martedì 31 luglio 2012

Dropshard

DROPSHARD - Anywhere But Home
Sonic Vista

Distribuzione italiana: -
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2011




Anche nel panorama italiano del Progressive Rock c’è voglia di mutamento. Quando si pensa a questo genere, inevitabilmente giungono alla mente nomi storici altisonanti quali PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Orme, Osanna, Area e via con altri meno fortunati. Lo stile sinfonico e mediterraneo di questi artisti hanno tuttora proseliti, ma esistono oggi nuove realtà che esulano da questi paletti apparentemente invalicabili. Il Prog Fans storce il naso quando il genere prende nuove evoluzioni, a mio modo di vedere a torto, in quanto la musica inesorabilmente e naturalmente si evolve.
I milanesi Dropshard dopo due demo, giungono al debutto discografico con “Anywhere But Home”, lunga suite suddivisa in otto tracce e con la bonus track “Freedom Supermarket”. Malgrado la giovane età dei componenti, nel suono si denota un certo bagaglio culturale che varia dagli anni ’70 ad oggi. La componente Metal Prog è quella che prevale, pur non invadendo troppo l’ascolto, le melodie chiare sono in prima linea. Influenze Porcupine Tree, Genesis, Jethro Tull, Pain Of Salvation e Led Zeppelin si aggirano nel pentagramma.
La band, dopo vari cambi di line up, si stabilizza oggi con Sebastiano Benatti (chitarra), Tommaso Mangione (batteria e percussioni), Enrico Scanu (Voce, flauto e chitarra acustica), Tommaso Selleri (tastiere) ed Alex Stucchi (basso).
“Anywhere But Home” si apre con l’introduzione dal titolo “Look Ahead”, ottima vetrina per la voce duttile e limpida di Scanu. Cambi umorali, mare con gabbiani, pianoforte ed altro arricchiscono l’interesse per queste atmosfere a tratti intimistiche. Le tastiere si alternano e si sovrappongono con le chitarre, mostrando una buona intesa fra gli strumentisti, così la parte ritmica ricopre il ruolo fondamentale senza troppe sbavature. Certe cavalcate sonore potranno far venire alla mente di alcuni di voi gli immancabili Dream Theater, non a torto, anche se i Dropshard con la band di Petrucci ha davvero poco da spartire. Le linee melodiche funzionano bene, specie quando sono supportate dalle coralità. Un titolo come “Images Of Mind” di per se dice gia molto, chi vive di Metal Prog sa cosa attendersi da un brano così. Tratti onirici tracciano solchi fra le svariate fughe Heavy, spezzando l’ascolto a beneficio della fruibilità. Gradevole “ A Cold Morning”, con influenze New Prog, a dimostrazione che se i ragazzi non hanno sentito i Marillion di Fish, almeno hanno ascoltato altre band che sicuramente si rifanno agli inglesi padri del genere. In definitiva una suite che non raggiunge un particolare picco emotivo, pur restando continuamente interessante e piacevole. La bonus track “Freedom Supermarket” non aggiunge nulla a quanto detto e chiude il disco con energia.
Questo debutto lascia una scia d’interesse dietro la band, personalmente mi sono segnato il nome nel mio taccuino ed attendo fiducioso i nuovi sviluppi. Interessanti. MS

giovedì 26 luglio 2012

Phaenomena

PHAENOMENA - The Praise of Madness
Selfproduced

Distribuzione italiana: -
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2008




“Elogio Della Follia” di Erasmo da Rotterdam narrato in ben 72 minuti di ottima musica, suddiviso in dieci tracce, questo è il concept album degli italiani Phaenomena. La band si forma nell’ormai lontano 1997 e si propone in campo Metal nel 2003. Ma servono ben cinque anni per dare alla luce il primo album ed una virata stilistica verso un Prog Metal che non disdegna stralci di anni ’70. I Phaenomena sono sei, Pasquale Barile (tastiere), Fausto De Bellis (chitarre), Luca Galantino (chitarre), Michele Iuso (basso), Stefano Sbrignadello (voce) e Giovanni Semeraro (batteria). L’artwork è ben curato con tanto di testi e la produzione sonora è più che discreta.
Il primo episodio dal titolo “Pallade’s Whim” è una specie di nenia che fa da intro all’intero album, ma gia dagli arpeggi si denota una cura per le melodie non indifferente. “Awakening” soggiunge in perfetta linea, mentre le tastiere sono un tappeto sonoro importante, dove la voce di Sbrignadello recita alla perfezione su atmosfere avvolgenti e fumose. Il vero primo brano si intitola “Overture” ed ha una durata consistente di otto minuti. Questo può sicuramente fare piacere a fans di Dream Theater, Shadow Gallery e di molte altre band del genere. Le chitarre Metal ed i repentini cambi di tempo, giocano su stilemi si noti, ma anche piacevoli. “Incipt Delirii” prosegue inanellando il concept senza mutare nulla, esclusa una prova vocale molto vicina a quella di Nick Barrett dei Pendragon. Dunque ancora fughe strumentali fra chitarre e tastiere in un atmosfera sempre lievemente malinconica. “Recollection In Tranquillity” è una mini suite di dieci minuti, nella quale la band riesce ad esprimersi al meglio. Vengono analizzati molti paesaggi sonori, un connubio che porta ad un risultato notevole, davvero per tutti i gusti. Metal e Prog si passano la staffetta con semplicità e l’ascolto è scorrevole. Questo è uno dei miei preferiti, specie nei momenti vicini alla PFM o al Banco. Ma torna il Metal Prog canonico con “Mistress Of Insanity”, ennesima prova di compattezza della band. A farci rifiatare ci pensa la breve e pianistica “Erasmo’s Rest” e quando le chitarre acustiche si aggiungono, c’è di che ascoltare. Ma giungiamo alla suite del disco, “The Frenetic Triad”, sicuramente una delle più belle canzoni del Prog Italiano del 2008. Un quarto d’ora esplosivo e pregno di cultura Rock, immaginate una macchina del tempo che parte dagli anni ’70 fino a giungere ai giorni nostri, scippando strada facendo le buone sonorità. “Instrumad” e “The Praise Of Madness” chiudono il discorso senza distaccarsi di una virgola da quanto descritto sino ad ora.
Questo è “The Praise Of Madness” e questi sono i Phaenomena, ennesimo orgoglio nazionale e chi ama questa musica non deve assolutamente perdersi questo piccolo gioiello sonoro. Esordio? Allora aggiungo la lode. MS


