I Miei Libri

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lunedì 2 novembre 2026

Cristiano Roversi

CRISTIANO ROVERSI - In The House Of 100 Rooms
Ma.Ra.Cash Records
Genere: Progressive Rock / Cantautore
Supporto: CD / Bandcamp – 2026





Parlare di Cristiano Roversi è come entrare dalla porta principale nel tempio del Progressive Rock italiano moderno.
Compositore e polistrumentista mantovano, Roversi è il fondatore storico e la mente compositiva della formazione Progressive Rock Moongarden, nata nel 1993, con cui ha pubblicato diversi album apprezzati a livello internazionale. Altresì è co-fondatore di progetti che hanno segnato il Neo Prog italiano e la scena Art Rock, come i Submarine Silence e i Mangala Vallis. Ha collaborato attivamente con Bernardo Lanzetti (ex PFM), Massimo Zamboni (ex CCCP / CSI), Aldo Tagliapietra (Le Orme) e molti altri esponenti della musica italiana. Oltre al lavoro da musicista (specializzato in Chapman Stick, tastiere, mellotron e basso), gestisce progetti di produzione artistica e Sound Design nel suo studio: veramente un artista a tutto tondo.
Con “In The House Of 100 Rooms”, si cimenta in un lavoro intimo e personale, lontano dalle complesse architetture Symphonic Prog dei Moongarden, muovendosi su coordinate Art Pop, Ambient e Crossover Prog e mettendo al centro la forma-canzone raffinata e riflessiva. Si avvale di numerosi nomi attivi nel circuito come Davide Cagnata (voce), Lucio Lazzaruolo (chitarra acustica), Saro Cosentino (chitarre), David Cremoni (chitarra acustica 12 corde), Simone Baldini Tosi (voce), Stefano Zeni (violino), Marco Remondini (violoncello), Franco Zampieri (cori) e Maurizio Di Tollo (batteria).
Il titolo dell’opera evoca numerosi ambienti in cui si custodiscono ricordi, presenze e frammenti di vita. L’idea nasce dalla visione di un programma televisivo in cui viene raccontata la vicenda dei fratellini “Ciccio” e “Tore”, scomparsi (e poi macabramente ritrovati mummificati) in questa “casa dalle 100 stanze”. È, da parte di Roversi, un tentativo di tenere in vita questi due sfortunati giovani adoperando il ricordo.
Proprio la title track che apre l’album è una mini suite di nove minuti in cui la drammaticità regna sovrana attraverso piano elettrico e voce. La suite si apre a passaggi Prog enfatici e profondi in cui l’artista auspica un finale diverso per i due protagonisti. Il brano è come un'opera letteraria, un documento in cui si può apprezzare al meglio il significato di “musica per la mente”.
Altamente “genesiana” “Her Afternoon Tea”, un tuffo negli anni ’70 in cui arpeggi di chitarra a 12 corde e passaggi sinfonici avvolgono l’ascolto. Sfumature delicate di archi (violino e violoncello) si innestano con discrezione per amplificare l'emozione senza mai appesantire la struttura. Il “tè del pomeriggio” diventa la metafora di un gesto familiare, di un momento di sospensione dal tempo e dalla frenesia del mondo esterno, un quadro di quiete domestica e di riflessione.
“He Became Friend With The Rain” è guidato da linee di pianoforte malinconiche ed essenziali, supportate dalle tastiere e dai synth di Roversi che creano un'atmosfera ovattata, quasi cinematografica. L’andamento mantiene un crescendo sottile e ipnotico che avvolge l'ascoltatore come una pioggia leggera. La pioggia, spesso vista come simbolo di tristezza o solitudine, diventa qui un'amica e un rifugio. Tanta melodia toccante e raffinata.
“Our Song Of Memories” parte in forma sottile e raccolta per poi espandersi gradualmente, stratificando gli interventi strumentali senza mai saturare lo spazio sonoro. Altra gemma profondamente intimistica ed emozionante. I ricordi non appartengono solo a chi li custodisce, ma diventano un legame indissolubile tra due o più anime, dove la musica stessa viene elevata a luogo fisico e spirituale.
La strumentale “Heart Of Autumn” richiama lo stile di Tony Banks (Genesis), così che il pianoforte traccia linee fluide e nostalgiche a evocare il minimalismo classico e le atmosfere neoclassiche.
“To The Burning Barn” rappresenta il luogo in cui sono stati stipati per anni ricordi, vecchie idee, strutture mentali o legami che ormai non possono più essere salvati. Il fuoco è al tempo stesso elemento distruttivo e purificatore. La musica è malinconica ma morbida e rassicurante, dove il piano diventa un amico accompagnatore in questo percorso.
Arpeggi di chitarra aprono “Just For A Second”, un brano in cui la voce interpreta il testo con una cifra espressiva sommessa, quasi confidata all'orecchio dell'ascoltatore, sottolineando il carattere istantaneo e fugace del brano. La breve gemma acustica “Heart Of Autumn Reprise” accompagna al finale affidato a “Hymn”, che si sviluppa su un incedere lento e cadenzato accumulando pathos battuta dopo battuta. La linea vocale si appoggia su un arrangiamento caldo, impreziosito dai controcanti degli archi che conferiscono alla composizione un respiro maestoso e pacificante. L'inno non celebra una vittoria, ma la capacità di accettare le fragilità umane. Una preghiera.
La copertina dell’album ritrae il figlio di Roversi, Demetrio, mentre dorme sereno, un amore per la famiglia fortemente legante e rassicurante, in cui Roversi dimostra la sensibilità e la volontà di essere custode dei propri cari.
Un album decisamente profondo, ricco di storia musicale ma soprattutto di intenti, dove è facile lasciarsi emozionare. La definirei un'opera di pazienza, di ascolto attento e di penombra che conferma Roversi come uno dei tessitori di atmosfere più raffinati del nostro panorama musicale. MS







Versione Inglese: 



CRISTIANO ROVERSI - In The House Of 100 Rooms
Ma.Ra.Cash Records
Genre: Progressive Rock / Singer-Songwriter
Format: CD / Bandcamp – 2026





