Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

mercoledì 6 luglio 2022

Fabri Jazz 2022

 

FABRI JAZZ 2022




Stand Alone Fest

 La SAC RECORDINGS PROPONE:


STAND ALONE FEST #1 

 

 

Stand Alone Complex è il collettivo formato dai Violent Scenes, band multiforme di derivazione post-rock, e dal regista di videoclip musicali e film sperimentali e d'animazione Antonio Stea.  

Insieme ci occupiamo di produrre e promuovere i progetti vicini alla nostra visione della musica, intesa come un territorio volto a stimolare la psiche e in cui, attraverso la ricerca emozionale, tecnica e sperimentale che l’artista fa, guardarsi da dentro verso l’esterno e viceversa: andare al di là, trascendere. 

Al momento stiamo lavorando con musicisti e artisti non solo pugliesi ma di provenienza nazionale e internazionale, alcuni dei quali saranno ospiti della prima edizione del Festival Stand Alone, pensato per la Corte del Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari e il Cortile del Castello Stella Caracciolo di Palagianello (TA), due dei castelli più belli e nascosti della Puglia.  

Organizzato con la collaborazione del Museo del Territorio di Palagianello, Indiesposizioni, Klap 

Hub, RKO e il Patrocinio dei Comuni di Sannicandro di Bari e Palagianello. 

 

  Programma 

 

Mercoledì 6 Luglio 

Genius Loci, Sannicandro di Bari  

Ore 21.00 

Presentazione, aperta al pubblico, delle due giornate del Festival. Saranno presenti associazioni del territorio, addetti ai lavori, giornalisti e istituzioni. Piccolo rinfresco e musica. 

 

Martedì 19 Luglio 

Castello Stella Caracciolo di Palagianello (TA) 

Ore 21.00 

Presentazione nazionale di Colebrook, racconto esperienziale suddiviso in tre parti, scritto e narrato da Massimiliano Pietroforte, musicato dal vivo da Gianfranco Maselli, Francesco Caragnano e Francesca Di Pierro con chitarra elettrica, elettronica e tastiere. 

Ore 22.30 

Simona Armenise, chitarrista, compositrice e insegnante barese, diplomata presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli (BA), attiva da molti anni nell’ambiente rock e sperimentale nazionale, in scena con Lotus Sedimentations – Hasu No Chikuseki, scritto insieme ad Ares Tavolazzi e dedicato alla filosofia orientale del Fiore di Loto. 

 

Web: https://spoti.fi/3Huk0VJ 

Cocktails e cucina a cura di Simbiosi, il bistrot mediterraneo di Palagianello.


Venerdì 29 Luglio 

Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari 

Ore 20.00 

Narova è lo pseudonimo di Nicola Proscia, cantautore e musicista sannicandrese di base a Berlino, pronto all’esordio su SAC Recordings in autunno! Un’anima rara, i cui testi sono da ricercare nel cantautorato italiano più autorevole. 

Web: https://bit.ly/39qAQs5 

Ore 21.00 

Rastroni, cantautore, produttore e musicista barese. Il suo esordio Anime da frutto è un concept album sul rapporto dell’uomo con due pianeti chiamati Anima e Terra. Uscito nel 2021 per Angapp Music, è ancora sulle riviste musicali di tutta Italia. 

Web: https://linkfy.li/rastroni 

Ore 22,30 

23 and Beyond the Infinite, band psych-rock di Benevento quasi “cult” nella scena psichedelica nazionale. Il nuovo album Lumen del Mundo, coprodotto dalla SAC Recordings, è stato mixato nel suo studio londinese da James Aparicio, ingegnere del suono già al lavoro con Spiritualized, Mogwai, Nick Cave e Depeche Mode. 

Web: https://push.fm/fl/polroyun 

Ore 24.00 

Atto Seguente è Andrea Vernillo, musicista elettronico e compositore campano, diplomato presso il Conservatorio Statale “Nicola Sala” di Benevento, in uscita a Settembre per SAC Recordings e Dirty Beach con il suo album d’esordio Following Figures.  

Web: https://spoti.fi/3Oo061b 

 

Ore 01.00 

Il dj set di Japanorama: suoni orientali e tribali uniti all’elettronica occidentale. 

 

Vini e cucina a cura del Canto dei Bischeri, osteria toscana a Bari. 

 

Sarà presente un’area mercatini con vinili, dischi, poesia, libri, albi illustrati, abbigliamento vintage, artigianato, merchandising di etichette discografiche indipendenti e un’area relax. 

 

 

Ingresso gratuito 

sabato 2 luglio 2022

Officina F.lli Seravalle

OFFICINA F.LLI SERAVALLE -  Ledros
ZeiT Interference / Open Mind-Lizard
Genere: Electronic, Rock, Prog Rock
Supporto: cd – 2022