mercoledì 18 luglio 2012

October Equus

OCTOBER EQUUS - October EquusDistribuzione italiana: ?
Genere: Prog
Support: CD - 2006




La Spagna ci presenta un debutto discografico che, senza dubbio, riuscirà ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore Progressivo più esigente, gli October Equus. Il quartetto si esibisce in una prova strumentale di grande efficacia, stiamo parlando infatti di un cd completamente strumentale, con tanto di immancabile suite che in questo caso porta il nome di “October Equus” ed una durata di 32 minuti.
Sin dall’iniziale brano “Lupus In Fabula” si capiscono le influenze che gli spagnoli hanno, non si può certo dire che non gli piacciano i King Crimson, specialmente quelli dell’ultimo periodo. Nell’evolversi dell’ascolto si possono sentire anche i Van Der Graaf Generator, i Gentle Giant ma anche Henry Cow e vagamente della Scuola Di Canterbury. E’ evidente che per suonare una musica del genere il gruppo deve essere, oltre che tecnicamente dotato, anche affiatato e così è. Victor Rodriguez alle tastiere ben dialoga con la chitarra schizofrenica (alla Fripp) di Angel Ontalva. La ritmica è ben oleata, il batterista Txema Fernandes si destreggia molto bene, così gli ipnotici giri di basso da parte della brava Amanda Pazos si intercalano alla precisione con l’insieme. Sono i King Crimson spagnoli, non c’è ombra di dubbio, la loro musica rasenta il plagio in alcuni passaggi ma per fortuna i ragazzi, pur essendo ancora al debutto, già godono di buone idee. Ascoltate “Reliquia Tempora” e vi renderete conto di quanto è stato detto. Più celebrale “Minus Nihilo” nei suoi cinque minuti di spaziale ricercatezza, non tanto rivolta ai suoni, quanto alle armonie dissonanti e martellanti. E’ un trip ascoltare l’assolo di chitarra da parte di Ontalva, quasi un inno al lamento ed al malessere psichico. Chiude “Hydra” ed i Gentle Giant più sperimentali vengono immediatamente in mente.
Francamente come esordio mi lascia oltremodo stupefatto, oggigiorno è sempre più raro incontrarsi con un gruppo dalle velleità così alte, ma quando la tecnica ed il talento ci sono perché non osare? A questo punto non resta che fare i complimenti alla Ma.Ra.Cash che ha il coraggio di scommettere su questi artisti. Consigliato a tutti i fans degli anni ’70 e a quelli dei gruppi citati. Progressive al 100%  (MS)

Shark Island

SHARK ISLAND - Gathering of the Faithful
Frontiers Records
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: AOR
Support: CD - 2006




Strana davvero la storia di questo quartetto di Los Angeles, una di quelle formazioni Hard Rock & Blues le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Una carriera in ombra, malgrado la qualità più che buona delle loro scarne realizzazioni.
Formatisi nel lontano 1979 per merito del cantante Richard Black e del chitarrista Spencer Sercombe, producono il loro primo vero lp solo nel 1986 ( senza contare “Alter Ego” del 1982 perché edito per una etichetta indipendente tuttora irreperibile) con il titolo “S’Cool Buss”. Nel 1990 è la volta del miglior “Law Of The Order” (Epic), poi un lunghissimo ed inspiegabile silenzio. Ecco passare davanti i loro occhi centinaia e centinaia di gruppi del genere, come Kingdom Come, Bryan Adams, Y&T, Great White, Prophets, Black Crows e via, via tutti quegli altri che hanno viaggiato sull’onda del successo. Ecco, i Shark Island hanno perso un treno importante ed hanno avuto la sfortuna di essere nel posto giusto al momento sbagliato.
Ritornano oggi a noi con “Gathering Of The Faithful”, un disco davvero gradevole, dove il Blues esce spesso e volentieri allo scoperto. La formazione viene completata dalla sezione ritmica composta da Christian Hellmann (Basso) e Glen Sobel (Batteria). La produzione è più che sufficiente, gli arrangiamenti sono scarni e forse anche per questo il disco scorre con relativa fluidità e senza fronzoli. I momenti più belli hanno il titolo di “Welcome Goodbye”, “The Stranger” e “Blue Skies”, non mancano neppure le sorprese alle quali rimando a voi l’onere di scoprire. Per alcuni questo potrebbe sembrare una operazione commerciale, ma a quale scopo visto che il gruppo è pressoché sconosciuto? In verità siamo al cospetto di ottimi artisti e ad un buon disco, solo sfortunati. MS


lunedì 16 luglio 2012

SKYLIVE ROCK a Cancelli di Fabriano (AN)

