I Miei Libri
sabato 5 settembre 2026
Laura Catrani
LAURA CATRANI – Vox In Femina
venerdì 4 settembre 2026
Vade Aratro
VADE ARATRO – I Racconti Del Macero
Andromeda
Relix / Lizard Records / Ma.Ra.Cash records
Genere:
Heavy Metal Agreste
Supporto: LP / CD / Musicassetta / Digital
– 2026
Qui
si necessita di una recensione fiume; come direbbe Francesco Di Giacomo (Banco
Del Mutuo Soccorso): è inesorabile.
Sono
più di 40 anni che scrivo e recensisco su riviste e web musicali, ho visto
migliaia di pacchi con dischi, ma mai e poi MAI una cosa del genere: i VADE
ARATRO sono dei geniacci! Una cura maniacale per l'ascoltatore, con tanto di
busta disegnata a mano, bio, fanzine, descrizione scritta a mano e addirittura
la gramigna! Più agresti di così!
È
bello vedere, nel 2026, chi ha ancora questa cura per il proprio lavoro, si va
oltre la passione e la professionalità: questo è puro amore e rispetto.
Inizio
dalla fanzine intitolata “L’Aratro (Numero 1)”, otto pagine con tanto di
esegesi del concept e dei 10 brani contenuti nell’album “I Racconti Del
Macero”. I maceri sono dei piccoli stagni artificiali sparsi per i campi e
adoperati per la lavorazione della canapa sino alla metà del ‘900. Seguono
l’intervista alla band, un simpatico oroscopo, l’erbario del Macero con test
autodiagnostico e altro ancora. Vi assicuro che c’è molto da ridere.
Ma
chi sono i Vade Aratro? Attivi dal 2006, hanno pubblicato quattro album compreso
questo nuovo “I Racconti Del Macero”: “Storie Messorie” (2008), “Il Vomere Di
Bronzo” (2016), e “Agreste Celeste” (2020). Sono un trio di San Giovanni in
Persiceto (BO) composto da Marcello Magoni (voce, chitarre, piano,
fisarmonica), Federico Negrini (basso, voce) e Riccardo Balboni (batteria,
voce).
Guardando
l’artwork in edizione cartonata del cd (a cura di Marcello Magoni con l’aiuto
di Nicholas Verucchi e Matteo Di Nicola), noto sul retro una rana vicino alla
palude, e la mia mente va immediatamente ai Fiaba, band siracusana a sua volta
vicina al Folk Metal. Ci saranno analogie? A breve lo scopriremo.
Intanto
i brani sono registrati live in studio con qualche sovra incisione, al fine di
mantenere il più possibile inalterata la potenza e la veridicità di questa
musica che non conosce compromessi.
Trattasi
di un concept album, una storia forse anche effimera di un gruppo di ragazzi di
provincia che frequentano un macero (per loro “diletto”) raggiungendolo in
bicicletta e motorino, ma al tempo stesso profonda e ricca di simbolismi celati
fra le parole che lascio a voi scoprire durante l’ascolto. Al resto ci pensa
l’Heavy Metal!
E
a proposito di musica si comincia con “Warlord”, un titolo che contrasta
intenzionalmente con l'ambientazione bucolica dell'album, giocando sull'ironia
del “signore della guerra” calato nel contesto della vita di provincia. “Il
viaggio in bici al tramonto verso il macero con le cuffie che suonano Heavy
Metal (Helloween) e la T-shirt dipinta a mano”. Epico inizio con un riffone che
ha il sentore degli anni ’70, una cavalcata fra ritmi di batteria spezzati e
tanta energia in carico. Mi ricordano alcuni scozzesi Holocaust… La voce
graffiante di Magoni fa il resto.
I
Vade Aratro quando suonano si divertono e lo si apprezza in ogni singolo
passaggio che, in alcuni momenti, sfocia addirittura nel Prog per ricerca
strutturale. È anche il caso di “Uovo Di Pietra” che descrive i ciottoli
adagiati sul bordo del macero usati una volta per affondare le zattere di
canapa. Difficile restare fermi durante l’ascolto.
Fra
i brani più lunghi dell’album c’è “Nel Tempo Della Canapa”, con oltre sei
minuti abbondanti di musica. Tanti cambi di tempo che si affacciano
prepotentemente anche nel Folk Metal, oltre a un giocoso “na, na, na” che si
stampa presto nella mente. Un tuffo nel passato, quando la nonna raccontava la
fatica della mietitura, e altre fotografie storiche di vita.
E
a proposito di storia, ecco affiorare i ricordi delle giornate estive passate
da giovani a tuffarsi tra la vegetazione e poi le braci e l’acqua scura; la
narrazione è in “Che Il Bagno Migliore Si Fa Nello Stagno”. Il movimento è un
Rockaccio sanguinoso e girotondante che palesa la grandiosa intesa fra i tre
strumentisti.
A
metà dell’ascolto, ecco subentrare il piano per una ballata in crescendo
sonoro: “Fifty” racconta delle visioni futuristiche avvenute durante uno
sguardo nello specchietto di un motorino. La composizione è ben congeniata e
ricca di spunti emotivi.
Torna
a ruggire la chitarra con “Arare Il Mare”, ritmo sincopato e headbanging
inevitabile. Qui la tenacia di inseguire un sogno impossibile.
Non
da meno “Il Ragazzo Con La Giacca Rossa”, un ricordo dedicato a un compagno di
scuola scomparso drammaticamente.
Con
“Il Recinto Dei Morti” ci si immerge in un contesto oscuro quanto affascinante,
quello dello stazionare in un cimitero di notte a leggere i nomi antichi dei
morti, quelli più particolari… E poi l’incontro con un vecchio. Torna il Folk
nell’intro, ma ci sono anche sferzate nel Punk: un brano articolato e perfetta
colonna sonora dell’accaduto. Si continua a macinare chilometri con “Panzer”,
un carro armato tedesco affondato nel fango del macero.
E
come spesso accade, dulcis in fundo, “Le Rane Di San Lorenzo”, il pezzo più
lungo dell’album della durata di quasi sette minuti in cui i Vade Aratro
mettono sul tavolo tutte le carte a loro disposizione. Per chi vi scrive, il
momento migliore dell’intero concept. Curato nei particolari e nei repentini
cambi umorali, fotografa il canto delle rane con lo sguardo rivolto alle
stelle.
E
il punto di congiunzione con i Fiaba? In effetti c’è, e lo denoto soprattutto
nei contesti Folk Metal.
Inforcate
la bicicletta, accendete il motorino e lasciatevi trascinare dal ritmo dei Vade
Aratro.
“I
Racconti Del Macero” è un piccolo capolavoro di artigianato sonoro che vi farà
sorridere, riflettere e fare headbanging tra la gramigna. Se cercate professionalità,
cuore e quel pizzico di sana follia d'altri tempi, questo è il disco dell'anno.
Prendete nota e tuffatevi nello stagno, intanto… Giù il cappello!
P.S.
Questa recensione l’ho scritta di getto come loro hanno registrato l’album,
proprio per non perderne le sensazioni a prima pelle e assaporarne la
sincerità. MS
VADE ARATRO – I Racconti Del Macero
Andromeda
Relix / Lizard Records / Ma.Ra.Cash records
Genre:
Agrestic Heavy Metal
Format:
LP / CD / Cassette / Digital – 2026
A river-like review is required here; as Francesco Di
Giacomo (Banco Del Mutuo Soccorso) would say: it is inexorable.
I have been writing and reviewing for music magazines
and websites for over 40 years, I have seen thousands of packages containing
records, but NEVER EVER a thing like this: VADE ARATRO are absolute geniuses!
Maniacal care for the listener, complete with a hand-drawn envelope, bio,
fanzine, hand-written description, and even couch grass! You couldn't get more
agrestic than this!
It is wonderful to see, in 2026, people who still have
such dedication to their work; it goes beyond passion and professionalism: this
is pure love and respect.
I'll start with the fanzine titled “L’Aratro (Numero
1)”, eight pages featuring an exegesis of the concept and of the 10 tracks
contained in the album “I Racconti Del Macero”. The maceri are small artificial
ponds scattered across the fields, used for processing hemp up until the
mid-20th century. This is followed by an interview with the band, a witty
horoscope, the Macero herbarium complete with a self-diagnostic test, and much
more. I assure you there is plenty to laugh about.
But who are Vade Aratro? Active since 2006, they have
released four albums including this new one, “I Racconti Del Macero”: “Storie
Messorie” (2008), “Il Vomere Di Bronzo” (2016), and “Agreste Celeste” (2020). They
are a trio from San Giovanni in Persiceto (Bologna) consisting of Marcello
Magoni (vocals, guitars, piano, accordion), Federico Negrini (bass, vocals),
and Riccardo Balboni (drums, vocals).
Looking at the artwork of the digipak CD edition
(crafted by Marcello Magoni with help from Nicholas Verucchi and Matteo Di
Nicola), I notice a frog near the marsh on the back cover, and my mind
instantly wanders toward Fiaba, a band from Syracuse that is also close to Folk
Metal. Will there be analogies? We shall find out shortly.
Meanwhile, the tracks were recorded live in the studio
with just a few overdubs, in order to keep as unchanged as possible the power
and authenticity of this uncompromising music.
This is a concept album: a story, perhaps even an
ephemeral one, of a group of small-town youths who hang out at a macero (for
their own "amusement"), reaching it by bicycle and moped; yet at the
same time, it is profound and rich in symbolism hidden between the lines, which
I leave for you to discover during the listening experience. Heavy Metal takes
care of the rest!
And speaking of music, it kicks off with “Warlord”, a
title that intentionally contrasts with the bucolic setting of the album,
playing on the irony of the "warlord" brought into the context of
provincial life. “The bike ride at sunset towards the macero with headphones
blasting Heavy Metal (Helloween) and a hand-painted T-shirt”. An epic start
with a massive riff that carries a 70s flair, a gallop amidst broken drum
patterns and plenty of raw energy. They remind me a bit of the Scottish band
Holocaust… Magoni's raspy voice does the rest.
When Vade Aratro play, they have fun, and you can
appreciate it in every single passage, which at times even verges into Prog due
to its structural ambition. This is also the case with “Uovo Di Pietra”, which
describes the stones resting on the edge of the macero, once used to submerge
the hemp rafts. Hard to stand still while listening.
