domenica 31 agosto 2014

Numph

NUMPH – Theories Of Light
Autoproduzione
Genere: Metal Prog/Psychedelic
Supporto: cd - 2014



Compare in un filone musicale ben gremito come il Metal Prog, un nuovo nome italiano, nazione che sembra avere un occhio di riguardo speciale per questo genere, i Numph. Si formano abbastanza recentemente, nel 2010 a Carrara e già nel 2011 realizzano il primo ep autoprodotto dal titolo “Four Zoas”.
Compaiono così, in un elegante confezione cartonata, curata e disegnata da Jeffrey Smith, questo è un fattore che senza dubbio tengo a sottolineare in quanto il prodotto va goduto nella propria interezza. L’oscurità dell’artwork riesce a comunicare quel velo di tristezza che aleggia con classe in prodotti sonori anche per esempio proposti da band blasonate come Tool, Opeth, Anathema, o Porcupine Tree solo per fare alcuni nomi. In effetti questo si riscontra anche in “Theories Of Light”. La registrazione è buona e rende merito a quanto proposto nelle otto canzoni.
Il gruppo è formato da Marco Bartoli (voce), Luca Giampietri (chitarra), Antonio Conti (basso) e Giuseppe D’Aleo (batteria e percussioni).
La title track apre l’album in un vortice di nubi oscure, su di un ritmo lento e cadenzato, fra giochi di voci filtrate, growl e pulite. Bartoli si dimostra subito buon interprete di questo genere che ha comunque proseliti ferocemente avvinghiati a queste sonorità e amanti di buona tecnica spesa a favore della giusta melodia. Buono l’assolo di chitarra, gli Opeth vengono sicuramente a galla, anche per la mia gioia. Un pezzo sicuramente eccellente, un esempio di come si possono fare canzoni toccanti ed emotive senza troppi orpelli inutili.
Il ritmo sale con “Jacob’s Ladder”, i riff di chitarra si intersecano per lasciare campo alla voce, prova più impegnativa, il tutto all’insegna della melodia spaziosa ad ampio respiro. Non soltanto oscurità, ma squarci di luce alternano l’ascolto rendendolo più fluido. La sezione ritmica si dimostra precisa e rodata, l’intesa è buona e senza strafare riesce a dare la propulsione giusta.
“Dust Of Souls” ha un inizio intrigante, che farà piacere sicuramente agli amanti dei Pink Floyd. Buono ancora una volta l’assolo di chitarra, lo ribadisco perché sempre più raramente nei prodotti odierni, riscontro questi tagli al brano. In questo caso, breve ma intenso, perché i ragazzi hanno capito una cosa importante, l’intensità nella musica è un fattore decisivo. Questo è uno dei brani più belli dell’intero album. “In Dark Limbo” è decisamente più abbordabile dal punto di vista “formula canzone”, accalappia con agilità l’anima di chi ascolta grazie alle proprie linearità soffici e rilassate. Risale il tono in “Death And Rebirth” ed anche qui emerge la consapevolezza degli artisti in questione di alternare fasi più vigorose ad altre eteree, spezzando e rendendo gradevole tutto l’ascolto. Ma questo ovviamente non basta, servono altresì canzoni e melodie giuste. Lo sanno.
“Deep Impact” è più Metal Prog e diretta, mentre l’atmosfera oscura sale con “Within The Core”. Chiude “An Angel”, altra piccola gemma racchiusa in arpeggi e delicatezza.
Band come Tool, Opeth o Porcupine Tree oggi hanno segnato un solco davvero profondo, dove molti artisti hanno potuto seminare e raccogliere, i Numph devono necessariamente raccogliere, perché meritano la vostra attenzione in quanto godono anche di buona personalità. Le idee ci sono, quindi avanti così! (MS)

www.facebook.com/numph

lunedì 25 agosto 2014

Fabio Zuffanti

FABIO ZUFFANTI – Ma Che Musica Suoni?
Diario Tra Prog e vita/ Maggio Settembre 2013
Editrice ZONA



