I Miei Libri

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mercoledì 7 ottobre 2026

Tony Carnevale - Beyond Notes

TONY CARNEVALE - Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through Music - The ANORA Method, entra nella Berklee Library

 

 



Laboratori, ricerca, metodo Anora: il poliedrico artista, musicista, compositore e scrittore TONY CARNEVALE entra nella Berklee Library e ci spiega cosa è “Beyond Notes”, una ricerca iniziata in Italia oltre quarant’anni fa. La parola all’autore:

 

 TONY CARNEVALE

Una nuova avventura internazionale per una ricerca sulla Musica, sulla Creatività e sui Processi Formativi

Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through Music, con il sottotitolo The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative Development, è stato ufficialmente catalogato nella Stan Getz Library del Berklee College of Music di Boston.

La presenza di questo libro nella biblioteca di Berklee rappresenta un passaggio importante nel percorso internazionale di una ricerca che nasce in Italia molti anni fa e che, attraverso pubblicazioni, attività formative e divulgative, ha progressivamente fatto emergere, oltre alle innumerevoli altre, una domanda particolare: che cosa succede nell’essere umano prima che il movimento del pensiero non cosciente e l’esperienza psichica ad esso legata diventi suono, nota, forma, composizione, improvvisazione, interpretazione ed eventualmente produzione?

Da questa domanda si è messa in movimento una ricerca che ha portato a Beyond Notes, che oggi entra a far parte di una collezione accademica internazionale dedicata alla musica e diventa disponibile per essere letto, studiato, confrontato, discusso e criticato all'interno di uno dei contesti musicali più conosciuti e considerati al mondo.
Particolarmente significativi, rispetto ai contenuti del volume, sono anche i Subject Headings con i quali il libro è stato indicizzato nel catalogo:
Music - Psychological aspects
Music - Instruction and study


Due indicazioni bibliografiche che intercettano aspetti centrali della ricerca sviluppata nel libro: la dimensione psicologica e psicodinamica dell'esperienza musicale e quella relativa alla formazione, all'apprendimento e allo sviluppo della persona attraverso la musica.

Una Ricerca Che Viene Da Lontano

Il percorso comincia intorno al 1985, con alcuni miei articoli dedicati alla reazione umana al suono, pubblicati su una rivista di psichiatria, ai quali fecero seguito nel tempo altri articoli, interviste e contributi attraverso i quali la ricerca iniziale cominciò progressivamente ad ampliarsi.
Un passaggio importante avvenne nel 2003, con un articolo pubblicato sulla rivista di psichiatria Il sogno della farfalla: dalla domanda sulla reazione dell'essere umano al suono, la ricerca portava inevitabilmente verso una questione ancora più radicale: che cos'è la musica?
Una domanda apparentemente elementare che andava oltre la definizione della musica come semplice organizzazione di suoni o sistema codificato di azioni: che cosa rappresenta la musica per l'essere umano? Da dove nasce un'idea musicale? Quale filo lega percezione, reazione emotiva, immaginazione ed espressione? Perché un'esperienza interna dell’essere umano cerca una propria rappresentazione attraverso il suono?
Cominciava così ad emergere sempre più chiaramente una dimensione antropologica della ricerca: la musica considerata come esperienza psichica, espressiva e rappresentativa dell’essere umano.
Queste domande non sono però nate da un'osservazione teorica esterna al fare musica, ma si sono invece sviluppate parallelamente alla mia esperienza di ascoltatore, studente di musica, musicista e artista professionista, compositore, ricercatore e formatore, che continua ancora oggi.
La riflessione sui processi creativi si confronta quindi continuamente con l'esperienza diretta del creare e rappresentare, con il momento in cui un'idea ancora indefinita comincia a trasformarsi in esigenza espressiva per poi assumere una forma, con le difficoltà che incontra, con le trasformazioni che subisce e con gli strumenti tecnici che diventano necessari per poterla realizzare.




Dalla Ricerca Alla Pratica Dei Laboratori

Nel 2000, presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, iniziarono le prime esperienze laboratoriali attraverso le quali questi interrogativi poterono essere affrontati direttamente nella pratica formativa, ed è importante, anche storicamente, fare una distinzione: nel 2000 il Metodo ANORA (Approccio NOn RAzionale), come formulazione compiuta e come metodo denominato in questo modo, non esisteva ancora, ma erano già presenti diversi princìpi che sarebbero successivamente diventati Metodo.
Proprio il confronto diretto con le persone, con i loro processi ideativi e creativi, con le difficoltà, le resistenze, le immagini e le possibilità espressive che emergevano durante il lavoro laboratoriale ha consentito a quei principi di essere progressivamente verificati, modificati, approfonditi e organizzati.
I laboratori hanno assunto denominazioni differenti nel corso degli anni; ciò che li collega non è quindi un nome rimasto immutato, ma la continuità di una ricerca e di una pratica formativa che si sono evolute nel tempo: oggi, infatti, questa linea prosegue presso lo stesso Conservatorio Licinio Refice attraverso il Laboratorio di Direzione Artistica della Produzione Musicale.

Un Percorso Di Ricerca E Di Interlocuzione Istituzionale

Nel corso degli anni questa esperienza ha incontrato anche differenti forme di attenzione e sostegno istituzionale: infatti, nel 2005 i laboratori hanno ottenuto il patrocinio della SIAE e sono stati sostenuti per diversi anni con il contributo dell'IMAIE.
In anni più recenti il Metodo ANORA è stato inoltre oggetto di un webinar organizzato da INDIRE, con la partecipazione del Ministero dell'Istruzione e del Merito, nel quale sono stato intervistato da Annalisa Spadolini, Presidente del Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, sui principi e sulle prospettive del Metodo: nel commento conclusivo, la stessa Spadolini auspicava che una metodologia di questo tipo potesse trovare applicazione anche a livello istituzionale.
Sono passaggi diversi tra loro, che non costituiscono naturalmente un'unica forma di riconoscimento, ma documentano nel tempo occasioni concrete di confronto tra questa ricerca e differenti realtà della formazione e della cultura musicale.




Dai Laboratori Ai Libri

A partire dal 2010, la ricerca ha trovato un'ulteriore forma di elaborazione e sistematizzazione attraverso una serie di pubblicazioni: Il pensiero e il suono (2010) ha raccolto e sviluppato alcuni dei nuclei emersi negli anni precedenti; nel 2014 è seguito Il suono ritrovato, successivamente pubblicato in altre tre edizioni; sono arrivati poi Poetica, Ricerca e Formazione Musicale (2019), Formazione Musicale Psicodinamica (2020) e Oltre le note - Un approccio non razionale alla musica (2022).
Beyond Notes affonda esplicitamente le proprie radici in quest’ultimo, ma non si limita a trasferirne il contenuto in un'altra lingua: ne sviluppa ulteriormente la ricerca, inserendola in una prospettiva capace di dialogare con un pubblico internazionale e portando in primo piano, già nel sottotitolo, due dei concetti centrali: Psychodynamic Exploration e Creative Development.

Prima Delle Note

Il titolo Beyond Notes potrebbe far pensare soprattutto a qualcosa che si trovi “oltre” le note, ma una parte fondamentale della ricerca riguarda, in realtà, ciò che viene prima delle note: non si tratta, quindi, di negare la tecnica, la conoscenza o il linguaggio musicale, ma di interrogarsi su ciò che li rende necessari.
Prima della nota composta, scritta, suonata o cantata deve potersi formare un'idea/immagine, un'esigenza espressiva, qualcosa che possa poi essere trasformato in una forma musicale; è proprio in questa dimensione che entrano in gioco creatività, fantasia, immagini, emozioni e capacità espressive e rappresentative della persona.
La tecnica acquista allora il suo significato più profondo: diventa, cioè, una necessità legata a un'esigenza espressiva, lo strumento attraverso il quale ciò che nasce dall'esperienza umana può essere organizzato, rappresentato e trasformato in forma artistica.
Possiamo immaginare questo processo come una continuità:
esperienza umana → reazione e formazione dell'idea/immagine → esigenza espressiva → trasformazione in idea musicale/suono → organizzazione musicale → competenze tecniche → forma artistica.
La tecnica rimane, quindi, qualcosa di non eludibile. Cambia però il punto dal quale la osserviamo, soprattutto in questo momento storico nel quale non possiamo evitare una integrazione dell'intelligenza artificiale come strumento di supporto nei percorsi formativi: non più soltanto qualcosa da acquisire preventivamente e accumulare come conoscenza astratta, ma anche uno strumento che diventa necessario nel momento in cui esiste qualcosa che chiede di essere espresso in modo coerente e adeguato.




Ideazione E Composizione

Da questa prospettiva nasce uno dei problemi centrali affrontati dal Metodo ANORA: quello dell'ideazione.
Nella formazione musicale, infatti, impariamo a scrivere, eseguire, interpretare, analizzare e organizzare il materiale musicale, ma esiste un momento precedente, quello nel quale qualcosa deve ancora essere “pensato”.
Nel Metodo ANORA l'ideazione viene assunta esplicitamente come oggetto autonomo del processo formativo, distinto ma connesso alla successiva elaborazione compositiva e tecnica.
Questo conduce a una domanda che considero sempre più importante:
Quando si insegna a comporre, si sta formando il processo creativo oppure si insegna a organizzare tecnicamente il risultato di un processo creativo che si presume già esistente?
La domanda non intende contrapporre ANORA all'insegnamento della composizione, né mettere in discussione il valore del lavoro svolto dai docenti della materia: un esercizio di composizione può infatti sollecitare implicitamente processi creativi senza per questo costituire di per sè una formazione specifica dei processi ideativi.
E la distinzione è importante: significa domandarsi se la capacità di creare idee/immagini, intenzioni più o meno coscienti, necessità espressive, debba essere semplicemente presupposta oppure possa diventare essa stessa oggetto di attenzione formativa.

La Ricerca Dell'Identità Artistica Originale

Il lavoro sui processi creativi ha progressivamente posto al centro un altro tema fondamentale: la ricerca, la formazione e lo sviluppo dell'identità artistica originale.
L'obiettivo non è trasmettere un modello o indicare alla persona che cosa debba creare ma, al contrario, il problema è costruire le condizioni perché possa riconoscere ciò che le appartiene, sviluppare una propria intenzione espressiva e trovare gli strumenti necessari per darle forma, con il supporto del formatore e del gruppo creativo che si forma, conseguentemente alla metodologia ANORA, all’interno dei laboratori.
Da questo punto di vista, il Metodo ANORA non vuole formare persone che creino secondo un modello e, tanto meno, persone che creino come il suo autore; la mia esperienza personale sui processi creativi rappresenta inevitabilmente una delle origini della ricerca, ma il passaggio decisivo consiste proprio nell'uscire dall'esperienza personale per entrare in risonanza con le idee/immagini dei partecipanti ai laboratori.
Non si tratta, cioè, di mostrare agli altri come sono riuscito io a creare, o sovrapporre il mio pensiero creativo a quello di qualcun altro, ma di cercare di comprendere quali condizioni possano permettere a un'altra persona di trovare la propria possibilità creativa, anche quando pensa di non possederla; è questa differenza a rendere centrale la questione dell'identità artistica: non invitare a riprodurre o imitare, ma creare le condizioni perché una risposta personale possa emergere.




La Dimensione Psicodinamica Dei Processi Creativi

La parola Psychodynamic, presente nel sottotitolo di Beyond Notes, non è quindi accessoria.
Nel corso della ricerca è diventato sempre più evidente che il processo creativo non può essere osservato soltanto attraverso il suo risultato; creare significa confrontarsi anche con immagini interne, aspettative, resistenze, timori, esposizione personale, capacità di ascolto, relazione con gli altri e rappresentazione di sé. Quindi parlare di una dimensione psicodinamica nella formazione musicale non significa trasformare la formazione in psicoterapia, ma riconoscere che, quando una persona crea, non mette in movimento soltanto conoscenze e competenze tecniche, ma mette inevitabilmente in gioco anche la propria esperienza psichica e relazionale.
In questo percorso ha contribuito anche la mia esperienza, di oltre trent'anni, all’interno della ricerca sul non cosciente dell’essere umano che si è svolta nei seminari di analisi collettiva, condotti dallo psichiatra Massimo Fagioli, che ha fornito ulteriori strumenti di attenzione alle dinamiche non razionali, emotive e relazionali.
Il Metodo nasce, quindi, dalla convergenza di esperienze differenti: il rapporto con la musica fin dalle prime esperienze d’ascolto, la formazione musicale come autodidatta, la successiva formazione accademica e la concreta pratica artistica e professionale, la composizione, la produzione, la ricerca, il lavoro laboratoriale e la relazione formativa.
È all'interno di questa convergenza che si è andata sviluppando la definizione di Psicodinamica dei Processi Creativi.

Si Può Formare La Creatività?