Among the longest tracks on the album is “Nel Tempo
Della Canapa”, spanning well over six minutes of music. Plenty of tempo changes
that forcefully lean into Folk Metal, along with a playful “na, na, na” that
quickly sticks in your mind. A dip into the past, when grandmother used to tell
stories about the hardship of harvesting, alongside other historical snapshots
of life.
And speaking of history, memories surface of summer
days spent during youth diving among the vegetation, followed by embers and
dark water; the narrative unfolds in “Che Il Bagno Migliore Si Fa Nello
Stagno”. The rhythm is a gritty, spinning Rocker that highlights the magnificent
chemistry among the three musicians.
Halfway through the listen, the piano enters for a
ballad building up in sonic intensity: “Fifty” tells of futuristic visions
occurring while gazing into a moped's rearview mirror. The composition is
well-crafted and full of emotional resonance.
The guitar roars back to life with “Arare Il Mare”,
featuring a syncopated rhythm and inevitable headbanging. Here lies the
tenacity of chasing an impossible dream.
No less impressive is “Il Ragazzo Con La Giacca Rossa”,
a memory dedicated to a schoolmate who passed away tragically.
With “Il Recinto Dei Morti”, we immerse ourselves in a
context as dark as it is fascinating: hanging around a graveyard at night,
reading the ancient and peculiar names of the deceased… And then, an encounter
with an old man. Folk returns in the intro, alongside bursts of Punk: an
intricate track and the perfect soundtrack to the event. The journey continues
grinding miles with “Panzer”, a German tank sunk into the mud of the macero.
And as often happens, dulcis in fundo, “Le Rane Di San
Lorenzo”, the longest piece on the album lasting nearly seven minutes, where
Vade Aratro lay all their cards on the table. For this writer, the finest
moment of the entire concept. Meticulous in its details and sudden mood shifts,
it captures the croaking of frogs with eyes turned toward the stars.
And the connection with Fiaba? It is indeed there, and
I notice it especially in the Folk Metal contexts.
Hop on your bicycle, kick-start your moped, and let yourselves
be carried away by the rhythm of Vade Aratro. “I Racconti Del Macero” is a
little masterpiece of sonic craftsmanship that will make you smile, reflect,
and headbang among the couch grass. If you are looking for professionalism,
heart, and that touch of good old-fashioned madness, this is the album of the
year. Take note and dive into the pond; in the meantime… Hats
off!
P.S. I wrote this review all in one breath, just as
they recorded the album, precisely so as not to lose those raw first impressions
and to relish its sincerity. MS
giovedì 3 settembre 2026
Marco "Zeus" Marchetti
MARCO “ZEUS” MARCHETTI – Sea Lands
DistroKid
Genere: Rock Progressivo
Supporto: Digital / Bandcamp – 2026
Marco
"Zeus" Marchetti è un chitarrista, compositore e polistrumentista
italiano noto principalmente per la sua attività nel panorama Rock Progressivo
e nella musica strumentale d'atmosfera. Spesso associato a progetti di ampio
respiro concettuale, Marchetti unisce una spiccata perizia tecnica a una
sensibilità compositiva che predilige la narrazione sonora. Le sue strutture
melodiche attingono tanto dal sinfonismo Prog (Genesis, Steve Hackett, Camel)
quanto dal Folk acustico e dalla Fusion moderna. La sua cifra stilistica
risiede nel dialogo costante tra strumenti acustici e chitarre elettriche
sostenute, utilizzate per creare veri e propri paesaggi sonori. L’artista definisce
il suo genere/stile come “Emotional Landscape” (paesaggi sonori ed emozionali),
con l'intento di evocare immagini e suggestioni visive attraverso la sola
musica.
L'album
“Sea Lands” si presenta come un viaggio concettuale ed esplorativo legato
all'elemento marittimo, alle rotte verso terre inesplorate e alla solitudine
del marinaio. Con una durata complessiva snella ma priva di momenti riempitivi,
il disco fonde Folk, Progressive Rock e delicate sfumature ambientali.
Ne
è subito prova la title track “Sea Lands”, composizione basata soprattutto
sulla chitarra elettrica e con un dolce momento finale di piano, un vero e
proprio scatto fotografico del paesaggio marino da cui scaturiscono serenità e
bellezza.
“Terra
Australis” ha un ritmo sostenuto ma mai invasivo, d'altronde una delle
caratteristiche della musica di Marchetti è proprio la calma, in cui si
evincono le lezioni del passato, specialmente quelle dei Camel.
Le
onde si infrangono sulla spiaggia in “Pacific Waves”, brano al limite del Funky
dove la chitarra introduce inizialmente il refrain per poi lasciare il ruolo di
protagoniste alle tastiere. Non manca, comunque, un assolo di chitarra tecnico
ma mai autoreferenziale.
La
protagonista resta infatti la melodia, apprezzabile maggiormente nell’ottima
“The Sailor”. Piccole schegge Neo Prog si affacciano di tanto in tanto, mentre
l’andamento si mantiene pacato e riflessivo.
