domenica 25 ottobre 2015

ARTE

COSA E' ARTE


Arte, questa sconosciuta?
Cosa è arte e cosa sono indifferenza o offesa, ossia i due estremi delle sensazioni che si percepiscono avanti ad un opera, ad una musica o ad una rappresentazione?
L'Arte giace dentro ognuno di noi ed è direttamente proporzionale alla cultura e all’esperienza di vita caratteriale dell’individuo.
C’è chi ama turbare ed offendere le individualità con stravaganze e provocazioni (vedi Pier Paolo Pasolini) oppure semplicemente accarezzare con poesie. Comporre musica per tutti i gusti, dipingere situazioni, fotografare per cogliere l’infinito atto che sa raccontare cose che in diretta non sappiamo cogliere o vedere, suggerito dalla visione dell’artista dietro la macchina. Una recita drammatica o ilare, un cucito o una scultura…. L’arte è un modo di emozionare più o meno mirato, intento a manifestare il proprio messaggio con la speranza di essere capito e condiviso, anche se non sempre necessariamente.
 "La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla" (David Hume), ed in effetti qui in questa frase si può leggere in parte il significato di Arte. Non tutti abbiamo subìto la stessa educazione, non abbiamo frequentato le stesse scuole e le medesime amicizie, ognuno ha una propria formazione, una propria esperienza di vita ed essa è giudice che contraddistingue ciò che riesce ad emozionare in maniera energica o meno.

Su internet si può leggere  a riguardo del termine “Arte”: L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e "messaggi" soggettivi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.
Nel suo significato più sublime, l'arte è l'espressione estetica dell'interiorità umana. Rispecchia le opinioni dell'artista nell'ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso del suo periodo storico. Alcuni filosofi e studiosi di semantica, invece, sostengono che esista un linguaggio oggettivo che, a prescindere dalle epoche e dagli stili, dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti, tuttavia gli sforzi per dimostrare questa affermazione sono stati finora infruttuosi.

Arte è indifferenza quando riteniamo che essa non sia importante per l’evoluzione della specie, che non porti lavoro e sviluppo.
Arte è offesa quando essa travalica il limite del buon gusto.
Arte è….espressione. Espressione di un momento storico, di un popolo, di una cultura.

Oggi nel 2015 lo stato, le regioni, i comuni eseguono tagli all’Arte, non investendo sui giovani e neppure su chi porta novità ed idee al riguardo, ritenendo evidentemente che questi non portino a sviluppo.


Traetene le conclusioni.

(Max)

venerdì 16 ottobre 2015

La Curva Di Lesmo

LA CURVA DI LESMO – La Curva Di Lesmo
BTF / AMS Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd/lp – 2015


