sabato 30 giugno 2012

Nominations PROGAWARDS 2012



                                            PROGAWARDS 2012


                       Sono uscite le nomination di Giugno 2012:


                                 BEST ITALIAN RECORDS



TitleArtist/BandWebsite
 Rewotower Profusion official website
Nella Pietra e nel VentoAldo Tagliapietra *official website
Coffee In NeukollnBarock Project *official website
DodecahedronDaal *official website
The Rime Of The Ancient Mariner: Chapter OneHostsonaten *official website
Ogni Cosa a Suo PostoIl Maniscalco Maldestro * official website
Canzoni allo SpecchioNotturno Concertante *official website
Intergalactic Art CaféStereokimono *official website
La Bella e la BestiaSyndone *official website
EteronimieVieux Carré * official website

                               BEST FOREIGN RECORDS 



TitleArtist/BandWebsite
 CIII: Even Celestina Gets The Blue17 Pygmies MySpace
Weather SystemsAnathemaOfficial Website
Wake Up CallCross Official Website
 IIDelusion Squared Official Website
 March Of Ghosts GazpachoOfficial Website
 VeritasInvertigo Official Website
 MomentsIoearth Official Website
 Map Of The Past It BitesOfficial Website
 Concerto For Piano And Electric Ensemble KotebelOfficial Website
 Entertaining AngelsLandmarq Official Website
 Nous Lis Er StilleOfficial Website
 The Death Unicorn Defying UnicornMotorpsychoMySpace
AireNexusMySpace
 VisitorOheadOfficial Website
 PosthasteOhmphreyFacebook
 The Book Of Flight RAKOfficial Website
 Beyond Man And TimeRPWLOfficial Website
 Blueprint Sebastian Hardie Official Website
 Helios Rider Steam Theory Official Website
 SceneriesSylvan Official Website
 Trans Europe ExpressionThe Earth ExplorerOfficial Website
 Kind Of RedTaylor's UniverseOfficial Website
 Dark & Early SmilesThe Black Noodle ProjectOfficial Website
 NoctourniquetThe Mars VoltaOfficial Website
 Decline And FallThinking PlagueOfficial Website
Skies DarknedCitizen Cain *Official Website
 Malice in Wonderland4Front *Facebook
Charles DarwinXII Alfonso *Official Website
The Black ChordAstra *Official Website
In ViaFrames *Official Website
Me 2.0Ordinary Brainwash *Facebook
PerspectivesLord Of Mushrooms *Official Website
NineCircus Maximus *Official Website
Crush Of NightIzz *Official Website
 Out Of The ComaComus * Official Website
 Thick As A Brick 2 Jethro Tull *Official Website
 Battle ScarsGalahad * Official Website
SaikoQuidam *Official Website
Childhood's EndUlver *Official Website
 Pandora's Pinata Diablo Swing Orchestra *Facebook
 Third Eye Surgery Baby Woodrose *MySpace
(Mankind) The Crafty ApeCrippled Black Phoenix *Facebook
Fog ElectricNorth Atalantic Oscillation *Facebook
L'Esprit Du CercleEclat *-
Mind GamesCosmos *Facebook
Crimes & ReasonsSteve Thorne *Official Website



                                  BEST DEBUT RECORDS



TitleArtist/BandWebsite
AsZensions AsZensionsOfficial Website
 Airs: A Rock Opera Brockmann & Andrade Official Website
 In The Last Waking Moments Edison's Children Official Website
Coma GhostsEffloresce Official Website
 El Doom And The Born ElectricEl Doom And The Born ElectricFacebook
Flying ColorsFlying ColorsOfficial Website
 Glass Kites Glass KitesOfficial Website
 Not The Weapon But The Hand Hogarth-Barbieri Official Website
 Mente y GravedadImpulso De Los Sonidos Inconscientes MySpace
 Full Size NothingPandora's BallFacebook
 Dark SpringSonisk Blodbad MySpace
 EssenceThe Addiction Dream *Official Website
DeuxArs De Er *MySpace
Parade BellsBlanket Barricade *Official Website
AdythonClaudio Milano & Erna Frassens *Facebook
Carpe NotaCarpe Nota *Official Website
EsylltChildren In Paradise *Official Website
 ConduitsConduits * Official Website
Waving At Us, We've ProvokedDeus Nuvem *Official Website
 UtopiaDistorted Harmony *Official Website
 Kingdom ComeFlares *Facebook
 I Am AnonymousHeadspace *Official Website
 SyntheticHemina * Facebook
 Red ForestIf These Trees Could Talk *Official Website
Open The Flood GatesIn Realm *Official Website
 Rainbro Inner Ear Brigade * Official Website
 Kokou No GadanKyojaku * Official Website
 The Essence RemainsL'Alba di Morrigan *MySpace
L'Ombra della Sera L'Ombra della Sera * Official Website
Some Strange StoriesMudway *Official Website
 Coalescence Paradigm Shift *Facebook
Uncover MePeter Matuchniak *Facebook
AnnaPuzzle King *Official Website
Primary ElementsSix Elements *Official Website
The Narrow StateRumor Cubes *Facebook
Storm CorrosionStorm Corrosion *Official Website
RiotTohpati Bertiga *Official Website


*  Nomination di Giugno


Un ringraziamento da parte mia a tutta la giuria per l'immenso lavoro (MAX)

giovedì 28 giugno 2012

Ivan Graziani la chitarra rock italiana

La chitarra Rock della musica italiana




Troppo presto è stato accantonato il ricordo di un artista uscito dai canoni della musica Pop Rock italiana, ma questo ad Ivan sono sicuro che non sarebbe interessato nulla, il peggio è solo per noi. La provincia era la sua casa, la sua vita, il suo modo di pensare e di agire. L’amore dei profumi di una terra, di certe storie difficili, perfettamente dipinte nei testi, hanno fatto di lui un cantautore decisamente fuori dal coro e sempre in contrasto coi canoni del music businnes. Per questo ad Ivan non sarebbe interessato nulla, prendere o lasciare. Il modo di agire, di andare per la propria strada, aveva portato al cantautore anche delusioni a volte perfino cocenti. Ma questo fa parte dell’evoluzione di un artista, che in questo caso mettiamo dietro all’Uomo.

Graziani nasce il 6 ottobre del 1945 a Teramo, ma c’è una leggenda (forse narrata dallo stesso Ivan amante della Sardegna) che lo vede venire alla luce sopra un traghetto che fa la spola fra Civitavecchia ed Olbia. Di sicuro il nome richiama il mare, leggendolo al contrario il risultato è “navi”.
L’amore per la musica è grande, sin da bambino. Nella sua famiglia già il fratello maggiore suona la chitarra, orgoglio di casa e questo il giovane Ivan lo prende come stimolo per le sue ambizioni. Come per tutti i fratelli più piccoli l’obiettivo è raggiungere il più grande. Così nel 1956, malgrado la sua giovane età, lascia la batteria per dedicarsi a tempo pieno alla chitarra. L’abruzzese ha sempre avuto con lo strumento un rapporto molto intimo, tanto da considerarlo un prolungamento del suo corpo. Ecco cosa dice l’interessato in una delle rare interviste rilasciate durante la sua carriera:
"La chitarra va amata come forma, se non ami questo lascia perdere. E’ come una donna, già il nome è al femminile: la chitarra non è il mandolino, il basso, il clavicembalo, il pianoforte, il trombone, è la chitarra. E poi, guarda caso, ha anche un buco in mezzo. La chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina: prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo sulla spiaggia. Voglio vedere come cazzo fai".

