Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

giovedì 26 dicembre 2019

Black Mama


BLACK MAMA – Where The Wild Things Run
Andromeda Relix
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Rock’n Blues
Supporto: cd – 2019


Ritorna il power trio veronese Black Mama dopo il debutto dal titolo omonimo del 2013. Nicolò Carozzi (chitarra, voce), Paolo Stellini (basso) e Andrea Marchioretti (batteria) a distanza di sei anni hanno nuove storie da raccontare, sempre per l’Andromeda Relix, casa discografica attenta ai fenomeni locali di Rock, Prog ed Heavy Metal in senso generale.
Il disco si intitola “Where The Wild Things Run”  e si presenta in confezione cartonata con nove canzoni proposte per una durata di circa quaranta minuti.
E’ quantomeno incoraggiante quasi nel 2020 ritrovare musicisti che propongono ancora un Rock dalle basi Blues, un genere che in Italia non è che raccolga molti proseliti in quanto si è piuttosto distratti da sirene esterofile e dedite a generi più commerciali in senso di ascolti e click su store mediatici di file (una volta si parlava di vendite di dischi).
Chi ha nel cuore incastonata indelebilmente l’energia di band come ZZ Top o The Allman Brothers sa bene a cosa mi riferisco, il Blues rozzo che ti entra dentro, che scava e lascia un segno. Tanta roba, e la musica è soprattutto questo!
I Black Mama  si presentano con “Feelin’Allright” e con tanta polvere da sparo in corpo, sembrano giocare con il Rock, la chitarra sa destreggiarsi con sapienza e concretezza, la ritmica i 4/4 senza sbavature accompagna. Quasi tre minuti volati in un secondo, solo il tempo per immergersi nel sound dei fasti che furono, anche se io penso che questa musica non resta relegata al tempo in se per se, ma è come il jeans, non passa mai di moda.
La title track ci getta con i panni e tutto negli anni ’70, un bagno nel Rock americano che tanto sa supportare l’umore di chi ascolta lasciandolo spesso in un limbo di felicità libera da ogni costrizione esterna. Potere della musica anche nel 2019. La voce di Carozzi senza strafare ben si amalgama alla portata sonora
Il ritmo sale con “Tell My Mama”, i riff quando sono azzeccati lasciano il segno, lo sanno sia i ZZ Top che i Black Mama, qui uniti sotto la bandiera della musica Rock. “Come On, Come On, Come On” si staglia nella mente dell’ascoltatore fra il Rock e gli AC/DC, un luogo dove spesso il Rocker lascia anche parte del proprio cuore. C’è poco da fare.
Il brano più impegnativo e lungo dell’album con i suoi abbondanti sei minuti si intitola “Hands Full Of Nothing But The Blues”, qui c’è la storia del genere, con richiami ai Led Zeppelin delle ballate Blues, un brano che lascia il sapore del tabacco in bocca. La parte strumentale centrale mi ha rapito “anima e core”, irresistibilmente. Basta tanto poco per emozionare. Finita qui? No, l’adrenalina sale ulteriormente in “I Got A Woman”, gli anni ’60 a cavallo dei ’70 sono nelle corde della chitarra dal sentore Hendrixiano. A seguire un'altra spallata, “Red Dressed Devil”, i Black Mama non cedono di un passo. Polverosa “Shining Rust” perché il Rock racconta anche storie di strada, uno scampolo di vita  dove l’aria in faccia ci colpisce  in auto ad alta velocità con la musica a palla. L’album si chiude con “Icarus”, altri cinque minuti di lezioni storiche.
C’è poco da fare, neppure stare qui ad elargire troppe parole, non servono, come la musica dei Black Mama basta essere sintetici e diretti, poi chi vuol capire…. MS

martedì 24 dicembre 2019

Auguri

AUGURI A TUTTI


Vi auguro un Buon Natale pieno di serenità e un 2020 di grandi soddisfazioni. 
Auguri a tutti voi e accompagnatevi con tanta buona musica.


domenica 15 dicembre 2019

Flaming Row


FLAMING ROW – The Pure Shine
Progressive Promotion Records
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2cd – 2019


