O.R.k.
- Firehose Of Falsehoods
Kscope
Genere: Progressive Metal
Supporto: Bandcamp /cd / lp – 2025
Abbiamo
spesso letto e sentito dire che la musica oggi non ha nulla di nuovo da
proporre, certo, il decennio ’65 / ’75 è stato prolifico e ricco d’idee, ma
qualcosa d’interessante c’è ancora. Per esempio, se il Progressive Metal oggi
ha un suono moderno rispetto alle radici passate, il merito è anche della band
anglo italiana O.R.k.
E’
un quartetto formato da Lorenzo Esposito Fornasari/Lef (voce), Colin Edwin (basso),
Pat Mastelotto (batteria), e Carmelo Pipitone (chitarra), qui sicuramente i più
ferrati di voi avranno scorto dei nomi di ottima fama del circuito. Colin Edwin
è stato il bassista nel periodo più influente dei Porcupine Tree e Pat
Mastellotto ha militato in moltissime band, fra le quali i King Crimson, poi per
impreziosire ulteriormente questo parterre si coadiuvano della partecipazione
di John Wesley alla chitarra, anche lui nella band Porcupine Tree nelle
sessioni live, e di Giuseppe Negri sempre alla chitarra nel brano “The Other
Side”. Con questi preamboli non ci si può che attendere un lavoro di ottima
qualità e, lo dico subito, le aspettative non andranno deluse.
“Firehose
Of Falsehoods” è il quinto disco in studio dopo l’ottimo “Screamnasium” del
2022, un grido contro le quotidiane bugie che ci bombardano su internet e nei
media in generale, tante da procurare alla società una sfiducia in se stessa.
In
quest’album le canzoni sono della durata media di quattro minuti e poco più,
salvo il caso della bonus track “Dive In”, contenuta soltanto nel formato cd
della durata di quattordici minuti.
Il
segreto della riuscita emotiva del lavoro risiede nel perfetto equilibrio che
si stanzia fra le melodie di base e le partiture maggiormente elaborate e
robuste.
“Blast
Of Silence” mostra subito le qualità canore di “Lef”, che a tratti mi ricordano
quelle di Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation. Il Metal Progressive proposto
mostra la classe cristallina degli arrangiamenti oltre a una struttura che si
alterna fra suoni pacati ed energici.
“Hello
Mother” inizia con un riff dalle origini King Crimson per poi lasciarsi guidare
dal basso di Edwin verso territori altamente Rock situati fra i Led Zeppelin e i
Wolfmother. Le suddette qualità dell’ex bassista dei Porcupine Tree emergono
maggiormente in “The Other Side”, canzone che potrebbe benissimo risiedere in “Deadwing”
della band di Steven Wilson, e questo per i fans dell’albero del porcospino è
un messaggio non da poco.
“16.000
Days” è curata nei particolari, un’altalena di sensazioni si appropriano dello
stato d’animo dell’ascoltatore travolto da suoni sì possenti, ma altresì pacati,
il tutto velato da un refrain malinconico e drammatico. Qui tornano i
riferimenti ai Pain Of Salvation. “PUTFP” prosegue l’andamento, questa volta
accompagnato da arpeggi di chitarra di sottofondo. “Seven Arms” è il singolo e riconduce
al sound ruvido del buon vecchio Rock influenzato dal Grunge. “Beyond Reach” è
uno dei vertici dell’album, un ulteriore passo verso quel Metal Prog infarcito
di brevi interventi psichedelici e un inciso strappacuore esaltato ancora una
volta da una prova vocale superba. Ho apprezzato la cura della vocalità messa
in “Mask Becomes The Face”, una ballata con assolo di chitarra da parte di John
Wesley che da solo vale il prezzo del disco. La suite “Dive In” è il sunto di
tutto il sound O.R.k. qui decorato anche da interventi dalla Pinkfloydiana
memoria.
Questo
nuovo album dei O.R.k. conferma la qualità della band sia tecnica che
compositiva, una boccata d’aria fresca nel mondo del Metal Progressive, troppo
spesso legato ai virtuosismi dei Dream Theater che sono sempre gradevoli, ma
che non hanno più apportato nuova linfa vitale a un genere di cui loro stessi sono
i maestri. L’evoluzione passa attraverso la trasgressione della regola, niente
da dire. MS
Versione Inglese:
O.R.k. - Firehose Of Falsehoods
Kscope
Genre: Progressive Metal
Support: bandcamp /cd / lp - 2025
We have often read and heard that music today has
nothing new to offer, sure, the decade of '65 / '75 was prolific and full of
ideas, but something interesting is still there. For example, if Progressive
Metal today has a modern sound compared to its past roots, credit is also due
to the Anglo-Italian band O.R.k.
It is a quartet made up of Lorenzo Esposito
Fornasari/Lef (vocals), Colin Edwin (bass), Pat Mastelotto (drums), and Carmelo
Pipitone (guitar), here surely the more fervent of you will have discerned some
top names on the circuit. Colin Edwin was the bassist in Porcupine Tree's most
influential period and Pat Mastellotto has played in many bands, including King
Crimson, then to further embellish this parterre they are assisted by the
participation of John Wesley on guitar, also in the Porcupine Tree band in the
live sessions, and Giuseppe Negri also on guitar in the song “The Other Side”.
With these preambles, one can only expect a work of excellent quality and, I
will say it now, expectations will not be disappointed.
“Firehose Of Falsehoods” is the fifth studio record
after the excellent ‘Screamnasium’ from 2022, a cry against the daily lies that
bombard us on the Internet and in the media in general, so many that they cause
society to distrust itself.
On this album the songs average four minutes and a little
more, except in the case of the bonus track “Dive In”, contained only on the
fourteen-minute CD format.
The secret of the work's emotional success lies in the
perfect balance that is appropriated between the basic melodies and the more
elaborate and robust scores.
“Blast Of Silence” immediately displays the singing
qualities of ‘Lef’, which at times remind me of those of Daniel Gildenlöw of
Pain Of Salvation. The Progressive Metal on offer shows the crystalline class
of the arrangements as well as a structure that alternates between quiet and
energetic sounds.
“Hello Mother” starts with a riff from King Crimson
origins and then lets Edwin's bass drive into highly Rock territories situated
between Led Zeppelin and Wolfmother. The aforementioned qualities of the former
Porcupine Tree bassist emerge most in “The Other Side,” a song that could well
reside in Steven Wilson's band's “Deadwing”, and this for Porcupine Tree fans
is no small message.
”16,000 Days” is meticulously crafted, a seesaw of
sensations take over the listener's state of mind overwhelmed by sounds that
are yes mighty, but also calm, all veiled by a melancholic and dramatic
refrain. Here the references to Pain Of Salvation return.
“PUTFP” continues the trend, this time accompanied by
background guitar arpeggios. “Seven Arms” is the single and leads back to the
rough sound of good old Grunge-influenced Rock. “Beyond Reach” is one of the
peaks of the album, a further step toward that Prog Metal infused with brief
psychedelic interventions and a heart-wrenching aside enhanced once again by a
superb vocal test. I appreciated the vocal care put into “Mask Becomes The
Face,” a ballad with guitar solo by John Wesley that alone is worth the price
of the album. The suite “Dive In” is the epitome of the whole O.R.k. sound here
also decorated by interventions from Pinkfloydian memory.
This new album by O.R.k. confirms the band's quality
both technically and compositionally, a breath of fresh air in the world of
Progressive Metal, too often tied to the virtuosity of Dream Theater, which is
always enjoyable, but which has no longer brought new life to a genre of which
they themselves are the masters. Evolution comes through transgression of the
rule, nothing to say. MS