Un libro musicale diverso, come diverso è l’artista che lo ha concepito.
Sensibilità, coraggio di raccontarsi, anche nelle debolezze e nelle traversie, mettere a nudo tutto l’amore per ciò che si fa, per i genitori, per la città, quella Genova che straborda di arte e di artisti, lui è Fabio Zuffanti.
Lo fa attraverso un libro, il secondo dopo “O Casta Musica”, che intende ripercorrere la sua vita negli episodi più significativi, quelli che lo hanno forgiato e reso più forte facendolo uscire dalla grande timidezza, per renderlo più sicuro di se. Tutto questo per spiegare al meglio come si è giunti, dopo una carriera musicale ventennale, all’ottimo lavoro solista dal titolo “La Quarta Vittima”. L’esperienza di un uomo che sicuramente mette avanti a tutto l’amore per il proprio mestiere e la propria sensibilità. Non è semplice aprire i ricordi, anche i più forti, al pubblico, non è semplice ricordare una vita passata con un compagno di banco che perennemente lo ha tediato. Non lo è neppure raccontare con parole giuste l’aria fredda di montagna presso il monte Figogna, dove  l’artista si va a isolare per trarre ispirazione, oppure semplicemente il correre per le strade (anche le più improbabili) di Genova. Uno sfogo, una bella sudata che fa pensare, buttare via tossine per avere il cervello più libero. Un libro ricco di aneddoti, racconti e soprattutto di confessioni, come quelle dell’amore per il Battiato sperimentale e per altra musica non prettamente Prog.
Conosco molto bene la discografia di Zuffanti, le sue evoluzioni, le ricerche, la voglia di tentare, conosco quindi anche gli innumerevoli progetti, Hostonaten, Rhomer, La Maschera Di Cera, Finisterre e molti altri ancora, quindi capisco altrettanto la voglia di essere libero, volere volare.
Fra le righe del libro esce fuori con impeto la cultura musicale dell’artista, anche se autodidatta, la conoscenza del circuito musicale e delle band, un continuo cercare di capire per crescere.
Il libro è scritto senza peli sulla lingua, con sincerità, anche riguardo alle persone che Fabio ha incontrato nella propria vita, musicale e non.
La passione per Lovercraft, il cileno Alejandro Jodorowsky ed Edgar Allan Poe, confessioni che fanno capire le derivazioni sonore di alcuni progetti più oscuri, come nell’ottimo album “ Il Grande Labirinto” dei La Maschera Di Cera, decisamente rivolti vero il Prog di matrice Van Der Graaf Generator.
Un libro che è una carrellata di episodi che si alternano fra passato e presente, fra vita privata ed artistica. Pensieri e libertà, semplicemente un punto della situazione, come dice giustamente l’autore stesso nella prefazione. La vena ovviamente è ancora in divenire.

Zuffanti oramai ho imparato a conoscerlo, è come un terremoto, se per un periodo non si sente, vuol dire che si sta caricando per uscire ancora più forte. Tenetevi pronti per un 2015 vibrante , ma intanto godetevi “lui”, psicologicamente nudo e crudo, “Ma Che Musica Suoni?” oltretutto è godibilissimo e scorrevole. In questo caso, musica per gli occhi. (MS)

domenica 24 agosto 2014

Rock Progressivo – Una Guida

STEFANO ORLANDO PURACCHIO – Rock Progressivo – Una Guida
Edizione Digitale: Simplicissimus Book Farm srl
2014




Di libri sull’argomento “Progressive Rock” ne sono usciti davvero tanti, sicuramente appetibili ad un popolo di nicchia, i fans di quel genere musicale che forse troppo pesantemente considerano “acculturato”. Spesso la parola “cultura” allontana chi si vorrebbe approcciare per la prima volta ad una “cosa”, sia essa musicale che letteraria etc. Perché? Semplicemente perché si ha paura di non essere all’altezza della comprensione, oppure di passare per colui che “certe cose non le capisce”. In realtà nella maggioranza dei casi nasce un vero e proprio amore. Come nel caso del Rock Progressivo, chi lo ama è completamente posseduto, non ne esce più fuori. Il fans annoso poi diviene cannibale con il proprio simile, tutti hanno una ragione assoluta al riguardo, forse altro motivo per essere spaventati all’approccio del Prog? Tuttavia è giusto che l’argomento Progressive Rock vada approfondito o perlomeno discusso. Infatti Stefano Orlando Puracchio ha una sua idea al riguardo, non creare un libro storico o dizionario, bensì una guida. L’autore si incammina alla ricerca del significato “Progressive Rock”, diatriba annosa sulla quale ancora oggi non ci si è del tutto accordati, sia fra fans che tra addetti ai lavori. Si parla dei “Paletti Del Rock Progressivo”, ossia l’uso delle tastiere, i testi impegnati etc. L’importanza delle suite, le testimonianze di molti artisti stessi, protagonisti di successi negli anni passati, nei famigerati anni ‘60/70, sia italiani che stranieri.
Nella seconda parte del libro si trova la guida all’ascolto, come approcciare ad esso. Servono sistema ed attenzione, qui bene descritte per poi addentrarsi nelle’analisi dei dischi che l’autore ritiene più importanti al riguardo.
Una piccola guida sicuramente esaustiva e dedicata soprattutto a chi si approccia in questo sentiero musicale “acculturato”, senza paura e con la voglia di capire per goderne i benefici.
Sono personalmente dell’idea che libri su questo argomento non bastano mai, perché bisogna far conoscere il più possibile questo spettacolare ed emozionante genere musicale, fatto di folletti, fantascienza, doppi sensi, passaggi musicali mozzafiato e…. basta, comperate la guida se volete saperlo! (MS)


Ebook: http://www.ibs.it/ebook/Puracchio-Stefano-Orlando/Rock-progressivo-Una/9788890927102.html

giovedì 21 agosto 2014

Adrian Weiss

ADRIAN WEISS – Easy Game
Gema / GT Music
Genere: Instrumental / Progressive Metal
Supporto: cd – 2014