La passione per un genere mai domo come il Progressive Rock italiano, fuoriesce con orgoglio dalle note del nuovo progetto di Fabio Zuffanti, La Curva Di Lesmo. Il noto artista ligure questa volta condivide la propria passione con un altro grande personaggio del genere italiano, il tastierista de La Coscienza Di Zeno, Stefano Agnini.
Il nome del progetto viene scelto da Agnini in omaggio alla prima storia a fumetti (risalente al 1965) in cui appare il personaggio di Valentina di Guido Crepax, non a caso l’artwork del disco (edito anche in formato vinilico) è proprio del grande maestro Guido Crepax.  A molti verranno in mente i Garybaldi, altra formazione italiana Prog anni ’70, proprio per  il personaggio Valentina rappresentato nella cover, ma questo non è solo l’unico punto di congiunzione fra il passato ed il presente Prog di questi musicisti, altro fondamentale tassello è la provenienza: Genova, o per meglio dire…Zena.
Il disco pur essendo composto solamente da tre brani, ovviamente suite, è colmo di ospiti importanti. Ci suonano oltre che elementi della band La Coscienza Di Zeno, Finisterre, Hostsonaten, La Maschera Di Cera, anche  Beatrice Antolini (voce), Claudio Milano (voce), Fabio Gremo (chitarra ne Il Tempio Delle Clessidre), Loris Lombardo (percussioni), Max Manfredi (voce), Edmondo Romano (Flauto anche Eris Pluvia), Claudio Roncone (voce), Luca Scherani (fisarmonica, arrangiamenti archi),  Jenny Sorrenti (voce nei Saint Just), Sylvia Trabucco violino, Matteo Merli (voce), Jutta Taylor Nienhaus  (recitato anche Analogy) e Boris Valle (pianoforte).
L’album è suddiviso in due parti, una femminile con due pezzi interpretati rispettivamente da Beatrice Antolini e da Jenny Sorrenti, e  una “maschile” con le voci di Matteo Merli e Claudio Milano.
Ciò che scaturisce dall’ascolto dei nove minuti di “La Posa Dei Morti” è una sensazione forte. Lo stile al limite del Folk caro a tutti gli artisti che provengono da Genova, avvalora l’impressione di sentire il profumo dei vicoli di Genova, vera e propria scuola a se per  il genere italiano. Fondamentale l’apporto vocale di Beatrice Antolini. Gli artisti danno larga rilevanza alla canzone, Progressive Rock  non prettamente sperimentale dunque, ma orecchiabile e relegato alla propria formula con cambi di tempo ed assolo di godibile essenza. Ovviamente le tastiere ricoprono un ruolo fondamentale, così le belle coralità che si aggirano anche in sottofondo. Potrebbe sembrare musica datata, ma la freschezza della scelta di alcune soluzioni fa correggere il tiro e portare tutto nel canonico stile Rock Progressivo Italiano, che io definirei oggi “senza tempo”.
“L’Isola Delle Lacrime” è un film sonoro, da ascoltare e vedere con la fantasia. Le atmosfere avvolgono e trasportano, le tastiere hanno questo ruolo ammaliante. Tante canzoni in una. Frangenti drammaturgici donano un velo di malinconia al lavoro, esaltati dal gioco del duetto vocale maschile/femminile. Folk che richiama De Andrè, musica e canzoni infuse in un unico calderone emotivo.
La suite più lunga (26 minuti) si intitola “Ho Rischiato Di Vivere” ed è la parte maschile de” La Curva Di Lesmo”. Claudio Milano (in arte Nickelodeon) dona con la sua voce un filo di sperimentazione che si sposa perfettamente con l’enfasi delle tastiere di Agnini. Un momento davvero suggestivo, una sorta di staffetta fra “schiaffo e bacio”. In generale aleggia malinconia in tutto il disco, dettato anche dalle tematiche liriche, e la mano di Zuffanti nelle composizioni si sente, oramai vero e proprio marchio di fabbrica. Altra sensazione che scaturisce all’ascolto è quella di trovarsi avanti ad un vecchio affresco, dove i suoni ed i colori si infondono in una rappresentazione drammatica. In esso c’è la storia del genere, con tutti i suoi pregi e difetti, e a proposito di difetti, se ne vogliamo cercare uno, probabilmente è la mancanza di un momento prettamente solare, gioviale, ma è anche vero che forse  nel contesto ci avrebbe stonato.

In questo disco c’è Genova, passato e presente, però conoscendo l’artista Zuffanti vi dirò anche …futuro. Spettacolarmente inarrestabile. MS

martedì 13 ottobre 2015

Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013

Sta per uscire per edizioni ARCANA il  libro:
 Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013
Di Massimo "Max" Salari


Una enciclopedia di oltre 500 pagine suddivisa in tre parti:

1 - Descrizione del genere e debutto anno per anno a partire dal 1980. In esso si parla soltanto di chi ha esordito nell'anno relativo.

2- Interviste ai protagonisti: Lucio Lazzaruolo, Cristiano Roversi, Gianni Venturi, Luca Scherani, Mauro Montobbio, Walter Pini, Fabio Zuffanti, Alessandro Serri, Edmondo Romano, Claudio Milano (Nickelodeon), Alessandro Serravalle, William Toson, Nico "Nik" Comoglio, Alessandro Papotto.

3 - Parte enciclopedica in ordine alfabetico con tanto di elementi e suggerimenti al riguardo, compresa discografia in studio dei gruppi. 

Ci sono anche le conclusioni sul significato del termine "Progressive Rock".

Sono esclusi i gruppi storici degli anni '70,comunque descritti, trattati e presi solamente come punto di riferimento.

512 Pagine

A Presto in libreria
e su tutti i canali mediatici


PER CONTATTI: salari.massimo@virgilio.it

mercoledì 7 ottobre 2015

Prog Rock a Radio Gold


NEXT STOP: ROCK
Progressive Rock a Radio Gold con Massimo Magi e Max Salari


Lunedì 12 Ottobre, alle ore 22.00 sulle frequenze di Radio Gold (FM 96.9) o in diretta streaming al seguente link: http://www.radiogold.tv/?page_id=131 la puntata di NEXT STOP: ROCK condotta da Massimo Magi, sarà dedicata interamente al Progressive Rock. 
Con Magi ci sarò anche io a narrare il percorso storico e a consigliare i brani. 

Massimo Magi

   Max Salari e Fabio Zuffanti (foto di Raff Vescovo)

OSPITE NEL "Momento Critico" FABIO ZUFFANTI

Potete interagire con noi scrivendo alla pagina facebook di Next Stop: Rock
 http://www.radiogold.tv/?page_id=131


domenica 4 ottobre 2015

Muore Rodolfo Maltese


CIAO RODOLFO

                   


Periodo agghiacciante per il Banco Del Mutuo Soccorso: È morto la sera del 3 ottobre, a Roma, RODOLFO MALTESE, compositore, musicista, raffinato cultore di jazz ma soprattutto storico membro del Banco Del MutuoSoccorso.
Lo scorso febbraio, la band simbolo del  Progrock Italiano aveva già perduto il suo front man, Francesco Di Giacomo, mentre Vittorio Nocenzi  ha problemi per una emorragia celebrale.

 NONSOLO PROGROCK è vicino alla famiglia Maltese.



giovedì 1 ottobre 2015

Profusion

PROFUSION – Phersu
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music Distribution
Genere: Progressive /Metal Prog
Supporto: cd - 2015


Gli italiani Profusion per il loro terzo album scelgono il colore bianco. L’artwork cartonato che supporta il cd, compreso il libretto dei testi, prevalentemente è di colore bianco e credo pure di averne capito il perché e anche se così non fosse, mi piace crederlo: il bianco è l’insieme dei colori e “Phersu” è analogamente un insieme di stili, che variano dal Rock, Metal, Pop, Fusion e Progressive Rock. La musica dei Profusion in definitiva è bianca.
Tornano dopo il buon “Rewotower” del 2012 con dieci nuove storie da raccontare, ma la più bella a mio avviso è che quando acquistate questo disco, oltre che il piacere di ascoltare buona musica, avrete anche il piacere di donare soldi all’AIMA, organizzazione no-profit che supporta la ricerca contro l’Alzheimer.
La tecnica a disposizione di Vladimer Sichinava (batteria), Gionatan Caradonna (tastiere), Luca Cambi (basso) e Luca Latini (voce) è importante, così come l’intesa che si manifesta già dall’iniziale “Snooze”, canzone con richiami Dream Theater e non solo. Nel viaggio sonoro ci si imbatte spesso in melodie gradevoli e inesorabilmente, visto il genere in questione,  in fantasmagorici cambi di tempo.
Tutto sembra essere apparentemente semplice in “Phersu”, scorrevole e orecchiabile, ma così non è, ogni tanto i Profusion destabilizzano, fuggono dal filone logico del binario “canzone”, per poi deragliare nuovamente e ritornare nelle linee guida. La produzione sonora è cristallina, pulita tanto da distinguere nettamente gli strumenti e così, una volta tanto i tappeti di tastiere non sono così invasivi da sovrastare tutti gli altri strumenti, come spesso accade nel Metal Prog. La voce è pulita, e non cerca di strafare, mentre la sezione ritmica è la forza del gruppo, precisa e ricca di virgole.
Non c’è una suite, non serve necessariamente per risultare Progressive Rock, ci sono canzoni, e frangenti che alla mia memoria fanno tornare emozioni  scaturite nel tempo anche da album come “Metropolis Part 2” del teatro dei sogni. Ci sono quindi molti momenti che mi hanno colpito, il simil-Folk alla Gentle Giant all’inizio di “Forgetful Hero”, la bella voce dell’ospite Anita Rachvelishvill in “Wrinkled Maiden”, oppure la dolcissima “Forbidden”.
Quando un disco si basa su melodie armoniose, è facile centrare l’obbiettivo del piacere all’ascolto.
“Phersu” è dunque un lavoro onesto, maturo e professionale, sotto molteplici punti di vista, tuttavia chi non ama molto lo stile Dream Theater potrebbe avere qualche obbiezione a questa mia critica.
Si, questa musica è bianca! MS



