I Miei Libri
sabato 29 gennaio 2022
Sintesi Del Viaggio Di Es
SINTESI DEL VIAGGIO DI ES – Gli Alberi Di Stravropol
lunedì 24 gennaio 2022
Intervista Kult Underground
INTERVISTA KULT UNDERGROUND
Grazie a Davide Riccio e a KULT UNDERGROUND per questa bella intervista.
http://kultunderground.org/art/40444/
martedì 18 gennaio 2022
Rastroni
RASTRONI – Anime Da Frutto
Angapp
Genere: Rock Psichedelico,
Indie-Rock, Progressive
Supporto: mp3 – 2021
Ma
cosa ho ascoltato?
Scusate
il modo non convenzionale di iniziare una recensione, ma davvero resto basito.
Taglio subito la testa al toro dicendo che “Anime Da Frutto” è un nuovo “Orfeo
9”, ma anche no. Dico che è psichedelia, ma anche no. Un cantautore che suona
alla Porcupine Tree, ma no. Punti di congiunzione con il Fabio Zuffanti solista
ne ho intravisti, ma… Sono confuso. Suoni anni ’70 e moderni allo stesso
momento, Hammond e altro compreso. Un nuovo Tito Schipa Jr.?
Testi
alla “Felona E Sorona” (Orme) che parlano di due mondi, una metrica lirica che
spesso è slegata dalla musica perché le parole possono essere lette anche da
sole, senza ascoltare i suoni. Un racconto vero e proprio, ma le sorprese non
sono finite. Su You Tube potete godere dell’intero album completamente visivo
come un film! No, non voglio confondervi, è la verità.
L’autore
di cotanta creatività è Antonio Rafaschieri, in arte Rastroni. Proveniente dal
gruppo Pop Rock Wide, Rafaschieri nasce nel 1987 a Bari ed è matematico oltre
che musicista. Attualmente fa parte del duo Gestalt Finale con Enrico Ghedi dei Timoria.
Questo
viaggio allucinante conduce il protagonista ad alternarsi su due pianeti, Anima
e Terra fra prese e perdite di coscienza. La psichedelia sonora sottolinea le
visioni lisergiche e durante il percorso incontra sentimenti, il Caso che gli
parla, il paradiso, fino a sentirsi un profeta con un faccia a faccia finale
con se stesso.
Per
la realizzazione di “Anime Da Frutto” Rastroni si coadiuva di ben venti
musicisti, ma la formazione base è composta da lui (voce, chitarra, synth),
Davide Fumai (tastiere), Giovanni Monopoli (basso, synth) e Saverio Pastore
(batteria, chitarra). Tredici le tracce per poco più di tre quarti d’ora di
musica. Il primo ascolto mi è volato in una maniera inattesa, le canzoni unite
fra loro anche attraverso una narrazione sembrano creare un’unica e lunga
suite. Ecco quindi un altro fattore che porta a catalogare il disco nel settore
del Rock Progressivo. Lo è a tutti gli effetti, cambi umorali e di ritmo, di
genere, in parole povere un vero e proprio caleidoscopio sonoro.
“Un
Pianeta Vergine” è un intro narrato che conduce al vero primo brano intitolato “Corri”.
Noterete da subito la strana metrica lirica per il motivo di cui sopra, mentre
la voce richiama quella del già citato Tito Schipa Jr. Vincente il ritornello
che s’intermezza a sonorità psichedeliche, ma non dimentichiamo il soggetto,
ossia che Rastroni è un cantautore. I cori in sottofondo gettano l’ascoltatore
nel mondo degli anni ’70, mentre l’assolo di chitarra ci riporta ai giorni d’oggi.
Le tastiere ricoprono un ruolo importante donando potenza al brano.
Non
voglio spoilerare tutto l’album, perché di sorprese ce ne sono a ogni angolo
del percorso, tuttavia tengo a sottolineare gli interventi di sax che
arricchiscono l’enfasi della narrazione, come in “Dalla Prima Lettera Del
Telecomandante”, canzone molto Porcupine Tree style. Personalmente resto
affascinato da “Bagagli”, dalla sua pacatezza e dagli arrangiamenti, qui con la
tromba in sordina.
Mai
come con quest’album mi sono trovato in difficoltà a recensire, perché è
davvero un contenitore di suoni e soluzioni astruse che alla fine potrei
riassumere nel termine Progressive Rock.
Rastroni
è un grande cantautore con forte personalità e dalle mille idee, impossibile
ignorarlo, sarebbe davvero un vero e proprio delitto alla cultura. MS
hanno collaborato:
Luca
Antonazzo (sax
tenore in 6.) Donny Balice (tromba
in 5.) Daniela Capriati (voce in 1.)
Marco Capriati (batteria in 7.) Mario Coccioli (basso elettrico in 10.)
Alfredo Colella (voce in 4. e 10.) Marco De Bellis (drum machine in 7.) Manrico De Iacovo (basso elettrico in
5. e 7.) Giorgio Distante (tromba in
10.) Giuseppe Fallacara (aka Glanko) (drum
machine e synth in 11.) Antonio Flores (violino
elettrico in 7.) Beppe Garavelli (batteria
in 12.) Roberto Gernone (aka Bob Wild
Deer) (flauto in 7.) Valerio Guido (drum
machine in 7.) Leonardo Lamacchia (voce
in 3.) Gigi Lorusso (chitarra
elettrica in 4.) Gianvito Novielli (guitar
design in 12.) Davide Palagiano (basso
elettrico in 6.) Gianni Pollex (voce
in 2. e 11.) Mirko Priore (basso
elettrico in 12.) Fabio Properzi (percussioni
ed engineering in 10.) Alessandro Ragno (sax
tenore in 4.) Giulia Riboli (theremin
in 10.) Ylenia Tattoli (aka Carillon.C) (voce
in 13.)
prodotto
e mixato da Antonio Rafaschieri
post-prodotto
da Eleven
Mastering
illustrazioni
di Lilly
Antonacci (@lilyartillustration)
realizzazione
grafica Simone
De Venuto (@monakodeve)
sabato 15 gennaio 2022
Aparticle
APARTICLE - The Glamour Tapes
Ritmo & Blu Records
Genere: Jazz Rock
Supporto: Digitale – 2002
Il
Jazz è un linguaggio universale, dove molti artisti si incontrano e scambiano
le proprie conoscenze. L’improvvisazione fa del genere un viatico importante
per la relazionalità, l’esperienza, l’amore per la musica, un mettersi a nudo e
mostrare le sensazioni che si provano all’istante, e quando ciò accade
attraverso quattro anime distinte assume un valore particolare, a seconda dei
caratteri dei strumentisti. Le alchimie dunque sono molteplici e mutano di
volta in volta in base a chi si relaziona. Nel caso dei Aparticle i
protagonisti si chiamano Cristiano Arcelli (sax contralto), Michele Bonifati (chitarra),
Giulio Stermieri (tastiere) e Ermanno Baron (batteria) e si formano nel 2017. Registrano
in studio due album, “Bulbs” nel 2018, e “The Glamour Action” nel 2020. “The
Glamour Tapes” non è altro che la rivisitazione del disco “The Glamour Action”,
arricchita da nuovi interventi di carattere vintage.
