giovedì 31 maggio 2012

Last Warning

LAST WARNING - Throughout Time
My Kingdom Music
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2009




In ambito Prog Metal l’Italia cala l’asso di briscola. I Last Warning sono una band storica nel nostro panorama musicale, formatasi nel 1989 escono con il primo demo nel 1990. Segue due anni dopo “Bloody Dream” e poi i due dischi ufficiali “From The Floor Of The Well” ed “Under A Spell” dell’oramai lontano 2000. La band del cantante Fabio Del Sal è più in forma che mai, malgrado siano passati quasi nove anni dall’ultima release, l’esperienza e la professionalità non sono messe in discussione.
Chi ama i Queensryche con un cantato alla Geoff Tate, qui troverà la gioia per i timpani.
Gianluca Venier stende tappeti tastieristici sui quali i brani ben si sviluppano, sia grazie all’ottima coppia ritmica formata da Ivan Moni Bidin (batteria) e Stefano Venuto (basso), sia grazie al lavoro delle sciabole elettriche di Antonio Pin ed Andrea Ferrara.
“Madness”apre il discorso mettendo in tavola tutti gli ingredienti per una buona riuscita. La successiva “Secret”, sempre molto vicina alla band di Seattle, ci conferma la compattezza e la professionalità di questa rodata band. Ottimi gli assolo, sia di tastiere che di chitarre, ma la vera rivelazione risiede nell’intelligenza del songwriting, i Last Warning sanno bene quando un assolo non deve essere prolisso e quando un refrain deve sopraggiungere.
“It Slowly Dries My Tears” è una ballata orecchiabile, dove le tastiere donano un velo di goticità che non guasta. Diciamo che “Throughout Time” è un classico disco di Prog Metal, ma attenzione, non quello sperimentale per intenderci alla Tool, Pain Of Salvation od Opeth, bensì ricalca stilemi classici, quelli che hanno dato i natali al genere. Detto questo godiamoci le arie sostenute dalla stupenda voce di Fabio in “Bloody Dream” e al diavolo le parole. Non serve essere per forza innovatori per far godere l’ascoltatore, cuore e tecnica spesso e volentieri hanno ragione di elevare un prodotto all’ennesima potenza. E’ il caso dei Last Warning, maestri nel saper esporre al meglio tutte le caratteristiche di un genere datato, ma solo per modo di dire. Incantati dal piano di “For A Liftime” ci destiamo solamente all’ingresso delle chitarre e della ritmica ed avanti a noi si stagliano paesaggi sonori di cristallina bellezza. “Only Silence” è uno dei miei preferiti, tuttavia questo è solo questione di gusto personale. La mia preferita in assoluto si intitola “In The Flood”, dove Fabio duetta con Laura Ivan, una voce eccellente, ospite nel disco. Otto minuti di emozioni pure, confezionate (come l’artwork) in maniera impeccabile. Nel mio promo c’è anche una bonus track dal titolo “Cry Out”, dove la band pesta sugli strumenti a dovere ed espone al meglio il proprio credo.
In conclusione con “Throughout Time” siamo al cospetto di un disco onesto, il quale non passerà alla storia come un classico del genere, ma che sicuramente vale il prezzo del biglietto. Bentornati Last Warning. MS

martedì 29 maggio 2012

CORDOGLIO

NONSOLO PROGROCK è vicino alle famiglie colpite dal terremoto e a tutti coloro che stanno vivendo questa tragedia. L'Emilia è terra di persone meravigliose che ci fanno sentire orgogliosi di essere Italiani.
FORZA EMILIA

Marillion

MARILLION - Script For a Jester's Tear
EMI

Distribuzione italiana: si
Genere: New Prog
Support: Lp - 1983




Nella fine degli anni ’70, il fans del Rock Progressivo è disperato ed in un certo qualmodo emarginato. Il Punk e la Discomusic prendono il sopravvento perché la gente è stanca delle lunghe suite e dei tecnicismi strumentali esasperanti. Scema l’interesse attorno a questo fenomeno, di conseguenza spariscono band e dischi, esclusi i grandi nomi del genere che intelligentemente hanno saputo adattarsi ai tempi, virando verso un suono più commerciale (vedi genesis, Pink Floyd, Yes, Jethro Tull e molti altri).
Non ci sono più negli scaffali dei negozi le copertine colorate e particolareggiate che hanno fatto sognare una generazione e che sono state il segno di riconoscimento di questo stile musicale. Tutto si è semplificato, così i fans del Prog passano il loro tempo a riascoltarsi in disparte i capolavori del passato. Circa cinque anni di Purgatorio, fino a che un bel giorno, nello stesso scaffale di dischi, compare una copertina che fa immediatamente incuriosire e pensare. Il logo, stile anni ’70, dice Marillion, strano… non conosco questa band, possibile che sia un disco di oggi? Non c’è certezza che sia Prog, ma guardando attentamente la cover gatefold, dietro appoggiato nel pavimento, ci sono rappresentati dei dischi, fra i quali riconosco “A Saucerful Of Secrets” dei Pink Floyd. E’ il via libera per procedere immediatamente all’ascolto. Sorpresa, non sono i Pink Floyd a capeggiare fra i solchi, ma i Genesis di Gabriel , così come la voce del cantante sembra richiamare. Il miracolo è avvenuto, il Prog rinasce dalle proprie ceneri. Parte il tam tam delle fanzine, si creano club di sostenitori in tutto il pianeta, “Script For A Jester’s Tear” è l’icona del New Prog!
Sull’onda dei Marillion ci sono anche gli IQ, i Pendragon, i Pallas ed i 12th Night, ma le vendite non sono proprio le stesse. Sei canzoni, sei capolavori. Le atmosfere sono melodrammatiche, c’è poco da stare allegri, escluso nella divertente e scanzonata “Garden Party”. Sono grandi strumentisti, le tastiere di Mark Kelly sono in ognidove e quando Steve Rothery tocca la chitarra, parte l’estasi. Il colosso Fish (due metri di carisma) è teatrale, canta e recita e proprio come Peter Gabriel, si trucca il volto. Un connubio perfetto, specie in ambito live. Ogni concerto è un evento impedibile ed imprevedibile. Questo è l’unico disco dove compare Mick Pointer alla batteria, successivamente allontanato perché non ritenuto idoneo per le aspirazioni della band. Per fortuna che non è ritenuto all’altezza, perché fonderà negli anni ’90 gli Arena con Clive Nolan dei Pendragon…. E che musica! Il brano che fa venire brividi si intitola “Chelsea Monday”, dove si che la chitarra diventa Pinkfloydiana. Il primo singolo estratto dall’LP è “He Knows, You Know”, dal quale viene tratto anche un videoclip, mentre il secondo è “Garden Party” ed anche qui con il relativo video.
Ma cosa volete che vi dica, sicuramente già sapete tutto a memoria! Se così non è, in questo istante si spalanca a voi un nuovo mondo, quello del New Prog. Marillion dei miti, “Script For A Jester’s Tear” un capolavoro. MS


domenica 27 maggio 2012

Nichelodeon

NICHELODEON - Il Gioco del Silenzio
Lizard Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog Sperimentale
Support: CD + DVD - 2010