Dietro tutto questo rimane una questione ancora più ampia, cioè se la creatività sia una qualità “innata” che dobbiamo semplicemente aspettare di trovare e riconoscere in alcune persone, oppure una possibilità umana della quale la formazione può prendersi cura.
Affermare che la creatività possa essere sviluppata non significa sostenere che tutti possano diventare grandi compositori o artisti, né negare differenze individuali, sensibilità o capacità soggettive; significa però non identificare automaticamente la possibilità creativa con un dono riservato a pochi, ma riconoscerlo come diritto all’espressione attraverso i suoni che riguarda tutti gli esseri umani indistintamente e a qualsiasi livello di conoscenza e cultura.
Se la creatività è anche capacità di immaginare, trasformare, scegliere, collegare elementi, produrre “senso” e rappresentare un'esperienza attraverso una forma, allora esistono condizioni che possono favorirne oppure ostacolarne lo sviluppo.
La questione torna quindi ad essere anche una responsabilità formativa:
La creatività è qualcosa che aspettiamo di trovare nelle persone, oppure qualcosa di cui la formazione deve imparare responsabilmente a prendersi cura?

Creatività E Cittadinanza Attiva

Questa domanda non riguarda soltanto, ovviamente, la formazione dei musicisti, ma possiede anche una dimensione sociale: sviluppare la creatività significa anche educare alla cittadinanza attiva, perché significa formare persone capaci non soltanto di eseguire ciò che è già stato pensato da altri, ma di produrre idee, compiere scelte, assumersene la responsabilità e trasformarle in forme condivisibili.
La musica rappresenta, da questo punto di vista, un territorio straordinariamente concreto nel quale esercitare questa possibilità; una persona può imparare a riprodurre con grande competenza ciò che altri hanno scritto e pensato, e questa capacità ha un valore enorme e non deve essere svalutata.
Ma esiste un'altra domanda formativa: siamo capaci anche di costruire condizioni nelle quali quella persona possa produrre un pensiero proprio?
Non si tratta di scegliere tra interpretazione e creazione, tra tecnica e immaginazione, tra tradizione e ricerca, ma di evitare che una sola di queste dimensioni venga fatta coincidere con l'intera esperienza musicale.

Un Metodo, Un Progetto, I Laboratori, Un'Associazione

Nel tempo, intorno a questa ricerca, sono nate realtà con funzioni differenti che è utile distinguere:
• Il Metodo ANORA costituisce la formalizzazione metodologica della ricerca e della prassi formativa.
• ANORA Project rappresenta una dimensione progettuale più ampia, nella quale ricerca, pratica creativa, collaborazioni, sperimentazione e divulgazione possono incontrarsi.
• I Laboratori ANORA costituiscono uno dei principali luoghi di applicazione, sperimentazione e sviluppo del Metodo: infatti le singole attività possono assumere una denominazione specifica, mantenendo questa appartenenza comune.
• L’Associazione Culturale ANORA svolge invece una funzione collettiva e istituzionale di promozione, diffusione e confronto intorno alla ricerca e alle sue applicazioni.

La dimensione necessariamente collettiva di queste attività non modifica però la genealogia del Metodo, che può essere studiato, utilizzato, sperimentato, discusso e sviluppato attraverso il contributo di persone e istituzioni differenti pur avendo la sua origine in una esperienza individuale.
Distinguere l'autorialità del Metodo dalla pluralità delle persone che possono incontrarlo e applicarlo non serve a chiuderlo intorno al suo autore ma, al contrario, permette di renderne chiara l'origine proprio mentre comincia a vivere anche attraverso esperienze differenti.




Un Dialogo Con Berklee Già Iniziato

In questo percorso si inserisce anche il rapporto con Simone Scazzocchio, docente al Berklee College of Music di Boston, che ha scritto anche la presentazione di Beyond Notes e si è formato, nei primi anni 2000, nei miei laboratori attraverso i princìpi del metodo ANORA.
Nel tempo abbiamo mantenuto un dialogo sui temi della musica, della creatività e della formazione, documentato anche nella conversazione in inglese ANORA Meets Berklee.

La conversazione ANORA Meets Berklee, realizzata quando il libro era ancora nel processo di acquisizione da parte della biblioteca, assume oggi anche un significato ulteriore alla luce dell'avvenuta catalogazione di Beyond Notes.

Da Oltre Le Note A Beyond Notes

La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library assume per me un significato particolare anche per la storia editoriale dalla quale il libro proviene; infatti la sua radice italiana è Oltre le note - Un approccio non razionale alla musica: già quel titolo indicava la necessità di non identificare la musica esclusivamente con ciò che può essere scritto, analizzato o tecnicamente organizzato.
Beyond Notes sviluppa quella prospettiva e la porta in una dimensione internazionale, ponendo esplicitamente il Metodo ANORA, la dimensione psicodinamica e lo sviluppo creativo all'interno della propria identità editoriale; ecco perché la catalogazione a Berklee rappresenta non soltanto la presenza di un nuovo libro in una biblioteca, ma un ulteriore passaggio nella circolazione di una ricerca che ha attraversato più di quarant'anni di esperienza musicale, riflessione, pratica artistica e formazione.
Naturalmente un libro non acquista valore perché si trova su uno scaffale prestigioso: il valore di una ricerca si misura anche nella capacità di esporsi al confronto.
Essere, cioè, presente in una biblioteca significa poter essere trovato da qualcuno che non conosce l'autore, letto senza mediazioni, utilizzato, contestato, approfondito, messo in relazione con altre ricerche, ed è soprattutto questo il significato che attribuisco alla presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music: una ricerca nata in Italia e sviluppata attraverso decenni di esperienza artistica e formativa dispone oggi di un ulteriore luogo nel quale può essere incontrata.
Il libro è inoltre disponibile internazionalmente su Amazon, edito da SOUNDTRACK, consentendo a musicisti, studenti, docenti, ricercatori e persone interessate ai processi creativi di accedere direttamente al lavoro.
Per l’Associazione Culturale ANORA, nata anche per favorire la diffusione e il confronto intorno a questo pensiero, questa nuova possibilità di circolazione rappresenta quindi un passaggio coerente con la propria funzione; ma un libro che entra in una biblioteca non conclude un percorso, può, se mai, aprirne un altro: una ricerca acquista infatti senso quando può essere letta, utilizzata, verificata, discussa, criticata e confrontata con esperienze e prospettive differenti.
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music rappresenta, quindi, un nuovo punto di passaggio di una ricerca iniziata molti anni fa e ancora in evoluzione, una ricerca nata interrogandosi sulla reazione umana al suono e arrivata progressivamente a interrogarsi sulla creatività, l'ideazione, la formazione e l'identità artistica.
E forse, dopo tanti anni, la domanda rimane ancora quella più semplice e più difficile:
prima di insegnare a organizzare le note, quanto spazio viene dedicato alla formazione di ciò che rende quelle note/suoni necessarie/i?