To talk about Cristiano Roversi is to step right through the main entrance of modern Italian Progressive Rock's temple.
A composer and multi-instrumentalist from Mantua, Roversi is the historical founder and creative mastermind behind the Progressive Rock band Moongarden, formed in 1993, with whom he has released several internationally acclaimed albums. He is also the co-founder of seminal projects in the Italian Neo-Prog and Art Rock scenes, such as Submarine Silence and Mangala Vallis. He has actively collaborated with Bernardo Lanzetti (ex-PFM), Massimo Zamboni (ex-CCCP / CSI), Aldo Tagliapietra (Le Orme), and many other prominent figures in Italian music. Beyond his work as a musician (specializing in Chapman Stick, keyboards, Mellotron, and bass), he manages artistic production and sound design projects in his studio: truly an all-around artist.
With “In The House Of 100 Rooms”, he crafts an intimate and personal work, far removed from Moongarden's complex Symphonic Prog architectures. Moving across Art Pop, Ambient, and Crossover Prog coordinates, he places refined, introspective song structures at the heart of the album. He enlists numerous well-known names from the scene, including Davide Cagnata (vocals), Lucio Lazzaruolo (acoustic guitar), Saro Cosentino (guitars), David Cremoni (12-string acoustic guitar), Simone Baldini Tosi (vocals), Stefano Zeni (violin), Marco Remondini (cello), Franco Zampieri (backing vocals), and Maurizio Di Tollo (drums).
The title of the work evokes countless spaces holding memories, presences, and fragments of life. The idea stems from watching a television program detailing the story of two young brothers, “Ciccio” and “Tore”, who disappeared (and were later macabroly discovered mummified) in this very “house of 100 rooms”. For Roversi, it is an attempt to keep these two unfortunate boys alive through remembrance.
The title track itself, which opens the album, is a nine-minute mini-suite where tragedy reigns supreme through electric piano and vocals. The suite opens up to emphatic, deep Prog passages in which the artist envisions a different ending for the two protagonists. The track feels like a literary work, a document where one can fully appreciate the true meaning of “music for the mind”.
Highly “Genesis-esque”, “Her Afternoon Tea” is a plunge into the 1970s, where 12-string guitar arpeggios and symphonic passages envelope the listener. Delicate nuances of strings (violin and cello) are subtly woven in to heighten the emotion without ever weighing down the arrangement. “Afternoon tea” becomes a metaphor for a familiar gesture, a moment suspended in time away from the frenzy of the outside world—a portrait of domestic quiet and reflection.
“He Became Friend With The Rain” is driven by melancholic, essential piano lines, supported by Roversi’s synth and keyboard textures that create a muffled, almost cinematic atmosphere. The piece maintains a subtle, hypnotic crescendo that wraps around the listener like a gentle rain. Rain, often viewed as a symbol of sadness or solitude, here becomes a friend and a refuge. A piece filled with touching, refined melody.
“Our Song Of Memories” begins in a subtle, contained manner before gradually expanding, layering instrumental contributions without ever saturating the soundscape. Another deeply intimate and emotional gem. Memories do not belong solely to those who hold them; they become an unbreakable bond between two or more souls, where music itself is elevated to a physical and spiritual sanctuary.
The instrumental “Heart Of Autumn” echoes the style of Tony Banks (Genesis), with the piano tracing fluid, nostalgic lines that evoke classical minimalism and neoclassical atmospheres.
“To The Burning Barn” represents the place where years of memories, old ideas, mindsets, or bonds that can no longer be saved have been stored. Fire serves as both a destructive and purifying element. The music is melancholic yet soft and reassuring, with the piano acting as a comforting companion along this journey.
Guitar arpeggios open “Just For A Second”, a track where the vocals deliver the lyrics in a subdued, expressive tone, almost whispered into the listener's ear, highlighting the instantaneous and fleeting nature of the song. The brief acoustic gem “Heart Of Autumn Reprise” leads into the finale, “Hymn”, which unfolds with a slow, measured cadence, building pathos bar after bar. The vocal line rests on a warm arrangement, embellished by string countermelodies that grant the composition a majestic, soothing breath. The hymn does not celebrate a victory, but rather the capacity to accept human fragility. A prayer.
The album cover depicts Roversi's son, Demetrio, sleeping peacefully—a deeply bonding and comforting expression of love for family, where Roversi displays his sensitivity and desire to be the guardian of his loved ones.
This is a profoundly deep album, rich in musical history but above all in intent, where it is easy to be moved. I would define it as a work of patience, careful listening, and twilight, confirming Roversi as one of the most refined weavers of atmosphere in our musical landscape. MS





domenica 1 novembre 2026

Villa Panico

VILLA PANICO – Villa Panico Vol.1
Ionian Sound Record
Genere: Sperimentale / Jazz Rock
Supporto: CD / Spotify – 2026





Nello scenario contemporaneo, dove le catalogazioni di genere tendono spesso a imbrigliare l'ispirazione all'interno di perimetri rassicuranti ma rigidi, l'esordio sulla lunga distanza dei Villa Panico si pone come una ventata di fresca disinvoltura stilistica. “Villa Panico Vol. 1”, oltre a essere la prima testimonianza discografica di un quintetto affiatato, rappresenta la naturale cristallizzazione di un metodo di lavoro fondato sull'ascolto reciproco, sulla ricerca timbrica e su una totale libertà espressiva.
Le radici del progetto affondano nel 2023, quando cinque musicisti si incontrano tra le aule della Siena Jazz University. L'intento condiviso fin dal principio è quello di affrancarsi da qualsiasi etichetta stilistica prefissata, ponendo al centro una creatività istintiva, la libera contaminazione e la coralità esecutiva.
L'intitolazione stessa richiama lo storico ex squat insediato all'interno del complesso dell'ex manicomio fiorentino: una metafora perfetta per uno spazio sonoro in cui le barriere formali crollano per fare posto a un'espressività priva di vincoli. Il sound del quintetto fonde con disinvoltura un'energia di matrice Rock, innesti elettronici e pulsioni ritmiche latine, usando la matrice jazzistica come spinta verso territori aperti e improvvisativi, senza mai smarrire il senso della melodia. Un ruolo coesivo di rilievo è affidato all'uso della voce, dei cori e della trama percussiva.
Registrato nel gennaio 2025 presso il Duna Studio (RA) sotto la guida di Andrea Scardovi (cura di registrazione e mix) e masterizzato da Danilo Rossi, “Villa Panico Vol. 1” esce l'11 settembre 2026 per la Ionian Sound Record. L'opera raccoglie undici tasselli compositivi firmati da diversi componenti ma plasmati attraverso un costante lavoro di squadra, dove la dimensione del live emerge con forza nell'elasticità delle strutture e nel continuo interplay tra gli strumenti.
La band è composta da Alessandro Gerardo La Neve (sax soprano, sax baritono), Francesco Maria Saporito (flauto traverso, pianoforte, tastiere, voce), Amedeo Maria Orso Borella (chitarra elettrica, voce), Lorenzo Giuseppe Gagna (basso elettrico, tromba) e Matteo Stefani (batteria).
Ciò che emerge fin dai primi solchi è la natura profondamente corale del progetto, dove ogni intuizione individuale viene vagliata, plasmata e dilatata dall'interplay collettivo, restituendo al lettore/ascoltatore un'opera varia ma organica, capace di coniugare l'imprevedibilità delle esecuzioni dal vivo con la cura maniacale per l'arrangiamento in studio. Un debutto solido e sfaccettato che segna l'ingresso di una nuova realtà di rilievo nel panorama della musica di ricerca e di contaminazione.
Si inizia con il breve “Intro”, atmosferico e quasi “world”, che conduce al brano “Norman Price”, aperto dal basso e seguito da tutti gli strumenti. Inevitabili alcuni accostamenti a band degli anni ’70 come i Perigeo, in cui il sax disegna linee melodiche altamente funzionali. Ottima la sezione ritmica, tecnica e coesa.
Calda e intima risulta “Lontani”, dove questa volta sono le tastiere di Saporito a salire in cattedra. La fuga è calda, un Jazz avvolgente e ricco di storia. Maggiormente ricercata “People Ask For What”, dove alcuni andamenti mi richiamano i “progressivi” Gentle Giant; sorniona all’inizio, per poi svilupparsi con chitarra Funk e tastiere Hammond a fare da sottofondo al movimento del sax, ancora una volta altamente melodico.
Sembra di entrare in quei locali fumosi con poltrone e spettacoli sexy in “Vieni Con Me (al Bar Caffe)”, andamento pacato ma variegato in cui la band si passa la staffetta dei solo strumentali.
Nella breve “Corridoi” i Villa Panico si addentrano in un ambiente psichedelico, fatto di sospensioni e riverberi dove il basso disegna la linea da seguire per poi arrivare a “Black Pages”, altro frangente sperimentale che segue la linea del pezzo che lo ha preceduto, in questo caso con l’aggiunta di voice phone. Effetti elettronici donano all’insieme una sorta di teatralità per la mente. A tratti sembrano i Porcupine Tree (soprattutto per l’uso del basso) sperimentali degli anni ’90, ma il violento finale lascia adito a un Punk Jazz assolutamente inatteso.
Si cambia completamente scenario con “Hope”, dove l’anima della band fuoriesce dall’intimo per darsi in pasto all’ascoltatore.
Ho apprezzato molto la bucolica “Foresta”, in cui il flauto descrive le linee guida fra improvvisazione e suoni della natura. Torna il basso in evidenza con il Reggae di “La Palma”, a testimonianza di una cultura musicale della band ad ampio spettro. Sembra di ascoltare gli UB40 in modalità mediterranea. Il sorprendente disco si chiude con “Giofield”, un mix delle capacità dei Villa Panico con stralci di Agorà e jazz rock.
Al di là delle singole soluzioni di arrangiamento, ciò che rende “Villa Panico Vol. 1” un lavoro riuscito è la sua spinta corale. È un disco in cui l'urgenza espressiva e la libertà della dimensione live prevalgono su qualsiasi gabbia di genere. Ionian Sound Record scommette su una formazione che fa della contaminazione il proprio punto di forza, regalando all'ascoltatore un'opera dinamica, mai scontata e ricca di sfumature. Eccellente nuova realtà! MS 