Il
ritmo sale in “Kangaroo”, traccia dal sound spiccatamente anni ’80, altro
tassello in cui tastiere e chitarra dialogano senza mai togliersi spazio a
vicenda.
Nel
mare ci si imbatte persino in un delfino nero, a cui Marchetti dà forma sonora
in “Black Dolphin”, uno dei momenti migliori dell’intero album. All’ascolto si
ha la sensazione che la chitarra dia voce effettiva al mammifero, rilasciando
di tanto in tanto una sorta di sibilo.
La
chiusura spetta a “Sea Lands Reprise”, una perfetta chiusura del cerchio in cui
le atmosfere diventano cinematiche grazie all’uso di tastiere evocative.
In
appena venticinque minuti, “Sea Lands” riesce a condensare un’esperienza
d’ascolto immersiva e priva di fronzoli, confermando l'attitudine di Marco
"Zeus" Marchetti per la creazione di veri e propri paesaggi
emozionali. Rinunciando alla parola cantata per affidarsi completamente al
potere narrativo del suono, l'album si adagia con equilibrio tra le sfumature
della chitarra Rock e la fascinazione per l'ignoto, offrendo un viaggio sonoro
breve ma denso di atmosfera. Un ascolto consigliato a chi ama perdersi in
territori musicali contemplativi e a chi cerca nella musica strumentale una
colonna sonora per le proprie rotte interiori. Tanta serenità. MS
MARCO
“ZEUS” MARCHETTI – Sea Lands
DistroKid
Genre: Progressive Rock
Format: Digital / Bandcamp – 2026
Marco "Zeus" Marchetti is an Italian
guitarist, composer, and multi-instrumentalist known primarily for his work in
the Progressive Rock scene and in atmospheric instrumental music. Often
associated with wide-ranging conceptual projects, Marchetti combines remarkable
technical skill with a compositional sensitivity that favors sonic
storytelling. His melodic structures draw as much from Prog symphonism
(Genesis, Steve Hackett, Camel) as they do from acoustic Folk and modern
Fusion. His stylistic hallmark lies in the constant dialogue between acoustic
instruments and sustained electric guitars, used to craft true soundscapes. The
artist defines his genre/style as “Emotional Landscape,” with the intent of
evoking images and visual suggestions through music alone.
The album “Sea Lands” presents itself as a conceptual
and exploratory journey tied to the maritime element, to routes toward
uncharted lands, and to the loneliness of the sailor. With a lean overall
duration that is completely free of filler, the record blends Folk, Progressive
Rock, and delicate ambient nuances.
Immediate proof of this is the title track “Sea
Lands”, a composition based mainly on the electric guitar and featuring a sweet
piano moment at the end: a true snapshot of the marine landscape from which
serenity and beauty spring forth.
“Terra Australis” has a sustained yet never intrusive
rhythm; after all, one of the characteristics of Marchetti's music is precisely
a sense of calm, in which lessons from the past clearly emerge, especially
those of Camel.
The waves crash onto the beach in “Pacific Waves”, a
track bordering on Funky where the guitar initially introduces the refrain
before leaving center stage to the keyboards. However, there is no shortage of
a technical yet never self-indulgent guitar solo.
Indeed, melody remains the true protagonist, best
appreciated in the excellent “The Sailor”. Small splinters of Neo-Prog surface
from time to time, while the pace remains calm and reflective throughout.
The tempo picks up in “Kangaroo”, a track with a
distinctly '80s sound, another piece where keyboards and guitar engage in a
dialogue without ever crowding each other out.
In the sea, one even encounters a black dolphin, to
which Marchetti gives musical form in “Black Dolphin”, one of the finest
moments of the entire album. Upon listening, one gets the feeling that the
guitar gives actual voice to the mammal, releasing a sort of hiss every now and
then.
The closing falls to “Sea Lands Reprise”, a perfect
full-circle moment where the atmospheres turn cinematic thanks to the use of
evocative keyboards.
In just twenty-five minutes, “Sea Lands” manages to
condense an immersive and no-frills listening experience, confirming Marco
"Zeus" Marchetti's knack for creating true emotional landscapes. By
renouncing the sung word to rely entirely on the narrative power of sound, the
album settles comfortably between the nuances of Rock guitar and the
fascination with the unknown, offering a brief yet atmosphere-dense musical
journey. Highly recommended for those who love getting lost in contemplative
musical territories and for anyone seeking a soundtrack for their inner
journeys within instrumental music. Much serenity. MS
mercoledì 2 settembre 2026
Felona E Sorona - La storia
FELONA E SORONA
Orme - 1973
La Lotta fra il bene e il male
La storia di Felona e Sorona dei lagunari Le Orme è ricca di aneddoti ma soprattutto di spontaneità. Un concept sorprendente anche per gli artisti stessi, i quali non si aspettavano un successo del genere da un album che a loro detta è stato scritto quasi di getto. Le Orme fanno parte del fatidico trio di Prog Italiano per eccellenza, infatti, quando si dice Prog in Italia s’intendono immediatamente la Premiata Forneria Marconi, il Banco Del Mutuo Soccorso e quindi Le Orme. La critica tuttavia, non ha mai riservato un amore viscerale nei confronti del trio - Pagliuca (tastiere) Tagliapietra (basso, chitarra) e De Rossi (batteria) -, spaccandosi in due fazioni, relegandoli spesso al terzo posto in classifica di gradimento fra i suddetti big. Il successo del quarantacinque giri Gioco Di Bimba, tratto dal fortunato Uomo Di Pezza (Philips – 1972), è stato per Le Orme un’arma a doppio taglio, fornendogli il successo della grande platea ma al tempo stesso distaccandoli da quella che è l’élite della musica colta, mai propensa alla scena commerciale di per sé. Nulla di più sbagliato, perché Le Orme hanno composto negli anni brani di elevata caratura sia tecnica che melodica, un connubio perfetto che ha spinto nel tempo molte persone ad avvicinarsi a questo genere musicale. Spesso sono stati paragonati agli Emerson Lake & Palmer, ma questo superficialmente, soltanto perché visti come trio, in realtà Tagliapietra (rilasciandomi un’intervista per il sito web ROCK IMPRESSIONS nel 2008), mi confessa che fra i loro punti di riferimento si trovano piuttosto i meno fortunati Quatermass.
Bissare un successo come quello di Uomo Di Pezza non è semplice, e come si dice spesso, il ferro va battuto quando è caldo quindi il trio si getta anima e corpo nella stesura di questo nuovo album. C’è volontà di far vedere agli ascoltatori che a tutti gli effetti loro sono una band di Rock Progressivo, ecco dunque la scelta di un concept album dove l’insieme dei brani fa si che tutto il lato risulti come un pezzo unico, la cosiddetta suite tanto amata dai Prog fans. Va sottolineato che Felona e Sorona chiude la loro trilogia di album iniziata nel 1971 con Collage (Philips) e proseguita con il fortunato e già citato album Uomo Di Pezza (Philips – 1972). Storica la copertina del disco, con un dipinto del mantovano Lanfranco Frigeri intitolato I Pianeti Del Sogno rappresentante un uomo e una donna che lasciano adito a differenti interpretazioni. Frigeri è considerato uno dei padri del surrealismo italiano. Non meno importante è la produzione per mano di Gian Piero Reverberi. Felona e Sorona nasce e prende forma tra i viaggi, le cene e i Soundcheck nel tour del 1972 fatto assieme a Peter Hammill, in quel periodo fresco di scissione dai Van Der Graaf Generator.
Il leader della band inglese, che ha il compito di aprire i concerti a Le Orme, resta impressionato dai movimenti di questa lunga suite tanto da pensare di farne una versione in lingua inglese per poi proporla a Tony Stratton-Smith della prestigiosa etichetta Charisma Records. Di certo entrare nel mercato del Regno Unito è premio ambito da tutti i musicisti italiani, e per fortuna il sogno si realizza, tanto da realizzare ben quindici concerti in due settimane, Marquee Club compreso. Venendo al concept vero e proprio, Felona e Sorona come detto, sono due pianeti che girano nello stesso spazio ma inconsapevoli dell’esistenza l’uno dell’altro oltretutto distanti anni luce. Felona è ridente e solare, ricco di pace e amore, con bolle che aleggiano nel vento, un posto dove la serenità vive sovrana. Sorona (da sorrow, nome suggerito da Hammill che in italiano si traduce in “tristezza”) invece è piccolo, oscuro, e triste. Qui gli abitanti in uno stato abulico-vegetativo, girano senza sorriso come fantasmi. Ma in verità e a sorpresa, il grande protagonista della storia è Dio, o meglio l’Essere Supremo che regna nell’universo, esso purtroppo si sente ignorato dagli abitanti di Felona, i quali sembrano non interessarsi più alla sua esistenza, felici e contenti dell’egoistica situazione. Ed è così che l’onnipotente sceglie di porre lo sguardo di luce divina anche a Sorona sottraendola proprio al pianeta gemello. Tutto ciò fa si che non regni mai la tranquillità per entrambi, perché la luce di uno sarà inesorabilmente il buio per l’altro.
Il lato A del vinile narra Felona, suite composta da quattro movimenti a iniziare da Sospesi Nell’Incredibile, dove le tastiere di Pagliuca colloquiano con la ritmica ricercata di Dei Rossi. Sin dalle prime note s’intuisce la suddetta volontà della band di essere considerata a tutti gli effetti Progressive Rock. Regna nel pezzo enfasi in un crescendo che si stoppa su un giro armonico classicheggiante. Ed ecco giungere la bella e soave voce di Aldo Tagliapietra a narrare le vicissitudini del concept. L’ambiente bucolico è ben descritto nelle strofe E quando nasce l’alba sopra il mondo si sparge intorno alito di vita, le foglie color miele ne assorbono il calore. Rullate vigorose di batteria supportano le tastiere elettroniche mentre le atmosfere fanno viaggiare l’ascoltatore nel cosmo a occhi aperti. Raro riscontrare su un album registrato in studio un assolo di batteria seppur breve, qui ne sussiste un caso, il quale conduce a Felona. La felicità sgorga non soltanto dalle parole dei testi ma anche nel suono di campane. L’andamento da filastrocca con il quale è composto ,fa ritornare alla memoria il fortunato brano del 1972 Gioco Di Bimba.