I fratelli Alessandro e Gian Pietro Seravalle ritornano a colpire i nostri padiglioni auricolari con “Ledros”, quarto lavoro in studio dopo il buon “Blecs” del 2021. L’Officina non si ferma, anzi imposta nuovi turni lavorativi impegnando le strumentazioni sempre più con maestria e idee. Ricerca interna, viaggio pindarico senza freni e nessuna paura.
Non lo faccio mai, ma questa volta vi allego cosa c’è scritto all’interno del disco, un appetitoso prequel: “ In friulano Ledros significa "rovescio”. L’idea che percorre l’opera (per fuggire in differenti direzioni in barba al principio di non contraddizione visto qui come simbolo del “dritto” che critichiamo) è duplice: da un lato lo sguardo che si rovescia verso l’interno, rapidi raggi di tenue luce illuminano gli anfratti interiori, occhi indagatori catturano luci oscure, secrezioni (non soltanto biochimiche) e silenzi del corpo (G. Ceronetti), come pure manovre evasive, inchiostri di seppia che nascondono alla vista e proteggono colui che ci abita (B. Gracián); dall’altro il ribaltamento del pensiero comune.
E così la chiaroveggenza diventa nefasta (E. Cioran) mentre la futilità diviene sublime (O. Spengler), Prometeo mostra il suo volto atroce e chiama il suo negativo (di nuovo Cioran), i ricchi completano la loro rivoluzione nascosta ai danni di coloro che niente possiedono (W. Brown), Oblomov (I. Gončarov) si staglia a modello per un’umanità che, a causa della sua brama di azione, prepara la propria autodistruzione e avvelena la biosfera mentre il pianeta Terra, indifferente al destino di ogni essere vivente, continua tranquillamente a orbitare…e poi digressioni più o meno distanti…autostrade, bizzarri luoghi di stordimento, il vino e le volute di fumo, la fabbrica, la più bella tra le città…”.
Con loro si aggirano special guest come Mariano Bulligan (violoncello), Carlo Franceschinis (basso), Lady X (sussurri), Nino Maglione e Filippo Marzolla (narrato), Paolo Pascolo (flauto, basso), Brenda Quattrini (registrazioni sul posto) e Zeno Tami (tromba). Detto questo è evidente che la musica elettronica del duo si va arricchendo di soluzioni che potremmo anche definire “progressive” nel puro senso della ricerca.
Dodici brani che impegnano la mente, nulla di scontato fra le note, “Elogio Di Oblomov” fra sussurri, sibili e loop sonori addentrano l’ascoltatore in un turbinio mentale che poco ha di musicale. L’ingresso delle percussioni donano uno spiraglio di luce, almeno per vedere dove stiamo camminando all’interno del nostro essere. Con quasi nove minuti di durata “Di Refosco E Di Ghigno” è lo strumentale più lungo del brano. L’elettronica qui dialoga con i suoni sgocciolati di un pianoforte. Sembrano scambiarsi dei pareri, mentre l’effetto stereo è l’evidenziatore che esalta il tutto. Durante l’ascolto mi ritorna in mente il maestro John Cage.
Più musicale “Il Silenzio Del Corpo”, grazie anche alla batteria e al flauto, così tutto sembra improvvisato ma ordinato. “Nèfaste Clairvoyance” alza il ritmo con l’uso del basso. Ancora una volta il piano ritorna a dialogare con le strumentazioni e nell’andare le atmosfere s’incupiscono quasi a divenire inquietanti. Sembra di ascoltare la colonna sonora di una scena thriller, voci sussurrate mettono il carico da novanta. La recitata “Vignesia” ha suoni elastici, vibranti, “A4 – Driving The Moon Home” invece è persino ballabile. “Stealth Revolution (From The Top Down)” proviene dal Krautrock, i fratelli Seravalle conoscono molta materia e si evince dalle loro complesse composizioni. Si ritorna verso una parvenza melodica attraverso il Proto Jazz di “L’Antiprometeo”, ma è un passaggio singolo, con “Sublime Futilità” riparte la ricerca introspettiva qui supportata dalla tromba. “Retinal Fetish” invece ha un ritmo Techno, dove la ripetitività è di casa, ovviamente si è al cospetto di elettronica, il movimento mi rimanda ai primi Kraftwerk degli anni ’70. Le atmosfere cupe di “Jibias De Interioridad” accompagnano verso la conclusiva “Terzo Turno”, pacata rispetto quanto si è potuto ascoltare durante il percorso sonoro.
Se cercate un disco con melodie e qualcosa da fischiettare “Ledros” non fa per voi, se invece dalla musica esigete sempre di più, L’Officina F.lli Seravalle vi assume e vi fa lavorare… Con la mente, s’intende. MS







Fabrizio Tavernelli

FABRIZIO TAVERNELLI – Algoritmi
Lo Scafandro
Genere: Cantautore – Alternative
Supporto: cd – 2022




L’importanza dei numeri.
Noi siamo numeri, la vita è piena di numeri con i quali costruiamo, pensiamo, agiamo, facciamo sport, suoniamo, insomma sono davvero il punto focale dell’umanità. Possono aiutarci nei problemi, spiegarci l’universo oppure possono comportarsi in maniera cadenzata e particolare come nella Sequenza di Fibonacci. Gli elettrodomestici, i computer, i telefonini, sono tutti oggetti entrati nella nostra vita quotidiana ed hanno sostituito l’umanità con una sorta di automazione, “i numeri stessi hanno perso l’anima assieme a noi”, questo è ciò che ispira Fabrizio Tavernelli in “Algoritmi”, sesto album da solista in studio. Un argomento molto amato da artisti di mezzo mondo, non dimentichiamo ad esempio il Krautrock dei tedeschi Kraftwerk nel bel disco “Computer World” del 1981, dove il brano “Numbers” ha fatto impazzire lo stereo di moltissimi amanti dell’elettronica. Ma qui siamo al cospetto di un cantautore sagace, riflessivo e addirittura eclettico.
Suonano con Tavernelli (chitarra, voce), Marco Santarello (chitarra, cori), Alessandro De Nito (tastiere), Marco Tirelli (basso), e Lorenzo Lusvardi (batteria, cori). Tra gli ospiti Giorgio Canali e l’orchestra Algoritmo Ensemble diretta da Simone Copellini. Nell’edizione cartonata del disco all’interno si può godere di un bel libretto ricco d’immagini, testi e spiegazioni.
Dodici i brani contenuti e la copertina ai più appassionati di musica di voi avrà ricordato sicuramente quel “Fear Of A Blank Planet” dei Porcupine Tree, anche se la musica qui è altra cosa. Lo spirito comunque è lo stesso, quello della sperimentazione. Detto questo è evidente che il cantautore non naviga in acque chete, ma si propone come un ricercatore di suoni e di melodie, di ciò se n’è avuta prova anche con i suoi precedenti lavori.
“Algoritmo Stocastico” inizia l’album, una sequenza di numeri ci scorre avanti gli occhi e la musica pacata si supporta di interventi elettronici. Con un richiamo ai testi di Gianni Morandi e precisamente a “C'era Un Ragazzo Che Come Me Amava I Beatles E I Rolling Stones”, giunge la più sperimentale “Impantanato Nel Vietnam”. Qui l’uso della voce è ricercato e rivolto verso la recitazione, proprio come avviene nella musica del cantautore Gianni Venturi dove la voce è al servizio della poesia. Onde psichedeliche fungono da evidenziatore ai ficcanti testi. Ancora elettronica per “Il Bagno E L’Antibagno”, canzone che mette in evidenza gli opposti dei significati dei termini. Un motivo simpatico che facilmente si stampa nella mente. Tavernelli, si diverte a cantare, le canzoni hanno sempre questo sentore di svago, molto spesso grazie alle ritmiche coinvolgenti, un caso di questi è “Algoritmo Alfanumerico”. Non mancano di certo attimi più pacati e riflessivi come in “Fallibili” e la successiva “Il Lupo E Lo Sciacallo”. Le parole sono il fulcro della proposta musicale ed hanno una valenza considerevole. Ritorna l’elettronica in “Performance”, sonorità che fanno capolino anche negli anni ’70, quando il cantautorato godeva di splendidi artisti. Dunque fra le note di Tavernelli c’è molta ricerca, sia strutturale sia metrica, ciò relega l’artista nel termine “impegnato”. Questo non deve spaventare l’ascoltatore perché tutto scorre con piacere, anche nei momenti strumentali come nel caso iniziale di “Al Khwarizmi”. Violini aprono la scanzonata “Braghetta Digitale”, esempio perfetto di quanto ho descritto sino ad ora, ossia divertimento, sarcasmo, impegno e ricerca. “Algoritmo Gig” fa ballare con interventi funky, mentre il cantato è concentrato nella recitazione salvo nel ritornello. Considerazioni importanti sono palesate in “Nel Libro Di Storia”, e un pianoforte cadenzato conclude il disco con “L’Angelo Del Focolaio”, altro movimento dal profumo anni ’70.
Diceva il grande e indimenticato Lucio Dalla, “Il mondo ha bisogno di stupore” ed è proprio per questo che dobbiamo liberare, o per meglio dire, lasciare andare i numeri che abbiamo in noi.
Ed è proprio Tavernelli a dire “Libera i numeri, non fare calcoli, libera i numeri infiniti”. Ha ragione anche perché inevitabilmente l’evoluzione passa attraverso la trasgressione della regola, quindi lasciamoci andare in questa vita, magari ascoltando buona musica come quella contenuta in “Algoritmi”. MS 






domenica 26 giugno 2022

The Tangent

THE TANGENT – Songs From The Hard Shoulder
InsideOut Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 2022