© Tony Carnevale

Abstract (EN)

Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through Music, subtitled The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative Development, has been officially cataloged in the Stan Getz Library at Berklee College of Music in Boston. This new international step provides an opportunity to retrace more than forty years of research into music as a human, psychic, expressive, and representational experience. Beginning with studies on the human response to sound in the mid-1980s, the research progressively developed through artistic practice, educational workshops, publications, and the formulation of the ANORA Method. At its core lies a fundamental question: what happens before notes become composition, performance, or production? The article explores the distinction between ideation and composition, the psychodynamic dimension of creative processes, the development of an original artistic identity, and the possibility of approaching creativity as a human capacity that education can actively foster. It also examines the relationship between creative development and active citizenship, while tracing the historical path from the early workshops to Beyond Notes and its inclusion in Berklee's academic library collection.



CONTATTI: https://tonycarnevale.world/il-metodo-anora-di-tony-carnevale-al-berklee-college-of-music/

M° Tony Carnevale

Via Antonio Cagnoni 54 - 00124 Roma

Mobile 338 8373568

Website www.tonycarnevale.it

YouTube https://www.youtube.com/@tcopenproject 

Sound Cloud https://soundcloud.com/tony-carnevale

Bandcamp https://tonycarnevale.bandcamp.com/

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martedì 14 luglio 2026

Una Sana Malattia - Il Rock Progressivo

 UNA SANA MALATTIA – IL ROCK PROGRESSIVO

Mito e realtà, fra passato, presente e futuro

A cura di Alberto Voglini e Mauro Pini

Felici Editore



 
Come ben saprete, di libri riguardanti l’argomento “Rock Progressivo” ne sono usciti a centinaia, viene quindi spontaneo chiedersi cos’altro si potrebbe aggiungere all’argomento, ma questo sarebbe un concetto superficiale perché il genere non è solo musica, ma una attitudine in continua evoluzione. Essa prosegue con i tempi e quindi può tendere all’infinito, salvo le analisi di coloro che si soffermano a parlare solo degli anni del boom: i ’70.
Ma c’è anche chi approccia l’argomento con l’amore, la passione e la competenza di chi sin da ragazzino ha seguito l’evolversi dello scenario.
"Una Sana Malattia. Il Rock Progressivo" nasce dalla sinergia dei due autori Alberto Voglini e Mauro Pini, figure ben note nell'ambiente della critica e del collezionismo Prog in Italia.
Lo stile con cui affrontano il viaggio si distingue per essere rigoroso ma estremamente divulgativo ed emozionale. Nonostante l'approccio analitico e la precisione millimetrica nei dettagli storici e discografici, la scrittura mantiene sempre una forte carica di entusiasmo.
Il titolo stesso, "Una Sana Malattia", racchiude perfettamente l'essenza del saggio e l'approccio con cui affrontano l’argomento. Il Progressive Rock viene visto non semplicemente come un genere musicale, ma come una vera e propria "ossessione positiva" (una malattia sana, appunto), capace di rapire l'ascoltatore attraverso la complessità delle strutture, il lirismo delle composizioni e l'ambizione concettuale. È un tributo a quella passione viscerale che spinge appassionati e collezionisti a sviscerare ogni singola nota, copertina o formazione.
Quindi il volume non si limita a una fredda cronistoria enciclopedica, ma si sviluppa come un vero e proprio viaggio ragionato attraverso l'età dell'oro del genere e le sue successive evoluzioni.
Gli autori contestualizzano la nascita del movimento a cavallo tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, analizzando come il Rock si sia fuso con la musica classica, il Jazz, l'avanguardia e il Folk. Non esula l’aspetto sociologico in cui il Prog viene esaminato come specchio di un'epoca di grandi fermenti culturali e utopie. Ampio spazio è dedicato ai pilastri storici del genere, come King Crimson, Genesis, Yes, Pink Floyd, ELP, Jethro Tull, Gentle Giant, studiati sia sotto il profilo squisitamente musicale (tecnica, innovazioni strumentali, uso dei sintetizzatori e del Mellotron) sia dal punto di vista lirico e concettuale (i concept album, le tematiche mitologiche, fantasy o di critica sociale). Interessante soprattutto il focus dedicato all’Italia, culla fertile e originale di artisti. Vengono ripercorse le gesta di band leggendarie come PFM (Premiata Forneria Marconi), Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, Area, e il Balletto di Bronzo, evidenziando la specificità del suono italiano, fortemente intriso di melodia mediterranea, tradizione classica e slancio teatrale. Molti gli ospiti che partecipano all’opera con la loro esperienza tra cui alcuni intervistati: Loris Furlan (Lizard Records), Stefano Olivieri, Tino Tozzi, Alessandro Corvaglia, Moreno Lenzi, Massimo Volpi, Lino Vairetti (Osanna), Luca Sparagna (Orme), Aligi Pasqualetto (Orme), Michele Bon (Orme), Michi Dei Rossi (Orme).
Uno dei punti di forza del testo è la sua utilità pratica per il lettore. Il volume è arricchito da approfondimenti, recensioni mirate e guide all'ascolto che aiutano sia il neofita a orientarsi tra capolavori imprescindibili, sia l'appassionato di lungo corso a riscoprire perle nascoste o gemme minori del panorama underground.
Nel vasto panorama di pubblicazioni sul Prog, "Una Sana Malattia" si ritaglia uno spazio importante perché riesce a fare sintesi unendo la precisione della saggistica musicale alla piacevolezza del racconto. È un libro consigliato sia a chi vuole capire perché, a distanza di oltre cinquant'anni, quelle complesse suite da venti minuti continuino a esercitare un fascino magnetico, sia a chi cerca una bussola autorevole per navigare tra i solchi di un genere che non ha mai smesso di osare. Ringrazio altresì per le citazioni nella bibliografia. Consigliato per una lettura snella e gradevole, magari anche in ferie. MS



Versione Inglese: 


UNA SANA MALATTIA – IL ROCK PROGRESSIVO
A cura di Alberto Voglini e Mauro Pini
Felici Editore
 