Quantum Fantay

QUANTUM FANTAY – Dancing In Limbo
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music Distribution
Genere: Prog / Space Rock
Supporto: cd – 2015


Resto subito colpito da un particolare quando prendo in mano il sesto album in studio dei belgi Quantum Fantay, nel retro ci sono scritti i titoli dei quattro brani contenuti nell’album, e curiosamente sono tutti della durata di 11 minuti. Ma il singolare è che il primo dura 11.11, il secondo 11.12, il terzo 11.13 e il quarto 11.14, ed il perché mi è sconosciuto. Per non parlare dei titoli: “Nimbo”, “Rimbo”, Cacimbo” e “Limbo”. Ma le sorprese non finiscono qui, lo stile Quantum oramai lo si conosce, Space Rock abbinato al Prog con moltissime altre influenze, però più vanno avanti con gli anni e più riescono a dare sfogo alla loro musica. Ecco allora trip dance, dub, strumentazioni etniche, Progpunk e musica cosmica, non a caso si gode anche della presenza dell’ospite Ed Wynne dei Ozric Tentacles, band evidentemente ispiratrice per i belgi.
Siamo inevitabilmente avanti ad un trip sonoro, un viaggio senza ritorno dove la mente si lascia trasportare dai suoni. Donne danzano nell’artwork  cartonato che accompagna il cd, chi con veli, chi con il fuoco, ed è un immagine emblematica, che ben si sposa all’ascolto.
Pete Mush (synths e programmi), Jaro (Basso, chitarra), Gino Bartolini (batteria e percussioni) e Tom Tas (chitarre), sanno suonare bene questa musica spaziale che si sorregge sopra importanti travi melodici.
In un viaggio prettamente strumentale, importante è il ruolo degli assolo, i strumentisti si alternano in brevi fughe anche se in realtà è l’insieme che viaggia all’unisono.
Musica e colori, ritmi e sensazioni, sono queste le armi vincenti dei Quantum Fantay e loro bene le sanno adoperare, lasciandoci sospesi nel limbo.
Chi segue il Rock Psichedelico sa bene cosa intendo quando descrivo con questi aggettivi, così chi segue il Progressive Rock mi capisce quando dico che le tastiere a volte ricalcano stilemi cari a band inglesi degli anni ’80.
Eppure alla fine, malgrado tutti questi riferimenti il mondo Fantay risulta essere a se, relegato nello spazio arioso della mente sognante di chi ascolta.
“Dancing In Limbo” è un disco che può piacere ad un vasto pubblico, vuoi per i riferimenti dati e anche perché è molto orecchiabile, ruffiano, si sfrega all’ascoltatore come un gatto che vuole mangiare. In definitiva lo consiglio a tutti, non ad un pubblico in particolare, anche se chi è cresciuto ascoltando i primi Porcupine Tree avrà di che godere.

Quantum Fantay è diventato a tutti gli effetti un nome di garanzia e quindi…altro giro altra corsa, alla prossima! MS