Il mondo della musica è davvero strambo, figuriamoci quello del Progressive Rock denominato volgarmente dalla massa “musica strana”. Strano perché ci sono fenomeni non facili da spiegare o perlomeno a cui riesci a dare una razionale spiegazione. I The Tangent sono una band incredibile, che sforna dischi dalla capacità emotiva davvero elevata, per poi non parlare della tecnica dei singoli componenti, eppure il pubblico non relegano loro il meritato successo. Si spacciano per oro colato band che non hanno quasi nulla da dire o che ancora penosamente scimmiottano nel 2022 i Genesis mentre formazioni come i The Tangent, che uniscono tutte le caratteristiche del genere in lunghe suite fra Jazz, Rock e molto altro, non sono considerate più di tanto. Questa volta però ci pensa la grande Inside Out Music a iscriverli nella propria scuderia e credo sia molto improbabile poterli ignorare!
Sono un progetto originariamente formato da Andy Tillison, Guy Manning e Sam Baine dei Parallel Or 90 Degrees (Po90) così come da metà dei The Flower Kings tra cui Jonas Reingold, Zoltan Csorsz e il virtuoso della chitarra ed ex membro dei Kaipa Roine Stolt. Si, siamo in Svezia e in quel circuito in cui negli anni ’90 grazie a artisti del calibro di Anglagard, Anekdoten, Landberk e appunto The Flower Kings, si riesce a far rialzare di nuovo la testa al Progressive Rock derivante da una breve pausa di poco interesse (come accadde alla fine degli anni ’70).
Lo stile sonoro per chi non li conoscesse ricalca le orme di gruppi quali King Crimson e Yes. La band di Andy Tillison con questo “Songs From The Hard Shoulder” giunge al dodicesimo album in studio con una formazione composta da Andy Tillison (voce, tastiere), Luke Machin (chitarra, voce), Theo Travis (sassofono, flauto), Jonas Reingold (basso) e Steve Roberts (batteria).
Cinque le canzoni in palio, tra cui quattro lunghe suite, come la band ci ha abituati nel tempo. Cosa si ascolta? Tutto! Fughe strumentali eseguite da mostruosi musicisti, melodie orecchiabili, cambi umorali e quindi di ritmo, tastiere, chitarre in assolo convincenti… Inutile stare a sottolineare questo o quel particolare, lascio a voi e alla vostra curiosità scoprire cosa esiste dietro al mondo The Tangent. Certo è che non si tratta di musica mordi e fuggi, è rivolta a un pubblico adulto, attento e preparato alla volontà di ascoltare. Tutti gli altri possono anche girare alla larga. Un gran disco, ma davvero bello. MS.





venerdì 24 giugno 2022

Ghost Of The Machine

GHOST OF THE MACHINE – Scissorgames
Autoproduzione
Genere: Neo Prog
Supporto: digital – cd – 2022




In attesa del nuovo album della band di Clive Nolan, Arena, l’ascoltatore e amante del Neo Prog troverà nei debuttanti Ghost Of The Machine una bella sorpresa. In realtà così giovani i membri non sono perché molti sono provenienti dalla scissione della band This Winter Machine che va a separarsi dal suo primo cantante Al Winter per unirsi con Charlie Bramald, flautista della band Nova Cascade. Questo accade nel recente gennaio del 2021 sempre in Inghilterra. 
Sono una nutrita formazione composta da Graham Garbett (chitarra), Mark Hagan (tastiere), Stuart McAuley (basso, mellotron), Andy Milner (batteria), Scott Owens (chitarra), e appunto Charlie Bramald.
Tanti Marillion fra le note, specialmente quelli del periodo Fish nelle sette composizioni, per cui trattasi di musica decisamente orecchiabile che lascia spazio sì ai cambi umorali, ma anche ad assolo strumentali spesso monolitici. La tecnica è ottima, ma la carta vincente di questo debutto intitolato “Scissorgames” è proprio la melodia ruffiana.
E meglio non potrebbe iniziare se non con una suite di diciassette minuti intitolata “Scissors” che da sola vale l’acquisto dell’album. Le parti strumentali sanno colpire il cuore del Neo Prog fans, alternando malinconia a epicità.
Argomento tipico del genere è l’amore non corrisposto, lo abbiamo ascoltato con Pendragon, IQ, Marillion, Pallas etc, i Ghost Of The Machine non esulano da questo modus operandi e lo raccontano nei quasi otto minuti di “Mountain”. Nel complesso le tastiere e il basso sono coloro che maggiormente portano avanti il sound della band che comunque resta personale nonostante le influenze citate. In “Just For Reference” un malinconico piano e un arpeggio alla Steve Rothery accolgono l’ascoltatore. Il pezzo è un crescendo sonoro che tratta il duro argomento degli abusi sessuali. Un'altra canzone che colpisce per enfasi e creatività è “January's Child”, un Rock graffiante rispetto a quanto ascoltato sino ad ora, mentre nella cronologia dell’esistenza della band va a collocarsi fra le prime composizioni. Dice il cantante Charlie Bramald di questo brano: “January's Child affronta un viaggio di autoriflessione per superare il trauma di un'adolescenza difficile e diventare la persona che davvero si vuole essere”.
Il mio brano preferito dell’album s’intitola “Mercury Rising (Parts I and II) ”, con una buona batteria di fondo. In esso si alternano tutte le caratteristiche del genere e il suono corposo appaga l’ascolto. Non manca neppure la ballatona di turno, molto triste e priva di ritornello dal titolo “Dead To Me” e mi sovvengono gli Arena di “Cry For Me” per chi li dovesse conoscere. Ottima l’interpretazione vocale. Il lavoro si conclude con la ripresa di “Scissors”, altri dieci minuti di grande Neo Prog.
In conclusione posso dire che Ghost Of The Machine è un buon debutto, anche se in realtà abbiamo visto che proprio così non è. Un disco senza picchi e senza cali, costantemente ben suonato e pieno di scelte compositive gradevoli, da cantare anche con loro durante l’ascolto. Passano gli anni ma la buona musica resiste malgrado tutto e i tempi, bene così. MS





sabato 18 giugno 2022

CONFERENZA MASSIMO SALARI

 ProgressivaMente - Storia Del Progressive Rock E Dintorni 

Evento organizzato da  Read and Play


Martedì 5 luglio alle ore 19.00 apericena con i piedi sulla sabbia! A Fosso Sejore Fano (PU) conferenza ascolto sulla storia del genere Progressive Rock e presentazione dei libri di Massimo Salari. 




