I Miei Libri
venerdì 9 ottobre 2026
Kamelot
KAMELOT - Dark Asylum
giovedì 8 ottobre 2026
Pure Reason Revolution
PURE
REASON REVOLUTION - Terrifying Angels
InsideOut
Music
Genere:
Crossover Prog / Heavy Prog
Supporto:
LP / CD / Bandcamp – 2026
Oramai
si possono considerare i Pure Reason Revolution come un nome storico del
Crossover Prog a tutti gli effetti.
Nascono
a Londra nei primi anni 2000 per iniziativa del frontman e polistrumentista Jon
Courtney e del chitarrista Greg Jong, uniti successivamente dalla bassista e
cantante Chloë Alper. Famosi fin dal capolavoro d'esordio “The Dark Third”
(2006) per la loro miscela di Progressive Rock, Shoegaze, Alternative Rock ed
Elettronica, si sono distinti nel panorama Crossover Prog per le celebri
armonie vocali polifoniche maschili/femminili e per un uso dinamico di riff
chitarristici pesanti abbinati a synth e beat moderni. Dopo una pausa durata
quasi un decennio (dal 2011 al 2019), il gruppo si è riformato pubblicando una
serie di dischi acclamati per l'etichetta InsideOut Music (“Eupnea”, “Above
Cirrus”, “Coming Up To Consciousness”).
Questo
settimo album in studio è mixato da Bruce Soord dei The Pineapple Thief e, a
differenza del predecessore “Coming Up To Consciousness”, segna un ritorno a
sonorità nettamente più pesanti, oscure e aggressive. Jon Courtney descrive
l'ispirazione concettuale legata alla figura biblica/mitologica dell'angelo:
non innocui cherubini, ma entità sopraffacenti e spaventose. Alla lavorazione
hanno partecipato, oltre a Jon Courtney, Greg Jong e alla cantante Annicke
Shireen, ospiti d'eccezione come Mariusz Duda (Riverside / Lunatic Soul) e
Kristoffer Gildenlöw al basso, Paul Mullen alla chitarra e Ravi Kesavaram alla
batteria.
Il
disco affronta il paradosso della trasformazione, le stesse forze che ci
salvano o ci trasformano sono spesso quelle che ci feriscono e ci distruggono.
“Spin
Like Fire” è subito ritmato e diretto ed unisce riff di chitarra aggressivi a
una pulsione elettronica incalzante. La tensione cresce costantemente
attraverso il contrasto tra le voci eteree e una sezione ritmica pesante. Si
esplora il senso di frenesia e perdita di controllo. La metafora del girare
come fuoco evoca la sensazione di consumarsi rapidamente in situazioni di alta
pressione o tumulto emotivo.
Altamente
progressivo per struttura giunge “Black-Arrow Acrobats”, che alterna momenti
sognanti e sospesi a esplosioni pesanti quasi Stoner/Alternative Metal. Ciò
oramai fa parte del DNA della band, così come i ritornelli orecchiabili e
gradevoli. Il testo riflette sulla precarietà dell'equilibrio mentale e
relazionale ("acrobati"), dove un singolo errore o una "freccia
nera" può far crollare la struttura emotiva costruita.
“Haywire
Heart”, breve e ritmato, fa da interludio alla suite title track “Terrifying
Angels”, un'epica traccia Prog che fonde dinamiche dilatate, riff maestosi e
vocalizzi intrecciati. La struttura sposta l'ascoltatore da paesaggi sonori
delicati a crescendo seppur sempre misurati. Qui i PRR esplorano il confine tra
salvezza e distruzione, e come le cose che percepiamo come protettive possano
rivelarsi schiaccianti.
“Rumination
Ruin” ritorna in territori cupi e sincopati, sorretto da una linea di basso
incalzante e chitarre distorte che esplodono nel ritornello. La
"ruminazione" fa riferimento al ciclo ossessivo di pensieri negativi.
Il testo analizza come il riflettere costantemente sugli stessi errori possa
condurre alla rovina psicologica ed emotiva.
A
questo punto l’album vira la rotta verso un crescendo emotivo piacevolissimo
con due brani a dir poco ottimi: il primo, “Below Radiance”, è una traccia
atmosferica che fa da ponte verso la conclusione dell'opera, concentrandosi su
tessiture vocali e tastiere avvolgenti. Essa introduce la suite di quasi
quindici minuti intitolata “Hold Your Wrath”, una lunga progressione drammatica
con assoli emotivi e un finale imponente. Il brano esplora il perdono, la
gestione della rabbia e il tentativo di contenere la distruttività prima che
sia troppo tardi.
“Terrifying
Angels” non è un ascolto semplice o consolatorio, né intende esserlo. Con
questo lavoro, i Pure Reason Revolution firmano uno dei capitoli più cupi,
complessi ed emotivamente densi della loro carriera, dimostrando come la loro
ricetta, fatta di contrasti violenti tra estetica eterea e riff spietati, non
solo non si sia esaurita, ma abbia trovato una nuova e più consapevole
maturità. Jon Courtney e soci abbandonano le rassicuranti geometrie del Synth
Prog recente per addentrarsi in un territorio impervio, dove la bellezza
ferisce e la redenzione passa inevitabilmente attraverso il tumulto. Un album
imponente, a tratti viscerale, che riconferma la band ai vertici del Rock
Progressivo contemporaneo. MS
PURE
REASON REVOLUTION - Terrifying Angels
InsideOut
Music
Genre:
Crossover Prog / Heavy Prog
Format:
LP / CD / Bandcamp – 2026
At this point, Pure Reason Revolution can truly be
considered a historic name in Crossover Prog in every respect.
Formed in London in the early 2000s on the initiative
of frontman and multi-instrumentalist Jon Courtney and guitarist Greg Jong,
later joined by bassist and vocalist Chloë Alper, they became famous right from
their debut masterpiece “The Dark Third” (2006) for their blend of Progressive
Rock, Shoegaze, Alternative Rock, and Electronica. They have distinguished
themselves in the Crossover Prog scene through their celebrated male/female
polyphonic vocal harmonies and a dynamic use of heavy guitar riffs combined
with modern synths and beats. After a hiatus lasting nearly a decade (from 2011
to 2019), the group reformed, releasing a series of acclaimed albums for the
InsideOut Music label (“Eupnea”, “Above Cirrus”, “Coming Up To Consciousness”).
This seventh studio album was mixed by Bruce Soord of
The Pineapple Thief and, unlike its predecessor “Coming Up To Consciousness”,
marks a return to distinctly heavier, darker, and more aggressive sounds. Jon
Courtney describes the conceptual inspiration linked to the biblical/mythological
figure of the angel: not harmless cherubs, but overwhelming and fearsome
entities. Joining Jon Courtney, Greg Jong, and vocalist Annicke Shireen on the
record are exceptional guests such as Mariusz Duda (Riverside / Lunatic Soul)
and Kristoffer Gildenlöw on bass, Paul Mullen on guitar, and Ravi Kesavaram on
drums.
