giovedì 30 agosto 2018

Officina F.lli Serravalle


OFFICINA F.LLI SERRAVALLE - Us Frais Cros Fris Secs
Zeit Interference
Distribuzione: BTF/ GT Music/ Pick Up/ Ma Ra Cash/ Lizard Open Mind
Genere: Sperimentale
Supporto: cd – 2018


Il nome di Alessandro Serravalle a chi segue con passione il Progressive Rock italiano, di certo non risulta  nuovo, specialmente se vado a nominare una band storica degli anni ’90 ad oggi, i bravissimi friulani Garden Wall. Musica che ha sempre colpito per freschezza, ricerca e quindi sperimentazione, quest’ultima è la chiave di lettura anche del nuovo progetto di Serravalle.
Coinvolti membri della famiglia nel progetto Officina F.lli Seravalle, con Alessandro (chitarra, tastiere) c’è il fratello Gianpietro (suoni digitali, ritmiche, piano, synth, basso, generatore di frequenza), mentre  la copertina dell’album è ad opera del padre Giovanni Serravalle. Sono convinto che quando ci sono legami così forti fra persone, in questo caso familiari, il risultato è sempre e comunque emozionante. 
Un voler uscire dalla norma, in questo album intitolato “Us Frais Cros Fris Secs” (scioglilingua che sta a significare “Uova marce rane fritte fichi secchi”), il genere non è di facile collocazione, in esso elettronica, New Age e molto altro (chi ha detto Nick Cage?). Perché la musica è questo, è comunicazione sonora, non necessariamente deve far rilassare o cantare oppure ballare, può benissimo essere strumento di stupore. Ecco, la parola giusta è “stupore”, perché oggi purtroppo siamo sempre meno avvezzi alla sorpresa e all’essere stupiti. Serve dunque stupore! La moda ed i tempi di oggi invece ci raccontano storie differenti, di stabilità ed uniformità, l’assoluta mancanza di voler essere distratti da un qualcosa che faccia troppo pensare, piuttosto essere tutti uguali per non destabilizzarsi.
Ebbene, in questo album ci sono nove tracce strumentali che di sicuro vi trapaneranno il cervello per quasi un ora. Destabilizzatevi, a partire dal suono metallico ed elettronico di “Atrofia Del Verbo”. Un suono nervoso che si ripete come in una sorta di loop non può che far venire alla mente i linguaggi dei più recenti King Crimson. Di sicuro è anche un buon test per il vostro stereo, avendo nei brani molti effetti stereo e sonorità su frequenze alte e basse, il mio Pioneer ringrazia, perché finalmente si fa sul serio.
Inizialmente più musicale “Que Viene El Coco”, fra basso, batteria e tastiere, poi l’elettronica ipnotizza, proprio come sanno fare certi Kraftwerk.
Spettrale l’incedere di “Buran”, un incubo fatto suono, ed ecco la magia della destabilizzazione e dello stupore, il connubio è perfetto per lasciare l’ascoltatore a bocca aperta. Più rapida nei suoi tre minuti “Brevi Apparizioni”, ispirata dalla famosa incisione del 1799 di Francisco de Goya, ed occhio all’uomo nero.
“GW150914 6.15” ha del Pinkfloydiano,  specie nella nota a goccia iniziale che richiama i fasti di “Echoes”, ma null’altro a che vedere con la band di Cambridge. Disturbi sonori su una ritmica più accelerata rispetto quanto ascoltato sino ad ora. Nulla è uguale in questo labirinto di suoni, si va a scartabellare nei meandri della mente anche in “In memoriam: Il Gabo Del Plalanet”, mentre  l’elettronica qui da il meglio di se, per poi passare la staffetta alla chitarra elettrica e alla batteria.
“Padiglione” è semplicemente elettrica ma con un incedere in crescendo. Si giunge poi al brano più lungo dell’intero lavoro con i suoi quasi nove minuti intitolato “N-a Fost Să Fie”, un susseguirsi di loop sonori che lasciano spazio al cambio di tempo solo alla metà del brano. Uno dei momenti maggiori in cui il suono mostra i muscoli ma allo stesso tempo anche il lato più decadente. In chiusura “Je Fais Semblant D’être Ici”, un modo diretto per prenderti a pugni il cervello.