Versione Inglese:



VILLA PANICO – Villa Panico Vol.1
Ionian Sound Record
Genre: Experimental / Jazz Rock
Format: CD / Spotify – 2026






In today’s music scene, where genre categorizations often stifle inspiration within reassuring yet rigid perimeters, the full-length debut by Villa Panico arrives as a breath of fresh stylistic confidence. “Villa Panico Vol. 1”, besides being the first recorded statement of a tight-knit quintet, represents the natural crystallization of a working method built on mutual listening, tonal research, and complete expressive freedom.
The roots of the project trace back to 2023, when five musicians met in the classrooms of the Siena Jazz University. From the very beginning, their shared intention was to break free from any predefined stylistic label, placing instinctive creativity, open cross-pollination, and collective performance at the core.
The band’s name itself references the historic former squat located inside Florence's former psychiatric hospital: a perfect metaphor for a sonic space where formal barriers collapse to make room for unconstrained expression. The quintet's sound effortlessly blends rock-infused energy, electronic insertions, and Latin rhythmic pulses, using its jazz foundation as a springboard toward open, improvisational territories without ever losing sight of melody. A key unifying role is entrusted to the use of vocals, backing harmonies, and a rich percussive texture.
Recorded in January 2025 at Duna Studio (Ravenna) under the guidance of Andrea Scardovi (who handled recording and mixing) and mastered by Danilo Rossi, “Villa Panico Vol. 1” was released on September 11, 2026, via Ionian Sound Record. The album gathers eleven compositional pieces penned by different members but shaped through constant teamwork, where the live dimension emerges forcefully in the elasticity of the structures and the continuous interplay among the instruments.
The band consists of Alessandro Gerardo La Neve (soprano sax, baritone sax), Francesco Maria Saporito (flute, piano, keyboards, vocals), Amedeo Maria Orso Borella (electric guitar, vocals), Lorenzo Giuseppe Gagna (electric bass, trumpet), and Matteo Stefani (drums).
What stands out right from the first tracks is the deeply collective nature of the project, where every individual idea is weighed, shaped, and expanded by group interplay, delivering to the reader/listener a varied yet cohesive work capable of combining the unpredictability of live performances with meticulous studio arrangement. A solid, multifaceted debut marking the arrival of a compelling new act in the realm of experimental and crossover music.
It opens with the brief “Intro”, atmospheric and almost “world”-like, leading into “Norman Price”, which is kicked off by the bass and joined by all the instruments. Comparisons to 1970s bands like Perigeo are inevitable, with the sax tracing highly functional melodic lines. Excellent rhythm section—technical and cohesive.
Warm and intimate is “Lontani”, where this time Saporito’s keyboards take center stage. The momentum is warm, delivering an enveloping jazz steeped in history. More sophisticated is “People Ask For What”, where certain passages recall the "progressive" approach of Gentle Giant; sly at first, it then unfolds with funk guitar and Hammond organ backing the movement of the sax, which once again proves highly melodic.
It feels like stepping into a smoky lounge with plush armchairs and cabaret performances in “Vieni Con Me (al Bar Caffe)”, featuring a relaxed yet varied tempo in which the band passes the baton for instrumental solos.
In the brief “Corridoi”, Villa Panico venture into a psychedelic landscape built on suspensions and reverbs, where the bass draws the line to follow before arriving at “Black Pages”—another experimental section following the path of the preceding piece, this time augmented by voice phone effects. Electronic touches lend a sense of mental theatricality to the whole. At times they recall the experimental 1990s Porcupine Tree (especially in the bass work), but the fierce finale gives way to an entirely unexpected blast of punk jazz.
The scenario changes completely with “Hope”, where the band’s inner soul steps out from intimacy to offer itself up to the listener.
I greatly appreciated the pastoral “Foresta”, where the flute outlines the main motifs between improvisation and sounds of nature. The bass comes back into focus with the reggae pulse of “La Palma”, testifying to the band’s wide-ranging musical background—it almost feels like listening to UB40 in a Mediterranean key. The surprising record closes with “Giofield”, a showcase of Villa Panico’s versatility featuring echoes of Agorà and classic jazz rock.
Beyond individual arrangement choices, what makes “Villa Panico Vol. 1” such a successful work is its collective drive. It is an album where expressive urgency and live freedom prevail over any genre boundaries. Ionian Sound Record places a winning bet on a band that makes crossover its greatest strength, delivering a dynamic, unpredictable, and richly nuanced work to the listener. An excellent new reality! MS