Sessantanni di musica riassunti attraverso i passaggi più importanti che hanno cambiato la storia del Rock.
Un percorso storico e narrativo sul Rock Progressivo.
A partire dai suoi libri:
- Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013
- Metal Progressive Italiano
- Neo Prog
pubblicati da Arcana Edizioni, Massimo Salari svelerà aneddoti e curiosità su questo genere musicale e sui suoi protagonisti, e guiderà all'ascolto di alcuni brani simbolo.
Con i primi due libri Massimo Salari vince il premio “Macchia Da Scrivere” nella categoria “Migliore Enciclopedia Dell’Anno”.
L’evoluzione passa attraverso l’infrazione della regola: Prog!
𝗟'𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲
Massimo Salari ha scritto su riviste musicali come Andromeda di Gianni Della Cioppa, Rock Hard e Flash.
Scrive su Rock Impressions.
Ha condotto programmi radiofonici sul Rock a Radio Gold.
Conferenziere sulla storia del Rock con il progetto ROCK & WORDS con Fabio Bianchi e socio fondatore di FABRIANO PRO MUSICA.
Assieme alla band storica SKYLINE gira per i teatri a narrare la storia del Rock a partire dal Blues degli anni ’30 ad oggi. Ha scritto i libri per la casa editrice ARCANA “Il Rock progressivo Italiano 1980 – 2013”, vincitore al premio "Macchina Da Scrivere 2018" per la categoria "Migliore enciclopedia dell'anno" e "Metal Progressive Italiano" a sua volta vincitore nel 2019 dello stesso premio. Nel 2020 è uscito il suo terzo libro NEO PROG, sempre per Arcana Edizioni.





sabato 11 giugno 2022

Alice & Peter

ALICE & PETER – L’Amore E’ Una Grazia
PMS Studio - BMRG edizioni
Genere: Poesia / Pop / Jazz
Supporto: Libro, cd – 2022


   



Non basta mai parlare d’amore! Sembrerà banale, lo so, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di parlarne, cercare di capire l’altro, smetterla di ringhiarci contro tutte le difficoltà aberranti che la vita quotidiana ci rovescia addosso. L’amore è tanto ed è tutto nella vita, l’esistenza gira attorno ad esso e può essere di molteplici tipi: c’è l’amore nei confronti di una persona, di un caro, di un parente, di un animale, un oggetto, un lavoro e così via.
C’è bisogno e non vogliamo ammetterlo, quasi oggi ci facesse paura. L’amore spesso è inconsciamente associato alla fragilità, si ha paura di mettere a nudo la propria anima e il sentimento, oltre che l’angoscia di un eventuale rifiuto da parte della persona coinvolta. Il mondo dell’arte ne è stracolmo di odi, canzoni, quadri, fotografie, film e quindi si potrebbe pensare a un tema inflazionato. No, mi ripeto ma è necessario, l’amore fa girare il mondo.
Ora vi parlo qui di uno sforzo creativo rilevante, realizzato da un artista che il mondo della musica e della poesia oramai conosce da decenni, il cantante Gianni Venturi (Banda Venturi, Altare Thotemico, Moloch e altri progetti solisti). Per chi invece non lo conoscesse, dico che il bolognese ama sperimentare con la voce, cimentandosi in canto armonico, diplofonie oltre che in canti sciamanici. Arguto e attento osservatore della società moderna, trascrive i propri pensieri e rabbie in molteplici testi, poi interpretati nei relativi progetti. Questa volta si getta anima e corpo nella poesia d’amore, “L’Amore E’ Una Grazia” è il risultato raccolto in un libro che accompagna il cd ispirato a esso. La band occasionalmente organizzata per l’evento, porta il nome di Alice & Peter. Con lui suonano tre musicisti di sesso femminile, migliore sensibilità non poteva palesarsi, poiché la donna è il fulcro della vita e dell’amore. Direi che è una perfetta armonia. Margherita Parenti è una batterista laureata con 110 e lode presso il Conservatorio di Mantova e che partecipa a numerosi contesti Jazz. Chiara Brighenti anche lei proviene dal Jazz e suona il basso e il contrabbasso, mentre Marika Pontegavelli è una pianista e cantante Jazz che ha collaborato anche al disco degli Altare Thotemico “Selfie Ergo Sum” (2020 - Ma.Ra. Cash Records).
Galeotto fu il brano “Luci Spente Sul Palco", nato in una serata malinconica di prove in studio, dove Venturi decanta la poesia e Marika Pontegavelli comincia a seguire con il piano. A loro si aggiungono Margherita e Chiara e tutto prende magicamente forma. Il brano malinconico racconta della fine di un tango e delle braccia di una donna in cerca d'amore e attenzione, che danza e si abbraccia da sola. La fine del tango come la fine dell’amore. Del singolo viene estratto il video per opera del regista Eugenio Squarcia.
Dieci lodi delicate fra pop e Jazz, a iniziare dalla breve “Per Te Che Sei Grazia”, brano aperto da una tromba, “Fiori di grazia per te che sei grazia”. Si possono cantare poesie? Non è una domanda poi così scontata in quanto sono due potenti mezzi di comunicazione, Venturi si adopera nello scopo con vigore, come solo lui ci ha dimostrato negli anni, ascoltate “Cuore Cemento” per entrare nel concetto. Il suono del contrabbasso sciolina calde atmosfere per un’ode intitolata “Amiamoci Di Più” ed entriamo a pieno titolo nel Jazz.
Amore è anche sofferenza e l’interpretazione spesso raggiunge connotati dolorosi. Tuttavia non mancano frangenti maggiormente ritmati come nel caso di “Sinfonia Del Colore”. Venturi ha cantato nel passato versi del maestro Roberto Roversi (anche Lucio Dalla) e l’impronta sembra rimasta scalfita nel cuore del vocalist. Momenti più riflessivi colgono l’ascolto in “Saudade”, composto di ricordi e nostalgie. Le dita volano leggere sui tasti d’avorio e una fievole luce illumina la musica di Alice & Peter. “Il Tango Di Buenos Aires” è il sunto di ogni concetto espresso sino ad ora.  C’è ricerca nella musica, spesso le note si sostituiscono alle parole, di per se impresa difficile eppure riescono, l’intro di “Prima Tu O Io?” è esplicativo. Circolare l’armonia di “Ti Amo Ne Sono Certo”, mentre “Luci Spente Sul Palco” potrebbe risiedere nella discografia del maestro Paolo Conte. A chiudere “Ritratto Di Vecchio Allo Specchio”, ritmata, ruffiana con un testo a tratti anche ironico.
In questo lavoro Alice & Peter mettono in pasto al pubblico la loro fragilità amorosa, i sentimenti in cui anche moltissimi di noi possono rispecchiarsi, quindi hanno avuto il coraggio di essere umani e questo è un atto semplicemente splendido. Attenzione però, non vorrei che passasse il concetto di musica melensa tantomeno mielosa, qui non siamo al cospetto della classica formula canzone e quindi distanti da certi inflazionati stilemi.
Credetemi, per un mondo malato d’interessi e gelido nei rapporti, l’amore è l’unica cura e questo libro/disco è un inno all'esistenza oltre che alla caparbietà. MS




 

giovedì 2 giugno 2022

Crystal Palace

CRYSTAL PALACE – Still There
Progressive Promotion Records
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2022




