CASTLE
MOUNTAIN MOON - A Layman's Guide To Unobtainium
Autoproduzione
Genere: Neo Prog
Supporto: Digital / Bandcamp – 2026
Caro
il mio Neo Prog, il tempo passa anche per te, malgrado tu tenda a mantenere i
fasti del 1980 anche in questo 2026. Le tastiere sono sempre quelle, il giro
armonico pure, così come il suono, ma inizia a sentirsi la datazione: oserei
definirla musica vintage 2.0.
Nulla
toglie all’insieme il piacere di ascoltarla, sarebbe sciocco, come dire: “Non
ascolto più la musica classica perché datata”. Dirò di più, sembra che il genere
continui a sfornare nuove band anche oggi, seppur in maniera molto limitata.
Tutto questo, personalmente, mi fa piacere.
Veniamo
dunque ai Castle Mountain Moon, progetto nato a Colonia (Germania). Oltre al
loro lavoro di ingegneri informatici, i due fondatori vantano trascorsi
musicali nella scena tedesca:
Robert
"Ropp" Köhler (tastiere) ha una formazione che spazia tra Art Rock,
Prog Metal e Prog sinfonico. Prima dei Castle Mountain Moon ha militato negli
Inquire, oltre che in progetti come Synthagma, Kampai ed Emerald Edge.
Dirk
Krause (voce, chitarra, basso) in passato è stato frontman dei Thick As A Brick
(tribute band dei Jethro Tull) e membro del gruppo Hard Rock Radio Anywhere.
Infine Gerry Wassong, batterista ospite presente fin dall'esordio.
A
differenza del debutto del 2024 “Six Tales Of Perception”, “A Layman's Guide To
Unobtainium” si sviluppa come un vero e proprio concept filosofico incentrato
sull'idea della “Mappa”: le mappe che guidano con precisione, le mappe che
ingannano e le mappe che puntano a qualcosa di invisibile o inafferrabile, un
ideale che esiste solo finché non lo si possiede.
Undici
i brani contenuti, tutti di media e lunga durata, a partire proprio dalla
irresistibile title track “A Layman's Guide To Unobtainium”. Subito in faccia
le suddette tastiere vintage 2.0 e un andamento molto orecchiabile che sfocia
in un ritornello ben congeniato e facile da cantare assieme a loro. Il tutto fa
capolino anche nell’AOR. Il testo introduce il manuale per l'inaccessibile
(Unobtainium), definendo il punto di partenza dell'esplorazione che prosegue
con “Real?”, un pezzo decisamente Hard Prog con tanto di riffone di chitarra
elettrica trascinante ed ipnotico. Qui, in un ritornello nuovamente
orecchiabile, si mette in dubbio l'oggettività della realtà rispetto alle
proiezioni della mente.
E
inizia il viaggio cartesiano dove la mappa viene introdotta come strumento di
orientamento e bisogno di sicurezza in “Maps Pt”. La voce è morbida e impostata
su ricami di sintetizzatori e inserti di chitarra elettrica. Non mancano i
cambi di tempo che sfociano in passaggi introspettivi.
Giunge
ora la prima mini suite di dieci minuti con “Valley Of The Deep”, che sfrutta
progressioni sinfoniche, sonorità dalle sfumature mediorientali e un uso
marcato dell'organo. Questa è la metafora dell'attraversamento di una valle
oscura e profonda; la ricerca interiore vissuta come un lungo cammino nel
deserto tra miraggi e incertezze. Un piano apre “Maps Pt.2”, composizione più
ricercata anche attraverso percussioni pacate ma raffinate, una ballata che
all’ingresso del mellotron assume un fascino antico. Il testo recita: “Let's forget the world we live in,
let's embrace the hope we feel... Let's pretend the map
is real”, ovvero l'accettazione dell'illusione pur di mantenere una speranza.
“Sadness”
è un'ulteriore ballata malinconica, carica di pathos ed emotività, che segue
direttamente l'intensità della suite precedente. “Before My Eyes” è aperta
dalla chitarra acustica e ha tanta storia al proprio interno, musica senza
tempo e sempre gradevolmente orecchiabile, Folk pastorale sulla scia di band
come Strawbs, accompagnato da organo e synth sullo sfondo. Esso rappresenta una
presa di coscienza visiva, un momento di lucidità e quiete. Ci pensa “Exit
Right” a rialzare il ritmo in modalità drammatica ed epica. I due autori fanno
fuoriuscire la loro professionalità di base in testi che sintetizzano,
attraverso metafore informatiche, la critica alla sovrastruttura digitale e
alla burocrazia moderna.
L’ascolto
si fa ancor più intrigante con l’avvento di “Scene Of A Crime”, attraverso
atmosfere tese da detective story e sonorità teatrali, culminanti in un esteso
assolo di chitarra in pieno stile Neo Prog. È l’analisi delle bugie, della
colpa e della ricerca della verità dopo che il danno è stato compiuto.
“Dreamers”
e “Reprise” chiudono l’album e sono la tregua dal caos quotidiano e la
rifondazione della pace attraverso la dimensione onirica.
“A
Layman's Guide To Unobtainium” è in definitiva un album che mi sento di
consigliare a chi ascolta Inquire, Alan Parsons Project, Barclay James Harvest
e tutte quelle band che hanno fatto la storia iniziale del Neo Prog. Un disco
raffinato, denso di pathos e suonato con una classe cristallina. Bravi Castle Mountain Moon! MS
Versione Inglese:

