Adran Weiss è il chitarrista della Metal band tedesca Gloryful ed “Easy Game” è il secondo album solista dopo “Big Time” del 2011. Nasce in Germania e comincia a studiare  la chitarra all’età di 15 anni, così nel tempo suona con diverse band Metal Prog come Thought Sphere e Forces At Work oltre che collaborare con Victor Smolskis (Rage) nel 2003.
Non nascondo che vedendo la copertina di “Easy Game” ad opera di Björn Gooßes ho avuto un bel presentimento, sai quelle copertine particolareggiate che fanno del mondo Prog (soprattutto New Prog) un posto fantastico dove perdersi con la fantasia… ebbene, pur trattandosi di Metal Prog, e quindi ricerca e tecnica ma anche distorsioni, sicuramente è musica da godere e le immagini effettivamente non mentono.
Il chitarrista nel disco si coadiuva della partecipazione di Lars Zenner alla batteria, e Marcel Willnat al basso, ma gli special guest non finiscono qui, in diverse canzoni compaiono anche altri musicisti come Demian Heuke, Manuel Franken, Jens Basten, Vito Papotto, Thorsten Praest o Christian Muenzner. L’artwork interno ha anche un'altra peculiarità, di questi tempi sempre poco sfruttata, ossia la completa descrizione dei brani, di chi vi partecipa, cosa significano e come nascono.
Per venire alla musica, inizio con il dire che la produzione sonora è più che sufficiente, in alcuni momenti anche ottima.
Si comincia con “Awkward Silence” e la tecnica a cui mi riferivo prima fuoriesce nello stile inconfondibile di Weiss attraverso lo Slapping. Le dita scorrono a tratti veloci, sciolinando assolo che non si discostano dal gusto melodico dando spazio anche a riff potenti e facilmente memorizzabili.
“Instant Relief” è un brano scritto per l’album d’esordio “Big Time” ma non più adoperato. Qui rivisto e corretto, molto gradevole e diretto, senza troppi fronzoli. Il ritmo muta con “Aim To Please”, si va nell’ambito più Blues e comunque nel percorso sonoro  di “Easy Game” composto da 12 tracce, il chitarrista va a toccare diversi stili, fra i quali si evincono oltre i nominati anche la Fusion e la World. “Immediate Measures” è melodico ed allo stesso tempo molto Hard con una buona sezione ritmica alle spalle. Certamente un pezzo che piace ai fans di Dream Theater e compagnia bella.
“The Last Days” è una power ballad, di facile presa e comunque uno dei pezzi più interessanti del disco. Quasi una colonna sonora “Hacienda” che sembra uscire da un film di Tarantino. L’Egitto invece fuoriesce nello stile inconfondibile di “Camel’s Dance”, anche il titolo non lascia dubbi. Tuttavia il brano che prediligo, e forse non è un caso, è proprio la title track “Easy Game”. Qui la chitarra non ha fretta e si dedica a descrivere melodie accattivanti, anche se la tecnica è sempre in cattedra. Il Weiss più ricercato lo si trova in “Night Owl” e forse qui il termine Prog fa capolino maggiormente. Chiude “Offbeat Frankenstein”, nuovamente un punto alto per emotività.
Questo secondo disco di Adrian Weiss è un esempio di come si può fare musica esclusivamente strumentale senza essere ne pesanti e neppure ripetitivi. Un giusto equilibrio di fattori che fanno di Weiss un artista maturo e consapevole. A molti musicisti di oggi manca questa consapevolezza, ma essa non viene da sola, serve gavetta…molta gavetta. (MS)

venerdì 15 agosto 2014

VERUNO: 2 Days Prog +1 - 2014

2DAYS PROG + 1 (Festival rock progressive)
5/6/7 Settembre 2014
Venerdì inizio concerti ore 18:30
Sabato e Domenica inizio concerti ore 18:00
Piazzetta della Musica
VERUNO (NO)