Non so se è mai capitato anche a voi che al termine dell’ascolto di un disco si ha la voglia di riascoltarlo immediatamente. In alcuni casi capita perché non è ben capito, oppure altre volte perché è semplicemente di compagnia, sincero e gradevole. Nel caso dell’ultimo lavoro degli storici tedeschi Crystal Palace “Still There” è voglia di compagnia, un ascolto non impegnato ma allo stesso tempo ricco di storia e di passaggi tecnici. Il Neo Prog di scuola Marillion & company è galeotto, i Crystal Palace che si sono formati nel 1994 e che hanno rilasciato undici album da studio, conoscono molto bene la materia e sanno dove andare a pescare.
Negli anni subiscono diversi cambi all’interno della formazione, così oggi sono composti da Jens Uwe Strutz (basso, voce), Tom Ronney (batteria), Nils Conrad (chitarra), Frank Köhler (tastiere) e Roxy Furcht (voce).
Il disco è un concept che narra la storia di una giovane ragazza che nel 2014 ha scritto misteriose parole su un muro di una torre di osservazione di Berlino. Il significato sarà compreso dalla gente soltanto qualche giorno dopo leggendo i giornali di cronaca locale. Lei, stanca della vita ristretta di campagna in Inghilterra, convince il suo ragazzo a trasferirsi a Berlino in Germania. Piena di buoni intenti per iniziarne un nuova, dopo alcuni giorni scrive alla madre che le cose non sono andate poi così bene come ci si attendeva. Lasciata dal ragazzo entra in depressione e la città caotica non le è certo di supporto. La società nevrotica e la difficoltà di relazionarsi con le persone non sono altro che un macigno che le fa capire che non è più un mondo per lei. Un giorno all’apice della depressione, sale sulla torre di osservazione situata alla periferia di Berlino per farla finita, ma alzando lo sguardo al cielo vede uno spettacolare tramonto che scatena in lei ricordi bellissimi, compreso un buon gelato mangiato in compagnia. La spensieratezza torna in lei, tanto da scendere e fargli scrivere sul muro delle scale della torretta le seguenti parole: “8 marzo 16... Sono ancora qui". Ma presto il suo umore si oscura di nuovo... Il giornale riporterà il tragico evento.
Il Neo Prog non è nuovo nel trattare amori andati a male o difficoltà giovanili, basti pensare ad esempio ai già citati Marillion e al loro “Misplaced Childood”, oppure “Brave”.
L’artwork che accompagna il disco è come da tradizione Progressive Promotion Records, cartonato e contenente l’immancabile esaustivo libretto con tanto di foto, testi e spiegazione della storia. L’oscurità che inghiotte le parole nell’inchiostro nero delle pagine trasmettono questo senso di dolore, così le foto.
Dodici le canzoni, iniziando dalla più breve “126 Steps” con i suoi tre minuti quasi completamente strumentali. Le atmosfere sono subito malinconiche, le tastiere sembrano avere le parole, la scena è già pronta. “Leaving This Land” subentra adiacente con un ritmo cadenzato che lascia spazio al classico Neo Prog. Ai cultori del genere tedesco posso paragonarvi alcuni passaggi alla musica dei Chandelier. Nella parte centrale del brano l’elettronica viene a supporto, donando all’insieme un’impronta di freschezza, io invece da bravo nostalgico e romantico mi sciolgo avanti ad un breve e semplice assolo di chitarra.
“A Plan You Can't Resist” dura quasi dieci minuti, ma sembrano la metà tanto è ricca di movimenti interessanti, impreziositi da giochi stereo intriganti. Il ritmo è sempre pesante, così le arie ma già ci si è fatta l’abitudine e ascoltare qui i Crystal Palace è come entrare in una favola. Una parola in più per l’ottima qualità sonora. “Winters End On Water” è una ballata che racconta la partenza della ragazza per la Germania, un bagaglio pieno di buone aspettative e l’amore. L’elettrica “Dear Mother” alza il volume e il ritmo, pur restando sempre nei binari del genere. Cambi di tempo? Ovviamente non possono mancare.
“Planned Obsolescence” mostra ancor più i muscoli, ma la teatralità è sempre dietro l’angolo, buona vetrina per l’interpretazione vocale di Roxy Furcht. Il Neo Prog ha nel proprio DNA melodie che sposano immediatamente l’anima dell’ascoltatore, semplici, dirette come nel caso di “Orange Popsicle Sky”. Ritorna l’elettronica in “Shadows”, dove è la voce a creare la melodia per poi scansarsi all’ingresso delle chitarre Heavy Metal. “         A Scream From A Wall” si avvicina al mondo dei Porcupine Tree, mentre “These Stairs” a quello degli Arena.
 Il brano più lungo dell’album grazie ai dieci minuti s’intitola “The Uniquite Window”, non per la lunghezza, ma è quello che ho più apprezzato nell’interezza, amo i crescendo che si spezzano a metà dell’ascolto e in più qui ritornano anche le atmosfere della band di Steven Wilson. Il tragico concept finisce con un'altra mini suite, la title track “Still There”. In questo movimento sonoro suddiviso in due fasi i Crystal Palace giocano tutte le loro carte a disposizione.
A questo punto chi si vuole approcciare al genere ha una bella occasione e un disco che si lascia ascoltare con piacere. Dategli almeno un ascolto, visto mai? MS

 

 







 

domenica 29 maggio 2022

Post Generation

POST GENERATION – Control – Z
Luminol Records
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: File Audio – 2022