 



sabato 31 ottobre 2026

Malombra

MALOMBRA – Soffitta Macabra
Black Widow Records
Genere: Dark / Progressive Metal / Doom
Supporto: CD / LP / Digital – 2026





L’oscurità cela illusioni e pone ambito a manifestazioni che immaginiamo di vedere. In pratica è un linguaggio con cui la nostra mente predilige gridare le proprie paure o delusioni, vere o false che siano. La musica spesso ne canta le gesta, e quale genere migliore se non il Dark Doom?
I Malombra sono una storica formazione genovese fondata nel 1991 dal cantante e mente creativa Mercy (al secolo Renato Carpaneto) ed è considerata una delle realtà più eclettiche e affascinanti della scena italiana, da sempre legata alla prestigiosa etichetta Black Widow Records.
Il nome Malombra attinge direttamente dall'immaginario e dall'omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro, riflettendo fin dagli esordi una spiccata inclinazione per le atmosfere gotiche, il decadentismo, la letteratura e il folklore ebraico ed esoterico. Debuttano con l'omonimo “Malombra” (1993), un lavoro acerbo ma visionario in cui fondono Heavy Metal classico, Doom alla Black Sabbath e sfumature Progressive. Il successo critico arrives con “Our Lady Of The Bones” (1996), un disco complesso e monumentale che consacra il loro stile drammatico e teatrale. Con “The Dissolution Age” (2001), evolvono verso sonorità più eclettiche, incorporate con Rock Progressivo anni '70, synth wave, parti acustiche e declamazioni teatrali. Seguirà una lunga fase di pausa e progetti paralleli da parte dei membri della band (tra cui Il Segno del Comando di Diego Banchero). Nel 2023 tornano sul mercato con l'album “T.R.E.S.”, riconfermando il loro marchio di fabbrica con testi prevalentemente in italiano.
Oggi con “Soffitta Macabra” volgono uno sguardo alle spalle, verso quell’esordio crudo e diretto, come le registrazioni dell’album senza artifizi moderni. La formazione odierna è composta da Renato “Mercy” C. (voce), Matteo Ricci (chitarre, synth), Fabio Cuomo (batteria, synth, cori), Daniele Gasparini (basso, synth, percussioni, cori), Mauro Sciaccaluga (chitarre) e Fulvio “Flux” M. (tastiere, synth).
Il titolo si ispira in modo allusivo al nome di una corrente e rivista di arte di retro-avanguardia dell'inizio del Novecento. Dal punto di vista musicale, “Soffitta Macabra” prosegue il percorso di maturazione della band, fondendo chitarre monolitiche e oscure tipiche del doom d'annata (sulla scia di Black Sabbath e Paul Chain) a complessi cambi di tempo, sezioni acustiche e dinamiche tipiche del Prog italiano anni '70 (Jacula, Goblin, Banco del Mutuo Soccorso). Massiccio è l’uso di organo Hammond, Mellotron e sintetizzatori analogici per creare un sottofondo spettrale e claustrofobico, proprio come suggerito dal titolo dell'album. La voce di Mercy spazia da un cantato pulito e solenne a declamazioni di stampo teatrale/recitato, conferendo al disco la struttura di una vera e propria opera drammatica e rituale.
Delle sei tracce che compongono il disco, l’apertura spetta a “Un'Ultima Mezzanotte” e al narrato oscuro e inappuntabile di Mercy. Le liriche affrontano il diniego delle convenzioni sociali moderne, il senso di alienazione, l'isolamento spirituale e il conflitto incessante tra l'individuo e il caos della realtà esterna, la decadenza dell'arte, il fascino per l'invisibile e le ombre del passato. In tutto il tragitto rimangono forti i riferimenti alla letteratura romantica e gotica, alla magia e ai miti dimenticati, affrontati non con fare sensazionalistico ma attraverso una profonda ricerca lirica e filosofica.
Feroce “Contro Il Mondo, Contro La Vita”, dove aleggiano gli anni ’70 del Doom, solo ogni tanto “modernizzati” da alcuni interventi di synth e dalle grida strazianti della chitarra elettrica. La registrazione lascia sul suono quel velo che cela la musica sotto una cappa oscura e rende al meglio tutto il contesto.
“Miracle Of Love” giunge adiacente, come un proseguimento, e si apre con un arpeggio di chitarra in una ballata malinconica e altamente melodica. Il cantato passa in lingua inglese. A metà il brano si alza d’intensità e grida tutto il proprio dolore, palesando la capacità della band di essere un rullo compressore.
“Memento” potrei definirlo un nomen omen, teatrale nell’interpretazione e monolitica nell’andamento, mentre la title track “Soffitta Macabra” sfoggia tutta l’essenza Malombra composta di ambientazioni cinematografiche nel lungo minutaggio di tredici minuti abbondanti di musica. Il finale tocca a “L’Alba Dei Morti Viventi” (scusate, mi torna alla mente Dylan Dog), un melodico andamento di pece in cui ancora una volta Mercy recita il testo drammatico infarcito di sonorità altamente Progressive.
In definitiva, "Soffitta Macabra" è un'opera densa, teatrale e sfacciatamente controtendenza, con cui i Malombra riaffermano la propria identità unica nel panorama Dark Progressive italiano. Un viaggio claustrofobico e affascinante tra le ombre dell'anima, che riconferma la band genovese come una delle poche capaci di trasformare la decadenza in pura arte. Un grande ritorno! MS 







Versione Inglese: 


MALOMBRA – Soffitta Macabra
Black Widow Records
Genre: Dark / Progressive Metal / Doom
Format: CD / LP / Digital – 2026





