I Miei Libri
giovedì 28 luglio 2022
Umphrey's McGee
UMPHREY'S MCGEE - Asking For A Friend
domenica 17 luglio 2022
A.A.V.V. The Dark Side Of The Cult - A Tribute To Blue Oyster Cult
A.A.V.V.
– The Dark Side Of The Cult
Black
Widow Records
Genere:
Hard Rock/Rock
Supporto: 2cd – 2022
Vorrei
fare un dovuto e opportuno preambolo prima di parlare di questo doppio cd tributo
a una delle band più importanti della scena Rock mondiale, vorrei brevemente
parlare di Giancarlo Bolther. I suoi articoli e critiche le avrete lette molte
volte, sia su Flash, che su Rockerilla giusto per fare due nomi. Ho avuto la
fortuna di poterlo conoscere grazie a Gianni Della Cioppa, ci siamo frequentati
e diventati ottimi amici. Ho avuto il piacere e onore di scrivere con lui su
Rock Impressions, sito di musica Rock in significato totale. Il modo garbato di
criticare che lo contraddistingue mi ha sempre colpito e affascinato,
soprattutto il fiuto che ha per i dischi eccellenti. Non lo dico perché è un
amico, ma semplicemente per verità di cronaca. Bene ha fatto l’italiana Black
Widow Records a fargli produrre questo mega-lavoro dedicato ai Blue Oyster
Cult.
Bolther
è un grandissimo intenditore della band americana attiva sin dal lontano 1970 e
ancora in attività, questo a rilevare che quando un prodotto è valido, non
esiste il tempo. Anche l’artwork è per opera di Bolther così come alcune foto,
escluse quelle degli artisti e di Laura Medei, autrice della grafica e dei
layout. Il libretto che accompagna la doppia opera (28 pagine!) è curato e
ricco d’informazioni, un eccellente compagno di viaggio durante l’ascolto.
Ho
scritto nel titolo che i Blue Oyster Cult suonano Hard Rock e Rock, in realtà
nei decenni hanno toccato differenti stili come l’Heavy Metal, il Rock Psichedelico
e il Rock Progressivo, una band completa e tecnica con un gusto per la melodia
accentuato, come la maggior parte di quelle che provengono dall’America. Il
modo di operare dei BOC non è certo usuale, negli anni si sono saputi rinnovare
secondo i tempi, ma soprattutto hanno saputo circondarsi non soltanto di ottimi
esecutori ma anche di poeti (Michael Moorcock, Patti Smith etc.), scrittori
(Stephen King) e giornalisti. La creatività espressa non è accolta dal grande
pubblico istantaneamente, bensì necessitano nove anni per fargli raggiungere il
grande successo, considerando che si sono formati nel 1967. Gavetta e idee comunque
alla fine pagano.
Di
certo suonare un brano di questi autori non è semplice, per mille motivi,
tuttavia in questo colossale tributo ci sono numerose band che si sono
cimentate in una fedele ricostruzione, ma ci sono anche coloro che hanno
stravolto il pezzo rendendolo proprio. Davvero si contiene musica per tutti i
gusti, anche per chi non conosce la discografia dei BOC, anzi, questa è anche
una bella occasione per avvicinarsi al loro gigantesco mondo. Al progetto partecipa
anche il batterista Albert Bouchard, uno dei membri fondatori della band, un
valore aggiunto non da poco.
Nel
primo disco suonano: Transmaniacon, Salem Cross, Presence, L’Impero Delle
Ombre, Spectres Dead Dream, Humulus, Albert Bouchard, Epitaph, Belladonna,
Bretus, Bullfrog, Witchwood e Blue Dawn. Nella bonus track ci sono Simone Baldini & Cristiano Roversi della band Prog Moongarden. Speciale la versione che propongono di "Then Came The Last Days Of May". Nel secondo cd ci sono: The Forty Days, Il Segno Del
Comando, Jim Gustafson And Poobah, Lifestream, Gothic Stone, Doctors Of Space,
Freddy Delirio And The Phantoms, Ottone Pesante, Ape Shifter, The Mugshots,
Jack Meille And The Blue Machine, Smed, The Lancasters e Runaway Totem, come
ospiti speciali nella bonus track ci sono i Death SS.
