PSYCHO
PRAXIS – Echoes From The Deep
Black
Widow Records
Genere:
Progressive Rock
Supporto: LP / CD - 2012
È
doveroso ridare voce a questo lavoro della band bresciana Psycho Praxis: è
inconcepibile che un disco simile resti nell'ombra. Sebbene nell'anno della sua
uscita, il 2012, abbia ricevuto recensioni discrete, il suo reale valore
qualitativo è superiore a quanto allora sostenuto dalla critica. Nonostante la
partecipazione al Veruno 2Days Prog +1 nel 2013, “Echoes From The Deep” è
scivolato troppo presto nel dimenticatoio, eppure, riascoltato oggi e
confrontato con le produzioni attuali, si rivela un'opera straordinaria.
Siete
amanti del Prog italiano anni '70 e di pilastri come Genesis, Camel, Jethro
Tull, Pink Floyd, Van Der Graaf Generator o Osanna? Allora mettetevi comodi e
avventuratevi in questo ascolto.
L'allora
giovane formazione schierava Paolo Vacchelli (chitarre), Matteo Marini (basso e
chitarra acustica), Paolo Tognazzi (tastiere e glockenspiel), Andrea Calzoni
(voce e flauto) e Matteo Tognazzi (batteria). I musicisti non disdegnano
passaggi vigorosi in territori Hard Prog, ma eccellono soprattutto nelle
scorribande strumentali, capaci di regalare brividi agli appassionati. La voce
di Calzoni è ottima, potente, misurata e a tratti accostabile al timbro di
Bernardo Lanzetti.
Già
“Privileged Station” è un brano che fugge e si rincorre, mettendo in risalto un
amalgama invidiabile e una capacità compositiva fuori dal comune, sorprendente
se si considera che parliamo di un debutto. In certi passaggi evocano gli
Atomic Rooster in chiave Progressive Rock, con cambi di ritmo che richiamano i
Pink Floyd di “Echoes”. Il flauto, invece, omaggia lo stile energico di Ian
Anderson. Dominato dall'organo, questo è probabilmente l'episodio più potente
del disco, con un finale chitarristico in pieno stile Genesis.
Segue
“PSM”, un brano puramente Prog dall'atmosfera gotica e inquietante, enfatizzata
dai sintetizzatori. L'outro d'organo suona sinistro per tutta la durata,
inseguito da una chitarra elettrica in stato di grazia.
“Hoodlums”
è una vera chicca: fonde venature Blues a una melodia coinvolgente, vicina al
sound nordico di band come gli Änglagård. Il ritornello è trascinante, pur
avendo un sapore familiare. Da sottolineare l'eccellente sezione ritmica e la prova
vocale di Calzoni, oltre a un passaggio psichedelico di flauto di rara
bellezza.
In
“Black Crow”, le influenze dei Genesis anni '70 si mescolano a quelle del Banco Del Mutuo Soccorso, un connubio che parla da sé. Segue il potente strumentale
“Awareness”, guidato dall'organo Hammond e caratterizzato da un incedere degno
di una colonna sonora horror.
Chiude
il disco la splendida “Noon”, un brano che non si vorrebbe veder finire mai,
impreziosito da inserti Jazz e richiami agli olandesi Focus.
“Echoes From The Deep” merita giustizia. È
inaccettabile che una gemma simile venga ignorata o sommersa da produzioni
mediocri. Psycho Praxis,
dove siete? Tornate: vi dobbiamo delle scuse. MS
Versione inglese:











