SYRINX
CALL - Mirroneuron 2 Flat
Earth Music Genere: Crossover Prog Supporto: CD / Bandcamp – 2026
E’
con vero piacere che vado ad ascoltare il quarto album in studio della band
tedesca Syrinx Call intitolato “Mirroneuron 2”. Nati
dall'estro del flautista Volker Kuinke, noto per le sue collaborazioni storiche
con gli Eloy e affiancati dalla regia produttiva e compositiva di Jens Lueck
(Single Celled Organism, Sylvan), il gruppo ha saputo costruire un marchio di
fabbrica inconfondibile. Il sound proposto è una sintesi raffinata tra Neo
Prog, momenti sinfonici, Folk, elementi di musica classica ed evocative
tessiture di flauto. Dopo gli esordi
orientati ad atmosfere pastorali e Folk Rock con “Wind In The Woods” (2015) e “The
Moon On A Stick” (2018), il progetto ha intrapreso una complessa svolta
concettuale con “Mirrorneuron” (2021). Pubblicato
nel marzo 2026, “Mirroneuron 2” chiude la dilogia fantascientifica incentrata
su KAI, un'intelligenza artificiale umanoide dotata di un processore biologico
e sinapsi organiche. Il concept
narrativo ideato da Doris Packbiers, esplora il confine tra coscienza
artificiale ed empatia umana attraverso i neuroni specchio. Il primo capitolo
mostra il risveglio di KAI e l'inizio del suo apprendimento sensoriale, mentre
il secondo affronta il dramma della consapevolezza, l'impatto delle emozioni
umane inondate nel suo circuito neuro-biologico e la ricerca
dell'identità. Nutritissimo
il parterre di ospiti: Hannes Arkona (chitarra), Jürgen Osuchowski (chitarre), Frank
Bornemann (chitarra), Rainer Schneider (basso), Georg Kresimon (basso), Katja
Flintsch (violino, viola), Annika Stolze (violoncello), e Kai Ritter (voce),
mentre la formazione vede Volker Kuinke (voce, basso), Jens Lueck (voce
principale, cori, tastiere,chitarra, basso batteria, percussioni), Isgaard (voce,
cori), e Doris Packbiers (voce, cori). “Returning”
apre le danze riprendendo il filo narrativo interrotto nel primo capitolo e lo
fa con un mix di Prog tastieristico e di chitarra i quali richiamano anche
alcuni fasti del passato. E’ il risveglio della memoria percettiva. Il cantato
è morbido, mai sopra le righe e nel ritornello ricorda qualcosa dei Porcupine
Tree. “Boundless Choices” è aperto da un dolcissimo
arpeggio di chitarra e la bellissima voce soave di Isgaard, ed è un movimento che si approssima
al Folk Rock. Prog
Rock dalle radici Genesis abbraccia “Organic Embodiment” composizione ricca di
spunti e sonorità di facile memorizzazione. Il testo descrive la progressiva
assimilazione della materia biologica all'interno di KAI, la carne e il
circuito si fondono, trasformando la percezione del corpo da supporto meccanico
a entità sensibile. Ancora
suoni pastorali in “Are You My Image?”, semi ballata con i classici crescendo e
stop, sempre funzionali. Con
“Wheel Of Emotions” KAI, viene inondato nei suoi componenti biologici da una
massiccia dose di ormoni, e la musica ne è ottima colonna sonora. Buone
soprattutto le fasi strumentali dall’ampio respiro. Fra
i brani che ho maggiormente apprezzato c’è “Yearning”, davvero molto
atmosferico e penetrante, oltre che il più lungo grazie ai sette minuti
abbondanti di durata.Una tensione dolorosa pervade la musica
verso qualcosa che KAI non può possedere pienamente, ossia l'anima. Il
flauto di Volker Kuinke è ovviamente protagonista in ogni brano. Nella
descrizione mi fermo a metà album perché ciò che dovete sapere l’ho già detto e
per il resto (bellissimo) lascio a voi la scoperta. “Mirroneuron
2” rappresenta forse il punto più alto della loro produzione, Volker Kuinke e
Jens Lueck sono riusciti nel non facile intento di coniugare una materia
concettuale complessa e concettualmente densa, come la genesi della coscienza
artificiale e le dinamiche dell'empatia, con una scrittura musicale sempre
fluida, elegiaca e mai ripiegata su sterili esibizionismi tecnici. Un
disco caldamente raccomandato non solo agli amanti del Prog tedesco e delle
sonorità curate nei minimi dettagli, ma a chiunque cerchi ancora nella musica
una storia capace di far riflettere. MS
Versione Inglese:
SYRINX CALL - Mirroneuron 2 Flat Earth Music Genre: Crossover Prog Format: CD / Bandcamp – 2026
It is with true pleasure that I listen to the fourth
studio album by the German band Syrinx Call, titled “Mirroneuron 2”. Born from the inspiration of flutist Volker Kuinke,
known for his historical collaborations with Eloy, and joined by the production
and compositional direction of Jens Lueck (Single Celled Organism, Sylvan), the
group has managed to build an unmistakable trademark sound. The music offered
is a refined synthesis of Neo Prog, symphonic moments, Folk, elements of
classical music, and evocative flute textures. After their debuts oriented
toward pastoral atmospheres and Folk Rock with “Wind In The Woods” (2015) and
“The Moon On A Stick” (2018), the project undertook a complex conceptual turn
with “Mirrorneuron” (2021). Released in March 2026, “Mirroneuron 2” closes the
sci-fi pentalogy/duology centered on KAI, a humanoid artificial intelligence
equipped with a biological processor and organic synapses. The narrative
concept created by Doris Packbiers explores the boundary between artificial
consciousness and human empathy through mirror neurons. The first chapter shows
the awakening of KAI and the beginning of its sensory learning, while the
second tackles the drama of awareness, the impact of human emotions flooding
its neuro-biological circuit, and the search for identity. The lineup of guest musicians is very rich: Hannes
Arkona (guitar), Jürgen Osuchowski (guitars), Frank Bornemann (guitar), Rainer
Schneider (bass), Georg Kresimon (bass), Katja Flintsch (violin, viola), Annika
Stolze (cello), and Kai Ritter (vocals), while the core lineup features Volker
Kuinke (vocals, bass), Jens Lueck (lead vocals, backing vocals, keyboards,
guitar, bass, drums, percussion), Isgaard (vocals, backing vocals), and Doris
Packbiers (vocals, backing vocals). “Returning” kicks off the album by picking up the
narrative thread interrupted in the first chapter, doing so with a mix of
keyboard-driven Prog and guitar work that also recalls certain glories of the
past. It is the awakening of perceptual memory. The vocals are soft, never over
the top, and in the chorus they bring to mind something of Porcupine Tree. “Boundless Choices” is opened by a sweet guitar