Le prime vere esperienze risalgono al lontano 1960, dove lo troviamo a fianco del trombettista Nino Dale, famoso a suo tempo nella Teramo artistica. Non per nulla a lui Ivan dedica nel 1983 la canzone “Nino Dale And His Modernist”. L’amore per l’arte è nel sangue ed è totale, nel 1963 prende il diploma in arti grafiche ad Urbino (sua città adottiva) che lo porta a guadagnare anche i suoi primi soldi. I disegni variano da personaggi alla Corto Maltese (Hugo Pratt) ad autoritratti e scene di vita quotidiana. E’ riuscito anche ad unire la musica con la grafica, quasi come in una logica conseguenza, ed ecco allora le tinte forti che ci narrano storie come “Firenze” o “Maledette Malelingue”, oppure l’artwork del disco live “Parla Tu”. Graziani tiene molto alla carriera di disegnatore, più che a quella di cantante e le mostre dei suoi disegni lo rendono molto fiero. La tecnica che scaturisce dalle sue mani è davvero forte, per nulla scontata, dimostrando un talento eccezionale, che non si basa solo sullo studio, ma fuoriesce dall’istinto, dal suo modo di essere. In questo ambito possiamo ricordare anche una breve e curiosa carriera di disegnatore di fumetti porno, un genere che purtroppo permetteva di guadagnare qualche soldo a scapito di altri.

La prima vera svolta artistica avviene nel 1966, con la fondazione della band L’Anonima Sound, con la quale raggiunge Milano. Ivan comprende l’importanza di uscire dalla provincia per poter sfondare nel mondo musicale, per questo l’esperienza è da considerarsi fondamentale. Incidono un 45 giri dal titolo “Fuori Piove / Parla Tu” e con esso arriva il primo necessario esame: Il Cantagiro. Purtroppo per loro il risultato è disastroso, l’ultimo posto è un duro colpo che però non ferma le ambizioni della band. L’anno successivo è la volta del secondo 45 intitolato “Ombre Vive / Girotondo” supportato dall’importante casa discografica di Mogol, la Numero Uno.

E’ in questo periodo che l’interesse di Ivan per il Rock e la chitarra diventa sempre più grande, l’amore per sonorità alla Duane Eddy, Shadows, B.B. King e Beatles lo costringe a sciogliere il gruppo per tentare la carriera solista. Abbraccia la sua EKO semiacustica e nel 1970 realizza il suo vero primo lp, completamente strumentale ed autoprodotto. Il disco dal titolo “Tato Tomaso’s Guitar” è dedicato a sua moglie Anna, per il lieto evento della nascita di Tommaso, ma in realtà non viene mai distribuito. Bisogna attendere il 1970 per ascoltare la voce di Ivan, quella che lui ama definire “la voce di una bimba perversa”. In effetti il successo ed il ricordo di questo artista viaggia soprattutto sulle onde delle sue particolarissime corde vocali, in quel falsetto dall’amletico dubbio se naturale o forzato. Il lavoro in questione prende il titolo di
“Desperation”

ed è un trentatrè giri cantato in inglese, tutto dedito al Rock, quello degli anni ’50. Questo gli permette il grande balzo, non tanto per le vendite in verità quasi nulle, ma per il fatto di entrare a fare parte della scuderia della Numero Uno. Collabora in dischi di artisti quali Lucio Battisti, Antonello Venditti, Formula Tre e per poco non entra nella formazione della Premiata Forneria Marconi al posto di Mauro Pagani.

L’Ivan Graziani che conosciamo è quello del 1974 con La Città che vorrei”un lavoro più cantautorale, che richiama anche l’attenzione di Lucio Battisti, che lo vuole con se nella registrazione dell’LP “ La Batteria , Il Contrabbasso, ecc.”. Ed è lo stesso Lucio ad incoraggiarlo nel concepimento del nuovo “Ballata Per Quattro Stagioni”(Numero Uno-1976).
Tutta la band al completo dello stesso disco di Battisti consacra al grande pubblico Graziani. Perfino la critica applaude, soprattutto davanti a perle come “E Sei Così Bella”, “Il Campo Della Fiera” e appunto “Ballata Per Quattro Stagioni”. In verità nel disco c’è una prerogativa che tutti gli altri cantautori del periodo non hanno, per la prima volta si articolano canzoni con le chitarre elettriche. Restano ancora molte ingenuità da maturare, non tutti i brani catturano l’attenzione dell’ascoltatore, mentre la tecnica sembra già affinata. Al riguardo Ivan rilascia in un intervista a Daniele Caroli le seguenti dichiarazioni:
“La chitarra acustica è uno strumento molto diffuso in Abruzzo, insieme alla fisarmonica a due botte: un'accoppiata usata ad esempio per il saltarello. Ma in queste danze, avendo un ruolo di supporto ritmico per la fisarmonica (al massimo si aggiungeva un violino), la chitarra veniva utilizzata con una tecnica che potrei definire di sgrattugiamento e percussione: si percuotono le corde vicino al ponticello con la parte inferiore della mano, alternando questo movimento con delle battute sulle corde libere e con degli accordi. Questo procedimento, sulla chitarra elettrica, da dei
risultati impensabili: l'ho impiegato soprattutto nei miei primi dischi, ma ancora adesso lo uso in concerto.


Fai molto esercizio?
No, ritengo che per il tipo di musica che faccio non sia utile. A casa la chitarra non la suono mai, e ci sono dei periodi in cui proprio la abbandono: quando poi la riprendo in mano il rapporto e più bello. L'allenamento costante e indispensabile quando si deve imparare a usare lo strumento: una volta che lo si padroneggia non e più necessario, a meno che si voglia ripetere sempre le stesse cose in maniera sempre più veloce; ma non mi sembra che sia questo il risultato cui tendere. Diversa la situazione dei chitarristi classici, che hanno altre esigenze, di precisione assoluta nell'emissione della nota, di perfetta posizione delle dita eccetera, il che richiede continua applicazione. Per la musica pop-rock vale il contrario, perchè una certa improvvisazione, le note "sporche", "misteriose", ne sono elementi fondamentali.”

I testi vanno a pescare nel quotidiano, la politica non è mai stata al centro dei suoi interessi.
Gli anni ’70 sono quelli della stravaganza del look, ogni artista ha di per se un qualcosa che lo identifica, il chitarrista abruzzese (dietro ad un carattere particolare ed instabile, tanto da farlo definire da molti quasi un orso) non è da meno. La passione per gli occhiali colorati e laccati lo portano alla scomoda e ridicola definizione di Elton John italiano. Decisamente fuoriluogo. Nel 1976 nasce una grande amicizia personale ed artistica con Antonello Venditti, Ivan suona la chitarra nel disco “Ullalla” del cantautore romano ed in più apre i suoi concerti dal vivo come artista di spalla.
L’esperienza che ne trae lo porta ad incidere il bellissimo trentatre

“I Lupi” (Numero Uno-1977).
In questo caso è Venditti stesso a volere la realizzazione del disco ed il successo è totale sulle ali della meravigliosa ballata “Lugano Addio”. Lo stile diretto e graffiante scaturisce dai testi in tutta la sua purezza, in “I Lupi”. Si parla dei fantasmi e dei brutti ricordi della guerra, orrori molto vicini in quei tempi, dove la situazione in Vietnam colpiva la gente con la sua inutile e crudele violenza. Anche il fascismo viene accusato, in definitiva una canzone antimilitarista graffiante e senza mezzi termini, supportata dalla ruvida musica Rock della sua chitarra.

Un’altra caratteristica di Ivan è narrare le storie di tutti i giorni, dipingerle come in un affresco, ma le meglio riuscite sono quelle di provincia, come in “Motocross”. Una donna ladra riesce a rubare il motore di un ragazzo trascinandolo in una sporca e sanguinosa imboscata. In questo Lp fuoriesce anche l’amore per le donne ed inizia anche l’adulazione per i loro seni, argomento trattato spesso in diversi brani. “Lugano Addio” oltre che il maggior successo di Ivan è anche il seme di un prolifico raccolto di storie di donne che tempesteranno in lungo ed in largo i testi delle canzoni a venire. In questo caso l’amore è adolescenziale, tenero e nostalgico.

Nel 1978 esce
“Pigro” (Numero Uno-1978)
,
un disco dai testi forti e profondi. Il successo commerciale arriva sull’onda di canzoni che hanno fatto scuola, basta dire “Monna Lisa”, “Paolina”, “Pigro” e “Sabbia Del Deserto” per comprenderne l’entità. Il Rock vero è sempre presente, “Monna Lisa” apre in questo senso il disco, narrando la storia di un furfante che vuole prendersi la Gioconda nell’assurda convinzione della propria appartenenza. Il massimo del lirismo si raggiunge nel testo e nella musica di “Scappo Di Casa”, una delle canzoni più belle e difficili mai scritte dall’artista di Teramo. Non mancano ovviamente le ballate dedicate alle donne, in questo caso la dolcissima “Paolina” riesce a far cantare l’ascoltatore nel fresco ritornello. Cosa dire poi della breve ed ironica “Pigro”? L’artista attacca efferatamente il mondo intellettualoide esprimendo un Rock rabbioso e diretto. Un vero e proprio cavallo di battaglia che Ivan esibisce in ogni data dal vivo da qui a venire.