The album addresses the paradox of transformation: the
very forces that save or transform us are often those that hurt and destroy us.
“Spin Like Fire” is immediately uptempo and direct,
joining aggressive guitar riffs with a driving electronic pulse. The tension
grows constantly through the contrast between ethereal vocals and a heavy
rhythm section. It explores a sense of frenzy and loss of control. The metaphor
of spinning like fire evokes the feeling of consuming oneself rapidly in
high-pressure situations or emotional turmoil.
Highly progressive in structure comes “Black-Arrow
Acrobats”, which alternates dreamy, suspended moments with heavy, almost
Stoner/Alternative Metal explosions. This has now become part of the band's
DNA, as have their catchy and engaging choruses. The lyrics reflect on the
fragility of mental and relational balance ("acrobats"), where a
single mistake or a "black arrow" can bring down the emotional
structure that has been built.
“Haywire Heart”, short and rhythmic, serves as an
interlude to the suite title track “Terrifying Angels”, an epic Prog piece
fusing sprawling dynamics, majestic riffs, and interwoven vocals. The structure
shifts the listener from delicate soundscapes to crescendos that remain
carefully measured throughout. Here PRR explore the boundary between salvation
and destruction, and how the things we perceive as protective can turn out to
be overwhelming.
“Rumination Ruin” returns to dark, syncopated
territory, anchored by a driving bassline and distorted guitars that explode in
the chorus. "Rumination" refers to the obsessive cycle of negative
thoughts. The lyrics analyze how constantly dwelling on the same mistakes can
lead to psychological and emotional ruin.
At this point, the album shifts course toward a
delightful emotional crescendo with two outstanding tracks to say the least:
the first, “Below Radiance”, is an atmospheric piece that bridges the gap
toward the work's conclusion, focusing on vocal textures and enveloping
keyboards. It introduces the nearly fifteen-minute suite entitled “Hold Your
Wrath”, a long, dramatic progression featuring emotional solos and an imposing
finale. The track explores forgiveness, anger management, and the attempt to
restrain destructiveness before it is too late.
“Terrifying Angels” is not an easy or comforting
listen, nor does it intend to be. With this work, Pure Reason Revolution
deliver one of the darkest, most complex, and emotionally dense chapters of
their career, proving that their signature formula—built on violent contrasts
between ethereal aesthetics and relentless riffs—has far from exhausted itself,
finding instead a new and more conscious maturity. Jon Courtney and company
abandon the reassuring geometries of recent Synth Prog to venture into rugged
territory, where beauty wounds and redemption inevitably passes through
turmoil. An imposing, at times visceral album that reconfirms the band at the
absolute pinnacle of contemporary Progressive Rock. MS
mercoledì 7 ottobre 2026
Tony Carnevale - Beyond Notes
TONY
CARNEVALE - Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through
Music - The ANORA Method, entra nella
Laboratori, ricerca, metodo Anora:
il poliedrico artista, musicista, compositore e scrittore TONY CARNEVALE entra
nella Berklee Library e ci spiega cosa è
“Beyond Notes”, una ricerca iniziata in Italia oltre quarant’anni fa. La parola
all’autore:
Una nuova avventura internazionale per una ricerca
sulla Musica, sulla Creatività e sui Processi Formativi
Beyond Notes: Unlocking the
Creative and Emotional Power Through Music, con il sottotitolo The
ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative
Development, è stato ufficialmente catalogato nella Stan
Getz Library del Berklee College of Music di Boston.
La presenza di questo libro nella biblioteca di Berklee
rappresenta un passaggio importante nel percorso internazionale di una ricerca
che nasce in Italia molti anni fa e che, attraverso pubblicazioni, attività
formative e divulgative, ha progressivamente fatto emergere, oltre alle
innumerevoli altre, una domanda particolare: che cosa succede nell’essere umano
prima che il movimento del pensiero non cosciente e l’esperienza psichica ad
esso legata diventi suono, nota, forma, composizione, improvvisazione,
interpretazione ed eventualmente produzione?
Da questa domanda si è messa in movimento una ricerca che
ha portato a Beyond Notes, che oggi entra a far
parte di una collezione accademica internazionale dedicata alla musica e
diventa disponibile per essere letto, studiato, confrontato, discusso e
criticato all'interno di uno dei contesti musicali più conosciuti e considerati
al mondo.
Particolarmente significativi, rispetto ai contenuti del volume, sono anche i
Subject Headings con i quali il libro è stato indicizzato nel catalogo:
Music - Psychological aspects
Music - Instruction and study
Due indicazioni bibliografiche che intercettano aspetti centrali della ricerca
sviluppata nel libro: la dimensione psicologica e psicodinamica dell'esperienza
musicale e quella relativa alla formazione, all'apprendimento e allo sviluppo
della persona attraverso la musica.
Una
Ricerca Che Viene Da Lontano
Il percorso comincia intorno al 1985, con alcuni miei
articoli dedicati alla reazione umana al suono, pubblicati su una rivista di
psichiatria, ai quali fecero seguito nel tempo altri articoli, interviste e
contributi attraverso i quali la ricerca iniziale cominciò progressivamente ad
ampliarsi.
Un passaggio importante avvenne nel 2003, con un articolo pubblicato sulla
rivista di psichiatria Il sogno della farfalla: dalla domanda sulla reazione
dell'essere umano al suono, la ricerca portava inevitabilmente verso una
questione ancora più radicale: che cos'è la musica?
Una domanda apparentemente elementare che andava oltre la definizione della
musica come semplice organizzazione di suoni o sistema codificato di azioni:
che cosa rappresenta la musica per l'essere umano? Da dove nasce un'idea
musicale? Quale filo lega percezione, reazione emotiva, immaginazione ed
espressione? Perché un'esperienza interna dell’essere umano cerca una propria
rappresentazione attraverso il suono?
Cominciava così ad emergere sempre più chiaramente una dimensione antropologica
della ricerca: la musica considerata come esperienza psichica, espressiva e
rappresentativa dell’essere umano.
Queste domande non sono però nate da un'osservazione teorica esterna al fare
musica, ma si sono invece sviluppate parallelamente alla mia esperienza di
ascoltatore, studente di musica, musicista e artista professionista,
compositore, ricercatore e formatore, che continua ancora oggi.
La riflessione sui processi creativi si confronta quindi continuamente con
l'esperienza diretta del creare e rappresentare, con il momento in cui un'idea
ancora indefinita comincia a trasformarsi in esigenza espressiva per poi
assumere una forma, con le difficoltà che incontra, con le trasformazioni che
subisce e con gli strumenti tecnici che diventano necessari per poterla
realizzare.
Dalla
Ricerca Alla Pratica Dei Laboratori
Nel 2000, presso il Conservatorio Licinio Refice di
Frosinone, iniziarono le prime esperienze laboratoriali attraverso le quali
questi interrogativi poterono essere affrontati direttamente nella pratica
formativa, ed è importante, anche storicamente, fare una distinzione: nel 2000
il Metodo ANORA (Approccio NOn RAzionale), come formulazione compiuta e come
metodo denominato in questo modo, non esisteva ancora, ma erano già presenti
diversi princìpi che sarebbero successivamente diventati Metodo.
Proprio il confronto diretto con le persone, con i loro processi ideativi e
creativi, con le difficoltà, le resistenze, le immagini e le possibilità
espressive che emergevano durante il lavoro laboratoriale ha consentito a quei
principi di essere progressivamente verificati, modificati, approfonditi e
organizzati.
I laboratori hanno assunto denominazioni differenti nel corso degli anni; ciò
che li collega non è quindi un nome rimasto immutato, ma la continuità di una
ricerca e di una pratica formativa che si sono evolute nel tempo: oggi,
infatti, questa linea prosegue presso lo stesso Conservatorio Licinio Refice
attraverso il Laboratorio di Direzione Artistica della Produzione
Musicale.
Un
Percorso Di Ricerca E Di Interlocuzione Istituzionale
Nel corso degli anni questa esperienza ha incontrato anche
differenti forme di attenzione e sostegno istituzionale: infatti, nel 2005 i
laboratori hanno ottenuto il patrocinio della SIAE e sono stati sostenuti per
diversi anni con il contributo dell'IMAIE.
In anni più recenti il Metodo ANORA è stato inoltre oggetto di un webinar
organizzato da INDIRE, con la partecipazione del Ministero dell'Istruzione e
del Merito, nel quale sono stato intervistato da Annalisa Spadolini, Presidente
del Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli
studenti, sui principi e sulle prospettive del Metodo: nel commento conclusivo,
la stessa Spadolini auspicava che una metodologia di questo tipo potesse
trovare applicazione anche a livello istituzionale.
Sono passaggi diversi tra loro, che non costituiscono naturalmente un'unica
forma di riconoscimento, ma documentano nel tempo occasioni concrete di
confronto tra questa ricerca e differenti realtà della formazione e della
cultura musicale.
Dai
Laboratori Ai Libri
A partire dal 2010, la ricerca ha trovato un'ulteriore
forma di elaborazione e sistematizzazione attraverso una serie di pubblicazioni:
Il pensiero e il suono (2010) ha raccolto e sviluppato
alcuni dei nuclei emersi negli anni precedenti; nel 2014 è seguito Il
suono ritrovato, successivamente pubblicato in altre tre edizioni;
sono arrivati poi Poetica, Ricerca e Formazione Musicale
(2019), Formazione Musicale Psicodinamica (2020) e Oltre
le note - Un approccio non razionale alla musica (2022).
Beyond Notes affonda esplicitamente le proprie radici in
quest’ultimo, ma non si limita a trasferirne il contenuto in un'altra lingua:
ne sviluppa ulteriormente la ricerca, inserendola in una prospettiva capace di
dialogare con un pubblico internazionale e portando in primo piano, già nel
sottotitolo, due dei concetti centrali: Psychodynamic Exploration e Creative
Development.
Prima
Delle Note
Il titolo Beyond Notes potrebbe far pensare
soprattutto a qualcosa che si trovi “oltre” le note, ma una parte fondamentale
della ricerca riguarda, in realtà, ciò che viene prima delle note: non si
tratta, quindi, di negare la tecnica, la conoscenza o il linguaggio musicale,
ma di interrogarsi su ciò che li rende necessari.
Prima della nota composta, scritta, suonata o cantata deve potersi formare
un'idea/immagine, un'esigenza espressiva, qualcosa che possa poi essere
trasformato in una forma musicale; è proprio in questa dimensione che entrano
in gioco creatività, fantasia, immagini, emozioni e capacità espressive e
rappresentative della persona.
La tecnica acquista allora il suo significato più profondo: diventa, cioè, una
necessità legata a un'esigenza espressiva, lo strumento attraverso il quale ciò
che nasce dall'esperienza umana può essere organizzato, rappresentato e
trasformato in forma artistica.
Possiamo immaginare questo processo come una continuità:
esperienza umana → reazione e formazione dell'idea/immagine → esigenza
espressiva → trasformazione in idea musicale/suono → organizzazione musicale →
competenze tecniche → forma artistica.
La tecnica rimane, quindi, qualcosa di non eludibile. Cambia però il punto dal
quale la osserviamo, soprattutto in questo momento storico nel quale non
possiamo evitare una integrazione dell'intelligenza artificiale come strumento
di supporto nei percorsi formativi: non più soltanto qualcosa da acquisire
preventivamente e accumulare come conoscenza astratta, ma anche uno strumento
che diventa necessario nel momento in cui esiste qualcosa che chiede di essere
espresso in modo coerente e adeguato.
Ideazione
E Composizione
Da questa prospettiva nasce uno dei problemi centrali
affrontati dal Metodo ANORA: quello dell'ideazione.
Nella formazione musicale, infatti, impariamo a scrivere, eseguire,
interpretare, analizzare e organizzare il materiale musicale, ma esiste un
momento precedente, quello nel quale qualcosa deve ancora essere “pensato”.
Nel Metodo ANORA l'ideazione viene assunta esplicitamente come oggetto autonomo
del processo formativo, distinto ma connesso alla successiva elaborazione
compositiva e tecnica.
Questo conduce a una domanda che considero sempre più importante:
Quando si insegna a comporre, si sta formando il processo creativo oppure si
insegna a organizzare tecnicamente il risultato di un processo creativo che si
presume già esistente?
La domanda non intende contrapporre ANORA all'insegnamento della composizione,
né mettere in discussione il valore del lavoro svolto dai docenti della
materia: un esercizio di composizione può infatti sollecitare implicitamente
processi creativi senza per questo costituire di per sè una formazione
specifica dei processi ideativi.
E la distinzione è importante: significa domandarsi se la capacità di creare
idee/immagini, intenzioni più o meno coscienti, necessità espressive, debba
essere semplicemente presupposta oppure possa diventare essa stessa oggetto di
attenzione formativa.
La
Ricerca Dell'Identità Artistica Originale
Il lavoro sui processi creativi ha progressivamente posto
al centro un altro tema fondamentale: la ricerca, la formazione e lo sviluppo
dell'identità artistica originale.
L'obiettivo non è trasmettere un modello o indicare alla persona che cosa debba
creare ma, al contrario, il problema è costruire le condizioni perché possa
riconoscere ciò che le appartiene, sviluppare una propria intenzione espressiva
e trovare gli strumenti necessari per darle forma, con il supporto del
formatore e del gruppo creativo che si forma, conseguentemente alla metodologia
ANORA, all’interno dei laboratori.