"Una luce chiara si affaccia lentamente offre la visione di grandi bolle bianche… Non ci son segreti nelle sfere trasparenti, si specchiano nell’aria si contagiano la gioia, limpidi e sereni volano i pensieri le donne le cicale discorrono d’amore".
La facilità con cui il trio trova soluzioni orecchiabili al limite del Pop inteso come brano commerciale è sorprendente, così la capacità di incastonarlo in un contesto di musica sperimentale. Tutto sembra apparentemente semplice ma, in effetti, se si analizza con attenzione, ancora una volta siamo al cospetto di ricercatezza. Altro breve frangente sonoro è il quasi ecclesiastico La Solitudine Di Chi Protegge Il Mondo. Il Supremo esclama: "Qui sovrana ormai è la serenità. Non c’è nessuno che ha più bisogno di me". Ed ecco dunque arrivare L’Equilibrio grazie al volgere dello sguardo verso Sorona, e per un attimo i due pianeti si equivalgono, uno perde luce, l’altro la riceve. Brano muscolare in cui Le Orme mettono sul tavolo tutte le carte a disposizione. Splendida la conclusione con l’affermazione di Dio: "Io rivolgerò lo sguardo verso chi aspetta un gesto mio per dare un senso alla sua vita". Note sgocciolate da un pianoforte fanno da suggello alla parola “vita” sostenuta dalla cristallina voce di Tagliapietra.
A questo punto lo splendido rito del giradischi ci costringe a girare la facciata nel lato B dove si parla di Sorona, suite suddivisa in cinque movimenti. Ed è proprio il pianeta oscuro a iniziare le danze che si fanno immediatamente cupe con la descrizione del suolo abitativo, esso è spettrale composto di terra grigia, nere paludi, aride canne ingiallite e vecchie città in oblio avvolte da una densa nebbia. Ovviamente anche la musica si basa su sonorità grevi, mentre Aldo intercala lentamente le parole donando al verso una pesantezza ulteriore. Ed ecco l’Attesa Inerte della luce divina, la ritmica batte come un cuore agitato e ansioso degli eventi, Un’improvvisa luce s’avvicina… Ora è qui.
Ritratto Di Un Mattino è il brano che mette d’accordo tutti, sia gli amanti della canzone che della ricerca, splendide le vocalità con cui vengono narrate le parole: La felicità non puoi trovarla in te ma nell’amore che agli altri un giorno darai. La musica apre a un nuovo mondo di speranza, all’ascolto sembra quasi di sentire il tepore del sole batterci sul volto, mentre occhi abituati all’oscurità si stringono per non far entrare tutta di una volta troppa fastidiosa luce. Per un istante, giusto quello che intercorre nello spostamento dello sguardo del Divino fra un pianeta e l’altro, le vite di entrambi si equivalgono ma non dura molto tempo, mentre Sorona esulta, Felona inizia il lento declino. A breve l’equilibrio finisce. La conclusione è affidata al pezzo strumentale Ritorno Al Nulla, pesantemente drammatico, inesorabilmente ripetitivo come un macigno rotolante in un loop sonoro dove la batteria ricopre un ruolo nuovamente fondamentale. L’opera cosmica è conclusa e lascia dentro l’ascoltatore una sensazione di completezza e sazietà. In definitiva la morale di Felona e Sorona è quella di un cerchio che si chiude, il classico cerchio della vita, dove noi semplici umani siamo sempre in attesa di un nuovo giorno.
Il 1973 per il Progressive Rock italiano è
un anno importante, fatto di grandi album realizzati attraverso le
immaginazioni, le inventive, il coraggio di osare ma soprattutto dell’essere
noi stessi, perché l’individuo è entità a sé stante. Tutto questo porta a una
sana competizione nell’arte e a risultati oltre che variegati anche
sorprendenti, ed è il caso di Felona e
Sorona, opera fra le vette più alte della musica italiana in senso
generale. MS
FELONA E SORONA
Le Orme -
1973
The Struggle Between Good and Evil
By Massimo Salari
The
story behind Felona e Sorona by
the Venetian group Le Orme is rich in anecdotes, but above all, in spontaneity.
It is a concept album that surprised even the artists themselves, who did not
expect such success from a record that, by their own account, was written
almost on the spot. Le Orme are part of the quintessential trio of Italian
Prog; indeed, when speaking of Prog in Italy, one immediately thinks of
Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, and Le Orme. Critics,
however, never reserved a deep affection for the trio—Pagliuca (keyboards),
Tagliapietra (bass, guitar), and Dei Rossi (drums)—splitting into two factions
and often relegating them to third place in popularity behind the
aforementioned heavyweights. The success of the single Gioco di Bimba, taken from the fortunate Uomo di Pezza (Philips – 1972),
was a double-edged sword for Le Orme: it granted them mainstream popularity
while distancing them from the elite of highbrow music, which was never
inclined toward the commercial scene. Nothing could be further from the truth,
as Le Orme composed songs over the years of high technical and melodic
caliber—a perfect blend that prompted many people to approach this musical
genre over time. They were often compared to Emerson, Lake & Palmer, but
only superficially because they were a trio. In reality, Tagliapietra confessed
(in an interview given to the website ROCK IMPRESSIONS in 2008) that their
reference points included the less fortunate Quatermass instead.