I Post Generation nascono come progetto collaterale del bassista dei Diaries Of A Hero, Matteo Bevilacqua, nel 2014. Rispetto la band madre, con esso Matteo si distanzia un poco dal mondo del Metal avvicinandosi a un sound più psichedelico e ricercato come quello dei maestri Porcupine Tree, Anathema, Opeth e così via.
Con lui alla voce e chitarra, suonano Carlo Peluso (tastiere), Antonio Marincola (basso), Christoph Stahl (batteria), Paolo Rigotto (batteria e mixer) e Michaela Senetta (voce). Paolo Rigotto non è di certo un nome nuovo per gli ascoltatori di un certo tipo di Pop Elettronico.
Sono serviti sette anni per realizzare “Control-Z”, album concept riguardante lo stato mentale del genere umano bene descritto già dall’artwork per opera del londinese Juan Blanco. Siamo una comunità di zombie, pilotati dalla sofferenza e dalla paura. Il concetto è spalmato su dodici brani per quasi un’ora di musica, a iniziare da “This Is My Day”. Il pezzo è molto curato e bene arrangiato, specialmente sulle partiture vocali e corali, i cambi umorali sono come il genere esige, presenti e numerosi. Possono venire in menta durante l’ascolto anche certi Fates Warning o Enchant. Bello l’assolo di chitarra e l’accompagnamento con il clarinetto.
“About Last Night” ha un giro centrale di chitarra di chiara matrice Opeth, quelli più acustici, e conduce l’ascoltatore in ambienti leggermente malinconici ma dall’anima pulsante. Divertimento e ariosità fanno comunque di tanto in tanto capolino e coinvolgono a pieno. Qui la band dimostra di avere una vasta cultura al riguardo del genere proposto. “You’re Next In Line” si apre con un pianoforte sopra un tema onirico successivamente sempre dominato dalle tastiere di Peluso che donano all’insieme l’impronta del Progressive Rock. Curata la parte vocale che ha il merito di non strafare mai, piuttosto concentrata nella parte interpretativa più che quella tecnica, così gradevole è la voce di Senetta. Questo brano potrebbe benissimo risiedere nella discografia dei polacchi Riverside, ma improvvisamente anche in quella degli Spock’s Beard. “What’s The Worry” spalanca le ante della mente e si intromette al suo interno di certo senza non lasciare segni. Molti anni ’70 e ancora una volta validissimi arrangiamenti, come sapevano fare i Porcupine Tree della metà carriera. “The Cat And The Chicken” è una passeggiata nella follia, sempre se si è aperti di mente e quindi pronti ad affrontarla, mentre il ritmo sale. “White Lights And Darkest Patterns” è uno dei miei movimenti preferiti dell’intero album, sia perché in me ricordano i migliori Porcupine Tree che i Radiohead, oltre che essere ricco di sorprese che lascio a voi scoprire. “Could It Be You” ha il ruolo di riscaldare il cuore, e successivamente è la volta della title track “Control – Z” qui veramente molto materiale in esame e un viaggio a ritroso nel tempo nella discografia sempre di Wilson & company. I Post Generation non si risparmiano, ricercando sempre melodie accattivanti ma allo stesso momento raffinate. “Nathalie” è maggiormente vicina alla formula canzone ed è bene interpretata ancora una volta dalla bella voce di Michaela Senetta. Ancora Porcupine Tree con “This Cannot Work”, qui in maniera decisamente più marcata. Un breve passaggio acustico in “Raising The Bar”, piccola gemma sonora, per poi giungere alla conclusiva “Unforgotten Wasteland”, e qui siamo su livelli molto elevati.
Nulla di scontato nella musica dei Post Generation, tutto molto curato e ponderato, specialmente riguardo le coralità, tuttavia il risultato non risulta freddo ma contrariamente a come ci si potrebbe attendere decisamente caldo e coinvolgente. Un nome da appuntarsi e seguire con attenzione in futuro, sono sicuro che il mio fiuto non sbagli, è l’inizio, e ne ascolteremo ancora delle belle! MS.





domenica 8 maggio 2022

Melanie Mau & Martin Schnella

MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA – Invoke The Ghosts
Autoproduzione
Genere: Acustic Folk / Progressive Rock
Supporto: cd – 2022




Quante volte nella vita c’è capitato di evocare fantasmi, ossia ricordare il passato a volte con nostalgia e in altri casi con un velato timore. Sono sensazioni molto potenti che ci fanno sentire vivi, il sentimento, la paura, la mancanza di un caro l’amore, avvenimenti che tuttavia fanno del nostro percorso terreno un vero e proprio bagaglio d’esperienza. La musica non è altro che un amplificatore di queste sensazioni, se vogliamo anche attraverso i testi che possono divenire una vera e propria valvola di sfogo. “Invoke The Ghosts” attraverso le parole, racconta storie che riguardano proprio il nostro quotidiano essere.
Prima di entrare a parlare della musica di questo nuovo disco di Melanie Mau & Martin Schnella (il secondo con brani propri tralasciando gli album cover), vorrei soffermarmi sul grande sforzo creativo riversato sulla confezione, essa si presenta cartonata, apribile in due parti con foto di Bodo Kubatzki, disegni splendidi per opera di Isa Hausa Illustrations, pitture di Anish Jewel Mau con la supervisione di Martin Huch e poi testi e credits dettagliati. Quando un prodotto è così curato, è giusto presentare i suoi autori, specialmente poi se stiamo trattando un’autoproduzione. Davvero complimenti.
La band è composta da Melanie Mau (voce), Martin Schnella (chitarre, voce), Mathias Ruck (voce),
Lars Lehmann (basso), e Simon Schröder (percussioni, batteria, voce). Tre gli special guest chiamati a impreziosire l’album, Jens Kommnick (fiati, violoncello, strumenti celtici, chitarra acustica, voce),
Siobhán Kennedy (voce) e Steve Unruh (violino).
Come avrete già avuto modo di intuire leggendo i partecipanti, la voce è un punto focale per la musica del duo tedesco, vocalità anche a cappella sono uno dei punti forti dell’intero lavoro. Musica Folk a tratti celtica si va a sposare anche con il mondo del Metal Prog inteso non come suono elettrico distorto bensì come intensità, infatti l’innesto di Simon Schröder apporta al sound un indurimento rispetto i canoni sonori del passato. Tuttavia le ballate sono la prevalenza, così il Folk e il Progressive Rock, infatti l’esperienza di Schnella lo porta negli anni ad ascoltare un ampio spettro di musica, ne abbiamo avuto prova negli album di cover “Live In Concert” (2017) “Pieces To Remember” (2018) e “Through The Decades”.
Dieci nuove composizioni a iniziare da “Nur Ein Spiel” brano cantato in lingua madre. E la storia si palesa immediatamente avanti a noi grazie ai cori in classico stile Gentle Giant. La voce vigorosa di Melanie è sempre gradevole, mentre ci sembra di ascoltare un brano acustico dei Blind Guardian.
Ritorno al classico inglese per “The Beast Is Lurking” dove ho parvenze sonore The Ghatering, in cui l’incedere vivace e insistente conduce verso un Hard Prog influenzato dal Folk, qui addirittura fa capolino una parte vocale in Growl.  In “Solumate” si espongono strumenti a fiato, violino, coralità, un ampio spettro sonoro che riempie la mente durante l’ascolto, decisamente consigliato in cuffia.
Un dolce arpeggio di chitarra inizia “Where’s My Name”, questo è il territorio dove il duo sa dare il meglio di se, un mondo fatto di dolcezza e melodie in una ballata curata e ricca di sentimento. A metà il brano si lancia in una parte percussionistica accompagnata sempre dalla chitarra e dal whistle in cui fanno capolino anche i primi Spock’s Beard, questo per chi dovesse conoscerli approfonditamente. “Of Witches And A Pure Heart” è un movimento decisamente Prog e anche il più lungo del disco grazie ai suoi quasi dieci minuti. Tanta la carne al fuoco, ma non si brucia, l’alternanza dei ritmi garantiscono una freschezza all’ascolto davvero scorrevole. Il fil rouge è comunque e sempre resta il Folk. Martin Schnella si dimostra un bravissimo chitarrista e compositore, ascoltare “Calypso” per entrare nel concetto. Qui l’andamento si dimostra “Metallico” malgrado non siano presenti le classiche chitarre distorte. “Red Beard” procede il cammino sulla stessa lunghezza d’onda mentre con “Ein Stummer Schrei” e “Das Goldene Königreich (The Virgin Queen) ” si ritorna al cantato in lingua madre. “Ein Stummer Schrei” ha un intro di matrice classicheggiante, una ballata che sfocia in un assolo di chitarra elettrica dall’ampio respiro, sempre dall’impatto emotivo elevato. “Das Goldene Königreich (The Virgin Queen) ” è un'altra mini suite di nove minuti in cui l’andamento ripercorre le orme del suo precessore. Bellissima “Wholeheartedly” che chiude l’ascolto con voci a cappella come nell’inizio, una composizione di Melanie che sembra provenire da un tradizionale.
“Invoke The Ghosts “ è quindi un disco curato in ogni particolare, la bellezza della musica risiede anche nella propria totalità, dall’abito al corpo passando direttamente attraverso l’anima, se a tutto questo si aggiungono esperienza e cultura allora il risultato positivo è garantito. Molto consigliato, ma molto, molto. MS







Sammary

SAMMARY – Monochrome
Progressive Promotion Records
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: cd – 2022




Mi sono reso conto con il passare degli anni di essere un critico musicale anomalo, un onnivoro vorace ma che allo stesso tempo sa scegliere cosa mangiare. Non mi sono fermato con il gusto a un cibo in particolare, ho amato sempre ogni periodo del Rock. Certo che se vogliamo dire qual è stato il momento migliore per idee e fertilità con certezza trattasi dello spicchio decennale che va dal 1965 al 1975, ma a seguire c’è stato sempre un qualcosa di buono, d’innovativo. L’evoluzione va avanti anche senza di noi, è nella natura delle cose. La musica rappresenta sempre la società del momento, insomma se ne potrebbero dire davvero tante al riguardo, ma lasciatemi affermare che oggi amo da morire il Post Prog Moderno. Per capire dettagliatamente cosa è il Post Prog Moderno vi rimando fra pochi mesi in libreria perché ne ho scritta la storia, intanto per abbreviare il concetto vi dico che è un paletto che mette le distanze fra il Progressive Rock degli anni ’70 e quello attuale, maggiormente psichedelico a tratti etereo e in altri metallico. Questa frantumazione definitiva del Classic Prog parte dai Radiohead e di cose ne sono successe dopo gli anni ’90.
I Sammary sono figli di questi tempi, sound moderno alla Pure Reason Revolution, Anathema e Within Temptation ma con influenze del passato con echi di Pink Floyd, Abba e molto altro ancora.
Sammary è il progetto del polistrumentista e cantautore Sammy Wahlandt in collaborazione con la cantante Stella Inderwiesen. Assieme a loro Marie Stenger (voce), Larissa Pipertizis (voce) ed Elena Pitsikaki (Kanun). “Monochrome” è il debutto discografico che si apre con la psichedelia di “ Black And White”, un crescendo roboante di suoni e sensazioni oniriche che fanno da preludio a “Soft”. Qui il Metal aggredisce l’ascoltatore sino al sopraggiungere della voce di Stella che fa da paciere. Aperture spaziali fanno del ritornello un punto di forza. Molti i cambi d’umore che sono anche questi parte del DNA del genere, altrimenti il termine Prog non avrebbe qui il senso di esistere. Un piano a effetto apre “218”, l’artwork che accompagna il disco ben rappresenta le atmosfere eseguite, un velo di grigia malinconia aleggia sempre sopra di ogni nota. Il suono duro delle chitarre qui è semplicemente una parentesi d’accompagnamento. Le tastiere che occupano il posto degli archi ben supportano l’incedere sonoro. Sentita l’interpretazione della giovane Stella durante la ballata “A Kiss Without A Meaning”, un altro motivo in cui l’apertura a metà brano porta a volare alto con la fantasia. Massiccia “219”, tuttavia maggiormente vicina alla classica formula canzone. Elettronica fa capolino all’inizio di “Sweet Affliction”, qui sento anche influenze anni ’80 derivanti dalla New Wave, il tutto rivisitato in chiave decisamente moderna. Ancora una volta la voce è protagonista.
Arpeggi di chitarra per “Open”, un motivo di riflessione e di ascolto a occhi chiusi che lasciano soltanto successivamente strada ad aperture sempre dall’ampio spettro. Territorio Anathema? In alcuni casi si. “220” è lieve, ancora una volta dipinge una tela dallo sfondo grigio ma questa volta a pastello. Bene “Killing Another Person”, gradevole canzone di facile assimilazione. Ancora elettronica per “Monochrome” che potremmo definire il suggello del disco poiché “Epilogue” non è altro che un breve strumentale di tastiere a concludere.         
Ragazzi, questo è Post Progressive Moderno, come detto ne sentiremo parlare più approfonditamente nel tempo, intanto complimenti al progetto Sammary, adatto a un pubblico che non disdegna il sound Metal con annesse dolci melodie e una voce sopra le righe. MS 






sabato 7 maggio 2022

Anims

ANIMS – God Is A Witness
Burning Music / Atomic Stuff / Sneakout Records
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2021




Esistono stereotipi che sono radicati nel tempo, ma non sempre hanno giusta causa. Molti sono i casi in cui vengono scambiati per “l’eccezione che conferma la regola”, questo è un superficiale errore. Nella musica ne incontriamo a centinaia, ad esempio si dice che l’Hard Rock è un genere per un pubblico di sballati, o perlomeno di personaggi poco raccomandabili, grezzi e chissà quanti altri aggettivi si saranno letti negli anni in ogni dove. Vogliamo poi aggiungere che il genere in teoria dalla nascita avrebbe dovuto avere i mesi contati? Nulla di più sbagliato, da Hendrix a oggi l’Hard Rock è vivo e vegeto anche qui in Italia e non ci crederete mai, ma c’è chi lo suona anche con classe ed eleganza.
Vi dimostro uno di questi casi, e non poteva che essere un disco composto e suonato da un veterano con spalle un’esperienza invidiabile: Francesco Di Nicola. Il chitarrista bolognese degli storici Danger Zone e Crying Steel si cimenta in questo nuovo progetto intitolato Anims, con lui suonano Elio Caia (basso), Diego Emiliani (batteria), e al microfono la cantante Elle Noi. Luca Bonzagni sempre dei Crying Steel ha contribuito inizialmente alla stesura dell’album nelle parti vocali, ma per motivi personali ha dovuto abbandonare la causa.
I dieci brani contenuti nell’album in realtà sono editi e autoprodotti in digitale già nell’agosto del 2021, solo oggi grazie al buon fiuto della Burning Music li possiamo godere oggi anche in versione ottica in formato CD.
La title track che apre anche il disco dimostra tutta la competenza e la cultura della band al riguardo, ritagliando alla voce un ruolo non proprio convenzionale per l’Hard Rock, si denota una certa ricerca nell’esibizione. “God Is A Witness” è dunque un granitico mid tempo dove la ritmica risulta rodata e precisa, mentre il motivo potrebbe far venire alla mente un nome importante: Saxon. Scivolano le chitarre nell’intro di “Freedom” preparando il terreno a un classico dell’Hard Rock, dove la buona melodia s’immette nella distorsione che fa da sfondo alla voce di Elle, solo a tratti spezzata da veloci e brevi assolo di Francesco. In “Around Me” tanta storia e sensualità mentre “Live For Somebody” all’inizio avvolge con il suo arpeggio iniziale e la voce sostenuta. Le atmosfere si fanno più dense e ricercate, un brano davvero intrigante fra i miei preferiti dell’intero album. Si ritorna a ruggire attraverso “Boring Lovers”, uno dei movimenti più veloci dove la semplicità la fa da padrona, anche grazie a rullate esibite con maestria e sicurezza. La bellezza della voce di Elle risiede nella volontà di non strafare, anche se a tratti si permette di scalare buone vette. “Bright Eyes” ha un titolo importante e si dimostra un altro classico del genere. “Look Who’s Back” lancia ancora la chitarra in funambolici passaggi sempre in un contesto classico del genere. Mi piace la ricerca ritmica di “The Dangers”, un motivo articolato ma molto melodico, quasi Hard Prog. “He Says” mette in cattedra le capacità balistiche della band, una vetrina dell’esperienza citata, altro frangente elevato del disco. “Like Colours Of Flowers” ha l’onere di concludere con vigore e pesantezza.
Nulla di trascendentale, “God Is A Witness” non ha nessuna pretesa di cambiare chissà quali regole, piuttosto bada al sodo attraverso buone canzoni registrate con professionalità da professionisti veri dello strumento e del genere, di questi tempi credetemi è cosa ben rara. Gli Anims ci lasciano un debutto piacevole da cantare con loro e godere, perché no, anche nello stereo della macchina in un bel viaggio sull’autostrada, musica per ogni palato e per ogni luogo. Immagino sicuramente coinvolgenti in sede live. Godi popolo.  MS