SKYLIVE ROCK
 il 2 Agosto 2012 ore21.30 alla SAGRA DELLA LUMACA di Cancelli di Fabriano (AN)

Torna lo spettacolo itinerante dei Skyline e Max Salari sulla storia del Rock dopo i successi nei teatri delle Marche.
In quasi tre ore tutta l'evoluzione del Rock e dei suoni, a partire dalla sua nascita ad oggi. Come nascono i generi ed alcune curiosità al riguardo, sempre relazionate dal critico Max Salari. Le canzoni saranno eseguite rigorosamente dal vivo dalla band Skyline, da 30 anni in azione, il tutto supportato da immagini e video.
Una straordinaria occasione per tutti coloro che non conoscono il genere o che hanno voglia di approfondire. Tanta buona musica all'interno della Sagra Della Lumaca. Stand gastronomici allieteranno con buon cibo della cucina marchigiana i presenti, mentre lo spettacolo sarà gratis. Per chi avesse gia visto lo spettacolo nei teatri comunico che i brani saranno differenti, per cui....a tutto ROCK!!!!

JON LORD E' MORTO

Se ne è andato uno dei più grandi artisti della storia del Rock. Il suo Hammond inconfondibile è punto di riferimento per migliaia e migliaia di tastieristi. Il componente dei DEEP PURPLE ci ha lasciato oggi lunedì 16 luglio per un male incurabile.

giovedì 12 luglio 2012

Greenslade

GREENSLADE - Greenslade
Warner Bros

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog
Support: Lp 1973




Una delle suite per eccellenza negli anni d’oro del Progressive Rock si chiama “Valentyne Suite” ed è dei Colosseum, band dove alle tastiere milita un certo Dave Greenslade. Il disco è un successo mondiale, i connotati del Rock si spostarono verso un Prog tastieristico, colto ma non esasperato. Greenslade nel 1973 tenta invece la carriera solista, formando una band senza la chitarra, proprio per dare rilevanza alle sue tastiere (anche altri gruppi fecero lo stesso esperimento), principale punto di riferimento di tutta l’opera.
Assieme a Dave Lawson (tastiere, voce, già Samurai e Web), Tony Reeves (basso) ed Andrew McCulloch (batteria, pure nei King Crimson), realizza un disco di esordio affascinante e curato. La musica proposta è di alta qualità, fra interventi Jazz, ambientazioni fiabesche ed un basso che riesce a sostituire la chitarra in maniera inaspettata e gradevole, ascoltare “Mèlange” per credere. Non tutti i brani di questo gustoso lp sono di lunga durata, comunque in essi Dave riesce a dare il meglio di se. Il Moog esprime traiettorie Rock sognanti, tutto si aggira in un perfetto equilibrio fra virtuosismo e melodia, senza forzature, la band è coesa e mette in mostra tutta la passione per il Blues ed il Jazz Rock, pur senza strafare. In alcuni momenti sembra di ascoltare gli odierni Spock’s Beard di Neal Morse, come in “An English Western”, a testimonianza che il bravo tastierista dietro di se ha fatto anche proseliti. A sua volta, lui sembra avere ascoltato band inglesi di grande rilevanza , come i Gentle Giant e questo lo si evince da “What are you Doing to Me“. Spettacolare chiusura del disco con la lunga “Sundance”, musica scritta con il cuore e la mente, dove il piano iniziale ci accoglie quasi timidamente per poi prenderci per mano e trascinarci in quei fantastici luoghi che ben ha saputo disegnare il mago della matita Roger Dean, il più famoso disegnatore di Progressive Rock. Questo è un altro strumentale che fra organi ed altre tastiere, si districa in modo eccellente per poi chiudere con il pianoforte iniziale.
Greenslade successivamente ci regalerà altre piccole perle, come “Bedside Manners Are Extra” (Warner Bros-1973) , “Spyglass Guest” (Warner Bros-1974) e “Time And Tide” (Warner Bros-1975) per poi sciogliere definitivamente la band. Ritroviamo suoi dischi ancora oggi, soprattutto live come “Greenslade Live” (Mystic-1999) con registrazioni tratte dal periodo di massimo splendore, ossia quello che va dal 1973 al 1975.
Comunque sia, questo debutto è secondo chi scrive il miglior tassello della sua lunga ed onorata carriera, ricco di atmosfere delicate, buoni virtuosismi, tanto Progressive Rock, quello più puro e classico nel reale significato del termine. Ogni buon estimatore di quegli anni non deve assolutamente mancare l’ascolto di questa piccola opera che ,oltretutto ha anche il pregio di non suonare in maniera datata. Profumo, colori ed ambientazioni perfettamente fotografati. MS

mercoledì 11 luglio 2012

Recensioni Brevi 6

RUMOUR CUBES - The Narrow State
Autoproduzione - 2012


Interessante Post Rock proveniente dall'Inghilterra. Non mancano sfumature care al Progressive Rock, non a caso fra le strumentazioni aleggiano violoncelli e violini che donano si un suono nervoso al rock elettrico, ma che a tratti lo rendono anche più morbido, in una sorta di gioco "schiaffo o bacio". Interessanti e da tenere sott'occhio. VOTO: 7.0