Cristiano
Arcelli, Michele Bonifati, Giulio Stermieri e Ermanno Baron sono artisti noti nel campo del Jazz, se
vogliamo possiamo quindi appellare Aparticle un supergruppo. Bonifati diplomato
con lode in “Discipline Musicali Jazz” presso il Biennio del Conservatorio
“Arrigo Boito” di Parma si è esibito in platee importanti come l’EFG London
Jazz Festival, Ashkenaz Festival (Toronto, Canada), Foligno Young Jazz, Opus
Jazz Club (Budapest) e moltissime altre. Stermieri è considerato fra i
tastieristi migliori del Jazzit Awards, dal 2011 al 2014. Arcelli ha composto
per l’Italian Jazz Orchestra, l’Orchestra Bruno Maderna, Orchestra da Camera di
Mantova, e la Bangkok Symphony Orchestra. Baron annovera moltissime
collaborazioni fra le quali Antonello Salis, Frank Tiberi, Marcello Allulli,
David Binney, Ada Montellanico, Gianni Gebbia, Giovanni Falzone, Francesco
Bearzatti, Shane Endsley, Ohad Talmor, Roberto Bellatalla, Brad Shepik,
Fabrizio Bosso solo per fare qualche nome.
Tre
i brani contenuti ad iniziare da “The Glamour Tapes Part 1”. Immediati i deja
vù all’ascolto, ecco passare nella mente band anni ’70 come Perigeo, Area, Arti
& Mestieri, Agorà, Bella Band etc. L’improvvisazione proposta lascia
incantati perché si denota una forte intesa fra i componenti e molta
elettricità. Praticamente rispetto “The Glamour Action” siamo al cospetto di
nuove composizioni che testimoniano una continua ricerca collettiva. La
chitarra elettrica è spesso protagonista mentre la ritmica è attenta e attraverso
passaggi astrusi riesce sempre a sottolineare il linguaggio proposto, come una
sorta di evidenziatore. Spesso sembrano parlare fra di loro più che suonare,
tanta è l’intimità che si crea attraverso i suoni. Il sax contribuisce in
maniera indispensabile, proprio qui si avverte l’alchimia in cui gli Aparticle
risiedono.
Ma
non ci sono soltanto richiami vintage, il Jazz in certi istanti sembra non
avere tempo, aleggia in un limbo comunque noto a tutto il pubblico amante di
questa musica.
Come
in una sorta di suite “progressiva”, il brano si districa fra cambi di tempo ed
umorali davvero importanti, avvicinando al prodotto anche un altro tipo di
pubblico, quello del Rock Progressive e soprattutto della Scuola Di Canterbury.
I
brani che seguono si intitolano “The Glamour Tapes Part 2” e “The Glamour Tapes
Part3”, sempre immessi nei binari ora descritti.
In
conclusione la musica non è solo arte , ma soprattutto è condivisione e io
ruberei indegnamente la frase del grande Giorgio Gaber per aggiungere che “la
libertà è partecipazione”. MS
Luca Di Gennaro
LUCA DI GENNARO – The 2nd Coming
Lion Music
Genere: Progressive Metal –
Virtuoso
Supporto: Digitale – 2022
Per
l’Italia la musica è importante, lo spirito del popolo ne trae giovamento
dall’innata giovialità. Notoriamente siamo molto legati a questa musa sin dai
tempi antichi, basta già leggere la storia dell’impero romano per fare un
esempio. Siamo autori di opere, tanto da farci invidiare dal mondo intero.
Perché questo preambolo? Perché chi non crede a queste potenzialità innate sono
solamente e paradossalmente i governi stessi, i quali relegano gli artisti e la
musica a un mestiere di serie B. Poco considerati i musicisti in questo periodo
di restrizioni si barcamenano come possono, trovando molte difficoltà ad
adempiere proprio lavoro. Ma lo spirito è sempre alto, proprio perché siamo
italiani. Non ci buttiamo giù di morale e a risposta di cotanta infamia si controbatte
con la creatività. Internet ci giunge d’aiuto per la diffusione della musica,
certo non è mai come andare a vedere un concerto, ma perlomeno ci si diletta
all’ascolto e all’acquisto.
Il
genere Metal Progressive Italiano da noi è seguito in maniera non proprio
approfondita, perché abbiamo questo difetto, quello di essere esterofili,
pensiamo sempre che ciò che viene da fuori sia sempre migliore di quello che
sappiamo fare. Sbagliatissimo, in casa abbiamo artisti che sanno creare questa
musica e anche con tecnica sopraffina oltre che possessori di un gusto per la
melodia che è innato e incastonato nel DNA dell’italiano, se vogliamo possiamo
anche chiamarla solarità. Personalmente ho scritto un libro enciclopedico al
riguardo, “Metal Progressive Italiano” (Arcana), ma il seguito è stato
pressoché nullo a testimonianza proprio di quanto ho riportato in questo
preambolo con giusta causa. I like di facebook sono soltanto fumo e falsità,
siamo seriamente nei guai culturalmente
parlando.
Il
nome Luca Di Gennaro sicuramente non è nuovo a chi invece segue il Metal
Progressive Italiano, tastierista della band Soul Secret, Di Gennaro inizia a
scrivere canzoni nel 2009 per poi metterle da parte. Nel corso degli anni il
risultato è “The 2nd Coming”, album formato da otto canzoni fra le quali spicca
la suite title track. L’asticella della difficoltà si alza ulteriormente quando
un disco è completamente strumentale, quindi Metal Prog Italiano addirittura
strumentale e sperimentale, oggi come oggi è quasi un suicidio a detta di molti
critici, non per gli amanti del genere che invece gridano al miracolo e godono
a ragione di questa musica. Guarda caso è proprio la prestigiosa casa
discografica Lion Music ad accaparrarsi il lavoro dell’artista napoletano.
In
questo viaggio sonoro Di Gennaro si coadiuva di special guest del calibro di
Alfonso Mocerino (batteria), David Wise (sax), Maria Barbieri (chitarra), Stefano
Festinese (chitarra), e Frank Cavezza (chitarra).