arpeggio and the beautifully suave voice of Isgaard, moving into a realm that
approaches Folk Rock. Prog Rock with Genesis roots encompasses “Organic
Embodiment”, a composition rich in ideas and easily memorable sounds. The
lyrics describe the progressive assimilation of biological matter inside KAI:
flesh and circuit merge, transforming the body's perception from a mechanical
support to a sensitive entity. More pastoral sounds appear in “Are You My Image?”, a
semi-ballad featuring classic crescendos and stops, which are always effective. With “Wheel Of Emotions”, KAI's biological components
are flooded with a massive dose of hormones, and the music serves as an
excellent soundtrack for it. The wide-ranging instrumental sections are
particularly strong. Among the tracks I appreciated the most is “Yearning”,
truly atmospheric and penetrating, as well as the longest track thanks to its
seven-plus minutes of duration. A painful tension pervades the music toward
something that KAI cannot fully possess, namely the soul. Volker Kuinke's flute is naturally the protagonist in
every track. I will stop the track description halfway through the
album because what you need to know I have already said, and as for the rest
(which is wonderful), I leave the discovery to you. “Mirroneuron 2” represents perhaps the highest point
of their output. Volker Kuinke and Jens Lueck have succeeded in the non-trivial
effort of combining complex and conceptually dense subject matter—such as the
genesis of artificial consciousness and the dynamics of empathy—with musical
songwriting that is consistently fluid, elegiac, and never bogged down in
sterile technical showmanship. An album warmly recommended not only to lovers of
German Prog and meticulously crafted sounds, but to anyone still seeking in
music a story capable of prompting reflection. MS
BARBARA STROZZI / LAURA CATRANI – Virtuosissima
Sirena Con L’Accademia Dell'Annunciata diretta
da Riccardo Doni Arcana/Outhere Genere: Barocco Supporto: CD – 2026
Quando
si parla di musica, specialmente di quella del passato, si affronta poco
l’operato femminile. Nel corso dei secoli la presenza delle donne nella musica
colta ed esecutiva è stata drasticamente limitata non da una mancanza di
talento o di interesse, ma da precisi vincoli sociali, religiosi, legali ed
economici. Nel contesto cristiano occidentale ha pesato a lungo il precetto
paolino del Mulier tacet in ecclesia (“La donna taccia in chiesa”), affiancato
dai pregiudizi morali dell'epoca. Tuttavia
ne abbiamo avuti di esempi onorevoli, come Francesca Caccini, Maddalena
Casulana, Leonora Baroni e Barbara Strozzi (1619–1677). Barbara
Strozzi fu figlia adottiva (e con ogni probabilità naturale) del poeta e
intellettuale Giulio Strozzi e crebbe nel vivo ambiente culturale e letterario
della Venezia del Seicento. Allieva di Francesco Cavalli, fu tra le pochissime
donne dell'epoca a pubblicare la propria musica in volumi a stampa senza
nascondersi dietro un ordine religioso o un nome nobiliare. Figura centrale
dell'Accademia degli Incogniti, la sua voce e la sua perizia compositiva le
valsero l'appellativo di “Virtuosissima Sirena”, crasi di due differenti
epiteti con cui veniva chiamata: “Virtuosissima cantatrice” e “Poetica sirena”. Il
soprano Laura Catrani oggi si è posta un quesito: come avrebbe trattato una
voce dedita al repertorio contemporaneo la musica di Barbara Strozzi? Il
sorprendente risultato è “Virtuosissima Sirena”, realizzato con l’Accademia
dell’Annunciata capitanata dall’art director Riccardo Doni. Catrani, nel suo
approccio al repertorio seicentesco, unisce rigore sulla prassi esecutiva
storica e una spiccata sensibilità teatrale nella declamazione e
nell'espressività degli affetti. L’opera
è formata da dieci movimenti ed è accompagnata da uno splendido artwork curato
in ogni minimo dettaglio, con un libretto di ben 40 pagine contenente testi e
spiegazioni tradotti anche in lingua inglese e francese. Questo dimostra un
vero rispetto per chi si approccia all’ascolto di un album, un'attenzione che
ultimamente si vede sempre meno a causa della liquidità della musica odierna.
Un valore aggiunto che esalta l’opera. Il design è a cura di Emilio Lonardo,
mentre la cover picture è della stessa Laura Catrani coadiuvata da Gianni
Rizzotti. Il
percorso sonoro parte con “Godere, E Tacere”, eseguito in una versione
puramente strumentale dall'ensemble Accademia dell'Annunciata. Serve da introduzione
al disco, ponendo l'accento sulla trama polifonica e sulle armonie della
Strozzi prima dell'ingresso della voce solista: un madrigale che tocchi i
sentimenti dell’anima. “L'Amante
Segreto (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)” è a seguire una cantata
di ampie dimensioni (oltre 9 minuti) strutturata in sezioni alternate. La
Strozzi impiega un registro espressivo intimista e malinconico, dove il soprano
modula la linea vocale tra momenti di recitativo declamato e ariosi lirici
sostenuti dal basso continuo. Il protagonista canta l'impossibilità di svelare
il proprio amore, preferendo patire in silenzio fino alla morte piuttosto che
palesare il proprio sentimento e rischiare il rifiuto o la vergogna. Tempi
più brevi per “La Vendetta (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)”,
brano brillante che propone un andamento agile e scattante, dove la vocalità si
fa incisiva attraverso fioriture veloci che sottolineano la determinazione e lo
sdegno del personaggio di fronte alle pene d'amore. Si
passa ora a una composizione di Giovanni Legrenzi (1626–1690), figura di spicco
della musica veneziana. Il brano “La Savorgniana” è puramente strumentale e si
articola in brevi sezioni contrappuntistiche dai ritmi contrastanti e con
frequenti dialoghi tra gli strumenti ad arco, inserito nell'album per tracciare
il contesto sonoro dell'epoca. Ed
è la volta di un capolavoro senza tempo: “Lagrime Mie - Lamento (tratto da
Diporti di Euterpe, Op. 7)”. La scrittura musicale alterna momenti di dolente e
lento recitativo a passaggi vocali virtuosistici e tormentati, resi con grande
tensione drammatica poiché si tratta del lamento di un amante prigioniero che
soffre per l'impossibilità di vedere la donna amata (“Lagrime mie, a che vi
trattenete?”). Per chi vi scrive è uno dei momenti più alti dell’intera opera.