IZZ - Crush Of Night
Doone Records - 2012


Ogni disco che esce per questa band statunitense è sempre un piccolo passo in avanti. Questo farà la gioia di chi ama il Prog Rock in maniera totale. In esso aleggia ogni sorta di stile, dal jazz al sinfonico innesti fra Genesis, Radiohead e Beatles e ancora altro. Tutto questo sembrerebbe apparentemente incongruente, invece il risultato finale spiazza e convince. Non un capolavoro, ma sono sulla giusta via.
VOTO: 8.0

QUIDAM - Saiko
Rock Serwis - 2012



Discorso inverso agli Izz per i polacchi Quidam. Iniziarono nel 1996 con un interessante New Prog quasi in stile Marillion e poi impreziosito da voce femminile e flauto, per poi scremare via via nel tempo d'interesse, sino a giungere oggi a questo "Saiko" che ben si lascia ascoltare, ma che non lascia il segno. La personalità c'è, la band muta e questo è sinonimo d'intelligenza, ma non basta per attirare l'attenzione di un Prog fans, generalmente sempre affamato di novità come me. Molti i deja vu e mancano spunti strumentali di forte presa. Amo questa band, ma mi attendevo di più.
VOTO: 5,5

CIRCUS MAXIMUS - Nine
Frontiers Records - 2012



Questa band Metal Prog norvegese mi fa uscire di testa, nel senso che è altalenante di carattere e poco focalizzabile. Il disco di debutto del 2005 mi fece sobbalzare dal divano per freschezza, tecnica ed idee. Il disco successivo del 2007 dal titolo "Isolate" spostò il tiro dietro un preoccupante nuvolone nero di idee strainflazionate e rivolte al mondo Dream Theater (basta, troppi cloni!)... ed oggi? Un grande disco, ancora una volta fresco, meno Dream (anche se non mancano i richiami), tecnica e belle melodie! Insomma quali sono i veri Circus Maximus? Non mi interessa , per il momento mi godo questo straordinario disco.
VOTO: 9.0

ASTRA - The Black Chord
Metal Blade Records - 2012




Ci siamo! L'America è un periodo che sta realizzando musica Prog di alta qualità. Gli Astra si distanziano leggermente dalla Psichedelìa del debutto "The Weirding" del 2009 per avvicinarsi ad un Prog più totale. A mio avviso in loro cresce la personalità e buoni sono gli spunti strumentali. Ancora una volta inevitabili i richiami agli anni '70, ma non disturbano mai, anzi, rendono più fascino al risultato finale. Consigliatissimo a tutti i cultori del Prog.
VOTO: 8.0

Recensioni Brevi 5

COMUS - Out Of The Coma
 Rise Above Records /Coptic Cat - 2012

E' il periodo dei grandi ritorni nel mondo del Progressive Rock, band storiche che si riuniscono a profusione, ma questa proprio non me l'aspettavo! Gli inglesi Folk Comus, dopo "First Utterance" del 1971, ritornano nel 2012! Credo quasi che sia un record. Tuttavia per loro il tempo sembra essersi fermato, le composizioni sono ancora geniali e miscelano quel Prog sperimentale al Folk. In realtà i brani inediti sono soltanto tre, per 24 minuti di musica, in pratica un EP, con la speranza che sia un auspicio per una nuova realise. Il resto sono rivisitazioni di brani più o meno editi. Disco appassionante per l'ascolto, ossia, c'è da stare concentrati per godere delle sfumature e delle idee. Bentornati.  VOTO 8.0

CITIZEN CAIN - Skies Darken
Festival Music - 2012

Il trio Stewart Bell, Cyrus e Phil Allen torna a distanza di dieci anni con un nuovo lavoro. Symphonic Prog debitore ai Genesis in maniera totale, voce compresa in stile Gabriel. Chi conosce il trio sa bene cosa aspettarsi. Per loro il tempo non è passato e la musica è sempre la stessa.  Otto brani e tante minisuite, per la gioia degli amanti del genere. I migliori anni dei Genesis. Personalmente mi fanno sbadigliare dopo due brani, la fantasia di certo non regna da questa parti, anche se sono indubbie le capacità tecniche e compositive. VOTO: 6.0

HEADSPACE - I Am Anonymous
Inside Out - 2012

La classe non è acqua. Il figlio di Rick Wakeman, Adam, anche tastierista di Ozzy Osbourne, riesce a proporre un disco di Heavy Prog di elevata caratura. La tecnica è elevata ed immaginate di miscelare Genesis ai Dream Theater ed ai Threshold, di cui il cantante Damian Wilson ne è parte anche dei Headspace. Melodie efficaci assieme a belle fughe strumentali, un disco che piacerà non soltanto a chi segue il metallo. Un punto di congiunzione fra generi. VOTO: 7.0