La voce umana è un mezzo di comunicazione non propriamente approfondito dall’uomo stesso. L’utilizzo è spontaneo, solo vagamente ricercato o studiato. Qualcosa si è scoperto grazie a qualcuno che si è spinto aldilà delle semplici capacità. L’uso che si propone nella musica è foneticamente melodioso, spinto quanto si vuole, ma comunque sempre armonioso. Suddiviso in note categorie, tanto per citarne alcune il soprano, mezzo soprano, falsetto, addirittura il growl, resta comunque sempre relegato ad accompagnamento della struttura musicale elargita da strumenti. Ma ci sono artisti che hanno voluto mettere alla prova sia la capacità fisica che fonetica della voce, ricercando nuovi confini e differenti combinazioni. Verrà a molti di voi in mente lo studio che ha compiuto Demetrio Stratos negli anni ’70, leader degli Area ed ex Ribelli, con le sue polifonie. E non è l’unico che ha ricercato nel campo, c’è oggi chi si addentra in questo mondo ancora semisconosciuto ed intricato. In ambito femminile mi viene in mente Romina Daniele, mentre nel maschile c’è il bravo John De Leo ex Quintorigo e pure il qui sotto esame Claudio Milano.
Il suo progetto Nichelodeon oggi si spinge ad unire la fonetica e la dialettica della voce in contrapposizione alla musica, un dare ed un ricevere da essa, proponendo sperimentazioni dal risultato molto interessante. La voce che lascia la musica e la ritrova cavalcandola, in un vortice creativo composto da più menti. In questo lavoro infatti , Milano si coadiuva della collaborazione di Francesco Chiapperini (sax e flauto), Andrea Illuminati (tastiere), Andrea Murada (percussioni), Max Pierini (contrabbasso elettrico), Luca Pissavini (viola elettrica), Lorenzo Sempio (chitarre) oltre che da numerosi special guest.
Dopo l’album live autoprodotto dal titolo “Cinemanemico”, oggi Nichelodeon esce con il primo album da studio dal titolo “Il Gioco Del Silenzio”. Nei dodici brani c’è compreso anche quel “Apnea” vincitore della XIV Rassegna “Omaggio A Demetrio Stratos 2010”. La musica che ne scaturisce è quantomeno varia, Jazz, Classica contemporanea, Psichedelica, Noise, Etnica ed Elettronica! Non solo musica da ascoltare, ma anche da vedere grazie al dvd annesso dal titolo “Come Sta Annie? Twin Peaks 20th Anniversari Show”. Qui l’autore ha immortalato l’esibizione al Bloom di Mezzago. Come si può vedere nello spettacolo, tutto è importante, le immagini, la fonetica e la ricerca a volte fuggente in contrapposizione con la strumentazione stessa. Un equilibrio di cose e di valori a tratti destabilizzanti, dove ci si proietta in un mondo spesso astratto ed angoscioso, fatto di dolore, paure e comunque anche di pacatezza. E’ qui che il lavoro di Milano è quantomeno impressionante, tutto sembra apparentemente semplice, mentre i suoni si susseguono altalenanti, ma così non è.
Superfluo estrapolare un brano da questo connubio sonoro, segnalo solamente che questo disco sicuramente è rivolto ad un ristretto giro di cultori. Altresì sono convinto che l’evoluzione del suono e dell’uso della voce passa attraverso Nichelodeon, il quale qui mette a nudo la sua anima. Presunzione? Scelleratezza? Io la chiamo semplicemente Arte. MS


venerdì 25 maggio 2012

Tomorrow's Eve

TOMORROW'S EVE - Tales From Serpentia
Lion Music

Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2008


La Lion Music è divenuta una radicata e qualificata scuderia di band Metal Prog e aggiungo io, mediamente di elevato spessore artistico. I tedeschi Tomorrow’s Eve sembrano aver trovato uno spedito ruolino di marcia, dopo “Mirror Of Creation II” del 2006, “The Tower” (EP) del 2007, è la volta di “Tales From Serpentia”. In realtà questa è la loro quarta fatica, dopo l’esordio dal titolo “The Unexpected World” del 1999.
Sopra riffs pesanti, la voce melodiosa di Martin Le Mar ci introduce nel mondo dei sogni. Ci racconta di storie nascoste nei meandri della mente, un viaggio introspettivo che si divincola dentro le nostre sensazioni. Sogni dunque, non solo incubi, ma questa parola “Sogni” nel Metal Prog la ritroviamo troppo spesso. Il “Teatro Dei Sogni” per eccellenza è il punto di riferimento per il buon 80% delle band del genere. Neppure i nostri tedeschi esulano da quel trito riferimento, forse anche troppe le analogie con la band di La Brie.
Ora non ci resta che capire cosa si vuole ascoltare dal Metal Prog, se le classiche scale tecniche con tanto di voce melodiosa al di sopra, o se invece si è alla ricerca di nuove sonorità o quantomeno di contaminazioni di stile. Non sta comunque a me deciderlo. In “Tales From Serpentia” non ci sono novità, tutto è nello stile canonico del genere, ma è davvero fatto bene! L’esperienza annosa della band fuoriesce allo scoperto ad ogni brano, con gusto ed eleganza. “Nightfall” sembra un brano tratto da “Images And Words”, soprattutto nell’arrangiamento delle tastiere. Questo è il life motiv di tutto il disco.
L’ottima produzione esalta i suoni, ben calibrati anche gli strumenti, per un insieme d’impatto. Un ottimo mix fra potenza e melodia, come in “The Years Ahead”.
Molto bella “No Harm”, un richiamo questa volta agli Arena di Mick Pointer, anche se nella realtà questo è uno dei momenti più caratteriali dell’intero disco. Sogno - realtà, l’eterno alternarsi della vita, quando le sensazioni oniriche si mescolano con i fatti. I Tomorrow’s Eve colgono questo sunto e lo trascrivono in musica, altro esempio del concetto è “Remember”.
Ritroviamo “The Tower”, brano dell’EP del 2007 e a concludere la suite di venti minuti che non poteva mancare, come in tutti i lavori Prog che si rispettino, che qui porta il titolo di “Muse”.
Questo è il sunto di “Tales From Serpentia”. Chi ama il canonico Metal Prog troverà questo disco semplicemente splendido, un lavoro che ovviamente consiglio anche io a tutti, personalmente però comincio a stancarmi di questo stagnamento compositivo, che sia nato ufficialmente il Metal NoProg? Ma in fin dei conti basta che sappia emozionare, perché la musica è emozione… ma si, va bene così! MS