Qui Laura dà tutto il meglio di sé, soprattutto per sensibilità d’animo. “A
Pena Il Sol (tratto da Diporti di Euterpe, Op. 7)” è maggiormente articolata e
gioca sul contrasto tra la luminosità della descrizione pastorale/naturale
iniziale e il carattere introspettivo del tormento amoroso, muovendosi tra
sezioni misurate e momenti ariosi. Il testo descrive lo spuntare dell'alba (“A
pena il sol con l'aureo crin risplende”) per contrastarlo con le tenebre
interiori dell'amante, che non trova pace nemmeno alla luce del giorno. C’è
anche una satira morale d'impronta accademica sull'ipocrisia e sull'incostanza
dei potenti (“È costume de' grandi il promettere molto e dar niente”) grazie a
“Costume De' grandi (tratto da Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)”. È
un'arietta arguta dal ritmo marcato. La struttura musicale è diretta, sillabica
e quasi popolareggiante, pensata per rendere immediatamente chiaro l'intento
ironico del testo. Giunge
a questo punto il secondo brano strumentale, “Sonata Duodecima (tratto da
Sonate concertate in stil moderno, libro secondo di Dario Castello)”. Dario
Castello fu tra i massimi esponenti dello stile moderno a Venezia. La “Sonata
Duodecima” è un pezzo di grande virtuosismo per l'ensemble strumentale,
caratterizzato da continui e improvvisi cambi di tempo, affetti e dinamiche (il
cosiddetto “stile fantastico”). Si
torna a Barbara Strozzi con “Che Si Può Fare - Cantata (da Arie, Op. 8)”, fra i
brani più celebri della compositrice. La Catrani sostiene melodie dilatate,
melismi espressivi e sospensioni armoniche di profonda intensità. Il testo è
una meditazione malinconica sulla rassegnazione di fronte a un destino avverso
e all'impossibilità di piegare la fortuna o l'amore ai propri desideri
("Che si può fare? Se le stelle rubelle non hanno pietà..."). Infine
“Tradimento (da Diporti di Euterpe, Op. 7)”, un grido improvviso di reazione di
fronte allo svelamento dell'inganno dell'amato ("Tradimento, tradimento!
All'armi, o pensieri!"). Concludendo,
“Virtuosissima Sirena” non è una semplice operazione di riproposta filologica,
ma una lettura drammaturgica e viva della poetica strozziana. Laura Catrani e
l'Accademia dell'Annunciata scrostano il Barocco da ogni manierismo accademico,
restituendoci una Barbara Strozzi carnale, moderna e spietata nella sua resa
degli affetti. Un ascolto per riscoprire una pagina cruciale del Seicento
veneziano e per comprendere quanto il teatro dell'anima di quattro secoli fa
sappia ancora parlare, senza filtri, al nostro presente. MS
Versione Inglese:
BARBARA
STROZZI / LAURA CATRANI – Virtuosissima Sirena With
Accademia Dell'Annunciata conducted by Riccardo Doni Arcana/Outhere Genre: Baroque Format: CD – 2026
When discussing music, especially that of the past,
female contribution is rarely addressed. Over the centuries, the presence of
women in classical and performing music was drastically limited not by a lack
of talent or interest, but by precise social, religious, legal, and economic constraints.
In the Western Christian context, Paul's precept of Mulier tacet in ecclesia
(“Let women keep silence in the churches”) weighed heavily for a long time,
alongside the moral prejudices of the era. However, we have had honorable examples, such as
Francesca Caccini, Maddalena Casulana, Leonora Baroni, and Barbara Strozzi
(1619–1677). Barbara Strozzi was the adopted (and in all likelihood
biological) daughter of the poet and intellectual Giulio Strozzi and grew up in
the vibrant cultural and literary environment of seventeenth-century Venice. A
pupil of Francesco Cavalli, she was among the very few women of her era to
publish her music in printed volumes without hiding behind a religious order or
a noble name. A central figure of the Accademia degli Incogniti, her voice and
compositional skill earned her the epithet of “Virtuosissima Sirena” (Most
Virtuosic Siren), a portmanteau of two different epithets by which she was
known: “Virtuosissima cantatrice” and “Poetica sirena”. Soprano Laura Catrani posed a question today: how
would a voice dedicated to contemporary repertoire handle the music of Barbara
Strozzi? The surprising result is “Virtuosissima Sirena”, created with
Accademia dell’Annunciata led by art director Riccardo Doni. Catrani, in her
approach to the seventeenth-century repertoire, combines historical performance
practice rigor with a sharp theatrical sensitivity in declamation and in the
expressiveness of the affetti. The work consists of ten movements and is accompanied
by splendid artwork crafted in every detail, complete with a 40-page booklet
featuring texts and explanations translated also into English and French. This
shows true respect for anyone approaching an album's listening experience, a
level of care seen less and less lately due to today's music liquidity. An
added value that elevates the work. The design is by Emilio Lonardo, while the
cover picture is by Laura Catrani herself, assisted by Gianni Rizzotti. The sonic journey begins with “Godere, E Tacere”,
performed in a purely instrumental version by the ensemble Accademia
dell'Annunciata. It serves as an introduction to the album, emphasizing the
polyphonic texture and Strozzi's harmonies before the entry of the solo voice:
a madrigal to touch the feelings of the soul. “L'Amante Segreto (from Cantate, ariette, e duetti,
Op. 2)” is next, a large-scale cantata (over 9 minutes) structured in
alternating sections. Strozzi employs an intimate and melancholic expressive
register, where the soprano modulates the vocal line between moments of
declaimed recitative and lyrical ariosos supported by the basso continuo. The
protagonist sings of the impossibility of revealing their love, preferring to
suffer in silence until death rather than disclose their feelings and risk
rejection or shame. Quicker tempos characterize “La Vendetta (from
Cantate, ariette, e duetti, Op. 2)”, a brilliant track with an agile and snappy
pace, where the vocal style becomes incisive through fast embellishments that
underline the character's determination and disdain in the face of love's
torments. We now move to a composition by Giovanni Legrenzi
(1626–1690), a prominent figure in Venetian music. The piece “La Savorgniana”
is purely instrumental and is articulated in short contrapuntal sections with
contrasting rhythms and frequent dialogues among the string instruments,
included in the album to sketch the sonic context of the era. And then comes a timeless masterpiece: “Lagrime Mie -
Lamento (from Diporti di Euterpe, Op. 7)”. The musical writing alternates
moments of sorrowful and slow recitative with virtuosic and tormented vocal
passages, delivered with great dramatic tension as it is the lament of an
imprisoned lover suffering from the impossibility of seeing his beloved
(“Lagrime mie, a che vi trattenete?”). For this writer, it is one of the
highest points of the entire work. Here Laura gives her absolute best,
especially in terms of emotional sensitivity. “A Pena Il Sol (from Diporti di Euterpe, Op. 7)” is
more complexly structured and plays on the contrast between the luminosity of
the initial pastoral/nature description and the introspective character of
love's torment, moving between measured sections and arioso moments. The text
describes the break of dawn (“A pena il sol con l'aureo crin risplende”) to
contrast it with the inner darkness of the lover, who finds no peace even in
the light of day. There is also a moral satire with an academic touch on
the hypocrisy and fickleness of the powerful (“È costume de' grandi il
promettere molto e dar niente”) thanks to “Costume De' grandi (from Cantate,
ariette, e duetti, Op. 2)”. It is a witty arietta with a marked rhythm. The
musical structure is direct, syllabic, and almost folk-like, designed to make
the satirical intent of the text immediately clear. At this point comes the second instrumental track,
“Sonata Duodecima (from Sonate concertate in stil moderno, libro secondo by
Dario Castello)”. Dario Castello was among the greatest exponents of the stile
moderno in Venice. “Sonata Duodecima” is a piece of great virtuosity for the
instrumental ensemble, characterized by continuous and sudden changes of tempo,
emotions, and dynamics (the so-called “stile fantastico”). We return to Barbara Strozzi with “Che Si Può Fare -
Cantata (from Arie, Op. 8)”, among the composer's most famous pieces. Catrani
sustains expanded melodies, expressive melismas, and harmonic suspensions of
deep intensity. The text is a melancholic meditation on resignation in the face
of an adverse fate and the impossibility of bending fortune or love to one's
desires ("Che si può fare? Se le stelle rubelle non hanno pietà..."). Finally, “Tradimento (from Diporti di Euterpe, Op.
7)”, a sudden cry of reaction upon discovering the beloved's deceit
("Tradimento, tradimento! All'armi, o pensieri!"). In conclusion, “Virtuosissima Sirena” is not merely an
exercise in historical reconstruction, but a vivid, dramaturgical reading of
Strozzi's poetics. Laura Catrani and Accademia dell'Annunciata strip Baroque
away from academic mannerism, handing us a visceral, modern, and relentless
Barbara Strozzi in her rendering of human emotions. A listening experience to
rediscover a crucial page of seventeenth-century Venice and to understand how
much the theater of the soul from four centuries ago can still speak,
unfiltered, to our present. MS
LAURA CATRANI – Vox In Femina Stradivarius / Milano Dischi Genere: Sperimentazione vocale Supporto: CD – 2026
La
voce, questo strumento che ci portiamo dietro e usiamo diversamente a seconda
delle situazioni, sa emozionare, far ridere, arrabbiare, sorprendere…
innamorare. In
ambito artistico la voce si è sempre sposata con la musica, ma soprattutto con
il teatro. C’è chi ne ha fatto un uso sperimentale: basti dare uno sguardo al
passato di Antonin Artaud, Joan La Barbara, al mai troppo compianto Demetrio
Stratos con le sue polifonie, e altri ancora. Anche oggi c’è chi sperimenta in
questo ambito, con nomi come Claudio Milano (Nickelodeon), John De Leo
(Quintorigo) o Romina Daniele, che risulteranno nuovi ai meno esperti tra voi. Ma
non esistono sperimentazioni ben riuscite senza basi e doti, è un approccio in
cui il passo falso è sempre dietro l’angolo. Così
non è per Laura Catrani, soprano italiano riconosciuto nel panorama della
musica classica e contemporanea per la straordinaria flessibilità vocale e la
dedizione al repertorio del Novecento e del XXI secolo. Diplomatasi
con il massimo dei voti al Conservatorio "G. Verdi" di Milano, Laura
Catrani si è distinta per un'attività concertistica e teatrale versatile,
spaziando dall'opera barocca fino alla musica d'avanguardia. Ha collaborato con
festival di rilievo internazionale (come la Biennale Musica di Venezia, il
Festival Milano Musica e Ravenna Festival) ed è stata scelta da numerosi
compositori contemporanei per prime esecuzioni e incisioni a lei dedicate. Questo
nuovo album “Vox In Femina” è un album per voce sola in cui la voce femminile
viene esplorata come strumento totale, svincolato dall'accompagnamento
orchestrale o pianistico. Il disco costruisce un ponte ideale tra i capolavori
storici del repertorio per voce sola e la produzione contemporanea italiana. Il
percorso comincia con “Sequenza III (Luciano Berio)”, capolavoro del 1966
composto per Cathy Berberian. È una ricerca sulle infinite possibilità
dell'emissione vocale: risate, bisbigli, schiocchi, mormorii e canto intonato
si alternano in un flusso virtuosistico di micro-eventi sonori. Nove minuti abbondanti
di teatro della voce! Il breve testo è basato su un modulo poetico di Markus
Kutter (“Give me a few words for a woman to sing...”), e viene totalmente
decostruito e destrutturato in fonemi, sillabe e respiri, perdendo il
significato sintattico per diventare pura materia acustica ed emotiva. Segue
“Gutta Cavat Lapidem (2021 - Leonardo Marino)”, dove si assapora l’importanza
dei silenzi e delle pause. A seguire, Laura si accompagna con due clave per
produrre suoni percussivi. Il titolo riprende il celebre proverbio latino (“La
goccia scava la pietra”). Musicalmente si traduce in una struttura basata sulla
ripetizione, sulla percussività vocale e sul graduale logoramento del suono,
dove minimi gesti vocali reiterati trasformano il timbro nel tempo. La voce
sfrutta la fonetica delle consonanti dure e delle vocali brevi per simulare
l'impatto ritmico della goccia d'acqua. “To
Whom (2009 - Alessandro Solbiati)” è invece una pagina di intensa liricità
drammatica e concentrazione timbrica. Solbiati lavora su intervalli espressivi,
microtonalità e modulazioni del colore vocale che spaziano da emissioni
soffiate a picchi d'acutezza. Ed
è la volta di una mini-suite di dieci minuti intitolata “Le Bechete (2009 -
Matteo Franceschini)”, ricette gastronomiche del ‘500 che diventano arte (anche
se spesso già lo sono di per sé). Un connubio fra presente e tradizione in cui
la voce diventa l’ingrediente principale. Si
parla di solitudine in “Jeder Mensch Trägt Ein Zimmer In Sich (2013 - Federico
Gardella)”; il testo è un celebre aforisma di Franz Kafka (tratto dai “Quaderni
In Ottavo”). La parola tedesca viene sillabata e frammentata per restituire il
senso di isolamento e introspezione. Laura scandisce il tutto articolando anche
con tonalità operistiche. Il
lato da “soprano” più marcato della cantante fuoriesce durante la dizione dei
tre brevi versi tratti dalle cantiche della “Divina Commedia”, il titolo è “Nel
Lago, L'Ora, la Notte (2020 - Paolo Marchettini)”. Qui risulta robusta e
funzionale la fusione tra letteratura e teatralità. C’è
anche il momento della fiaba, “La Vipera ( 2020 - Fabrizio De Rossi Re)”,
ispirata a un racconto fantastico di Leonardo Da Vinci. L’utilizzo fonetico
spazia da vocalizzi bambineschi a momenti più rabbiosi, immersi in una nenia
avanguardistica per incedere e struttura. “Was
Brauchst Du? (Daniela Fantechi)” nasce invece dal testo della poesia omonima
della poetessa austriaca Friederike Mayröcker (1924 – 2021). Qui la voce si
adatta perfettamente alla poesia stessa, muovendosi fra alti e bassi timbrici.
