Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

giovedì 26 settembre 2019

Algebra


ALGEBRA – Deconstructing Classic
Andromeda Relix
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2cd – 2019


Quando l’amore per un genere musicale è totale, le basi storiche che fungono da palestra diventano fondamentali per la crescita di un artista.
Gli Algebra sono di Benevento e si formano agli inizi degli anni ’80. Tanta la materia amata e studiata dai componenti storici della band Rino Pastore (tastiere), Salvatore Silvestri (batteria) e Mario Giammetti (chitarra, voce), mentre il bassista Carmine Ielardi nel tempo abbandona il gruppo.
Amore per il Prog, soprattutto quello dei Genesis, Gentle Giant, Marillion e Moody Blues, portano la band a partecipare a numerose compilation tribute, come ad esempio in “The River Of Constant Change – A Tribute To Genesis” (Mellow Records – 1995)  o in tribute album ai Marillion, Camel etc. Conoscono anche uno stop nel giugno del 1984 per poi ritrovarsi nel 1993 grazie all’interessamento della Mellow Records. L’album che ne scaturisce si intitola “Storia Di Un Iceberg” ed è il loro debutto discografico ufficiale. Tutta l’esperienza annosa viene esibita nel disco, dedito ai fans di band come Genesis, Camel e Marillion. Nel 2009 è la volta del secondo album intitolato “JL”, dove la band si arricchisce di nuovi elementi per una line up composta da Mario Giammetti (voce, chitarre), Rino Pastore (tastiere), Roberto Polcino (tastiere), Francesco Ciani (batteria), e Maria Giammetti (sax, flauto). Numerosi ed importanti anche gli special guest che partecipano, su tutti Steve Hackett alla chitarra, il fratello John Hackett al flauto, Goran Kuzminac, Aldo Tagliapietra (Orme), Lino Vairetti (Osanna) e Graziano Romani alla voce e tanti altri ancora.
Oggi il tributo degli Algebra a questo intrigante genere musicale è stampato dalla sempre attenta Andromeda Relix con il titolo “Deconstructing Classic”, un doppio cd in cui gli artisti vanno a dare lustro a vecchi classici e nuovi.
Una parola di elogio per l’accurato artwork che accompagna il prodotto, in edizione cartonata contenente un libretto approfondito  per liriche, descrizioni del contesto (in inglese), fotografie e cura per i particolari, il tutto ad opera di Roberto Conditi per i layout e la grafica, mentre per le foto  e la copertina Maurizio ed Angela Vicedomini di IconPhoto.
Il cd 1 si apre con “La Cura” di Franco Battiato” e special guest d’eccezione, Steve Hackett e Anthony Phillips dei Genesis, a seguire una serie di classici del Prog. “Dusk” dei Genesis mette inizialmente la veste Neo Prog e poi si lascia andare nel suo essere anni ’70. Segue il suono dei Camel con “Song Within A Song”. Gli Algebra si mettono alla dura prova con “Funny Ways”, pezzo magistrale dei tecnici Gentle Giant dove le tastiere ricoprono un ruolo importante. Tutti i brani sino ad ora citati fanno parte di relative compilation tribute. Non fa specie la suite  “Felona E Sorona” delle grandi Orme con richiami “Gioco Di Bimba”, il brano è estratto dalla mastodontica compilation della Mellow Records “Zarathustra’s Revenge – A Tribute To Italian Progressive Rock Of The Seventies”. Gli Algebra passano con indifferenza fra uno stile ed un altro a dimostrazione di una ottima preparazione sia tecnica che culturale. Fra tanti giganti non potevano mancare gli EL&P qui omaggiati con “Take A Pebble”. Scuola di Canterbury con “Old Rottenhat” di Robert Wyatt, a seguire altro pezzo di una compilation, da “Songs For Jethro – Vol1” la canzone “Up To Me” veramente ben arrangiata. Ancora più indietro nel tempo con “Dear Diary” dei maestri Moody Blues estratto da “Higher And Higher – A Tribute To The Moody Blues”. C’è spazio anche per il sud americano Luis Miguel e la sua “Què Hacer”.
Tuttavia gli Algebra si trovano benissimo nel Neo prog, e la prova arriva con “This Train Is My Life” dei Marillion estratto dalla compliation Mellow “Recital For A Season’s End – A Tribute To Marillion”. Il primo cd si conclude con “Sleepers” di Steve Hacett.
Il cd 2 inizia con un altro brano tributo, questa volta ai Moody Blues, “Strangers In Space” registrato nel 2016 ci porta una formazione in ottima salute. Nel 2010 registrano un brano scritto da Graziano Romani, “Hallelujah Joe”, molto cantautorato storico, quello profondo e non banale degli anni ’70. Nello stesso anno registrano “Goodbye Baby Blue” di Ray Wilson e “God If I Saw Her Now” dei primissimi Genesis. Una puntata verso i Fairport Convention con “The Lobster” registrata nel 2005, così nello stesso anno “Straight”, questa volta però il brano è della band stessa.
Ci sono anche due brani registrati a presa diretta, il primo è “Ripples” dei Genesis ed il secondo ancora “Up To Me” registrati nel 2003. A sorpresa giunge anche una variante di “Dusk”, la breve strumentale “Il Crepuscolo” suonata dall’ospite Anthony Phillips (Genesis) nel 2016.  Ci sono anche tre brani registrati dal vivo a Cusano Milanino nel gennaio del 1996, “Dusk”, “Russian Suite” e “Open Door”. Il disco si conclude con due canzoni che raccontano la storia degli esordi Algebra, “The Clouds Are Always Present” del 1984 e “Il Muro” del 1983, entrambi scritti da Rino Pastore. 
Gli Algebra riescono a far proprie le canzoni, non cercano di imitarle, un lavoro d’amore e rispetto, quello che oggi nel mondo musicale è sempre più difficile incontrare. “Deconstructing Classic” è il titolo perfetto per tanta bella musica. MS

Arcadelt


ARCADELT – ARC8
Lizard Records / GDC Rock promotion
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2019


C’è chi nel mondo del Rock Progressivo è cresciuto con band storiche come Genesis, Gentle Giant, King Crimson, Yes etc, e chi invece grazie ad una età minore lo ha fatto attraverso il Neo Prog.
Entrambi i stili scaturiscono dalla terra di Albione ed è fatto noto che gruppi come Marillion, IQ, Pendragon e Pallas su tutti, nei primi anni ‘80 costruiscono la loro carriera sopra a quella di band storiche come Genesis e Pink Floyd.
Anche noi in Italia abbiamo numerosi proseliti devoti al Neo Prog, una di queste band si chiama Arcadelt e si forma nel 1992, quando il genere rialza la testa nuovamente sotto la spinta di gruppi come Spock’s Beard, Landberk, The Flower Kings, Anglagard, Anekdoten, Porcupine Tree ed altre ancora. Nascono come band strumentale composta da quattro elementi, mentre oggi sono formati da  Pierfrancesco Drago (voce), Fabio Cifani (basso), Sandro Piras (batteria), Fabrizio Verzaschi (chitarra), e Giacomo Vitullo (tastiere). Nel tempo hanno una buona attività live, partecipando anche  a festival nazionali oltre che esibirsi spesso a Roma.
Il primo lavoro in studio si intitola “Enjoy” (Progland Records – 1995), ma nel 1997 c’è lo scioglimento del gruppo. Si ritrovano solo nel 2009 ed in quattro elementi per pubblicare l’ep per il mercato giapponese (sempre attento all’italico Prog) “EnjoyPan”. A dieci anni di distanza li ritroviamo con nuova linfa e ispirazione con l’intento di mettere alla portata del pubblico tutta l’esperienza accumulata in questi anni, il risultato è “ARC8”, composto da sette nuove tracce.
“Behind The Curtain” mostra subito una band coesa e una capacità di arrangiamento importante, esaltato il tutto da una buona incisione, la quale dona profondità alle strumentazioni. Le tastiere e la chitarra elettrica disegnano movimenti su tele Neo Prog che fanno la gioia dei fans di Marillion, IQ e Pendragon. Ovviamente non possono mancare i richiami ai Genesis, questi alla metà del brano grazie all’uso sincopato delle tastiere.
Ma la musica degli Arcadelt non è solo nostalgia, ci sono fughe solari, ariose e ricercate un punto di contatto fra passato e presente come anche altre band giovani nel settore oggi hanno imparato a fare.
Pianoforte e voce introducono “The Heartbeat”, ancora una volta legata ai giri di tastiere stile Clive Nolan e Mark Kelly, brano classico nel suo genere. Più ricercato “Dogs In Chains” pure restando relegato al contesto. Le parti strumentali convincono e riempiono la stanza di suoni in una sorta di muro. Ottimo il solo di chitarra.
Una favola narrata apre “Caledonia”, una storia che dura quasi otto minuti fra cambi umorali e di tempo come genere insegna.
“Assenze” è una dolcissima ballata inizialmente voce e piano per poi lasciarsi travolgere da sinfonie armoniose. Una piccola gemma sonora che coccola l’ascoltatore. Si alzano i toni con il graffiare della chitarra distorta in “Blood On” ed un canto (sempre ottimo Pierfrancesco Drago) che in alcuni momenti fa il verso a Fish.
Il disco si conclude con “The Blue Side”, altri otto minuti di tanto materiale Prog. Musica cromatica come l’artwork che accompagna il disco.
Le melodie sono accattivanti e spesso ci si ritrova ad ascoltare ad occhi chiusi e questo a mio avviso è sinonimo di obbiettivo centrato. Sicuramente un disco che girerà spesso nel mio lettore. MS

Franco Giaffreda


FRANCO GIAFFREDA – Gli Strani Giorni Di Noi Nessuno
Autoproduzione/ GDC Rock Promotion
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2019


Per un artista  che sempre ha dato alla causa musica con molti progetti, è traguardo ambito e di soddisfazione quello del disco solista, un coronamento che chiude un cerchio e apre un nuovo ciclo.
E’ il caso del chitarrista lecchese Franco Giaffreda.
Ha militato nella band Metal Progressive Evil Wings con cui registra quattro dischi ed un dvd, nel 2009 entra a far parte della storica band Biglietto Per L’Inferno e registra “Tra L’assurdo E La Ragione”, nel festival Prog Exibition duetta con l’ex chitarrista dei Jethro Tull, Martin Barre ed entra a far parte come cantante e flautista nella tribute band dei Genesis Get’Em Out.
Scatta dunque in questo attimo della sua carriera la necessità di esprimere il proprio essere, forte di una esperienza annosa accumulata negli anni.
Registrato nei Street Studio di Albese Con Cassano (CO) sotto l’attenzione dell’ingegnere del suono Mauro Bertagna, “Gli Strani Giorni Di Noi Nessuno” è un album composto da quattordici momenti musicali cantati in italiano da Giaffreda, autore anche dei testi. Nel disco si avvale della collaborazione di Walter Rivolta (batteria) e Alessandro Cassani (basso).
Quando l’Hard Rock incontra il Progressive Rock, spesso scaturiscono composizioni interessanti e qui Giaffreda mette nel disco tutta la sua capacità ed esperienza.
“Corri Con I Pensieri” è già una prova di forza per doti tecnico esecutive e compositive, con un refrain gradevole e trascinante, un buon muro sonoro.
Resto colpito dalla successiva “e strumentale “In Un Vortice Di Pensieri” dove anche il carattere Rock’n Blues esce allo scoperto donando al disco il profumo degli anni ’70, quando ci si lasciava travolgere dalle improvvisazioni elettriche.
I brani sono tutti correlati come in una lunga suite, giunge quindi la breve e ancora una volta strumentale “Identità Confusa”, qui con una chitarra classica, preludio per “Domande”, movimento più lento e ricercato. Domande sul futuro, l’artista diventa introspettivo fra gli arpeggi della sua chitarra. Torna a far parlare le mani in maniera importante in “Viaggiando Lontano”, uno dei miei momenti preferiti dell’album dove tecnica e melodia si sposano alla perfezione senza strafare. La chitarra torna a ruggire con “Anime Di Latta”, molto legata alla formula canzone, qui Il Biglietto Per L’Inferno fa capolino. Cadenzato Hard Rock con “Ladri Di Sogni”, brano che sicuramente ha una riuscita live importante, impossibile restare fermi all’ascolto. Altro breve intro dal profumo progressivo intitolato “Solo” accompagna all’ascolto di “Dormiveglia”, un momento Jazz accompagnato da un flauto.  Dal dormiveglia si passa all’”Incubo Notturno”, canzone più lunga dell’intero lavoro della durata di quasi nove minuti. Qui c’è tutta l’esperienza dell’artista, fra momenti Dark, fughe Hard e cambi di tempo progressivi. Prosegue il motivo del dormiveglia qui intitolato “Prima Del Risveglio” per giungere a “La Ballata Di Nessuno”, tenera e sentita.
“Alba Interiore” continua con gli arpeggi, mentre la conclusiva “Ricominciare Ad Essere” chiude l’album con personalità.
L’arte di Giaffreda è colma di esperienza, diretta, a tratti dura per poi passare a frangenti teneri in una sorta di gioco “schiaffo o bacio” e a noi sicuramente piace giocare, perché la buona musica ci mantiene sempre giovani. MS

Juglans Regia


JUGLANS REGIA – Memorie Dal Presente
Loud n’Proud Records
Genere: Hard Prog
Supporto: ep  – 2019

 


Provenienti da Sesto Fiorentino (FI), i Juglans Regia sono un gruppo che riesce ad unire la forza dell'Hard Rock con l'Indie Rock ed il Progressive, un connubio di certo intrigante per idee ed energia.
Si formano nel 1992 con il primo moniker Raising Fear, solo successivamente diminuiscono il fattore Metal nella propria musica portandoli quindi a cambiare anche il nome del gruppo in Juglans Regia, che altro non sarebbe che il noce da frutto (noce reale). Nel  2009 il gruppo conosce uno stop dovuto a diversi casi, fra incidenti, motivi lavorativi e quant’altro, per poi ritrovarsi nel 2017 con la formazione che registrò nel 2002 il primo album ”Prisma”. Nel 2005 è la volta di “Controluce” (Prisma) e nel 2008 di “Visioni Parallele” (Akom Production/Prism). La band acquisisce personalità nel tempo, distaccandosi un poco anche da certe influenze inevitabili come nel loro caso i Litfiba. Bene che la storia vada assimilata, così un certo stile, ma ancor di più se si lascia fuoriuscire al di sopra di tutto la propria personalità.
Ce lo fanno ascoltare i Juglans Regia formati da Antonello Collini (chitarra), David Carretti (batteria), Massimiliano Dionigi (basso), Lapo Martini (tastiere) e Alessandro Parigi (voce)  in questo ep intitolato “Memorie Dal Presente” composto da quattro canzoni.
“L’Imperdonabile” apre l’ep con chitarre distorte e tastiera, la chitarra si esprime al meglio in un assolo iniziale davvero preciso e dall’ampio respiro. La band dimostra di essere coesa e amante del Rock totale, aperta anche a differenti innesti come i repentini cambi di tempo prerogativa di un certo Prog Rock. Bene funziona la sezione ritmica e il gusto per le melodie viene alla luce, bagnato da quella nostra tipica italianità che nessuno riuscirà mai a copiarci.
“Maschere” alza il ritmo e l’adrenalina resta alta, in  un connubio fra Litfiba e Hard Prog.
Tastiere e chitarra trascinata per “Primo Istinto”, ballata dolce ma non banale per corposità ed arrangiamenti. Avanti a noi si aprono gli anni ’80, verso la fine del suo decennio, dove un certo Indie Rock sapeva raccontare storie particolari ed innovative per il tempo.
Chiude la solare “Le Virgole Del Tempo”, qui la band in un solo botto si gioca tutte le carte a loro disposizione.
Non serve molto per colpire nel segno, i Juglans Regia lo fanno in maniera naturale, sintomo di avere il genere nel proprio dna. Il Rock è soprattutto uno stile di vita. MS


sabato 21 settembre 2019

A Lifelong Journey


A LIFELONG JOURNEY - A Lifelong Journey
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2019