domenica 20 maggio 2012

Terremoto Emilia

Trema l'Emilia: quattro vittime, un disperso. Ingenti i danni

Scossa di magnitudo 6 alle 4:05 e repliche avvertite in tutto il Nordest

20 maggio, 09:28
Da ANSA.IT

E' di quattro morti e un disperso il bilancio, ancora provvisorio, della forte scossa di terremoto in Emilia Romagna, avvertita all'alba in tutto il Nord Italia. Il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) ha rivisto a 6 (dal precedente 5.9) la magnitudo e l'ipocentro della scossa a 5,1 km di profondità.
LE VITTIME - Le vittime sono due operai italiani che lavoravano al reparto monocottura della Sant'Agostino Ceramiche, dove e' crollato il tetto della fabbrica. "Mi sembra di vivere un incubo", racconta Vittorio Battagia, rappresentante sindacale della fabbrica. Le vittime, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, avrebbero terminato il loro turno di lavoro alle 6. E' invece un operaio marocchino di 29 anni la vittima del terremoto a Ponte Rodoni, località di Bondeno. Lavorava alla Ursa, azienda di polistirolo espanso, e il suo turno sarebbe terminato alle 5. L'uomo è stato colpito in testa da una trave. Una donna di 37 anni e' morta invece a Sant'Alberto di San Pietro in Casale, nel Bolognese, probabilmente a causa di un malore provocato dallo spavento.
UN DISPERSO - Un operaio che lavorava alla Tecopress, fonderia a ciclo continuo di Dosso, frazione di Sant'Agostino, risulta disperso nel crollo del tetto della fabbrica causato dal terremoto. Sul posto carabinieri e vigili del fuoco, che stanno rimuovendo le macerie nella speranza di ritrovarlo ancora vivo.
LA SCOSSA - La scossa e' stata registrata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 4.04, seguita da due repliche di intensita' minore: una di 3.3 alle 5.35 e un'altra di 2.9 alle 5.44. L'epicentro nella pianura padana emiliana, a una decina di chilometri di profondita' dal suolo, sempre nella stessa zona, in provincia di Modena, dove secondo le forze dell'ordine si registrano una cinquantina di feriti non gravi.
I DANNI - Sono soprattutto i beni architettonici di Finale Emilia ad aver pagato il prezzo della forte scossa. E' venuta parzialmente giù la torre dell' Orologio, sede del Municipio, il mastio della Rocca cittadina, il campanile del cimitero monumentale, praticamente raso al suolo, la Torre dei Modenesi, di cui è rimasta in piedi solo una facciata. Macerie sono un po' ovunque nelle strade di Finale, per caduta comignoli e tegole. Ci sono difficoltà nelle telecomunicazioni, ma il paese è tranquillo ed è presidiato dalle forze dell'ordine, che hanno steso cavi biancorossi le zone vietate all'accesso o quelle pericolose. Anche l'ospedale di Finale è stato evacuato. Tre i feriti accertati, non gravi: due nel palazzo dei Veneziani e una bimba estratta con ferita lievi dalle macerie nella frazione Obici. La gente ancora in mattinata è in strada e c'é il divieto di rientrare nelle abitazioni fino alle 14. "La prima scossa è sembrata come fosse un forte colpo di vento - dice Luigi Facchini, che vive nel centro di Finale - La seconda, quella che ha fatto danni, è stata seguita da un forte boato".
A San Felice e' crollata la chiesa e vengono segnalate gravi lesioni a molti edifici storici tra cui il municipio. Evacuati a scopo precauzionale i pazienti piu' gravi e i neonati anche dall'ospedale di Mirandola.
Ingenti danni anche nel Ferrarese, dove sono stati segnalati alle forze dell'ordine e alla Protezione civile numerosi crolli di edifici storici e case coloniche.
Danni lievi a palazzi e ad alcune chiese nel Bolognese. A Crevalcore è crollata in strada la guglia con la croce posta in cima al campanile della chiesa parrocchiale del paese. Anche in alcuni edifici di San Giovanni in Persiceto e Malalbergo sono state rilevate crepe e piccoli crolli. La polizia stradale sta monitorando le condizioni delle strade e per ora non sono stati segnalati cedimenti. Proprio per fare un punto sulla situazione è stata convocata una riunione in prefettura a Bologna, alla quale partecipano rappresentanti delle forze dell'ordine e degli enti locali.
Tanta paura ma nessun danno, invece, nel capoluogo felsineo, dove la gente e' scesa in strada. ''Questa notte in casa non torno piu' - ha raccontato una ragazza che si e' radunata in piazza Maggiore insieme ad altre decine di persone - ho sentito una gran botta e sono corsa in terrazza, avevo paura di cadere''.
GABRIELLI IN EMILIA - Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli è in arrivo a Ferrara. Poi dovrebbe spostarsi a Modena. Insieme ai colleghi della Protezione civile dell'Emilia-Romagna e alle altre forze, si farà il punto sulla situazione del terremoto che ha colpito l'Emilia nella notte, per fare un piano degli interventi più urgenti. Le zone più colpite sono quella del Modenese e del Ferrarese. Nella prima però si concentrano le attenzioni maggiori della Protezione civile regionale, essendo quelle con maggiori problemi di assistenza. Entrambe le zone però, ha confermato il capo della Protezione civile dell'Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, non sono zone altamente sismiche. Si tratta di 'zone 3' cioé a sismicità bassa, in una scala che va da 1 (zona a sismicità alta) a 4 (sismicità molto bassa). "E' nelle zone di categoria 3 che spesso si concentrano i terremoti attesi, quelli attorno a magnitudo 5", ha aggiunto Egidi.

NONSOLO PROGROCK SI STRINGE ATTORNO ALLE CITTADINANZE  ED AI FAMILIARI COLPITI DAI GRAVI LUTTI DI QUESTA NUOVA TRAGEDIA (MAX)

Bomba a Brindisi

Brindisi, ordigno esplode davanti a scuola: morta una ragazza

Monti: 'Fermi contro criminalità'. Cinque feriti, una gravissima. Amica: 'Visto la morte'