Ma è nel 1979 che Graziani raggiunge il massimo dell’ispirazione, il 33 giri
“Agnese Dolce Agnese” (Numero Uno-1979)
è un successo nazionale che vola sulle onde della dolcissima “Agnese”. Il brano in questione è anche causa di un malinteso, molti giornalisti di settore all’ascolto di “A Groovy Kind Of Love” di Phil Collins gridano al plagio ai danni dell’italiano. In realtà questo Rondò non è altro che una delle “Sonatine Progressive Opera 36” del pianista romano Muzio Clementi del 1797. Anche il nostro cantautore è costretto a scrivere nel disco “Rielaborazione di Ivan Graziani”. La scaletta è oltremodo ghiotta, con brani di forte ironia, grande Rock e le solite donne. Si apre proprio con “Taglia La Testa Al Gallo” e la chitarra è subito protagonista. Si arriva al Rock puro d’annata con “Dr. Jekjll & Mr. Hyde” ed il dubbio ci assale, l’eterna lotta fra il bene ed il male, giusta o sbagliata che sia è racchiusa nella semplice frase “….Quello che non sei ma vuoi”. In questo LP c’è anche il brano preferito di Ivan, “Fuoco Sulla Collina” dove l’incedere della chitarra diverte l’autore e lo fa sbizzarrire, specialmente in sede live. Quello che oltremodo colpisce è il testo, un doppio andamento, dove un ragazzo sedicenne sogna se stesso uomo e di assistere ad una guerra epica che si svolge sopra una collina. In verità i fuochi da lui veduti sono semplici fari di trattori che stanno trebbiando. E la donna? Questa volta ha il nome di Susy (“Canzone Per Susy”).

La qualità resta elevata con
“Viaggi Ed Intemperie” (Numero Uno-1980)
, un altro agglomerato di successi fra i quali spicca prepotente il tormentone “Firenze (Canzone Triste)”. Con questo disco l’artista raggiunge l’apice della carriera. Le storie di donne si susseguono senza mai cadere nello scontato e tantomeno nel melenso. “Isabella Sul Treno” e “Angelina” parlano di loro e diventano successi commerciali di grande soddisfazione. C’è spazio per trattare anche argomenti difficili come quelli della droga e “Dada” questa volta ce la racconta in maniera diretta, senza mezzi termini, una brutta storia questa della giovane “Ivette senza tette”. Anche “Tutto Questo Cosa C’Entra Con Il R & R?” è una denuncia aperta a questo mondo malvagio, lo stupro è analizzato, l’autore è perfetto narratore e non solo spettatore. In questo disco i brani sono tutti belli, la dolce “Olanda” accompagnata da violini e la fantastica chitarra di Ivan è davvero toccante. Per nulla da riempimento sono “Radio Londra” e “Siracusa”, la riuscita di tutto il lavoro va attribuita anche alla collaborazione del musicista con Giovanni Tommaso. A questi livelli purtroppo Graziani non tornerà quasi più.

Nel 1981 c’è un mini album in formato Q Disc, che tanto di moda va in questi anni (vedi anche Dalla, Cocciante, Gaetano, New Perigeo, e moltissimi altri). Il
“Q-Concert” (Numero Uno-1981)
è registrato dal vivo dal trio Graziani-Ron-Kuzminac e le canzoni contenute sono comunque belle da ascoltare. “Canzone Senza Inganni”, “Dada”, “Io Ti Cercherò” e “Tempo” sono i titoli.
Nello stesso anno è la volta di
“Seni E Coseni” (Numero Uno-1981)
, un insieme di canzoni ripartite in due diversi stati d’animo, il lato A più lento e delicato ed il lato B più Rock, che oramai possiamo definire a ragione “alla Ivan Graziani”. Si scrive una lettera a Dio con “Ehi Padre Eterno” e non senza una vena polemica (“Ehi Padre eterno che sei nei grattacieli: restaci”. Si racconta la Pasqua (“Pasqua”), uno scampolo di vita vissuta perfettamente descritto nel testo, quasi un “Agnese Dolce Agnese”, dove tutto sembra scorrere lentamente con noia fra abbuffate, pioggia ed un amore andato alla malora. Bellissimo il ritornello. “Cleo” invece è la storia della donna di turno, mentre si parla di sesso con “Oh Mamma Mia” e “Tigre”. In generale questo può considerarsi un buon album, fra alti e bassi e la critica di allora dopo “Viaggi Ed Intemperie” dall’autore si attendeva di più.
Il chitarrista abruzzese nei concerti riesce a dare il meglio di se, la vena Rock è più marcata, la sua chitarra grida forte ed i riff sono più taglienti. E’ il 1982 ed è la volta del disco live
“Parla Tu” (Numero Uno-1982)
, l’unico rappresentato nell’artwork dalle sue matite. Davvero un disco di grande fattura.

Non si capisce il motivo, ma le vendite sembrano diminuire, l’interesse del music businnes volta le spalle al nostro artista, vuoi per la sua inossidabile voglia di non stare a certe regole o forse anche per il suo carattere schivo. Non c’è una verità, resta il fatto che Ivan continua a scrivere grandi canzoni, come quelle incluse in
“Ivan Graziani” (Numero Uno-1983)
, ma certa critica non lo recepisce. E’ sempre la provincia ad essere protagonista e quel Nino Dale (”Nino Dale And His Modernist”) a cui il nostro deve molto. L’LP si apre come meglio non si potrebbe, “Signora Bionda Dei Ciliegi” è un classico del repertorio, una storia d’amore fugace ed adolescenziale, vissuta con veloce impeto, raccontata con nostalgia e desiderio. Ma nel disco c’è inciso un pezzo che è l’icona di Graziani: “Il Chitarrista”. Il furbacchione con lo strumento vuole accaparrarsi le attenzioni (e non solo) di una bella giovane che fa coppia con un tipo poco raccomandabile. Come in un Western la ragazza è il premio conteso di una partita a Poker, il chitarrista vince, ma come si svela a sorpresa nell’ultima strofa “…con il mio mazzo di carte truccare”. Ovviamente il Rock è quello solito e puro di una volta. Tutto il lavoro scorre bene, forse per l’ultima volta. Non sono da meno brani come “Navi”, “Palla Di Gomma” e “ 140 km/h ”.

Il lavoro compositivo prosegue senza soste e nel 1984 è pronto il nono sigillo della sua carriera, proprio dal titolo
“Nove” (Numero Uno-1984)
. I momenti degni di nota sono soltanto tre, “Limiti (Affari D’Amore)”, “Minù, Minù” e “Lucetta Fra Le Stelle”. Famoso il primo pezzo che tratta di una storia omosessuale, mentre più frivole le successive due storielle d’amore, pur se coadiuvate da un songwriting più che discreto. “Io Che C’entro” e “Gangsters” proseguono il filone di racconti alla “Motocross” dove donne e pugni sono all’ordine del giorno, mentre per il resto c’è da annotare solo “Chitarra Bar”, ma senza gridare al miracolo.