Il disco si conclude con “Stripsody (1966 - Cathy Berberian)”, tra suoni
onomatopeici ispirati al mondo dei fumetti; Laura dimostra ancora una volta una
malleabilità vocale sorprendente e sopra le righe. Molto
bello e curato il libretto di accompagnamento all’opera, con tanto di
descrizioni brano per brano e le fotografie di una giovanissima Catrani negli
anni ’80 scattate dal fotografo riminese Guido Guidi. “Vox
In Femina” è un lavoro coraggioso e imprescindibile che, muovendosi con
disinvoltura tra la memoria storica delle avanguardie e l'acutezza della
creazione contemporanea, riesce nell'impresa più rara, quella di trasformare la
sperimentazione acustica in pura, viscerale emozione. Un ascolto fondamentale
per chiunque voglia comprendere dove sta andando la musica vocale oggi. MS
Versione Inglese:
LAURA CATRANI – Vox In Femina Stradivarius / Milano Dischi Genre:
Vocal experimentation Format:
CD – 2026
The voice, this instrument we carry around and use
differently depending on the situation, can stir emotions, make us laugh, get
angry, surprise… fall in love. In the artistic sphere, the voice has always been
paired with music, but above all with theater. Some have made experimental use
of it: just look at the past of Antonin Artaud, Joan La Barbara, the
ever-lamented Demetrio Stratos with his polyphonies, and many others. Even
today, there are those who experiment in this realm, with names like Claudio
Milano (Nickelodeon), John De Leo (Quintorigo), or Romina Daniele, who might
sound new to the less experienced among you. But successful experimentation does not exist without
solid foundations and talent; it is an approach where a false step is always
around the corner. This is not the case for Laura Catrani, an Italian
soprano recognized in the classical and contemporary music scene for her
extraordinary vocal flexibility and dedication to twentieth- and
twenty-first-century repertoire. Having graduated with top marks from the "G.
Verdi" Conservatory in Milan, Laura Catrani has distinguished herself
through a versatile concert and theatrical career, ranging from Baroque opera
to avant-garde music. She has collaborated with internationally renowned
festivals (such as the Venice Biennale Musica, the Milano Musica Festival, and
the Ravenna Festival) and has been chosen by numerous contemporary composers
for premieres and recordings dedicated to her. This new album “Vox In Femina” is an album for solo
voice in which the female voice is explored as a total instrument, freed from
orchestral or piano accompaniment. The record builds an ideal bridge between
the historical masterpieces of the solo voice repertoire and contemporary
Italian production. The journey begins with “Sequenza III (Luciano
Berio)”, a 1966 masterpiece composed for Cathy Berberian. It is an exploration
into the infinite possibilities of vocal emission: laughter, whispers, tongue
clicks, murmurs, and pitched singing alternate in a virtuosic flow of sonic
micro-events. Over nine minutes of pure theater of the voice! The brief text is
based on a poetic module by Markus Kutter (“Give me a few words for a woman to
sing...”), and is completely deconstructed and unstructured into phonemes, syllables,
and breaths, losing its syntactical meaning to become pure acoustic and
emotional matter. Next comes “Gutta Cavat Lapidem (2021 - Leonardo
Marino)”, where one can savor the importance of silences and pauses. Following
this, Laura accompanies herself with two claves to produce percussive sounds.
The title recalls the famous Latin proverb (“La goccia scava la pietra”).
Musically, it translates into a structure based on repetition, vocal
percussiveness, and the gradual wearing down of sound, where minimal, repeated
vocal gestures transform the timbre over time. The voice takes advantage of the
phonetics of hard consonants and short vowels to simulate the rhythmic impact
of a water drop. “To Whom (2009 - Alessandro Solbiati)” is instead a
page of intense dramatic lyricism and timbral concentration. Solbiati works
with expressive intervals, microtonality, and modulations of vocal color
ranging from breathy emissions to peaks of sharpness. And then comes a ten-minute mini-suite entitled “Le
Bechete (2009 - Matteo Franceschini)”, sixteenth-century culinary recipes that
turn into art (even if they often already are in themselves). A union between
present and tradition where the voice becomes the main ingredient. Solitude is addressed in “Jeder Mensch Trägt Ein
Zimmer In Sich (2013 - Federico Gardella)”; the text is a famous aphorism by
Franz Kafka (taken from the “Octavo Notebooks”). The German word is syllabified
and fragmented to convey the sense of isolation and introspection. Laura
articulates everything while also using operatic tones. The singer’s more pronounced “soprano” side emerges
during the diction of three short verses taken from the canticles of the
“Divine Comedy”; the title is “Nel Lago, L'Ora, la Notte (2020 - Paolo
Marchettini)”. Here, the fusion of literature and theatricality proves robust
and effective. There is also a fairytale moment, “La Vipera ( 2020 -
Fabrizio De Rossi Re)”, inspired by a fantastical tale by Leonardo da Vinci.