20 maggio, 06:28
Da ANSA.IT

degli inviati Matteo Guidelli e Paolo Melchiorre

BRINDISI - "Non ha senso, non ha senso". Nelle parole di un investigatore esperto, uno di quelli che da anni dà la caccia ai mafiosi - e spesso li prende - c'è tutto lo sconcerto per un attentato che, a 12 ore di distanza, non ha alcun movente "credibile". Non ce l'ha per la criminalità organizzata locale, perché, come dice il procuratore di Lecce Cataldo Motta, i mafiosi "cercano consenso sociale". E' una bomba che scoppia davanti ad una scuola aliena ogni simpatia, se mai ce ne fosse, per certi soggetti.
Ma al consenso puntano anche agli anarco-insurrezionalisti e dunque anche tentare di far ricadere le bombe di Brindisi in quel contesto è, parole di inquirenti e investigatori, "ipotesi che purtroppo non possiamo ancora escludere al cento per cento ma assai azzardata". Insomma, l'esplosione davanti alla scuola 'Morvillo-Falcone' è un rompicapo che al momento gli investigatori non solo non hanno risolto ma faticano anche ad inquadrare. Dunque si fa come sempre in questi casi: si analizzano a testa bassa tutte le piste possibili - un'azione terroristica, un messaggio di un'organizzazione criminale che "alza il tiro" in risposta agli arresti dei giorni scorsi, un movente personale, un attentato sfuggito di mano a cani sciolti - e si va per esclusione.
Allo stato, l'ipotesi più accreditata, resta quella della criminalità organizzata. Ma in che forme e con che modalità è tutto da capire. L'unica certezza, al momento, è l'ordigno: tre bombole di gas collegate tra loro con dei fili elettrici, piazzate vicino al muro della scuola in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta. Una bomba sì rudimentale ma ad alto potenziale: dunque chi l'ha messa ha preso in considerazione la possibilità di uccidere. Anzi, forse l'obiettivo era proprio uccidere visto che il cassonetto dove erano posizionate le bombole - dicono sia il preside sia gli abitanti della zona - era sempre stato dall'altra parte della strada, decine di metri lontano da dove è esploso. Molto più complicato stabilire cosa ha innescato l'esplosione. Ed è su questo che si sta concentrando ora l'attenzione degli investigatori, perché da come è stata azionata la bomba si possono avere molte risposte. E le prime, non sono per nulla incoraggiati: non ci sarebbe traccia, come invece era stato ipotizzato in un primo momento, di un timer.
Se così è, ragiona un investigatore, si deve escludere "l'errore", e cioè la bomba che scoppia prima - o dopo - l'orario stabilito. Ma c'è di più: sembrerebbe che gli investigatori abbiano trovato ad una decina di metri dai resti dell'ordigno una sorta di scheda sim, però non telefonica, un piccolo sistema elettrico. Gli accertamenti per capire di cosa si tratti sono in corso, ma è evidente che se quella scheda ha a che fare con la bomba, allora non si può escludere che ad azionarla sia stato o un telecomando o comunque un sistema comandato a distanza. Dunque qualcosa che alza, e di molto, il livello dell'attentato.
Le prime verifiche, inoltre, avrebbero escluso una voce che era circolata nel corso della giornata e cioè che sull'autobus c'era la figlia di un pentito. Anche le perquisizioni, scattate a tappeto, non avrebbero al momento dato esito positivo. Resta, invece, da chiare un'altra circostanza: fino a 3 giorni fa, nel punto in cui è stato piazzato il cassonetto, sostava un camioncino che vendeva frutta. Di quel mezzo si sono perse le tracce: c'è chi dice che se ne sia andato per le troppe multe prese dalla polizia municipale ma, di fatto, gli investigatori l'hanno cercato e non l'hanno ancora trovato. Per cercare di capire chi possa aver agito, magari qualcuno arrivato da fuori, polizia e carabinieri hanno anche acquisito le immagini delle telecamere a circuito chiuso piazzate nel sottopassaggio della stazione, che porta da piazza Crispi a via Torpisana. Analizzeranno i filmati degli ultimi 20 giorni, per non lasciare nulla di intentato. "E' un fatto anomalo e complesso - dice il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, che a Brindisi ha incontrato gli inquirenti e gli investigatori, portando la solidarietà di Napolitano e Monti - certo colpisce che sia stata presa di mira una scuola intestata a Morvillo e Falcone. Ma bisogna essere equilibrati.
Non si può pensare di militarizzare il territorio, serve più intelligence". Il ministro ha già inviato 200 uomini in più a Brindisi, 100 per il controllo del territorio e 100 per contribuire alle indagini, tra cui gli esperti di Sco e Ros. Lavoreranno tutti insieme con un solo obiettivo: prendere chi ha messo la bomba. "Non daremo loro tregua - sottolinea non a caso il capo della Polizia Antonio Manganelli - Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza". Anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ribadisce che " sono aperte tutte le ipotesi" e bisogna ancora capire se "è un crimine di stampo mafioso" o qualcosa che "mira a destabilizzare o a conservare la situazione esistente". Quel che è chiaro, aggiunge, è che "qualunque sia la matrice dell'attentato, si tratta di un atto terroristico nel senso che è diretto a colpire persone innocenti e in maniera indiscriminata". "Provo orrore e raccapriccio - dice il ministro della Giustizia Paola Severino, che lunedì sarà a Brindisi per un vertice con la Cancellieri - è un'azione ingiustificabile. Tutte le piste sono buone, ma al momento non abbiamo nessuna certezza".

UN POPOLO CHE UCCIDE I PROPRI FIGLI, NON E' UN POPOLO CIVILE!! (MAX)

venerdì 18 maggio 2012

Area

AREA - Arbeit Macht Frei
Cramps
Genere: Jazz Prog sperimentale
Supporto: lp - 1973



E' il 1973, la Cramps, casa discografica di gruppi "scomodi" e di innovazione, pubblica il primo lp degli Area dal titolo " Arbeit Macht Frei". Sin dal retro copertina ci si rende conto che il prodotto è politicamente mirato: la "Kefiah" palestinese che circonda il volto del batterista Giulio Capiozzo, la falce ed il martello nel pavimento, la scritta "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi) che capeggia sopra le porte dei campi di concentramento nazisti, lo sfondo bianco che stacca con i componenti del gruppo riversi nel pavimento con vestiti sdruciti e piedi sporchi. Ma la vera rivoluzione è quella stilistica e vocale. Forse molti rimarranno colpiti anche non positivamente dall'approccio fonetico di Stratos, mentre nelle classifiche primeggiano le voci melodiche dei vari Baglioni, Morandi e compagnia bella,  gli Area si dissociano dai colleghi con questi impatti vocali "colti", figli di uno studio apposito. C'è da dire che oggi, dopo quasi 40 anni dal debutto discografico, l'importanza di questa voce viene a mancare in assoluto, dopo Demetrio quasi il vuoto (a parte De leo, Nichelodeon e Romina Daniele) e non lo dico per patetica nostalgia dei tempi che furono, ma proprio per una mera deficienza mai colmata. A tutt'oggi le parti vocali dei gruppi italiani sono carenti, il che è un gran peccato perché il tutto va a gravare anche su lavori di elevata fattura.
Il lato A si apre con la mitica "Luglio, Agosto, Settembre (Nero)", cavallo di battaglia di sempre. Rafia Rashed legge un pezzo in arabo alla fine del quale la voce di Stratos si introduce prepotentemente per lasciare spazio al ritmo trascinante della canzone. essa si articola mischiando suoni arabeggianti ad altri prettamente jazzistici. Questa verrà ripetutamente suonata in tutti i concerti. La sperimentazione si presenta in tutto il suo fenomeno nel misto di suoni del secondo brano "Arbeit Macht Frei". Jazz allo stato puro con fughe di Sax nell'evolversi dello stesso, per un insieme di forti emozioni, che da qui a venire saranno la bandiera degli Area. "Consapevolezza" con i suoi sei minuti cerca di fare aprire gli occhi all'ascoltatore e lo istiga a reagire contro il mondo che lo circonda. "Le Labbra Del Tempo" è figlia della precedente ed il concetto si rafforza con la stupenda ritmica del duo Capiozzo Djivas (in seguito PFM). Impossibile rimanere fermi all'ascolto di questa grandinata di suoni. E pensare che questo vinile è solo l'esordio di un gruppo italiano... Cinque minuti di Jazz con la strumentale "240 Chilometri Da Smirne" per giungere alla conclusiva "L'Abbattimento Dello Zeppelin", preludio di un futuro e radicale cambiamento stilistico che colpirà la band nel successivo “Caution Radiation Area”. La band ama infatti cambiare di album in album, a seconda del concetto da esprimere al momento. Per ascoltare gli Area più solari bisogna giungere al terzo lavoro “Crack!”, ma questa è un'altra storia. Il debutto non passa ovviamente inosservato, nasce un mito che ama provocare  e coinvolgere il pubblico, sia che comperi il disco, sia che li segua in sede live. La contestazione politica qui è controcultura, la musica anche se acerba lascia intravedere un potenziale enorme e fuori dal comune stile italiano. (MS)

giovedì 17 maggio 2012

Amp Rive

AMP RIVE - Irma Vep
Selfproduced
Distribuzione italiana: Lizard
Genere: Post Rock
Support: CD - 2011