Il 2DAYS PROG +1 è ormai considerato il festival internazionale più importante a livello italiano ed uno tra i più importanti a livello mondiale per la musica rock progressive, giunto quest’anno alla 6° edizione, e che si articolerà nelle canoniche tre serate, quattro concerti ogni sera - dodici gruppi musicali. Massiccia, come di dovere per un festival internazionale, la presenza di artisti stranieri, ben otto. Inoltre ogni giorno, un’ora prima dell’inizio degli eventi, presso l’Auditorium Forum19 a pochi passi dal palco potete partecipare al Meet&Greet ossia l’incontro con gli artisti del festival rock verunese, allietati per le serate di venerdì e domenica dai KARYGMATIC PROJECT un ottimo trio stresiano con alle spalle già alcuni album, e per la serata di sabato 6 settembre addirittura dai THE SIXXIS, un gruppo americano il cui primo disco in uscita già li annuncia come una delle prossime ‘new big things’ a livello mondiale.
La prima serata, venerdì 5 settembre, risulta già memorabile.
Dalle ore 18.30 si alterneranno sul palco della Piazzetta della Musica nel centro del paese i FEM, gruppo medese con all’attivo "Sulla bolla di sapone", dalle sonorità chiaramente influenzate dal progressive rock italiano degli anni '70 (in particolare Banco del Mutuo Soccorso) ma che si spinge verso nuove e mai scontate direzioni, profondamente introspettivo ed emozionate.
A seguire la FRANCK CARDUCCI
a. BAND. Il polistrumentista franco-olandese “sponosrizzato” da Steve Hackett. Anche lui ha all’attivo un solo disco, “Oddity”, la cui musica spazia da Stanley Kubrick ai Beatles, fornendo un suono chiaro, omogeneo e moderno. Franck Carducci ha creato un mondo fantastico, un universo affascinante e inquietante, un luogo –come lui stesso afferma- “dove i sogni sono re e le emozioni regine”. Concerto che si preannuncia vivace, divertente e pieno di sorprese.
Come ogni sera ci sarà poi l’esibizione di due co-headliners, e per la
prima sera sono previsti due mostri sacri del rock anni ’70. Si inizia con la MARTIN TURNER BAND, bassista, cantante e fondatore dei mitici WISHBONE ASH. Dopo aver lasciato la band nel 1980, negli ultimi dieci anni ha deciso di riprendere le linee che hanno contraddistinto i grandi inizi della band, in particolare l’innovativo trittico di “Wishbone Ash”, “Pilgrimage” e soprattutto “Argus” giunto fino al terzo posto in Inghilterra e votato come miglior disco rock del 1972 dalla rivista Sounds. La band ha influenzato centinaia di gruppi a venire, oltre che per la sua inconfondibile linea melodica per l’uso della doppia chitarra in un gruppo rock.
A chiudere la prima serata uno dei capisaldi del prog mondiale, i FOCUS. Con il loro marchio unico, i Focus si manifestano all'inizio degli anni '70 come la più affermata e apprezzata di tutte le band di pop-rock olandese. Guidati dal membro fondatore Thijs Van Leer, e dallo storico batterista Pierre van der Linden, riproporranno i loro grandi successi che sono ormai nella storia della musica, come "Hocus Pocus", "House of the King" e "Sylvia", così come i loro lavori acclamati dalla critica, da 'Moving Waves’ a 'Focus 3' ed 'Hamburger Concerto'. Un’icona della musica che torna in Italia per emozionare ancora una volta tutti i fan del prog!