Darkness conceals illusions and gives scope to manifestations we imagine we see. In practice, it is a language with which our mind prefers to cry out its fears or disappointments, whether real or false. Music often sings of these deeds, and what better genre to do so than Dark Doom?
Malombra are a historic band from Genoa, founded in 1991 by singer and creative mastermind Mercy (born Renato Carpaneto), and are considered one of the most eclectic and fascinating acts on the Italian scene, historically tied to the prestigious Black Widow Records label.
The name Malombra draws directly from the imagery and homonymous novel by Antonio Fogazzaro, reflecting right from the start a strong inclination toward gothic atmospheres, Decadentism, literature, as well as Jewish and esoteric folklore. They debuted with their self-titled album “Malombra” (1993), a raw yet visionary work merging classic Heavy Metal, Black Sabbath-style Doom, and Progressive nuances. Critical acclaim came with “Our lady Of The Bones” (1996), a complex and monumental album that consecrated their dramatic and theatrical style. With “The Dissolution Age” (2001), they evolved toward more eclectic sounds, blending 70s Progressive Rock, synth wave, acoustic parts, and theatrical recitations. A long hiatus and parallel projects by band members followed (including Il Segno del Comando by Diego Banchero). In 2023 they returned with the album “T.R.E.S.”, reaffirming their trademark style with lyrics predominantly in Italian.
Today, with “Soffitta Macabra”, they look back toward that raw and direct debut, reflected in album recordings free from modern gimmicks. Today’s lineup features Renato “Mercy” C. (vocals), Matteo Ricci (guitars, synths), Fabio Cuomo (drums, synths, backing vocals), Daniele Gasparini (bass, synths, percussion, backing vocals), Mauro Sciaccaluga (guitars), and Fulvio “Flux” M. (keyboards, synths).
The title takes an allusive inspiration from an early 20th-century retro-vanguard art movement and magazine. Musically, “Soffitta Macabra” continues the band’s path of growth, merging the monolithic and dark guitars typical of classic doom (in the vein of Black Sabbath and Paul Chain) with complex time signature changes, acoustic sections, and dynamics typical of 70s Italian Prog (Jacula, Goblin, Banco del Mutuo Soccorso). Massive use is made of Hammond organ, Mellotron, and analog synthesizers to build a eerie, claustrophobic backdrop—just as suggested by the album’s title. Mercy's vocals range from clean, solemn singing to theatrical recitations, bestowing upon the record the feel of a true dramatic and ritualistic piece.
Of the six tracks on the album, the opening falls to “Un'Ultima Mezzanotte” and Mercy’s dark, flawless spoken-word delivery. The lyrics confront the rejection of modern social conventions, the sense of alienation, spiritual isolation, and the relentless conflict between the individual and the chaos of the external world, alongside the decay of art, the allure of the invisible, and the shadows of the past. Throughout the journey, strong references to Romantic and Gothic literature, magic, and forgotten myths remain, addressed not with sensationalism but through profound lyrical and philosophical exploration.
Fierce is “Contro Il Mondo, Contro La Vita”, where the spirit of 70s Doom looms, only occasionally “modernized” by synth interventions and the guitar’s agonizing cries. The recording wraps the sound in a veil that shrouds the music under a dark pall, setting the context perfectly.
“Miracle Of Love” arrives right next, almost as a continuation, opening with an acoustic guitar arpeggio in a melancholy, highly melodic ballad. The vocals switch to English. Midway through, the song surges in intensity, crying out all its pain and showcasing the band’s ability to act as a steamroller.
“Memento” could be described as a nomen omen, theatrical in its delivery and monolithic in its pacing, while the title track “Soffitta Macabra” displays the true essence of Malombra through cinematic soundscapes across its generous thirteen-minute runtime. The finale belongs to “L’Alba Dei Morti Viventi” (forgive me, Dylan Dog springs to mind), a melodic, pitch-black progression in which Mercy once again recites dramatic verse steeped in deeply Progressive textures.
Ultimately, "Soffitta Macabra" is a dense, theatrical, and brazenly counter-trend work with which Malombra reaffirm their unique identity in the Italian Dark Progressive landscape. A claustrophobic and captivating journey through the shadows of the soul, confirming the Genoese band as one of the few capable of turning decay into pure art. A triumphant return! MS

 



venerdì 30 ottobre 2026

Davide "DeaR" Riccio

DAVIDE “DEAR” RICCIO – Remainders
 Music Force / Egea Music
Genere: Cantautore
Supporto: 3CD – 2026





Chi frequenta Nonsolo Progrock, sicuramente ha già conosciuto il cantautore Davide Riccio e la sua musica. Attivo anche con lo pseudonimo DeaR, derivato dalle sue iniziali pronunciate all'inglese, è una persona dal profilo poliedrico: educatore, musicista polistrumentista, compositore, poeta, scrittore e giornalista. Attivo artisticamente fin dagli anni '80, Davide Riccio muove i primi passi nella scena musicale torinese militando in storiche formazioni locali come Bluest, Vast Of Heaven, Off Beat e Individua Vaga. La sua carriera da solista e autore si distingue per un'incessante spinta sperimentale e un approccio completamente svincolato dalle logiche commerciali.
Accanto alla produzione letteraria (poesie, racconti e saggi), Riccio porta avanti una discografia sterminata e multiforme che spazia dalla canzone d'autore colta alla musica elettronica e ambient, passando per il Progressive Rock, il Folk sperimentale e la spoken word. Tra le sue opere più significative figurano progetti monumentali come “Out Of Africa” (Music Force, 2021), “Mon Turin” (Music Force, 2022), “DeaR Me!” (2023), “DeaR Tapes” (cofanetto 3 CD, Music Force, 2024), “Gli Altri” (cofanetto/album multiplo CD, 2025), e tantissimi altri ancora in passato. Numerose anche le collaborazioni, come quelle con Deadburger o Roulette Cinese.
La figura di DeaR quindi incarna il vero spirito dell'underground: un artista autosufficiente, visionario e intimista.
“Remainders” è un altro mastodontico contenitore di brani inediti registrati negli anni ’80, ’90 e ’00 suddivisi in tre CD, dove il terzo, intitolato “Wrong Or Right Of Forty”, è nato originariamente nel 2006 come un "ghost album" (un progetto rimasto a lungo nel cassetto) ed è stato ufficialmente pubblicato e distribuito a livello discografico nel 2022 dall'etichetta Music Force.
Sul piano sonoro, “Remainders” evidenzia l'attitudine minimale e multistrato tipica delle produzioni autoprodotte di Riccio. Il lavoro si muove su territori elettronici e avanguardistici, dosando synth vintage, drum machine essenziali, campionamenti e inserti acustici o elettrici gestiti dallo stesso Riccio in veste di polistrumentista.
La sonorità oscilla quindi tra la calcolata freddezza dell'elettronica sperimentale (synth-wave, IDM, kraut-rock) e momenti di grande pathos introspettivo. L'uso dei timbri crea uno spazio acustico frammentato, specchio del titolo stesso dell'opera.
Nei testi di Riccio, i "resti" rappresentano ciò che sopravvive al processo di sottrazione e divisione della vita quotidiana: i ricordi, i frammenti emotivi, i detriti e le incomprensioni che non si riescono a "dividere equamente" o a riassorbire nel flusso dell'esistenza. La vena di scrittore trapela tra i testi, la parola si fa spesso scarna, frammentata, poetica e a tratti ironica o disincantata. Le parole esplorano il senso di isolamento, la memoria e l'impossibilità di far tornare i conti nell'esperienza umana, lasciando sempre un margine di scarto, un'equazione mai perfettamente risolta.
Il totale delle canzoni è cinquantotto, per cui chiaramente non procederò con un'analisi singola, bensì nominerò quelle che personalmente mi hanno colpito di più. Nel CD1 si distinguono “We Do What Little We Can” del 1985 per l’andamento molto Beatles-style, “Tibet” per la ricerca elettronica e Psichedelica, “Shakespeare’s Sonnet” per la profondità melodica e malinconica costruita su piano e voce, e “Dancing To The Life” per dare uno sguardo al mondo della disco.
Il CD 2 si apre con la cameristica “New Renaissance” a testimonianza della cultura a tutto tondo di DeaR. In più sottolineo la ricerca strutturale e distopica di “Literally Destroyed”, il mondo ovattato e greve di “Megiddo”, la crimsoniana e strampalata “Catastrophobia”, il Metal quasi estremo di “9/11”, l’elettronica “Neanderthal VS. Cro-Magnon”, la New Wave di “William Burroughs O La Favola Nucleare”, la pianistica “A Bartok” e ancora il piano e voce (femminile) di una swingante “Baby Lone”.
Il CD 3 “Wrong Or Right Of Forty” si apre con la title track, ariosamente supportata dalle tastiere synth di fondo su un cantato recitato e profondo. Torna la ricerca strutturale e psichedelica con “Workaholic” (Orchestra Vuota), poi tanta sperimentazione a seguire, sino a giungere all’ottima “Insects”, con tracce di Roger Waters, e a “The Bells”, otto minuti in cui gli anni ’80 si palesano tra New Wave Dark e Psichedelia.
Per concludere, “Remainders” è di certo un ascolto denso e impegnativo, ma che regala a chi ha la pazienza di perdersi tra le sue tracce la sensazione rara di aver toccato con mano la materia grezza della vera creatività indipendente. MS 







