CELTIC FROST: IL FREDDO GLACIALE DELLA SVIZZERA Storia di una band che ha
influenzato il Black Metal Nordico
C’è un paradosso geografico e culturale che attraversa
la storia del Metal estremo. Se si pensa alle origini del genere, la mente
corre subito alla fuliggine industriale di Birmingham o alle foreste incendiate
della Norvegia. Eppure, uno dei cataclismi estetici più sismici e influenti di
sempre è nato nell’hinterland di Zurigo, tra le montagne e l’ordine apparente
della Svizzera degli anni '80. Un luogo dove il silenzio e il perbenismo
provinciale potevano trasformarsi in una gabbia soffocante. È da quel vuoto, da
quel senso di totale isolamento, che si è sprigionato il "freddo
svizzero" dei Celtic Frost: non una semplice band, ma un laboratorio d’avanguardia
che ha preso il metallo più grezzo e lo ha elevato ad arte colta, drammatica e
visionaria.
Al centro di questo universo cupo si staglia la figura
tormentata di Thomas Gabriel Fischer, alias Tom G. Warrior. Un musicista
guidato da un'urgenza espressiva quasi dolorosa, capace di trasformare le
proprie zone d'ombra in un manifesto sonoro immortale.
Tom G. Warrior
Dalle ceneri del disprezzo: il big bang Hellhammer
Per capire il freddo dei Celtic Frost, bisogna prima
scendere nella cripta degli Hellhammer. All'inizio degli anni '80, Tom Warrior
e il bassista Martin Eric Ain (figura monumentale e colto braccio destro di
Tom, purtroppo scomparso nel 2017) sono solo due ragazzi considerati
"pazzi" o "incapaci" dalla comunità locale. La stampa Metal
dell'epoca li recensisce con parole impietose, definendoli "la peggior
band del mondo".
Ma quegli insulti sono benzina sul fuoco. Gli Hellhammer
suonano un metallo primitivo, fangoso, sintonizzato sulle frequenze più oscure
dei Venom ma privo di qualsiasi ironia Rock 'n' Roll. C'è solo nichilismo.
Quando nel 1984 quel progetto collassa sotto il peso dei propri limiti tecnici,
Warrior e Ain capiscono che la brutalità fine a se stessa non basta più.
Vogliono qualcosa di superiore. Dalle ceneri degli Hellhammer nascono i Celtic
Frost, la fenice nera del metal elvetico.
L'estetica dell'abisso: "Morbid Tales" e "To Mega Therion"
Il debutto avviene nel 1984 con l'EP “Morbid Tales”,
seguito l'anno successivo dal monumentale “To Mega Therion”.
È qui che la
leggenda prende forma. Il sound dei Celtic Frost è un monolite, i riff di
chitarra di Warrior hanno una distorsione unica, satura, che sembra raschiare
il cemento. Ogni traccia è scandita da quel grugnito, quel leggendario
"Ugh!" gutturale che diventerà il marchio di fabbrica di Tom, un grido
ancestrale che rompe il silenzio della ragione.
Ma è l'approccio intellettuale a fare la differenza. I
Celtic Frost non parlano di cliché satanici da fumetto, bensì attingono alla
letteratura classica, alla storia antica, all'esoterismo di Aleister Crowley.
Per la copertina di “To Mega Therion”, la band compie un colpo di genio
artistico: ottiene la collaborazione del visionario connazionale H.R. Giger (il
premio Oscar per gli effetti visivi di Alien), che concede il suo dipinto Satan
I. La musica viscerale dei Frost trova il suo specchio perfetto nelle forme
biomeccaniche e disturbanti di Giger. Il Metal estremo esce dalle cantine e
rivendica un posto nelle gallerie d'arte contemporanea.
"We
came from total isolation. We had to create our own world because the world
around us didn't want us." — Tom G. Warrior
Il coraggio dell'eresia: "Into The Pandemonium"
Il capolavoro del 1987, “Into The Pandemonium”, è il
disco del coraggio assoluto, ma anche della rottura interna. Tom Warrior e
Martin Ain rifiutano di farsi rinchiudere nel recinto dell'Heavy Metal
classico. In un'epoca in cui il genere cercava la velocità e la tecnica pura, i
Celtic Frost introducono elementi mai sentiti prima:
Voci femminili liriche e struggenti (Tristesses
de la Lune).