STORM CORROSION - Storm Corrosion
Roadrunner Records - 2012

Steven Wilson ed Akerfeld, leader rispettivamente dei Porcupine Tree e degli Opeth, sono artisti che fanno tremare i polsi. Una loro ipotetica collaborazione potrebbe produrre un disco a dir poco spaventoso, in equilibrio fra Prog e Metal oscuro come solo pochi riescono a fare. Li ascolto con trepidante curiosità e cosa ascolto? Una lagna continua, niente Metal e nessun passaggio Prog degno di questo nome (neppure Proto Prog)!!! Sono allibito, anche perchè Wilson è un genio del 2000 e ci ha deliziato con tantissimi progetti che amo in maniera inopinabile. Eppure qui mi ha sconvolto... ma sarà stato davvero lui? Questo in realtà è genio! Speriamo però che l'avventura sia finita qui. Alla larga! VOTO: 4.0

SEBASTIAN HARDIE - Blueprint
Autoproduzione - 2012

Gli australiani Sebastian Hardie sono l'ennesimo clamoroso ritorno dai tempi dei tempi. La band di  Mario Millo si ripresenta agli amanti del Symphonic Prog dopo ben 36 anni e due album di culto quali "Four Moments" (1975) e "Windcase" (1976). E come ho detto dei Comus lo stesso vale per loro, non si discostano di una virgola da quanto proposto negli anni. La musica è leggera, bucolica, ricca di buoni spunti e di buona tecnica. Sicuro è un disco che piace ai cultori del puro Prog e questo disco non deve mancare nella loro discografia. VOTO: 7.5

4FRONT - Malice In Wonderland
Spec Records - 2012

Il trio americano 4Front con "Malice In Wonderland" giunge al quarto suggello da studio. Il Jazz Prog proposto è sempre dotato di freschezza e movimento. Belli gli assolo di chitarra e coinvolgenti le linee melodiche. La tecnica è al servizio dell'ascolto, senza essere mai invasiva. La band è maturata ed ha smussato alcuni spigoli degli album precedenti, anche se devo ammettere che sono tutti di buona fattura. Difficile dare dei punti di riferimento, ma chi ascolta Rush, Dream Theater, Spock's Beard e Return To Forever, hanno il loro bel divertimento. Un disco fresco che merita sicuramente almeno un ascolto da parte vostra. VOTO: 7.5

AMERICAN HOLLOW - Screaming Into The Void
Autoproduzione - 2012

Dopo l'interessante debutto del 2010 dal titolo "Whisper Campaign", ritorna la band Metal Prog americana con questo ep ricco di brani rispolverati e presentati con nuova veste. In questo caso parliamo più di Prog che di Metal e l'ascolto scivola via senza infamia ne lode. Assolo alla Petrucci, ma senza lo stesso impeto dell'originale, anche se alcune idee sono davvero interessanti. Aspetti da un momento all'altro che il brano decolli, ma ciò non avviene. Buone le linee vocali. Questo è quello che accade all'ascolto, belle musiche, ben arrangiate, ma che lasciano quel qualcosa in sospeso... VOTO: 6.5

SBB - SBB
Metal Mind Production - 2012

Oramai sappiamo cosa attenderci da questa storica band polacca. Il Prog Eclettico, debitore anche a band quali la nostrana PFM, oppure i Genesis , mista alla psichedelìa, regala sempre grandi emozioni. Sin dal lontano 1975 che la band (oggi duo) compone musica di elevata fattura e dopo ben 15 album da studio e svariati live ritornano oggi più che mai sempre freschi e mai troppo ripetitivi. Una musica variegata, ben eseguita ed arrangiata, si sente che la band ha esperienza e l'ascolto scorre via che è un piacere, fra giuste melodie ed equilibrati assolo. Non inventano nulla, ma divertono. VOTO: 7.0

martedì 10 luglio 2012

The Wonkies

The WONKIES - Colazione All'Inglese
Fondazione Sonora
Distribuzione italiana: Blissco
Genere: Rock / Dandy Rock
Support: CD - 2011