Si resta sempre affascinati Avanti ad un opera Rock, sia essa pretenziosa o meno. Realizzare certi lavori necessita di competenze e di buone argomentazioni, altrimenti si rischia di andare a fare una magra figura. Il risultato potrebbe essere ridondante, oppure noioso, questo lo si è potuto constatare nel tempo in numerosi casi analoghi.
I tedeschi Flaming Row di Martin Schnella (voce, chitarre) e Melanie Mau (voce) ritornano con questo concept dopo i buoni “Elinoire” (2011 Progressive Promotion Records), e “Mirage - A Portrayal Of Figures” (2014 – Progressive Promotion Records). Sono dunque passati quasi sei anni dall’ultimo lavoro e l’esperienza è accresciuta grazie anche ai dischi solisti dei componenti.  Il gruppo è composto oltre che dai citati, anche da Niklas Kahl (batteria) e Marek Arnold (tastiere). L’argomento a cui l’opera si ispira è tratto dalla serie dei romanzi “La Torre Nera” di Stephen King. Con loro si alternano numerosi special guest, oltre che la presenza delle orchestrazioni dirette da Eric e Nathan Brenton (Neal Morse Band), li andremo a conoscere nel corso dell’opera. Essa si suddivide in sei parti, a loro volta in altre più brevi. Il cartonato che come tradizione di ogni prodotto Progressive Promotion Records custodisce i dischi, contiene un libretto con i testi delle canzoni oltre che di tutte le informazioni necessarie anche sui musicisti che suonano in ogni singola canzone.
Il concept si apre con “A Tower In The Clouds”, e alla batteria Jimmy Keegan (ex Spock’s Beard). L’orchestra ci conduce in questo magico mondo della fantasia noir di King, una melodia gradevole e calma ci prende per mano nell’addentrarci per poi aprirsi in maniera epica. Il narrato ed il cantato sono in lingua inglese. La componente Prog si presenta immediatamente  in maniera efficace nel canto a cappella di scuola Gentle Giant a chiudere il brano.
“The Last Living Member” trova Lars Lehmann (Iontach) al basso, Johan Hallgren (Pain Of Salvation), Glynn Morgan (Threshold), Alexander Weyland (Traumhaus) e Mathias Ruck alle voci, oltre che a Melanie Mau. Gli undici minuti del brano rinchiudono cinematograficamente tutte le combinazioni che possono dare alla mente immagini durante l’ascolto, a partire dal momento epico a quello più introspettivo. Progressive dalle caratteristiche vigorose.
Il terzo brano contiene in se anche componenti Folk, un quarto d’ora di musica immaginaria, ad iniziare dagli arpeggi della chitarra ai frangenti onirici in stile Mike Oldfield. Fughe al confine del Metal Prog con l’incredibile batteria di Jimmy Keegan e poi whistle, violino, violoncello e tutta l’orchestra a seguire. Il paradiso per un Prog fans. Schnella alterna la chitarra acustica a quella elettrica, disegnando sempre assolo gradevoli. La prova vocale di Mau è come sempre impeccabile e priva di sbavature.
Adiacente giunge “The Sorcerer”, la suite più lunga dell’album con i suoi quasi diciotto minuti di musica. Flaming Row sono in una sorta di universo Ayreon, dove i confini degli stili spesso è sottile. Nei brani “The Final Attempt” e “The Gunslinger’s Creed” al basso c’è Dave Meros dei Spock’s Beard. Il primo è un piccolo gioiello Prog fra ballata, Folk Rock, King Crimson e Gentle Giant, il secondo in quindici minuti riassume un poco tutto il contesto raccontato.
Il disco esce in versione 2 cd, perché nel secondo si può ascoltare il tutto in versione strumentale, senza voci.
La scommessa dei Flaming Row è vinta, non banalità ma ricercatezza, anche nei suoni puliti e ben distinti. Un insieme che racconta non soltanto la serie della Torre Nera, ma anche un lungo tragitto del Progressive Rock, palesando una cultura dei componenti davvero elevata, i nomi che ci hanno lavorato poi vi fanno la spia. Da avere. MS


venerdì 13 dicembre 2019

Metal Progressive Italiano vince il premio MACCHINA DA SCRIVERE 2019

PREMIO MACCHINA DA SCRIVERE 2019




Il mio libro METAL PROGRESSIVE ITALIANO vince il premio "Macchina Da Scrivere 2019" nella categoria "Migliore Enciclopedia Dell'anno". Ringrazio Giulio Tedeschi, la Toast Records e tutti coloro che hanno notato il mio ultimo lavoro e lo hanno acquistato. Onorato.


domenica 8 dicembre 2019

Musicalnews.com Intervista a Massimo Salari

INTERVISTA A Massimo Salari
Di Gianni Della Cioppa



Comunico il nuovo link dell'intervista fatta al sottoscritto da Gianni Della Cioppa per MUSICAL NEWS: 






Blade Cisco


BLADE CISCO – Edge Of The Blade
Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group
Atomic Stuff Prodotion
Genere: AOR / Melodic Rock
Supporto: cd – 2019


Nostalgia del buon vecchio AOR? Niente paura, oggi abbiamo chi lo rappresenta degnamente anche nella nostra nazione, i Blade Cisco.
Si formano fra Reggio Emilia e Mantova nel 2007, fra amanti di gruppi come Journey, Foreigner, Night Ranger, Styx, Magnum, Def Leppard e FM, fra i migliori del genere.
In questo debutto ufficiale, la band è formata da Andrea “Zanna” Zanini (voce, tastiere), Valerio “Valle” Franchi (voce, chitarra), Daniele “Daniel” Carra (chitarra), Cesare “Cece” Fioriti (basso) e Umberto “Gali” Gialdi (batteria).
Il prodotto finale contiene undici canzoni per una durata totale di circa cinquantadue minuti di musica. Il cd è accompagnato da un libretto contenente foto degli artisti, i testi dei brani e le info, compreso un liner di note introduttive scritte da Viri AOR. L’artwork è ad opera di Aeglos Art (Wheels Of Fire, Raintimes, Michael Kratz, Alchemy, Firmo). Il suono è pulito e ben equilibrato, così gli strumenti ben separati fra di loro, donando all’insieme un ascolto di profondità.
Melodie ariose aprono “Memories”, decisamente il pezzo hit del disco che potrete vedere in video su You Tube oltre che qui a fondo recensione. Energia in abbigliamento elegante nella successiva “Anything (Whithout Your Music)”, supportata da un bel solo di chitarra, così la successiva “Foojin’ Myself”. Le influenze Journey, Foreigner e Night Ranger sono ben assimilate e riproposte con buona personalità grazie anche ad un solo di tastiere di Zanini. “Rain Over Me” rallenta il ritmo ed è una canzone più arrangiata in un intro quasi psichedelico e Prog. La cultura musicale dei musicisti in analisi traspare nelle composizioni. La prova vocale è in senso generale ottima  sia nel cambio delle voci che nel dosare le tonalità, mai un passo più lungo della gamba, badando al sentimento e alla modulazione piuttosto che rischiare vette improponibili e sinceramente non sempre attinenti ai brani. Questo è un modo di operare da veterani, non da esordienti, eppure la band ad oggi si presenta al pubblico con questo lavoro!
“Life Is A Lottery” mi riporta agli ’80, un mix fresco e pulito fra AOR e Neo Prog, così la successiva “Edge Of The Blade”, ma non voglio togliere nulla alla scoperta del vostro ascolto, per cui mi fermo qui, anche perché le coordinate ci sono tutte per una adeguata navigazione all’interno di questo debutto.
Una speciale versione personalizzata è stata creata appositamente Outward Styles in una limitatissima tiratura di sole 30 copie, e sarà disponibile su shop online dell’etichetta Rock Temple.
Personalmente questa musica mi mette molta allegria e mi ricarica positivamente, ed ha una capacità rispetto ad altre di non poco conto, quella di poterla ascoltare anche distrattamente e come sottofondo ad altre faccende, come ad esempio il guidare. Sappiate che vi ritroverete a battere il ritmo in maniera incondizionata oppure  a volteggiare con una chitarra invisibile fra le mani. Poteri della buona musica. MS

