martedì 13 giugno 2017

Grandval

GRANDVAL – A Ciel Ouvert…
Autoproduzione
Distribuzione: G.T. Music Distribution
Genere: Crossover Prog
Supporto: cd – 2016





Grandval è un nome al quale si possono attribuire diverse modalità, ad esempio è quello di due paesaggi nella Francia,  Auvergne (uno a Cantal, l'altro a Puy-de-Dôme), oppure il nome di un personaggio della resistenza nella seconda guerra mondiale, oppure semplicemente un gioco di parole usando il nome del lupo "alfa" alla testa del branco, ma quello che musicalmente interessa a noi è che è il nome di un polistrumentista francese dedito a Crossover Prog. Il genere è formato da differenti innesti, per l’appunto si tratta di Progressive, tuttavia  la formula canzone è altamente valorizzata, generalmente vengono evitate logorroiche suite ed  in esso possono convivere generi come la Psichedelia, il Prog Rock, il Jazz e molti altri ancora.
“A Ciel Ouvert ...” parla della natura, degli animali (in particolare dei lupi), della guerra, della follia, dell’amore e delle difficoltà della vita, molte argomentazioni e mai banali. Essendo Grandval francese, nella sua musica si possono estrapolare influenze di gruppi come Ange, Atoll, Lazuli, Mona Lisa, Naos e Nemo su tutti. Fra gli anni ’80 e ’90 il polistrumentista (voce, basso, chitarre acustiche ed elettriche, tastiere, cori, programmazione) ha suonato in differenti gruppi: Keops, Fragile, Taliesyn, Fracture e Street Rats. In questo progetto si coadiuva di musicisti come Steph Honde (chitarre elettriche), Jean-Pierre Louveton (chitarre elettriche), Martial Semonsut (batteria e percussioni), Kevin Serra (chitarre elettriche) e Colin Tench (chitarre elettriche).
L’album è composto da otto tracce, tutte di media  e lunga durata.
Apre “Crevé Les Nuages”, una canzone che punta sulla coralità sostenuta del ritornello e dai lineamenti solari. Il refrain centrale cambia di umore e di ritmo, mirando il tiro appositamente nel Progressive Rock.  “Entendre Les Engoulevents” ha un giro di basso iniziale che ben si incastona con l’intervento delle tastiere, la musica non aggredisce, ma accompagna, prende per mano l’ascoltatore in un giro di benefico relax. Le chitarre si fanno più evidenti e le melodie sono di facili assimilazione. Buono l’uso delle voci che si scontrano a cappella.
La title track è vigorosa, fra chitarra distorta (anche se di poco) e ritmo più presente, per poi passare ad un cantato serafico pur sempre mantenendo la strada intrapresa. Per chi vi scrive uno dei momenti più interessanti dell’intero lavoro, anche perché amo molto gli assolo di chitarra pieni di pathos. La musica di Grandval è ricca di personalità, difficilmente riconducibile ad un modello esplicito e persino a band precise, l’artista ed autore  mostra una cultura notevole ma anche di averla saputa rielaborare a suo modello. Un esempio ne è “Maîtresse éternelle”. Ricerca senza forzature, musica che si lascia ascoltare con piacere.
Il brano più lungo dell’album con i suoi otto minuti si intitola “Aktion T” e qui qualcosa dei King Crimson traspare, così fa capolino una chitarra di Pinkfloydiana memoria e Psichedelia. Davvero una piccola perla. “Jongleur Des 4 Vents” gioca con il pentagramma, fra sperimentazione e giuste melodie, ancora una volta amplificate da giusti assolo di chitarra elettrica. Si apre in acustico “Commento Les Loups Changent Les Rivières” e per chi li dovesse conoscere dico che ci coinvivono sfumature riconducibili agli americani Lands End. Chiude la più breve “Au De Là De Ce Grand Val”.

In sintesi questo disco di Grandval lascia comunque un segno tangibile nell’animo, di sicuro mai prolisso perché il tempo nell’ascolto…è volato, la dice lunga. MS

domenica 11 giugno 2017

Monnalisa

MONNALISA – In Principio
Andromeda Relix
Distribuzione: GT Music
Genere: Hard Prog / Metal Prog
Supporto: cd – 2017


Il sunto fra Hard Rock e Progressive Rock è una scorciatoia per arrivare alle forti emozioni che scaturiscono dalla musica. Il perché è semplice da dire, non necessariamente servono sempre lunghe suite per fare Prog e neppure delle distorsioni estreme per fare dell’Hard Rock  un genere da amare, un equilibrio giusto porta al risultato in breve tempo. Noi in Italia abbiamo diversi rappresentanti sul genere, tuttavia sempre relegato ad un pubblico di nicchia, il quale però dimostra di naufragare dolcemente in quel mare.
Il gruppo veronese Monnalisa si forma alla fine del 2009 con il nome di Monnalisa Smile e dopo cambi di line up, nel 2013 si stabilizza in Monnalisa con i seguenti musicisti: Manuele Pavoni (Basso), Edoardo Pavoni (Batteria), Filippo Romeo (Chitarra) e Giovanni Olivieri (Voce, Tastiera). La musica a cui si ispirano varia dai  Porcupine Tree, Opeth, Rush, Dream Theater ai Queen, Led Zepplin, Deep Purple etc. etc. Si fanno le ossa in sede live e vincono anche il “Tregnago Rock Contest 2015”, premio che permette loro l’anno successivo di aprire il concerto di Pino Scotto.
Il disco è formato da sette tracce, mentre l’accurato artwork è dello stesso Edoardo Pavoni. L’immagine di copertina è affidata a Maddalena Pastore Falghera e la foto interna è di Mario Piemontese. La scelta del cantato è in lingua italiana.
Sin dall’iniziale “Specchio” si denota la cura della formula canzone, l’attenzione per le melodie supportate maestosamente dalle tastiere. Aleggia un profumo di anni ’70 che farà il piacere dei fans di band come Biglietto Per L’Inferno e simili, perché quello che si ascolta in definitiva è Hard Prog. La tecnica dimostrata è buona e mai asfissiante, proprio come già detto per lasciare spazio alle giuste melodie relegate alla formula canzone.

Un giro di basso apre “Il Segreto Dell’Alchimista”, canzone energica e attenta ai passaggi tecnico strumentali che lasciano spazio al cantato vigoroso di Giovanni Olivieri. In questo pezzo si è al limite fra Hard Prog e Metal Prog e si resta incantati dai giri di tastiere per lasciare spazio ad un buon assolo di chitarra. La più breve “Catene Invisibili” mostra la band rodata e difficilmente si resta indifferenti dinanzi al tiro del brano, vi troverete a battere il ritmo a vostra insaputa. Il Prog Rock più vicino al valore del suo termine si approccia in “Infinite Possibilità”, canzone di sette minuti ricca di cambi umorali. Molto gradita dal sottoscritto la strumentale “Oltre”, altra vetrina per le capacità tecniche della band, dove le tastiere ancora una volta accompagnano l’incedere del brano in maniera impeccabile, non nascondo che a tratti mi sono venute in mente le storiche Orme. La chitarra si esibisce in un assolo che di certo non può lasciare indifferenti, mentre la ritmica funziona precisa e senza sbavature. Per i più accorti di voi, noterete il ritmico battito delle mani alla Porcupine Tree. Segue la canzone più lunga dell’album, “Viaggio Di Un Sognatore”, basso iniziale alla Tool e via verso un percorso fra Prog e Metal. Si chiude con “Ricordi”, un brano più sognante, ancora una volta vicino a certi passaggi dei Porcupine Tree per poi passare anche in ambito New Prog, tuttavia la band resta di personalità, e questo è un fatto sia inopinabile che positivo perché dimostra ancora una volta che in Italia abbiamo nuove leve che portano avanti con grande personalità la musica Hard Prog. Complimenti anche all’Andromeda Relix, altra casa discografica molto attenta a questi nuovi fenomeni musicali, ora resta solo a noi saper supportare la nostra buona musica. Bravi Monnalisa. MS

Antonio Giorgio

ANTONIO GIORGIO – Golden Metal: The Quest For The Inner Glory
Andromeda Relix
Distribuzione: GT Music
Genere: Symphonic Power Metal
Supporto: cd – 2017