C’è sempre stata fra America ed Inghilterra quella sana rivalità anche in ambito musicale, lo abbiamo visto soprattutto negli anni ‘60/70 quando il Rock faceva a gara a chi la faceva più “strana”. Nel periodo si sperimentava molto, la personalità era focale, al centro del mondo, necessariamente si aveva la volontà di essere unici. Personalmente ho sempre reputato in questo campo l’Inghilterra più avanti che il nuovo continente, perché ci ha elargito band che come quantità e soprattutto come qualità, hanno dominato e sono state punto di riferimento per intere generazioni. Se poi andiamo a fare un rapporto quantità rispetto il numero di abitanti, allora quello che dico assume connotati ancora più amplificati.
L’importanza dei Beatles è nota a tutti, non starò certo qui a spiegare che hanno aperto tre strade nel Rock come il Prog, la Psichedelìa e il Punk, non è la sede per entrare nei dettagli. Oppure i Martelli di Dio, i Led Zeppelin, veri stravolgitori dell’Hard Rock dalle fortissime tinte Blues e via, via tutti gli altri. L’Italia dal canto suo ha saputo fare davvero poco, mentre il mondo musicale veniva stravolto dal Rock alla fine degli anni ’60, da noi Claudio Villa, Gianni Morandi e compagnia bella, mietevano alla grande. Ma nel tempo inesorabilmente questo suono elettrico e comunque sia melodioso, rientra anche nel nostro universo, pur non essendo intarsiato nel DNA. Moltissime la band che hanno cavalcato il Rock, in differenti stili e modalità, comunque sia di base si trovano le influenze che vi ho accennato. Nel caso dei The Wonkies, tutto si arricchisce ancora di più, con The Strokes, James Taylor, Creedence Clear Water Revival e molto altro. Un Rock moderno, ma dalle sonorità vintage, un equilibrio ben dosato per un risultato quantomeno gradevole. L’amore dei biellesi - torinesi per l’Inghilterra è palese sin dal titolo “Colazione All’Inglese” e quello che apprezzo nel loro sound è quella sfumatura psichedelica che irrobustisce l’insieme.
Marco Schellino (voce), Luca Fabbricatore (chitarra), Vittorio Vallivero (Chitarra e tastiere), Filippo Ugliengo (basso) e Marco Ugliengo (batteria) sono i The Wonkies e questo in analisi è il debutto discografico. Fra le note del disco si denotano comunque le radici prettamente italiane, nel pentagramma si aggira quella mediterraneità intrinseca alla quale siamo inesorabilmente ed inconsapevolmente legati. Le canzoni sono tutte orecchiabili e dal ritornello tormentone, Rock acustico contaminato dalla psichedelia a tratti elettronica. Ogni singolo brano può essere un papabile hit radiofonico, anche se “Dimmi Come Mai” e “Ciao Come Stai” hanno una intensità maggiore, non a caso sono stati i primi due singoli estratti dall’album. “Fragile” potrebbe uscire benissimo dalla discografia di Daniele Silvestri. La voce non è aggressiva, piuttosto semplice come il sound proposto. Non mancano i momenti più leggieri in stile ballata, come “Sempre Tutto In Fretta” e la conclusiva “Finché Esce Sangue”.
Nella totalità è dunque il Rock a farla da padrona e personalmente ho avuto tantissimi deja vu. Chi vuole passare un oretta di buon Rock spensierato ed orecchiabile, “Colazione All’Inglese” fa al caso vostro, mentre ai più attempati di voi consiglio un ascolto preventivo, in quanto come me, avete ascoltato in diretta gli anni ’70, per cui… MS

lunedì 9 luglio 2012

Domenico Cataldo

DOMENICO CATALDO - The Way Out
Videoradio – GC International
Genere: Virtuoso Chitarra
Supporto: cd - 2011

Il chitarrista compositore Domenico Cataldo è prima di tutto un amante della musica, in quanto da essa ha saputo cogliere certi frutti. Nel suo paniere ci si trova Jazz, Rock, Fusion e Progressive Rock, questo tanto per chiarire la caratura culturale al riguardo.
 Cataldo oltre che compositore, arrangiatore e programmatore è il chitarrista e bassista di tutto “The Way Out”, terzo lavoro in studio e primo per la Videoradio. Nel percorso composto da sette segmenti sonori, l’artista si fa accompagnare dalle tastiere di Samuele Dotti. Quello che viene all’evidenza nell’ascolto è l’ottima tecnica, messa comunque al servizio della composizione, infatti non ci sono canzoni asfissianti o logorroiche, dove le scale sonore vengono prese d’assalto, qui si bada molto all’emotività. La breve ed introduttiva “Limbo” addentra nel mondo sonoro di Cataldo, dove si possono incontrare personaggi come Joe Satriani o Steve Morse. Quindi anche chitarre dure, non solo acustiche e qualche fuga elettrica, ma come dicevo, al servizio della composizione, tutto questo in “Pay Attention”.
Melodie Acustiche invece in “Awaiting” dove Cataldo mette sulla strada la sensibilità della propria anima, anzi nella “Strada Di Fuori”. La musica è una specie di schiaffo e bacio, quel gioco che si faceva nel tempo passato, quando ancora la tecnologia  ci lasciava vivere il contatto umano diretto in santa pace. “Land Of Desire” è solare, calda, il lato più giocoso dell’artista, il quale tenta di mettere sul piatto efficacia e divertimento. Ci pensa “The Way Out” a graffiare il nostro udito, proprio qui si ascolta il Cataldo più ricercato e Progressivo. Le dita corrono più veloci sopra la tastiera e lavorano di adrenalina. “I’m Searching For A New Identity” la dice tutta letteralmente sulla voglia di ricercare, un modo di comunicare con gli altri, una perlustrazione interiore che, diciamo la verità, spesso facciamo anche noi con o senza la musica. Il buon Battiato diceva: “Cerco un centro di gravità permanente…”.
Il disco si conclude con l’ottima “Finally I Can See The Universe “, un breve viaggio nel mondo di un artista che a mio modo di vedere, potrebbe dire molto di più se coadiuvato da una vera e propria band. Un disco onesto che grida al mondo “Io esisto” e ci riesce anche bene. Ora però lo attendo alla prova di un disco più lungo (qui siamo sui 28 minuti), le premesse per fare bene ci sono davvero tutte. (MS).