As you well know, hundreds of books regarding the topic of “Rock Progressivo” have been released, so it comes naturally to wonder what else could be added to the subject; however, this would be a superficial concept because the genre is not just music, but an ever-evolving attitude. It moves forward with the times and can therefore tend toward infinity, except for the analyses of those who pause to speak only of the boom years: the '70s.
But there are also those who approach the subject with the love, passion, and competence of someone who has followed the evolution of the scene since they were a kid.
"Una Sana Malattia. Il Rock Progressivo" was born from the synergy of the two authors Alberto Voglini and Mauro Pini, well-known figures in the environment of Prog criticism and collecting in Italy.
The style with which they face this journey stands out for being rigorous yet extremely informative and emotional. Despite the analytical approach and the pinpoint precision in historical and discographical details, the writing always maintains a strong charge of enthusiasm.
The title itself, "Una Sana Malattia", perfectly encapsulates the essence of the essay and the approach with which they tackle the subject. Progressive Rock is seen not simply as a musical genre, but as a true "ossessione positiva" (a healthy illness, indeed), capable of captivating the listener through the complexity of the structures, the lyricism of the compositions, and the conceptual ambition. It is a tribute to that visceral passion that drives enthusiasts and collectors to dissect every single note, cover art, or lineup.
Therefore, the volume is not limited to a cold encyclopedic chronicle, but develops as a true reasoned journey through the golden age of the genre and its subsequent evolutions.The authors contextualize the birth of the movement between the late '60s and early '70s, analyzing how Rock merged with classical music, Jazz, avant-garde, and Folk. It does not exclude the sociological aspect, in which Prog is examined as a mirror of an era of great cultural ferment and utopias. Ample space is dedicated to the historical pillars of the genre, such as King Crimson, Genesis, Yes, Pink Floyd, ELP, Jethro Tull, and Gentle Giant, which are examined both from an exquisitely musical perspective (technique, instrumental innovations, the use of synthesizers and the Mellotron) and from a lyrical and conceptual point of view (concept albums, as well as mythological, fantasy, or socially critical themes). Particularly interesting is the focus on Italy, a fertile and original cradle of artists. The journey retraces the deeds of legendary bands like PFM (Premiata Forneria Marconi), Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, Area, and Il Balletto di Bronzo, highlighting the uniqueness of the Italian sound, deeply infused with Mediterranean melody, classical tradition, and theatrical flair. Numerous guests contribute to the work with their expertise, including several interviewees: Loris Furlan (Lizard Records), Stefano Olivieri, Tino Tozzi, Alessandro Corvaglia, Moreno Lenzi, Massimo Volpi, Lino Vairetti (Osanna), Luca Sparagna (Orme), Aligi Pasqualetto (Orme), Michele Bon (Orme), and Michi Dei Rossi (Orme).One of the strengths of the text is its practical utility for the reader.  One of the strengths of the text is its practical utility for the reader. The volume is enriched with insights, targeted reviews, and listening guides that help both the neophyte orient themselves among essential masterpieces, and the long-time enthusiast rediscover hidden pearls or minor gems of the underground scene. In the vast landscape of publications on Prog, "Una Sana Malattia" carves out an important space because it manages to create a synthesis, combining the precision of musical non-fiction with the pleasantness of the narrative. It is a book recommended both to those who want to understand why, more than fifty years later, those complex twenty-minute suites continue to exert a magnetic fascination, and to those looking for an authoritative compass to navigate the grooves of a genre that has never stopped daring. Thanks also for the citations in the bibliography.  For a lean and enjoyable read, perhaps even while on holiday. MS

 

lunedì 17 novembre 2025

Storie (Quasi) Fantastiche Il romanzo di Massimo Salari

 STORIE (QUASI) FANTASTICHE

Il romanzo di Massimo Salari



UN'IDEA REGALO PER NATALE:


È uscita l'opera più intrigante e sorprendente di Massimo Salari, "Storie (Quasi) Fantastiche" (Amazon), una raccolta di cinque storie che mettono in evidenza le fragilità e le paure dell'uomo di oggi.
L'autore, attraverso lo stile inconfondibile che lo contraddistingue, passeggia con naturalezza in differenti generi narrativi che variano dal thriller al noir, passando per il fantasy e l'horror.







La prima storia, "Il QR code maledetto", trasuda tensione e curiosità da parte di alcuni amici intenti a svolgere una caccia all'indizio che li conduce a una scoperta inquietante. La ricerca viene effettuata attraverso l'interpretazione di alcuni testi della band Porcupine Tree, che li porteranno a un finale inatteso su cui riflettere anche a storia terminata.
Il secondo episodio s'intitola "Il ritorno", un racconto fantasy in cui la realtà si fonde con l'immaginifico. L'autore dipinge uno scenario in cui si cela una verità fantastica sulla sorte umana suggerita da avvenimenti realmente accaduti. È come giocare con gli avvenimenti.
Il terzo episodio, "Lo strizzacervelli", è un thriller in cui la psicologia la fa da padrona. Chi siamo veramente? Anche questo è un racconto su cui riflettere.
Il quarto episodio, "Dobbiamo andare via", è un breve horror dove una bambina incontra una giovane coppia di amanti. La realtà supera sempre la fantasia, in un finale mozzafiato e diretto.
L'ultimo racconto è "La zona della giustizia", qui riproposto dopo il successo riscontrato nella sua prima uscita nel 2024. In questo fantasy horror vengono messi in evidenza i caratteri, lo stupore, la legge e la libertà dell'individuo. Trenta capitoli che terreanno il fiato sospeso fino al finale a sorpresa, che mostrerà una specifica verità.

L'autore suggerisce di guardare bene la copertina del libro... Parte integrante di un viaggio che riguarda la fantasia e non soltanto quella.

"Storie (quasi) fantastiche" presenta un Massimo Salari diverso dal critico musicale che lo ha reso noto al pubblico, un autore cinico ma attento agli avvenimenti, oltre che disturbatore della psiche.
Lasciatevi destabilizzare.

 
Reperibile su:

o dall’autore stesso contattandolo alla mail salari.massimo@virgilio.it

 




Anche il buon Cthulhu si getta nella lettura...

Imperdibile.

domenica 3 agosto 2025

POST PROG MODERNO - L'alba Di Una Nuova Era

POST PROG MODERNO

L'Alba Di Una Nuova Era 

(Arcana edizioni)

Di Massimo Salari




Scatta la caccia al mio nuovo libro POST PROG MODERNO - L'Alba Di Una Nuova Era.
La prefazione dell'opera è di Fabio Zuffanti, mentre la copertina è della Bonfili Design Graphic & Advertising.

La musica rappresenta da sempre la società in cui viviamo al momento, ma c’è un genere in particolare che non si piega alle mode: il Progressive Rock. Artisti pionieri vanno alla ricerca di nuove sonorità e soluzioni tanto da divenire nei decenni veri e propri punti di riferimento per la musica del futuro. Il Progressive Rock con il tempo si distanzia fisiologicamente da se stesso e necessita quindi di una nuova collocazione. Gli anni ’60 e ’70 sono stati fondamentali, ma la tecnologia evolve, e così inevitabilmente la nostra vita. Questo viaggio fra passato, presente e futuro narra di una nuova era, e fissa un paletto necessario per non confondere più il significato di Progressive Rock: POST PROG MODERNO. Nel libro segue uno sguardo ai pionieri, a chi ha influenzato i tempi moderni e al mondo sperimentale, quello che osa e muta l’evoluzione del Rock. Per il Progressive Rock inizia una nuova era.