Leggeri, questo è il primo aggettivo che mi è balenato in mente all'ascolto degli emiliani Amp Rive. Il loro Post Rock staziona a cavallo con la Psichedelìa, elettrico e dinamico nella propensione melodica.
L'evoluzione della line up nel tempo è travagliata, mutamenti dovuti a defezioni hanno reso la sopravvivenza ardua a questo quartetto che solo oggi ritorna con il nome di Amp Rive e con una formazione composta da Adriano (batteria), Alessandro (basso), Andrea (Synth e chitarra), Gualtiero (chitarra) e Luca (Chitarra). Così composti portano alla luce "Irma Vep", un disco che ben si presenta in una confezione cartonata e disegnata da Emanuele Sferruzza Moszkowicz, lasciando trapelare emozioni in bianco e nero e comunque spigolose ed irte.
La musica è suddivisa in sei tracce tutte strumentali, semplici e dirette, spesso anche troppo, ma lo scopo è quello di trainare l'ascoltatore in ipnotici lidi eterei.
"Best Kept Secret" denota all'interno queste prerogative, pur rimanendo sempre elettrica, riesce a proporre una continuità emotiva trascinante e coinvolgente.
Raramente gli Amp Rive riescono a fare la voce grossa, il Post Rock malinconico si affaccia a volte anche nella nuova stesura melodica in stile ultimi Anathema, oppure per chi fosse più ferrato in questo argomento, anche nei confronti di band come i Clogs. Il risultato è gradevole, senza strafare, come spesso il genere propone. Sprazzi di sereno con "Douded Down", le atmosfere sono sempre leggere ma con tendenza verso la serenità.
Spesso i riff si avvicinano alle nenie, trascinando l'ascolto verso l'ipnosi eterea. A mio avviso "If" è il punto focale del disco, il brano che ha qualcosa in più, che prende e non sai il perchè. Forse il crescendo verso l'ariosità dei suoni è il motivo principale di questa sensazione.
Resta il fatto che "Irma Vep" è qualcosa di leggero, vagamente palpabile e che comunque saprà rapire gli amanti di questo stile, una musica diretta che si va a collocare al centro fra la mente ed il cuore, un posto dove raramente altri stili vanno a parare. Buon ascolto. MS


mercoledì 16 maggio 2012

Empty Tremors

EMPTY TREMOR – Iridium
Sg Records
Genere: Metal Prog
Supporto: cd – 2010





L’Italia in ambito Metal Prog ha sempre saputo farsi valere, si è potuto ascoltare band dalle idée chiare e buona tecnica, quello che però non ha mai tirato è il genere. Tutto quello che gira attorno al termine “Prog” è relegato ad un pubblico di nicchia e questo è un grande peccato, perché non solo si può apprezzare buona musica per la mente, ma scariocare anche tanta adrenalina. Gli Empty Tremor sono una delle band più importanti, formatisi nel 1993 a Ravenna, ad oggi ci hanno lasciato tre dischi di indiscusso valore artistico, come “Apocolokyntosys” (1997), “Eros And Thanatos” (2000) e “The Alien Inside” (2004). Molto del merito è andato a Daniele Liverani, in veste di tastierista anziché di chitarrista come lo si conosce in principalmodo, ma anche a Giò De Luigi, che in “Iridium” (quarto suggello da studio) ritorna dopo l’assenza di “The Alien Inside”. Qui è Liverani a mancare, tuttavia la musica degli Empty Tremor in generale resta la stessa.
Sono tanti sei anni di assenza e un ringraziamento per la riuscita di “Iridium” va sicuramente alla SG Records, la quale arruola gli Empty Tremor nelle proprie scuderie. E fanno bene, in quanto questo nuovo sforzo creativo è profondo ed altamente professionale, composto da nove canzoni di elevato spessore artistico. Il merito si aggira nel fatto che tutta l’esperienza accumulata negli anni, compresi i concerti con Malmsteen ed i Dream Theater, porta il sestetto a comporre musica dalla buona personalità. I richiami ai Dream Theater, band bersagliata nell’ambito, sono pochi e comunque sporadici.
Nell’iniziale “Breaking The Mirror sono le tastiere di Marco Scott Gilardi a dare fascino ed eleganza alla struttura pacatamente epica, che si conclude con delle coralità vocali davvero affascinanti. Il Metal si propone in tutta la sua grandezza nella successiva “Run” e qui sono le chitarre di Christian Tombetti e di Marco Guerrini  a descrivere ampi riff taglienti. Una band Metal Prog deve necessariamente avere una ritmica pulita e tecnica, qui il ruolo è ben coperto da Tennis Randi (basso) e da Dario Cicconi (batteria).
Quello che si precepisce fra le note del disco è una sensazione di libertà, quella data dal piacere di suonare. Bello il crescendo dell’acustica “Warm Embrice”, un escalation emotiva che porta nel lido del Metal Prog, quello dominato da cambi di ritmo ed umorali. C’è eleganza ed ancora una volta buone coralità, quel portamento raffinato che viene ben rappresentato anche nell’esaustivo artwork del cd creato da Christian Tombetti. La musica riempie la mente, i suoni sono buoni e fra assolo e basi di tastiere c’è di che rimanere soddisfatti. Il lavoro delle chitarre diventa più importante in “Autumn Leaves”, specie negli assolo e chi apprezza le fughe, qui ha pane per i propri denti.
Gli Empty Tremor alternano bene brani possenti a quieti introspettive e fanno molto bene, in quanto l’ascolto ne acquista in interesse e tutto scorre più fluidamente.
“Friends In Progression” comincia proprio con piano e voce, per poi man mano lasciare entrare tutti gli strumenti in una ballata Metal Prog che raggiunge il proprio apice nell’assolo di chitarra. Potrebbe far venire alla mente sia qualcosa dei Queensryche che dei Savatage.
Lo stile è dunque definito, un equilibrio fra melodie e tecnica , altro esempio è “Unconditional Love”. Un velo di malinconia copre “Everyday”, una ballata cristallina e toccante e qui la prova vocale di Giò è davvero buona. Tornano i cori e l’adrenalina nelle vene con “The Last Day On Earth”, canzone semplice impreziosita da un buon uso di tastiere. Chiude alla grande la title track “Iridium”, spettacolare fuoco d’artificio a suggello di un lavoro impeccabile.
Sono sicuro che se questo disco fosse stato realizzato da una band straniera, ora saremmo qui a gridare al capolavoro….. e no ragazzi, mi dispiace per voi esterofili….questi sono Italiani! (MS)



venerdì 11 maggio 2012

Salem Hill

SALEM HILL – Puppet Show
Cyclops
Genere: New Prog
Supporto: cd - 2003



Gli americani Salem Hill sono una band apprezzata nel genere Rock Progressive, in azione sin dal 1991. La Cyclops, casa discografica di assoluto valore in ambito, non se li è assolutamente lasciati sfuggire ed inanella un'altra perla nella propria collana. Nel 1992 esordiscono con un disco molto acerbo, dal titolo omonimo, qui ancora la band non ha plasmato bene la propria personalità, affidandosi troppo agli stilemi del caso. La band raggiunge un buon livello tecnico compositivo solo nel 1998, con il quarto lavoro dal titolo “The Robbery Of Murder”. Non che i suoi predecessori siano scadenti, diciamo che non hanno la costanza giusta e che quindi nell’ascolto compaiono dei buchi di stanca, dovuti a certi riferimenti a band del genere troppo sfruttati.
Come ogni band americana, I Salem Hill non disdegnano la formula canzone, privilegiando un songwriting orecchiabile, di facile assimilazione, malgrado ciò non disdegnano passaggi articolati e tecnici.
La musica evoca differenti scenari, possono richiamare i Kansas, come i Genesis o i Pink Floyd, diciamo che sono un misto fra Echolyn e Spock’s Beard, ma non per trovare forzatamente un riferimento, solamente per indirizzarvi al meglio, in quanto il quartetto americano è capace di esprimersi in maniera camaleontica.
Non c’è innovazione fra le note, per cui questo doppio cd non è mirato a chi crede nel Prog come un viatico di sperimentazione, tuttavia è sconsigliatissimo a tutti coloro che sono innamorati di Marillion, Arena e compagnia bella.
Otto brani per cd, si inizia in maniera blanda, con pezzi di facile riuscita, senza tante pretese, solamente quella di suonare buona musica. Più canzone che altro, “Evil One” inizia il concerto ed è tratta dall’esordio discografico, così come “Between The Two”, la band è orgogliosa delle proprie radici. Meno interessante “Real”, decisamente meglio la versione in studio tratta dal terzo “Catatonia”. Da esso viene estrapolato l’ottimo “The Judgment”, piccolo gioiello New Prog. Anche “Awake “ , che chiude il cd 1, è tratto dallo stesso album.
Anche il secondo cd è composto da otto brani ed il concerto comincia a diventare più interessante, in ambito emotivo. Tratto dall’ottimo “The Robbery Of Murder” ci sono “To The Hill” e “Trigger”, mentre stranamente viene ignorato il bel disco del 2000 dal titolo “Not Everybody’s Gold” ed è un peccato perché la suite “Sweet Hope Suite” è davvero degna di nota. Brani elettrici, con buoni assolo di chitarra rendono il live frizzante e degno di ascolto. Qui non c’è l’intera discografia della band, anche perché il meglio dovrà ancora arrivare, però è un suggello di un periodo che li ha comunque resi famosi.
Buone canzoni per chi sa accontentarsi di un New Prog orecchiabile e da cantare. (MS)