Come
avrete avuto modo di verificare all’interno partecipano numerosi gruppi
importanti più o meno noti anche alla scena del Rock Progressivo quello maggiormente
impegnato, e poi oscuri storici metallari quali i Death SS, nome davvero di
spicco della scena italiana e non soltanto.
La
raccolta non può che iniziare con la band Transmaniacon, nome che guarda caso
riprende il primo brano dei BOC velato da un alone di ruvidità ed ecco subito
spalancarsi al nostro cospetto il mondo degli anni ’70.
I
riff taglienti proseguono in Salem Cross e il brano “Stairway To The Stars”
senza compromessi di sorta. Gli italiani Presence di Sophya Baccini non fanno
sconti in “Before The Kiss A Redcap”, mentre ci sono band che si formano
esclusivamente per questo progetto, come ad esempio gli Spectres Dead Dream
(bellissimo il solo di chitarra). Suggestiva la versione di “She’s As Beautiful
As Foot” dei bravissimi L’Impero Delle Ombre, fra le mie preferite, e non
soltanto per le atmosfere grevi. Altra versione personalmente gradita è la
strumentale “Monsters” degli originali Ottone Pesante, singolare e bene
eseguita. I progressivi The Forty Days si cimentano nella spassosa “(Don’t
Fear) The Reaper”.
Ricky
Del Pane ha una gran bella voce e si constata nei tre gruppi con cui offre il
tributo, ossia Witchwood, Epitaph e Salem Cross. Spicca il nome Belladonna, mentre
gli Humulus ci rovesciano addosso litri di Doom bollente in “The Red & The
Black”.
C’è
un brano eseguito in due versioni e si intitola “Godzilla” per opera di Jim
Gustafson and Poobah e nella spettacolare bonus track dei Death SS. Le tastiere di Scott Heller (Oresund Space Collective, Doctors Of Space) sono sempre un
piacere da ascoltare, qui nel brano “The Vigil”. Devo ammettere che il connubio
BOC – OSC è davvero potente, l’elettronica spaziale dona alla musica degli
americani un fascino quasi alla Hawkwind, un trip intrigante che lascia alla
fine dell’ascolto del tutto stesi!
Altre
due menzioni a parte per gli ottimi Il Segno Del Comando di Diego Banchero e
per gli storici e sperimentali Runaway Totem per la soggettiva e ricercata “The
Alchemist”.
In
conclusione, senza considerare i suddetti citati legami di amicizia, posso consigliare
l’acquisto di “The Dark Side Of The Cult” senza indugio. Musica non soltanto
per chi ama il Rock, tanta storia e curiosità, però…Su il volume! Giancarlo
Bolther colpisce ancora e assieme alla Black Widow Records sono un micidiale
connubio. Attenti a quei due. MS.
sabato 9 luglio 2022
Laura Catrani
LAURA CATRANI – Vox In Bestia
Stradivarius
Genere: lirico per sola voce
Supporto: cd – 2022
La
natura ci ha dotato di uno strumento musicale che portiamo sempre con noi,
molto spesso non lo adoperiamo bene e lo maltrattiamo, altre volte lo
sfruttiamo davvero al meglio, esso si chiama voce. Chi ha saputo concentrarsi
negli anni attraverso lo studio su di essa, la voce dona emozioni forti perché
malleabile e adattabile a ogni tipologia d’interpretazione.
“Il
Teatro Della Voce” è un workshop annuale presso il Conservatorio Giuseppe Verdi
di Milano, dove Laura Catrani ne è la titolare.
Diplomata
a pieni voti in Canto e in Musica Vocale da Camera presso il conservatorio
Giuseppe Verdi, lo studio della voce porta la Catrani a esibirsi in location
importanti quali La Scala o il Teatro Regio di Torino solo per fare due nomi.
Nel 2010 il primo concerto per sola voce si chiama “Vox In Femmina” mentre con
“Vox In Bestia” la cantante debutta su Radio 3 diventando finalista al Prix
Europa come migliore programma musicale radiofonico europeo. L’artista
si adopera in una multipla esibizione durante le performance, alternando
vocalità d’effetto a mimica da attrice.