Versione Inglese: 


DAVIDE “DEAR” RICCIO – Remainders
Music Force / Egea Music
Genre: Singer-songwriter / Art Pop
Format: 3CD – 2026








Those who follow Nonsolo Progrock are certainly already familiar with singer-songwriter Davide Riccio and his music. Also active under the pseudonym DeaR, derived from his initials pronounced in English, he is a multifaceted figure: educator, multi-instrumentalist, composer, poet, writer, and journalist. Artistically active since the 1980s, Davide Riccio took his first steps in the Turin music scene playing in historic local bands such as Bluest, Vast Of Heaven, Off Beat, and Individua Vaga. His career as a solo artist and songwriter is distinguished by an unceasing experimental drive and an approach completely unencumbered by commercial logic.
Alongside his literary output (poetry, short stories, and essays), Riccio maintains an endless and multiform discography spanning cultured singer-songwriter music, electronic, and ambient, as well as Progressive Rock, experimental Folk, and spoken word. Among his most significant works are monumental projects such as “Out Of Africa” (Music Force, 2021), “Mon Turin” (Music Force, 2022), “DeaR Me!” (2023), “DeaR Tapes” (3-CD box set, Music Force, 2024), “Gli Altri” (multi-CD box set/album, 2025), and many others in the past. He has also engaged in numerous collaborations, such as those with Deadburger or Roulette Cinese.
Thus, the figure of DeaR embodies the true spirit of the underground: a self-sufficient, visionary, and intimate artist.
“Remainders” is another mammoth collection of unreleased tracks recorded throughout the ’80s, ’90s, and ’00s split across three CDs. The third CD, titled “Wrong Or Right Of Forty,” was originally conceived in 2006 as a "ghost album" (a project shelved for a long time) and was officially released and distributed by the Music Force label in 2022.
On a sonic level, “Remainders” highlights the minimal, multi-layered attitude typical of Riccio's self-produced works. The album moves through electronic and avant-garde territories, balancing vintage synths, essential drum machines, sampling, and acoustic or electric touches handled by Riccio himself as a multi-instrumentalist.
The sound oscillates between the calculated coldness of experimental electronics (synth-wave, IDM, kraut-rock) and moments of deep introspective pathos. The choice of timbres creates a fragmented acoustic space, reflecting the title of the work itself.
In Riccio's lyrics, the "remainders" represent what survives the process of subtraction and division in daily life: memories, emotional fragments, debris, and misunderstandings that cannot be "divided equally" or reabsorbed into the flow of existence. His writer's touch shines through the lyrics: the words are often sparse, fragmented, poetic, and at times ironic or disenchanted. The lyrics explore isolation, memory, and the impossibility of making the math work in the human experience, always leaving a leftover margin—an equation never fully solved.
With fifty-eight songs in total, I will obviously not go into an individual track-by-track analysis, but rather highlight those that personally struck me the most. On CD1, standout tracks include “We Do What Little We Can” (1985) for its very Beatles-style vibe, “Tibet” for its electronic and psychedelic research, “Shakespeare’s Sonnet” for its melodic and melancholic depth built on piano and vocals, and “Dancing To The Life” for a nod to the world of disco.
CD2 opens with the chamber-like “New Renaissance,” testifying to DeaR's broad cultural background. Highlights also include the structural, dystopian research of “Literally Destroyed,” the muffled and heavy world of “Megiddo,” the Crimsonesque and quirky “Catastrophobia,” the near-extreme metal of “9/11,” the electronic “Neanderthal VS. Cro-Magnon,” the New Wave of “William Burroughs O La Favola Nucleare,” the piano-driven “A Bartok,” and the female piano-and-vocal swing of “Baby Lone.”
CD3, “Wrong Or Right Of Forty,” opens with the title track, airily supported by background synth keyboards beneath deep, spoken-word vocals. Structural and psychedelic exploration returns with “Workaholic” (Orchestra Vuota), followed by a wealth of experimentation leading up to the excellent “Insects” (with hints of Roger Waters) and “The Bells”—eight minutes where the ’80s emerge through Dark New Wave and Psychedelia.
In conclusion, “Remainders” is certainly a dense and demanding listen, but one that rewards those patient enough to get lost in its tracks with the rare feeling of touching the raw material of true independent creativity. MS



giovedì 29 ottobre 2026

Giuseppe Sarno

GIUSEPPE "Sep" SARNO – The Keith Emerson Piano Tribute
Ma.Ra.Cash Records
Genere: Rock Progressivo
Supporto: CD / Digital – 2026