L’artista sente che qualcosa si sta scollando fra lui e l’interesse che circola intorno alla sua musica. Una lunga pausa artistica di tre anni non riesce ad aiutarlo, anzi sembra affondarlo definitivamente nel dimenticatoio, relegandolo come un cantautore tristemente fuori moda. Il risultato ha il titolo di
“Piknic” (Numero Uno-1986)
, un vero buco nell’acqua, sotto ogni aspetto. Tutto questo porta alla frattura fra lui e la Numero Uno , L’artista decide di accasare nella casa discografica Carosello. Serve ancora una pausa di riflessione che lo porta a fare un passo indietro, sia come musicalità che come influenze nei testi. Esce “Ivangarage” (Carosello-1989)
, per certi versi è un riscatto artistico con buoni momenti che molto si rifanno ai Beatles (”Noi Non Moriremo mai” e “Lucia Nel Cielo Coi Diamanti”). Il pezzo forte ha il titolo di “Prudenza mai”, dura, sarcastica, condita di tanto in tanto anche da parolacce, senza cadere mai nella mera volgarità. C’è anche un simpatico richiamo ai metallari (“I Metallari”) dove Ivan sembra ammirarli per la loro perenne ed inossidabile fede e voglia d’amore, il tutto ovviamente condito d’ironia e frasi da interpretare. Il rapporto d’amore fra uomo e donna è anche simpaticamente descritto in “E Mò Che Vuoi”. Non mancano nemmeno le denuncie forti, in questo caso contro la pedofilia e “Johnny Non C’entra” ne è perfetto epiteto.

L’anno successivo esce la prima vera raccolta di successi dal titolo
“Segni D’Amore” (Carosello-1990)
. Il disco è scelto con perizia, i pezzi contenuti sono davvero fra i migliori in assoluto, in più “Lugano Addio”, “Agnese Dolce Agnese”, “Cleo” e “Signora Bionda Dei Ciliegi” sono per l’occasione riarrangiate.

Nel 1991 esce un nuovo controverso lavoro di Ivan,
“Cicli E Tricicli” (Carosello-1991)
e per l’ennesima volta la critica ed il pubblico si spaccano in due. Le canzoni contenute in effetti non sono di quelle epocali, ma la verità è nel mezzo, tutto sembra scorrere senza infamia ne lode, fra amori e rimbrotti. Tutta la polemica di Ivan nei confronti di chi vuole tarpare le ali a quelli che nella vita tentano di volare è ben descritto in “Kryptonite”, uno dei momenti più alti dell’intero lavoro. Per il resto una manciata di buone canzoncine. Il chitarrista si rende conto del difficile momento artistico e nel 1994 sceglie la strada più semplice, ritornare a narrare storie adolescenziali e tenta la carta San Remo. Il sunto si intitola “Malelingue” (Carosello-1994)
e la canzone estrapolata per il festival è la sarcastica “Maledette Malelingue”, un discreto successo commerciale che raggiunge il settimo posto della competizione. Finalmente l’amore per i seni trova in “Poppe, Poppe, Poppe” il proprio inno, dopo innumerevoli richiami a destra e manca di brano in brano. In questo ultimo lavoro in studio sembra ritrovata la vena ispiratoria, in generale un bel disco.

Il contratto con la Carosello scade nel 1996 e Graziani grazie alla forte amicizia con Renato Zero si accasa con Fonopoli. Questo connubio porterà alla realizazione di
“Fragili Fiori….Livan” (CGD-1995)
, un disco dal vivo con l’inserimento di quattro inediti: “Fragili Fiori”, “Buona Fortuna”, “Bum!, Bum!, Bum!” e “ La Nutella Di Tua Sorella” con la partecipazione vocale dello stesso Renato Zero.
Dopo una lunga malattia Ivan muore a Novafeltria (Marche) il primo Gennaio del 1997, il tumore all’intestino ha la meglio su di lui ed alla sua grandissima caparbietà.

Usciranno due lavori postumi, il primo si intitola
“Per Sempre Ivan” (Fonopoli)
tributo voluto fortemente da Zero con la partecipazione di cantanti come Venditti, Tozzi, Antonacci e Baroni. Nulla di utile, a parte l’ottima “Vita “ interpretata dal cantautore romano Venditti. Il secondo è “Firenze-Lugano No Stop” (BMG-2004)
, un doppio cd che a sorpresa sfonda nelle classifiche italiane. I successi contenuti sono quelli memorabili che conosciamo , mentre gli inediti hanno il titolo di “Il Lupo Ed Il Bracconiere” e “Giuliana”.

Un’altra storia triste si aggira a Novafeltria, quella di Irko, un pastore tedesco che si alzava immediatamente quando sentiva suonare le corde di una chitarra, quella del suo padrone ed accorreva ai suoi piedi per ascoltare quelle vibrazioni a lui care. Un brutto giorno la chitarra ha smesso di suonare, Irko è impazzito dal dolore e ancora oggi lo troviamo errante per il paese alla ricerca di quel fantasma che tanta gioia gli ha saputo dare. Non riconosce più nessuno, ne i figli ne la moglie di Graziani, ora è randagio, come il suo dolore, chilometri e chilometri nelle sue zampette per non rassegnarsi al silenzio della morte.
Noi lo abbiamo dimenticato, Irko no.

“….Un vero chitarrista muore, deve morire sul palco.” IVAN GRAZIANI

Salari  Max

mercoledì 27 giugno 2012

Illusion Suite

ILLUSION SUITE - Final HourLimb Music
Distribuzione italiana: si
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2009



Ci sono dischi che ti catturano immediatamente, solo alla visione della copertina. Il disegno particolareggiato dell’interno di una chiesa, con una bambina al centro del corridoio in primo piano, mi lascia intuire una musica leggermente oscura ed assolutamente Metal Prog. E chi può fare un lavoro del genere? La risposta è semplice, una band del Nord Europa. Detto fatto, leggo la bio e questa band è Norvegese, in più al proprio debutto.
Il disco è suddiviso in nove tracce con una suite di quindici minuti dal titolo “The Adventures Of Arcan”. La produzione sonora è buona ed il quartetto in esame è dotato di buona tecnica strumentale. Quello che incontriamo in “Final Hour” non è innovativo, abbiamo ascoltato molto di questo suono con band come Symphony X, Dream Theater, Shadow Gallery e compagnia bella, comunque c’è qualcosa di buono e personale che aleggia fra le righe. La prova vocale di Bill Makatowicz è più che discreta, ma quello che salta subito all’orecchio è l’ottimo lavoro alla batteria da parte di Roger Bjorge. Invischiati nella ragnatela del Metal Prog statico e classico, gli Illusion Suite sanno bene come muoversi e questo mi colpisce ulteriormente, in quanto sono consapevole di essere al cospetto di un debutto.
La globalizzazione portata da internet nella musica ha i pro ed i contro, si perde in personalità ma sicuramente si acquista in esperienza. Dunque gli Illusion Suite non stupiscono per songwriting, ma hanno gia dentro di loro la maturità giusta per poter fare molto meglio. Un disco più che sufficiente, sotto tutti gli aspetti ed una nuova promessa per il genere… l’ennesima. MS


martedì 26 giugno 2012

Banco Del Mutuo Soccorso

BANCO - Seguendo le Traccie
Ma.Ra.Cash

Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Gothic Metal
Support: CD - 2005




Ecco una chicca impedibile per tutti gli estimatori del gruppo di Francesco Di Giacomo. La Ma Ra Cash rispolvera e dona qualità sonora cristallina al concerto del Teatro Verdi di Salerno del 23 Aprile 1975. La magia del momento è perfettamente incastonata nelle note che sembrano, oggi più che mai, incredibilmente senza tempo.
Si comincia con l’intramontabile “R.I.P.” che molto farà discutere (e contestare) per la scelta di essere cantata in inglese. Allora certo pubblico, in un certo senso “politicizzato”, non era propenso ad aperture esterofile, ma il Banco in quel momento tenta di aprirsi al mercato mondiale ed il passo sembra quasi inevitabile, proprio come quello intrapreso dai cugini PFM. Il risultato e la prestazione è sopra le righe, fa un certo effetto sentire oggi il gruppo a questi livelli. Segue “L’albero Del Pane”, strumentalmente eccellente nella coralità, un pezzo che farà la gioia dei collezionisti. Che tutto giri bene lo si ascolta nella successiva “La Danza Dei Grandi Rettili”, tratta dal secondo capolavoro “Darwin”. L’intesa è perfetta, così le tastiere dei fratelli Nocenti, Vittorio e Gianni. Tutta la band è fotografata nel massimo del suo splendore, la ritmica i Pierluigi Calderoni alla batteria e di Renato D’angelo al basso è semplicemente spettacolare. Maltese suona la chitarra dando l’anima, per poi passare alla tromba con un indifferenza ed una capacità disarmanti. Un breve “Passaggio” ed ecco la storica “Non Mi Rompete”, acustica ed elegante, dove Francesco sembra davvero avere l’intenzione di non disturbare. C’è spazio per il Progressive più sperimentale e di nicchia in “Dopo… Niente E’ Più Lo Stesso”, articolato e ben eseguito a dimostrazione della riuscita della serata. La band unisce tecnica e poesia legandole con un sottile filo d’improvvisazione spiegando al mondo cos’è l’arte della musica Rock italiana. Il concerto si conclude con la suite “Metamorfosi” tratta ancora una volta dal primo LP.
Chi mi conosce sa che non sono di certo un tipo nostalgico, apprezzo molto la musica di oggi e di sempre, ma in verità gli anni ’70 hanno innegabilmente quel qualcosa in più. Ma allora non c’è nemmeno una nota negativa in questo live? Si, qualcosa c’è, Renato quella sera aveva un fastidiosissimo mal di denti. “Seguendo Le Tracce”, semplicemente impedibile. MS


domenica 24 giugno 2012

IL ROCK PSICHEDELICO

IL ROCK PSICHEDELICO
Di Massimo Salari (con il contributo di Giancarlo Bolther)