Si prosegue sabato 6 settembre
con un clou che sarà una vera chicca
per i progger incalliti. L’apertura è riservata, al solito, ad una band
italiana, i romani KINGCROW, sicuramente considerata la migliore
metal prog band del nostro paese con già all’attivo 5 album e la
partecipazione ad alcuni tra i più importanti festival internazionali, tra
cui Gods Of Metal, il prestigioso ProgPower Festival ed il Denmark
Rock Festival. Insomma un gran gruppo non certo di ‘novellini’!
Concerto da non mancare!! Seguiranno il primo dei tre protagonisti
internazionali della serata, i finlandesi OVERHEAD attivi da una dozzina di anni ma alla loro prima
apparizione ‘italica’ che sicuramente lascerà il segno, con il loro suono ‘indie’ che spazia dal rock al pop, dal prog al Metal. Il loro quarto lavoro, 'Of Sun and Moon' è assolutamente un capolavoro e siamo sicuri saranno una delle scoperte più emozionanti di questa edizione del festival.
Ma la sera di sabato sarà ricordata anche per l’esibizione, unica in Italia, di uno dei gruppi ‚cult‘ per eccellenza del prog mondiale, gli ANGLAGARD. La formazione Svedese formatasi nel 1991 ha riscontrato nel tempo una sempre maggior attenzione nella nicchia vintage della musica rock progressive. Conosciuti al giorno d’oggi per
il sound assolutamente unico e per l’inventiva delle loro composizioni, si sono affermati come una cult band dopo una loro immaginifica esibizione al Progfest nel
1994. I loro due dischi del periodo ‘Hybris’
ed ‘Epilog’ sono stati unanimamente
considerati due veri capolavori del prog. Parlare di chicca rara in questo caso è quanto meno certo!
Sempre in quegli anni, gli inizi del 1990, dall’altra parte dell’oceano nasceva il gruppo che possiamo considerare tra i fautori della rinascita del prog mondiale, gli SPOCK’S BEARD, a cui spetta l’onore di chiudere la serata di sabato. Formatisi a Los Angeles
dai fratelli Morse, Neal (tastiere) e Alan (chitarra).
Dal loro album di debutto del 1995, The Light, è stato un susseguirsi di dischi memorabili, compreso l’ultimo album dello scorso anno, il bellissimo Brief Nocturnes and Dreamless Sleep, che vede la band come attualmente composta, ossia Alan Morse, Dave Meros,
Ryo Okumoto, il batterista Jimmy Keegan (già in tour con la band dal 2002 come live support a D'Virgilio) e il cantante Ted Leonard (Enchant).
La band suona un genere di progressive rock dal suono inconfondibile, tendente alla musica pop (molto influenzato da Yes e Genesis), con le loro intricate armonie vocali (assimilabili per questo ai Gentle
Giant) e per l'uso del contrappunto su vari brani.
Domenica 7 settembre si chiuderà veramente alla grande!
L’apertura siamo sicuri porterà al ‘lancio’ di un nuovo grande talento italiano, il tastierista Luca Zabbini, novello Keith Emerson, con il BAROCK PROJECT, nato dalla necessità di fondere la raffinatezza e la perfetta struttura della musica
classica, soprattutto di origine barocca, insieme alla stilistica del genere rock con un pizzico di armonia jazz, il tutto supportato dalla classica struttura di una canzone. Il loro terzo lavoro
''Coffee In Neukölln” è stato accolto con ottime recensioni dalla critica di tutto il mondo.
Confrontandosi con un genere veramente difficile da catalogare,
IOEARTH, il gruppo inglese in scaletta come second opener, mescola stili, idee ed emozioni senza soluzione di continuità, ideali sia che siate fan delle ” power ballad”,
dello strumentale di sola chitarra, della “ambient dance” o dei pezzi per orchestra. Le loro esibizioni al
Cruise To The Edge 2013 e 2014, dove hanno suonato con Yes, Steve Hackett,
Queensryche, Marillion, ed ai prestigiosi festival Baja Prog a Mexicali e ROSFest a Gettysburg, stanno a dimostrare la
riconosciuta grandezza di questa band, sebbene il loro primo disco risalga solo a 5 anni orsono.
Con il loro album del 2011, ”Bilateral”, che ha smosso le acque del prog, ed il debutto con l’etichetta InsideOutMusic, i norvegesi LEPROUS, co-headliner dell’ultima serata, si sono trovati improvvisamente di fronte all'arduo compito di dover dare un seguito ed uno sviluppo ad un vero successo sotterraneo
che molti fans e critici musicali avevano annunciato come un colpo di genio e un piccolo capolavoro a sé stante. Nella loro musica si possono sentire influenze dei Pain Of Salvation e King Crimson, così come possiamo trovare tracce di Katatonia o Opeth galleggiare intorno a scintille di Porcupine Tree e Pink
Floyd. Ma loro sono riusciti a superarsi con "Coal" il nuovo album uscito nel 2013. Da "Chronic", una canzone a metà strada tra una rilassata malinconia e il dramma quasi teatrale, a canzoni molto melodiche ma estremamente accattivanti come "The Cloak" o "The Valley", i Leprous gettano le basi di una musica che ha anche qualcosa di nuovo da offrire, un grandioso prog rock con un approccio cupo e minimalista. Sentire il canto di rabbia e disperazione "Contaminate Me" con cui chiudono il disco per credere!
Per chiudere il festival, dopo di loro solo un grande gruppo poteva salire sul palco del 2DAYS PROG +1: ed ecco allora LA BAND prog italiana per eccellenza, la PFM – PREMIATA
FORNERIA MARCONI. Concentrare in poche parole la storia ultra quarantennale di questa favolosa band è quasi impossibile. Ci limiteremo quindi ad illustrare i primi quattro anni della loro esistenza, fino al
1974, che saranno poi anche il materiale proposto per questa nostra edizione festivaliera.
La PFM, nata nel 1970 è il gruppo rock italiano più famoso al mondo, l'unica band nazionale ad avere scalato la classifica Billboard negli Stati Uniti. Dal 1971 anno di uscita del loro primo 45 giri “Impressioni di settembre – La carrozza di Hans”, che anticipa di un anno il loro primo LP, "Storia di un minuto", abbiamo già una svolta epocale:
infatti per la prima volta in Italia, l'album di un gruppo arriva in testa alla classifica degli LP. Sempre nello stesso anno esce il secondo disco "Per un amico" più maturo e ricco di sorprendenti qualità arrangiative. L’anno seguente è la volta di "Photos of Ghosts" primo album per il mercato internazionale comprendente il meglio dei due album precedenti. I testi e la produzione del disco sono di Pete Sinfield, paroliere-poeta dei King Crimson. Il disco entra nelle classifiche americane di Billboard e ottiene il premio della critica giapponese quale miglior album dell'anno, raggiunge grandi risultati nel pop poll di Melody Maker, conquistando il secondo posto nelle Brightest hopes.
Ma è in particolare del 1974 l’album che andremo a
festeggiare –per il suo quarantesimo- in questo festival: "L'isola di niente", nella versione inglese "The world became the world". Primo disco con il nuovo bassista, Jean Patrick Djivas (ex Area), l’album, è sicuramente più sofisticato dei precedenti ma ricco di musica suggestiva che permetterà alla P.F.M. di ottenere un grande successo anche durante il tour negli Stati Uniti a supporto di Poco, Santana, Beach Boys, Allman Bros, ZZ Top ed altri. Ovviamente potremmo continuare per molto tempo ancora a parlare di questo grandissimo gruppo che, come loro stessi amano descriversi, hanno vent’anni da quarant’anni!
Foto inviata dal batterista degli HAKEN !! Pubblico al concerto dei Pain Of Salvation
Tutti i concerti avranno ingresso gratuito e si potrà usufruire della ristorazione
all’interno dell’area.