The phonetic usage ranges from childish vocalizations to angrier moments,
immersed in an avant-garde lullaby in terms of pace and structure. “Was Brauchst Du? (Daniela Fantechi)” stems instead
from the text of the homonymous poem by the Austrian poet Friederike Mayröcker
(1924 – 2021). Here the voice adapts perfectly to the poem itself, moving
between timbral highs and lows. The album concludes with “Stripsody (1966 -
Cathy Berberian)”, amid onomatopoeic sounds inspired by the world of comic
books; Laura once again demonstrates a surprising and over-the-top vocal malleability. The accompanying booklet is very beautiful and
carefully crafted, complete with track-by-track descriptions and photographs of
a very young Catrani in the 1980s taken by the Rimini photographer Guido Guidi. “Vox In Femina” is a courageous and essential work
that, moving with ease between the historical memory of the avant-garde and the
sharpness of contemporary creation, succeeds in the rarest of feats:
transforming acoustic experimentation into pure, visceral emotion. An essential
listen for anyone who wants to understand where vocal music is headed today. MS
VADE ARATRO – I Racconti Del Macero Andromeda
Relix / Lizard Records / Ma.Ra.Cash records Genere:
Heavy Metal Agreste Supporto: LP / CD / Musicassetta / Digital
– 2026
Qui
si necessita di una recensione fiume; come direbbe Francesco Di Giacomo (Banco
Del Mutuo Soccorso): è inesorabile. Sono
più di 40 anni che scrivo e recensisco su riviste e web musicali, ho visto
migliaia di pacchi con dischi, ma mai e poi MAI una cosa del genere: i VADE
ARATRO sono dei geniacci! Una cura maniacale per l'ascoltatore, con tanto di
busta disegnata a mano, bio, fanzine, descrizione scritta a mano e addirittura
la gramigna! Più agresti di così! È
bello vedere, nel 2026, chi ha ancora questa cura per il proprio lavoro, si va
oltre la passione e la professionalità: questo è puro amore e rispetto. Inizio
dalla fanzine intitolata “L’Aratro (Numero 1)”, otto pagine con tanto di
esegesi del concept e dei 10 brani contenuti nell’album “I Racconti Del
Macero”. I maceri sono dei piccoli stagni artificiali sparsi per i campi e
adoperati per la lavorazione della canapa sino alla metà del ‘900. Seguono
l’intervista alla band, un simpatico oroscopo, l’erbario del Macero con test
autodiagnostico e altro ancora. Vi assicuro che c’è molto da ridere. Ma
chi sono i Vade Aratro? Attivi dal 2006, hanno pubblicato quattro album compreso
questo nuovo “I Racconti Del Macero”: “Storie Messorie” (2008), “Il Vomere Di
Bronzo” (2016), e “Agreste Celeste” (2020). Sono un trio di San Giovanni in
Persiceto (BO) composto da Marcello Magoni (voce, chitarre, piano,
fisarmonica), Federico Negrini (basso, voce) e Riccardo Balboni (batteria,
voce). Guardando
l’artwork in edizione cartonata del cd (a cura di Marcello Magoni con l’aiuto
di Nicholas Verucchi e Matteo Di Nicola), noto sul retro una rana vicino alla
palude, e la mia mente va immediatamente ai Fiaba, band siracusana a sua volta
vicina al Folk Metal. Ci saranno analogie? A breve lo scopriremo. Intanto
i brani sono registrati live in studio con qualche sovra incisione, al fine di
mantenere il più possibile inalterata la potenza e la veridicità di questa
musica che non conosce compromessi. Trattasi
di un concept album, una storia forse anche effimera di un gruppo di ragazzi di
provincia che frequentano un macero (per loro “diletto”) raggiungendolo in
bicicletta e motorino, ma al tempo stesso profonda e ricca di simbolismi celati
fra le parole che lascio a voi scoprire durante l’ascolto. Al resto ci pensa
l’Heavy Metal! E
a proposito di musica si comincia con “Warlord”, un titolo che contrasta
intenzionalmente con l'ambientazione bucolica dell'album, giocando sull'ironia
del “signore della guerra” calato nel contesto della vita di provincia. “Il
viaggio in bici al tramonto verso il macero con le cuffie che suonano Heavy
Metal (Helloween) e la T-shirt dipinta a mano”. Epico inizio con un riffone che
ha il sentore degli anni ’70, una cavalcata fra ritmi di batteria spezzati e
tanta energia in carico. Mi ricordano alcuni scozzesi Holocaust… La voce
graffiante di Magoni fa il resto. I
Vade Aratro quando suonano si divertono e lo si apprezza in ogni singolo
passaggio che, in alcuni momenti, sfocia addirittura nel Prog per ricerca
strutturale. È anche il caso di “Uovo Di Pietra” che descrive i ciottoli
adagiati sul bordo del macero usati una volta per affondare le zattere di
canapa. Difficile restare fermi durante l’ascolto. Fra
i brani più lunghi dell’album c’è “Nel Tempo Della Canapa”, con oltre sei
minuti abbondanti di musica. Tanti cambi di tempo che si affacciano
prepotentemente anche nel Folk Metal, oltre a un giocoso “na, na, na” che si
stampa presto nella mente. Un tuffo nel passato, quando la nonna raccontava la
fatica della mietitura, e altre fotografie storiche di vita. E
a proposito di storia, ecco affiorare i ricordi delle giornate estive passate
da giovani a tuffarsi tra la vegetazione e poi le braci e l’acqua scura; la
narrazione è in “Che Il Bagno Migliore Si Fa Nello Stagno”. Il movimento è un
Rockaccio sanguinoso e girotondante che palesa la grandiosa intesa fra i tre
strumentisti. A
metà dell’ascolto, ecco subentrare il piano per una ballata in crescendo
sonoro: “Fifty” racconta delle visioni futuristiche avvenute durante uno
sguardo nello specchietto di un motorino. La composizione è ben congeniata e
ricca di spunti emotivi. Torna
a ruggire la chitarra con “Arare Il Mare”, ritmo sincopato e headbanging
inevitabile. Qui la tenacia di inseguire un sogno impossibile. Non
da meno “Il Ragazzo Con La Giacca Rossa”, un ricordo dedicato a un compagno di
scuola scomparso drammaticamente. Con
“Il Recinto Dei Morti” ci si immerge in un contesto oscuro quanto affascinante,
quello dello stazionare in un cimitero di notte a leggere i nomi antichi dei
morti, quelli più particolari… E poi l’incontro con un vecchio. Torna il Folk
nell’intro, ma ci sono anche sferzate nel Punk: un brano articolato e perfetta
colonna sonora dell’accaduto. Si continua a macinare chilometri con “Panzer”,
un carro armato tedesco affondato nel fango del macero. E
come spesso accade, dulcis in fundo, “Le Rane Di San Lorenzo”, il pezzo più
lungo dell’album della durata di quasi sette minuti in cui i Vade Aratro
mettono sul tavolo tutte le carte a loro disposizione. Per chi vi scrive, il
momento migliore dell’intero concept. Curato nei particolari e nei repentini
cambi umorali, fotografa il canto delle rane con lo sguardo rivolto alle
stelle. E
il punto di congiunzione con i Fiaba? In effetti c’è, e lo denoto soprattutto
nei contesti Folk Metal. Inforcate
la bicicletta, accendete il motorino e lasciatevi trascinare dal ritmo dei Vade
Aratro. “I
Racconti Del Macero” è un piccolo capolavoro di artigianato sonoro che vi farà
sorridere, riflettere e fare headbanging tra la gramigna. Se cercate professionalità,
cuore e quel pizzico di sana follia d'altri tempi, questo è il disco dell'anno.
Prendete nota e tuffatevi nello stagno, intanto… Giù il cappello! P.S.
Questa recensione l’ho scritta di getto come loro hanno registrato l’album,
proprio per non perderne le sensazioni a prima pelle e assaporarne la
sincerità. MS
Versione Inglese:
VADE ARATRO – I Racconti Del Macero Andromeda
Relix / Lizard Records / Ma.Ra.Cash records Genre:
Agrestic Heavy Metal Format:
LP / CD / Cassette / Digital – 2026
A river-like review is required here; as Francesco Di
Giacomo (Banco Del Mutuo Soccorso) would say: it is inexorable. I have been writing and reviewing for music magazines
and websites for over 40 years, I have seen thousands of packages containing
records, but NEVER EVER a thing like this: VADE ARATRO are absolute geniuses!
Maniacal care for the listener, complete with a hand-drawn envelope, bio,
fanzine, hand-written description, and even couch grass! You couldn't get more
agrestic than this! It is wonderful to see, in 2026, people who still have
such dedication to their work; it goes beyond passion and professionalism: this
is pure love and respect. I'll start with the fanzine titled “L’Aratro (Numero
1)”, eight pages featuring an exegesis of the concept and of the 10 tracks
contained in the album “I Racconti Del Macero”. The maceri are small artificial
ponds scattered across the fields, used for processing hemp up until the
mid-20th century. This is followed by an interview with the band, a witty
horoscope, the Macero herbarium complete with a self-diagnostic test, and much
more. I assure you there is plenty to laugh about. But who are Vade Aratro? Active since 2006, they have
released four albums including this new one, “I Racconti Del Macero”: “Storie
Messorie” (2008), “Il Vomere Di Bronzo” (2016), and “Agreste Celeste” (2020). They
are a trio from San Giovanni in Persiceto (Bologna) consisting of Marcello
Magoni (vocals, guitars, piano, accordion), Federico Negrini (bass, vocals),
and Riccardo Balboni (drums, vocals). Looking at the artwork of the digipak CD edition
(crafted by Marcello Magoni with help from Nicholas Verucchi and Matteo Di
Nicola), I notice a frog near the marsh on the back cover, and my mind
instantly wanders toward Fiaba, a band from Syracuse that is also close to Folk
Metal. Will there be analogies? We shall find out shortly. Meanwhile, the tracks were recorded live in the studio
with just a few overdubs, in order to keep as unchanged as possible the power
and authenticity of this uncompromising music. This is a concept album: a story, perhaps even an
ephemeral one, of a group of small-town youths who hang out at a macero (for
their own "amusement"), reaching it by bicycle and moped; yet at the
same time, it is profound and rich in symbolism hidden between the lines, which
I leave for you to discover during the listening experience. Heavy Metal takes
care of the rest! And speaking of music, it kicks off with “Warlord”, a
title that intentionally contrasts with the bucolic setting of the album,
playing on the irony of the "warlord" brought into the context of
provincial life. “The bike ride at sunset towards the macero with headphones
blasting Heavy Metal (Helloween) and a hand-painted T-shirt”. An epic start
with a massive riff that carries a 70s flair, a gallop amidst broken drum
patterns and plenty of raw energy. They remind me a bit of the Scottish band
Holocaust… Magoni's raspy voice does the rest. When Vade Aratro play, they have fun, and you can
appreciate it in every single passage, which at times even verges into Prog due
to its structural ambition. This is also the case with “Uovo Di Pietra”, which
describes the stones resting on the edge of the macero, once used to submerge
the hemp rafts. Hard to stand still while listening. Among the longest tracks on the album is “Nel Tempo
Della Canapa”, spanning well over six minutes of music. Plenty of tempo changes
that forcefully lean into Folk Metal, along with a playful “na, na, na” that
quickly sticks in your mind. A dip into the past, when grandmother used to tell
stories about the hardship of harvesting, alongside other historical snapshots
of life. And speaking of history, memories surface of summer
days spent during youth diving among the vegetation, followed by embers and
dark water; the narrative unfolds in “Che Il Bagno Migliore Si Fa Nello
Stagno”. The rhythm is a gritty, spinning Rocker that highlights the magnificent
chemistry among the three musicians. Halfway through the listen, the piano enters for a
ballad building up in sonic intensity: “Fifty” tells of futuristic visions
occurring while gazing into a moped's rearview mirror. The composition is
well-crafted and full of emotional resonance. The guitar roars back to life with “Arare Il Mare”,
featuring a syncopated rhythm and inevitable headbanging. Here lies the
tenacity of chasing an impossible dream. No less impressive is “Il Ragazzo Con La Giacca Rossa”,
a memory dedicated to a schoolmate who passed away tragically. With “Il Recinto Dei Morti”, we immerse ourselves in a
context as dark as it is fascinating: hanging around a graveyard at night,
reading the ancient and peculiar names of the deceased… And then, an encounter
with an old man. Folk returns in the intro, alongside bursts of Punk: an
intricate track and the perfect soundtrack to the event. The journey continues
grinding miles with “Panzer”, a German tank sunk into the mud of the macero. And as often happens, dulcis in fundo, “Le Rane Di San
Lorenzo”, the longest piece on the album lasting nearly seven minutes, where
Vade Aratro lay all their cards on the table. For this writer, the finest
moment of the entire concept. Meticulous in its details and sudden mood shifts,
it captures the croaking of frogs with eyes turned toward the stars. And the connection with Fiaba? It is indeed there, and
I notice it especially in the Folk Metal contexts. Hop on your bicycle, kick-start your moped, and let yourselves
be carried away by the rhythm of Vade Aratro. “I Racconti Del Macero” is a
little masterpiece of sonic craftsmanship that will make you smile, reflect,
and headbang among the couch grass. If you are looking for professionalism,
heart, and that touch of good old-fashioned madness, this is the album of the
year. Take note and dive into the pond; in the meantime… Hats
off! P.S. I wrote this review all in one breath, just as
they recorded the album, precisely so as not to lose those raw first impressions
and to relish its sincerity. MS
MARCO “ZEUS” MARCHETTI – Sea Lands DistroKid Genere: Rock Progressivo Supporto: Digital / Bandcamp – 2026
Marco
"Zeus" Marchetti è un chitarrista, compositore e polistrumentista