Approfondimenti sulla vita e discografia di band come Porcupine Tree, No Man, Steven Wilson, The Pineapple Thief, Soen, Pain Of Salvation, Riverside, Anathema, Opeth, Anathema e Tool.
Segue uno sguardo alle band italiane e mondiali diviso per nazioni.

Intervista ai RAVEN SAD (Samuele Santanna) e KARMAMOI (Daniele Giovannoni).

Dove sta andando il Prog Rock? Qui la mia disamina, da non perdere.


Il PROLOGO:





La musica è sempre stata compagna di viaggio dell’uomo, le utilizzazioni sono poi molteplici, dal voler corteggiare una donna, al ballo, alla protesta e per chi vende prodotti nei negozi anche viatico psicologico per mantenere inchiodato il cliente nel locale. Essa nel tempo si è modificata giustamente, grazie al cambiamento negli anni della tecnologia e agli eventi, i quali sono sempre stati capaci di mutare le mode.

Max Gazzè canta:

 

 Una musica può fare

Salvarti sull'orlo del precipizio

Quello che la musica può fare

Salvarti sull'orlo del precipizio

Non ci si può lamentare

 

Oppure, dico io, mandarti sull’orlo del precipizio, dipende solo ed esclusivamente da come la si vuole adoperare, sta soltanto a noi stabilirlo. Essa oltre che arte è un linguaggio, tanto che si è dovuto creare una scrittura, così le note e il pentagramma.

Ci sono artisti che nella propria musica riescono a far evaporare l’essenza dell’arte stessa, intesa sia prospettiva storica sia personale. Un intento che non deve essere ponderato, bensì spontaneo ed è qui che risiede la chiave del successo vero, un segno indelebile che sarà preso in considerazione nel tempo da altri artisti a venire.

In un circuito come quello odierno  anestetizzato da una globalizzazione inesorabile, è merce rara imbattersi in un musicista o gruppo che esula dall’attuale modus operandi. Il mondo è pieno di “Una volta la musica era meglio”, una frase che oserei definire atavica quanto inutile perché in realtà l’evoluzione è sempre stata nelle corde dell’umanità, volente o nolente il nostro pensiero. Siamo noi spesso calcificati nella quotidianità delle esperienze. Quando si inizia ad ascoltare musica si associa inesorabilmente ad essa spaccati dell’esistenza. Una canzone ci ricorda ad esempio l’amore, la prima cotta, ed è la melodia più bella di tutte. Tutto ciò che sarà in divenire, sarà sminuito dal nostro gusto, blindando la mente in un feudo piccolo come un chicco di riso in un oceano.

In realtà tutto si evolve, compresa come dicevo prima la tecnologia che apporta nel tempo nuove soluzioni anche in ambito sonoro. Tutto ciò non accade soltanto a chi di musica ne fa un uso passivo, bensì anche a chi sente di voler esprimere il proprio stato d’animo in note. Chi si manifesta per emulazione e chi invece fa dell’anfora ricolma di storia un bagaglio per rielaborarlo con la propria personalità.

L’evoluzione passa attraverso l’infrazione della regola.

Spesso al momento non si viene compresi, deragliare dal comodo binario può destabilizzare ma a volte il risultato è congeniale.

Addobbare ulteriormente un’espressione linguistica come la musica con un importante testo può condurre l’ascolto su alte vette. Il connubio musica e poesia è fragoroso per chi ne sa coglierne l’essenza, ossia per coloro che la musica l’ascolta e non la sente. Non è neppure importante il genere quanto il messaggio che si vuole estrarre. Non è importante se si scrive in inglese, italiano, francese o finlandese, ma è il concetto che si espone. Mettere a nudo il proprio “io” esige volontà e coraggio ed è qui che il vero artista non ha paura, non pensa a come il prossimo possa giudicare ma solamente a esprimere nella propria lingua il messaggio. L’autoproduzione aiuta nella libertà di movimento, seppure limiti la diffusione del risultato. Oggi con i mezzi social il problema è quasi avvallato, ciò significa che chi vuole creare e plasmare nuovi pensieri esiste sempre, quello che invece rema contro è la società. Un mondo mordi e fuggi, precario, superficiale esige musica altrettanto tale.

Un frustrato popolo di copia/incolla ascolta musica copia/incolla.

Altro ruolo importante lo ricoprono lo studio e la tecnica con cui si suona lo strumento, ok le idee, la personalità, l’improvvisazione stessa ma se tutto questo è supportato da un elegante linguaggio allora si può definire il risultato opera. E’ l’equilibrio di fattori che porta al capolavoro.

Il mondo della musica sperimentale, altrimenti detto progressive rock, ha tracciato un importante solco negli anni ‘60/70, qui i musicisti si sono sbizzarriti, mettendo a nudo tutte le loro capacità fisiche e cognitive, senza la suddetta paura di mettersi a nudo. Non essere tutti uguali bensì ognuno differente dall’altro, in una sorta di gara a chi ha più personalità. La controcultura, le droghe (purtroppo) e la società del momento hanno prodotto un mondo creativo notevole che va a ripercuotersi in ogni forma di arte, non soltanto in quella musicale. La nostra predisposizione alla novità, all’estro e alla creatività è stata sicuramente più spiccata in quegli anni che oggi. Ritengo che il motivo sia dovuto alla globalizzazione che si è sviluppata nel tempo grazie alla nascita di nuovi canali mediatici come internet, telefonie e altro ancora. Il seme di questo nuovo essere si può intravedere già negli anni ’80 quando la tv diventa libera, quando con Canale 5 e programmi come Drive In si vedono  nascere mode come quella del “paninaro” ragazzo adolescenziale di Milano e dintorni che si veste in maniera costosa (Moncler) e con un lessico arricchito di nuove e moderne terminologie (sfitinzia così si appellavano i ragazzi e le ragazze al passo con l’estetica e l’etica paninara). Qui il branco deve essere quindi necessariamente uguale, la personalità non è più sinonimo di singolarità bensì di gruppo. Da qui ad oggi di tempo ne è passato, ma il mondo social ha fatto il resto, la globalizzazione porta a emarginare il diverso. Siamo all’esatto contrario della controcultura degli anni ’70.

La musica non è da meno, il radicarsi su certi stereotipi rende l’ascoltatore un primitivo inamovibile. Nulla può intaccare il suo credo e non accetta l’evoluzione, sempre tacciata di essere peggiore della situazione passata. Un poco come dire che: “L’uomo primitivo moriva giovane per motivi di alimentazione e di stenti,  ma stava meglio di noi”. C’è ancora chi lo sostiene, ma fateci caso che questo sostenitore possiede una casa, il cellulare, la macchina, il frigo etc., e non se ne priva di certo.

