Speciale - Änglagård
Gli
Änglagård sono una delle colonne portanti del Progressive Rock moderno. Nati in
Svezia all'inizio degli anni '90, sono accreditati per aver letteralmente
"salvato" o comunque rivitalizzato il genere sinfonico in un'epoca
dominata dal Grunge e dal Pop sintetico di quel periodo.
Mentre
il Neo Prog di Marillion, IQ, Pendragon e altri ha ridato attenzione al genere
nei primi anni ’80 puntando su sonorità Pink Floyd, Genesis e Camel su tutti,
questa seconda ondata ha punti di riferimento quali King Crimson e Genesis.
La
band si è formata a Stoccolma nel 1991 su iniziativa di Tord Lindman (chitarra
e voce) e Johan Högberg (basso). La loro missione era chiara: recuperare l'estetica
e la complessità del Prog classico degli anni '70 ma con un'attitudine più
scura, dinamica e tipicamente scandinava.
Il
nome Änglagård significa "Corte degli Angeli" (o "Fattoria degli
Angeli"), tratto da un celebre film svedese dell'epoca.
Sono
famosi per il loro rifiuto categorico delle sonorità digitali degli anni
'80/'90. Il loro arsenale include:
Mellotron,
usato in modo massiccio per creare tappeti orchestrali spettrali.
Organo
Hammond e Moog, per un suono caldo e organico, mentre il flauto traverso, suonato
da Anna Holmgren, aggiunge un tocco pastorale e folcloristico.
La
sezione ritmica è aggressiva, caratterizzata dal basso Rickenbacker
"distorto" di Johan Brand e dalla batteria iper-tecnica di Mattias
Olsson.
La
musica proposta è un alternarsi estremo di momenti bucolici e delicati e
esplosioni sonore quasi Heavy, con continui cambi di tempo e strutture non
lineari.
Nonostante
vari cambi di line-up e lunghi periodi di inattività, il nucleo storico rimane
il cuore pulsante del progetto.
Ad oggi, i membri principali sono:
Johan
Brand (Högberg): Basso e pedali Taurus.
Jonas
Engdegård: Chitarre.
Mattias
Olsson: Batteria e percussioni (rientrato stabilmente dopo alcuni anni di
assenza).
Anna
Holmgren: Flauto e sassofono.
Oskar
Forsberg / Staffan Lindroth: Nuovi innesti ai fiati e alle tastiere che
completano la formazione live degli ultimi anni.
Hybris
(Mellotronen - 1992)
È
considerato un capolavoro assoluto del Prog mondiale. Contiene solo quattro
tracce (più una bonus nella riedizione) di durata epica.
Il
disco dimostra che è ancora possibile scrivere musica complessa e sinfonica con
strumenti vintage senza risultare datati.
Fra
tutti i brani spicca “Jordrök”, un tour de force strumentale che definisce
perfettamente il loro stile. I continui cambi di tempo
(poliritmie) e il dialogo serrato tra il flauto di Anna Holmgren e le chitarre
distorte sono l’anima della composizione Non c'è canto, la musica narra una
storia di mutamento stagionale e geologico.
In
“Vandringar I Vilsenhet (Vagabondaggi in Tempo d'Inverno)” appare la voce di
Tord Lindman (in svedese), usata quasi come uno strumento aggiunto, mai per
dominare la scena. È il brano più folk e pastorale, con
sezioni che ricordano la musica da camera, per poi sfociare in sezioni di
tastiere che sembrano uscite da “In The Court Of The Crimson King”.
“Ifrån
Klarhet Till Klarhet (Di Chiarezza in Chiarezza)” è
il brano più "breve" ma forse il più dinamico. Mattias Olsson alla
batteria non tiene quasi mai un tempo standard, ma commenta ogni nota con
percussioni creative e un uso magistrale dei piatti.
Il
gran finale spetta a “Kung Bore (Re Inverno)”, una suite che alterna momenti di
estrema violenza sonora a pause di silenzio quasi religioso. Il finale è una
delle progressioni più epiche del genere, dove il Mellotron (il suono degli
archi campionati su nastro) crea un muro sonoro immenso che sembra crollare su
se stesso. Senza questo album, probabilmente non avremmo avuto l'esplosione del
Prog scandinavo moderno (Anekdoten, Landberk) e forse persino l'evoluzione Prog
degli Opeth (Mikael Åkerfeldt è un fan dichiarato della band) sarebbe stata
diversa. Nella riedizione del 2003 e in quelle successive, è
stata aggiunta una traccia bonus intitolata “Gånglåt från Knapptibble”, un
brano più ritmato e quasi "ballabile" (per i loro standard)
registrato durante le stesse sessioni.
Hybris
(Mellotronen - 1992)
Epilog
(Exergy Music -1994)
Il
secondo album è interamente strumentale. È maggiormente introspettivo, oscuro e
atmosferico rispetto al debutto, con una forte influenza della musica classica
e del folklore svedese.
È
un album fondamentale perchè profondamente diverso dal suo predecessore. Se con
il primo disco gli Änglagård volevano dimostrare di saper suonare "più Prog
dei classici", con “Epilog” hanno cercato una voce puramente artistica,
slegata da ogni canone.
Qui
la band decide di eliminare le voci di Tord Lindman (che infatti lasciò il
gruppo poco dopo) per lasciare che fossero solo gli strumenti a parlare.
Il
suono è più asciutto e cristallino rispetto a “Hybris”, ogni nota di flauto e
ogni vibrazione delle corde del basso sono isolate in un vuoto quasi spettrale.
I
brani più importanti sono:
“Høstsejd
(Incantesimo d'Autunno)” dove si passa da momenti di solitudine assoluta (un
flauto solitario, un violoncello) a muri di suono orchestrali creati dal
Mellotron che sembrano descrivere il crollo di una montagna.
Qui
la batteria di Mattias Olsson diventa quasi percussione orchestrale, usando
xilofoni e glockenspiel per arricchire la trama sonora.
In
“Rösten (La Voce)”, nonostante il titolo, non c'è traccia di canto umano. È un
brano angosciante, quasi "horror" in certi passaggi, che esplora
l'uso del silenzio come strumento musicale. I cambi di tempo sono repentini e
destabilizzanti.
“Sista
Somrar (Ultime Estati)” è probabilmente il brano più malinconico. La melodia principale
è struggente e mette in luce il lato melodico della band, pur mantenendo quella
struttura a "incastro" tipica del loro stile.
In
“Epilog”, l'influenza dei compositori del Nord Europa come Grieg o Sibelius è
molto più marcata rispetto a quella dei King Crimson. Qui la band ha
collaborato con veri musicisti d'arco (violino, viola, violoncello), fondendo
il Rock con la musica colta in modo così simbiotico che è difficile distinguere
dove finisca l'uno e inizi l'altra. Johan
Brand utilizza il basso in modo ancora più "pieno", riempiendo i
vuoti lasciati dalla mancanza della voce con linee melodiche che guidano
l'intero album.
Il
titolo non fu scelto a caso. La tensione creativa e la fatica monumentale per
comporre e registrare musica di questa complessità portarono la band allo
sfinimento. Poco dopo la pubblicazione di Epilog e un'apparizione leggendaria
al festival Progfest a Los Angeles (documentata nel live Buried Alive), gli
Änglagård si sciolsero.
Per
quasi vent'anni, “Epilog” è rimasto il loro testamento: un disco ostico, che
richiede molti ascolti per essere compreso, ma che premia l'ascoltatore con una
profondità emotiva che pochi altri album prog hanno mai raggiunto.
Epilog
(Exergy Music -1994)
Viljans
Öga (Änglagård Records - 2012)
Dopo
quasi vent'anni di silenzio (interrotti solo da brevi reunion live), la band
torna con un terzo disco inaspettato. Nonostante il tempo
trascorso, la band è riuscita nell'impresa quasi impossibile di riprendere
esattamente da dove aveva lasciato, ma con una maturità esecutiva e una qualità
di registrazione nettamente superiori. La band decide di
proseguire sulla strada tracciata da “Epilog”, rendendo l'album completamente
strumentale.
Pur
essendo registrato con tecnologie moderne, il gruppo ha preteso l'uso esclusivo
di strumenti vintage. Il risultato è un suono cristallino dove ogni dettaglio
(e ce ne sono a migliaia) emerge con una chiarezza mai sentita prima.Gli
arrangiamenti sono diventati ancora più "verticali", non ci sono solo
chitarra, basso e batteria, ma un fitto intreccio di fiati, archi e percussioni
esotiche.
L'album
si articola in quattro lunghe composizioni, ognuna delle quali è un labirinto
sonoro.
“Ur
Vilande (Dal Riposo)” ha il titolo programmatico, la band in
effetti si risveglia dal lungo letargo. L'inizio è delicato, quasi cameristico,
ma evolve in una sezione ritmica sincopata che ricorda i Gentle Giant più
estremi. Il finale è un crescendo di Mellotron che toglie il fiato, una sorta
di "bentornati" trionfale.
“Sorgmantel
(Mantello di Lutto / Vanessa Antiopa) “
Il
titolo svedese si riferisce a una specie di farfalla, ma in realtà evoca
immagini funebri.
Può
considerarsi il brano più malinconico e tipicamente "scandinavo". Qui
il flauto di Anna Holmgren e il violoncello creano trame struggenti, interrotte
da improvvise fiammate di chitarra elettrica che mantengono alta la tensione.
“Snårdom
(Regno dei Rovi)” E’il pezzo più aggressivo e caotico dell'album, qui il lavoro
di Mattias Olsson alla batteria è semplicemente fuori scala. Utilizza una
quantità enorme di percussioni (campanelli, gong, legni) rendendo il brano
quasi una pièce di musica contemporanea prestata al Rock.
Conclude
in un finale dinamico e a tratti quasi "grottesco" e teatrale “Lusta
Dansar (La Lussuria Danza)” giocando molto sui contrasti tra il
"pieno" e il "vuoto". Ci sono momenti di silenzio assoluto
seguiti da esplosioni orchestrali che mettono alla prova qualsiasi impianto
Hi-Fi.
La
produzione è moderna ma il cuore resta analogico.
L'album
è stato votato come miglior disco Prog del 2012 da quasi tutte le testate
specializzate mondiali. È un'opera che non concede nulla alla commerciabilità:
non ci sono ritornelli, non ci sono tempi facili. È pura esplorazione sonora
che richiede (e merita) decine di ascolti per essere svelata interamente.
La
copertina, che raffigura una sorta di struttura organica/boschiva, riflette
perfettamente la musica: intricata, naturale e leggermente inquietante.
Viljans
Öga (Änglagård Records - 2012)
Nel 1996 registrano il live “Buried Alive”
e nel 2014 “Prog På Svenska - Live In
Japan”.
Per finire, gli Änglagård non sono una band da "sottofondo", richiedono un ascolto attivo e attento. Se amate le atmosfere di “In The Court Of The Crimson King” dei King Crimson o la complessità dei primi Genesis, ma cercate qualcosa di più malinconico e moderno, sono un ascolto obbligato. MS
Versione Inglese:













