STEVEN WILSON – The Overview
Fiction
Records / Virgin Music Group
Genere:
Progressive Rock /Psichedelico
Supporto:
digital / cd / lp - 2025
Sono
consapevole che parlare di un artista come Steven Wilson non porta a nulla,
questo perché ognuno di noi resta fermo sulle proprie idee.
La
musica deve emozionare, altrimenti non raggiunge lo scopo, c’è chi lo fa in un
modo chi in un altro, tutti vibriamo differentemente. Le esperienze personali e
la cultura stessa ci conducono ognuno per la propria strada. E fin qui tutto
ok.
Quello
che resta più difficile è capire il valore di un artista, spesso lo si esprime
attraverso simpatie o antipatie del caso, ed è già un errore.
Sottolineo
che il pubblico del Progressive Rock è quantomeno esigente, e ama perdersi in un
mare di gruppi di nicchia, spesso esaltando lavori distribuiti in poche copie
ma ritenuti capolavori. Volente o nolente, il genere “presuppone” un pubblico
di Élite che si vuole distanziare da tutto quello che al momento è di moda. In
teoria dovrebbe amare ciò che è in evoluzione (progressive), e alcuni lo fanno,
ma altrettanti restano radicati ai propri passati credo.
Che
cosa sia giusto o meno non sta a me delinearlo, per il motivo detto, ossia che
ognuno gode della musica come vuole.
Steven
Wilson attraverso i suoi numerosi progetti e la carriera solista, ha definito
una strada nella musica mondiale contemporanea, questo è inopinabile viste le
migliaia di band che lo hanno seguito, e ve lo dico perché ascolto una marea di
musica al riguardo. Il solco più grande lo ha tracciato attraverso i Porcupine
Tree.
Ciò
non è stato perdonato da molti fans del Progressive Rock, portare il genere al
successo è quasi sacrilego, infatti leggendo nel web si evince che la sua prima
carriera è amata, la più recente (di successo) no. Ciò è accaduto nel tempo con
moltissime band, dai Genesis ai Pink Floyd etc.
Ma
guardiamo le cose come si presentano attraverso una visione distaccata.
La
carriera solista del musicista e ingegnere del suono è costellata di alti e
bassi, intuizioni eccellenti come nel caso di “The Raven That Refused To Sing
(And Other Stories)” oppure del secondo “Grace For Drowning”, si alternano a
dischi meno incisivi come “The Harmony Codex”, ma anche qui alcuni potrebbero
già disquisire. Tuttavia le band a seguire si sono ispirate maggiormente ai primi
due dischi piuttosto che al Pop del terzo citato. Un poco come chi ha composto
album simili ai Genesis di Peter Gabriel piuttosto che a quelli di “Calling All
Stations”, credo che l’esempio sia calzante.
Un
altro particolare da rilevare è che un artista vero fa quello che sente in quel
determinato momento, esso evolve non curante dei propri fans. Può piacere o
meno, ma la libertà di espressione è questa. Non si può pretendere che tizio
faccia sempre il solito album. Tuttavia esistono casi in cui un artista che
vive di musica, grazie alla formula trovata, non si distanzi minimamente da
essa, esempi in Italia ne abbiamo di consistenti, da Vasco Rossi a Ligabue etc.
Anche in questo caso non mi azzardo a criticare il loro operato, il fatto che
hanno un numero nutrito di fans e che possano vivere della propria arte,
apporta la ragione dalla loro parte.
Wilson
ci ha abituati bene, una carriera piena di buone intuizioni, per questo ci
attendiamo sempre un capolavoro.
La
chiave di lettura risiede nel fatto che lui ha saputo toccare numerose
influenze periodo per periodo, che vanno dalla Psichedelia al Prog dei King
Crimson passando anche nell’Heavy Metal, ecco, questo ha destabilizzato molti
ascoltatori, specialmente non gli è perdonato l’accostamento all’Heavy Metal.
In parole povere, perde e acquista fans ogni disco.
Ho
già detto troppo e non voglio fare più confusione di quella che già si aggira
attorno a questo musicista, resta il fatto che è un punto di riferimento,
questo può piacere o no a tutti. Cosa ci propone nell’ultimo “The Overview”?
Semplicemente un passo indietro rispetto al passato Pop, un ritorno a quella
Psichedelia raffinata nel tempo che lo ha contraddistinto. Che abbia voluto
richiamare a se i vecchi fans non lo so, resta il fatto che due lunghe suite
sono un fattore decisamente dal sentore Prog!
Infatti
il disco si avvale di due brani, “Objects Outlive Us” e “The Overview“. Cosa si
può ascoltare all’interno? Per chi vi scrive soltanto un riassunto (fatto
abbastanza bene) delle puntate precedenti. In parole povere, chi conoscerà
Wilson attraverso quest’album potrà dire che è un grande disco, chi già conosce
a menadito la sua carriera storcerà un poco il naso. E poi ci saranno quelli
che stroncheranno a prescindere in base alle considerazioni che ho sopra esposto.
Perciò
è meglio non farsi prendere da facili entusiasmi ma neppure dal denigrare, perché
questo disco è fatto bene, con grandissima qualità sonora, alcune brevi ma
ottime intuizioni, e poi molti dejà vu. Non l’ho mai fatto in una recensione,
ma per farvi capire ancora meglio su come la penso attraverso un voto, darei un
bel 6,5, ossia più che sufficiente, ma niente di più. MS
Versione Inglese:
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