La vita oggi è frenetica, il benessere ha favorito l’industrializzazione e viceversa, la produzione prima di tutto perché non vogliamo fare a meno di nulla, di nessuna novità, tutto questo però a discapito di un sistema che inesorabilmente andrà incontro a un punto di non ritorno grazie alla saturazione. Non si può spendere più di quanto si guadagna, ma nessuno vuole rimanere fuori dall’evoluzione e quindi dalla moda perché come detto, dobbiamo essere tutti uguali, anche se non ce lo possiamo permettere. Alla fine la corda tirata si spezza, a un certo momento si capisce che non  ci si può più permettere di comperare molte cose, si comincia a tagliare per settori ed utilità. Ecco che chi produce certi articoli tende a chiudere o perlomeno a cercare di far lavorare persone a basso stipendio (sfruttamento). Non esiste più il lavoro fisso, si convive non ci si sposa etc. Questo impoverimento, questo correre per cercare di lavorare anche a basto costo, questa frenesia moderna porta nel settore musicale a non avere più un pubblico preparato all’ascolto, bensì disposto ad avere un approccio breve e distratto con la musica. Non si ha tempo di sedere avanti ad uno stereo e ad ascoltare, in casa non ci sono più neppure i giradischi, You Tube, Spotify e altri canali hanno preso il sopravvento portando il mondo sonoro a casa  a basso prezzo. I dischi e i libri non vendono più. Tutto ciò comporta un ascolto veloce e distratto, non ci si sofferma ad ascoltare i particolari, tantomeno canzoni articolate. Il pubblico quindi non è più preparato, preferisce musica mordi e fuggi da sottofondo piuttosto che da protagonista.

Nonostante tutto chi vuole creare nuove situazioni c’è sempre, è nel DNA dell’essere umano cercare comunque di provare nuove strade. La curiosità e la voglia di creare prendono prima o poi il sopravvento su ognuno di noi. Anche oggi dunque esiste chi tenta nuove strade, ma è altrettanto vero che c’è anche chi non accetta questo cambiamento.

 

Veniamo al libro che avete in mano, ossia al progressive rock, ramo musicale in cui si aprono sempre nuovi percorsi evolutivi, ho parlato ampiamente del significato del termine anche nei miei precedenti lavori editoriali, Rock progressivo Italiano 1980 – 2020 (Arcana) , Metal progressive italiano (Arcana) e Neo prog (Arcana) , tuttavia un breve sunto è necessario farlo per capire al meglio cosa accade oggi:

Si evincono dalle ricerche da me effettuate intervistando anche i protagonisti più importanti di questa musica che il termine progressive rock ha essenzialmente due significati, il primo associato ad una musica degli anni ‘60/70 dove il rock si sinfonizza, quindi Moody Blues, Procol Harum, Genesis, King Crimson, Gentle Giant, Yes etc., il secondo “evolutivo”, ossia il termine viene associato a chi tenta di spostare le coordinate del rock. Si è visto altresì che chi ama il prog del passato stranamente non è aperto all’evoluzione della musica, un controsenso che avvalora la mia tesi: “Una volta la musica era meglio” esiste anche oggi. Questo perché ricorda a quell’ascoltatore il periodo più bello della sua vita, magari come già detto anche il suo primo approccio amoroso, ogni canzone è associata a un ricordo indelebile e quindi piacevole. Il mondo per lui si è fermato li. Per carità, de gustibus non est disputandum, ma il mondo va avanti, così l’arte.

In questo libro non ho la presunzione di parlare di tutti coloro che tentano nuove soluzioni, servirebbe una enciclopedia di 10.000 pagine, quindi vado a parlare di coloro che in effetti sono stati a mio avviso i più importanti e coraggiosi negli ultimi tempi, coloro che sono stati presi come punto di partenza da molti altri artisti a venire.

Il genere dunque è  mutato e muterà ancora grazie a questi astronauti sonori, piaccia o meno il mondo va avanti e allora andiamo a vedere assieme chi lo sta evolvendo. Il progressive rock fa la muta, quindi anche io vorrei necessariamente coniare un nuovo termine e scusate se non siete amanti di “generi”, ma chi legge e non sta ascoltando quel determinato disco deve avere un punto di riferimento per capire di che musica si tratta. Io penso di chiamarlo post prog moderno, magari altri lo nomineranno in altro modo, tuttavia per questo viaggio sonoro e conoscitivo preferisco chiamarlo così, anche perché chi non accetta il nuovo sound ha diritto di tenersi il proprio appellativo progressive rock per non fare confusione con altri nuovi generi (ed è anche giusto).

Il termine post prog è adoperato anche in tempi passati, nel 1978, nei ’80, nei ’90 da nomi come Brian Eno, Talking Heads, Radiohead etc. Ciò significa che l’esigenza di catalogare queste nuove sonorità è sempre esistita, da qui la mia volontà di aggiungerci l’aggettivo “moderno”.








martedì 1 aprile 2025

Il Meglio Del Blog Nonsolo Progrock

Il MEGLIO DEL BLOG NONSOLO PROGROCK
Dieci Anni di Rock Progressivo Italiano 2015 - 2024

Il nuovo libro enciclopedico di Massimo Salari




 
 