Da questo punto di vista, il Metodo ANORA non vuole formare persone che creino
secondo un modello e, tanto meno, persone che creino come il suo autore; la mia
esperienza personale sui processi creativi rappresenta inevitabilmente una
delle origini della ricerca, ma il passaggio decisivo consiste proprio
nell'uscire dall'esperienza personale per entrare in risonanza con le
idee/immagini dei partecipanti ai laboratori.
Non si tratta, cioè, di mostrare agli altri come sono riuscito io a creare, o
sovrapporre il mio pensiero creativo a quello di qualcun altro, ma di cercare
di comprendere quali condizioni possano permettere a un'altra persona di
trovare la propria possibilità creativa, anche quando pensa di non possederla;
è questa differenza a rendere centrale la questione dell'identità artistica:
non invitare a riprodurre o imitare, ma creare le condizioni perché una
risposta personale possa emergere.
La
Dimensione Psicodinamica Dei Processi Creativi
La parola Psychodynamic, presente nel sottotitolo di Beyond
Notes, non è quindi accessoria.
Nel corso della ricerca è diventato sempre più evidente che il processo
creativo non può essere osservato soltanto attraverso il suo risultato; creare
significa confrontarsi anche con immagini interne, aspettative, resistenze,
timori, esposizione personale, capacità di ascolto, relazione con gli altri e
rappresentazione di sé. Quindi parlare di una dimensione psicodinamica nella
formazione musicale non significa trasformare la formazione in psicoterapia, ma
riconoscere che, quando una persona crea, non mette in movimento soltanto
conoscenze e competenze tecniche, ma mette inevitabilmente in gioco anche la
propria esperienza psichica e relazionale.
In questo percorso ha contribuito anche la mia esperienza, di oltre trent'anni,
all’interno della ricerca sul non cosciente dell’essere umano che si è svolta
nei seminari di analisi collettiva, condotti dallo psichiatra Massimo Fagioli,
che ha fornito ulteriori strumenti di attenzione alle dinamiche non razionali,
emotive e relazionali.
Il Metodo nasce, quindi, dalla convergenza di esperienze differenti: il
rapporto con la musica fin dalle prime esperienze d’ascolto, la formazione
musicale come autodidatta, la successiva formazione accademica e la concreta
pratica artistica e professionale, la composizione, la produzione, la ricerca,
il lavoro laboratoriale e la relazione formativa.
È all'interno di questa convergenza che si è andata sviluppando la definizione
di Psicodinamica dei Processi Creativi.
Si
Può Formare La Creatività?
Dietro tutto questo rimane una questione ancora più ampia,
cioè se la creatività sia una qualità “innata” che dobbiamo semplicemente
aspettare di trovare e riconoscere in alcune persone, oppure una possibilità
umana della quale la formazione può prendersi cura.
Affermare che la creatività possa essere sviluppata non significa sostenere che
tutti possano diventare grandi compositori o artisti, né negare differenze
individuali, sensibilità o capacità soggettive; significa però non identificare
automaticamente la possibilità creativa con un dono riservato a pochi, ma
riconoscerlo come diritto all’espressione attraverso i suoni che riguarda tutti
gli esseri umani indistintamente e a qualsiasi livello di conoscenza e cultura.
Se la creatività è anche capacità di immaginare, trasformare, scegliere,
collegare elementi, produrre “senso” e rappresentare un'esperienza attraverso
una forma, allora esistono condizioni che possono favorirne oppure ostacolarne
lo sviluppo.
La questione torna quindi ad essere anche una responsabilità formativa:
La creatività è qualcosa che aspettiamo di trovare nelle persone, oppure
qualcosa di cui la formazione deve imparare responsabilmente a prendersi cura?
Creatività
E Cittadinanza Attiva
Questa domanda non riguarda soltanto, ovviamente, la
formazione dei musicisti, ma possiede anche una dimensione sociale: sviluppare
la creatività significa anche educare alla cittadinanza attiva, perché
significa formare persone capaci non soltanto di eseguire ciò che è già stato
pensato da altri, ma di produrre idee, compiere scelte, assumersene la
responsabilità e trasformarle in forme condivisibili.
La musica rappresenta, da questo punto di vista, un territorio
straordinariamente concreto nel quale esercitare questa possibilità; una
persona può imparare a riprodurre con grande competenza ciò che altri hanno
scritto e pensato, e questa capacità ha un valore enorme e non deve essere
svalutata.
Ma esiste un'altra domanda formativa: siamo capaci anche di costruire
condizioni nelle quali quella persona possa produrre un pensiero proprio?
Non si tratta di scegliere tra interpretazione e creazione, tra tecnica e
immaginazione, tra tradizione e ricerca, ma di evitare che una sola di queste dimensioni
venga fatta coincidere con l'intera esperienza musicale.
Un
Metodo, Un Progetto, I Laboratori, Un'Associazione
Nel tempo, intorno a questa ricerca, sono nate realtà con
funzioni differenti che è utile distinguere:
• Il Metodo ANORA costituisce la formalizzazione
metodologica della ricerca e della prassi formativa.
• ANORA Project rappresenta una dimensione progettuale più
ampia, nella quale ricerca, pratica creativa, collaborazioni, sperimentazione e
divulgazione possono incontrarsi.
• I Laboratori ANORA costituiscono uno dei principali
luoghi di applicazione, sperimentazione e sviluppo del Metodo: infatti le
singole attività possono assumere una denominazione specifica, mantenendo
questa appartenenza comune.
• L’Associazione Culturale ANORA svolge invece una
funzione collettiva e istituzionale di promozione, diffusione e confronto
intorno alla ricerca e alle sue applicazioni.
La dimensione necessariamente collettiva di queste
attività non modifica però la genealogia del Metodo, che può essere studiato,
utilizzato, sperimentato, discusso e sviluppato attraverso il contributo di
persone e istituzioni differenti pur avendo la sua origine in una esperienza
individuale.
Distinguere l'autorialità del Metodo dalla pluralità delle persone che possono
incontrarlo e applicarlo non serve a chiuderlo intorno al suo autore ma, al
contrario, permette di renderne chiara l'origine proprio mentre comincia a
vivere anche attraverso esperienze differenti.
Un
Dialogo Con Berklee Già Iniziato
In questo percorso si inserisce anche il rapporto con
Simone Scazzocchio, docente al Berklee College of Music di Boston, che ha
scritto anche la presentazione di Beyond Notes e si è formato, nei primi
anni 2000, nei miei laboratori attraverso i princìpi del metodo ANORA.
Nel tempo abbiamo mantenuto un dialogo sui temi della musica, della creatività
e della formazione, documentato anche nella conversazione in inglese ANORA
Meets Berklee.