giovedì 10 maggio 2012

Van Maanen

VAN MAANEN - Shine Demo 08
Selfproduced

Distribuzione italiana: no
Genere: Prog
Support: mCD - 2008



Ecco qua un demo di elevata fattura, altamente professionale. Ancora una volta, è la fredda terra della Norvegia a regalarci l’ennesima perla di Prog Rock. I Van Maanen si formano nel 2005 in quel di Bergen, grazie all’incontro di Isak Hole, leader della band, con il batterista Jarle Pettersen. L’occasione è data da una rappresentazione (una delle tante) dell’opera Jesus Christ Superstar, i due strumentisti si incontrano e condividono la passione per il Prog Rock. Asmund Nesse al basso, Daniel Ovrebo al flauto e David Edvardens alle tastiere completano la band.
“Shine” è composto da tre brani, tutti abbastanza lunghi, circa nove minuti la media e la musica che ne scaturisce è nostalgica, ma nel senso più positivo del termine. Si riscontrano influenze Echolyn e The Flower Kings sin dall’iniziale “Hit Of The Year”, con un riff di pianoforte eccezionale, leggero e toccante. La voce di Pettersen è bellissima, potente quando serve e melodica al punto giusto, ossia nei passaggi più intimisti. I quasi undici minuti di “Let Me In” risaltano le qualità della band, ci presentano i Van Maanen in grande spolvero, una formazione gia coesa e che si ritrova alla perfezione, tanto da farmi pensare che il futuro è gia segnato, sicuramente gli addetti ai lavori li noteranno presto. Importante il lavoro del pianoforte di Edvardsen, specie nel frangente centrale del brano, dove duetta con il flauto. Emozioni da pelle d’oca consigliate vivamente a tutti coloro che amano il Prog più delicato e rilassante, un incrocio fra Van Der Graaf Generator e Genesis. La conclusiva title track “Shine” è un quadro a tinte pastello che riesce a catturare l’anima, malgrado sia formata da un semplice giro di note. Martellante nella sua delicatezza, non smette neppure un istante di accarezzare il nostro udito. In questo caso li sento molto vicini ai Landberk più enfatici, ma con un cantato decisamente più impegnato.
Chi ancora oggi vive di Progressive Rock, verrà colpito come me dall’inesauribile vena creativa di queste lande nordiche, musica che scalda il cuore, fatta da voce, piano e poco di più, quasi sottovoce per paura di disturbare. Sono dunque certo che sentiremo parlare molto presto di questi bravi Van Maanen, intanto se siete curiosi di ascoltarli, contattateli al loro sito.
   http:// www.myspace.com/vanmaanenworld

 MS

mercoledì 9 maggio 2012

Royal Hunt

ROYAL HUNT - Paper Blood
Frontiers

Genere: Metal Prog
Supporto: cd - 2005


Parliamo dei funambolici Danesi Royal Hunt!
L’attesa per questo disco, devo dire, è stata felicemente appagata, il trio è notevolmente migliorato e l’esperienza fatta in questi anni è stata maestra. L’ingresso del chitarrista Marcus Jidell sembra portare una ventata di freschezza e Andre Andersen è autore non solo di grandiose cavalcate tastieristiche, ma anche di un ottimo songwriting.
Infatti salta subito all’orecchio la straordinaria tecnica dei singoli individui, compresa la bella voce di John West, ma anche la melodia ha la sua importanza. Convincenti gli episodi strumentali come “Memory Lane”, con la sua introduzione neo classica e assolo di chitarra veramente gradevole, “SK 983” ed i suoi fuochi d’artificio da paura, oppure la conclusiva “Twice Around The World”.
Il suono del disco è caldo e riempie la testa come una cascata di note, ascoltate l’iniziale “Break Your Chais” e capirete ciò che intendo dire. Richiami vocali e strumentali anche all’ Hard Rock dei Raimbow, come si ascolta nel pezzo “Never Give Up”, oppure ai Queensryche del periodo Rage For Order in “Seven Days”.
I Royal Hunt sembrano divertirsi a mischiare tutta la loro esperienza decennale in un solo disco. Ci sono anche quelli che non ti aspetti, in “Kiss Of Faith” si va incontro a soluzioni nientemeno che alla Gun’s & Roses?! C’è anche una buona ballata, “Season’s Change”, melodiosa, semplice e diretta. Classico Hard Rock impreziosito dall’eccellente prova vocale di John.
Nessun dubbio nell’acquisto di “Paper Blood”, io lo consiglio sia a chi ama il genere, sia a chi non ama l’Heavy Metal in generale, ci sono troppi spunti interessanti per ignorarlo.
Royal Hunt, artisti della magniloquenza… e buon ascolto. MS



martedì 8 maggio 2012

Popol Vuh

POPOL VUH - Das Hohelied Salomos
SPV

Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog
Support: CD - 1975 (2005)




La SPV si è presa l’onere di riportare alla luce la discografia di una storica formazione del Progressive tedesco e oggi e il turno di questo “Das Hohelides Salomos”. La band è sorta per il merito di uno dei personaggi più importanti della musica teutonica, Florian Fricke (morto nel dicembre 2001 all’età di 57 anni). L’artista è pervaso da influenze spirituali dovute a viaggi nell’estremo oriente ed India, una spiritualità che si riversa in suoni sacri, ma anche classici e Rock. Studia il pianoforte a coda e successivamente esordisce nel mondo musicale con un album di musica elettronica dal titolo “Affenstunde” (Liberty-1971). In realtà i Popol Vuh vedono la luce nel 1969 a Monaco, ma servono loro quasi tre anni per comporre questo primo lp. Con il successivo “In Den Gaerten Pharaos” (Pliz-1972) l’autore si allontana da quel genere musicale per entrare nello spiritualismo umano, registrando il lungo brano portante addirittura in una cattedrale. Seguono altri lavori di Rock religioso, fino a giungere nel 1975 a questo disco concept ispirato dalle “Song Of Solomon”. Sin dalla copertina si assaporano le atmosfere indiane, le quali vengono fuori in tutto il loro fulgore grazie al Sitar di Al Gromer ed ai Tabla di Shana Kumar.
Questo è da considerarsi uno dei punti più alti della carriera di Fricke, dedita successivamente anche a colonne sonore di films e produzioni cinematografiche.
I brani contenuti nel cd sono dodici, tutti pregni di atmosfere sognanti e positive, a tratti riconducibili ai Pink Floyd del periodo “A Saucerful Of Secrets”, come l’iniziale “Steh Auf, Zieh Mich Dir Nach”. Nel complesso è un trip di trentotto minuti ed è un piacere lasciarsi trasportare dalle dolci note acustiche e dalla voce di Shana. Chi ama i Pink Floyd resterà sgomento all’ascolto di “Du Schonste Der Weiber” e “Du Tranke Mich Mit Deinen Kussen”, ma in realtà è tutto il cd che rapisce.
Non resta che ringraziare la SPV per averci ridonato questo gioiello che farà la gioia di coloro che vedono la musica come mezzo di trasporto verso lidi spirituali, dove regnano solo l’amore e la pace dei sensi. MS