Sono passati quindici anni da quando decisi di mettere on line i miei articoli scritti per le varie testate e siti web riguardo la musica in senso generale.
Nonsolo Progrock nacque quindi nel 2010 come un gioco, o per meglio dire, la mia volontà di rendere interattiva a tutti la musica da me trattata. Ho sempre avuto il desiderio di parlare con tutti su questi argomenti, di aprire dibattiti oppure semplicemente di condividere le emozioni scaturite dalle nuove uscite. Non ho focalizzato la mia attenzione soltanto nel campo del Progressive Rock, ma ho deciso di spaziare in differenti generi che possano essere il Jazz, il Metal, il Punk, la Psichedelia, l’Ambient, il Folk e chi più ne ha più ne metta, da qui l’idea di chiamare il blog Nonsolo Progrock.
Da quando sono entrato in internet, ho avuto esperienze che mi hanno segnato, ricordo di avere aperto nei primi anni del 2000 anche un sito web che parlasse di musica denominato “Musicfan”, qui spesi molte energie e tempo libero per mettere on line tutto quello che scrivevo in riviste come Flash o Rock Hard, ma andò perso a causa della chiusura del dominio a cui mi ero appoggiato.
Oggi se mi dovesse accadere di nuovo una cosa del genere mi dispiacerebbe molto, in quanto Nonsolo Progrock racchiude oltre 1.500 recensioni e molti speciali, oltre che interviste. Da qui l’idea di cogliere il meglio in un argomento e trasporlo nel cartaceo.
Dopo il successo del mio libro ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 – 2013 (Arcana - 2018), dove ci vinsi anche il premio “Macchina Da Scrivere” alla voce “Migliore enciclopedia dell’anno”, molti di voi spesso mi hanno chiesto di trattare nuovamente l’argomento “Rock Progressivo Italiano” (quello più recente), da qui l’idea di approfondire dieci anni di questa musica attraverso le mie recensioni. Unire l’utile al dilettevole mi è sembrato ottimale, conservare le mie recensioni e allo stesso tempo tracciare il nuovo percorso che possa fare staffetta con il mio precedente lavoro.
Ecco dunque il senso di questo libro, nuovamente enciclopedico, un contenitore dove andare a spulciare le nuove band che infarciscono oggi la nostra amata musica.
L’argomento da me trattato non esiste in campo letterario, questo rende l’opera unica nel contesto.
In definitiva è un libro di seicento pagine contenente oltre trecento recensioni e speciali riguardanti alcuni argomenti sia societari che musicali.
“Il Meglio Di Nonsolo Progrock, dieci anni di Rock Progressivo italiano dal 2015 al 2024” l’ho fatto principalmente per me, e anche per voi viste le suddette numerose richieste.
Mi sono autoprodotto, non troverete questa monumentale opera in libreria, perché anche in questo campo ho avuto numerose delusioni a cui non lascio voce in capitolo, ma che mi hanno fatto capire molte cose sul mondo editoriale odierno. Potrete trovare il libro su Amazon, oppure richiederlo direttamente a me.
La copertina è per mano di Carla Cucchi.
La foto di quarta è di Daniela Mezzanotte.
Ringrazio sempre di cuore tutti voi che mi seguite e che mi contattate, la mia seppur modesta, è una voce che spero possa farvi scoprire nuove realtà ed emozioni.
 
Su Amazon:  https://www.amazon.it/dp/B0F38DXWH2/
 
BLOG NONSOLO PROGROCK: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/
MASSIMO SALARI:  https://www.facebook.com/massimo.salari.5
MASSIMO “MAX” SALARI (profilo pubblico): https://www.facebook.com/p/Massimo-Max-Salari-100077326467717/ 




Massimo "Max" Salari

Foto di Daniela Mezzanotte


giovedì 22 giugno 2023

Neo Prog - Il Libro

 NEO PROG - STORIA E DISCOGRAFIA

(Articolo di Daniele Gattucci)



(Arcana Edizioni)


Dopo il successo di “ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 – 2013” (2018 - Arcana) e “METAL PROGRESSIVE ITALIANO” (2019 - Arcana) con i quali vince i premi “Macchina Da Scrivere” alla voce Migliore enciclopedia dell’anno, lo scrittore fabrianese torna a sondare un altro argomento mai trattato in editoria: il Neo Prog.




Rivolgendosi sempre ad un pubblico di nicchia, attento e conoscitore di musica, racconta la storia del genere dagli albori ad oggi, esaminando le discografie dei gruppi più significativi anche attraverso i loro testi. La parte enciclopedica è suddivisa per nazioni con i gruppi fondamentali e infine la parte di approfondimento con due realtà odierne importanti come gli americani Spock’s Beard e gli inglesi Arena.




Il viaggio esplicativo vede protagonista come rappresentato nella copertina il jester, simbolo della band che ha dato origine alla ripresa del Progressive Rock nei primi anni ’80: i Marillion. Con loro in cattedra anche Pendragon, IQ, Pallas e Twelfth Night.




Il Jester è un personaggio che accomuna molte delle band Neo Prog, così il face paint adoperato in sede live dai cantanti di molti di questi gruppi. Tanto viene estrapolato dal lavoro dei Genesis, che assieme a Peter Gabriel negli anni ’70 apportano successo al Progressive Rock. Esso subisce un doloroso stop alla fine degli anni ’70 con l’avvento del Punk, della Discomusic e della New Wave. Il Neo Prog è dunque la rinascita del genere che attinge molto da queste sonorità “Genesiane” ma anche al sound dei Pink Floyd e dei Camel in primis. L’autore nel raccontare la storia volge lo sguardo anche agli avvenimenti che accadono nel periodo, fattore importante in quanto la musica è sempre rappresentanza della società del momento.




Non manca neppure un analisi conclusiva. Il critico consiglia di tenere l’opera accanto al pc dove poter consultare e approfondire in rete la musica di queste band non molto conosciute, ma che sicuramente elargiscono emozioni a profusione in quanto musica fatta da ottimi professionisti e di tante belle melodie. Un occasione unica per conoscere il lato evolutivo del Rock scritto da un noto amante efferato del genere: Massimo “Max” Salari.




Versione Inglese:

NEO PROG - The Book


After the success of "ITALIAN PROGRESSIVE ROCK 1980 - 2013" (2018 - Arcana) and "ITALIAN PROGRESSIVE METAL" (2019 - Arcana) with which he won the "Macchina Da Scrivere" awards under the heading Best Encyclopedia of the Year, the Fabrianese writer returns to probe another topic never before covered in publishing: Neo Prog. Always addressing a niche audience, attentive and knowledgeable about music, he tells the story of the genre from its beginnings to the present day, examining the discographies of the most significant groups also through their lyrics. The encyclopedic part is divided by countries with the fundamental groups and finally the in-depth part with two important today's realities such as the Americans Spock's Beard and the British Arena.The explanatory journey features as depicted on the cover the jester, symbol of the band that gave rise to the revival of Progressive Rock in the early 1980s: the Marillion. With them on the cover are also Pendragon, IQ, Pallas and Twelfth Night.
The Jester is a character shared by many of the Neo Prog bands, so the face paint employed in live performance by the singers of many of these groups. So much is extrapolated from the work of Genesis, which together with Peter Gabriel in the 1970s brought success to Progressive Rock. It suffered a painful halt in the late 1970s with the advent of Punk, Discomusic and New Wave. Neo Prog is thus the rebirth of the genre that draws heavily from these "Genesian" sounds but also to the sound of Pink Floyd and Camel first and foremost.
The author in telling the story also turns his gaze to the events happening in the period, an important factor since music is always representative of the society of the time.
A concluding analysis is also not lacking. The reviewer recommends keeping the work next to your pc where you can consult and delve into the music of these bands that are not very well known, but certainly bestow emotions in profusion as music made by excellent professionals and many beautiful melodies. A unique opportunity to learn about the evolving side of Rock written by a well-known effete lover of the genre: Massimo "Max" Salari.