La conversazione ANORA Meets Berklee, realizzata quando il
libro era ancora nel processo di acquisizione da parte della biblioteca, assume
oggi anche un significato ulteriore alla luce dell'avvenuta catalogazione di Beyond
Notes.
Da Oltre
Le Note A Beyond Notes
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library
assume per me un significato particolare anche per la storia editoriale dalla
quale il libro proviene; infatti la sua radice italiana è Oltre
le note - Un approccio non razionale alla musica: già quel titolo
indicava la necessità di non identificare la musica esclusivamente con ciò che
può essere scritto, analizzato o tecnicamente organizzato.
Beyond Notes sviluppa quella prospettiva e la porta in una
dimensione internazionale, ponendo esplicitamente il Metodo ANORA, la
dimensione psicodinamica e lo sviluppo creativo all'interno della propria
identità editoriale; ecco perché la catalogazione a Berklee rappresenta non
soltanto la presenza di un nuovo libro in una biblioteca, ma un ulteriore
passaggio nella circolazione di una ricerca che ha attraversato più di
quarant'anni di esperienza musicale, riflessione, pratica artistica e
formazione.
Naturalmente un libro non acquista valore perché si trova su uno scaffale
prestigioso: il valore di una ricerca si misura anche nella capacità di esporsi
al confronto.
Essere, cioè, presente in una biblioteca significa poter essere trovato da
qualcuno che non conosce l'autore, letto senza mediazioni, utilizzato,
contestato, approfondito, messo in relazione con altre ricerche, ed è
soprattutto questo il significato che attribuisco alla presenza di Beyond
Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music: una
ricerca nata in Italia e sviluppata attraverso decenni di esperienza artistica
e formativa dispone oggi di un ulteriore luogo nel quale può essere incontrata.
Il libro è inoltre disponibile internazionalmente su Amazon, edito da
SOUNDTRACK, consentendo a
musicisti, studenti, docenti, ricercatori e persone interessate ai processi
creativi di accedere direttamente al lavoro.
Per l’Associazione Culturale ANORA, nata anche per favorire la diffusione e il
confronto intorno a questo pensiero, questa nuova possibilità di circolazione
rappresenta quindi un passaggio coerente con la propria funzione; ma un libro
che entra in una biblioteca non conclude un percorso, può, se mai, aprirne un
altro: una ricerca acquista infatti senso quando può essere letta, utilizzata,
verificata, discussa, criticata e confrontata con esperienze e prospettive
differenti.
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library
del Berklee College of Music rappresenta, quindi, un nuovo punto di passaggio
di una ricerca iniziata molti anni fa e ancora in evoluzione, una ricerca nata
interrogandosi sulla reazione umana al suono e arrivata progressivamente a
interrogarsi sulla creatività, l'ideazione, la formazione e l'identità
artistica.
E forse, dopo tanti anni, la domanda rimane ancora quella più semplice e più
difficile:
prima di insegnare a organizzare le note, quanto spazio viene dedicato
alla formazione di ciò che rende quelle note/suoni necessarie/i?
© Tony
Carnevale
Abstract (EN)
Beyond Notes: Unlocking the
Creative and Emotional Power Through Music, subtitled The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for
Music Education and Creative Development, has been officially
cataloged in the Stan Getz Library at Berklee College of Music in Boston. This
new international step provides an opportunity to retrace more than forty years
of research into music as a human, psychic, expressive, and representational
experience. Beginning with studies on the human response to sound in the
mid-1980s, the research progressively developed through artistic practice,
educational workshops, publications, and the formulation of the ANORA Method.
At its core lies a fundamental question: what happens before notes become
composition, performance, or production? The article explores the distinction
between ideation and composition, the psychodynamic dimension of creative
processes, the development of an original artistic identity, and the
possibility of approaching creativity as a human capacity that education can
actively foster. It also examines the relationship between creative development
and active citizenship, while tracing the historical path from the early
workshops to Beyond Notes and its inclusion in
Berklee's academic library collection.
CONTATTI: https://tonycarnevale.world/il-metodo-anora-di-tony-carnevale-al-berklee-college-of-music/
M° Tony Carnevale
Via Antonio Cagnoni 54 - 00124 Roma
Mobile 338 8373568
Website www.tonycarnevale.it
YouTube https://www.youtube.com/@tcopenproject
Sound Cloud https://soundcloud.com/tony-carnevale
Bandcamp https://tonycarnevale.bandcamp.com/
Facebook https://www.facebook.com/tonycarnevale1/
Instagram https://www.instagram.com/tonycarnevale60/
LinkedIn https://www.linkedin.com/in/tony-carnevale-1457353a/
martedì 6 ottobre 2026
Nicola Lori
NICOLA
LORI - Around The Earth
NL
Music / Burning Shed
Genere:
Art Rock / Progressive Rock
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Nel
2009 rimasi felicemente folgorato da uno dei debutti discografici italiani di
Neo Prog più interessanti che mi siano mai capitati: l’album era “Endless” e la
band portava il nome di Fjieri. La line-up era stellare, con Elio Lori (basso),
Nicola Lori (chitarra), Stefano Panunzi (tastiere), Angelo Strizzi (batteria,
percussioni), Haco (voce), Mick Karn (basso), Tim Bowness (voce), Gavin
Harrison (batteria), Richard Barbieri (tastiere), Andrea Chimenti, Peter
Chilvers, Nicola Alesini… In definitiva, una superband!
La
chitarra era affidata a Nicola Lori, l’artista che oggi ci propone il nuovo
album “Around The Earth”. Anche in questo caso ci sono straordinari musicisti,
da John Mitchell (Kino, Frost*, Arena, It Bites, Asia & Lonely Robot) a
Craig Blundell (Steven Wilson, Steve Hackett, Lonely Robot), Colin Edwin (ex
Porcupine Tree, O.R.k.), Michael Bearpark (No-Man, Peter Chilvers, Tim
Bowness), Paolo Fresu (Paolo Fresu Quintet, Trio P.A.F.), Luca Calabrese
(Richard Barbieri, Grice), Nicola Alesini (David Sylvian, Claudio Lolli),
Danilo Cherni (Antonello Venditti, Goblin Rebirth), Fabio Anile (Agostino
Marangolo, Keith Lowe e Stephan Thelen), Luca Fareri e Angelo Strizzi (Fjieri).
Nicola
Lori dal 2004 lavora come bassista-chitarrista-tastierista agli album solisti
di Stefano Panunzi, mentre nel 2024 esordisce da solista con “Urban Vision” (NL
Music).
In
questo album, Lori espande la propria estetica musicale portando al centro un
Progressive Rock atmosferico, crepuscolare ed ermetico, viscerale e intimista.