Spesso anche nei social, molta gente si chiede se il Rock Progressivo sia una musica datata, a mio avviso datato è ciò che ha smesso di evolvere e quindi fermo in un certo momento del tempo. Il Prog (nomen omen) oggi ci sta abituando a repentini cambi di stile, poi questo possa piacere o meno è un altro discorso. Fare Prog oggi ha dunque differenti significati, chi resta relegato alle band di un tempo (Genesis, Yes, Gentle Giant, King Crimson etc.) e quindi ad uno stile ben distinguibile, oppure quello di tentare nuove vie e nuovi innesti stilistici.
Gli  italiani A Lifelong Journey stanziano in una via di mezzo, molto devoti ai fasti del passato (Genesisi in primis) e comunque con uno sguardo personale a quello che è il suono di oggi.
Sono due giovani polistrumentisti di Pavia, Mauro Mugiati (voce, tastiere, basso, chitarra acustica),  e Brian Belloni (chitarre, batteria).
L’album di debutto si intitola “A Lifelong Journey” e la scelta di chiamarsi come il titolo dell’album è avvenuta casualmente, in poche parole nasce prima il titolo dell’album e poi del progetto band. Nell’album quello che spicca all’orecchio del fans del Prog sono proprio gli ingredienti che lo compongono, ci sono Mellotron, Hammond, Leslie, suite e tutto ciò che può indirizzare l’ascoltatore in tal verso.
“A Lifelong Journey” si compone di due suite “Part1” e “Part 2”, per una durata totale di una cinquantina di minuti. La genesi del concepimento inizia quattro anni prima dell’uscita, e viene registrato nel 2018 agli studi Elfo di Piacenza, ci tengo a precisarlo perché la qualità sonora è equilibrata e pulita. Gradevole anche l’artwork ad opera di Mirko Filippelli, un libretto semplice e raffinato, contenete i testi e disegni che ben sposano la causa Prog, tanto da darmi reminiscenze “A Trick Of The Tail” (Genesis).
Anche le composizioni si aggirano in tal senso attorno a questo gruppo storico. “Part1” si apre con un Mellotron che la dice lunga su quanto andremo ad ascoltare, per poi passare a fughe in stile Spock’s Beard. La chitarra si addentra in meandri Floydiani per poi scivolare quasi indifferentemente verso Steve Hackett. Cambi repentini di tempo ed umorali, sino ad andare a sfiorare il Prog attuale con velature Steven Wilson tanto per intenderci e così si chiude anche il cerchio passato e presente.
Le tastiere sono sempre in evidenza, mentre le chitarre molto spesso accompagnano il tutto senza strafare.
“Part 2” non si apre con il Mellotron ma con un piano e un motivo lento ed arioso. Il terreno è quello del Neo Prog,  ancora sprazzi di Spock’s Beard (su tutti “The Light”) e giochi di batteria. Segue un basso stile “Outer Limits” dei primi IQ e tutto appare in un aurea di magia senza tempo.
Io che seguo molto il genere in questo debutto trovo tanto materiale e tanto amore, il tutto mi emoziona e mi piace.
I giovani sanno fare Prog, lo hanno assorbito per poi rielaborarlo con  la cultura odierna, possiamo dormire sonni tranquilli il genere è in buone mani, anche in quelle dei A Lifelong Journey, grandi mani! MS

domenica 15 settembre 2019

Vaniggio


VANIGGIO  - Solo Un Sogno
Music Force / Egea Music
Genere: Rock
Supporto: cd – 2019


