PURE
REASON REVOLUTION - Terrifying Angels
InsideOut
Music
Genere:
Crossover Prog / Heavy Prog
Supporto:
LP / CD / Bandcamp – 2026
Oramai
si possono considerare i Pure Reason Revolution come un nome storico del
Crossover Prog a tutti gli effetti.
Nascono
a Londra nei primi anni 2000 per iniziativa del frontman e polistrumentista Jon
Courtney e del chitarrista Greg Jong, uniti successivamente dalla bassista e
cantante Chloë Alper. Famosi fin dal capolavoro d'esordio “The Dark Third”
(2006) per la loro miscela di Progressive Rock, Shoegaze, Alternative Rock ed
Elettronica, si sono distinti nel panorama Crossover Prog per le celebri
armonie vocali polifoniche maschili/femminili e per un uso dinamico di riff
chitarristici pesanti abbinati a synth e beat moderni. Dopo una pausa durata
quasi un decennio (dal 2011 al 2019), il gruppo si è riformato pubblicando una
serie di dischi acclamati per l'etichetta InsideOut Music (“Eupnea”, “Above
Cirrus”, “Coming Up To Consciousness”).
Questo
settimo album in studio è mixato da Bruce Soord dei The Pineapple Thief e, a
differenza del predecessore “Coming Up To Consciousness”, segna un ritorno a
sonorità nettamente più pesanti, oscure e aggressive. Jon Courtney descrive
l'ispirazione concettuale legata alla figura biblica/mitologica dell'angelo:
non innocui cherubini, ma entità sopraffacenti e spaventose. Alla lavorazione
hanno partecipato, oltre a Jon Courtney, Greg Jong e alla cantante Annicke
Shireen, ospiti d'eccezione come Mariusz Duda (Riverside / Lunatic Soul) e
Kristoffer Gildenlöw al basso, Paul Mullen alla chitarra e Ravi Kesavaram alla
batteria.
Il
disco affronta il paradosso della trasformazione, le stesse forze che ci
salvano o ci trasformano sono spesso quelle che ci feriscono e ci distruggono.
“Spin
Like Fire” è subito ritmato e diretto ed unisce riff di chitarra aggressivi a
una pulsione elettronica incalzante. La tensione cresce costantemente
attraverso il contrasto tra le voci eteree e una sezione ritmica pesante. Si
esplora il senso di frenesia e perdita di controllo. La metafora del girare
come fuoco evoca la sensazione di consumarsi rapidamente in situazioni di alta
pressione o tumulto emotivo.
Altamente
progressivo per struttura giunge “Black-Arrow Acrobats”, che alterna momenti
sognanti e sospesi a esplosioni pesanti quasi Stoner/Alternative Metal. Ciò
oramai fa parte del DNA della band, così come i ritornelli orecchiabili e
gradevoli. Il testo riflette sulla precarietà dell'equilibrio mentale e
relazionale ("acrobati"), dove un singolo errore o una "freccia
nera" può far crollare la struttura emotiva costruita.
“Haywire
Heart”, breve e ritmato, fa da interludio alla suite title track “Terrifying
Angels”, un'epica traccia Prog che fonde dinamiche dilatate, riff maestosi e
vocalizzi intrecciati. La struttura sposta l'ascoltatore da paesaggi sonori
delicati a crescendo seppur sempre misurati. Qui i PRR esplorano il confine tra
salvezza e distruzione, e come le cose che percepiamo come protettive possano
rivelarsi schiaccianti.
“Rumination
Ruin” ritorna in territori cupi e sincopati, sorretto da una linea di basso
incalzante e chitarre distorte che esplodono nel ritornello. La
"ruminazione" fa riferimento al ciclo ossessivo di pensieri negativi.
Il testo analizza come il riflettere costantemente sugli stessi errori possa
condurre alla rovina psicologica ed emotiva.
A
questo punto l’album vira la rotta verso un crescendo emotivo piacevolissimo
con due brani a dir poco ottimi: il primo, “Below Radiance”, è una traccia
atmosferica che fa da ponte verso la conclusione dell'opera, concentrandosi su
tessiture vocali e tastiere avvolgenti. Essa introduce la suite di quasi
quindici minuti intitolata “Hold Your Wrath”, una lunga progressione drammatica
con assoli emotivi e un finale imponente. Il brano esplora il perdono, la
gestione della rabbia e il tentativo di contenere la distruttività prima che
sia troppo tardi.
“Terrifying
Angels” non è un ascolto semplice o consolatorio, né intende esserlo. Con
questo lavoro, i Pure Reason Revolution firmano uno dei capitoli più cupi,
complessi ed emotivamente densi della loro carriera, dimostrando come la loro
ricetta, fatta di contrasti violenti tra estetica eterea e riff spietati, non
solo non si sia esaurita, ma abbia trovato una nuova e più consapevole
maturità. Jon Courtney e soci abbandonano le rassicuranti geometrie del Synth
Prog recente per addentrarsi in un territorio impervio, dove la bellezza
ferisce e la redenzione passa inevitabilmente attraverso il tumulto. Un album
imponente, a tratti viscerale, che riconferma la band ai vertici del Rock
Progressivo contemporaneo. MS
Versione Inglese:


A parte il successore di The Dark Third(per il sottoscritto disco da gettare al macero) ho sempre "apprezzato" le produzioni della band. Paradossalmente,dopo l'uscita della brava Chloe Harper ho adorato il penultimo album e sto letteralmente consumando quest'ultima Opera che, sempre nel mio mondo normale immaginario, piazzerebbe nei primi posti delle vecchie Hit Parade almeno 2 dei brani brevi(una volta 45gg oggi freddamente detti singoli) nelle primissime posizioni. E il fatto ancora più eclatante (e che non succede spesso in questo tipo di produzioni a metà tra il "disimpegno impegnato" e il "fruibile complesso"),anche i brani lunghi contengono tanta Arte ed Ispirazione di Prog Tecno/Pop moderno. E se Ve lo scrive il sottoscritto(da sempre "cultore" del New Prog) che questo disco è bellissimo, dovete crederci!
RispondiEliminaCome sempre Max,recensione ottima e puntuale
Mario.M.👋👋
Sottoscrivo ogni tua parola! Pienamente d'accordo! Grazie Mario
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