Quest’opera
musicale del 2021 propone come tema centrale “Gli Animali Della Divina
Commedia” su musica di Fabrizio De Rossi Re, Matteo Franceschini e Alessandro
Solbiati. De Rossi scrive l’Inferno, Franceschini il Purgatorio e Solbiati il
Paradiso. Per ogni canto una fiera. Molto ricca l’edizione cartonata del disco
con un libretto davvero colmo di spiegazioni, dettagli, foto, dipinti, un vero
e proprio compagno di viaggio durante l’ascolto. Tutto questo sia scritto in
italiano che in lingua inglese.
Inferno,
Purgatorio e Paradiso, questo è l’ordine degli ascolti. “Vox In Bestia –
Inferno” è suddivisa in cinque canti, “Tre Fiere”, “Vermi Vespe, Mosche”,
“Storni, Gru E Colombe”, “Cerbero” e “Cagne Nere”.
Ed
è il soprano a essere dunque protagonista, ma anche la libera interpretazione
che accomuna la bellezza dell’innesto musica/poesia. Le attitudini teatrali di
Laura sono evidenti sin dall’iniziale “Tre Fiere”, nulla è al caso, si evince
all’ascolto il vero e proprio studio alle spalle. L’Inferno è un viaggio
grottesco fra le figure animali in cui si ha la sensazione di vederli muoversi,
vivere e agire. Grida, sussurri, vocalizzi, tutto risulta operare in un veloce
spostamento. Alcuni animali non sono neppure degni dell’inferno, piccole
metafore di vita che fanno pensare. Uccelli palesano la propria lussuriosa
attrazione fisica e il piacersi, qui il sommo poeta dispensa parole graffianti
mentre la voce dell’artista trova terreno fertile per sfoderare le proprie potenzialità.
Il
Purgatorio inizia con una scena di guerriglia, la classica fra il bene e il
male, dove angeli combattono contro serpenti, “Astor Celestiali”, cioè falchi
del paradiso. Lo scendere in campo contro animali porta gli angeli a scendere
allo stesso livello delle bestie. Qui “Canto Ottavo – Astor” introduce al viaggio
nella terra di mezzo. Letture e acuti si alternano alla ricerca fonetica che
lascia l’ascoltatore sempre con l’attenzione alta.
Il
Paradiso invece inizia con “L’Aquila”, animale dalle magiche capacità di
guardare il sole e di volare in alto. Il sole è preso come fonte di vita e
l’aquila non si brucia gli occhi. La
voce in questo caso è idilliaca, perfetta narratrice degli eventi.
Fare
un disco esclusivamente canoro non è da tutti, sfruttare al massimo le
potenzialità del nostro naturale strumento non è decisamente consuetudine.
Serve impegno, ricerca e studio, quelli che a Laura Catrani non mancano.
Personalmente ho provato molto spesso la sensazione di stupore ed è lei che fa
girare il mondo dell’arte, quando questa fiaccola si spegnerà, sarà la fine
della mente e del genere umano che la ospita, Laura fortunatamente è un’artista
che soffia sulla brace per non fare spegnere questo fuoco e ci dona speranza. MS
giovedì 7 luglio 2022
mercoledì 6 luglio 2022
Stand Alone Fest
La SAC RECORDINGS PROPONE:
Stand Alone Complex è il collettivo formato dai Violent Scenes, band multiforme di derivazione post-rock, e dal regista di videoclip musicali e film sperimentali e d'animazione Antonio Stea.
Insieme ci occupiamo di produrre e promuovere i progetti vicini alla nostra visione della musica, intesa come un territorio volto a stimolare la psiche e in cui, attraverso la ricerca emozionale, tecnica e sperimentale che l’artista fa, guardarsi da dentro verso l’esterno e viceversa: andare al di là, trascendere.
Al momento stiamo lavorando con musicisti e artisti non solo pugliesi ma di provenienza nazionale e internazionale, alcuni dei quali saranno ospiti della prima edizione del Festival Stand Alone, pensato per la Corte del Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari e il Cortile del Castello Stella Caracciolo di Palagianello (TA), due dei castelli più belli e nascosti della Puglia.
Organizzato con la collaborazione del Museo del Territorio di Palagianello, Indiesposizioni, Klap
Hub, RKO e il Patrocinio dei Comuni di Sannicandro di Bari e Palagianello.
Programma
Mercoledì 6 Luglio
Genius Loci, Sannicandro di Bari
Ore 21.00
Presentazione, aperta al pubblico, delle due giornate del Festival. Saranno presenti associazioni del territorio, addetti ai lavori, giornalisti e istituzioni. Piccolo rinfresco e musica.