Ivan Griggio è il nome che si cela dietro al moniker Vaniggio, bassista e cantante che nasce e vive in Svizzera dal 1972.
Studia il basso assieme al maestro Massimo Scoca e già nella metà degli anni ’90 rientra a far parte di diversi gruppi musicali del ticinese. La storia di Vaniggio è già importante in ambito Rock, si toglie anche ottime soddisfazioni aprendo concerti a gruppi come Marillion, Ligabue, Elio E Le Storie Tese, solo per fare dei nomi. La sua vita artistica è colma di collaborazioni come con il cantautore Gionata, o l’industrial Metal band Matamachete o con il bassista George Merk (figlio di Rita Pavone e Teddy Reno) nel 2013. Si dedica anche allo studio della batteria, mentre più recentemente pubblica il singolo “Nuova Luce” (feat. DJ Costa) che gli frutta una rotazione in Svizzera su Rete 3 RSI e Radio 3i.
Oggi lo troviamo a collaborare con il produttore Cristiano Arcioni, e già nel 2018 esce il singolo “ A Volte Basta”, che apre anche l’album di debutto in analisi “Solo Un Sogno”.
Il disco è suddiviso in nove tracce e l’incisione risulta pulita, dove ogni singolo strumento è ben rintracciabile e netto.
La voce Rock di Vaniggio bene si incastona nel contesto dei brani, dove la musica è un viatico di sensazioni e percezioni. Storie private, di amori più o meno andati o in divenire, constatazioni e riflessioni, favole e conclusioni, tutto questo in testi interessanti che ben si sposano con la causa Rock.
Il singolo “A Volte Basta” è cadenzato, il suono del basso è importante, ottimo propellente per una base ritmica funzionale sotto diversi aspetti. Qualche punto di unione con certi primi Litfiba e Vasco Rossi sono tangibili. L’artista si circonda di musicisti del calibro di Roberto Panzeri (batteria), Cristiano Arcioni (hammond e piano), Diego Belluschi (chitarra elettrica) e Roberto Invernizzi (chitarra acustica).
“Amoreuncazzo” ha un andamento più blando ma pur sempre ruvido, e realizza certe realtà di cuore. La facilità con cui Vaniggio rende tutto molto orecchiabile è tangibile. L’Hammond per chi vi scrive è uno strumento importante e quantomeno artiglio di un genere che mai scende a compromessi come il Rock.
Un arpeggio apre “Ogni Vestito”, ed è un altro tassello che ben si incastona nel puzzle “Solo Un Sogno”. Ritornelli semplici di auspicio per una buona riuscita live. Ancora più incisiva “Dai Un Nome Alle Cose” dove fa capolino il Rock degli anni ’70.
Non manca la semi-ballata dal sapore intenso, dove le emozioni trapelano nude e il maestro Vasco Rossi sopra a ciò spesso ci ha costruito una carriera, sto parlando della title track “Solo Un Sogno”.
Come struttura ed esecuzione molto mi è piaciuta “Mai Come Sembra”, anima Rock rozza e gentile allo stesso tempo. Un inedito Vaniggio in un Rock’n Blues acustico con “Una Carezza Non Vuol Dire Amore”, altro pezzo molto importante per la riuscita totale dell’album per poi passare a “Favola”, cadenzata ed intelligente. L’ascolto si conclude con “Stessi Sbagli”, dove si conferma tutto l’essere dell’artista.
Un debutto importante, da ascoltare in ogni occasione, in macchina, in casa, mentre si fa jogging, un disco per tutte le occasioni, da cantare e vivere, come lo è il Rock. MS

Alessandro Angelone


ALESSANDRO ANGELONE – Stars­­_At_Dawn
Music Force / Egea Music
Genere: Cantautore
Supporto: cd – 2019



Certo che il maestro Benny Conte ne ha avuti di allievi promettenti, ed è anche il caso del giovanissimo chitarrista Alessandro Angelone di Pescara.
Oggi raggiunge l’ottavo ed ultimo livello di acustica presso l’APM (Accademia Professione Musica).
Già nel 2017 ottiene il primo posto al concorso SGT Music Awards, così come all’Anxanum Music Awards nel 2018.
E’ l’incontro con Alessandro Carletti Orsini che gli consente di registrare questo debutto composto da undici tracce acustiche distribuite dall’Egea Music, dal titolo “Stars_At_Dawn”.
La registrazione sonora è buona, concentrando l’attenzione sui suoni acustici dell’intero disco strumentale. I pezzi hanno una durata abbastanza breve, raramente raggiungono i tre minuti. Tutte piccole tele dove l’artista dipinge il suo stato d’animo e la propria anima.
All’interno ci sono anche due cover, la storica “Love Never Felt So God” di Micheal Jackson e Paul Anka e “You Are Not Alone “ scritta da R. Kelly ma portata al successo ancora una volta dal maestro del pop Jackson. Angelone  riesce a farle entrambe sue con arrangiamenti personali e sentiti.
L’intro dell’album mette subito a nudo l’essenza del giovane artista, dimostrando l’intento del divenire. Ma è “The Key” comunque la prima e vera traccia dell’album, dove arpeggi solari e riflessivi attestano un anima leggera e sensibile, trasportando anche l’ascoltatore in ampi spazi dove può far lasciare cavalcare la fantasia.
“Dreams” raccoglie la natura già nel titolo stesso, più riflessiva e calda nel contesto.
Tutto il disco scorre fra riflessioni ed eleganza, non esiste un vero e proprio cavallo di battaglia, almeno al mio intendere, mettendo in mostra una tecnica davvero invidiabile e sempre a disposizione della melodia e senza strafare.
Fa sempre un certo effetto imbattersi oggi in un album completamente strumentale, una scelta sicuramente coraggiosa ma che comunque premia in emozioni. L’artista riesce a mettersi bene in luce e spero che gli si possano aprire porte importanti per una buona carriera musicale, Alessandro Angelone lo merita. MS