Repeating a success like Uomo di Pezza was no easy feat. As the saying goes, you must strike while the iron is hot, so the trio threw themselves heart and soul into writing this new album. There was a desire to show listeners that they were, in every sense, a Progressive Rock band. Hence, the choice of a concept album where the tracks flow seamlessly, making the entire side feel like a single piece—the beloved suite so cherished by Prog fans. It should be noted that Felona e Sorona closes their trilogy of albums that began in 1971 with Collage (Philips) and continued with the fortunate, previously mentioned Uomo di Pezza (Philips – 1972). The album cover is historic, featuring a painting by the Mantuan artist Lanfranco Frigeri titled I Pianeti del Sogno ("The Planets of Dreams"), portraying a man and a woman that leaves room for various interpretations. Frigeri is considered one of the fathers of Italian Surrealism. Equally important was the production by Gian Piero Reverberi. Felona e Sorona took shape during travels, dinners, and soundchecks on their 1972 tour alongside Peter Hammill, who had recently split from Van der Graaf Generator at the time.
The
leader of the English band, tasked with opening concerts for Le Orme, was so
impressed by the movements of this long suite that he considered creating an
English-language version to pitch to Tony Stratton-Smith of the prestigious
Charisma Records label. Entering the UK market was certainly a coveted prize
for any Italian musician, and fortunately, the dream came true, leading to
fifteen concerts in two weeks, including a date at the Marquee Club. As for the
concept itself, Felona e Sorona,
as mentioned, are two planets orbiting the same space, unaware of each other's
existence and light-years apart. Felona is bright and sunny, rich in peace and
love, with bubbles floating in the wind—a place where serenity reigns supreme.
Sorona (from sorrow, a name
suggested by Hammill), on the other hand, is small, dark, and sad. Here, the
inhabitants wander around in an abulic, vegetative state without smiles, like
ghosts. Yet, surprisingly, the true protagonist of the story is God—or rather,
the Supreme Being who reigns over the universe. Unfortunately, he feels ignored
by the inhabitants of Felona, who no longer seem to care about his existence,
happy and content in their selfish state. Thus, the Almighty chooses to turn
his gaze of divine light toward Sorona, taking it away from its twin planet.
Consequently, tranquility never reigns for both at the same time, because the
light of one inevitably means darkness for the other.
Side A
of the vinyl tells the story of Felona,
a suite composed of four movements, starting with Sospesi nell’Incredibile, where Pagliuca's keyboards
converse with Dei Rossi's refined rhythm section. From the very first notes,
one senses the band's desire to be considered Progressive Rock in every
respect. Emphasis reigns in a crescendo that pauses on a classical harmonic
progression. Then comes the beautiful, soft voice of Aldo Tagliapietra,
recounting the events of the concept. The bucolic environment is vividly described
in the lines: "And when dawn
rises over the world, the breath of life spreads around, the honey-colored
leaves absorb its warmth." Vigorous drum rolls support the electronic
keyboards while the atmosphere allows the listener to travel through the cosmos
with open eyes. It is rare to find a drum solo—even a brief one—on a studio
album, but here is an instance that leads directly into Felona. Happiness flows not only from the lyrics but
also from the chime of bells. Its nursery-rhyme structure recalls the
successful 1972 track Gioco di
Bimba.
"A bright light slowly emerges,
offering the sight of large white bubbles... There are no secrets in the
transparent spheres, they mirror each other in the air, spreading joy; clear
and serene, thoughts fly, women and cicadas speak of love."
The
ease with which the trio finds catchy solutions on the verge of commercial Pop
is surprising, as is their ability to embed them within an experimental music
context. Everything appears simple on the surface, but upon careful analysis,
refined craftsmanship is once again evident. Another brief musical
passage is the almost ecclesiastical La Solitudine di Chi Protegge il Mondo. The Supreme Being exclaims: "Here, serenity reigns supreme
now. There is no one who needs me anymore." And so comes L’Equilibrio, thanks to God
turning his gaze toward Sorona. For a moment, the two planets are equalized—one
loses light, the other receives it. It is a muscular track in which Le Orme lay
all their cards on the table. The conclusion is splendid, with God's statement:
"I will turn my gaze toward
those waiting for a gesture of mine to give meaning to their life."
Dripping piano notes seal the word "life," sustained by
Tagliapietra's crystal-clear vocals.
At
this point, the splendid ritual of the turntable forces us to flip to Side B,
which focuses on Sorona, a
suite divided into five movements. It is the dark planet itself that begins the
proceedings, which immediately turn somber with the description of its terrain:
a spectral land composed of gray earth, black swamps, barren yellowed reeds,
and forgotten old cities shrouded in dense fog. Naturally, the music is
grounded in heavy sounds, while Aldo slowly interlaces the words, giving the
verse an even heavier weight. Then comes L’Attesa Inerte for divine light; the rhythm beats
like an anxious heart expecting events: "A sudden light approaches... Now it is here."