Sezioni di fiati, timpani sinfonici e
arrangiamenti classici (Rex Irae).
Influenze pesanti della New Wave e del Gothic
Rock britannico (come la celebre e straniante cover di Mexican Radio dei Wall
of Voodoo).
La Noise Records, la loro etichetta, è terrorizzata. Il
pubblico purista grida al tradimento. Eppure, con quel disco pionieristico, i
Celtic Frost stavano letteralmente inventando il Gothic Metal e l'Avant-Garde
Metal. Hanno dimostrato che l'oscurità non si misura solo in battiti al minuto,
ma nella profondità dell'atmosfera.
Il gelo e il disgelo: la caduta e l'ultimo, monumentale
respiro
Ogni grande tragedia greca prevede una caduta rovinosa.
Per i Celtic Frost, quella caduta ha un nome: “Cold Lake” (1988). Priva di Martin Ain, la band devia inspiegabilmente verso un Hard Rock/Glam plastificato, adottando persino un look cotonato che cancella anni di estetica oscura. Un passo falso macroscopico che quasi distrugge la loro reputazione, solo parzialmente recuperata con il più dignitoso “Vanity/Nemesis” (1990), prima dell'inevitabile scioglimento nel 1993.
Il freddo svizzero sembrava essersi sciolto, evaporato nel dimenticatoio.
Ma i veri miti sanno come risorgere dalle proprie ceneri.
Nel 2006, dopo sedici anni di silenzio discografico, accade l'impensabile: Warrior e Ain si ritrovano e pubblicano “Monotheist”.
Non è un'operazione nostalgia, non è il tentativo di
scimmiottare i fasti degli anni '80: il disco è un buco nero. È un album
monolitico, lentissimo, pesantissimo, intriso di un Doom opprimente e di un
nichilismo claustrofobico. Brani come “A Dying God Coming Into Human Flesh” o
la suite “Synagoga Satanae” mostrano una band che non ha perso un briciolo
della sua aura spaventosa; il ghiaccio si era solo stratificato, diventando un
ghiacciaio perenne. Sarà il loro canto del cigno perfetto, prima dello
scioglimento definitivo nel 2008.
L'eredità sotto la neve
Oggi, l'ombra dei Celtic Frost si allunga su tutto il
panorama della musica estrema moderna. Senza le loro intuizioni, non avremmo
avuto la seconda ondata del Black Metal norvegese (band come Darkthrone, Mayhem
ed Emperor hanno sempre dichiarato il loro debito totale verso Tom Warrior).
Non avremmo avuto il Gothic Metal intimista di Paradise Lost, Tiamat o
Moonspell, né le sperimentazioni libere del Metal d'avanguardia. I Celtic Frost
hanno preso il freddo della loro terra, l'isolamento della loro giovinezza e i
tormenti della mente umana, trasformandoli in una leggenda di pietra e suono.
Hanno dimostrato che si può essere estremi rimanendo poeti, e che l'oscurità,
se cavalcata con genio, può diventare un'arte senza tempo.
ANEDDOTI
Dietro
l’aura di freddo distacco intellettuale, misticismo e oscurità monolitica dei
Celtic Frost si nasconde una storia costellata di aneddoti incredibili. Tom G.
Warrior e Martin Eric Ain erano due ventenni eccentrici, squattrinati e
testardi, cresciuti in un isolamento rurale che ha generato situazioni al
limite del surreale.
Ecco alcuni
degli aneddoti più iconici, bizzarri e significativi sulla band:
ANEDDOTI
La "peggior band del mondo" e le recensioni
usate come carta da parati
Ai tempi
degli Hellhammer (la band pre-Celtic Frost), Tom e Martin erano letteralmente
il bersaglio preferito della critica musicale, specialmente della rivista
britannica Metal Forces, che li stroncò senza pietà definendo la loro
musica "il punto più basso mai raggiunto dall'umanità in termini di
rumore". Invece di abbattersi, i due presero quelle recensioni
distruttive, le fotocopiarono in decine di copie e ci tappezzarono
interamente le pareti della loro sala prove a Birchwil. Ogni volta che
imbracciavano gli strumenti, suonavano guardando in faccia il disprezzo dei
critici. Fu proprio quella rabbia a forgiare il sound di “Morbid Tales”.
Il "furto" dell'opera di H.R. Giger (e la
sorpresa finale)
La storia di
come la band ottenne il dipinto Satan I di H.R. Giger per la copertina
di “To Mega Therion” è leggendaria. Tom Warrior, grandissimo fan del
creatore di Alien, decise di scrivergli una lettera nel 1984, spedendola
alla cieca al suo indirizzo di Zurigo. Insieme alla lettera allegò una cassetta
di “Morbid Tales”. Tom non si aspettava nulla, convinto che un artista
premio Oscar non avrebbe mai degnato di uno sguardo due ragazzini metallari.
Invece,
Giger rispose personalmente. Non solo disse che la loro musica gli piaceva perché
era "estremamente viscerale", ma rifiutò qualsiasi compenso in
denaro, cedendo i diritti del dipinto gratuitamente perché colpito dal loro
coraggio. Giger divenne poi un mentore per Tom, e la loro collaborazione si
rinnovò anni dopo con i Triptykon.
L'origine del leggendario "Ugh!"
di Tom G. Warrior
Il grugnito
gutturale di Tom Warrior (l'"Ugh!" o "Ough!")
è probabilmente il gancio vocale più famoso della storia del Metal estremo. Ma
come è nato? Tom ha raccontato che nei primi anni '80 l'influenza dei Venom era
fortissima, e Cronos usava spesso grugniti animaleschi. Tuttavia, Tom voleva
qualcosa che non suonasse come un ruggito Rock 'n' Roll, ma come l'ultimo
respiro di un uomo che viene colpito allo stomaco o che sta per essere
giustiziato. Lo provò in cantina da solo, al buio, finché non trovò la
tonalità giusta: un misto di frustrazione repressa, violenza fisica e
teatralità.
Povertà estrema: cenare con un cubetto di dado da
brodo
Oggi i
Celtic Frost sono venerati come dèi protettori del Metal d'avanguardia, ma a
metà degli anni '80 la Noise Records passava loro budget ridicoli. Durante le
registrazioni di “To Mega Therion” e “Into The Pandemonium” a
Berlino, la band viveva in condizioni di indigenza totale. Tom Warrior ha
confessato che ci sono stati giorni in cui lui e Martin Ain non avevano
letteralmente i soldi per un pasto caldo. Per ingannare la fame, compravano
un pacchetto di dadi da brodo Maggi, ne scioglievano uno nell'acqua calda del
rubinetto e quella era la loro cena, prima di tornare in studio a
registrare brani di una complessità orchestrale inaudita.
Il mistero e il rimpianto di Cold Lake
Il disco
Glam/Hard Rock “Cold Lake” (1988) rimane uno dei suicidi artistici più
clamorosi della storia della musica. Per anni i fan si sono chiesti cosa fosse
passato per la testa di Tom Warrior. L'aneddoto dietro quel cambio di look
(capelli cotonati, magliette attillate) è quasi tragicomico: Tom era rimasto
solo, manipolato da un nuovo chitarrista e dal management che gli dicevano che
il Metal estremo era morto e che dovevano fare "come i Mötley Crüe"
per sopravvivere.
Tom odia
così tanto quel disco che, quando la Noise Records ristampò il catalogo della
band negli anni 2000, lui impose il veto assoluto sulla ristampa di “Cold
Lak”e. Ha dichiarato: "È una macchia d'infamia. Preferirei che la
gente masterizzasse illegalmente i miei dischi piuttosto che vedere quel CD nei
negozi. Se potessi viaggiare nel tempo, andrei nel 1988 solo per spaccare la
chitarra in testa a me stesso".
Il "sequestro" dei master di Into the
Pandemonium
Durante la
registrazione del loro capolavoro sperimentale “Into The Pandemonium”, i
rapporti con il boss della Noise Records, Karl-Ulrich Walterbach, arrivarono al
punto di rottura. Walterbach odiava le canzoni: sentiva pezzi d'avanguardia,
archi, voci femminili e la cover synth-pop di “Mexican Radio” e urlava
che la band stava buttando via i suoi soldi.
Capendo che
l'etichetta avrebbe potuto manomettere il disco o rifiutarsi di pubblicarlo,
Tom Warrior e Martin Ain misero in atto un piano: rubarono fisicamente i
nastri master dei canali di registrazione dallo studio di Berlino e li
nascosero in un appartamento segreto, ricattando l'etichetta. O il disco usciva
esattamente come volevano loro, o quei nastri sarebbero spariti per sempre.
Vinse la band.
Versione Inglese:

