DA NON PERDERE!

mercoledì 6 agosto 2014

AGORA' e ROCK & WORDS Live a Jesi

          RELAZIONE: La Storia e l'evoluzione del Progressive Rock
          CONCERTO: AGORA' live


Amanti del Progressive Rock e della buona musica, tenetevi liberi Venerdì 29 Agosto! Noi di Rock & Words (il sottoscritto e Fabio Bianchi) saremo al concerto degli AGORA' in quel di Jesi a relazionare in apertura concerto sul genere PROGRESSIVE ROCK, la storia, il significato di "Progressive" e l'evoluzione dello stesso, con esempi sonori e dibattito annesso. A seguire il concerto dei mitici AGORA'. Le info a seguire nella locandina. VI ASPETTIAMO e non perdete l'occasione, serata di musica e cultura. Consigliata la prenotazione!
VI ASPETTO.


domenica 3 agosto 2014

I Giganti

                                   SPECIALE "Terra In Bocca"

I GIGANTI - Terra In Bocca
RI-FI / Ristampa Vinyl Magic / Ristampa Akarma
Genere: Progressive Rock
Supporto: lp - 1971




Questo disco è un orgoglio per la musica italiana, ma al tempo della sua realizzazione il 1971, venne omertosamente ignorato da tutti i media, sia dalla tv che dalla radio, perché? Ne parlerò a breve, intanto mi piace sottolineare la curiosa battaglia per lo scettro di primo disco ufficiale Prog italiano fra poche band del periodo, i Giganti, Le Orme, gli Osanna, i Trip ed i Rovescio della Medaglia, battaglia secondo alcuni critici che vince le Orme. I Giganti se ne escono con questo concept album (album a tema unico) dopo una serie di successi Pop notevoli, da "Tema" a "Proposta (Mettete dei fiori nei vostri cannoni)", passando per "La Bomba Atomica" , "Io E Il Presidente" ed "Una Ragazza In Due", solo per fare alcuni nomi. Festival, passaggi tv, radio e tanti concerti per la band composta da Giacomo "Mino" Di Martino (voce e chitarra), Francesco "Checco" Marsella (voce, tastiere), Sergio Di Martino (voce, basso, chitarra) ed Enrico Maria Papes (voce e batteria), tanto successo meritato e goduto. Ma con "Terra In Bocca", loro ultima realizzazione discografica, accade qualcosa che rompe il giocattolo Giganti, non per colpa di attriti interni, come generalmente accade in un abbandono delle scene, ma per l'argomento trattato nel concept album: La mafia.
Si parla di Sicilia e di acqua, guarda caso un argomento ancora oggi attuale! I passaggi tv non arrivano più, e la radio passa soltanto una volta il disco, per meglio dire il tema portante del'album "Il Pescatore (Lungo e disteso ti hanno trovato)", poi.... il nulla. Coraggio e che coraggio questo dei Giganti, osare sia nella musica che nei temi. In verità la band non è mai stata scontata ed ordinaria, nel tempo ha saputo farsi apprezzare per le coralità in primis, poi anche per le tematiche sempre vicine ai giovani e mai scontate. Solo a guardare la copertina si ha un pugno allo stomaco, questa diventerà una dei pezzi forti del suo autore, quello che presta il suo corpo disteso al pavimento, quel Gianni Sassi che farà della casa discografica Cramps una casa solida per band d'avanguardia, oltre che mente ispiratrice degli Area. Frankenstein, questo il suo futuro soprannome, arruolerà fra le fila della Cramps artisti notevoli come Eugenio Finardi, Area, Bella Band, Arte e Mestieri, Alberto Camerini e moltissimi altri. Un corpo disteso, con una scarpa mancante, un corpo con delle margherite in mano, colto di sorpresa con dei colpi al petto e dalla scarpa restante nel piede, la foto dei Giganti attaccata sotto la suola. Il gene Sassi mette il seme. I testi sono scritti da Piero De Rossi, perché comunque  i Giganti amano collaborare con artisti vari, non a caso ciclano nella band anche Ares Tavolazzi (Area), Ellade Bandini, Vince Tempera, Marcello Dellacasa, Gigi Rizzi e Michelangelo La Bionda.
Morte e vendetta, un contadino che si rifiuta di comperare l'acqua dalla mafia ad un prezzo esorbitante al bicchiere, ma che anzi minaccia di cercarla nella propria terra per poi regalarla a tutti. Conseguente morte del proprio figlio sedicenne, ucciso a bruciapelo dalla mafia. Conclusione con la vendetta privata, il contadino attende l'assassino in un crocevia per rendergli pariglia. Colpo di scena, mentre si scava per sotterrare il figlio si scopre l'acqua!
Gli inconfondibili passaggi scanzonati che i nostri mettono in certi ritornelli e in tanti passaggi, non vengono di certo a mancare qui in "Terra In Bocca", tuttavia è greve l'atmosfera che circonda l'opera. Numerosi cambi di tempo, vero e proprio disco Prog, esempio di cura e profondità sonora. Le voci narrano, specie quella inconfondibile e profonda di Papes, ma a differenza di molti altri dischi, qui meno frequente. La canzone d'autore comunque non esula dalle note, anzi, è il motore che trascina il macchinario, seppur ricolmo di strumentazioni atte al Prog del periodo. In allegato all’lp originale (oggi dal valore collezionistico di circa 120 Euro), come nella ristampa vinilica dell’Akarma, un poster da loro denominato “il più squallido dell'anno”. Tengo altresì a sottolineare l'importante lavoro agli arrangiamenti, punto di forza di questa band milanese. Un disco cantato, narrato, gridato, sussurrato, suonato e sudato, un disco forte dalle tematiche improponibili, la parola "Mafia" non si doveva pronunciare, per questo doppiamente massiccio. Ma fu la fine di questo gruppo, una fine ingiusta, assurda, schifosa, perché l'arte non va castrata. Eppure anche questa è una stupida storia tutta italiana...l'ennesima stupida storia.
Curiosamente nel 1989 la Vinyl Magic ristampa l'album in cd ma non nella versione originale, sembra che nelle loro mani sia capitata la versione demo del disco. Seppure ben inciso, la durata è differente e le voci si alternano in maniera differente, sia nel canto che nella narrazione. Persino i testi non sono uguali ed il suono sembra più acustico rispetto l'originale. La seconda ristampa del 1993 invece è quella giusta, come è giusta quella del 2000 da parte dell'Akarma.
Un disco che straconsiglio e che non deve assolutamente mancare nella vostra discografia Prog e non, perché qui c'è molto da ascoltare. Per chi vuole approfondire l'argomento consiglio anche l'acquisto del bellissimo libro "Terra In Bocca - Quando I Giganti Sfidarono La Mafia" di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini per la casa editrice Il Margine - Orizzonti, con tanto di cd allegato! Buon ascolto e buona lettura MS






