidico in cui tutte le spinte di quella meravigliosa stagione sembrerebbero essersi definitivamente sopite. Massimo Salari, invece, ha un’opinione molto diversa, e prova a dimostrare il contrario in questo sontuoso studio, nel quale traccia un percorso che parte proprio dalla fine degli anni Settanta per giungere ai nostri giorni, in una narrazione unica nel panorama musicale italiano”.


Autore:
 MASSIMO "Max" SALARI



Inizia come collezionista di vinili e successivamente di cd, sin dagli otto anni di età.
Ha scritto su riviste musicali come Andromeda di Gianni Della Cioppa, Rock Hard e Flash. Oggi collabora con Flash Forwards e Rock Impressions oltre che avere un blog dal titolo NONSOLO PROGROCK. Ha condotto programmi radiofonici sul Rock a RADIO GOLD (Fabriano).
Realizza conferenze sulla storia del Rock con il progetto ROCK & WORDS ed è socio fondatore di FABRIANO PRO MUSICA.
Assieme alla band storica SKYLINE è per i teatri a narrare e suonare la storia del Rock a partire dal Blues degli anni ’30 ad oggi.

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Pagina web del Libro: https://www.facebook.com/rockprogressivoitaliano19802013/

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Il libro in tre settimane sta ottenendo un grande risultato nazionale ed estero (al momento sesto su bestseller IBS.Libri), qui alcuni dei sostenitori dell'opera: https://www.facebook.com/pg/rockprogressivoitaliano19802013/photos/?tab=album&album_id=1801993246499191