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Saints Trade


SAINTS TRADE – Time To Be Heroes
Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group
Atomic Stuff Prodotion
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2019



Passano gli anni, si susseguono le mode, si dedica meno tempo agli ascolti per superficiali toccate e fughe su vari You Tube, Spotify etc, ma il buon vecchio Hard Rock non cede un passo. I nuovi proseliti percorrono i vecchi sentieri con maestria e dedizione, rispettando sempre le sacre impronte lasciate del genere, anche in Italia. Il nostro sottobosco Hard Rock di tanto in tanto ci presenta una nuova boccata di ossigeno, questa volta a portarcela sono gli emiliani Saints Trade.
Si formano a Bologna nel 2009 ed hanno una buona attività live nel tempo, sino a protrarli  nel novembre del 2011 ad aprire per la band Ten al Fleetwoodstock Festival di Fleetwood (Lancashire-UK). L’anno successivo registrano il primo ep intitolato “A Matter Of Dreams” (2012 - autoproduzione). Nel 2014  i Saints Trade e Roberto Priori tornano in studio per registrare “Robbed In Paradise” per arrivare ai giorni nostri con la formazione a trio composta da Santi Libra (voce), Claus (chitarra) e Andrea Sangermano (basso).
“Time To Be Heroes” è l’ultima fatica in studio, composta da undici tracce e un buon artwork ad opera di Antonella “Aeglos Art” Astori, esaustivo di testi ed info oltre che di foto.
Durante le registrazioni si avvalgono di special guest, Pier Mazzini (voce, tastiere), Giacomo Calabria (batteria), Roberto Priori (chitarra) e Eleonora Mazzotti (voce). I cori sono affidati a Sara Bucci, Laura Gambetti, Jessica Nanni, Igor Piattesi, Matteo Mazza e Pier Mazzini, i The Voices Of Heroes.
Le chiacchiere vanno subito a zero sin da “Livin’ To Rock”, nomen omen. Il velo di AOR che lo accompagna dona al brano quella spinta commerciale che lo rende un hit da cantare ad alta voce soprattutto in sede live. Importante il solo di chitarra che spezza l’ascolto, come la scuola Hard Rock  insegna ed i Saints Trade lo sanno. Un mix fra Quiet Riot e Twisted Sister, lo dico per i più ferrati di voi sull’argomento. Gli anni ’80 si stagliano ancora una volta avanti ai nostri occhi evocati da “Night Children” mentre le canzoni si aggirano tutte attorno ai cinque minuti l’una.
Il ritmo sale ancora con “Destiny”, brano accompagnato da buone coralità e tastiere quasi in stile Neo Prog. Più cadenzata “Higher” con duetto vocale e la bella voce di Eleonora Mazzotti.
Non può mancare certamente il classico lento, qui intitolato ”Two As One”. Tutte le canzoni si mantengono sullo stile descritto e un buon livello tecnico e melodico, solo una menzione a parte per la conclusiva e più ricercata ”Middle Of Nowhere”, davvero degno finale per un buon disco.
Questa volta mi rivolgo ai più giovani (se ci sono a leggere recensioni), se volete avere un idea di cosa è l’Hard Rock ancora oggi, provate ad ascoltare “Time To Be Heroes”, ma anche comperarlo, altrimenti la musica a breve non la suonerà più nessuno se non per approssimativo ed improvvisato passatempo. MS


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venerdì 6 dicembre 2019

I Sambene Cantano De Andrè


I SAMBENE CANTANO DE ANDRE’ – Signori Distratti, Blasfemi e Spose Bambine
IRD International Record Distribution
Genere: Folk – Cantautore
Supporto: cd 2019


Ritornano i Sambene di Marco Sonaglia ad un anno dall’ottimo “Sentieri Partigiani – Tra Marche E Memoria” e lo fanno omaggiando una delle firme cantautorali più importanti del panorama italiano di sempre: Fabrizio De Andrè.
Un ricordo voluto e creato grazie all’Accademia dei Cantautori di Recanati con Lucia Brandoni alla direzione per i vent’anni dalla scomparsa del cantautore ligure. Bene si sposano le opere di Faber con l’operato Folk dei Sambene, incentrato su sonorità acustiche e semplici assieme alle voci di Marco Sonaglia (chitarra), Roberta Sforza e Veronica Vivani.
Bella l’edizione cartonata con cui si presenta il lavoro, con un artwork curato da Luca Massaccesi ricco di descrizioni, testi e un intro ad opera di Alessio Lega, cantautore e studioso di canzone d’autore. Lega fa una disamina che sottolinea la tendenza delle persone a salire sul carro del vincitore perché fa consenso, anche se poi nella realtà i comportamenti delle stesse sono distanti dai concetti esposti da De Andrè. Parlare bene di Faber fa semplicemente cultura e attitudine, come dargli torto?
I Sambene portano avanti con grande rispetto il tributo all’uomo anarchico e attento osservatore dei fatti oltre che narratore perspicace e lo fanno suddividendo il cd in tre parti, la prima incentrata sull’amore, la seconda sulla spiritualità e la terza su tematiche sociali e politiche. Quello che ne scaturisce è uno spaccato della vita del cantautore, ma anche un prezioso bagaglio culturale che fa parte della nostra vita quotidiana, perché molti dei brani proposti sono oramai beni comuni della cultura cantautorale italiana.
Durante questo lungo viaggio i Sambene si coadiuvano di special guest, Emanuele Storti (fisarmonica), Claudio Merico (violino), Alessandro D’Alessandro (organetto), Lucia Brandoni (pianoforte Hammond), Federico Governatori (percussioni) e due membri dei Modena City Ramblers, Franco D’Aniello (flauto) e Luciano “Lucio” Gaetani (bouzouki).
La prima parte dedicata all’amore è composta da classici come “Canzone Dell’Amore Perduto”, “La Ballata Dell’Amore Cieco”, “Hotel Supramonte” e “Dolcenera”, la seconda sulla spiritualità  da “Spiritual”, L’Infanzia Di Maria”, “Un Blasfemo” e “Il Testamento Di Tito”, chiudono le tematiche politiche e sociali con “Canto Del Servo Pastore”, “Un Giudice”, “Nella Mia Ora Di Libertà” e “Khorakhanè”.
Sin da “Canzone Dell’Amore Perduto” si evince tutto il rispetto e l’amore dei Sambene verso l’autore, le voci di Veronica e Roberta donano dolcezza ad uno dei brani più melodici di De Andrè, aumentando l’estasi ed il calore. Un pezzo malinconico e delicatamente bello come un fiore.
Ne “La Ballata Dell’Amore Cieco” la fisarmonica è suonata da Emanuele Storti e resta difficile rimanere all’ascolto senza cantare assieme ai Sambene, perchè il ritornello è un classico della canzone italiana. Il suono essenziale è perfetto viatico per una riuscita Folk più concentrata sui testi importanti che nella musica, come se non si volesse distrare l’ascoltatore dal senso delle parole.
Marco Sonaglia è perfetto menestrello alla chitarra, sempre delicato e intenso, come in “Hotel Supramonte”, uno dei miei pezzi preferiti di De Andrè,  scritto dopo il rapimento subìto in Sardegna assieme alla moglie Dori Ghezzi. La voce calda di Marco dona ancor più intensità all’insieme, inevitabili i brividi. “Dolcenera” è un brano difficile, pieno di insidie  ma tutto viene eseguito con estrema pulizia.
“Spiritual” gode del piano Hammond di Lucia Brandoni ed è ricolmo di coralità e battiti di mani ad accompagnare, il risultato è una sorta di canto Gospel.
In “L’Infanzia Di Maria”, è da apprezzare l’arrangiamento e il fatto di non voler fare il verso alla voce dell’originale, Sonaglia canta con stile personale e anche questo è un elemento di non poco conto.
“Un Blasfemo” risulta soave nella voce di Roberta Sforza e questo evidenzia ancora una volta in più le taglienti le parole del testo. Un capolavoro come “Il Testamento Di Tito” viene trattato con i guanti assieme a Federico Governatori, Franco D’Aniello e Luciano “Lucio” Gaetani.
Il terzo step dei brani si apre con “Canto Del Servo Pastore” tratto dall’album “Fabrizio De Andrè” del 1981. Narra della storia di una persona sola che non conosce le proprie origini e che si lascia adottare dalla natura. Ancora una volta funziona il cantato in voce maschile e femminile, i Sambene donano luce e grazia alle melodie delicate ed il tin whistle di Franco D’Aniello ne è ciliegina. Un grande classico “Un Giudice” accompagnato dalla fisarmonica e l’atmosfera si fa subito “Chansonnier”. “Nella Mia Ora Di Libertà” del 1973 tratta da quel capolavoro intitolato “Storia Di Un Impiegato” si parla di guerra e ritorna Marco Sonaglia alla voce accompagnato dalla sua chitarra, la fisarmonica ed il violino. Si parla di prigionia e del fatto che almeno li si è tutti uguali, “L’impiegato scopre un nuovo modo di concepire la vita e la realtà della parola «collettivo» e della parola «potere»” (De Andrè). A seguire “Khorakhanè”, dove si parla di Rom mussulmani del nord Kosovo mentre l’album si chiude con un brano “neutrale”, “Girotondo” del 1968 tratto da “Tutti Morimmo A Stento” con il coro dei bambini Ars Live.
Non è semplice cantare il mondo di Fabrizio, serve coraggio, si rischia di cozzare su molteplici parametri che nella semplicità della stesura delle canzoni sembrano ingannevolmente assenti. Trappola della difficoltà celate nella semplicità, solo come Faber sapeva congiungere con manifesta maestria. I Sambene lo sanno. MS