Martedì 19 Luglio
Castello Stella Caracciolo di Palagianello (TA)
Ore 21.00
Presentazione nazionale di Colebrook, racconto esperienziale suddiviso in tre parti, scritto e narrato da Massimiliano Pietroforte, musicato dal vivo da Gianfranco Maselli, Francesco Caragnano e Francesca Di Pierro con chitarra elettrica, elettronica e tastiere.
Ore 22.30
Simona Armenise, chitarrista, compositrice e insegnante barese, diplomata presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli (BA), attiva da molti anni nell’ambiente rock e sperimentale nazionale, in scena con Lotus Sedimentations – Hasu No Chikuseki, scritto insieme ad Ares Tavolazzi e dedicato alla filosofia orientale del Fiore di Loto.
Web: https://spoti.fi/3Huk0VJ
Cocktails e cucina a cura di Simbiosi, il bistrot mediterraneo di Palagianello.
Venerdì 29 Luglio
Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari
Ore 20.00
Narova è lo pseudonimo di Nicola Proscia, cantautore e musicista sannicandrese di base a Berlino, pronto all’esordio su SAC Recordings in autunno! Un’anima rara, i cui testi sono da ricercare nel cantautorato italiano più autorevole.
Web: https://bit.ly/39qAQs5
Ore 21.00
Rastroni, cantautore, produttore e musicista barese. Il suo esordio Anime da frutto è un concept album sul rapporto dell’uomo con due pianeti chiamati Anima e Terra. Uscito nel 2021 per Angapp Music, è ancora sulle riviste musicali di tutta Italia.
Web: https://linkfy.li/rastroni
Ore 22,30
23 and Beyond the Infinite, band psych-rock di Benevento quasi “cult” nella scena psichedelica nazionale. Il nuovo album Lumen del Mundo, coprodotto dalla SAC Recordings, è stato mixato nel suo studio londinese da James Aparicio, ingegnere del suono già al lavoro con Spiritualized, Mogwai, Nick Cave e Depeche Mode.
Web: https://push.fm/fl/polroyun
Ore 24.00
Atto Seguente è Andrea Vernillo, musicista elettronico e compositore campano, diplomato presso il Conservatorio Statale “Nicola Sala” di Benevento, in uscita a Settembre per SAC Recordings e Dirty Beach con il suo album d’esordio Following Figures.
Web: https://spoti.fi/3Oo061b
Ore 01.00
Il dj set di Japanorama: suoni orientali e tribali uniti all’elettronica occidentale.
Vini e cucina a cura del Canto dei Bischeri, osteria toscana a Bari.
Sarà presente un’area mercatini con vinili, dischi, poesia, libri, albi illustrati, abbigliamento vintage, artigianato, merchandising di etichette discografiche indipendenti e un’area relax.
Ingresso gratuito
sabato 2 luglio 2022
Officina F.lli Seravalle
OFFICINA
F.LLI SERAVALLE - Ledros
ZeiT
Interference / Open Mind-Lizard
Genere:
Electronic, Rock, Prog Rock
Supporto:
cd – 2022
I
fratelli Alessandro e Gian Pietro Seravalle ritornano a colpire i nostri
padiglioni auricolari con “Ledros”, quarto lavoro in studio dopo il buon
“Blecs” del 2021. L’Officina non si ferma, anzi imposta nuovi turni lavorativi
impegnando le strumentazioni sempre più con maestria e idee. Ricerca interna,
viaggio pindarico senza freni e nessuna paura.
Non
lo faccio mai, ma questa volta vi allego cosa c’è scritto all’interno del disco,
un appetitoso prequel: “ In friulano
Ledros significa "rovescio”. L’idea che percorre l’opera (per fuggire in
differenti direzioni in barba al principio di non contraddizione visto qui come
simbolo del “dritto” che critichiamo) è duplice: da un lato lo sguardo che si
rovescia verso l’interno, rapidi raggi di tenue luce illuminano gli anfratti
interiori, occhi indagatori catturano luci oscure, secrezioni (non soltanto biochimiche)
e silenzi del corpo (G. Ceronetti), come pure manovre evasive, inchiostri di
seppia che nascondono alla vista e proteggono colui che ci abita (B. Gracián);
dall’altro il ribaltamento del pensiero comune.