Dal punto di vista stilistico, l'opera intreccia il Neo Prog ed eleganti trame
Art Rock con delicate parentesi ambient, venature Jazz Fusion e trame
chitarristiche liquide e fortemente evocative (con evidenti richiami alle
lezioni di David Gilmour, Robert Fripp e Steven Wilson).
Lo
strumentale “Beyond The Borders” apre il disco fungendo da vera e propria
soglia sonica. Una traccia prevalentemente strumentale e introduttiva,
caratterizzata da synth analogici soffusi, arpeggi di chitarra pulita carichi
di delay e un crescendo ritmico cangiante. La chitarra solista di Lori traccia
linee melodiche malinconiche ed espanse, creando un senso di spazio infinito.
L’ascoltatore è subito rapito dalla classe del movimento, variegato e
impreziosito dagli interventi del sax.
“Last
Evening” rappresenta uno dei pilastri dell'album, strutturato su un passo cadenzato
e avvolgente. Troviamo una sezione ritmica liquida su cui si innestano tappeti
di tastiere calde e un lavoro di chitarra elettrica dal fraseggio elegante, con
assoli intensi che richiamano la scuola Neoprogressiva britannica più
raffinata. Come suggerisce il titolo, la narrazione si colloca nel momento del
crepuscolo o nella consapevolezza della fine di una fase della vita. Il testo
dipinge l'immagine di un'ultima sera vissuta nella riflessione nostalgica,
sospesa tra il rimpianto di ciò che è stato e la quieta accettazione
dell'imminente oscurità o del cambiamento.
Il
tono del disco si fa più scuro e teso con “Dangerous Night”; qui la
composizione fa leva su riff di chitarra più spigolosi, un basso profondo e
pulsante e dinamiche d'impatto chiaroscurali, in stile Porcupine Tree. Le
tastiere aggiungono un'atmosfera quasi da suspense-thriller, spezzando la
linearità melodica con cambi di tempo improvvisi e sovrapposizioni timbriche.
La "notte pericolosa" è una metafora delle ombre dell'anima, delle paure
irrazionali e dei dubbi che riaffiorano quando il mondo esterno tace. Il testo
esplora la sensazione di vulnerabilità, il senso di minaccia interiore e la
lotta per non farsi inghiottire dal buio della mente.
Giunge
ora una parentesi di luce ed equilibrio melodico all'interno dell'opera grazie
a “My Happiness”, una ballad Art Rock ricca di pathos. Notevole la sensibilità
nell'uso delle armonie, dove la chitarra ed il sax cantano con toni caldi ed
espressivi.
Ed
è la volta della title track, “Around The Earth”, composizione ad ampio respiro
dove Progressive Rock, dilatazioni ambient e passaggi sinfonici si fondono
perfettamente. I cambi di tempo, le sovrapposizioni di chitarra e synth e il
crescendo sonoro dimostrano tutta la maturità compositiva ed esecutiva di
Nicola Lori. Una vera e propria chicca. Il testo osserva il pianeta Terra da
una prospettiva rialzata e distaccata, quasi cosmica. Abbraccia una visione
olistica e filosofica, quella dell’'essere umano è solo una minima parte di un
ciclo universale. Ruotare "attorno alla Terra" diventa il simbolo del
viaggio della vita, della rotazione perenne delle emozioni e della ricerca di
un senso di appartenenza globale.
Un
inizio introspettivo e psichedelico ci accoglie in “Fly Now”, una delicata
composizione supportata dal caldo suono del basso e del sax, un connubio che
sfocia nel Jazz moderno e intimistico.
“Only
Words” riflette sull'inadeguatezza e sul limite del linguaggio umano attraverso
una musica spaziale e un cantato sentito e sostenuto, tutto molto fluttuante…
Space Prog!
“The
Moon Rise” vede il tocco della chitarra misurato, sognante e ricco di
riverberi, mentre la chiusura dell’album è in mano a “Where Frost Remains”,
avvolgente struttura dalle tinte fortemente malinconiche ed evocative. Il
"gelo che rimane" simboleggia le cicatrici indelebili dell'anima, i
ricordi o i dolori che nemmeno il tempo riesce del tutto a cancellare.
Oggi
più che mai c’è bisogno di aria nuova nel mondo del Progressive Rock, e “Around
The Earth” è un bilanciato insieme di stili che va a percorrere un nuovo
sentiero collocato al confine tra passato e presente. Grazie Nicola Lori, ci
voleva proprio! MS
NICOLA
LORI - Around The Earth
NL
Music / Burning Shed
Genre:
Art Rock / Progressive Rock
Format:
CD / Bandcamp – 2026
Back in 2009, I was happily blown away by one of the
most interesting Italian Neo-Prog debuts I have ever encountered: the album was
“Endless” and the band went by the name of Fjieri. The line-up was stellar,
featuring Elio Lori (bass), Nicola Lori (guitar), Stefano Panunzi (keyboards),
Angelo Strizzi (drums, percussion), Haco (vocals), Mick Karn (bass), Tim
Bowness (vocals), Gavin Harrison (drums), Richard Barbieri (keyboards), Andrea
Chimenti, Peter Chilvers, Nicola Alesini… In short, a true supergroup!
Guitar duties were entrusted to Nicola Lori, the very
artist who today presents his new album “Around The Earth”. Here again, we find
an extraordinary cast of musicians, ranging from John Mitchell (Kino, Frost*,
Arena, It Bites, Asia & Lonely Robot) to Craig Blundell (Steven Wilson,
Steve Hackett, Lonely Robot), Colin Edwin (ex-Porcupine Tree, O.R.k.), Michael
Bearpark (No-Man, Peter Chilvers, Tim Bowness), Paolo Fresu (Paolo Fresu
Quintet, Trio P.A.F.), Luca Calabrese (Richard Barbieri, Grice), Nicola Alesini
(David Sylvian, Claudio Lolli), Danilo Cherni (Antonello Venditti, Goblin
Rebirth), Fabio Anile (Agostino Marangolo, Keith Lowe, Stephan Thelen), Luca
Fareri, and Angelo Strizzi (Fjieri).
Since 2004, Nicola Lori has worked as a bassist,
guitarist, and keyboardist on Stefano Panunzi’s solo albums, making his own
solo debut in 2024 with “Urban Vision” (NL Music).
On this album, Lori expands his musical aesthetic,
bringing to the forefront an atmospheric, twilight, and hermetic Progressive
Rock that is both visceral and intimate. Stylistically, the work weaves
Neo-Prog and elegant Art Rock textures with delicate ambient passages, hints of
Jazz Fusion, and fluid, deeply evocative guitar work (with clear nods to the
lineage of David Gilmour, Robert Fripp, and Steven Wilson).
The instrumental track “Beyond The Borders” opens the
album, acting as a genuine sonic doorway. A predominantly instrumental and
introductory piece, it is characterized by soft analog synths, clean guitar
arpeggios drenched in delay, and a shifting rhythmic crescendo. Lori’s lead
guitar traces expansive, melancholy melodic lines, creating a sense of infinite
space. The listener is immediately captivated by the elegance of its movement,
which is varied and enriched by saxophone touches.
“Last Evening” stands as one of the pillars of the
record, built upon a mid-tempo, enveloping groove. We find a fluid rhythm
section supporting layers of warm keyboards and elegant electric guitar
phrasing, featuring intense solos that recall the finest British
Neo-Progressive school. True to its title, the narrative is set at twilight or
within the awareness of a life phase drawing to a close. The lyrics paint the
picture of a final evening spent in nostalgic reflection, suspended between
regret for what was and a quiet acceptance of the impending darkness or change.
The tone turns darker and more tense with “Dangerous
Night”; here, the composition relies on sharper guitar riffs, a deep, pulsating
bass, and stark chiaroscuro dynamics reminiscent of Porcupine Tree. The
keyboards lend an almost suspense-thriller atmosphere, breaking up melodic
linearity with sudden time signature changes and overlapping timbres. The
"dangerous night" serves as a metaphor for the shadows of the soul,
irrational fears, and doubts that resurface when the outside world falls
silent. The text explores feelings of vulnerability, an inner sense of threat,
and the struggle against being consumed by the mind's darkness.
A moment of light and melodic balance arrives with “My
Happiness”, an Art Rock ballad rich in pathos. Notable for its delicate
harmonic sensitivity, both the guitar and saxophone sing with warm, expressive
tones.
Then comes the title track, “Around The Earth”, a
sweeping composition where Progressive Rock, ambient expansions, and symphonic
passages blend seamlessly. Time signature shifts, layered guitars and synths,
and a building sonic peak demonstrate the full compositional and performance
maturity of Nicola Lori. A genuine gem. The text views planet Earth from a raised,
detached, almost cosmic vantage point, embracing a holistic and philosophical
vision where humanity is but a tiny fraction of a universal cycle. Orbiting
"around the Earth" becomes a symbol for life's journey, the endless
rotation of emotions, and the search for a sense of global belonging.
An introspective, psychedelic opening greets us in
“Fly Now”, a delicate piece supported by the warm tones of the bass and
saxophone—a combination that flows into intimate modern jazz.
“Only Words” reflects on the inadequacy and limits of
human language through spacey music and heartfelt, soaring vocals, creating a
floating atmosphere… Space Prog at its finest!
“The Moon Rise” features a measured, dreamlike guitar
touch rich in reverb, while the album's closing rests in the hands of “Where
Frost Remains”, an enveloping piece with deeply melancholic and evocative hues.
The "frost that remains" symbolizes the indelible scars of the
soul—memories or pains that not even time can fully erase.
Today, more than ever, the world of Progressive Rock
needs fresh air, and “Around The Earth” delivers a balanced blend of styles,
paving a new path right on the frontier between past and present. Thank you,
Nicola Lori—this was just what we needed! MS
lunedì 5 ottobre 2026
The Tangent
THE
TANGENT – Was
White
Knight Records
Genere:
Eclectic Prog
Supporto:
2CD / Bandcamp 2026
Andy
Tillison è sempre stato, nel circuito del Rock Progressivo, una mente
illuminata. Ha saputo ritagliarsi un posto d’onore fra le band più importanti
del filone grazie al suo progetto The Tangent sin dal 2002, facendo così parte
della scena più moderna e comunque attenta al passato, con tutti gli
ingredienti del caso che variano dai maestri degli anni ’70 (Emerson, Lake
& Palmer, Yes, Genesis, Gentle Giant, Pink Floyd, King Crimson) al sound
più moderno del Neo Prog, comprese le lunghe suite.
Si
è sempre saputo circondare di artisti di grande valore e popolarità, rendendo
la sua proposta sempre fresca nel corso degli anni. Tuttavia non ha mai raccolto
quanto seminato, pur con album di enorme valenza compositiva, si è limitato a
far parte di un gruppo al confine fra il grande successo e la nicchia; questo è
accaduto soprattutto in Italia, dove il Rock ha sempre stentato a entrare nelle
classifiche. Con quattordici lunghi album alle spalle, compreso questo nuovo
doppio album “Was”, ha fatto sempre la gioia dei cultori più raffinati.
“Was”
è un'altra perla che si contraddistingue dal piattume odierno oramai
conquistato dall’IA, un lavoro professionale e ricco di grandi spunti melodici
misti alla tecnica strumentale apportata dalla nuova band di cui si è saputo
circondare, formata da Luke Machin (già It Bites ed altri alla chitarra, cori),
John Jowitt (già IQ, Frost, Arena e molti altri al basso e cori), Theo Travis
(già Soft Machine, Gong, Tangent e molti altri al sax, flauto), Steve Roberts
(batteria, percussioni) e Rob Groucutt (già Rain, Freedom to Glide alle
tastiere e cori). Il primo CD è formato da tre brani, mentre il secondo da sei.
E
proprio per dimostrare che anche oggi Tillison non si cura delle mode, apre il
doppio album con la title track di oltre ventidue minuti. Essa è classicamente
caratterizzata da dinamiche mutevoli: partenze ritmiche incalzanti guidate
dalle tastiere di Tillison, assoli di synth e organo Hammond, passaggi di sax e
flauto jazzati e stacchi sinfonici di grande respiro. Una sinfonia moderna che
potremmo oramai definire anche “New Classic”. Si riflette sul significato del
tempo trascorso e su come il mondo e le persone cambino. "Was" (ciò
che era) guarda a un'epoca passata con una combinazione di nostalgia e
disincanto, analizzando come gli ideali della giovinezza si scontrino spesso
con la realtà del presente. A seguire “Follow The River”, ballabile e dal
sentore anni ’70. Il fiume è una metafora classica del corso della vita e
invita a lasciarsi scorrere, ad accettare l'inevitabile flusso degli eventi e
la direzione che il destino prende, trovando un momento di quiete e riflessione
a metà dell'opera.
La
seconda suite di venti minuti che conclude il primo CD è l’ennesima perla
sonora elegante e mutevole, ricca di buoni assoli strumentali ed eclettici.
Alterna momenti cupi e pesanti a passaggi funk fusion inattesi, cambi di tempo
complessi e intermezzi tastieristici virtuosi. “Was Not” affronta ciò che non
si è mai realizzato o ciò che è andato perduto. Il testo ha un taglio più
critico, sarcastico e politicizzato: analizza le promesse non mantenute della
società moderna, i fallimenti collettivi e le illusioni del progresso umano.
Si
cambia registro nel secondo CD, a testimonianza del pozzo infinito d’idee che è
Tillison, “Ce Qu'était” è un'unica suite di quasi un'ora suddivisa in sei
movimenti, ad iniziare da “L'Aperitif”, aperta dolcemente dal pianoforte e
dall’intervento del flauto per poi mutare in sonorità Canterbury. Rappresenta
la preparazione e l'inizio del viaggio. Inquadra l'atmosfera conviviale di un
incontro, introducendo i temi della riflessione e del ricordo attorno a un
tavolo. Sale la tensione con “SteakDe Chevreuil Et Le Fermier”, e siamo sempre
nel classicismo ma stravagante, ritmato e pieno dell'ironia tipica dello stile
di Tillison. Presenta intrecci serrati tra basso e batteria, con assoli
pungenti di organo e synth in modalità EL&P.
“Danse”
attinge ancora nella Scuola di Canterbury ed è raffinata oltre che
introspettiva, con un solo Jazz di chitarra elettrica assolutamente
travolgente.
“La
Route Côtière” ritorna a guardarsi alle spalle, in quei suoni che negli anni
’70 hanno saputo emozionare, compresi ottimi interventi di sax e fiati.
L’andamento è mutevole pur preservando un binario sonoro di pacatezza e
serenità.
“Multi
Partisanisme”, in oltre quindici minuti, mette ancora una volta in evidenza le
qualità compositive di Tillison, iniziando in maniera classica con tastiere che
evocano archi e oboe al seguito per poi voltare completamente pagina in
arrangiamenti Funky/Jazz e, ancora una volta, Canterbury sound.
La
conclusione è affidata a “Laisses Moi Chanter” in The Flower Kings style, una
dichiarazione d'amore finale per la musica e per la libertà d'espressione. È il
riscatto dell'artista di fronte alle amarezze e alle trasformazioni del mondo;
la musica resta l'unico mezzo autentico per preservare la propria identità ed
esprimere ciò che è stato.
Cosa
sa darci la vita per stare bene? Molte cose, tra le quali la musica, che se
saputa assimilare con il cuore e con la mente può farci stare molto meglio di
come stiamo. Ritagliatevi il tempo necessario per godere di questo mega-lavoro,
perché è terapeutico! Altro colossale tassello per il Prog moderno, grazie The
Tangent. MS
THE
TANGENT – Was
White
Knight Records
Genre:
Eclectic Prog
Format:
2CD / Bandcamp 2026
Andy Tillison has always been an enlightened mind
within the Progressive Rock circuit. He has managed to carve out a place of
honor among the most important bands in the genre thanks to his project The
Tangent since 2002, becoming part of the more modern scene that remains
attentive to the past, with all the necessary ingredients ranging from the
masters of the '70s (Emerson, Lake & Palmer, Yes, Genesis, Gentle Giant,
Pink Floyd, King Crimson) to the more modern Neo-Prog sound, including lengthy
epics.
He has always known how to surround himself with
artists of great value and popularity, keeping his musical proposition fresh
over the years. However, he has never reaped what he sowed; despite albums of
immense compositional value, he has remained part of a group on the borderline
between big success and niche appeal. This has been especially true in Italy,
where rock has always struggled to break into the charts. With fourteen
full-length albums behind him, including this new double album “Was”, he has
consistently brought joy to the most refined listeners.
“Was” is another gem that stands out from today's
flatness, which has now been conquered by AI. It is a professional work, rich
in great melodic ideas mixed with the instrumental technique brought by the new
band he has surrounded himself with, featuring Luke Machin (ex-It Bites and
others on guitar, backing vocals), John Jowitt (ex-IQ, Frost*, Arena, and many
others on bass, backing vocals), Theo Travis (ex-Soft Machine, Gong, Tangent,
and many others on sax, flute), Steve Roberts (drums, percussion), and Rob
Groucutt (ex-Rain, Freedom to Glide on keyboards, backing vocals). The first CD
consists of three tracks, while the second comprises six.
And precisely to demonstrate that Tillison still
doesn't care about trends today, he opens the double album with the title
track, lasting over twenty-two minutes. It is classically characterized by
shifting dynamics: driving rhythmic starts led by Tillison's keyboards, synth
and Hammond organ solos, jazzy sax and flute passages, and expansive symphonic
breaks. A modern symphony that we could by now define as "New
Classic." It reflects on the meaning of passed time and on how the world
and people change. "Was" looks back at a bygone era with a
combination of nostalgia and disenchantment, analyzing how the ideals of youth
often collide with the reality of the present. Next up is “Follow The River”,
danceable and with a 70s feel. The river is a classic metaphor for the course
of life, inviting us to flow with it, to accept the inevitable turn of events
and the direction destiny takes, finding a moment of quiet reflection halfway
through the work.
The second twenty-minute suite closing the first CD is
yet another elegant and ever-shifting sonic gem, packed with great, eclectic
instrumental solos. It alternates dark, heavy moments with unexpected
funk-fusion passages, complex time signature changes, and virtuous keyboard
interludes. “Was Not” addresses what was never realized or what has been lost.
The lyrics have a more critical, sarcastic, and politicized edge: analyzing the
unfulfilled promises of modern society, collective failures, and the illusions
of human progress.
The tone shifts on the second CD, testifying to the
infinite well of ideas that is Tillison. “Ce Qu'était” is a single suite
lasting nearly an hour, divided into six movements, starting with “L'Aperitif”,
gently opened by piano and flute before shifting into Canterbury-style
textures. It represents the preparation and the start of the journey, setting
the convivial atmosphere of a gathering and introducing themes of reflection
and memory around a table. Tension rises with “Steak De Chevreuil Et Le
Fermier”, still within classicism but whimsical, rhythmic, and full of the
irony typical of Tillison's style. It features tight interactions between bass
and drums, alongside biting organ and synth solos in ELP mode.
“Danse” draws once again from the Canterbury School
and is refined as well as introspective, featuring an absolutely overwhelming
jazz electric guitar solo.
“La Route Côtière” returns to looking back at those
sounds that thrilled listeners in the 1970s, including excellent sax and brass
contributions. The pace is fluid and changing, while remaining on a track of
calm and serenity.
“Multi Partisanisme”, at over fifteen minutes,
highlights Tillison's compositional prowess once again, starting in a classical
fashion with keyboards evoking strings and oboe, before completely turning the
page into funky/jazz arrangements and, once again, the Canterbury sound.
The conclusion is entrusted to “Laisses Moi Chanter”
in The Flower Kings style, a final declaration of love for music and freedom of
expression. It represents the artist's redemption in the face of the bitterness
and transformations of the world; music remains the only authentic means to
preserve one's identity and express what once was.
What can life give us to make us feel good? Many
things, including music—which, if absorbed with heart and mind, can make us
feel much better than we do. Take the time you need to enjoy this mega-work,
because it is therapeutic! Another colossal milestone for modern Prog. Thank
you, The Tangent. MS