Il
brano che apre il disco è proprio il singolo “Chasing Next”, sonorità moderne
ed elettroniche si accasano in quel modulo sperimentato molto negli anni ’80
anche nella new wave. Le soluzioni scelte propendono verso un Progressive Rock
corale e roboante. Il suono avvolge l’ascoltatore lasciandolo estasiato da così
tante sonorità che giungono da ogni dove. La breve e barocca “The Spiteful
Lair” introduce a “Shannon Tree” dal sapore Neo Prog. Il movimento potrebbe
benissimo risiedere nella discografia di Clive Nolan (Pendragon, Arena, etc.).
Il piano apre “Into The Rainfall” e l’anima dell’artista esce a nudo nella raffinata
eleganza esaltata dal sax di David Wise. Si alza il ritmo in “Route 24”, qui il
Metal Prog è più evidente, forte delle fughe nei tasti d’avorio. “Climb”
nell’intro porta la fantasia di chi ascolta in fredde lande, dove ci sono altri
tastieristi come Erik Norlander e Vitalij Kuprij ad attenderci. I suoni
ricercati sono molto interessanti e donano all’ascolto quella nota caratteriale
in più. Le gradevoli melodie di “A Rose In The Sand” evidenziano nuovamente le
caratteristiche del musicista che non si risparmia di certo nel ricercare
soluzioni mai banali. Ma come spesso si dice, dulcis in fundo, la title track
ha al proprio interno tre assolo di chitarra pregevoli per opera dei già
nominati Maria Barbieri, Stefano Festinese e Frank Cavezza.
Vorrei
spendere anche una parola per l’artwork sempre per opera di Luca Di Gennaro, la
mantide religiosa che guarda una città capitanata da monoliti di natura aliena è
angosciante ma anche intrisa di un velo di speranza, una seconda venuta, o una
nuova possibilità?
Come
avrete avuto modo di vedere non ho accostato Di Gennaro a nessun ex o
tastierista dei Dream Theater, come solitamente accade in questi casi, proprio
perché la nostra solarità già da me declamata in precedenza questi signori non l’hanno,
Luca di Gennaro sì. E come disse il Marchese Del Grillo interpretato dal grande
Alberto Sordi: “Mi dispiace, io so io e voi non siete un cazzo”. MS
venerdì 7 gennaio 2022
Apogee
APOGEE
– The Blessing And The Curse
Progressive
Promotion Records
Distribuzione:
G.T. Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2021
La
Germania sembra essere un fiume in piena riguardo il filone Rock Progressivo,
ma questo non soltanto negli ultimi anni, ciò accade da decenni. Hanno sempre
avuto la capacità di aggiornarsi, oltre che creare musica dalle soluzioni
innovative. Se andiamo ad analizzare ad esempio gli anni ’80 e ’90 noteremo
parecchie formazioni ricche di buone idee, tanto da essere collocate nel genere
Crossover Prog, una su tutte i Versus X, band del polistrumentista Arne Schäfer.
L’ultima loro realizzazione è datata 2008 con l’ottimo “Primordial Ocean” (Musea).
Parallelamente ai Versus X, Schäfer crea un suo progetto solista dal nome
Apogee con il quale debutta nell’anno 1995 con “The Border Of Awareness”
(Musea). Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, Apogee rilascia una
nutrita scia di album, ben dieci e tutti di buona fattura. La tecnica è sempre
a disposizione della melodia, certo immancabili sono i numerosi cambi umorali e
di ritmo come il genere esige, ma il tutto è relegato al senso di gradevolezza.
I punti di riferimento sono circa gli stessi di chi ha amato il genere negli
anni ’70, ossia nel momento del massimo splendore, quindi fra le note si
possono godere richiami ai Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Yes, ELP etc.
L’undicesimo
album targato Apogee s’intitola “The Blessing And The Curse” ed è composto di
cinque canzoni tutte mini suite di circa quindici minuti, questo per rilevare quanto
sono immersi nel Progressive Rock. Sto parlando in plurale proprio perché Arne
Schäfer si coadiuva dell’aiuto dell’oramai fido Eberhard Graef alla batteria.
Sia
l’artwork, sia il libretto al proprio interno sono curati con testi finalmente
ben leggibili, il tutto sempre per opera del tuttofare Arne Schäfer.
Il
disco si apre con “Out Of Control”, la musica è un viaggio sonoro dalle tinte
pastello, la tavolozza Apogee è intrisa di molti colori, ma quelli che ricoprono
la chitarra sono davvero i migliori. Ogni passaggio è un ricordo, gli anni ’70
sono fortemente presenti, anche se la volontà di sorprendere è sempre e
comunque dietro l’angolo. Un flauto arricchisce l’inizio di “Congealing
Ground”, mentre la voce posata e mai forzata tesse scene barocche. Passaggi Neo
Prog fanno capolino, le tastiere non sono solamente da supporto ma vere e
proprie colonne portanti. Personalmente mi ricordano suoni scandinavi
riconducibili a band quali Anglagard e Sinkadus su tutte. L’alchimia funziona,
a testimonianza depone la canzone che è già finita, quattordici minuti sono
sembrati cinque.
“Hard
To See” si apre con un lungo intro strumentale per poi giungere al cantato
semplice e diretto, a seguire si aleggia sul territorio IQ. Arie distese fanno
viaggiare la fantasia, la musica si alterna e lascia l’ascoltatore sempre con
l’attenzione accesa, questa in effetti è la magia del Progressive Rock. Con
“The Inspiring Tune” e la conclusiva “The Blessing And The Curse” il livello
sale maggiormente e alla fine del tutto si ha la sensazione di appagamento.
Il
Progressive Rock è questo, chi ama la musica ed ha la pazienza di sedersi ad
ascoltare, ha di che godere, se poi ci aggiungiamo anche una buona qualità di
registrazione allora è bingo! In conclusione gli Apogee proseguono il loro
cammino senza mai inciampare, se non li conoscete già ascoltateli. MS
DeaR
DEAR
– Out Of Africa
Music
Force
Distribuzione: Egea Music
Genere: Cantautore
Supporto: cd – 2021
Dietro
al nome DeaR c’è Davide Riccio. Torino è città intrigante per l’arte e
argomentazioni, come Genova riesce a sfornare una lista molto lunga di artisti
in ambito musicale. Probabilmente esistono alcune alchimie che senza un vero e
proprio perché vanno a tessere un legame uomo-cttà-arte davvero marcato. La
ricerca e la sperimentazione, non sempre sono di facile apprendimento per tutto
il tipo di pubblico, ma l’artista vero, si sa, è colui che esprime soltanto ciò
che pensa e senza compromessi. In fin dei conti la musica è sempre un
linguaggio, c’è chi l’ha dotto, chi superficiale. Ascoltando “Out Of Africa” si
viene immersi dentro centinaia di differenti sensazioni. Immaginate voi di
avere un album di figure in bianco e nero, quello che prendevamo da bambini per
poi colorarne l’interno, ecco, questa è la sensazione che si prova durante l’ascolto.
Un’interazione fra ascoltatore e artista.
“Out
Of Africa è un disco molto lungo, oltre che il titolo di un famoso film
americano del 1985, al limite della capienza stessa di un cd che si aggira
attorno agli 80 minuti e poco meno. Diciannove tracce tutte differenti l’una
dall’altra per un viaggio sonoro accattivante da gustare in tutta rilassatezza.
Si apre con il country di “Halfaway To You”, la chitarra slide ha un fascino
tutto suo, così la voce profonda di Riccio. Percussioni ed elettronica
avvolgono l’ascolto iniziale in “Go Back And Get It (Sankofa) e l’Africa si
palesa nella nostra immaginazione con l’inserimento delle coralità tribali. La
title track “Out Of Africa” coinvolge e ci spara un tramonto africano in piena
faccia, quasi nel fissarlo a cecarne la vista. Gli arrangiamenti sono uno dei
punti di forza della musica di DeaR. Sale ulteriormente il ritmo nella calda
“Highlife”, questa volta il territorio si aggira maggiormente attorno alla
semplice formula canzone e non nascondo un sentore di anni ’80.
“I
Am From Babylon” è quasi dance nell’atteggiamento, profonda e ricercata anche
nell’espressione dei testi. DeaR gioca molto con la doppia voce, quella normale
e una di alcuni toni più bassa sovrapposta. Maggiormente nervosa “Sayings”,
anche in questo caso le ritmiche di tamburi giocano un ruolo fondamentale. “Far
Are The Shades Of Arabia” è pacata e avvolgente, mostrante un differente lato
dell’artista. Qui la musica è minimale e raggiunge immediatamente l’obbiettivo
di penetrare dentro l’ascoltatore in maniera seducente. Ritmica elettronica in
“Tigritude”, brano dance anni ’80 a dimostrazione della poliedricità del
compositore. Un'altra sorpresa giunge dalla breve “Abra Zebra Cadabra”,
strumentale che trasporta la fantasia in piena savana, ma è solo un istante,
perché la ripartenza nel mondo della dance è immediata attraverso “What’s Done
Is Done”. Riccio più che cantare narra ed interpreta i propri brani in maniera
spesso anche cantilenante. Il viaggio prosegue nella seconda strumentale
“Mozambique”, altro cambio di stile, questa volta in un contesto maggiormente
altolocato, dove la musica diventa elegante in giacca e cravatta. E via verso
il Reggae con “Bring About A Change”, ma non quello di matrice giamaicana,
bensì quello bianco che ha saputo ben rappresentare la band inglese UB40.
Barriti di elefanti ci vengono incontro in “Heathen And Hell (The Preacher)”,
canzone narrata fra ritmiche afro e disco, un mix divertente che rende difficile l’immobilità durante l’ascolto. Serve un
altro momento di pacatezza e questa ce la fornisce il piano di “Habanera”,
l’artista sa bene come dosare le sonorità per rendere il lavoro scorrevole e
mai noioso. “The Half Lost” gioca con la musica attraverso cori ed
arrangiamenti importanti, mentre “Love Of The Solitude” è una semplice canzone
che mostra il lato più standard di DeaR. Voce e piano per “Song Of A Man Who
Has Come Through”, altro momento riflessivo e profondo per poi cambiare ritmo
ed arruffianarsi ulteriormente all’ascoltatore. Intelligente l’uso dell’insieme
che risulta notevolmente gradevole all’ascolto. Chitarra acustica e uno sguardo
al mondo del Folk con sussurrato coro femminile nel brano “No Words Again”,
mentre la chiusura viene affidata a ”In The Beginning (A Pigmy Prayer)”, qui
addirittura si spazia nella psichedelia.
Ho
detto tutto, credo che siate consapevoli della proposta sonora del progetto
DeaR, un vero caleidoscopio fatto di suoni e colori, davvero molta carne al
fuoco. La musica è un mondo speciale dove le sorprese non finiscono mai, per
fortuna… MS
Max Casali
MAX CASALI - St3rzo
Music Force
Distribuzione: Egea Music
Genere: Cantautore
Supporto: cd 2021
Quando
fuoriesce il termine “cantautore”, la mente inevitabilmente va a ritroso nel
tempo incollando il termine su chi spesso con la propria chitarra ha raccontato
storie del proprio tempo. Chi con ironia chi con saggezza, con rabbia oppure
semplicemente con amore, tutti i cantautori hanno narrato gli eventi. Gli anni
’70 soprattutto ce ne hanno forniti a centinaia. Oggi gli argomenti sociali per
un cantautore sono davvero numerosi, viviamo un mondo pieno di eventi sia
negativi che positivi. La tecnologia ci ha portati a correre e spesso
diventiamo superficiali proprio per questo. Bombardati da notizie continue probabilmente
non riusciamo a digerire il tutto, ma questo è pane per un cantautore. I tempi
moderni lo hanno reso un artista raro, il genere è di fatto poco considerato (basta
guardare le classifiche delle vendite per capirlo), e ciò se ci pensiamo bene è
strano.
Questa
introduzione ha lo scopo di accendere almeno la curiosità di voi che state
leggendo nei confronti di un genere che meriterebbe di più. Un piccolo
approfondimento quindi è necessario, si può iniziare da Max Casali, cantautore
compositore e attento critico musicale.
L’ironia
di Max oltre che contagiosa è estremamente palese, “St3rzo” con la “E”
rovesciata sta a indicare il terzo lavoro in studio dell’artista.
Come
il genere insegna, nell’album composto di dodici canzoni ed una bonus track, ce
ne sono per tutti: denunce sociali, problemi italici e molto altro, il tutto
sempre con garbo e intelligenza, ma soprattutto ironia, quella che hanno le
persone intelligenti.
Nel
disco vi sono due ospiti importanti, il polistrumentista e music-maker Valerio
Carboni (Masini, Amoroso, Finardi, Nek, Stadio ed altri ancora) e Andrea
“Zanna” Zannoni come produttore artistico e co-arrangiatore. Mi sento di
spendere una parola per l’artwork, molto semplice ma esaustivo, con i testi dei
brani e delle immagini a supporto di ogni singola canzone, questo è anche
essere cantautore, ossia dare visione alle parole per renderle ancora di più
ficcanti.