mercoledì 4 dicembre 2019

Se Mai Qualcuno Capirà Rino Gaetano


SE MAI QUALCUNO CAPIRA’ RINO GAETANO – Freddie Del Curatolo
Arcana
2019

Il cantautorato italiano negli anni ’70 gode del massimo fulgore, fra artisti più o meno impegnati anche nella politica o nel sociale. Di tendenza molti sono relegati alla fascia sinistra del pensiero, tuttavia ci sono anche coloro che non amano sentirsi avvinghiati ad uno specifico movimento, e autori come Gaber, Jannacci, De Andrè e appunto Rino Gaetano sono li a dimostrarlo con la loro ficcante ironia.
Rino Gaetano nasce a Crotone il 29 ottobre 1950 e muore il 2 giugno 1981, in quella maledetta sera sulla via Nomentana a Roma dopo una serata passata con gli amici a giocare a carte e bere. Il frontale con un camion gli è fatale, proprio come è capitato al suo collega Fred Buscaglione. Il suo modo sgraziato, graffiante ed irriverente è frutto di una personalità spiccata, ma anche di una timidezza mai ostentata più di tanto che lo porta anche verso il bicchiere. Gaetano ci racconta nelle canzoni uno spaccato italico davvero attuale, mettendo in evidenza i nostri problemi sociali, di malcostume e politici. Quello che sorprende è che l’italiano da allora poco è cambiato nel modo di fare, cambiano i tempi, le tecnologie, ma la mentalità resta sempre quella del cane che abbaia. L’intelligenza del cantautore si evince anche dalle composizioni semplici da cantare, martellanti, quasi come in un loop, basti pensare a “Nuntereggae Più”, “Mio Fratello E’ Figlio Unico”, “Aida”, “Gianna”, “Ma Il Cielo E’ Sempre Più Blu” e moltissime altre. Questo modo di fare rende il testo maggiormente marcato, ancora più semplice da decriptare essendo l’ascoltatore poco distratto dalla musica.
Serve un libro per raccontare in dettaglio chi è Rino Gaetano, il personaggio difficile ed inquieto che non ama neppure il music business e per questo ci pensa Freddie Del Curatolo, musicologo, giornalista e a sua volta cantautore. Si può leggere nella sua biografia: “Nato a Milano nel 1968, ha pubblicato libri musicali, romanzi, vademecum ironici e due album (“Nel Regno Degli Animali” del 2004 selezionato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco, ed “Esilio Volontario” del 2015). Dal 2005 vive a Malindi, dove dirige Malindikenya.net, il portale degli italiani in Kenya.”.
L’autore nel percorso del libro parla da fans sfegatato, in ogni riga traspare l’amore per il personaggio Gaetano, questo è evidente, fra riflessioni, approfondimenti ed aneddoti.
I capitoli sono dieci, Prologo, Chi E’ Rino Gaetano, Rino E Il Meridione, Gaetano E Il Sogno Del Teatro, Un Eredità Infinita Ma Nessun Erede, Epilogo, Discografia, Bibliografia e Brani Citati e Colonna Sonora.
Chi sono gli eredi oggi di Rino Gaetano? Si tentano risposte, forse un Daniele Silvestri, tuttavia io non riesco ad inquadrare nessuno perché il suo modo di essere un Petrolini della canzone italiana è davvero unico, ma è altrettanto vero che oggi sono cambiati i contesti sociali.
La musica cambia, l’Europa cambia, il cantautorato è cambiato, Del Curatolo ci interroga chiedendo “Se Mai Qualcuno Capirà Rino Gaetano”, magari si, invece sono gli italiani che proprio ancora non capisco, sempre fermi nel loro modo di fare e questo libro in qualche maniera ha anche il pregio di farmi riflettere su come cambiano e non cambiano le cose, oltre che tenere vivo l’interesse su un personaggio che spero diventi immortale per la storia. Un doppio grazie a Freddie Del Curatolo. MS


martedì 3 dicembre 2019

Guida al Thrash Metal


GUIDA AL THRASH METAL – Giorgio Monaco
Arcana
2018

Giorgio Monaco è medico psichiatra e sin dai tempi dei studi classici si interessa della beat generation per poi avvicinarsi alla controcultura americana degli anni sessanta e alla musica Rock. Successivamente passa al Thrash Metal e tale vademecum è il suo primo libro. Scrive su Metallized.
Questo è quello che possiamo leggere a grandi righe nella bio del libro “Guida Al Thrash Metal”.
Monaco fa un viaggio negli anni e nella storia del genere più estremo del Rock. Hendrix ha portato negli anni ’60 la chitarra elettrica alla distorsione elevata tanto da favorire la nascita dell’Hard Rock, dove gruppi storici come Led Zeppelin e Deep Purple su tutti hanno costruito una importante carriera. Con l’avvento del Punk alla fine degli anni ’70 i giochi si fanno più duri, l’incontro con l’Hard Rock fa scaturire la famosa NWOBHM (New Wave Or British Heavy Metal) con altri gruppi storici come Iron Maiden, Saxon e Motorhead in cattedra.
Il Metal sembra originariamente un genere fine a se stesso, non aperto a contaminazioni, ma tutto questo scopriremo nel tempo non essere assolutamente veritiero, nuove strade lo attendono, nuove contaminazioni e soluzioni. Una fra le tante è il Thrash Metal. La chiave del genere risiede in un suono più speed e grezzo, un Punk Metal ad alta velocità, grazie all’intuito di band come Anthrax, Metallica, Exodus, Voivod, Testament, e moltissime altre ancora. Il termine Thrash sta a significare “battere”, “percuotere” e proprio da questo aneddoto il libro di Monaco parte per il suo lungo viaggio fatto di schede e recensioni.
L’autore consiglia anche una discografia essenziale. Il libro è suddiviso per decenni, gli anni ’80, i ‘90, ed  i 2000.
Una ricerca minuziosa nel campo, senza tralasciare nessun gruppo importante e perfino underground. Gli album recensiti sono oltre 300, le scoperte non mancano e per chi si vuole addentrare anche per la prima volta verso queste sonorità rigide, il libro è una vera e propria “bibbia”. Durante il percorso si incontrano anche piccole deviazioni verso generi più estremi come il Death, ed il Black Metal. Ogni scheda è accompagnata da una copertina del disco.
“Guida Al Thrash Metal” è un libro che non deve mancare in una libreria di un appassionato dell’Heavy Metal in senso generale, magari tenetelo vicino al pc per consultarlo quando avete tempo libero e la voglia di ascoltare nuove scoperte su You Tube o in altri portali a cui tenete,  vedrete che qualche gruppo vi entrerà nel cuore.
Intanto Giorgio Monaco ha scritto la sua seconda opera "Heavy - Dal Blues Del Mississippi al Black Metal Norvegese" sempre per la casa editrice Arcana, ed è ancora un'altra storia. MS

domenica 1 dicembre 2019

Battiato La Voce Del Padrone


BATTIATO LA VOCE DEL PADRONE – Fabio Zuffanti
1945 – 1982: Nascita, ascesa e consacrazione del fenomeno
Arcana
2018

In Italia gli anni ’70 sono stati una fucina di cantautori più o meno impegnati, alcuni classici ed altri maggiormente estrosi e ricercati. Uno dei personaggi particolari che ha fatto discutere per il proprio modo di presentarsi e di compore è il Catanese (Riposto) Franco Battiato. I primi anni della sua carriera sono stati dedicati all’avanguardia, quando il Progressive Rock iniziava anche da noi a proporre musica meno convenzionale. Molte le interviste al personaggio Battiato da parte delle riviste musicali del momento ed anche qualche servizio televisivo passato in RAI, quello che tuttavia è sempre mancato ad oggi è l’approfondimento editoriale. Questa lacuna sulla storia del primo Battiato viene colmata da “Battiato La Voce Del Padrone” ad opera del cantante, compositore, scrittore e presentatore genovese Fabio Zuffanti per la casa editrice Arcana.
L’amore e la preparazione sull’argomento sgorga in ogni riga che si legge, Zuffanti è attento e scrupoloso narratore sennonché devoto alla musica del cantautore siciliano.
Il libro è di 320 pagine e viene suddiviso in quattordici capitoli più la discografia. Il valore aggiunto di questo sforzo editoriale è dato dalla ricerca di aneddoti e di uno spaccato societario davvero importante dove l’Italia giovane attenta alla musica ed alle sue mode viene descritta con attenzione e passione.
Di certo l’argomento trattato non è semplice, come non lo è mai stato Battiato, sempre aperto a nuove soluzioni ed idee, relegato al fatto di essere individuo a se stante, distante dai convenzionali stilemi del momento e dalle mode. Zuffanti intervista anche collaboratori ed amici che hanno supportato la carriera del cantante, riuscendo ad avere spaccati ed aneddoti interessanti, compresi quelli della collaborazione con il violinista Giusto Pio.
La storia narrata è ricolma di dettagli ed approfondimenti, un lavoro davvero maniacale e preciso, dove nulla è lasciato all’approssimazione e questo per un libro biografico di per se è un pregio assoluto. Nella lettura fuoriesce non soltanto il Battiato musicista, ma anche l’uomo, un disegno psicologico del suo essere, portando alla luce in maniera dettagliata la grandezza non scontata del personaggio. Il sottotitolo “1945 – 1982” lascia trapelare la volontà del musicista scrittore genovese di poter proseguire nel tempo altri spaccati di vita del cantautore, anche se  il momento cruciale di Battiato è relegato attorno agli anni ’70, dove la ricerca e l’estro di certo non risultano superficiali.
Descritte anche le strumentazioni del cantautore, passando per primo il periodo elettronico contenete il famoso VCS3, sintetizzatore adoperato nella prima fase della carriera. Importanti anche le discusse copertine dei dischi ad opera della Bla Bla Record, mi riferisco a “Fetus” con fotografato un vero feto appoggiato su della carta dopo effettuato un aborto. Questa spinse molti negozianti a non esporre l'album in vetrina.
Il libro viene aperto da una disamina di Francesco Messina, collaboratore di Franco Battiato.
“Battiato La Voce Del Padrone” è un lavoro accurato dedicato sia ai fans più accaniti del cantautore, che agli amanti e curiosi della musica in senso generale, perché qui fuoriesce uno spaccato davvero interessante non soltanto riguardante l’argomento, ma di un vero e proprio periodo storico.
…E la lacuna viene soppressa. MS

sabato 30 novembre 2019

Anni 70 - Generazione Rock


ANNI 70 GENERAZIONE ROCK  - Giordano Casiraghi
Dai raduni Pop Alle Radio Libere
Arcana Edizioni
2018

Ritorna il libro di Giordano Casiraghi “Anni 70 Generazione Rock” dopo la prima stampa del 2005 per la Edizioni Riuniti, ci pensa l’attenta casa editrice Arcana, sempre in prima linea in Italia per tutto quello che concerne la musica narrata.
Giordano Casiraghi conduce in Radio Montevecchia, organizza rassegne musicali, collabora con differenti riviste di settore e con il quotidiano La Provincia Di Como. Partecipa anche alla stesura dell’Enciclopedia Del Rock: Anni Sessanta e Settanta Italiani (De Agostini – 1989) ed altre ancora. E’ anche coordinatore e promotore della ristampa del catalogo discografico Bla Bla e di alcuni titoli Progressive Rock.
Ottima dunque la scelta di riportare in vigore questo che ritengo uno dei libri più interessanti del panorama Rock italiano. Qui l’autore mette alla luce tutto quello che è stato il panorama Pop Rock nazionale degli anni ’70, analizzandolo minuziosamente dando voce ai protagonisti, riportando alla luce le testimonianze dei Festival Pop dal 1970 al 1979, il settore cartaceo, le radio libere, una discografia consigliata per approfondire il genere in analisi sia italiano che straniero, e per concludere cosa salvare dei settanta.
Un grande volume di 430 pagine accompagnato anche dalle fotografie di Franco Fabbri e Ghigo Agosti.
Dopo l’immancabile introduzione che ci immerge in questo percorso, spiegando su cosa si andrà a parlare e il perché, si comincia con “I Protagonisti”. Casiraghi da voce a molti che hanno suonato e partecipato attivamente alla scena di quegli anni, ed ovviamente stiamo parlando soprattutto del Progressive Rock e del cantautorato più impegnato e libero. Interviste a “Bambi” Fossati (Garybaldi), Eugenio Finardi, Paolo Tofani (Area), Gianni Leone (Il Balletto Di Bronzo), Claudio Rocchi, Francesco Guccini, Claudio Lolli, Patrick Djivas (PFM), Rodolfo Maltese (Banco Del Mutuo Soccorso), Lino Vairetti (Osanna), Patrizio Fariselli (Area), Corrado Rustici (Cervello), Ivan Cattaneo, Franz Di Cioccio (PFM), Marco Ferradini, Pino Scotto (Vanadium) e molti altri ancora. Quello che emerge è uno scenario societario importante, forte, dove l’individuo vuole essere al centro dell’interesse, mentre il giovane va contro il sistema e lo fa vivendo gli eventi in comunità, fra concerti, Festival Pop e ritrovi nelle piazze. L’Underground è vissuto come uno stile di vita e non come moda. Voglia di crescere, utopie e successivamente delusioni. Molto spesso i nostri “Woodstock” vanno a finire in maniera negativa in quanto il politicizzare tutto  non porta a buoni risultati e la controcultura conduce il giovane a contestare ogni cosa, quindi non proprio “pace, amore e musica”, anche se gli intenti iniziali di molti sono positivi. Quello che emerge in senso generale è la voglia di libertà e dello stare assieme.
Molto interessante il paragrafo successivo, con la cronologia dettagliata dei festival Pop dal 1970 al 1979. Ogni evento viene descritto con le date, la città e chi ci ha suonato. Intrigante l’intervista al cantautore Francesco De Gregori dove chiarisce cosa è accaduto durante un suo concerto, raccontando l’invasione di chi non ha voluto pagare il biglietto e quindi il proprio sconcerto che lo ha portato per anni a rimanere fuori delle scene live.
Il terzo capitolo si intitola “La Stampa Giovanile”, qui l’autore ci descrive tutto il cartaceo e intervista i protagonisti. Ecco dunque ritrovare nomi importanti come Ciao 2001, Qui Giovani, Super Sound, Muzak, Gong, Re Nudo e molti altri ancora. Si passa successivamente a “Le Radio Libere”, parlando di Radio Rai, Rai tv, la prima radio libera Radio Alice, Radio Montevecchia ed ancora interviste a Edoardo Fleischner, Enzo Gentile, Ivano Amati e Massimo Villa. Casiraghi mette bene in evidenza l’importanza che hanno avuto questi mass media per i giovani.
Segue la “Discografia Consigliata”, i dischi italiani e stranieri più importanti recensiti dallo stesso autore. Il libro si conclude con quello che ritengo il paragrafo più interessante, ossia “Cosa Salvare Dei Settanta”. Anche in questo caso la lista degli intervistati è lunghissima e ricca di sorprese per quello che concerne il modo di pensare dei singoli protagonisti. Alcuni nomi Francesco Di Giacomo (Banco Del Mutuo Soccorso), Alberto Radius (Formula Tre), Enzo Vita (Il Rovescio Della Medaglia), Arturo Stalteri, Juri Camisasca, Roberto Manfredi e tantissimi altri.
Si tratta anche l’argomento moda e in qualche maniera la politica, un modo di fare luce e allo stesso tempo di mettere ordine agli eventi e su questo “Anni 70 Generazione Rock” ci riesce in pieno.
Il libro è ricchissimo di aneddoti che non sto qui a svelarvi giusto per non togliervi il piacere della scoperta.
Se amate la musica italiana degli anni che furono, non potete esimervi dal leggere questo incredibile vademecum, davvero una chicca imperdibile. MS

mercoledì 27 novembre 2019

Welcome Coffee


WELCOME COFFEE - The Mirror Show
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Supporto: EP – 2017


Sotto il termine Progressive Rock si è scritto oramai di tutto e di più, anche io ne ho approfondito il significato nel mio libro “Rock Progressivo Italiano 1980 – 2013”.  Nell’analisi scaturiscono più scenari, fra radicati suoni del passato e ricerca sonora moderna, non sempre semplice da etichettare. Come potremmo chiamare oggi il genere in evoluzione probabilmente Post Prog, quando le influenze sono molteplici e non tutte relegate ad un determinato filone musicale, tuttavia con uno sguardo rivolto al lontano passato.
La musica dei triestini Welcome Coffee si può incastonare nel Progressive Rock, anche se gli ingredienti moderni (Funky/Rock, elettronica) fanno storcere il naso ai fans più integralisti avvinghiati al sound dei tempi che furono. Ma la musica è musica, etichettarla ha soltanto uno scopo in teoria semplificativo, ossia utile per far capire di cosa si tratta soprattutto a chi legge e non sta ascoltando il disco.
I Welcome Coffee si formano nel 2012 proprio per suonare una musica influenzata da differenti sonorità. Nel 2013 realizzano il loro primo lavoro “Box #2“, un EP di 5 tracce. L’attività live negli anni forgia la band, così il debutto ufficiale avviene nel 2015 con “UnEvEn”, album contenente undici brani. Ma è alla fine di quell’anno che la band conosce uno stop per divergenze musicali salvo poi riformarsi nel 2016.  Stefano Ferrara (bassista e fondatore della band) e Andrea Parlante (tastiere), decidono di portare avanti il progetto cercando gli elementi mancanti, e dopo qualche mese, finisce finalmente la ricerca per completare la formazione con l’ingresso in band di Davide Angiolini (batteria), Andrea “Armando” Scarcia (voce) e Bill Lee Curtis (chitarre).
Anche “The Mirror Show” è formato da cinque canzoni, ad iniziare dalla title track “The Mirror Show”. Il Funk Rock è molto orecchiabile, grazie anche ad un lavoro del basso importante e presente. Il cantato è in inglese e buona è l’interpretazione vocale. Le tastiere ricoprono un ruolo importante se non fondamentale, mentre le chitarre accompagnano il tutto. Canzone decisamente orecchiabile e potenziale hit, tanto che la band ci gira anche un video ufficiale che potrete vedere su You Tube.
“Doppelgänger” è più Prog nell’intento, anche se atmosfere New Wave si addensano sopra le sonorità. Il brano è un tributo alla serie tv americana “Twin Peaks”, ideata da David Lynch, che ritorna sullo schermo dopo ben 25 anni.
Cambio di rotta con la ballata nostalgica Folk-Country “Come Potevo”, ed il cantato in italiano ha le influenze del cantautore Ligabue. L’armonica a bocca dona un tocco vintage che non guasta. Si passa successivamente all’elettronica in “116” (116 secondi e 116 bpm) canzone scritta in collaborazione con Talking Vibes & Gjorgji Bufli. Sembra di ascoltare completamente un'altra band, e ditemi se questo nell’indole non è Progressive!
L’EP si conclude con “Notte Araba”, canzone già presente su “UnEvEn”, riarrangiata specie nelle parti di chitarra.
In questo momento i Welcome Coffee sono in dirittura d’arrivo con il nuovo album che presto vedrà luce nei scaffali dei dischi, nel frattempo ci lasciano con questo assaggio che non fa altro che ammontare le aspettative e la curiosità attorno all’evento. Musica che tocca differenti corde, ascoltare per credere. MS