domenica 8 luglio 2012

Anubis Gate

ANUBIS GATE - Andromeda Unchained
Locomotive
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Progressive
Support: CD - 2007






Ho gia espresso giudizi positive per il precedente “A Perfect Forever”, ho descritto gia una formazione matura sulle scene dal 1984 e di certo non metto limiti allo sviluppo stilistico, sempre molto vicino a quello dei Queensryche. Per questo , ancora una volta mi attendo un disco variegato, con cambi umorali e schegge Progressive e nuovamente gli Anubis Gate non mi deludono.
Il cd è un concept Cyber Metal, al quale necessita più di un ascolto prima della completa assimilazione e per poter dare un giudizio più veritiero. Il disco si apre con la tragica “Snowbound”, dove l’atmosfera di una città distrutta dalla guerra ed un ragazzo che cerca la salvezza tramite la fuga, è palpabile fra le note.
Il nuovo frontman Jacob Hansen ha una voce molto bella, interpreta al meglio i brani ed è più vicino a La Brie che a Tate. Il suono riempie la nostra mente, molto buoni gli arrangiamenti che, con suoni d’ogni sorta, si alternano al meglio con le schitarrate di puro Power Metal.
La melodia è sempre in cattedra, non deve essere sopraffatta dalla tecnica asfissiante, come troppo spesso accade e questo gli Anubis Gate lo sanno. Non mancano comunque momenti più scontati, altrimenti staremo qui a gridare al capolavoro. Ecco dunque “Waking Hour” essere si potente, ma noiosa, la title track viaggia nei binari del Prog Metal più classico, mentre “Beyound Redemption” e la sua melodia rialzano il tiro. La produzione esalta il suono e la possente ritmica, così è un piacere perdersi fra le sonorità di “Resurrection Time”. Il cd prosegue in una sorta di crescendo emotivo, i pezzi migliori li incrociamo dopo la metà, “This White Storm Through My Mind” ha da raccontarci molte situazioni nei suoi otto minuti ed il top si raggiunge con “The End Of Millenium Road”, sorta di mini suite dalle molte sfaccettature.
Passo in avanti dunque per i bravi danesi, anche se restano da smussare alcuni spigoli, i soliti, quelli che il Prog Metal sembra non voler toccare. Perché non tentare più personalità, anche a rischio di sbagliare? Altrimenti noi addetti saremmo costretti a cambiare nome ad un genere che di Progressive ha oramai davvero poco. Static Rock? MS



sabato 7 luglio 2012

Dream Aria

DREAM ARIA - In The Wake
Socan – Autoproduzione
Genere: Prog Ambient 
Supporto: cd - 2005


Provenienti da Toronto i canadesi Dream Aria con questo “In The Wake” sono al debutto discografico. La band punta molto sulla bella voce della cantante Ann Burstyn, dalle capacità tecniche davvero notevoli, anche in fase lirica.
Ovviamente per essere una band di Progressive Rock i nostri devono saper legare diverse sonorità e stili, l’operazione di per se riesce bene, con i giusti ammiccamenti alla commerciabilità.
New prog, Psichedelia stile Ozric Tentacles ed Hard Rock alla Gathering sono i punti cardini di “In The Wake”, un debutto con i fiocchi. Oltre la cantante Ann, la band è composta da Jozef Pilasanovic (chitarra), Don Stagg (tastiere) e da Gary Gray (batteria).
Tredici i brani contenuti e per trattarsi di una autoproduzione possiamo ritenerci più che soddisfatti. Sonorità Ambient nella prima canzone “Spirit”, con interventi arabeggianti che mettono subito alla prova la voce di Burstyn. Il ritmo è suadente e mostra la band ben coalizzata. Non si devono cercare comunque suite o repentini cambi di tempo come in un disco di Classico Progressive, i Dream Aria giocano molto sulla presa emotiva del brano.
Le ballate sono ammalianti, “He Touched My Soul” ed “Opus Dei” sono piccole perle all’interno di una bella ostrica. Dunque diversi i percorsi intrapresi, dall’Ambient e come gia accennato alla musica araba, fino a toccare la cultura spagnola con l’allegra “Spanish Nights” e la sua matrice gitana.
Tutto “In The Wake” scorre sul binario della continuità, pur senza toccare apici stilistici memorabili. Forse è proprio questa l’unica pecca di un lavoro molto bello, una tecnica limitata a favore del commerciale, ma poi siamo sicuri che questa sia una pecca?
Resta il fatto che questo debutto lascia ben presagire per il futuro, già oggi il nostro udito ne resta più che appagato.
Meritano attenzione.