  •                              LIBRO 

  •                                                   

  • di Brunetto Salvarani Odoardo (Odo) Semellini
  • TERRA IN BOCCA
  • Quando i Giganti sfidarono la mafia
  • COLLANA ORIZZONTI
  • pp. 240 + 16 pp. a colori
    con cd musicale "Terra in bocca"
  • prezzo di copertina: EUR 20,00

Presentazione

Lo scandalo di un disco coraggioso. E censurato.
Il canto del cigno di un complesso favoloso.
La storia dei Giganti e del loro album anti-mafia.
Allegato al libro. L'album Terra in bocca dei Giganti è un esempio di come la musica possa mettersi al servizio della verità e denunciare l'ingiustizia raccontando al grande pubblico, con realismo e intensità, una storia di mafia. Grazie ai Giganti che, già trent'anni fa, nonostante il boicottaggio del disco e l'apparente sconfitta, alla mafia gliele hanno davvero cantate.
Luigi Ciotti (dalla prefazione)
I Giganti: Sergio, Mino, Checco e Papes. Il gruppo milanese, brand storico del beat italiano, dopo successi come Una ragazza in dueTema e Proposta, chiude la carriera con un 33 giri intitolato Terra in bocca (sottotitolo, Poesia di un delitto). Un album concept dedicato ad una cruda storia di mafia, registrato nel 1971 e trasmesso una sola volta per radio, destinato a cadere nel dimenticatoio, insieme agli stessi Giganti.
Gli autori della fortunata "enciclopedia gucciniana" Di questa cosa che chiami vitaripercorrono la carriera artistica dei Giganti, con le testimonianze inedite dei protagonisti e una straordinaria
messe di materiali: biografia, discografia, filmografia, cover, testi del disco, elenchi dei concept album e delle canzoni sulla mafia...

                                        POSTER ALL'INTERNO DELL'ALBUM


Interno lp


Fabio Zuffanti - Ma Che Musica Suoni?

                                                  FABIO ZUFFANTI
                                "Ma Che Musica Suoni?"




Questo libro nasce con il proposito di raccontare la genesi e il concepimento del nuovo album solista di Fabio Zuffanti, "La quarta vittima", un lavoro importante che segna il ventesimo anno di attività del compositore genovese. 

Zuffanti è uno dei musicisti più attivi nell'ambito del movimento del Rock Progressivo Italiano, genere dato più volte per defunto ma che puntualmente rinasce dalle proprie ceneri. 
Il RPI negli ultimi vent'anni ha goduto di una particolare attenzione, specie da parte del pubblico internazionale. Uno dei principali fautori di questo rinnovato interesse è proprio Zuffanti che dal 1994 porta avanti con costanza e determinazione un lavoro su più fronti, come bassista e compositore in svariate formazioni (Finisterre, la Maschera Di Cera, Hostsonaten e molte altre) e come solista. Lavoro che gli ha permesso di pubblicare quasi quaranta dischi e di presentare in giro per il mondo la sua musica con successo. In un recente articolo sulla pagina culturale di “Repubblica” Zuffanti viene segnalato da Flavio Brighenti come punta di diamante del nuovo corso del prog italiano.