L’ORIGINE
Molti anni sono passati dalla nascita del Rock, più di cinquanta da quando Elvis Presley con la sua chitarra ha sconvolto il panorama musicale con brani scatenati e ballate strappalacrime. Da questo momento in poi, gli eventi si sono susseguiti vertiginosamente e una strepitosa gara di fantasia si scatena fra l’Inghilterra e l’America per diventare il dominatore mondiale del mercato discografico.
Tutto nasce dalla fusione del country con il blues ed è molto interessante andare a riscoprire i classici come Chuck Berry o Bo Diddley, in particolare può riservare delle vere sorprese il blues suonato nell’area della Motor City (Detroit), uno stile già carico di energia e di quella forza espressiva che caratterizzerà il rock più duro degli anni a venire. Ma la risposta inglese non si fa attendere e con i Beatles si apre un’ autostrada da percorrere a perdifiato, ricca di idee innovative. Da essa si dirameranno numerosi percorsi alternativi come il Beat, il Pop, il Rock Progressivo e con il brano “Norwegian Wood” (dei Beatles appunto) anche la Psichedelia, che molti fanno partire con il famoso Sgt Pepper. In realtà il genere ha precise origini americane e più precisamente da San Francisco.
Nel 1966 molti artisti si radunano fra loro per sperimentare l’unione fra la musica e l’LSD, questi ritrovi prendono il nome di “Acid Tests”. Gli americani Grateful Dead sono fra i più assidui frequentatori.
In alcuni casi questo genere prende il nome di “Acid Rock” e fra i suoi precursori scopriamo gli americani Electric Prunes autori dell’inno dal titolo “I Had Too Much To Dream (Last Night)”.
La rappresentazione visiva di questa musica è importante, tanto quanto i suoni. Maestri di questo status sono proprio i Pink Floyd con i loro spettacolari giochi di luci, di colori distorti e sbrodolanti, che portano lo spettatore ad essere complice involontario dello sballo psichico dell’evento. Alcuni effetti di luce vengono creati anche da un proiettore con un polarizzatore e un analizzatore ottenuto stirando degli anticoncezionali! L’effetto ottenuto è particolarmente affascinante e tenebroso. Altri maestri delle luci sono i Soft Machine.
Anche gli strumenti si adeguano a questo nuovo movimento, ora vengono trattati in maniera differente, più brutale oppure modificati come nel caso della chitarra elettrica con l’aggiunta del distorsore o del Wah Wah. Le copertine dei dischi sono affascinanti, colorate, morbide, immediatamente riconducibili al fenomeno. A volte vengono anche arricchite con dei posters.

IL TERZO OCCHIO
Nel 1966 il Beat è il genere più in voga, ma alcuni cantanti incominciano a caricarlo di nuovi contenuti, come ad esempio il “poeta” Bob Dylan, che con i testi riesce a visualizzare al meglio la propria musica. “Visualizzare”, questa sarà la chiave di lettura della psichedelia, un genere molto introspettivo e… lisergico. Infatti in questo storico periodo nel mondo del Rock, in particolare tra i Freak, si fa spazio una nuova drammatica realtà: la droga, e la musica viene investita con grande violenza da questa che, senza falsa retorica, può essere definita come la peggiore piaga sociale della fine del secolo scorso.
Gli artisti non si rivolgono alla Cocaina o all’Amfetamina per soggiogare lo sforzo fisico, ma si preferiscono droghe che distorcono la realtà, come l’Hashish e la Marijuana. Queste riescono a far viaggiare l’uomo in meandri mentali mai raggiunti prima, suggerendogli soluzioni nuove e bizzarre, che poi vengono trasferite nella musica. Ma fa la comparsa sul mercato anche una droga che sarà la più usata nell’ambito del Rock Psichedelico: il Dietilamide dell’acido Lisergico più comunemente chiamato LSD o Acido, una droga chimica.
Inizialmente questo proliferare di sostanze porta ad un delirio di onnipotenza creativa, ma nel tempo si rivelerà per quella che è, ossia una vera e propria macchina di morte. Artisti come Morrison (Doors) ed Hendrix trovano la prematura fine proprio per l’eccessivo abuso, mentre altri ne rimangono fortemente colpiti, un esempio su tutti Syd Barrett dei Pink Floyd, ma l’elenco sarebbe troppo triste e lungo.
Moltissimi sono i complessi che sono coinvolti dal fenomeno della Psichedelia, come nello stesso periodo lo sono anche quelli che propendono verso il Progressive. Alcuni riescono a intrecciare diverse culture sonore in modo interessante, come ad esempio i Byrds di David Crosby con del buon Folk, il Rock ed influenze orientaleggianti. Altri invece trascinano l’ascoltatore in paesaggi psichici più oscuri, come i Velvet Undergound di Lou Reed.
Il fenomeno si protrae fino agli anni ’70 intrecciandosi (a volte anche felicemente) con il Rock Progressivo. In seguito il genere si incontrerà anche con il sound grezzo del Garage Punk (Blues Magoos su tutti) e della neopsichedelia, un primo revival negli anni ottanta con gruppi come Dream Syndicate, Plan 9, Fuzztones e anche gli italiani Birdmen of Alkatrazz e i Boohoos, ma il gruppo più popolare nato da questi movimenti è arrivato fino ad oggi e sono gli americani R.E.M.. Mentre nel prog si possono ricordare gli Ozric Tentacles e i Porcupine Tree.
Oggi c’è un nuovo rifiorire di gruppi, nel pop ci sono i Radiohead, nel prog troviamo gli RPWL e una buona schiera che proviene dallo Stoner a dimostrare che questo stile musicale è ancora capace di stimolare nuove schiere di artisti.


LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA
In definitiva questo movimento ha avuto due facce: da un lato ha dimostrato l’aspetto distruttivo e autolesionista conseguente all’uso di sostanze stupefacenti, che spesso ha portato alla distruzione psicofisica tanti ottimi artisti, ma è stato anche un movimento musicale che ha saputo avvicinarsi come nessun altro, nell’ambito del rock, all’intimo dell’animo umano. I “viaggi” psichedelici sono stati dei “viaggi” nell’io più profondo, nei lati belli e solari, ma anchein quelli oscuri e misteriosi, ovviamente non è ne necessario ne consigliabile ripetere un certo tipo di esperienze, perché il contatto con il proprio io può essere ottenuto in modo molto più sano e soddisfacente, ma questa è la storia del rock, senza falsi perbenismi.
Analizziamo ora alcuni fra i gruppi più importanti del genere, consigliando i migliori dischi, quelli che sicuramente non devono mancare nello scaffale di chi ama questo ramo del Rock.