POPOL VUH - Letzte Tage - Letzte Nachte
SPV

Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog
Support: CD - 1976 (2005)




Se con il precedente “Das Hohelieds Salomons” nel 1975 i Popol Vuh erano un trio (Fricke, Fichelscher e Yun), con il successivo “Letzte Tage- Letzte Nachte” del 1976 rimangono un duo per le defezione di Yun. La SPV prosegue le ristampe di questi piccoli gioielli progressivi, fotografando il gruppo tedesco nel massimo dello splendore. I suoni di matrice spirituale con riferimenti all’India qui sembrano allontanarsi e Fricke e Fichelscher si avvicinano molto di più al Rock, specialmente a quello degli Amon Duul II.
Il duettare fra la chitarra e le tastiere ci conduce in paesaggi bucolici, come quelli rappresentati nella copertina. “Der Grosse Krieger” ci propone i Popol Vuh nella loro nuova veste, ma è con “Oh Wie Nah Ist Der Weg Hinab” che ascoltiamo materiale più interessante, un Rock quasi lisergico con influenze Pink Floyd periodo “A Saucerful Of Secrets”. Ci sentiamo trasportati dalla chitarra e dal suo interminabile lamento anche nella successiva “Oh Wie Weit Ist Der Weg Hinauf”, davvero uno sballo sonoro psichedelico. Se vogliamo ascoltare, fra virgolette, suoni più folcloristici dobbiamo giungere a “In Deine Hande”, canzone più leggera pur conservando fra le note la matrice Popol Vuh. Fricke nella sua immensa carriera ha scritto pagine importanti e questo “Letzte Tage - Letzte Nachte” è senza dubbio un tassello importante del cammino. “Kyrie” è come un tatuaggio sulla pelle per i Popol Vuh, il lirismo è l’esatta rappresentazione della filosofia sonora del duo, che si stampa perfettamente fra le note. Finale più Rock con “Dort Ist Der Weg” e “Letzte Tage-Letzte Nachte” . Musica intensa, incantevole, ipnotica, un piccolo passaggio in un volo pindarico emozionante ed allo stesso tempo rilassante.
La SPV ci allega tre bonus tracks, le quali non fanno altro che arricchire di per se un disco che, da solo, gia vale l’acquisto. Qualcuno mi spieghi nel dettaglio cosa avevano questi anni ’70 di così magico, perché ora non c’è più tutta questa ispirazione? MS



domenica 6 maggio 2012

Daniele Liverani

DANIELE LIVERANI - Genius III The Final Surprise
Frontiers
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2007


Siamo giunti al terzo e finale capitolo della saga “Genius” del chitarrista Daniele Liverani (Empty Tremor, Khymera). Il nostrano Lucassen, come sempre, si adopera al meglio nel volersi circondare di artisti validi e anche questa volta mette a segno la propria freccia. Aderiscono al progetto: DC Cooper (Royal Hunt, Silent Force), Daniel Gidenlow (Pain Of Salvation), Jorn Lande (Jorn, Masterplan), Andrea Datwyler (Lunatica), Eric Martin (Mr.Big), Toby Hitchock (Pride Of Lions), Philip Bynoe (Steve Vai, Ring Of Fire) e Dario Ciccioni (Khymera). Cosa dire di un cast del genere, sicuramente sono una base solida su cui costruire qualcosa di veramente importante. Ma nulla si ergerebbe senza una adeguata intelaiatura, ossia delle buone canzoni e a questo ci pensa Liverani.
Gli episodi che scorrono nelle nostre orecchie sono cromatici, come una tavolozza piena di colori, dai più forti ai tenui. Sin dall’iniziale “Toy Warehouse” l’attenzione è all’erta, buona la scelta dei cori impreziositi dalla voce di Oliver Hartmann. C’è molto d’ascoltare in “Save Me From My Destiny”, una minisuite-semiballata con alla voce Andrea Datwyler. Le atmosfere sofferte suggerite dalla chitarra di Daniele sono struggenti e quando si alzano i cori neoclassici sono brividi. “Alive And Sale” è al confine fra Hard Rock ed A.O.R. con tanto di riff trascinatore, mentre “Jump Off This Train” alza il ritmo. Epico l’inizio di “Let Me Live”, ma fra tastiere e cori s’intromette il duro riff della chitarra, che in questo caso descrive ambientazioni più Dark, mettendo a nudo il lato più Metallico di Daniele. Tutti i brani hanno una durata abbastanza elevata e la produzione è discreta. Meno riuscita “Inside These Memories”, con qualche verso di troppo nei riguardi dei vecchi Queensryche. Toccante invece “I Die”, specialmente nell’assolo di chitarra, uno degli episodi più riusciti dell’intero album. Chiudono il trittico “Back To Life Again”, “Dream In Liberty” e “The Final Surprise£, quest’ultimo leggermente sopra gli altri.
“Genius 3” è l’ennesimo lavoro importante di Liverani, presunzione o genialità? Per come la vedo io siamo in una giusta via di mezzo, un poco di presunzione non guasta mai, anzi aiuta ad avere più stima nelle proprie capacità. Bravo, ora la prossima volta come ci stupirai? MS


sabato 5 maggio 2012

A.A.V.V. The Spaghetti Epic 3

The Spaghetti Epic 3
Musea
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Prog
Support: CD - 2009