E così la chiaroveggenza diventa
nefasta (E. Cioran) mentre la futilità diviene sublime (O. Spengler), Prometeo
mostra il suo volto atroce e chiama il suo negativo (di nuovo Cioran), i ricchi
completano la loro rivoluzione nascosta ai danni di coloro che niente
possiedono (W. Brown), Oblomov (I. Gončarov) si staglia a modello per
un’umanità che, a causa della sua brama di azione, prepara la propria
autodistruzione e avvelena la biosfera mentre il pianeta Terra, indifferente al
destino di ogni essere vivente, continua tranquillamente a orbitare…e poi digressioni
più o meno distanti…autostrade, bizzarri luoghi di stordimento, il vino e le
volute di fumo, la fabbrica, la più bella tra le città…”.
Con
loro si aggirano special guest come Mariano Bulligan (violoncello), Carlo
Franceschinis (basso), Lady X (sussurri), Nino Maglione e Filippo Marzolla
(narrato), Paolo Pascolo (flauto, basso), Brenda Quattrini (registrazioni sul
posto) e Zeno Tami (tromba). Detto questo è evidente che la musica elettronica
del duo si va arricchendo di soluzioni che potremmo anche definire
“progressive” nel puro senso della ricerca.
Dodici
brani che impegnano la mente, nulla di scontato fra le note, “Elogio Di
Oblomov” fra sussurri, sibili e loop sonori addentrano l’ascoltatore in un
turbinio mentale che poco ha di musicale. L’ingresso delle percussioni donano
uno spiraglio di luce, almeno per vedere dove stiamo camminando all’interno del
nostro essere. Con quasi nove minuti di durata “Di Refosco E Di Ghigno” è lo
strumentale più lungo del brano. L’elettronica qui dialoga con i suoni
sgocciolati di un pianoforte. Sembrano scambiarsi dei pareri, mentre l’effetto
stereo è l’evidenziatore che esalta il tutto. Durante l’ascolto mi ritorna in
mente il maestro John Cage.
Più
musicale “Il Silenzio Del Corpo”, grazie anche alla batteria e al flauto, così
tutto sembra improvvisato ma ordinato. “Nèfaste Clairvoyance” alza il ritmo con
l’uso del basso. Ancora una volta il piano ritorna a dialogare con le
strumentazioni e nell’andare le atmosfere s’incupiscono quasi a divenire
inquietanti. Sembra di ascoltare la colonna sonora di una scena thriller, voci
sussurrate mettono il carico da novanta. La recitata “Vignesia” ha suoni
elastici, vibranti, “A4 – Driving The Moon Home” invece è persino ballabile.
“Stealth Revolution (From The Top Down)” proviene dal Krautrock, i fratelli
Seravalle conoscono molta materia e si evince dalle loro complesse
composizioni. Si ritorna verso una parvenza melodica attraverso il Proto Jazz
di “L’Antiprometeo”, ma è un passaggio singolo, con “Sublime Futilità” riparte
la ricerca introspettiva qui supportata dalla tromba. “Retinal Fetish” invece
ha un ritmo Techno, dove la ripetitività è di casa, ovviamente si è al cospetto
di elettronica, il movimento mi rimanda ai primi Kraftwerk degli anni ’70. Le
atmosfere cupe di “Jibias De Interioridad” accompagnano verso la conclusiva
“Terzo Turno”, pacata rispetto quanto si è potuto ascoltare durante il percorso
sonoro.
Se
cercate un disco con melodie e qualcosa da fischiettare “Ledros” non fa per
voi, se invece dalla musica esigete sempre di più, L’Officina F.lli Seravalle
vi assume e vi fa lavorare… Con la mente, s’intende. MS
Fabrizio Tavernelli
FABRIZIO TAVERNELLI – Algoritmi
Lo Scafandro
Genere: Cantautore – Alternative
Supporto: cd – 2022
L’importanza
dei numeri.