Misurarsi con l'eredità di Keith Emerson equivale a scalare una montagna senza imbracatura. La storia del Rock Progressivo ha consacrato il tastierista degli ELP come una figura titanica, capace di coniugare il virtuosismo classico, l'urgenza espressiva del Jazz e la potenza d'impatto del Rock sinfonico. Tuttavia, gran parte dell'immaginario emersoniano è legata a doppio filo all'architettura sonora dei suoi imponenti rig: le timbriche aggressive dell'organo Hammond C3, la maestosità del Moog modulare e l'interazione dinamica con una sezione ritmica di primissimo ordine.
In “The Keith Emerson Piano Tribute”, edito da Ma.Ra.Cash Records, Giuseppe "Sep" Sarno sceglie di intraprendere una strada tanto radicale quanto rischiosa, quella di spogliare le grandi suites di Emerson da ogni orpello elettronico e ritmico per restituirle nella loro essenza geometrica e armonica attraverso un unico strumento, il pianoforte solo.
L'operazione le cui radici concettuali risalgono al periodo del lockdown, evidenzia subito una profonda consapevolezza analitica. Trasportare pagine complesse e stratificate come “Tarkus”, “Trilogy” o la re-interpretazione di “Take A Pebble” su un solo tastierismo richiede una riscrittura strutturale vera e propria, che trasforma il pianoforte in un'intera orchestra.
L'impostazione tecnica di Sarno rivela una solida scuola (frutto anche degli studi con Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso) e un bagaglio di esperienze sul campo di tutto rispetto, dal breve passaggio nelle fila dei leggendari The Trip alla collaborazione con Carmine Capasso e Giorgio Fico Piazza.
Dice l’artista: “"Non so quando ho ascoltato per la prima volta Emerson: grazie a mia madre Luciana e mio padre Alfonso, la musica colta è sempre circolata a casa. Mia madre racconta che da infante mi addormentavo con 'Paolo Pa' del Banco del Mutuo Soccorso, band di Vittorio Nocenzi, mio futuro maestro. E' con questa formazione che con umiltà ho studiato Emerson.".
Questa familiarità con il canone del Prog italiano e internazionale emerge nella gestione delle dinamiche e nella scansione dei tempi, dove il rispetto del testo originale si fonde con una sensibilità interpretativa personale.
Il lavoro di riduzione pianistica evidenzia la qualità intrinseca delle composizioni di Emerson: prive delle distorsioni dell'Hammond e dei synth, le linee di basso ostinate, i contrappunti e i continui cambi di tempo rivelano una matrice contrappuntistica quasi classica, mettendo a nudo l'architettura formale dei brani.
Se dal punto di vista interpretativo il disco dimostra grande rigore e rispetto filologico, doti che sono valse a Sarno il riconoscimento della targa EMERSONOLOGY da parte del fan club internazionale nel maggio 2025, dal punto di vista dell'ascolto analitico emerge il consueto interrogativo legato ai progetti tributo in chiave acustica. La scelta di rinunciare alla pulsione ritmica e al colore timbrico originale rende l'album un'opera rivolta prevalentemente ai cultori dell'universo ELP o agli amanti del pianismo classico Prog contemporaneo.
La produzione curata da Carmine Capasso restituisce un suono di pianoforte ben bilanciato, privo di artifici eccessivi, che lascia respirare l'esecutività e le sfumature dinamiche del tocco di Sarno.
“The Keith Emerson Piano Tribute” non è un puro atto di devozione verso uno dei padri fondatori del genere, bensì vuole essere una rilettura rigorosa, a tratti severa, che invita a riscoprire le architetture armoniche di Keith Emerson sotto una luce diversa. Un lavoro coraggioso che conferma la versatilità e la preparazione tecnica di Giuseppe "Sep" Sarno all'interno del panorama Prog italiano contemporaneo.
Ogni singolo brano è eseguito con grande perizia oltre che sentimento e sono: “Creole Dance”, “Trilogy”, “Close To Home”, “Fugue”, “Take A Pebble”, “Inferno”, “Tarkus”, e “Nutrocker”.
Un immersione nella grande musica senza tempo che non finisce mai di emozionare. Grazie Sarno e complimenti per l’eccelsa tecnica! MS







Versione Inglese: 



GIUSEPPE "Sep" SARNO –
The Keith Emerson Piano Tribute
Ma.Ra.Cash Records
Genre: Progressive Rock
Format: CD / Digital – 2026





Measuring oneself against the legacy of Keith Emerson is equivalent to climbing a mountain without a harness. The history of Progressive Rock has enshrined ELP's keyboardist as a titanic figure, capable of combining classical virtuosity, the expressive urgency of Jazz, and the impactful power of Symphonic Rock. However, much of the Emersonian imagery is closely tied to the sonic architecture of his imposing rigs: the aggressive timbres of the Hammond C3 organ, the majesty of the modular Moog, and the dynamic interaction with a top-tier rhythm section.
In “The Keith Emerson Piano Tribute”, released by Ma.Ra.Cash Records, Giuseppe "Sep" Sarno chooses to take a path as radical as it is risky: stripping Emerson's great suites of all electronic and rhythmic embellishments to return them in their geometric and harmonic essence through a single instrument, the solo piano.
The operation, whose conceptual roots date back to the lockdown period, immediately highlights a deep analytical awareness. Translating complex, multi-layered pieces like “Tarkus”, “Trilogy”, or the re-interpretation of “Take A Pebble” to a single keyboard performance requires a true structural rewriting, transforming the piano into a full orchestra.
Sarno's technical technique reveals a solid background (also the result of studies with Vittorio Nocenzi of Banco del Mutuo Soccorso) and a highly respectable wealth of field experience, from a brief stint in the ranks of the legendary The Trip to collaborations with Carmine Capasso and Giorgio Fico Piazza.
The artist says: "Non so quando ho ascoltato per la prima volta Emerson: grazie a mia madre Luciana e mio padre Alfonso, la musica colta è sempre circolata a casa. Mia madre racconta che da infante mi addormentavo con 'Paolo Pa' del Banco del Mutuo Soccorso, band di Vittorio Nocenzi, mio futuro maestro. E' con questa formazione che con umiltà ho studiato Emerson.".
This familiarity with the canon of Italian and international Prog emerges in the management of dynamics and phrasing, where respect for the original material blends with a personal interpretive sensitivity.
The piano reduction work highlights the intrinsic quality of Emerson's compositions: devoid of Hammond distortion and synths, the stubborn bass lines, counterpoints, and continuous time changes reveal an almost classical counterpoint matrix, laying bare the formal architecture of the tracks.
If, from an interpretive standpoint, the record demonstrates great rigor and philological respect—qualities that earned Sarno the EMERSONOLOGY award from the international fan club in May 2025—from an analytical listening perspective, the usual question surrounding acoustic tribute projects arises. The choice to forgo the rhythmic drive and original tonal colors makes the album a work targeted primarily at aficionados of the ELP universe or lovers of contemporary Prog-classical piano music.
The production handled by Carmine Capasso delivers a well-balanced piano sound, free from excessive trickery, allowing the performance and dynamic nuances of Sarno's touch to breathe.
“The Keith Emerson Piano Tribute” is not a pure act of devotion toward one of the founding fathers of the genre, but rather aims to be a rigorous, at times stern reinterpretation that invites listeners to rediscover Keith Emerson's harmonic architectures in a different light. A courageous effort that confirms the versatility and technical command of Giuseppe "Sep" Sarno within the contemporary Italian Prog scene.
Each individual track is executed with great expertise as well as emotion, and they are: “Creole Dance”, “Trilogy”, “Close To Home”, “Fugue”, “Take A Pebble”, “Inferno”, “Tarkus”, and “Nutrocker”.
An immersion into great, timeless music that never fails to evoke emotion. Thank you Sarno, and congratulations on the superb technique! MS

 



mercoledì 28 ottobre 2026

Resistor

RESISTOR – Beyond
Progrock.com's Essentials
Genere: Crossover Prog
Supporto: CD / Bandcamp – 2026