Ritratto di un Mattino is the track that satisfies
everyone—both lovers of traditional songs and experimental searchers alike. The
vocals carrying the words are splendid: "Happiness cannot be found within yourself, but in
the love you will one day give to others." The music opens up to a new
world of hope; listening to it feels almost like feeling the sun's warmth on
your face, while eyes accustomed to darkness squint to avoid taking in too much
harsh light all at once. For an instant—just the moment it takes for the Divine
gaze to shift between planets—the lives of both are equal, but it does not last
long. As Sorona rejoices, Felona begins its slow decline. Soon, the balance
ends. The conclusion is entrusted to the instrumental track Ritorno al Nulla, heavily
dramatic and relentlessly repetitive like a boulder rolling in a sound loop
where the drums once again play a fundamental role. The cosmic work is
complete, leaving the listener with a feeling of completeness and satisfaction.
Ultimately, the moral of Felona
e Sorona is that of a full circle—the classic circle of life, where we
simple humans are always waiting for a new day.
For Italian Progressive Rock, 1973 was an important year, filled with great albums created through imagination, inventiveness, the courage to dare, and above all, being true to oneself, because the individual is a standalone entity. All of this led to healthy competition in art and results that were as varied as they were surprising. Such is the case with Felona e Sorona, a work that stands among the highest peaks of Italian music in general. MS
martedì 1 settembre 2026
Quando il Prog ha incontrato l'AOR e il Pop
QUANDO IL PROG HA INCONTRATO L'AOR E IL POP
All’alba
degli anni ’80, il panorama musicale mondiale si ritrovò profondamente mutato.
L’esplosione del Punk prima e della New Wave poi imponeva un imperativo
immediato, quello di semplificare, asciugare, andare al punto. Per i giganti
del Rock Progressivo, abituati a suite da venti minuti, tempi dispari ed
escursioni sinfoniche, si aprì un bivio fondamentale, quello di rimanere ancorati alla
propria identità originale a rischio di marginalizzazione, oppure ridisegnare
la propria formula sonora per adattarsi alla radiofonia moderna e al mercato
americano.
La
transizione non è stata un processo omogeneo, ma si è declinata attraverso
diverse sfumature creative e strategiche, per esempio, commercialmente
parlando, i Genesis con l'uscita di “Duke” (1980) e soprattutto “Abacab”
(1981),
hanno operato una delle transizioni più di successo della storia del Rock.
Riducendo le strutture complesse a favore di incastri ritmici lineari, synth
pop raffinato e ganci melodici immediati. La band tuttavia ha conquistato le
classifiche globali senza perdere l'eleganza compositiva. Anche a livello
lirico sono state abbandonate le metafore surreali e le narrazioni mitologiche
di Gabriel, perchè i testi di Phil Collins si sono focalizzati sulle relazioni
interpersonali e su dinamiche emotive quotidiane.
L'uso
della drum machine (la celebre Roland CR-78 su “Duchess”) e l'adozione del
suono asciutto delle tastiere e dei synth anni '80 (Prophet-5 e Synclavier)
hanno sostituito le stratificazioni di Mellotron e chitarre acustiche a 12
corde. Il risultato è un suono essenziale, pulsante e privo di orpelli.
L'innesto
AOR
Nel
1982, l'esordio omonimo degli Asia (formati da membri di Yes, King Crimson, ELP
e The Buggles) ha ridefinito il concetto di "Arena Rock". Brani come “Heat
Of The Moment” hanno preso il virtuosismo e la perizia tecnica del prog e li
hanno compressi in formato radiofonico da quattro minuti.
Poi
ci fu anche la modernizzazione sonora di una delle band icone del Prog, ossia
gli Yes. L'album “90125” (1983) e il singolo “Owner Of A
Lonely Heart”, guidati dalla produzione innovativa di Trevor Horn e dalle
chitarre di Trevor Rabin, hanno dimostrato come il marchio Yes potesse essere
proiettato nel Pop Rock moderno mantenendo una spiccata complessità negli
arrangiamenti vocali e di studio.
Dal punto di vista
economico, la svolta si è rivelata vincente. I tour negli stadi, i videoclip su
MTV e la vendita di milioni di copie hanno garantito la sopravvivenza
finanziaria e la rilevanza globale di formazioni che rischiavano l'estinzione
commerciale.
Ma
la critica e il pubblico storicamente si dividono: I
detrattori hanno accusato le band di aver sacrificato la ricerca formale, la
sperimentazione e la complessità lirica sull'altare del successo commerciale.
I
sostenitori evidenziano come scrivere Pop o AOR di classe richieda un'enorme
perizia arrangiativa. Concentrare il talento di musicisti straordinari entro i
confini della forma-canzone ha spesso prodotto capolavori di efficienza ed
eleganza sonora.
Da
sottolineare comunque che chi si è adoperato negli anni ’80 in questo percorso,
ancora oggi suona, mentre altri non propensi a questo tipo di operazione, sono
spariti. Ciò conferma che anche nella musica vale la teoria di Darwin: “Non è
la specie più forte a sopravvivere, ma quella più pronta al cambiamento”.
La
transizione tra anni '70 e '80 non è stata quindi una semplice resa al mercato,
ma un momento di profonda trasformazione del linguaggio Rock, i cui echi sono
rintracciabili ancora oggi nella produzione di molte band contemporanee. MS
Versione Inglese:
WHEN PROG MET AOR AND POP