I
tempi cambiano, la tecnologia avanza, ma la noia prevale su molti ragazzi di
oggi, questo è l’argomento del primo brano intitolato “Segnali Di Noi(A)”. Un
monito per non cadere nella droga. Il lato musicale è molto semplice, delicato
e bene arrangiato con interventi di piano e una fisarmonica. Lo stile è rivolto
agli anni ’70 e non poteva essere differente, quando si ha sete si cerca
l’acqua. Resto felicemente colpito dall’argomento del secondo brano, ossia
l’arte dello sminuire la scrittura. Oggi i social hanno fatto più danni della
grandine, sappiamo bene che molti italiani sanno insegnare l’ignoranza e Max
Casali tratta l’argomento con intelligenza e schiettezza. Il pezzo s’intitola
“Contenudi”. Il tono sale così il ritmo, distanziandosi da certi stilemi del
genere. Sul personaggio Arsenio Lupin invece sappiamo tutti molto, il famoso
ladro è anche il titolo del terzo brano dell’album. Qui lo stile cambia
nuovamente, ritmo gitano, una ballata che sa quasi di taranta, per darvi un
esempio c’è molto dei Modena City
Ramblers, precisamente quelli de “I Cento Passi”. Altra piaga sociale del
momento è il bullismo, Casali in “Bulli E Rupe” tratta l’argomento con
riflessioni narrate sopra accordi di chitarra acustica ed un piano che supporta
a loop il tutto. Rimanendo nei tempi moderni non si può non parlare dei leoni
da tastiera e del mondo del web paragonato dall’artista ad un vero e proprio
Far West, anzi un “Far Web”. La gente è li dietro pronta a sbranarti, nella
tela del web. Particolare la metrica lirica che il cantautore spesso adopera,
fuori da certe regole e canoni, come sapeva fare in alcune canzoni il grande
Ivan Graziani, ad esempio in “Scappo Di Casa”. Altra piaga sociale prettamente
italica è il malfunzionamento della giustizia e delle sue interminabili
tempistiche, argomento di “Di Stra-Foro”, certo che essere italiani oggi è
davvero un impresa, non è vita ma sopravvivenza.
Vogliamo entrare nel mondo della politica? In “Il De(re)litto Perfetto”
l’andamento delle cose è palese, un quadro sconfortante di cui tutti noi siamo
consapevoli. Tutto ciò porta l’uomo ad ingegnarsi, e a sua volta a cercare di
fregare il sistema, ecco quindi ad esempio il furbetto del cartellino in
azione. Tutte le canzoni hanno un loro perché, lo si evince anche dai titoli,
“Non So Perché”, “Tanto Pubblico”, “Manipolazione”, “Il Resto Manc(i)a”, e
“Alla Resa Dei Ponti”. La bonus track è “Popolo Di Maghi” tratta dall’album del
2018 “Secondo A... Nessuno!” (Terre Sommerse).
Mi
piace questo modo d’ intendere oggi il cantautorato, variare negli stili e nel
tempo, mantenendo intatta l’importanza
dei testi e dei messaggi che l’artista vuole esprimere.
E’
proprio il caso di dire che Max Casali anche questa volta ce l’ha cantate di
santa ragione! MS
Dance Floor Closed
DANCE
FLOOR CLOSED – Top 10
Music
Force
Distribuzione: Egea Music
Genere: Dance/Elettronica
Supporto: cd – 2021
Il
debutto del duo Dance Floor Closed composto da Gianni Mini e Simone Serotti ha
all’interno del disco questa dicitura: “We would like people listen to our
music having fun, as it happened to us while were making it!”, ossia “Vorremmo
che le persone ascoltassero la nostra musica divertendosi, com’è successo a noi
mentre la stavamo realizzando!”. Se vogliamo la recensione potrebbe essere già finita
qui, perché in effetti, in queste poche righe c’è il sunto dell’opera.
Musica
è divertimento ed esso è contagioso, fate caso ad esempio se in una stanza una
persona senza saperne il motivo, cominciasse a ridere a crepapelle, tutte le
persone all’interno si metterebbero a ridere a loro volta senza sapere il
perchè, questo è il vero contagio del divertimento, e accade sempre, anche
nella musica.
“Top
10” è il titolo dell’album che raccoglie in se dieci brani più tre remix e sto
parlando di musica dance elettronica.
Immediatamente
coinvolgente “Count On Me”, il cantato ha un ritornello ruffiano e ben
congeniato, proprio come ascoltavamo in discoteca nei famigerati anni ’80, ma
anche nei ’70, questo è il contesto della successiva “Top Ten”. La chiave
risiede nelle coralità femminili davvero gradevolissime affidate a Elisa
Bisceglia, Francesca Novelli e Barbara Pierucci.
Buona
la voce di Gianni Mini in “Rebel Song”, canzone più ricercata e impegnata se
così si può dire del contesto. Le melodie gradevoli sono in ogni canzone, anche
in “Crazy World” e “Skin”, brani non solo da ballare, ma anche da ascoltare.
“Urban Jungle” ha richiami ai Talk Talk, divertimento si, ma di classe.
Si
alza il ritmo in maniera stroboscopica in “Be White Me”, il ritorno degli anni
’70. Ma la mia preferita è quella che praticamente è fuori contesto, ossia la
ballata “Golde Cage” in stile Simply Red. Qui il duo mostra di saper gestire
ogni tipo di situazione, “Top 10” sarà anche un debutto, ma i Dance Floor
Closed la sanno lunga. Anche “Best Decade” è un sunto di quanto detto sino ad
ora.
Tanto,
ma tanto spasso in questa musica e in questo periodo oscuro della nostra
esistenza posso dire con assoluta
certezza che “Top 10” è semplicemente una finestra di luce aperta in una stanza
buia. Divertiamoci. MS
venerdì 31 dicembre 2021
Speciale 2021 : I dischi Prog italiani
SPECIALE
DISCHI ITALIANI 2021
(Di Massimo Max Salari)
Questo
periodo nefasto dove le restrizioni hanno giocato nell'arte un ruolo assassino,
malgrado tutto ha destato grandi sorprese. In due anni di pandemia, gli artisti
hanno dedicato più tempo ed attenzione alle loro realizzazioni, probabilmente
anche come valvola di sfogo ad una privazione come quella del suonare concerti.
Il 2021 fra stop & go live si è barcamenato in maniera più che decente.
Tante le uscite e mediamente di buona caratura, a dimostrazione di un giovane
vivaio progressivo in fermento. Possiamo dire con certezza che il testimone del
Prog è in buone mani, di sicuro la fiamma è ancora accesa.
In
questo breve speciale vado ad analizzare i dischi che maggiormente mi hanno
colpito e auguro a tutti voi una buona scoperta.