italiano noto principalmente per la sua attività nel panorama Rock Progressivo
e nella musica strumentale d'atmosfera. Spesso associato a progetti di ampio
respiro concettuale, Marchetti unisce una spiccata perizia tecnica a una
sensibilità compositiva che predilige la narrazione sonora. Le sue strutture
melodiche attingono tanto dal sinfonismo Prog (Genesis, Steve Hackett, Camel)
quanto dal Folk acustico e dalla Fusion moderna. La sua cifra stilistica
risiede nel dialogo costante tra strumenti acustici e chitarre elettriche
sostenute, utilizzate per creare veri e propri paesaggi sonori. L’artista definisce
il suo genere/stile come “Emotional Landscape” (paesaggi sonori ed emozionali),
con l'intento di evocare immagini e suggestioni visive attraverso la sola
musica. L'album
“Sea Lands” si presenta come un viaggio concettuale ed esplorativo legato
all'elemento marittimo, alle rotte verso terre inesplorate e alla solitudine
del marinaio. Con una durata complessiva snella ma priva di momenti riempitivi,
il disco fonde Folk, Progressive Rock e delicate sfumature ambientali. Ne
è subito prova la title track “Sea Lands”, composizione basata soprattutto
sulla chitarra elettrica e con un dolce momento finale di piano, un vero e
proprio scatto fotografico del paesaggio marino da cui scaturiscono serenità e
bellezza. “Terra
Australis” ha un ritmo sostenuto ma mai invasivo, d'altronde una delle
caratteristiche della musica di Marchetti è proprio la calma, in cui si
evincono le lezioni del passato, specialmente quelle dei Camel. Le
onde si infrangono sulla spiaggia in “Pacific Waves”, brano al limite del Funky
dove la chitarra introduce inizialmente il refrain per poi lasciare il ruolo di
protagoniste alle tastiere. Non manca, comunque, un assolo di chitarra tecnico
ma mai autoreferenziale. La
protagonista resta infatti la melodia, apprezzabile maggiormente nell’ottima
“The Sailor”. Piccole schegge Neo Prog si affacciano di tanto in tanto, mentre
l’andamento si mantiene pacato e riflessivo. Il
ritmo sale in “Kangaroo”, traccia dal sound spiccatamente anni ’80, altro
tassello in cui tastiere e chitarra dialogano senza mai togliersi spazio a
vicenda. Nel
mare ci si imbatte persino in un delfino nero, a cui Marchetti dà forma sonora
in “Black Dolphin”, uno dei momenti migliori dell’intero album. All’ascolto si
ha la sensazione che la chitarra dia voce effettiva al mammifero, rilasciando
di tanto in tanto una sorta di sibilo. La
chiusura spetta a “Sea Lands Reprise”, una perfetta chiusura del cerchio in cui
le atmosfere diventano cinematiche grazie all’uso di tastiere evocative. In
appena venticinque minuti, “Sea Lands” riesce a condensare un’esperienza
d’ascolto immersiva e priva di fronzoli, confermando l'attitudine di Marco
"Zeus" Marchetti per la creazione di veri e propri paesaggi
emozionali. Rinunciando alla parola cantata per affidarsi completamente al
potere narrativo del suono, l'album si adagia con equilibrio tra le sfumature
della chitarra Rock e la fascinazione per l'ignoto, offrendo un viaggio sonoro
breve ma denso di atmosfera. Un ascolto consigliato a chi ama perdersi in
territori musicali contemplativi e a chi cerca nella musica strumentale una
colonna sonora per le proprie rotte interiori. Tanta serenità. MS
Versione Inglese:
MARCO
“ZEUS” MARCHETTI – Sea Lands DistroKid Genre: Progressive Rock Format: Digital / Bandcamp – 2026
Marco "Zeus" Marchetti is an Italian
guitarist, composer, and multi-instrumentalist known primarily for his work in
the Progressive Rock scene and in atmospheric instrumental music. Often
associated with wide-ranging conceptual projects, Marchetti combines remarkable
technical skill with a compositional sensitivity that favors sonic
storytelling. His melodic structures draw as much from Prog symphonism
(Genesis, Steve Hackett, Camel) as they do from acoustic Folk and modern
Fusion. His stylistic hallmark lies in the constant dialogue between acoustic
instruments and sustained electric guitars, used to craft true soundscapes. The
artist defines his genre/style as “Emotional Landscape,” with the intent of
evoking images and visual suggestions through music alone. The album “Sea Lands” presents itself as a conceptual
and exploratory journey tied to the maritime element, to routes toward
uncharted lands, and to the loneliness of the sailor. With a lean overall
duration that is completely free of filler, the record blends Folk, Progressive
Rock, and delicate ambient nuances. Immediate proof of this is the title track “Sea
Lands”, a composition based mainly on the electric guitar and featuring a sweet
piano moment at the end: a true snapshot of the marine landscape from which
serenity and beauty spring forth. “Terra Australis” has a sustained yet never intrusive
rhythm; after all, one of the characteristics of Marchetti's music is precisely
a sense of calm, in which lessons from the past clearly emerge, especially
those of Camel. The waves crash onto the beach in “Pacific Waves”, a
track bordering on Funky where the guitar initially introduces the refrain
before leaving center stage to the keyboards. However, there is no shortage of
a technical yet never self-indulgent guitar solo. Indeed, melody remains the true protagonist, best
appreciated in the excellent “The Sailor”. Small splinters of Neo-Prog surface
from time to time, while the pace remains calm and reflective throughout. The tempo picks up in “Kangaroo”, a track with a
distinctly '80s sound, another piece where keyboards and guitar engage in a
dialogue without ever crowding each other out. In the sea, one even encounters a black dolphin, to
which Marchetti gives musical form in “Black Dolphin”, one of the finest
moments of the entire album. Upon listening, one gets the feeling that the
guitar gives actual voice to the mammal, releasing a sort of hiss every now and
then. The closing falls to “Sea Lands Reprise”, a perfect
full-circle moment where the atmospheres turn cinematic thanks to the use of
evocative keyboards. In just twenty-five minutes, “Sea Lands” manages to
condense an immersive and no-frills listening experience, confirming Marco
"Zeus" Marchetti's knack for creating true emotional landscapes. By
renouncing the sung word to rely entirely on the narrative power of sound, the
album settles comfortably between the nuances of Rock guitar and the
fascination with the unknown, offering a brief yet atmosphere-dense musical
journey. Highly recommended for those who love getting lost in contemplative
musical territories and for anyone seeking a soundtrack for their inner
journeys within instrumental music. Much serenity. MS