Autosalvage-  Questo quintetto americano è autore di uno dei dischi più particolari della scena primordiale: “Autosalvage” (RCA-1968). In esso si possono ascoltare melodie strambe, quasi stonate, in un miscuglio fra Progressive, Psichedelia, e Jazz Rock ricolmo di tempi dispari con assolo di chitarra molto acido. Sicuramente un lavoro da prendere con le dovute precauzioni psichiche…

Barrett Syd- E’ stato il grande trascinatore creativo di uno dei gruppi più importanti della storia: i Pink Floyd. Visionario e geniale Syd lascia ai posteri due dischi veramente belli dal titolo “The Madcap Laughs” (Harvest-1970) e “Barrett” (Harvest-1970).

Beatles- C’è qualche cosa di nuovo che io possa dire su questo quartetto di Liverpool che non sia risaputo? Ovviamente no! Ci troviamo al cospetto della storia, coloro che hanno modificato il significato della parola Musica, sono per il pop ciò che Beethoven è stato per la Classica, un punto di riferimento imprescindibile. “Revolver” (Parlophone-1966) unisce magistralmente le ricerche psichedeliche di Lennon con la melodia orecchiabile di Paul Mc Cartney sforando in capolavori come “Eleanor Rigby” sostenuta solo da violoncelli e dalla voce di Paul.
Ma il vangelo della Psichedelia esce l’anno successivo, colui che muta tutta la musica moderna: “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” Parlophone-1967).
“Lucy In The Sky With Diamonds” è uno dei momenti più alti del disco, ma in esso si possono ascoltare veramente miriadi di soluzioni, dalla musica indiana a rumori, orchestre, Blues, Rock e chi più ne ha più ne metta. Anche la copertina ha fatto la storia, tanto quanto la musica stessa ed un film a cartoni animati scaturirà dal concepimento di questo monolitico disco. Ad onore di cronaca mi fermo con il successivo “Magical Mystery Tour” Parlophone-1967) con l’inno “Strawberry Fields Forever” solo perché ritengo che il periodo Psichedelico più alto del gruppo sia proprio questo, ma gli scarafaggi ci racconteranno altre meravigliose storie nel seguito della loro carriera.

Edgar Broughton Band- Questa band meriterebbe una degna retrospettiva, ma per adesso ci limitiamo a citarli in questo contesto. I loro concerti erano quasi tutti gratuiti e sono diventati celebri nella loro patria, l’Inghilterra, per essere fra i primi artisti “contro”, fortemente politicizzati e assolutamente fuori dagli schemi. Il loro era vero rock di contestazione, lontano da qualsiasi compromesso con il sistema, anche quello discografico. Da avere “Wasa Wasa” (Harvest-1968) e “Sing Brother Sing” (Harvest-1970).

Buckley Tim- Meravigliosa voce mai troppo compianta, vista la sua prematura scomparsa nel giugno del 1975 per overdose. Dolce poeta del Jazz Folk si diletta anche in sperimentazioni visionarie di bellezza cristallina come possiamo ascoltare nei tre capolavori dal titolo “Blue Afternoon” (Straight- 1969), “Lorca” (Elektra-1970) e “Starsailor” (Straight-1969). La discografia prosegue, ovviamente, ma nel contesto questo è ciò che serve. Da ricordare anche la triste scomparsa del figlio Jeff, altro grande artista della chitarra.



Byrds- Dall’America quattro ragazzi capitanati da David Crosby (voce e chitarra) scrivono alcune delle pagine più importanti del genere inventando il Folk Rock. Il seme è interrato nel famoso album “Mr. Tamburine Man” (Columbia 1965), ma è con “Fifth Dimension”
Columbia-1966) che i nostri si addentrano a pieno titolo nel mondo della Psichedelia.

Brown Arthur- Curioso personaggio pirotecnico (famoso il suo cappellino incendiabile durante le esibizioni live) pieno d’energia, travolgente e dalla grande voce.
La sua ironia traspare nei lavori, soprattutto in “The Crazy World Of Arthur Brown” (Track-1968) prodotto addirittura da Pete Townshend, lo “sfasciachitarre” dei Who. Il brano “Spontaneous Apple Creation” è un ottimo esempio di sperimentazione sonora, se dovesse capitarvi a tiro dategli un ascolto. Memorabili anche i suoi trascorsi con i Kingdom Come.

Country Joe & The Fish- Ancora dall’America, con la classica formazione a cinque, ecco un gruppo dalla predilezione per i testi satirico-politici. Per San Francisco sono uno dei complessi più importanti del momento, il loro sound è un Folk acido mai banale. Due sono i dischi interessanti fatti in studio, più un live rispolverato davvero bello: “ Electric Music For The Mind And Boby” (Vanguard-1967), “I Feel Like I’m Fixin’To Die” (Vanguard 1967) e “Live! Fillmore West 1969” (Vanguard-1994).

Creation- Con un chitarrista (Eddie Philips) che ricorda molto quello degli Who per il suo
 modo irruente di suonare lo strumento ed un look che li richiama a sua volta, questo quartetto inglese si presenta all’attenzione dell’ascoltatore grazie alle tendenze mod Beat. “We Are Paintermen” (Hit-Ton-1967) e “Best Of The Creation” (Pop-1968) sono i lavori più interessanti, ma di non facile reperibilità. Oggi possiamo trovarli più facilmente grazie alla raccolta della Demon dal titolo “Our Music Is Red With Purple Flashes” (1998).

Deviants- Ecco cosa si intende per Freak, questi ragazzi inglesi incarnano a pieno il significato del termine. Gruppo Undergound di fondamentale importanza, anche per certe visioni Punk future e non solo, con i loro proclami anarchico- sovversivi e certe ricercatezze sonore quasi rumoriste. Famosa anche la copertina di “Ptooff!” (Underground Impresarios 1967), vero e proprio manifesto della popolazione Freak. Farneticanti.

Donovan- La dolcezza, i profumi ed i colori degli anni ’60 si rispecchiano nei dischi di questo bravo artista scozzese. Poetico, melodico, moderatamente psichedelico,sembra quasi dovesse ricoprire il ruolo di Bob Dylan inglese. “Sunshine Superman” (Epic-1966) e “Yellow Yellow” (Epic-1966) sono due dischi davvero importanti infarciti di Folk Rock capace di scavare dentro il nostro “io”. Delicati affreschi sonori prettamente da figli dei fiori che possono far piacere a molti di voi nostalgici dei tempi che furono.

Doors- Il mito di Jim Morrison non conosce il tramonto. La sua tragica e prematura scomparsa ha contribuito ad esaltare un gruppo che molto ha saputo stupire nel campo Psichedelico, soprattutto con i suoi primi due lavori. I Doors si formano nel 1965 e sono molto attaccati al Rock’n Blues. Il nome viene estrapolato dalle opere di William Blake e Aldous Huxley dal titolo “alle Porte Della Percezione”, nome che sposa in pieno la loro causa psichedelica. Innumerevoli sono i brani famosi del quartetto americano, così come le comparse in alta classifica delle charts. Chi non conosce “Light My Fire”, “People Are Strange”, “The End”, “Break On Through” o “Hello I Love You”? Se siete fra i pochi potete rimediare ascoltando i primi due fondamentali Lp dal titolo “The Doors” (Elektra 1967) e “Strange Days” (Elektra-1967). Ancora una volta siamo al cospetto della storia!

Dream Syndicate- Steve Wynn, negli anni ’80 riporta il Rock Psichedelico all’attenzione del pubblico in America dopo un lungo stop del genere. Il suono cupo dettato dalle acide chitarre colpisce come un pugno allo stomaco. I dischi da ascoltare sono “The Dream Syndicate” (Down There-1982), “The Days Of Wine And Roses” (Ruby-1983) e “Medicine Show” (A&M-1984) per entrare correttamente nel loro mondo psichedelico e chissà non possa nascere un nuovo amore…

Electric Prunes- Come ho gia detto nella prefazione storica, questo quartetto di Seattle è precursore dell’Acid-Rock. Ma altri suoni fuoriescono dai solchi dei loro dischi, anche del pop e del Garage Punk. Due sono i vinili di grande importanza, “The Electric Prunes” (Reprise-1967) ed “Underground” (Reprise-1967). In alcuni frangenti possono essere accostati anche al primordiale Rock Progressivo. La canzone “I Had Too Much To Dream” apre anche la famosa raccolta testo psichedelica “Nuggets” del 1972, questo per comprendere meglio il fenomeno con cui abbiamo a che fare.