CELESTE - Il Principe Del Regno Perduto
(Mellow Records) (2020/2021)
VOTO: 8
GIUSEPPE SCARAVILLI - The Home Studio
Sessions (Autoproduzione)
Come
accennato nella premessa la pandemia ci ha chiuso in casa, e molti artisti si
sono cimentati in lavori propri. Giuseppe Scaravilli della grande band
siciliana Malibran si diverte a suonare brani musicali con cui è cresciuto e si
è formato, ecco dunque i Jethro Tull, i Pink Floyd, Genesis ma soprattutto i
Van Der Graaf Generator di Peter Hammill qui presenti con quattro canzoni. Un lavoro che mostra le capacità di
Scaravilli e perché no, ci fa passare un ora fra nostalgia e buona musica.
VOTO:
7
INNER PROSPEKT – Canvas Two (Somnus
Media, Ltd)
Una
graditissima sorpresa di questo gruppo romano. Vi lascio i dettagli nella mia
recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/05/inner-prospekt.html
Voto:
7,5
IOSONOUNCANE – Ira (Trovarobato)
Genio?
Pazzia? Sregolatezza? Sicuramente questo è Avant-Prog. Un lavoro monolitico
fatto di due ore di musica fra sperimentazione ed elettronica. Album coraggioso
dove la kosmische musik viene intaccata da innesti di Jazz. Altro passo in
avanti (verso dove poi non si sa, vista l’unicità della proposta) rispetto
“Die” del 2015. Iosonouncane intraprende una nuova strada e a mio avviso
andrebbe premiato per estrosità e capacità.
VOTO:
8.0
NICHELODEON/INSONAR & RELATIVES –
Incidenti, Lo Schianto (Snowdonia)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/09/nichelodeon-insonar-relatives.html
Album
strumentale con rari interventi vocali, in bilico fra Krautrock, Psichedelia, Progressive
Rock, e trip spaziali. Il suggestivo nome è ispirato da un film di fantascienza del 1958. La band
di Milano racchiude nei brani molta suggestione, lasciando l’ascoltatore
stupito e alla fine di tutto l’ascolto anche appesantito da molti suoni
elettrici. Un viaggio consigliato a tutti gli amanti dei generi citati.
VOTO: 6,5
NOISY
DINERS - Princess Of The Allen Keys: The History Of Manto (Videoradio)
Per
I dettagli vi rilascio la recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/05/noisy-diners.html
Voto:
7.0
PENTESILEA ROAD – Pentesilea Road
(Autoproduzione)
La
band, che prende il nome dall'opera “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, è
l’ennesimo debutto di notevole fattura. Oggi come oggi, anche chi si approccia
per la prima volta al mondo discografico non è di certo uno sprovveduto, vuoi
per gli aiuti tecnologici, vuoi per l’esperienza di ascolti, fatto sta che le
sorprese sono sempre dietro l’angolo. Questo è un disco completo, fra Prog
Rock, Metal Prog e influenze Jazz che si lascia ascoltare tutto di un colpo.
Buone le chitarre. Solo un consiglio, magari un pochino alcuni passaggi si
possono scremare per rendere il tutto meno logorroico.
VOTO:
7.0
PIERPAOLO BIBBO’ – Razza Umana (M.P.
& Records)
Ennesimo
bel lavoro del cantautore Prog cagliaritano Pierpaolo Bibbo’. Nel disco si
analizza la società umana immersa in un mondo di insicurezze. Ben si presta la
musica ai testi ricercati. Prog non scontato e comunque sempre legato alle
buone melodie.
VOTO:
7.0
PROMETHEO – Quello Che Rimane
(Autoproduzione)
Carne
per i denti progghettari amanti degli anni ’70, della PFM, Banco Del Mutuo
Soccorso etc.. Rispetto al materiale degli anni passati qui noto una
ricercatezza differente, un attenzione maggiore per i particolari. Un disco ben fatto e gradevole.
VOTO: 7.5
RAVEN
SAD - The Leaf And The Wing (Lizard Records)
Ecco
per me il disco Prog Italiano dell’anno: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/02/raven-sad.html
VOTO:
9.0
STEARICA – Golem 202020 (Monotreme)
Il
trio torinese ritorna con il terzo album da studio. Un disco che sembra essere
una colonna sonora tanto riesce a coinvolgere l’ascoltatore, non a caso il
titolo dell’album è anche quello di un film muto diretto nel 1920 da Carl Boese
e Paul Wegener. Viaggio all’interno dell’io umano, una musica fra lo
psichedelico ed il Prog, perfetto viatico per un momento di estraneazione dal
mondo. Quando ci vuole, ci vuole!
VOTO:
7,5
STRANGER VISONS – Poetica (Pride &
Joy Music/Audioglobe)
Mi
dispiace ripetermi, ma ancora una volta trattasi di notevole debutto. Metal
Prog fatto come si deve, buoni assolo, voce grintosa, belle melodie. In fin dei
conti la semplicità paga sempre e i ragazzi dimostrano già una marcata
personalità.
VOTO:
7,0
ACCAUNO – Punto Di Fuga (Autoproduzione)
Secondo
album per i milanesi Accauno. Il trio formato da Andrea Tosini alla chitarra,
voce solista e testi, Mattia Paneroni al basso e ai cori, e Beppe Pianese alla
batteria e percussioni, si cimenta in un lavoro complesso ma scorrevole. Le
influenze all’interno della musica variano dall’Hard Rock al prog di artisti
come King Crimson o Peter Gabriel. Non disdegnano neppure passaggi nella New
Wave.
Voto:
7.0
ALESSANDRO CORVAGLIA – Out Of The Gate (AMS)
Non
sono certo io a scoprire il grande cantante Alessandro Corvaglia e neppure ve lo
racconto, per questo avete internet e vedrete che sorpresa. Il cantato di
Corvaglia è molto legato al Neo Prog di matrice Marillioniana e “Out Of The
gate” è finalmente il suo primo e meritato album solista. Musica Prog da
gustare senza troppo impegno, ma con grande
gioia.
VOTO: 7.0
AMBIGRAM
– Ambigram (MaRaCash Records)
Nuovo
progetto del batterista Gigi Cavalli Cocchi qui assieme a Francesco Rappacioli
(voce), Beppe Lombardo (chitarra) e Max Marchini (basso). Prog di classe, di
quello che ha fatto la storia assieme a band come PFM & company. In questo
piacevole debutto spicca il nome di Paolo Tofani (Area) nei special guest. Un
solo consiglio, attenzione ad alcuni passaggi vocali.
VOTO:
7,5
ANTICHE PESCHERIE NEL BORGO - Si No
Sabir...Tazir! ('70 "Do Not Forget Them")
Tanta
carica e tanto passato in questo lavoro del nuovo supergruppo formato da
artisti storici come Maurizio Venegoni (Consorzio Acqua Potabile) alle
tastiere, moog, hammond XK3 con Leslie, Alvaro Fella dei Jumbo (voce solista),
Dario Guidotti dei Jumbo (voce, flauto, sassofono), Paolo Doria dei Gamba De
Legn alla chitarra, Enrico Venegoni dei CAP alle tastiere, mellotron. La voce
di Fella con gli anni è migliorata come il buon vino, mentre il disco è davvero
coinvolgente sotto tutti i punti di vista.
VOTO: 8,5
ARCHANGEL
- Third Warning” (AMS Records)
Il
nome Ubi Maior a molti di voi appassionati di Prog italiano sicuramente non
risulterà nuovo. Archangel è il progetto solista del tastierista Gabriele
Manzini. Qui si cammina per sentieri Neo Prog, quindi influenze primi
Marillion, Pendragon, IQ ma anche interventi più recenti di musica ricercata ma
al contempo sempre melodiosa. Bello e scorrevole.
VOTO:7.0
BERNARDO LANZETTI - Horizontal Rain (Dv
More Record)
Voce
inconfondibile, ex Acqua Fragile e PFM, Lanzetti con questo nuovo album mette i
piedi su due staffe, mentre nel passato ha sperimentato con la voce ma al
contempo ha anche realizzato dischi più semplici di facile memorizzazione, qui
nel nuovo “Horizontal Rain” è in una via di mezzo che conferma sia la sua
professionalità che una maturazione invidiabile.
VOTO: 7,5
BLACK
KALMAR SKULL – Rise To Live (Autoproduzione)
Sotto
il moniker Black Kalmar Skull c’è il polistrumentista Zanforlin Matteo. Questa
one man band propone un Metal Prog melodico maggiormente rivolto al Prog che al
Metal. Alcune buone idee di questo album strumentale lasciano il segno nella
mente, ma ancora ci sono numerosi punti da smussare, come nella ritmica un poco
monocorde, tuttavia è un album che raggiunge a pieno la sufficienza.
VOTO: 6,0
BLACKSMITH
TALES - The Dark Presence (Aereostella)
Vi rimando
alla mia recensione:
https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/05/the-blacksmith-tales.html
VOTO:
7,5
CORRADO RUSTICI – Interfulgent (Marquee/autoproduzione)
Ennesimo
centro per il chitarrista produttore Corrado Rustici (Cervello, Nova, Renato
Zero), un disco fresco, armonioso e bene arrangiato. La tecnica sopraffina è a
disposizione della musica e non viceversa. Musica strumentale e liberatoria.
VOTO:
8,0
DANIELE LIVERANI - Incomplete (Autoproduzione)
Ritorna
il polistrumentista degli Empty Tremor ma più conosciuto come la mente dietro i
progetti Genius Rock Opera, Khymera, Twinspirits e Cosmics, Daniele Liverani.
Questa volta trattasi di album cantato e molto melodioso, grazie al piano che
qualche volta richiama alla mente alcuni passaggi alla Supertramp. Un mix fra
Prog e soft Metal, ma non mancano neppure alcune parti alla Queen. La chitarra
è ottima.
VOTO:
7,0
DECEPTION STORE - Pindaric Flights
(MaRaCash Records)
Il
gruppo nasce da un idea di Marco Pantozzi. Gigi Cavalli Cocchi (Ligabue) crede
nella band tanto da fargli anche la copertina del disco e devo dire che ha
fatto proprio bene. Il dna di questa musica risiede in band come PFM, Genesis,
Pink Floyd e Alan Parsons. Bene arrangiata e ben prodotta, si lascia ascoltare
con grande scorrevolezza grazie soprattutto ad alcuni assolo davvero pindarici.
VOTO: 7,5
DRIFTIN’LINE
- Born As Slaves We Die Free (Underground Symphony Records)
Bella
voce che rimanda ai Riverside, così inizio questo breve commento perché fa
piacere di tanto in tanto imbattersi in una buona vocalità. Il progetto si
forma nel 2006 grazie alla volontà di Valerio Città. Bella musica con una
chitarra elettrica ficcante e tecnica al punto giusto. Un Metal Prog ricercato
in bilico con i Porcupine Tree ultimo periodo.
VOTO: 8,0
FUFLUNS
– Refuses (Ma.Ra.Cash Records)
Il
ritorno dei Fufluns prende ispirazione dall’opera di Beppe Corna “Refuses “. Progressive Rock Italiano puro,
Banco e Metamorfosi in cattedra, ennesimo grande album italiano per questo 2021
ricco di belle realizzazioni. Simone Cecchini, cantante de Il Bacio Della
Medusa è in splendida forma.
VOTO:
8,0
GIANCARLO ERRA - Departure Tapes (KSCOPE)
Un
nostro orgoglio accasato alla prestigiosa Kscope, Giancarlo Erra, il leader dei
No Sound si cimenta in questo album solista con le stesse caratteristiche che
lo contraddistingue. Una psichedelia leggiadra in evidente stile Porcupine Tree
primo periodo si palesa anche in questa raccolta di brani. Per chi ha bisogno
di sognare.
VOTO,7,5
HABELARD2 - Copriferro Semantico (Autoproduzione)
Sergio
Caleca è Habelard2 e assieme ad Ettore Salati dei The Watch realizza questo
album che ha materiale del 1979. Prodotto bene e suonato meglio, è il classico
disco che un Prog fans vorrebbe ascoltare tutti i giorni.
VOTO:
7,5
HEADLESS
- Square One (M-Theory Audio)
Goran
Edman ha cantato con Yngwie Malmsteen e John Norum oltre che per lungo tempo
bassista della band Prog Metal olandese Elegy. Il cantante è dunque svedese, ma
la band è italiana, precisamente di Avezzano. Dopo 5 anni dal precedente album
ritornano con il loro garbato Hard Rock tinto di Prog. Il risultato è
piacevole, le canzoni si lasciano apprezzare con semplicità.
VOTO:
7,0
HUNKA
MUNKA - Foreste Interstellari (Black Widow)
Il
ritorno del tastierista varesino Roberto Carlotto soprannominato Hunka Munka.
Nel 1972 ha realizzato un disco storico intitolato “Dedicato a Giovanna G” con
alla chitarra anche un giovane Ivan Graziani. Oggi resta ancora nel suo
cantautorato dalle enormi vene espressive Prog. Piacevole.
