I Miei Libri

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venerdì 2 gennaio 2026

Experia

EXPERIA – Threshold
Autoproduzione
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: Digitale – 2026





Raramente mi è capitato, navigando su internet alla ricerca di novità Progressive italiane, di imbattermi in una band senza trovarne alcuna informazione. Riflettendoci con il senno di poi, ho trovato la cosa molto affascinante: mi ha ricordato quando un tempo si compravano i vinili a scatola chiusa, ricercando il piacere della sorpresa. Ho accettato la sfida.
L'occasione si è presentata con il duo Experia, composto da Marco Tribuzio (voce, chitarra, basso, programmazione) e Bruno Rossi (tastiere, programmazione).
Passando immediatamente all’ascolto di “Threshold”, denoto sin dal brano d'apertura, “Uccelli”, un mix temporale singolare che abbina l’Hard Prog degli anni ’70 alla New Wave degli anni ’80. Le tastiere iniziali richiamano i Pink Floyd, ma solo per un istante. La voce convince maggiormente nelle parti più alte; per il resto, il brano offre una melodia molto orecchiabile.
Il titolo del secondo brano, “Proibito”, sembrerebbe lanciare un chiaro indizio verso i Litfiba, ma in realtà ci si trova davanti a un movimento Rap con phone voice su un ottimo giro di basso che, successivamente, si rivela debitore di un grande artista come Pino Daniele. È valida l’idea psichedelica che si dipana durante lo sviluppo del pezzo, così come l’assolo di chitarra elettrica. Indovinate e azzeccate le coralità femminili in sottofondo.
Con la terza traccia, “Each Other”, subentra il cantato in lingua inglese. Si tratta di una ballata dal ritornello arioso, in chiaro stile Steven Wilson. “Stay Connected”, invece, gode di un ritmo ben congegnato; è una canzone scorrevole e sorprendente negli arrangiamenti, supportata da tastiere che donano al tutto un'aura psichedelica. Qui tornano la voce filtrata e i riferimenti ai Pink Floyd.
In “The Cattle Of The Sun”, gli Experia si cimentano in uno strumentale che conduce a “God Save Me Leave Me”. Un arpeggio di chitarra apre il brano in modalità ballad, sentimentale e intensa, con un assolo finale che ricorda il miglior David Gilmour. Il ritmo cambia drasticamente in “L’Ultimo Treno 24”, segnando il ritorno alla lingua italiana e al cantautorato, mentre la conclusione è affidata a “La Parte Silenziosa”: un pezzo introspettivo, ricercato e arricchito da una breve narrazione femminile. Il finale rimanda al mondo dei Porcupine Tree più psichedelici.
Gli Experia hanno messo in Threshold molta carne al fuoco, forse troppa. La band è sicuramente alla ricerca di una personalità ben definita, mi resta inoltre il dubbio su un eventuale ausilio dell’IA in fase di produzione. Andrebbero smussati alcuni angoli sonori che, a tratti, non rendono giustizia alle buone melodie composte. Sarebbe stimolante poter ascoltare il duo in formazione full band, ma con i dovuti accorgimenti il progetto funziona bene anche così. Un album che mi ha divertito. MS 











Versione Inglese: 



EXPERIA – Threshold
Self-release
Genre: Modern Post-Prog
Format: Digital – 2026


Rarely, while browsing the web for new Italian Progressive acts, have I come across a band and found absolutely no information about them. Reflecting on it now, I found this quite fascinating; it reminded me of a time when people bought vinyl "blind," purely for the thrill of the surprise. I accepted the challenge.
The opportunity arose with the duo Experia, featuring Marco Tribuzio (vocals, guitar, bass, programming) and Bruno Rossi (keyboards, programming).
Diving straight into Threshold, the opening track "Uccelli" reveals a singular temporal blend that pairs 70s Hard Prog with 80s New Wave. The initial keyboards evoke Pink Floyd, but only for a moment. The vocals are most convincing in the higher registers; otherwise, the track offers a very catchy melody.
The title of the second track, "Proibito," seems to hint at the Italian band Litfiba, but it actually presents a Rap-influenced movement with "phone voice" over an excellent bass line that later reveals its debt to the great Pino Daniele. The psychedelic concept unfolding throughout the track is solid, as is the electric guitar solo. The female backing vocals are well-placed and spot-on.
With the third track, "Each Other," the lyrics switch to English. It is a ballad with an airy chorus in the distinct style of Steven Wilson. "Stay Connected," on the other hand, boasts a well-crafted rhythm; it is a fluid song with surprising arrangements, supported by keyboards that lend the whole track a psychedelic aura. Here, filtered vocals and Pink Floyd references make a comeback.
In "The Cattle Of The Sun," Experia try their hand at an instrumental that leads into "God Save Me Leave Me." A guitar arpeggio opens the piece in a sentimental and intense ballad mode, featuring a final solo reminiscent of David Gilmour at his best. The rhythm changes drastically in "L’Ultimo Treno 24," marking a return to the Italian language and singer-songwriter traditions, while the closing is entrusted to "La Parte Silenziosa"—an introspective, sophisticated piece enriched by a brief female narration. The finale brings to mind the more psychedelic side of Porcupine Tree.
Experia have put a lot of irons in the fire with Threshold, perhaps a few too many. The band is clearly searching for a well-defined identity; furthermore, I am left with a lingering doubt regarding the possible use of AI during the production phase. Certain "sonic edges" still need to be smoothed out, as they occasionally fail to do justice to the quality of the melodies. It would be stimulating to hear the duo in a full-band lineup, but with the right adjustments, the project works well even as it is. An album I truly enjoyed. MS