venerdì 6 maggio 2022

Project: Patchwork

PROJECT: PATCHWORK – Ultima Ratio
Progressive Promotion Records
Distribuzione: G. T. Music
Genere: Progressive Rock/Metal
Supporto: cd – 2022




Negli anni abbiamo imparato ad apprezzare la musica Progressive Rock proveniente dalla Germania. La nazione è sempre stata storicamente vivace nell’ambito, molte le band che hanno dato il proprio contributo alla causa iniziando proprio dagli anni ’70. Vogliamo poi parlare del Krautrock? Anche nei tempi moderni le realizzazioni si susseguono con intensità e qualità, soprattutto in un rispettoso equilibrio fra passato e presente. Chi ad esempio non dovesse conoscere gruppi come Seven Steps To The Green Door, Flaming Row, RPWL solo per fare tre nomi a caso, potrebbero dare loro un ascolto. 
Uno degli esponenti più interessanti del circuito Prog tedesco è sicuramente Gerd Albers (Groovefabrik), polistrumentista amante delle grandi collaborazioni autore del fortunato Project: Patchwork. Come accade per Arjen Lucassen negli Ayreon, anche per Albers la lista dei partecipanti che ruotano di volta in volta attorno alla musica è davvero nutrita. In questo terzo album in studio intitolato “Ultima Ratio” questi sono i nomi di alcuni dei partecipanti alle strumentazioni: Lars Köhler (voce), Arno Menses (voce), Miriam Kraft (voce), Olaf Kobbe  (voce), Anne Trautmann (voce), Jean Pageau (voce, flauto), Matthias Bangert (basso), Johannes Pott (batteria), Marek Arnold (tastiere), Daniel Eggenberger (tastiere), Volker Wichmann (tastiere), Ben Azar (chitarre), Peter Koll (chitarra), Martin Schnella (chitarre), e Marco Wriedt (chitarre).
Il libretto interno che accompagna il formato cd dell’edizione cartonata, oramai caratteristica della Progressive Promotion Records, include un’interessante e approfondita descrizione del tema sulla pandemia che stiamo vivendo in questo periodo. L’artista non vuole dare regole precise o dettare sentenze categoriche, bensì intende narrare le effettive difficoltà in cui la società è caduta nel corso di  queste restrizioni, che ci hanno privato di molte attività quotidiane. La vita che stiamo vivendo è quindi esaminata in questo corposo artwork. Nove le tracce a iniziare dall’immancabile intro qui intitolato “Ultima Ratio Pt.1 – Prologue”. L’imponenza delle tastiere presenta al meglio il genere Progressive Rock e precisamente quello sinfonico, lo strumentale ha un fascino tipicamente moderno, infarcito solamente in maniera misurata dalle chitarre Heavy. La batteria con ogni rullata  evidenzia i passaggi che soltanto alla fine lasciano spazio alle chitarre acustiche, ed è la volta di “New Normality”, legata all’intro e cantata in inglese. Qui è trattata la “nuova” normalità quotidiana, mentre la musica è un mix fra Ayreon e Porcupine Tree, questo per gli amanti dei suddetti gruppi.  La canzone è strutturata sia per la formula canzone classica che per l’immancabile cambio di ritmo come esige il Progressive Rock. “Weeks Of Sorrow” è il brano più diretto dell’intero album con un ritornello interessante e un andamento tipicamente variegato, molti i deja vu durante l’ascolto e il riff che lo accompagna è davvero indovinato. Atmosfere graffianti si alternano a frangenti maggiormente pacati e il risultato è davvero di appagamento. Ancora una volta attaccata come in una suite giunge “Code Red” aperta dalla bella voce di Miriam Kraft, una semi ballata dal sapore Folk fra le mie preferite di “Ultima Ratio”. Due minuti e mezzo di chitarre acustiche ed elettriche in “Hope”, composizione che lascia spazio a voli pindarici in cielo aperto, quando la musica riesce alla perfezione a sostituire le parole, questo è il risultato. Terminato il movimento parte immediatamente “Dead-End Street”, tanta materia all’interno, vibrazioni elettriche, enfasi e armonie delicate compongono il DNA del pezzo. “Depressed Sentiments” è nomen omen e gioca molto su gradevoli coralità, mentre è presente anche una mini suite intitolata “Keepers Of The Fire della durata di quasi tredici minuti. Tutte le capacità compositive di Albers si evidenziano nel corso del brano, anche la cultura musicale che palesa un attento ascolto negli anni di buona musica. Il disco come si è aperto si chiude con “Ultima Ratio Pt.II – Epilogue” e l’opera è conclusa.
Vorrei terminare questa recensione con una analisi dell’ultimo periodo musicale nel quale ci siamo immersi, la qualità si è elevata a tutti i livelli e generi. La pandemia ha forse dato la possibilità agli artisti di sedersi e riflettere maggiormente lasciando così spazio alla fantasia e alla voglia di esternare tutto il loro essere, Project: Patchwork non esula da questo mio pensiero. Un'altra chiave di lettura potrebbe essere che abbiamo avuto anche più tempo per tutti noi di ascoltare, leggere, informarci, tutto questo grazie ad internet che riporta il mondo in casa, facendo si che la contaminazione e la cultura aumenti l’asta della cultura personale. 
“Ultima Ratio” è un bel disco, registrato a dovere, un ulteriore finestra sul Progressive Rock che sta mutando nella normale evoluzione delle cose, così come deve essere ma sempre con il rispetto del passato. MS