Al termine dell’ascolto il suddetto è fritto, cotto da un olio bollente di sonorità e sensazioni. Una percezione che non provavo da anni, ogni tanto serve anche questo. Ricordatevi di avvalorare lo stupore perché abbiamo la fortuna di avere i fratelli Serravalle che ci aiutano! Massiccio. MS



giovedì 23 agosto 2018

Elisir D'Ambrosia


ELISIR D’AMBROSIA – Elisir D’Ambrosia
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2018 – cd


E’ sempre un piacere conoscere nuove band formate da giovani ragazzi, soprattutto se sono dedite ad un Rock particolarmente articolato e non scontato, come spesso accade nel mondo del Progressive Rock. In fin dei conti la musica è la protagonista, quella che fa da colonna sonora alla nostra vita. Ci può far pensare, divertire, amare, sognare, l’importante è che sia contagiosa e ciò generalmente accade quando chi la propone per primo si diverte.
E’ il caso dei veneti Elisir D’Ambrosia, formazione a quattro elementi della provincia di Venezia composta oggi da Marco Causin (chitarra), Simone Sossai (batteria), Alessio Uliana (tastiere) e  Mattia Mariuzzo (voce), mentre nel cd in analisi suonano Andrea Stevanato alla voce e Riccardo Brun al basso oltre che i già nominati Causin, Sossai e Uliana.
Si formano nel 2013 da un idea del chitarrista e compositore Marco Causin e Simone Sossai per suonare Progressive Rock dalle influenze anni ’70. Per questo ho esordito dicendo che è un piacere imbattersi in questi gruppi, perchè il sapere e ciò che i maestri del tempo passato hanno suonato è tramandato e mantenuto in ottime mani.
Non esulano puntate nel New Prog in certe fughe di tastiere, tuttavia il genere consegna cambi di tempo, assolo importanti ed ottimi arpeggi.
“Elisir D’Ambrosia” è un esordio autoprodotto formato da otto canzoni, con ospiti graditi del calibro di Riccardo Scivales dei Quanah Parker alle tastiere nel brano “Cardiologia”, Paolo Ongaro percussioni in “Cardiologia” e Enrico Callegari al basso.
Il disco si apre con un pezzo strumentale dal titolo “Ambrosia”, piccola vetrina per le qualità strumentali dei musicisti. Si denota subito una buona amalgama, una sezione ritmica presente e senza grandi sbavature, un Hammond aggressivo come è capitato in certi momenti nella discografia delle Orme, guarda caso band dei loro paraggi. Ma quello che sale in cattedra è il suono della chitarra di Causin, ottimo strumentista dalle mature qualità. Segue “Cenere” e qui si entra nella sfera canzone, dove le melodie giocano un ruolo importante, alternando Hard Prog e Rock melodico. Biglietto Per L’Inferno e Metamorfosi  vengono inevitabilmente alla mente. La prova vocale è più che sufficiente, tentando di dare spazio alla malleabilità della situazione, graffiante quando serve e delicata nei frangenti più pacati. Molto bello il momento centrale con un assolo di chitarra al fulmicotone. “Cardiologia” è davvero notevole, intrigante nell’arpeggio iniziale e delicata nell’incedere, fino a raggiungere l’assolo in stile New Prog di Scivales. La chitarra nuovamente gioca un ruolo importante.
Segue la breve e acustica “Dimensione Deserto” recitata in maniera sentita da Stevanato, un breve passaggio verso il brano più lungo dell’album dal titolo “Libero Di Volare Nel Vento” con i suoi quasi dieci minuti. Ancora una volta la formula canzone si mette a disposizione dei passaggi strumentali più impegnativi, in una sorta di schiaffo o bacio, quella situazione che il Prog fans si auspica ogni volta d’incontrare. Torna una folata di Hard Prog e tanti assolo seppur brevi. Qui la prova vocale potrebbe dare di più, non che sia male, ma per il gusto del sottoscritto forse manca quel pathos che ho invece riscontrato in altri momenti dell’album. La chitarra di Causin insegue scale notevoli ed il ritmo sale inevitabilmente fino a trovarmi a muovere involontariamente il piede in maniera incontrollata.
Basso e batteria aprono “Piano Piano”, movimento pacato che però non toglie e non aggiunge nulla di nuovo al sound della band, il classico brano che si ascolta con piacere ma che probabilmente non lascia un profondo graffio. “Luna” invece si avvicina alla melodia italiana, più diretta e piacevole, soprattutto nel crescendo strumentale finale, davvero pregevole.
Il disco si chiude ottimamente con “Tenebra”, canzone più ricercata e dal dna Prog.
Gli Elisir D’Ambrosia sono una piacevolissima sorpresa e quindi di conseguenza una ulteriore realtà italiana che va seguita e coltivata. Con alcune limature in qua ed in là, ci possiamo attendere grandi cose da questi ragazzi che comunque nella loro musica mettono tutta l’anima…E si sente!  MS

Per contatti: MARCOCAUSIN@LIBERO.IT