4 commenti:

  1. Gentile Max, leggendo nella tua recensione il nome Litfiba, vorrei chiederti cosa ne pensi della imminente reunion in tour per il quarantennale di 17 RE. Personalmente, era difficilissimo non scoprirli quando uscì l' album della svolta commerciale e semplicistica di "El Diablo" ero un bambino. È segno parte della mia vita in quei primi anni 90. Ma il vero amore esplose inesorabile, quando a ritroso iniziai a comprare i cd di "Desaparecido" e la cosiddetta Trilogia del potere. Devo ammettere, anche se con le dovute e rimarchevoli differenze, che mi innamorai di quelle sonorità new wave ma dal tocco Dark e soprattutto mediterraneo. Soprattutto le tastiere su cui la maggior parte dei brani si poggiavano, e il martellante suono del basso di Maroccolo inseriti in testi astratti e molto belli, fu una scoperta sensazionale. Certo si rifacevano ai grandi inglesi del genere, che certo erano di qualità maggiore ma neanche più di tanto.Non mi metto a fare la lista delle band inglesi Dark e new wave che grazie a mio fratello più grande, e ai Litfiba inizia ad apprezzare. Ovviamente i The Sound con "the Lion.... il leader suicida dei grandissimi... ecc. Per me i Litfiba fino al 1988 sono stati straordinari. Così come i membri che abbandonarono il progetto per accasarsi prima con l'ultimo disco dei CCCP e poi gli straordinari C.S.I dei '90. Li vidi nella prima reunion del 2013 e per chi come il sottoscritto che negli 80 era un bambino, ascoltare quei pezzi, anche se senza quella veemenza e feeling degli anni giovanili fu una meravigliosa esperienza. Ora sono indeciso se comprare il biglietto per l'anniversario di 17 RE che adoro e posseggo il doppio LP. Sarebbe un sogno se si riformassero realmente per creare nuova musica, ma non accadrà mai. Tu Max cosa ne pensi di queste operazioni nostalgia che si stanno moltiplicando anche nel prog e nel metal? E i Litfiba rigorosamente anni 80 e la new wave di quegli anni ti sono mai piaciuti? Io purtroppo li ho potuto vedere solo nel 1993 Terremoto Tour e nel 95 Spirito tour dove incredibile riproposero un pezzo del 1986 "Onda Araba" ed ero tra i pochi a conoscerla e cantarla. Mi scuso per la lunghezza. Ma vorrei chiudere citando una band romana di Goth rock chiamata ARTICA che sicuramente conoscerai, una band dalle qualità straordinarie che pubblicarono (per me) il capolavoro "Ombra e Luce"nel 1995 poi rimasterizzato nei primi anni 2000 e anche i secondo molto bello. Hanno fatto negli anni anche altri lavori forse meno ispirati. Una band così preparata e musicalmente eccezionale, ma allo stesso tempo la più ignorata e bistrattata della storia del rock mondiale.
    Saluti e rinnovo il dispiacere per la lunghezza.