Fleshtones- Rappresentanti del Garage Punk dei primi anni ’80 questi Newyorkesi miscelano felicemente Rock’n Blues con la Psichedelia più prorompente, lasciandoci come testimonianza numerosi validi dischi. Fra i titoli più importanti citiamo “Roman Gods” (IRS-1981), “Hexbreaker” (IBS-1982) e “Return To Hitsburg” (Telstar-1999).

Grateful Dead- Fondamentali! Il gruppo del carismatico chitarrista Jerry Garcia è uno dei più sperimentali che ci sia in circolazione in America, anche se parecchia dell’ ispirazione deriva dall’uso incondizionato dell’LSD. Sette sono i componenti, due chitarre, due tastiere, due batterie ed un basso. La formula canzone viene letteralmente stravolta dal gruppo, dilaniandola con lunghe improvvisazioni strumentali, vere fughe incontrollate soprattutto in sede live. Bellissime le interminabili cavalcate chitarristiche. Ovviamente la discografia dei Grateful Dead, essendo un gruppo longevo, è molto grande, di conseguenza i dischi segnalati sono solo quelli più interessanti in ambito psichedelico: “Grateful Dead” (Warner Bros-1967), “Anthem Of The Sun” (Warner Bros-1968), “Aoxomoxoa” (Warner Bros-1969) ed il live “Live Dead” (Warner Bros-1969).

Hawkwind- Sono ricordati per aver inventato lo “space rock”, ma le loro partiture estremamente dilatate ed oniriche sono assolutamente psichedeliche, sono anche la formazione più longeva del movimento, nel suo ramo inglese, comunque l’unica che è riuscita a continuare il discorso al di la di mode e tempi, perché dove tutte le altre sono cambiate evolvendosi o semplicemente adeguandosi al mutare dei tempi, loro hanno proseguito il loro cammino dimostrando una granitica coesione artistica. Leaders del movimento hippie inglese erano portabandiera dei concerti alternativi con abbondante propaganda del verbo psichedelico. I loro lavori più psych sono i primi anche se non sono quelli più belli della loro sterminata discografia. “In Search Of Space” (United Artist-1971).

Jimi Hendrix- Prendendo come citazione un titolo dei Nice potrei dire “Ars Longa, Vita Brevis”! Questo enorme talento chitarristico, nella sua breve vita ha sconvolto il significato della parola Rock. Il Blues viene distorto dalle chitarre Heavy, infatti Jimi ha un rapporto decisamente fisico con lo strumento. Riesce a portare in estremo anche quello che Pete Townshend (The Who) riserva alle sue chitarre alla fine dei propri concerti: la distruzione. Jimi fa di più… le brucia! Ovviamente non è per questo che il nostro viene ricordato nella storia, ma per i suoi spettacoli pirotecnici e per l’innovazione stilistica che apporta al Rock Psichedelico. Sarà la droga (LSD ancora protagonista, ma non solo….) a portarcelo via lasciandoci un immane vuoto ed un grande dubbio, che cosa potrebbe essere oggi la musica Rock se avesse potuto proseguire la sua maturazione artistica? Che cosa ascolteremmo? Purtroppo non lo sapremo mai, ma una cosa è certa, lui è un punto di riferimento per molti altri grandi artisti a venire, un nome su tutti? S.R. Vaghuan . Mi viene da consigliare la bella raccolta di 4 cd “The Jimi Hendrix Experience” (MCA-2000), ma per il vero collezionista indico “Are You Experienced?” (Track-1967), “Axis: Bold As Love” (Track 1967) e “Electric Ladyland” (Track-1968).

High Tide- Sono semplicemente la più grande band di progressive psichedelico, senza voler togliere nulla a tutte le altre formazioni qui presentate. Gli High Tide sono certamente il gruppo più originale anche se non hanno raccolto in base ai loro effettivi meriti artistici. I loro due album sono due gioielli assoluti: “Sea Shanties” (Liberty-1969) e “High Tide” (Liberty-1970).



Incredible String Band- In realtà questo duo scozzese proviene dal Folk inglese, ma la loro voglia di innovare e distaccarsi dalla normalità delle cose li porta a comporre alcuni dei momenti più interessanti del genere. L’Acid Rock propostoci fuoriesce dai solchi di “The 5000 Spirits Or The Layers” (Elektra-1967), buona anche la raccolta “The Chelsea Sessions, 1967”(Pig’s Whisker-1997).

Iron Butterfly- Questi americani sono i precursori dell’Heavy Psichedelia. Non è che siano autori di chissà quali dischi, ma con un brano solo inventano un genere, questo porta il nome di “In-A-Gadda-Da-Vida”. In effetti saranno autori di altri cinque dischi, ma di valore decisamente più effimero, fino giungere al 1975 con la scissione del gruppo. Per la nostra causa Psichedelica citiamo “Heavy” (Atco-1968) e ovviamente “In-A-Gadda-Da-Vida” (Atco-1968).

Jefferson Airplane- Sempre dall’America ecco un altro complesso fondamentale. Affascinante formazione a sei con tre cantanti, sono il mito della Bay Area. L’importanza storica va ricercata nel comportamento rivoluzionario del complesso, portando gli Hippie allo scontro politico. Nell’estate del 1967 sono fra i più importanti gruppi live insieme ai loro amici Grateful Dead, il 14 Gennaio di quell’anno partecipano ad uno dei più grandi raduni della storia Rock, l’ “Uman Be-In” di San Francisco con ben oltre 20.000 Hippie e Beat (Un antipasto del ben più grande Woodstock del 1969 con la spaventosa cifra di mezzo milione di persone!). Ecco alcune delle loro “Bibbie” della Psichedelica: “Surrealistic Pillow” (RCA-1967), “After Bathing At Baxter’s” (RCA-1967), “Crown Of Creation” (RCA-1968) e “Bless It’s Pointed Little Head” (RCA-1969).

Kaleidoscope- Dalla California ecco uno dei gruppi più strani del contesto. Folk, Country e Rock vengono uniti alla Psichedelia, ma non quella alla Grateful Dead, tanto per intenderci. Tre sono i dischi più belli, “Side Trips” (Epic-1967), “A Beacon From Mars” (Epic 1968) e “ Incredible” (Epic-1969). Non possiamo non sottolineare il fatto che questo quintetto è composto da polistrumentisti, i quali svariano dal Banjo al violino con grande indifferenza. Tutto il loro fascino traspare nelle ricche composizioni.

Kinks- Altro gruppo leader della contestazione e politicamente “scorretto”, potevano essere al posto dei Rolling Stones (non certo dei perfettini Beatles), ma erano “troppo” contro e ne hanno pagato (in termini di successo commerciale) le conseguenze. Con “You Really Got Me” daranno un contributo fondamentale alla storia del rock. Più Beat che psichedelici hanno disseminato i loro lavori di brani interessanti e i loro primi dischi sono tutti consigliati.

Kula Shaker- Moderna formazione inglese inspirata dalla spiritualità indiana. Nelle loro canzoni ascoltiamo anche contaminazioni Pop e in qualche sporadico caso il Reagge. La critica non li accoglie molto bene proprio a causa di un ruffiano suono commerciale, ma nella loro limitata esistenza hanno saputo emozionare moltissimi fans. “K” (Columbia-1996) e “Peasants, Pigs And Astronauts” (Columbia-1999) sono veramente due ottimi dischi.

Litter- Vengono da Minneapolis e il loro primo album “Distortions” (Warick-1967) è un capolavoro di heavy psichedelia, assolutamente da avere, molto buoni anche i successivi due album “$ 100 Fine” (Hexagon-1968) ed “Emerge” (Probe-1969).

Misunderstood- La band in cui militava Tony Hill prima di fondare gli High Tide, i loro brani sono stati pubblicati postumi, ma sono molto importanti per capire come si sarebbe evoluto il sound del rock a venire. Dei veri pionieri.

Ozric Tentacles- Questi sono i moderni Grateful Dead! Nascono nei primi anni ’80 e diventano subito gruppo di culto nell’underground inglese. Nel loro Freak Rock riscontriamo anche influenze Hawkwind e nei loro brani completamente strumentali godiamo anche di sonorità etniche. La loro discografia è ampia e tutta consigliabile, cosa citare? Forse due dischi su tutti sono “Pungent Effulgent” (Demi Monde- 1989) e la mastodontica raccolta di sei cd “Vitamin Enhanced” (Dovetail-1993).