Non so quanti di voi sono a conoscenza di questa band americana, personalmente li ho seguiti sin dagli esordi e vi confesso che nella loro discografia composta da otto album, compreso questo nuovo “Beyond”, non ho trovato momenti di calo. Sì, è vero, manca il capolavoro che li consacra nell’olimpo, ma il Prog proposto è sempre bello, denso di passaggi interessanti, tecnici e melodici.
Originari di Providence (Rhode Island), si formano nel 2005. La formazione è guidata dal polistrumentista Steve Unruh (voce, chitarra, violino, flauto), noto anche per le sue collaborazioni con diverse realtà della scena Prog internazionale tra cui The Samurai Of Prog, UPF e la sua carriera solista. Con Unruh suonano Rob Winslow (basso), Barry Farrands (batteria) e Fran Turner (chitarre). Il sound del gruppo si caratteriza per una commistione tra l'impatto ruvido e organico dell'Hard Rock, il Classic Rock e la complessità strutturale del Crossover Prog. Tre i brani che formano l’album e spazio poi ai quattro singoli estratti in Radio Edit.
Ed è proprio una suite dal titolo “Nostalgia” ad aprire “Beyond”, più di dodici minuti di musica nella quale le trame complesse e stratificate tipiche dell'album, caratterizzate dai cambi di tempo dinamici e i dialoghi strumentali, oscillano tra passaggi melodici e sezioni più tirate. L’impatto iniziale richiama il mondo dei Rush per poi virare in un monolitico mid-tempo in cui la chitarra elettrica rilascia un solo quasi microtonale. Buono l’uso delle coralità. In alcuni fraseggi si presentano anche gli anni ’80 del Neo Prog (IQ). Le trame vedono un uso prominente dell'NS/Stick eseguito dall'ospite Don Schiff, il cui timbro elastico e percussivo si intreccia con il violino e le chitarre di Unruh e Turner. Nulla è scontato in questo lungo percorso.
Il secondo brano è strumentale e s’intitola “Antares”: si apre con una chitarra elettrica impegnata in un riff Hard Rock tipico degli anni ’70, trascinante e coinvolgente, per mutare successivamente (come il genere insegna) in un movimento più melodico. Le parti di basso sono marcate e dinamiche sino a riprendere verso il finale le arie iniziali, impreziosite dalla linea vocale senza parole (vocalizzo espressivo) che funge da vero e proprio strumento solista.
Il piatto forte di “Beyond” tuttavia è proprio la title track, con ben ventiquattro minuti abbondanti di musica aperti da un arpeggio che rimanda ai Genesis degli anni ’70. Il timbro vocale e la cadenza ricordano moltissimo Peter Nicholls e i suoi IQ. Ma i Resistor godono di una personalità marcata e ovviamente spiazzano l’ascoltatore con cambi repentini di stile e potenza. Un lungo percorso da ascoltare in religioso silenzio per poter apprezzare al meglio ogni sfumatura, perché qui di idee ce ne sono davvero a profusione: per esempio il greve assolo di violino elettrico che lascia spazio ad un raggio di sole creato dalla chitarra acustica, oppure la fuga di flauto che diventa protagonista in un andamento vivace in stile Jethro Tull… Nulla è scontato, e cosa dire poi del richiamo vocale a cappella in stile Gentle Giant? Gioia e pane per un fan Prog Rock DOC!
Seguono i quattro singoli già citati che sono: “Calling Back Home (Radio Edit)”, “Into This Mystical Lair (Radio Edit)”, “Antares (Radio Edit)” e “Nostalgia (Radio Edit)”.
“Beyond”, credetemi, è un disco spettacolare che mostra lo stato di salute del Prog che, seppur essendo un genere di nicchia, ha ancora molto da dire, tutto questo però quando le idee sono quelle giuste. Vado a riascoltarlo! MS 





Versione Inglese: 


RESISTOR – Beyond
Progrock.com's Essentials
Genre: Crossover Prog
Format: CD / Bandcamp – 2026





I don't know how many of you are aware of this American band, but personally I've followed them since their debut, and I confess that across their discography of eight albums—including this new one, “Beyond”—I haven't found a single slump. Yes, it's true, there may not be that single masterpiece to immortalize them in the pantheon, but the Prog they deliver is always engaging, rich with interesting, technical, and melodic passages.
Hailing from Providence (Rhode Island), they formed in 2005. The lineup is led by multi-instrumentalist Steve Unruh (vocals, guitar, violin, flute), also known for his collaborations with various acts on the international Prog scene, including The Samurai Of Prog, UPF, and his solo career. Playing alongside Unruh are Rob Winslow (bass), Barry Farrands (drums), and Fran Turner (guitars). The band's sound is characterized by a blend of the raw, organic impact of Hard Rock, Classic Rock, and the structural complexity of Crossover Prog. Three tracks make up the main body of the album, followed by four single Radio Edits.
Opening “Beyond” is a suite titled “Nostalgia,” over twelve minutes of music where the complex, layered textures typical of the album—defined by dynamic tempo changes and instrumental dialogues—alternate between melodic passages and tighter, heavier sections. The initial impact recalls the world of Rush before shifting into a monolithic mid-tempo where the electric guitar delivers an almost microtonal solo. The use of vocal harmonies is strong. In certain phrasing, hints of 1980s Neo-Prog (IQ) also emerge. The arrangements feature prominent use of the NS/Stick played by guest musician Don Schiff, whose elastic, percussive timbre weaves together with Unruh and Turner's violin and guitars. Nothing is predictable in this long journey.
The second track is an instrumental titled “Antares”: it opens with electric guitar driving a classic '70s-style Hard Rock riff—engaging and driving—before shifting (as the genre demands) into a more melodic movement. The bass lines are prominent and dynamic, eventually returning near the end to the opening themes, enriched by wordless vocal lines (expressive vocalizations) that act as a true lead instrument.
The centerpiece of “Beyond,” however, is the title track itself, featuring over twenty-four generous minutes of music that open with an arpeggio reminiscent of 1970s Genesis. The vocal timbre and cadence strongly recall Peter Nicholls and his band IQ. Yet Resistor possess a distinct identity of their own, consistently surprising the listener with sudden shifts in style and intensity. It's an extended piece to be listened to in reverent silence to fully appreciate every nuance, because ideas here are truly abundant: for instance, the heavy electric violin solo giving way to a ray of sunshine created by the acoustic guitar, or the flute fugue taking center stage in a lively, Jethro Tull-style passage… Nothing is taken for granted, and what about that a cappella vocal nod to Gentle Giant? Absolute pure bliss for a genuine Prog Rock fan!
Following are the four previously mentioned singles: “Calling Back Home (Radio Edit)”, “Into This Mystical Lair (Radio Edit)”, “Antares (Radio Edit)”, and “Nostalgia (Radio Edit)”.
“Beyond”, believe me, is a spectacular album that showcases the vitality of Prog, a genre that, despite being a niche market, still has a great deal to say when the ideas are right. Time for me to give it another listen! MS