Noi
siamo numeri, la vita è piena di numeri con i quali costruiamo, pensiamo,
agiamo, facciamo sport, suoniamo, insomma sono davvero il punto focale
dell’umanità. Possono aiutarci nei problemi, spiegarci l’universo oppure
possono comportarsi in maniera cadenzata e particolare come nella Sequenza di
Fibonacci. Gli elettrodomestici, i computer, i telefonini, sono tutti oggetti
entrati nella nostra vita quotidiana ed hanno sostituito l’umanità con una
sorta di automazione, “i numeri stessi hanno perso l’anima assieme a noi”,
questo è ciò che ispira Fabrizio Tavernelli in “Algoritmi”, sesto album da
solista in studio. Un argomento molto amato da artisti di mezzo mondo, non
dimentichiamo ad esempio il Krautrock dei tedeschi Kraftwerk nel bel disco
“Computer World” del 1981, dove il brano “Numbers” ha fatto impazzire lo stereo
di moltissimi amanti dell’elettronica. Ma qui siamo al cospetto di un
cantautore sagace, riflessivo e addirittura eclettico.
Suonano
con Tavernelli (chitarra, voce), Marco Santarello (chitarra, cori), Alessandro
De Nito (tastiere), Marco Tirelli (basso), e Lorenzo Lusvardi (batteria, cori).
Tra gli ospiti Giorgio Canali e l’orchestra Algoritmo Ensemble diretta da
Simone Copellini. Nell’edizione cartonata del disco all’interno si può godere
di un bel libretto ricco d’immagini, testi e spiegazioni.
Dodici
i brani contenuti e la copertina ai più appassionati di musica di voi avrà
ricordato sicuramente quel “Fear Of A Blank Planet” dei Porcupine Tree, anche
se la musica qui è altra cosa. Lo spirito comunque è lo stesso, quello della sperimentazione.
Detto questo è evidente che il cantautore non naviga in acque chete, ma si
propone come un ricercatore di suoni e di melodie, di ciò se n’è avuta prova
anche con i suoi precedenti lavori.
“Algoritmo
Stocastico” inizia l’album, una sequenza di numeri ci scorre avanti gli occhi e
la musica pacata si supporta di interventi elettronici. Con un richiamo ai
testi di Gianni Morandi e precisamente a “C'era Un Ragazzo Che Come Me Amava I
Beatles E I Rolling Stones”, giunge la più sperimentale “Impantanato Nel
Vietnam”. Qui l’uso della voce è ricercato e rivolto verso la recitazione,
proprio come avviene nella musica del cantautore Gianni Venturi dove la voce è
al servizio della poesia. Onde psichedeliche fungono da evidenziatore ai
ficcanti testi. Ancora elettronica per “Il Bagno E L’Antibagno”, canzone che
mette in evidenza gli opposti dei significati dei termini. Un motivo simpatico
che facilmente si stampa nella mente. Tavernelli, si diverte a cantare, le
canzoni hanno sempre questo sentore di svago, molto spesso grazie alle ritmiche
coinvolgenti, un caso di questi è “Algoritmo Alfanumerico”. Non mancano di
certo attimi più pacati e riflessivi come in “Fallibili” e la successiva “Il
Lupo E Lo Sciacallo”. Le parole sono il fulcro della proposta musicale ed hanno
una valenza considerevole. Ritorna l’elettronica in “Performance”, sonorità che
fanno capolino anche negli anni ’70, quando il cantautorato godeva di splendidi
artisti. Dunque fra le note di Tavernelli c’è molta ricerca, sia strutturale sia
metrica, ciò relega l’artista nel termine “impegnato”. Questo non deve
spaventare l’ascoltatore perché tutto scorre con piacere, anche nei momenti
strumentali come nel caso iniziale di “Al Khwarizmi”. Violini aprono la
scanzonata “Braghetta Digitale”, esempio perfetto di quanto ho descritto sino
ad ora, ossia divertimento, sarcasmo, impegno e ricerca. “Algoritmo Gig” fa
ballare con interventi funky, mentre il cantato è concentrato nella recitazione
salvo nel ritornello. Considerazioni importanti sono palesate in “Nel Libro Di
Storia”, e un pianoforte cadenzato conclude il disco con “L’Angelo Del Focolaio”,
altro movimento dal profumo anni ’70.
Diceva
il grande e indimenticato Lucio Dalla, “Il mondo ha bisogno di stupore” ed è
proprio per questo che dobbiamo liberare, o per meglio dire, lasciare andare i
numeri che abbiamo in noi.
Ed
è proprio Tavernelli a dire “Libera i numeri, non fare calcoli, libera i numeri
infiniti”. Ha ragione anche perché inevitabilmente l’evoluzione passa
attraverso la trasgressione della regola, quindi lasciamoci andare in questa
vita, magari ascoltando buona musica come quella contenuta in “Algoritmi”. MS
domenica 26 giugno 2022
The Tangent
THE
TANGENT – Songs From The Hard Shoulder
InsideOut
Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 2022
Il
mondo della musica è davvero strambo, figuriamoci quello del Progressive Rock
denominato volgarmente dalla massa “musica strana”. Strano perché ci sono fenomeni
non facili da spiegare o perlomeno a cui riesci a dare una razionale
spiegazione. I The Tangent sono una band incredibile, che sforna dischi dalla
capacità emotiva davvero elevata, per poi non parlare della tecnica dei singoli
componenti, eppure il pubblico non relegano loro il meritato successo. Si
spacciano per oro colato band che non hanno quasi nulla da dire o che ancora
penosamente scimmiottano nel 2022 i Genesis mentre formazioni come i The
Tangent, che uniscono tutte le caratteristiche del genere in lunghe suite fra
Jazz, Rock e molto altro, non sono considerate più di tanto. Questa volta però
ci pensa la grande Inside Out Music a iscriverli nella propria scuderia e credo
sia molto improbabile poterli ignorare!
Sono
un progetto originariamente formato da Andy Tillison, Guy Manning e Sam Baine
dei Parallel Or 90 Degrees (Po90) così come da metà dei The Flower Kings tra
cui Jonas Reingold, Zoltan Csorsz e il virtuoso della chitarra ed ex membro dei
Kaipa Roine Stolt. Si, siamo in Svezia e in quel circuito in cui negli anni ’90
grazie a artisti del calibro di Anglagard, Anekdoten, Landberk e appunto The
Flower Kings, si riesce a far rialzare di nuovo la testa al Progressive Rock derivante
da una breve pausa di poco interesse (come accadde alla fine degli anni ’70).
Lo
stile sonoro per chi non li conoscesse ricalca le orme di gruppi quali King
Crimson e Yes. La band di Andy Tillison con questo “Songs From The Hard
Shoulder” giunge al dodicesimo album in studio con una formazione composta da Andy
Tillison (voce, tastiere), Luke Machin (chitarra, voce), Theo Travis (sassofono,
flauto), Jonas Reingold (basso) e Steve Roberts (batteria).
Cinque
le canzoni in palio, tra cui quattro lunghe suite, come la band ci ha abituati
nel tempo. Cosa si ascolta? Tutto! Fughe strumentali eseguite da mostruosi
musicisti, melodie orecchiabili, cambi umorali e quindi di ritmo, tastiere,
chitarre in assolo convincenti… Inutile stare a sottolineare questo o quel
particolare, lascio a voi e alla vostra curiosità scoprire cosa esiste dietro
al mondo The Tangent. Certo è che non si tratta di musica mordi e fuggi, è
rivolta a un pubblico adulto, attento e preparato alla volontà di ascoltare.
Tutti gli altri possono anche girare alla larga. Un gran disco, ma davvero
bello. MS.
venerdì 24 giugno 2022
Ghost Of The Machine
GHOST
OF THE MACHINE – Scissorgames
Autoproduzione
Genere: Neo Prog
Supporto: digital – cd – 2022
In
attesa del nuovo album della band di Clive Nolan, Arena, l’ascoltatore e amante
del Neo Prog troverà nei debuttanti Ghost Of The Machine una bella sorpresa. In
realtà così giovani i membri non sono perché molti sono provenienti dalla
scissione della band This Winter Machine che va a separarsi dal suo primo
cantante Al Winter per unirsi con Charlie Bramald, flautista della band Nova
Cascade. Questo accade nel recente gennaio del 2021 sempre in Inghilterra.
Sono
una nutrita formazione composta da Graham Garbett (chitarra), Mark Hagan
(tastiere), Stuart McAuley (basso, mellotron), Andy Milner (batteria), Scott
Owens (chitarra), e appunto Charlie Bramald.
Tanti
Marillion fra le note, specialmente quelli del periodo Fish nelle sette
composizioni, per cui trattasi di musica decisamente orecchiabile che lascia
spazio sì ai cambi umorali, ma anche ad assolo strumentali spesso monolitici.
La tecnica è ottima, ma la carta vincente di questo debutto intitolato “Scissorgames”
è proprio la melodia ruffiana.
E
meglio non potrebbe iniziare se non con una suite di diciassette minuti
intitolata “Scissors” che da sola vale l’acquisto dell’album. Le parti
strumentali sanno colpire il cuore del Neo Prog fans, alternando malinconia a
epicità.
Argomento
tipico del genere è l’amore non corrisposto, lo abbiamo ascoltato con
Pendragon, IQ, Marillion, Pallas etc, i Ghost Of The Machine non esulano da
questo modus operandi e lo raccontano nei quasi otto minuti di “Mountain”. Nel
complesso le tastiere e il basso sono coloro che maggiormente portano avanti il
sound della band che comunque resta personale nonostante le influenze citate.
In “Just For Reference” un malinconico piano e un arpeggio alla Steve Rothery
accolgono l’ascoltatore. Il pezzo è un crescendo sonoro che tratta il duro
argomento degli abusi sessuali. Un'altra canzone che colpisce per enfasi e
creatività è “January's Child”, un Rock graffiante rispetto a quanto ascoltato
sino ad ora, mentre nella cronologia dell’esistenza della band va a collocarsi
fra le prime composizioni. Dice il cantante Charlie Bramald di questo brano: “January's Child affronta un viaggio di
autoriflessione per superare il trauma di un'adolescenza difficile e diventare
la persona che davvero si vuole essere”.
Il
mio brano preferito dell’album s’intitola “Mercury Rising (Parts I and II) ”,
con una buona batteria di fondo. In esso si alternano tutte le caratteristiche
del genere e il suono corposo appaga l’ascolto. Non manca neppure la ballatona
di turno, molto triste e priva di ritornello dal titolo “Dead To Me” e mi
sovvengono gli Arena di “Cry For Me” per chi li dovesse conoscere. Ottima l’interpretazione
vocale. Il lavoro si conclude con la ripresa di “Scissors”, altri dieci minuti
di grande Neo Prog.
In
conclusione posso dire che Ghost Of The Machine è un buon debutto, anche se in
realtà abbiamo visto che proprio così non è. Un disco senza picchi e senza
cali, costantemente ben suonato e pieno di scelte compositive gradevoli, da
cantare anche con loro durante l’ascolto. Passano gli anni ma la buona musica
resiste malgrado tutto e i tempi, bene così. MS
sabato 18 giugno 2022
CONFERENZA MASSIMO SALARI
ProgressivaMente - Storia Del Progressive Rock E Dintorni
Evento organizzato da Read and Play
Martedì 5 luglio alle ore 19.00 apericena con i piedi sulla sabbia! A Fosso Sejore Fano (PU) conferenza ascolto sulla storia del genere Progressive Rock e presentazione dei libri di Massimo Salari.
Un percorso storico e narrativo sul Rock Progressivo.
A partire dai suoi libri:
- Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013
- Metal Progressive Italiano
- Neo Prog
pubblicati da Arcana Edizioni, Massimo Salari svelerà aneddoti e curiosità su questo genere musicale e sui suoi protagonisti, e guiderà all'ascolto di alcuni brani simbolo.
Massimo Salari ha scritto su riviste musicali come Andromeda di Gianni Della Cioppa, Rock Hard e Flash.
Scrive su Rock Impressions.
Ha condotto programmi radiofonici sul Rock a Radio Gold.
Conferenziere sulla storia del Rock con il progetto ROCK & WORDS con Fabio Bianchi e socio fondatore di FABRIANO PRO MUSICA.
Assieme alla band storica SKYLINE gira per i teatri a narrare la storia del Rock a partire dal Blues degli anni ’30 ad oggi. Ha scritto i libri per la casa editrice ARCANA “Il Rock progressivo Italiano 1980 – 2013”, vincitore al premio "Macchina Da Scrivere 2018" per la categoria "Migliore enciclopedia dell'anno" e "Metal Progressive Italiano" a sua volta vincitore nel 2019 dello stesso premio. Nel 2020 è uscito il suo terzo libro NEO PROG, sempre per Arcana Edizioni.
