Sito UFFICIALE: http://www.welcomecoffee.com/

FB: https://www.facebook.com/WelCoffee

TW:  https://twitter.com/WelCoffee


lunedì 25 novembre 2019

Il Giardino Onirico


IL GIARDINO ONIRICO – Apofenia
Open Mind – Lizard Records
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd 2019


Terzo album per Il Giardino Onirico dopo “Perigeo” (2012 – Lizard Records) e “Complesso K – MMXIII” (2013 – Lizard Records). La band formata da Dariush Hakim (tastiere),  Emanuele Telli (tastiere), Stefano Avigliana (chitarre), Ettore Mazzarini (basso) e Massimo Moscatelli (batteria), ritorna con il suo Prog moderno e rispettoso del passato.
Con il passare degli anni l’esperienza accresce, così la capacità compositiva attenta anche ai svolgimenti del presente con riferimenti variegati che possono spaziare dal Neo Prog a quello di Steven Wilson e dei suoi progetti. In questo nuovo album si coadiuvano di importanti partecipazioni, con special guest di spicco, dalle bellissime voci di Alessandro Corvaglia a quelle di Jenny Sorrenti (altro esponente storico della scena, basta ricordare i Saint Just) e Jenna “Sharm” Holdway. David Morucci suona il sax in due brani, mentre Claudio Braccio in uno, e per terminare la lista i Fuori Dal Coro sul brano “Aléthia”.
Il lavoro è formato da sette composizioni, mentre nel libretto interno che accompagna il disco si possono vedere i disegni astratti e fantasiosi realizzati con la grafica di Marco Marini.
Tastiere elettriche iniziano con intrinseca oscurità l’album in un crescendo sonoro che verte verso il caos, stoppato dalla chitarra elettrica. Il Giardino Onirico predilige i brani lunghi, e “Onironauta” apre il disco con i suoi abbondanti dodici minuti, uno strumentale che mette in cattedra la maestosità dei suoni lasciando l’ascoltatore avanti ad un muro sonoro erto e possente. Le ritmiche del basso vanno a cogliere nella discografia Porcupine Tree del periodo “Signify” ed antecedente. La chitarra elettrica va a disegnare linee Psichedeliche determinate e devote alla melodia, portando l’insieme a farsi ascoltare con estremo piacere ed interesse. Malgrado il lungo minutaggio tutto sembra essere durato una manciata di minuti.
Un frenetico pianoforte apre “Scivolosa Simmetria”, esecuzione dove la voce di Corvaglia la fa da padrona. La band cammina come deve camminare, in una intesa invidiabile e rodata. La formula canzone si alterna al Prog in stile Banco Del Mutuo Soccorso per un connubio perfetto. L’assolo di chitarra è ficcante e carico di pathos, proprio come piace al Prog fans, mentre le tastiere sono dovunque.
A seguire “Alétheia” con quasi tredici minuti di musica ricercata ma pur sempre orecchiabile, e qui risiede il segreto de Il Giardino Onirico. Arpeggi richiamano i Marillion, arie spaziali, ritmi delicati sostengono le melodie in una emotività che va in crescendo con il brano stesso. Nella fuga Neo Prog del brano perfetto risulta l’intervento del sax, ma si vola in alto soprattutto durante l’assolo della chitarra elettrica. A metà il brano si spezza cambiando umore e tipologia di armonia, quando subentra il coro di voci tutto prende una forma gigantesca e cinematografica nelle immagini della mente, un fantastico esempio di Progressive Rock moderno.
“Mushin” in dieci minuti tocca differenti tipologie di suoni, dall’elettronica (anche nella ritmica) al Math Rock il tutto passato attraverso la bella voce di Jenny Sorrenti, da restare semplicemente ipnotizzati. Nell’evolversi richiami al genere degli anni ’80. Con “Apogeo” ci sono altri dieci minuti di musica strumentale, sempre affidata alle chitarre sostenute di Avigliana, una stesura ponderata, elegante, al limite della Psichedelia ed il Metal, si ritorna ancora una volta nel territorio di Wilson, ma lo si fa con personalità. E’ proprio un giardino dei sogni.
Ritorna la malleabile voce di Corvaglia in “Un Nodo All’Anima”, altra canzone come “Scivolosa Simmetria”. In essa risiede una stesura compositiva con differenti vie di fuga dal refrain maestro.
Il disco si conclude con la mini suite “Lacrime Di Stelle”, gioiello incastonato nell’olimpo dei migliori brani del 2019.
Personalmente metto “Apofernia” in classifica Prog Italiano fra le migliori dieci uscite dell’anno e con questo vi ho detto tutto. MS