giovedì 5 luglio 2012

Shake Me

SHAKE ME - L'Inquietudine
Selfproduced

Distribuzione italiana: GT Music Distribution
Genere: Rock
Support: CD - 2012



I Shake Me sono Luca Albarella (voce) e Joe Nocerino e propongono un Rock schietto, orecchiabile e diretto, con lo sguardo propendente verso gli anni '90, quelli del boom Litfiba. Piero Pelù ha davvero tracciato un solco profondo nel genere, fonte d'ispirazione per centinaia di vocalist, ma in questo caso Albarella non è proprio paragonabile al leader dei Litfiba in quanto dotato di altra tonalità. Piuttosto le chitarre si avvicinano ai maestri in questione, con riff semplici e melodici, un mix fra ruvidità e morbidezza, prerogativa dei Shake Me i quali fanno dei ritornelli il loro punto focale. Personalmente resto colpito dai brevi solo di chitarra, perché ficcanti e diretti.
Il duo si coadiuva di musicisti come Dario Crocetta (chitarra), Madda Bellini (basso), Davide Izzo (batteria) e Gaetano Iorio. Buona la pulizia sonora che fa da propellente a tutto il lavoro. L'artwork di Cesare Minucci è graficamente esaustivo, compresi i testi delle canzoni. Questi a tratti risultano profondi e poetici, in altri frangenti più semplici e diretti, trattando argomentazioni più che altro di cuore. Tutte le canzoni sono graffianti, con una formula provata e funzionale, "Inside" ad esempio esprime bene il concetto, equilibrio fra melodie ed adrenalina per un sinuoso movimento ruffiano. Perfetto sunto del concetto Rock secondo i Shake Me è "Ladro Di Sogni", impossibile restare fermi all'ascolto.
Albarella imposta a tratti la voce in maniera profonda, quasi in stile Dave Gahan (Depeche Mode), personalmente lo prediligo quando è meno impostato. Parlavo di influenze Litfiba, non a caso c'è la cover di "Animale Di Zona" come bonus track.
Interessanti molti passaggi durante l'ascolto del disco, anche se i deja vu affiorano inevitabili e susseguenti. Il Rock vive di questa essenza e di sonorità semplici, difficile renderlo papabile ad un pubblico più ampio possibile e questo i Shake Me lo sanno e tentano di farlo al meglio. Chi ha voglia di cantare e sudare ha in "L'Inquietudine" un ottimo soggetto, chi invece dal Rock pretende qualcosa di più complesso o forte, avrà qualche dubbio nell'acquisto. Non manca la ballata ("Amnesia"), insomma, gli ingredienti ci sono tutti per passare cinquanta minuti di divertimento.
Disco ottimo da ascoltare in auto o in compagnia. Questi sono i Shake Me, senza peli sulla lingua, prendere o lasciare. MS

martedì 3 luglio 2012

Uscita dei MudWay

I MudWay annunciano l’uscita di “Some Strange Stories”, il loro primo album di inediti

8 brani dal suono originale con uno spirito anni ’70 adeguato ai giorni nostri.
Sovico, 01 maggio 2012.  E’ uscito il primo di maggio “Some Strange Stories”, album autoprodotto dei MudWay che con questo primo lavoro puntano a far conoscere al pubblico il loro stile ricercato e originale, così come è originale la forma di distribuzione, è infatti possibile ascoltare l’intero disco direttamente online collegandosi al sito www.mudway.net/SomeStrangeStories o tramite l’App gratuita “MudWay_SSS” per iPhone e Android reperibile su www.mudway.net/sss.
L’album si compone di 8 tracce cantate in inglese ognuna delle quali narra una breve storia, da qui il titolo “Some Strange Stories” (alcune strane storie). Fin dal primo brano “First Night” è possibile intuire come la ricerca di sonorità particolari e la cura della composizione musicale siano un segno distintivo di questo gruppo. Proseguendo con l’ascolto si nota come i brani “Earthificially Intelligent” e “Mud & Rubble” siano accomunati da ritmi incalzanti e voci effettate, invece “Seeking To Believe” riesce a conciliare melodia e tratti psichedelici nello stesso brano. Mentre in “El Bombastico” è evidente lo spirito scherzoso del gruppo, in “Caramel” le emozioni provate mutano durante l’ascolto per tornare poi alla giovialità percepita in “What Mist Takes”. A conclusione del disco troviamo “Blasted Imagination”, brano scandito anche da ritmi lenti e sonorità più cupe.
Le influenze che hanno ispirato il gruppo nella composizione di questo disco sono da ricercare nelle sonorità tipiche della musica progressive e psichedelica degli anni ’70 i cui principali esponenti erano  Pink Floyd, King Crimson e Van Der Graaf Generator, tuttavia i MudWay non si sono limitati a imitare lo stesso genere musicale, ma lo hanno fatto evolvere adeguandolo ai giorni nostri.
L’album è stato tra l’altro di recente inserito nel catalogo online del prestigioso sito internet Prog Archives (www.progarchives.com) che raccoglie e recensisce tutte le produzione musicali vicine allo stile progressive a livello mondiale guadagnandosi recensioni positive e ha inoltre ottenuto una valutazione di 8 su 10 da parte degli amministratori di Prog Freak (www.progfreak.com), altro importante sito internet legato al genere musicale progressive.
E’ infine possibile seguire i MudWay tramite i più conosciuti social network, hanno infatti una pagina Facebook (www.facebook.com/MudWayBand), un account Twitter (www.twitter.com/MudWayBand), un profilo Myspace (www.myspace.com/MudWayBand) e un canale Youtube (www.youtube.com/MudWayBand).