Qui in Italia ce la sognamo una rivista musicale come la finlandese Colossus. Sembra essere una fucina inesauribile, oramai sono davvero tante le produzioni del magazine in collaborazione con la casa discografica francese Musea. Le mie orecchie ancora devono riposarsi, dopo l’ascolto del lunghissimo “Inferno” dantesco dell’anno scorso. E che dire poi dell’”Odissea” o dell’enciclopedico “Kalevala” e di moltissimi altri, ma in verità, l’argomento a cui i finlandesi sembrano essere più legati, sono le nostrane vicende di “gialli” o di Spaghetti Westerns. Eccoci dunque a parlare del terzo capitolo di questa gustosa saga.
In “Spaghetti Westerns 3” troviamo un ora di ricca musica, suddivisa in tre suite, la prima eseguita dai russi Little Tragedies, la seconda dai romeni Yesterdays e la terza dai nostrani Not.
Iniziamo dunque dalla prima che porta il titolo di “The Voice Of Silence”. Nella durata di 18 minuti, si ascoltano numerosissime scale tastieristiche in stile barocco, tanto care agli EL&P. Una cascata davvero scrosciante, chi ama i tasti d’avorio qui ha di che godere, ma c’è una cosa che non fila per il verso giusto, il cantato in russo. Per fortuna è brevissimo e solo in due frangenti, perché lasciatemelo dire, non è per niente musicale, come un pugno in un occhio. La musica di per se è davvero bella ed i Little Tragedies non sono di certo gli ultimi arrivati. La seconda suite si intitola “Suite Pauline” e ci mostra gli Yesterdays in piena forma e notevolmente differenti dagli ultimi lavori. Meno Folk, e non ci sono più le voci femminili, al loro posto piccoli interventi elettronici e tastiere. Un brano davvero bello e variegato, con ottime idee, molti cambi di tempo, buone coralità alla Gentle Giant ed un piacevolissimo fraseggio con la tromba. Senza ombra di dubbio il brano più bello del disco. Per concludere, è la volta dei Not, giustamente con il pezzo “Epilogo”. I ragazzi si esibiscono in una suite di 23 minuti, più greve e cadenzata delle precedenti, ma anche lei con i cambi di umore e dei buoni assolo. In totale la suite risulta essere più elettrica di quanto ascoltato sino ad ora, mettendo in risalto le doti di tutta la band, non solo quelle del tastierista.
Tutto è perfetto per quello che concerne i gusti di un Prog Fans, un disco che va assaporato con parsimonia, come giustamente merita. Ma ogni volta che ascolto un progetto del genere, mi chiedo cosa c’entri questa musica con il Western. A me vengono in mente gli anni ’70, certamente non un duello all’ultimo sangue o dei cactus e neppure indiani o messicani! Non prendete questa mia considerazione come un difetto del disco, tanto quello che interessa a noi è il Prog Rock, ma chi vede la copertina e compera il disco certamente resta fuorviato. E a proposito di artwork, siamo qui per l’ennesima volta ad elogiare un lavoro strepitoso come la Colossus ci ha da tempo abituati. Grande disco, grande musica, secondo me da non lasciarsi sfuggire. MS

venerdì 4 maggio 2012

IIIV Strada

VIII STRADA - La Leggenda della Grande Porta
Ma.Ra.Cash

Distribuzione italiana: Venus
Genere: Prog
Support: CD - 2008


Pur trattandosi di un debutto questo dei milanesi VIII Strada, mette alla luce tutta l’esperienza e le capacità tecniche dei singoli componenti. Infatti la band è da anni nel mondo musicale, molte date dal vivo, soprattutto come cover band, portano amalgama fra i strumentisti. L’innesto dell’ospite tastierista Larsen Premoli (Looking For A Name – Fire Trails) porta una ventata di energia positiva e finalmente nel 2008 gli VIII Strada danno alla luce questo debutto di brani propri dal titolo “La Leggenda Della Grande Porta”. Tito Vizzuso canta in italiano ed è eccellente interprete dei brani, mentre le chitarre di Davide Biscardi descrivono notevoli scale musicali in assolo possenti e tecnici. Ancora tastiere con Silvano Negrinelli, mentre la sezione ritmica, più che precisa, è composta da Davide Maltagliati al basso e da Riccardo Preda alla batteria.
Le canzoni come il genere richiede, sono di medio-lunga durata e godono di un interessantissimo equilibrio fra il Prog degli anni ’70 ed il Metal Prog. Perfetto esempio è il brano “Ulysses”, davvero carico di emozioni e specchio di una band che si distingue nettamente dalla massa di cloni che, negli anni, non hanno fatto altro che scimmiottare i Genesis , i King Crimson e compagnia bella. Lo stesso brano d’apertura, ossia la title track “La Leggenda Della Grande Porta”, mette subito in evidenza l’importanza del songwriting. La band mostra la conoscenza del nostrano Progressive Rock e con intelligenza lo unisce con quanto insegnato dai Dream Theater negli anni ’90, per un risultato assolutamente piacevole e di buona personalità. La tecnica non soffoca la musica, si cerca di dare sempre più importanza alle armonie piuttosto che alle scale impossibili, un equilibrio preciso che sicuramente mette tutti d’accordo, sia gli amanti del Metal che del Prog più canonico.
La strumentale “Sinergy” è un altro pezzo da ascoltare a tutto volume, velatamente malinconico e sentimentale, con cambi umorali repentini ed inattesi. Qui la band si sbizzarrisce in fughe sonore, scappando e raggiungendosi in continuazione, lasciando in chi ascolta la sensazione di stupore e di appagamento. Un muro sonoro dall’impatto inaspettatamente morbido. “Laguna Di Giada” ritorna a raccontare episodi stile PFM, con una chitarra che spezza la quiete delle melodie vocali di Tito. Breve chitarra acustica in “Amenecer” e gran finale con i sette minuti e mezzo di “Terre Dei Falò”. Questo in poche parole è “La Leggenda Della Grande Porta”, un disco fresco e maturo allo stesso tempo, consigliato ovviamente a chi ha il palato sopraffino in ambito Metal Prog e non solo.
Qui signori miei c’è dentro Musica con la “M” maiuscola e se stiamo parlando di un debutto, spero di non dover attendere molto per ascoltare il seguito. Tanto di cappello! MS


giovedì 3 maggio 2012

Duello Madre

DUELLO MADRE – Duello Madre
Produttori Associati 1973
Ristampa Mellow Records 1993
Genere: Progressive Jazz Rock
Supporto: cd – 1993 



Quando si parla nel Progressive Rock italiano della scena genovese, non si ha che l’imbarazzo della scelta. Band a profusione, specialmente negli anni ’70 e di qualità. Come non citare i New Trolls e l’immenso lavoro produttivo di Vittorio De Scalzi e Nico Di Palo e poi i Latte E Miele piuttosto che Nuova Idea, Osage Tribe (sotto la supervisione di Franco Battiato), Picchio Dal Pozzo, Delirium, Garybaldi, Ibis, J.E.T. etc etc.
Una terra stupenda sia geograficamente che “Progressivamente”parlando. I Duello Madre sono uno dei cosiddetti gruppi “minori” del Rock Progressive italiano, dove “minori” non sta per scadenti o meno importanti, bensì coloro che hanno venduto di meno, vuoi per una cattiva distribuzione discografica o per una tiratura limitata di copie originali.
La band è composta da Marco Zuccheddu (chitarra e voce), Pippo Trentin (sax e flauto), Bob Callero (basso) e da Franco “Dede” Lo Previte (batteria).
Nei cinque brani che compongono l’album, unico tassello della loro breve e lampante carriera, si respira aria di band come Perigeo ed Area. Infatti i Duello Madre suonano un Prog Jazz che a tratti va a sfociare anche nel Canterbury Sound. Si sente che la band cerca una propria identità, ancora  non ben plasmata, tuttavia gia sono palesi le buone basi di partenza. Un disco ruspante, dove ci si lascia andare quasi all’improvvisazione, per godere nello spirito al meglio la sensazione musicale.
“Aquile Blu” è l’unico pezzo cantato, proprio quello che apre l’LP. Qui la presenza di band come Caravan e Perigeo è più marcata. In “Momento” fanno capolino i King Crimson, mentre il brano più interessante dell’intero lavoro è il conclusivo “Duello”, con i suoi cambi di tempo ed i 11/4.
I genovesi sono l’ennesimo tassello di un incredibile puzzle, quello del Prog italiano, dove negli anni ’70 le sorprese e le emozioni non finivano davvero mai! (MS)