Lo scorso maggio 2013 Fabio comincia a concepire il suo il suo nuovo album da solista "La quarta vittima", un disco che condensa le sue esperienze musicali di questi vent'anni. Per documentare questo importante passo decide di scrivere un diario giornaliero che possa narrare della realizzazione del cd.
Partendo da ciò molte sono le strade che questa labirintica narrazione ha intrapreso.
Dal lavoro sul disco è stato naturale passare alla storia dettagliata dei vent'anni di musica, dalla musica si è passati alla vita e alle esperienze di tutti i giorni. E qui il libro si è addentrato in sentieri mai toccati prima da Zuffanti con vicende che fanno parte della sua infanzia e adolescenza e che lo hanno portato a essere il musicista e l'uomo che è. Sono narrazioni di fatti intimi e a volte dolorosi; una sorta di viaggio a ritroso nella psiche e nei ricordi che all'autore è sembrato assai utile per focalizzare in pieno la persona che è giunta ai nostri giorni e quelle che sono state le esperienze che lo hanno portato a comporre la musica che ha composto.
In tutto ciò trovano chiaramente ampio spazio le influenze artistiche del compositore. Molti sono i dischi che hanno fatto la storia del rock ad essere analizzati dal punto di vista dell'ascoltatore e del musicista; si parla di Genesis, King Crimson, Van Der Graaf Generator, Pink Floyd, Yes e molti altri. Fabio si addentra inoltre in uno studio approfondito della fase sperimentale di Franco Battiato, parla del suo fondamentale incontro con la psicomagia di Jodorowsky, dell'influenza delle opere cinematografiche di Andrei Tarkowskij, di ispirazione, di Genova (città spesso avara con i suoi figli ma che nonostante ciò emana un fascino al quale è difficile sottrarsi), delle difficoltà di sopravvivere facendo il musicista, di sport, tournée, viaggi, pensieri giornalieri e incontri con uomini più o meno straordinari.

La narrazione si rivela densa di sfaccettature che racchiudono l'universo artistico e umano di Fabio Zuffanti.


"Solitamente quando incontro qualcuno sono più avvezzo a far domande piuttosto che parlare di me stesso. Questo succede in parte perché sono un tipo riservato, in parte perché mi accorgo che chi incontro ha sempre più voglia di parlare di sé di quanta ne abbia io, in parte perché nutro un sincero interesse per le vite degli altri e mi piace farmi raccontare le vicende delle loro esistenze, anche le più banali. A volte però cresce l’esigenza di tirare fuori ciò che ho dentro. Spesso lo faccio con la musica ma non sempre questa riesce a essere così diretta come possono essere le parole, dette o scritte. Anche per questo motivo quindi mi appresto a scrivere questo libro ove espongo cinque mesi di vita (da maggio a settembre 2013) e di pensieri legati al mio passato/presente/futuro. L’uscita del mio quarto disco solista e la ricorrenza dei miei vent’anni all’interno del mondo musicale mi hanno fatto venire voglia di raccontare un po’ la genesi dell’album e alcuni avvenimenti salienti nella mia vita degli ultimi vent’anni. Facendo ciò mi sono però ritrovato spesso a guardare ancora più indietro, fino alla mia infanzia. Per questo il libro, che teoricamente doveva essere un semplice diario delle registrazioni del disco, si è trasformato anche in una specie di autobiografia buttata giù in maniera totalmente disordinata, passando spesso dal presente al passato senza alcun nesso logico. Il senso è in realtà legato al flusso dei pensieri che si sono affacciati alla mia mente giorno per giorno. Parlando di un qualcosa che succede oggi mi viene in mente un qualcosa che è successo ieri, ecco così dipanarsi la tela dei ricordi. Solitamente le autobiografie si scrivono a fine carriera o al culmine di essa. Io non sono né alla fine né al culmine, semplicemente mi andava di fare il punto della situazione e di buttare giù un po’ di pensieri in libertà sulle mie esperienze. Ma non solo; anche su dischi, libri, film e molte altre passioni che in qualche modo sono parte della mia esistenza. 
Prendete quindi questi scritti solo come quattro chiacchiere a una platea (piccola o grande che sia) di amici che per una volta hanno deciso di ascoltarmi. Qualche lettera a qualcuno o a nessuno." (Fabio Zuffanti)


                                  CHI E' FABIO ZUFFANTI


Ha iniziato la sua carriera musicale nel 1994. Ha partecipato alla realizzazione di oltre 40 dischi - come solista o leader di gruppi e progetti: Finisterre, Maschera Di Cera, Höstsonaten, Rohmer, laZona, Aries, Quadraphonic, R.u.g.h.e. - che, nel complesso, hanno venduto la bella cifra di centomila copie. Si è misurato con il rock, il folk, il pop, l'elettronica, la psichedelia, ma il genere per il quale è riconosciuto a livello internazionale è il rock progressivo (detto anche “prog”) di nuova generazione, di cui è considerato uno dei principali esponenti. Ha lavorato con importanti produttori, Roberto Colombo e Franz Di Cioccio su tutti. I suoi dischi sono stati pubblicati da un gran numero di etichette italiane e straniere. Con i suoi vari progetti si è esibito in Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Portogallo, Stati Uniti, Messico e Giappone. E' direttore artistico dell'etichetta Mirror Records e compositore di sigle televisive e colonne sonore. E' autore del libro "O casta musica" (2012) e di due opere rock, e ha collaborato a svariati reading letterari in compagnia di Tommaso Labranca.



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