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  2. Ciao carissimo Ivano, non preoccuparti se scrivi post lunghi, è sempre un piacere parlare con persone competenti come te che danno risposte dettagliate e argomentate. Mi piace molto leggerti. Dunque, i Litfiba sono stati per noi italiani un fenomeno importantissimo, ed è inutile che al riguardo io faccia una disamina, in quanto hai detto bene tutto. Anche io ho la loro discografia fino a "Terremoto", poi li ho ascoltati più raramente in quanto si sono standardizzati (anche giustamente perchè se vivi di musica la cosa più importante per te sono le vendite e quindi li capisco sotto un certo aspetto). I Litfiba è stata una band che ha avuto all'interno molta competizione fra Ghigo Renzulli e Piero Pelù sfociata in incomprensioni, ed è stato un peccato, tuttavia, come dici tu, hanno rilasciato una sfilza di dischi molto interessanti e soprattutto sono stati punto di riferimento per migliaia e migliaia di band nostrane. "17 RE" è un capolavoro. Ma vengo alla tua domanda: Oggi moltissimi artisti fanno reunion per l'anniversario di questo o quel disco e il motivo è molto semplice, siccome non si vendono più i dischi, oggetto sempre più ignorato a favore della musica liquida in cui i guadagni sono al lumicino, allora si lavora sull'effetto sorpresa o ristampa (vedi oggi i Pink Floyd con "Whis You Where Here" E "Live At Pompei"). Gli incassi vengono soprattutto dai concerti live. Come si dice... "tocca magna'!". Che ritornino insieme per "17 Re" è probabile, ma ingoiando un boccone amaro. Vedo più difficile la possibilità di un disco nuovo. Sono cambiati i tempi e le mode, per cui non credo si trovino concordi sulla scelta sonora da intraprendere. Per carità, tutto è possibile, ma anche se dovesse accadere sarebbe un fuoco di paglia. Venendo alla band Artica, concordo con te sul fatto che siano straordinari per qualità. Forse non sono stati supportati al meglio nelle scelte durante il proseguimento della carriera, a testimonianza di un dover arrangiarsi da soli. Se fossero stati stranieri di sicuro avrebbero riscosso più attenzioni da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. Si sa che noi italiani siamo fondamentalmente esterofili, ed è un peccato. Buon 2026 amico mio, e grazie.

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    1. Concordo pienamente sul tuo pensiero, infatti non ho scritto ciò che hai detto che oggi le band campano solo con i concerti. Non voglio fare polemiche, ma le agenzie che vendono i biglietti per me sono una specie di mafia. Scusa se uso questo degradante termine ma con la scusa che i dischi si vendono sempre meno, a parte come hai detto tu le grandi ristampe che vanno sempre primi in classifica nelle vendite, i biglietti negli ultimi 15 anni hanno raddoppiato il loro costo. Se nel 2013 il biglietto dei Litfiba trilogia del potere costava 35 €, ora per questo revival di 17 Re siamo arrivati a 65 €. Continuando così i fan, o la gente comune, oltre a non comprare più i supporti fisici, rinunceranno pure ai concerti. E non parliamo di quanto ho speso per il mio amato Roger Waters o Gilmour. I veri Litfiba vennero smembrati dal manager, come ha riferito Maroccolo in una intervista su YouTube di qualche anno fa. E ripeto che per fortuna Ferretti e Zamboni li chiamarono in "Epica Etica Etnica Pathos" dove Maroccolo, Magnelli e Canali scrissero buona parte della musica. Ricordo il mio primo concerto a 14 anni, quando già con i capelli lunghi e metallaro estremo fino al midollo, io e altri compagni andammo dopo 6 ore di treno a Milano per I Sepultura di "Chaos A.D. e il biglietto costava 27 Mila lire. Certo erano soldi importanti nel 1993 ma paragonati ad oggi erano spiccioli. Purtroppo negli anni 90 a parte i grandi Maestri, non ho assistito a nessun concerto delle band che stavamo facendo rinascere il prog in Italia e nel mondo. Però in Italia nei 90 oltre ai vari Finisterre, Deus ex Machina, Ezra Winston, D.F.A ecc che di questi molti li conobbi nel 99 - 2000, il mio amore viscerale era rivolto ai C.S.I. soprattutto del primo album, del bellissimo live acustico "in Quiete" con lo stupendo inedito "Inquieto" di cui acquistai anche la videocassetta registrato nei mitici studi di Video music ( e quanto ci manca) e sicuramente il loro capolavoro "Linea Gotica " del 1996 che li andai a vedere più volte dal vivo. Purtroppo, personalmente vivo dei bellissimi ricordi che furono.
      Perché oggi anche se c'è tanta anzi troppa musica anche di qualità, chi ha talento non potrà mai emergere come una volta. E invidio chi vive di ricordi come la generazione di mio padre degli anni 70. Oggi vedendo questo degrado penseranno al suicidio
      Grazie Max è sempre un piacere confrontarmi con una mente e una enorme conoscenza come la tua.

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  3. Grazie Ivano, troppo buono. In effetti stanno raschiando il barile con i prezzi dei concerti. Approfittano di noi pochi appassionati per sopperire (come dicevo) alle vendite dei dischi. Anche i prezzi dei vinili sono esorbitanti, malgrado si trattino di ristampe, mentre i CD costano molto meno. Venendo proprio a "17 Re" se vai su Discogs oppure in un negozio o su Amazon il vinile costa 80 euro, mentre il CD quasi 9 euro! Cioè... qualcuno mi deve spiegare questo ladrocinio nei confronti di chi ama ascoltare la musica. Poi tutta questa differenza fra LP e Cd non c'è, specie se il master è comunque digitale! A malincuore ti costringono a non comperare, ma si sa che i nostalgici e i collezionisti buttano giù il boccone amaro e acquistano. Io personalmente a questo gioco non ci sto. In definitiva si approfittano di noi appassionati. Un saluto, amico mio.

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