Antonio Giorgio è un giovane cantante campano, e anche compositore. La passione per il Metal, le tematiche epiche, l’AOR, ed il Progressive Rock, lo portano a concepire un album d’ esordio decisamente ambizioso e dalle forti emozioni. Non spaventi tutto questo insieme di generi, non ne scaturisce un polpettone pesante, bensì un viaggio sonoro denominato dallo stesso artista “Golden Metal”. Giorgio si fa accompagnare in questo lavoro da musicisti provenienti dal modenese con membri delle band Fogalord, Blue Rose e Astral Domine.
L’artwork cartonato e ben realizzato dal grafico e musicista Jahn Carlini dei Great Master, indirizza l’acquirente sulla caratteristica della musica che si va ad approcciare, gli amanti di Virgin Steele,   Kamelot, Angra e Royal Hunt hanno quindi di che godere. La confezione contiene anche un libretto esaustivo nei confronti dei testi scritti da Giorgio stesso e cantati in lingua inglese.
Ci attendono dodici tracce di Symphonic Power Metal raffinato anni ’90 e ’00’ con sprazzi di Prog e molto altro ad iniziare dalla title track “Golden Metal”. Chitarra subito in evidenza ed enfasi già nell’aria, un breve intro per partire immediatamente. Il ritornello ricorda quello di band Metal storiche relegate agli anni ’80 ed è un piacere da cantare a squarciagola. Un arpeggio di chitarra inizia “Lost & Lonely”, inevitabile l’accostamento con i Queensryche più intimisti, grazie anche all’uso della voce di Giorgio. In “The Vision” sono le tastiere dell’organo ad approcciare con maestosità il brano, il quale si articola nel suo procedere in differenti punti del Metal e del sinfonico. Appena quaranta secondi di quiete in un frangente intimo dal titolo “The Calling” che accompagna l’ascolto a “The Voice Of the Prophet Beyond Heaven & Hell ”, per capire che c’è molta carne al fuoco, sicuramente uno dei momenti più alti del disco.
L’Antonio Giorgio più muscoloso esce in “Luminous Demons” anche se la melodia è sempre trattata con rispetto. Si frequentano ambienti sognanti all’inizio di “Keeper Of Truth”, per poi tornare al Metal Gold classico al quale oramai siamo avvezzi. “The Reaper” è un altro dei brani che prediligo, più cadenzato e funereo vista anche la tematica delle liriche, infatti il titolo suggerisce. Segue “Forever We Are One”, e come in un film all’ascolto del brano scorrono nella nostra fantasia immagini fra l’epico e l’onirico. E’ poi la volta della suite “Et In Arcadia Ego” suddivisa in tre momenti. Qui Giorgio mette in mostra tutte le caratteristiche di compositore, relegando l’ascoltatore a spettatore, questo quando la musica dice più di mille parole ed immagini.
Questa lunga cavalcata sonora si chiude con “Alone Again”, canzone tendente alla ballata. Un disco che sicuramente va consigliato a tutti gli amanti di queste tematiche, ma anche a chi per la prima volta si vuole approcciare ad un certo tipo di Metal.
Esiste anche una versione digitale del disco dal nome “Golden Deluxe Edition”, con il cd regolare contenente due bonus track, un intero cd bonus, con ben 12 cover personalizzate di giganti del Metal come Black Sabbath, Queensryche, Dream Theater,Kamelot, Virgin Steele, Bruce Dickinson e Conception ed altre due bonus track scritte da Antonio Giorgio per un totale di 28 brani per quasi 160 minuti!
Che dire, lasciamoci caricare da questa devastante energia! MS


Thunder Godzilla

THUNDER GODZILLA – Thunder Godzilla
Andromeda Relix
Distribuzione: GT music
Genere: Stoner Rock
Supporto: cd – 2017



Troppo spesso si è letto in molte parti, giudizi riguardo al Rock del tipo: “Il Rock è morto”. No, non è così e mai lo sarà, il Rock muta con gli eventi che ci circondano in quanto viatico di protesta dei momenti in cui viviamo. Siamo solo noi relegati ai ricordi, agli avvenimenti piacevoli, che ci incatenano ad un periodo passato, pensando che il mondo musicale fosse finito li e non accettiamo il suo mutare. No, non morirà mai, volenti o nolenti noi. La musica ci comunica emozione, ci unisce, ci parla di noi ed ecco quindi nascere in continuazione attorno ad essa nuove band che credono in questo supporto, io aggiungerei “per fortuna”.
Non esulano da questo ambito i padovani Thunder Godzilla, che si compongono nel recente 2014. Il sound proposto è adrenalinico, fra Stoner, Acid Rock e Psichedelia. La band si esibisce in numerose date live, le quali portano la rodatura a livelli più che ottimali. Oltre sessanta i concerti dal vivo, tanto per far capire come sono oliati i meccanismi interni. Le influenze maggiori dei Thunder Godzilla arrivano da gruppi come Kyuss, Black Sabbath, Sleep, Karma To Burn e molti altri dell’ambito.
Sono un trio composto da Jonny alla batteria, Espo alla chitarra e Marco al basso e voce ed esordiscono con questo album dal titolo omonimo formato da 11 brani per una durata collettiva di 46 minuti di musica.
Si comincia in un ambiente sonoro apocalittico, fra pioggia, oscurità distruzione e spari, il mitologico mostro Godzilla è a suo agio, così il sound della band, crudo e ruvido. “Tokyo Avenger” è degno inizio del disco.
Lo Stoner Rock è questo elettricità a volume alto, entra dentro e sbudella, sporco e rabbioso, con il suo caracollante incedere a volte Doom. Ascoltate “Lie To Me” e ne avrete sunto. D'altronde  Godzilla non corre, avanza lentamente e distrugge dove passa, proprio come il sound della band. Sale il ritmo con “Goliath”, muro di suono alto e avvolgente. Un approccio più consono alla formula canzone giunge con la breve “Fears” per poi tornare al caos e alla vibrazione con “Get Away”. Uno dei pezzi che più ho apprezzato è “Mammoth King”, anche per un approccio compositivo variegato, così “Yoga Fire” e la degna conclusiva “Day Tripper”, contributo ai maestri del Rock provenienti da Liverpool, i Beatles.
La tecnica mostrata dai tre componenti è quella che serve a tenere alto il nome del genere, lineare e senza strafare, così buona all’uopo anche la voce di Marco.
Un buon esordio, un Rock che arriva dentro e che mostra i muscoli, tanto da farmi segnare sul taccuino di marcia privato il nome della band. Vi aspetto inesorabilmente  alla prossima. MS