Pink Floyd- E’ stato detto di tutto su questo storico quartetto inglese, i record di permanenza nelle classifiche, i faraonici Light Show, i continui litigi interni e il famosissimo film “The Wall”,ma non basta mai per indicarne l’effettiva importanza che hanno avuto per il panorama Rock mondiale. Ovviamente il periodo creativo Psichedelico è quello più legato agli inizi della carriera, con un Syd Barrett ispirato soprattutto dall’uso smoderato dell’LSD. Gli album che hanno venduto di più sono “The Dark Side Of The Moon” , “Wish You Were Here” e “The Wall”, ma per quello che riguarda il nostro contesto dobbiamo acquistare “The Piper At The Gates Of Dawn” (Columbia-1967), “A Saucerful Of Secrets” (Columbia-1968), “More” (Columbia-1969), “Ummagumma” (Harvest-1969) e “Relics” (Harvest-1971). La loro musica riempie l’ambiente di colori e ci trascina in un mondo fantastico mai immaginato prima.

Porcupine Tree- Allora denominati "I nuovi Pink Floyd". La scheda si concluderebbe semplicemente così, ma non posso esimermi dal sottolineare l’evoluzione stilistica del gruppo del leader e produttore Steve Wilson. Durante l’evoluzione si passa dalla Psichedelica più pura per entrare in seguitonel Progressive e nel Metal senza mai dimenticare le origini ,ovviamente tutto sotto le schitarrate pinkfloidyane di Steve. La discografia è tutta consigliabile, ma per le anime più lisergiche consiglio “On The Sunday Of Life” (Delirium-1992), “Up The Downstairs” (Delirium-1994), “Signify” (Delirium-1997), “Stupid Dream” (K-Scope-1999), “Lightbulb Sun” (K-Scope-2000), “Recordings” (K-Scope-2001) e “In Absentia” (Lava-2002).



Quicksilver Messenger Service- In questo caso ci ritroviamo al cospetto di un’altra grande band di Acid Rock. Malgrado la sua tardiva apparizione negli scaffali dei negozi di dischi non possiamo rimarcarne l’importanza dovuta soprattutto alle meravigliose cavalcate chitarristiche di John Cipollina e Gary Duncan. Dino Valenti, uno dei fondatori del combo, passa svariati anni in carcere per detenzione di Marijuana, ed il gruppo gli dedica il loro primo epico lavoro dal titolo “Quicksilver Messenger Service” (Capitol-1968). Ma il massimo dell’ispirazione viene raggiunto nel successivo “Happy Trails” (Capitol-1969), mitica l’intera facciata del disco dal titolo “Who Do You Love”. In seguito faranno altri buoni dischi, ma d’ importanza storica trascurabile.

R.E.M.- Sono i più rappresentativi fra i gruppi moderni del panorama in questione, anche se non ne sono mai entrati a farne parte a pieno titolo. Paladini di un Rock chitarristico, con i loro primi lavori fanno proseliti. Nella loro grande discografia estrapoliamo i tre più Psichedelici: “Reckoning” (IRS-1984), “Lifes Rich Pageant” (IRS-1987) e “Document” (IRS-1987).

Rolling Stones- Antagonisti dei Beatles, sono poco legati alla Psichedelica e più vicini al Rock vero e proprio, ma un disco è molto vicino al genere trattato, forse per emulare proprio i Beatles: “Their Satanic Majesties Request” (decca-1967). Dopo di questo la loro strada cambia radicalmente. Più che altro è una curiosità…

Soft Machine- Nel Rock Inglese questo è uno dei complessi più dotati tecnicamente, la loro musica spazia dal Jazz al Progressive ispirandosi anche a correnti artistiche quali il Dadaismo ed il futurismo. Il batterista Robert Wyatt è uno dei personaggi più importanti del genere, la loro musica è un vortice di emozioni, ma sicuramente di non facile presa, molta critica di allora la trova ostica. Da avere “The Soft Machine” (Probe-1968) e “The Soft Machine Volume Two” (Probe-1969).

Spirit- In bilico fra Progressive e Psichedelia, gli Spirit sono uno dei complessi fra più versatili della scena americana. Arrangiamenti orchestrali, Jazz, Pop, Rock e Blues fanno di questo quintetto un mito per la carta stampata di allora. Il chitarrista cantante Randy California muore purtroppo nel 1997 alle isole Hawaii. C’è musica per le orecchie più sopraffine nei due dischi d’esordio dal titolo “Spirit” (Ode-1968) e “The Family That Plats Together” (Ode-1969).

Stooges- Se la psichedelia è stata per lo più suadente e melliflua, penso alle lunge improvvisazioni solari di Jerry Garcia, c’è stata anche una forma di rock psichedelico molto brutale e violento e il gruppo di Iggy Pop ne ha incarnato l’aspetto più viscerale, non meno importanti sono stati anche gli MC5 e certi Blue Cheer. Non tutti sanno infatti che la band inizialmente si chiamava proprio Psichedelic Stooges. Il gruppo ha stravolto il rock con il suo suono acido e disperato, ma proprio l’abbondante uso di droghe ha minato l’esistenza di una band votata al successo e la fine arriva molto presto. Il più psichedelico dei loro tre album è “Fun House” (Elektra-1970).

13th Floor Elevators- Inventori dell’ Electric-Jung, (suono di un soffio nel collo di una bottiglia vuota ma elettrificato) sono l’ennesimo gruppo americano che non nasconde il fatto di comporre musica sotto effetto di stupefacenti. Brani lisergici, ovviamente, mai scontati, soprattutto nei due capolavori dal titolo “The Psychedelic Sounds Of The 13th Floor Elevators” (International Artist-1966) e “Easter Everywhere” (International Artist-1967). Nel primo possiamo ascoltare grandi richiami a Chuck Berry, mentre nel secondo una sperimentazione più marcata e riferimenti a Dylan, specialmente nell’uso dei testi.

Traffic- Anche con questo combo inglese ci troviamo a cavallo con il Progressive. Il gruppo di Stevie Winwood è molto legato al periodo dei “Figli dei fiori” ed il loro disco d’esordio contiene anche buona Psichedelica. Veramente bello “Mr. Fantasy” (Island-1967) con canzoni che il tempo non ha saputo scalfire, ovviamente la loro carriera in seguito sarà soddisfacente, ma non più riconducibile a questi episodi che rimangono una gemma a parte.

Velvet Underground- Questo è il famoso gruppo del bravo cantante e chitarrista Lou Reed e di John Cale, chi non ne ha sentito parlare almeno una volta? Stiamo parlando ovviamente di un altro gruppo di fondamentale importanza storico-musicale. La loro bravura sta nell’aver miscelato atmosfere oscure, malsane con momenti Psichedelici più chiari. Il loro ascolto procura una sensazione di scomodità psichica, quasi di disagio mentale, ma ricco di sfumature emozionali. Il tempo renderà loro gloria, perché allora furono stranamente
trascurati, sia dal pubblico che dalla stampa di settore. Misteri del Rock…. “The Velvet Underground & Nico” (Verve-1967) resta il loro testamento Psichedelico.


Alcune gemme “minori”, ma di altissimo valore di heavy psichedelia sono:
Day Blindness “Day Blindness”
Hard Meat “Hard Meat”
Horse “Horse”
Human Beast “Volume One”
Josefus “Dead Man”
Morly Grey “The Only Truth”

Concludiamo questa carrellata di nomi e di dischi scommettendo su di un gruppo del nuovo
millennio: gli RPWL. Questi quattro ragazzi tedeschi sono la nuova promessa che consiglio a tutti gli amanti del genere trattato, soprattutto a chi ama i Pink Floyd.

Quando siamo stanchi dopo una giornata di duro lavoro o di studio che sia, lasciamoci
qualche volta trasportare dal mondo fantastico e colorato della Psichedelica e chissà che la nostra psiche non ci possa guadagnare…


Salari Massimo e Giancarlo Bolther