VOTO:
7,5
ICE
OF NEPTUNE- Mr. D (Autoproduzione)
Il
trio Ice Of Neptune è italo/Greco e debutta con questo disco dalle forti
influenze Muse. Il cantato è ottimo, così le canzoni sono ben organizzate,
anche se una migliore produzione avrebbe potuto far salire maggiormente il mio
voto.
VOTO:
7,0
IL PORTO DI VENERE - E Pensa Che Mi Meraviglio
Ancora (Ma.Ra.Cash Records)
Maurizio
Di Tollo, Cristiano Roversi, tutti nomi importanti per il nostro nuovo
Progressive Rock Italiano, qui assieme a Stefano Zeni (violino), Marco Remondini
(violoncello, sax), Elisa Minari (basso) e Erik Montanari (chitarra) registrano
questo album degno di nota. Molti i passaggi alla Genesis, ma anche moderni. Un
giusto equilibrio fra passato e presente. Una band stellare per un disco
accattivante.
VOTO:
8,0
KARMAMOI - Room 101(Autoproduzione)
Grande
realtà romana, autrice di cinque dischi tutti di buon livello. La band del
batterista Daniele Giovannoni gioca attraverso passaggi fra passato e presente,
con il Prog anni ’70 rispolverato in nuova veste anche attraverso la musica dei
Porcupine Tree. Interessanti i passaggi strumentali.
VOTO:
8,0
LA CANTINA DI ERMETE - De Rider E De Pianzer
(autoproduzione)
Il
Progressive Folk in questo 2021 sembra avere avuto pochi rappresentanti. Uno
dei pochi sono i storici La Cantina Di Ermete che cantano in dialetto
bergamasco con voce femminile. L’album è una raccolta di loro successi.
Semplice e piacevole.
VOTO:
7,0
MARIPOSA – Interzona (Trovarobato)
Disco
registrato dal vivo con sprazzi di genialità e nonsense. La band bolognese si
aggira nell’ambito dal 1999 ed ha alle spalle una carriera molto interessante.
L’amore per i Gong è tangibile, ma in realtà la musica proposta non è di facile
collocazione.
VOTO:
7,0
BRAVE
NEW WORLDS - Net of Illusions (Autoproduzione)
BNW
è un progetto Progressive Rock, ideato e creato da Fabio Armani, Andrea Fenili
e Luciano Masala. Il corposo doppio cd si ispira alle opere di scrittori di
fantascienza della cosiddetta "new wave" (Philip K. Dick, William
Gibson, Roger Silverberg, Roger Zelazny...) e scritti dello storico Yuval Noah
Harari (da cui è tratto il concetto di rete di illusioni o rete di miti). Nella musica ci sono influenze, Pink Floyd,
Tangerine Dream, e King Crmson su tutti.
VOTO:
7,5
OSANNA - Il Diedro Del Mediterraneo (MaRaCash
Records)
50
anni di una carriera strepitosa e professionale. Una band che non ha bisogno di
presentazioni, un ritorno spettacolare che scalda il cuore.
VOTO:
8,5
PAOLO TOFANI - Indicazioni vol.2 (ExperiMentis
/ Aventino Music)
Vi
rimando alla mia recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/12/paolo-tofani.html
PREMIATA
FORNERIA MARCONI - I Dreamed Of Electric Sheep (Inside Out)
Due versioni
per il dicottesimo album della storica Premiata, una cantata in inglese una in
italiano. Un passo avanti rispetto il precedente Tatoo, la band si sente che è
rodata dopo i terremoti delle defezioni interne. Se questo album fosse stato
registrato da un'altra band sarebbe stato considerato in maniera eccelsa, ma questa è la PFM e come sempre ci
si attende molto. Carino sotto moltissimi aspetti, ma non riesco a dargli più
che una risicata sufficienza.
VOTO:
6 –
OFFICINA F.LLI SERAVALLE – Blecs (Lizard
Records)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/05/officina-flli-seravalle.html
SKE – Insolubilia (Autoproduzione)
Che
album, se la batte con l’uscita dei Raven Sed, non per stile, completamente
differenti, ma per bellezza totale. Qui siamo al cospetto di musica colta come
il Prog desidera essere chiamato. Arrangiamenti super, tastiere in ogni dove,
fiati, stop & go, flauto… un connubio devastante. Grande ritorno questo
della band di Paolo Botta. Geniale.
VOTO:
8,5
SYNDONE
- Kama Sutra (MaRaCash Records)
Aspettavo
questo disco come l’aria. Nico “Nik” Comoglio tastierista e leader della band
non mi ha mai deluso, ha sempre prodotto dischi di classe, con alla base una
storia rispettata e solida. Prog che rende l’italia un orgoglio mondiale. Anche
questa volta non mi ha deluso.
VOTO: 8,0
GIANNI VENTURI – Socrate E’ Morto
(Autoproduzione)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/06/gianni-venturi.html
THE
SAMURAI OF PROG - The White Snake And Other Grimm Tales II (Seacrest Oy)
Una
saga che non delude mai! Un carrozzone pieno di personaggi più o meno storici
del Prog Italiano con tanti ospiti e musica che più Prog non si può! Da non
perdere.
VOTO:
8,0
THE
WATCH - The Art Of Bleeding (Autoproduzione)
Altro
attesissimo ritorno questo dei The Watch, band del cantante Simone Rossetti.
Ancora Genesis, solo Genesis e sempre Genesis, la voce sempre Gabriel, solo
Gabriel e sempre Gabriel.
VOTO:
7,0
WINE
GUARDIAN – Timescape (BM Burning Minds Group - Logic Il Logic Records)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/06/wine-guardian.html
IL TESTAMENTO DEGLI ARCADI – Il Testamento
Degli Arcadi (Lizard Records)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/12/il-testamento-degli-arcadi.html
TONY PAGLIUCA – Rosa Mystica (M.P. &
Records)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/11/tony-pagliuca.html
SAVELLI – ZANOTTI – Italian Kidd (Radici
Music Records / Associazione Le Nuvole)
Rimando
alla recensione: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2021/09/savelli-zanotti.html
DA NOMINARE: Leo Carnicella, Luca Zabbini, Modern Stars, Paola Tagliaferro, Stragenesis, Plenilunio, Rêverie, Stefano Lupo Galifi, Stefano Panunzi, The Apex, The Trip (50 anni di “Caronte”), Tillison Reingold Tiranti, Watershape, Visionoir, Alessandro Monti, Welcome Coffee, Three Generations, Metamorphosis, Time Haven Club, Evership, Loonypark, Nodo Gordiano, Ostinàti, Habitat, Dasia, L’Universo, Il Buco Del Baco, Elisa Montaldo, Accordo Dei Contrari, Mobius Strep, Pensiero Noimade, Gruppo Autonomo Suonatori.