Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

domenica 28 gennaio 2024

Martian Noise

MARTIAN NOISE - Frequency Of Humanity
Velut Luna
Genere: Crossover Prog
Supporto: cd / Digital – 2024




Ora vi pongo subito una domanda: esistono secondo voi nel 2024 in Italia dei giovanissimi che hanno talento, tecnica, che amano il Rock Progressivo dei tempi gloriosi, compongono musica solo strumentale, e registrano in analogico senza l’apporto d’interventi al computer? Se la risposta è si, è perché avete avuto modo di ascoltare i Martian Noise. Di sicuro sono come mosche bianche, posso dire che imbattermi in progetti simili mi è accaduto davvero raramente.
I Martian Noise sono due fratelli, Gabriele di diciannove anni (tastiere) e Niccolò Lucchin di diciassette (batteria). Con loro fa presenza in alcuni brani anche lo zio Daniele Lucchin alla chitarra e basso.
Quando si hanno punti di riferimento riguardanti mostri sacri come Emerson Lake & Palmer, Yes, Genesis, Rick Wakeman, Pink Floyd, Alan Parsons Project e altri del genere, non si può che essere in possesso della suddetta buona tecnica strumentale, ma la carta vincente che andiamo a scoprire in questo esordio discografico intitolato “Frequency Of Humanity”, è l’intelligenza compositiva nel bilanciare a dovere il passato con il presente, attraverso una personalità già evidente. Il tutto in barba alla giovane età.
Sia il titolo dell’album che la copertina per opera di L’Image, mettono in chiaro la non volontà di associare la propria musica a diavolerie moderne, la frequenza è solo in mano all’umanità e questo lo iniziamo a capire sin dall’immancabile, seppur breve, “Prelude”. 
Si entra in gioco con “Infra”, pezzo che si aggira su un movimento di tastiere a tratti ipnotico altresì variegato.
Il disco prosegue in crescendo emotivo, “Boring Aftermoon” ha una struttura maggiormente jazzistica, grazie ad un inizio fusion per poi aprirsi su atmosfere delicate di pianoforte. La ricerca di melodie adatte a un ascolto rilassante è un’arma a mio modo di vedere vincente, questo accade anche in “Omniarch”, arrangiata anche con interventi elettronici. La musica dei Martian Noise non fa mai la voce grossa, anche nei frangenti più ritmati, a tratti si appoggia anche su passaggi classici come nel caso di “Hanging Garden”, qui si possono assaporare bene anche gli anni ‘60/’70. Il lato Progressive fuoriesce in “Apnea”, dove giri di tastiere richiamano alcuni spaccati passati di EL&P. L’Hammond dona al tutto un fascino innegabile. Un inizio alla Gentle Giant presenta “Weird Flavour”, un brano comunque semplice dove, ancora una volta, i giusti suoni catturano l’interesse dell’ascoltatore. Fra le mie preferite metto le conclusive “Walk On” e “Broken Flower”, quest’ultima è anche la più lunga dell’album con i suoi quasi sette minuti di durata.
“Frequency Of Humanity” è un debutto quasi in punta di piedi, la musica proposta sembra non voler mai aggredire l’ascoltatore, piuttosto coccolarlo con le sue note a pastello che disegnano quadri delicati. Sicuramente segno la band nel mio taccuino come un progetto da seguire nel tempo, sono certo che gli sviluppi saranno interessanti vista anche l’età dei componenti. Qui abbiamo ascoltato le loro basi, ora non ci resta che attendere le costruzioni su di esse. MS





Versione inglese:


MARTIAN NOISE - Frequency Of Humanity
Velut Luna
Genre: Crossover Prog
Support: cd / Digital - 2024


Now I ask you a question right away: do you think that in 2024 in Italy there are very young people who have talent, technique, who love Progressive Rock of the glorious times, compose only instrumental music, and record in analog without the contribution of computer interventions? If the answer is yes, it is because you have had a chance to listen to Martian Noise. They certainly are like white flies; I can say that coming across similar projects has happened to me very rarely.
Martian Noise are two brothers, nineteen-year-old Gabriele (keyboards) and seventeen-year-old Niccolò Lucchin (drums). Also making a presence with them on some tracks is Uncle Daniele Lucchin on guitar and bass.
When you have reference points concerning sacred monsters such as Emerson Lake & Palmer, Yes, Genesis, Rick Wakeman, Pink Floyd, Alan Parsons Project and others of the genre, you can only be in possession of the aforementioned good instrumental technique, but the trump card that we are going to discover in this debut record entitled "Frequency Of Humanity", is the compositional intelligence in properly balancing the past with the present, through a personality already evident. All in spite of their young age.
Both the title of the album and the cover artwork by L'Image make it clear that they do not wish to associate their music with modern deviltry; the frequency is only in the hands of humanity, and we begin to understand this right from the unfailingly short "Prelude." 
It comes into play with "Infra", a piece that wanders over a keyboard movement that is at times hypnotic as well as varied.
The album continues in emotional crescendo, "Boring Aftermoon" has a more jazzy structure, thanks to a fusion beginning and then opening up to delicate piano atmospheres. The search for melodies suitable for relaxing listening is a winning weapon in my opinion, this also happens in "Omniarch", also arranged with electronic interventions. Martian Noise's music never sounds loud, even in the more rhythmic bangs, at times it also leans on classical passages as in the case of "Hanging Garden," here one can also savor the '60s/'70s well. The Progressive side comes out in "Apnea," where turns of keyboards recall some past EL&P cutaways. The Hammond gives the whole thing an undeniable charm.
A Gentle Giant-like beginning introduces "Weird Flavour", an otherwise simple track where, once again, the right sounds capture the listener's interest. Among my favorites I place the concluding "Walk On" and "Broken Flower", the latter of which is also the longest on the album at nearly seven minutes long.
"Frequency Of Humanity" is an almost tiptoeing debut, the music on offer never seems to want to assault the listener, rather cuddling him or her with its pastel notes that draw delicate pictures. I definitely mark the band in my notebook as a project to follow over time, I am sure that developments will be interesting given also the age of the members. Here we have listened to their basics, now we just have to wait for the constructions on them. MS






venerdì 26 gennaio 2024

Roxenne

ROXENNE – Pyroxene
Autoproduzione / XO La Factory / Peyote Press
Genere: Psichedelico – Acid Rock
Supporto: Digital EP – 2023




La musica è un fattore mentale, anche se sappiamo bene che il cuore ha una rilevanza fondamentale. Essa può essere sia una valvola di sfogo sia un linguaggio per poter comunicare sensazioni dove le parole molto spesso non giungono perché impossibilitate nello scopo. Quando anche l’ascoltatore prova in ugual maniera ciò che sta comunicando l’artista, allora siamo dentro una forma superiore che amiamo definire “arte”.
La musica per la mente è notoriamente la Psichedelia, (dal greco psyché, "anima" e dēlô, "rivelo"), nata sotto lo stimolo di droghe acide come per esempio l’LSD nella metà degli anni ’60. Musica visionaria, introspettiva, dalle mille sfaccettature, fra i nomi più importanti a iniziare questo percorso ci sono i Beatles, Pink Floyd, Doors, Grateful Dead e molte altre ancora. Il genere giunge ai giorni nostri senza mai avere avuto un vero e proprio calo d’interesse, stabilizzato sempre nelle vendite dai suoi affezionati seguaci. Anche l’Italia ha dimostrato attenzione al riguardo, e nuove leve nascono continuamente, come nel caso della cantante e polistrumentista parmense Rebecca Magri, in arte Roxenne.
“Pyroxene” è l’EP di debutto, ma l’artista non è di certo nuova nel campo musicale perché negli anni ha già effettuato collaborazioni importanti come con Boris Williams (The Cure), Jem Tayle (Shelleyan Orphan), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Roberto Dellera (Afterhours, The Winstons), Tin Woodman ed esperienze in band come AyahuascA, Kaptain Preemo, Hapnea e Upupayāma.
Roxenne suona batteria e tastiere, oltre ad essere la voce dei brani, con lei ci sono anche Mattia Mazzeo alle chitarre e Marco Mainardi al basso.
L’EP “Pyroxene” contiene cinque brani in cui addentrarsi in un viaggio cosmico dove l’artista esorcizza i propri demoni attraverso questa musica per la mente. “      Chimismo” introduce all’ascolto, la musica pacata ha solide basi nell’Acid Rock di gruppi come Black Rebel Motorcycle Club, Black Angels e Tame Impala. Bella la voce, così l’interpretazione sensuale.
“Pyroxene” è il titolo del secondo brano adoperato anche come singolo di cui potete apprezzare anche il video di Andrea Alberici e Thea Ambrosini sia qui nel blog che su You Tube. Un astronave in collisione con dei meteoriti porta Roxenne a un atterraggio d’emergenza, dove da sola in un territorio ostile, sarà costretta a compiere una scelta. Questa è anche metafora della propria vita.
“Supreme Soft Porn Meditation For Young Space Soldiers” alza il ritmo e gioca con la doppia vocalità. Da sottolineare all’interno le buone melodie facili da memorizzare.
Il brano che personalmente ho più apprezzato per mio gusto personale è “Savoir-faire”, ruffiano al punto giusto, qui Roxenne si sfrega all’udito come una gatta sorniona, ed è un bell’ascoltare!
La chiusura spetta a “Selvatica”, intrisa di Rock in stile Litfiba.
Roxenne è all’esordio, ma sa bene dove parare, la sua musica è coinvolgente e penetra dentro l’ascoltatore esplodendo frammenti fra cuore e testa. Non ci resta che attendere la prova del full-length. MS     





Versione Inglese:


ROXENNE - Pyroxene
Self-Production / XO La Factory / Peyote Press
Genre: Psychedelic - Acid Rock
Support: Digital EP - 2023


Music is a mental factor, although we know well that the heart is of paramount importance. It can be both an outlet and a language to be able to communicate feelings where words very often do not reach because they are impossible in purpose. When the listener also feels equally what the artist is communicating, then we are inside a higher form that we like to call "art."
Music for the mind is famously Psychedelia, (from the Greek psyché, "soul" and dēlô, "I reveal"), born under the stimulus of acid drugs such as LSD in the mid-1960s. Visionary, introspective, multifaceted music, among the most important names to begin this journey are the Beatles, Pink Floyd, Doors, Grateful Dead and many others. The genre reaches the present day without ever having had a real decline in interest, always stabilized in sales by its loyal followers. Italy, too, has shown attention to it, and new up-and-comers are constantly being born, as in the case of Parma-based singer and multi-instrumentalist Rebecca Magri, aka Roxenne.
"Pyroxene" is the debut EP, but the artist is certainly not new in the musical field because over the years she has already made important collaborations such as with Boris Williams (The Cure), Jem Tayle (Shelleyan Orphan), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Roberto Dellera (Afterhours, The Winstons), Tin Woodman and experiences in bands such as AyahuascA, Kaptain Preemo, Hapnea and Upupayāma.
Roxenne plays drums and keyboards, as well as being the vocalist for the songs; with her are also Mattia Mazzeo on guitars and Marco Mainardi on bass.
The "Pyroxene" EP contains five tracks in which to delve into a cosmic journey where the artist exorcises her own demons through this music for the mind. " Chimismo" introduces to the listening, the calm music has solid foundations in the Acid Rock of bands like Black Rebel Motorcycle Club, Black Angels and Tame Impala. Beautiful vocals, so is the sensual interpretation.
"Pyroxene" is the title of the second track also used as a single of which you can also appreciate the video by Andrea Alberici and Thea Ambrosini both here in the blog and on You Tube.
A spaceship colliding with meteorites leads Roxenne to an emergency landing, where alone in hostile territory, she will be forced to make a choice. This is also a metaphor for her own life.
"Supreme Soft Porn Meditation For Young Space Soldiers" ups the tempo and plays with dual vocals. Of note inside are the good melodies that are easy to memorize.
The track I personally enjoyed the most for my personal taste is "Savoir-faire", pandering to the right degree, here Roxenne rubs at the ear like a sly cat, and it's a good listen!
Closing is up to "Selvatica", steeped in Litfiba-style rock.
Roxenne is on her debut, but she knows where to aim, her music is engaging and penetrates inside the listener exploding fragments between heart and head. We just have to wait for the full-length test. MS





 



martedì 23 gennaio 2024

Invernalia

INVERNALIA – Live At Spring Prog Fest
Autoproduzione
Distribuzione: Lizard Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2023




Il chitarrista Aldo Pinelli è per il Rock Progressivo argentino un nome oramai radicato, grazie ai lavori realizzati con la band Habitat, Invernalia o nella sua carriera da solista. L’artista nel tempo ha toccato differenti culture sonore, dalla musica Progressive Rock alla Celtica, Ambient e antica, un vero amante della ricerca e della struttura a tutto tondo.
Invernalia è al momento il fulcro della propria arte, con questo logo incide nel 2015 l’album omonimo e nel 2022 “Tenebras”.
Gli Invernalia si esibiscono dal vivo al St. Alban's College di Lomas de Zamora (Buenos Aires) la notte del 9 novembre 2022, qui nel concerto suonano classici della band Hábitat e anche della carriera solista. Il risultato lo si può apprezzare in questo album intitolato “Live At Spring Prog Fest”. Suonano assieme a lui Agustin Laspada (tastiere), Santiago Ghione (basso) e Daniel Vibart (batteria e percussioni). Ospite Paula Dolcera al flauto.
Dell’evento fanno parte anche Julita Diaz come ballerina, Jeremias Vibart alle proiezioni video e assistenza laser, e Diana Vibart per il palcoscenico.
Il concerto viene aperto da “La Primer Labradora Espacial-Cabalgando Sobre Rombos”, medley tratto dal primo album della band Invernalia del 2015. L’andamento gioioso mette in evidenza le caratteristiche tecniche di Pinelli ben supportate dal gruppo il quale non cerca mai di sovrapporre vigorosamente i propri suoni con quelli della chitarra. Lo strumentale ha nel DNA la storia del Rock Progressivo del sud America in senso generale, fra cambi di tempo e d’umore che tuttavia tendono a restare prettamente sul solare. Dallo stesso album è eseguita “Pelea En La Cima”, nel brano cantato dal sentore anni ’80 si può apprezzare l’intervento del flauto di Dolcera, così come nella malinconica “Otro Amor Caído”. Cresce l’andamento in “El Reloj De Péndulo”, più vicino alla formula canzone classica. Un immersione nel Prog quello maggiormente classico la si approccia attraverso i brani tratti dalla discografia del progetto Habitat, con lo strumentale “Periplo” tratto da “De Respirar En La Furia”, un classico della band apprezzato nel 2010 anche dai Progawards. “Perdiendo Sueños” ritorna verso la canzone e siamo nell’anno 2022 con “Tenebras”, così con “La Silla Ardiente”.
Fra i momenti più alti del concerto si trova “Los Patos Se Transforman En Cisnes”, altro tradizionale Prog con accenni a Steve Hackett e del flauto. Il disco si conclude con tre bonus tracks, inediti registrati in studio intitolati “Se Oscurece Pero Brilla”, la breve e fulminea “Las Nalgas Hermanas” e “Ruinas”.
Questo concerto mette in luce le capacità compositive e tecniche di Pinelli, una carriera artistica concentrata in una sola serata dove il Prog si mescola con la canzone. La musica non ha confini, ogni nazione mette del proprio folclore fra le note, ma quando ci sono contaminazioni provenienti da altre parti, come per esempio dall’Inghilterra grazie a quel sound tipico di band come Genesis o King Crimson, allora il risultato diventa quantomeno interessante. Qui l’Argentina si sente in prevalenza, e anche l’amore che Pinelli mette nella sua arte. MS

  



Versione Inglese:


INVERNALIA - Live At Spring Prog Fest
Self-production
Distribution: Lizard Records
Genre: Progressive Rock
Support: cd - 2023


Guitarist Aldo Pinelli is for Argentine Progressive Rock a name now entrenched, thanks to the work he has done with the band Habitat, Invernalia or in his solo career. The artist over time has touched different sound cultures, from Progressive Rock music to Celtic, Ambient and ancient, a true lover of research and structure in the round.
Invernalia is currently the focus of his own art, with this logo he records the self-titled album in 2015 and "Tenebras" in 2022.
Invernalia performs live at St. Alban's College in Lomas de Zamora (Buenos Aires) on the night of November 9, 2022, here in the concert they play classics from the band Hábitat and also from their solo career. The result can be appreciated in this album entitled "Live At Spring Prog Fest." Playing with him are Agustin Laspada (keyboards), Santiago Ghione (bass) and Daniel Vibart (drums and percussion). Guest Paula Dolcera on flute.
Also part of the event are Julita Diaz as dancer, Jeremias Vibart on video projections and laser assistance, and Diana Vibart for the stage.
The concert is opened by "La Primer Labradora Espacial-Cabalgando Sobre Rombos", a medley from the band's 2015 debut album Invernalia. The joyful progression highlights Pinelli's technical characteristics well supported by the band, which never tries to vigorously overlap its sounds with those of the guitar. The instrumental has the history of South American Progressive Rock in its DNA in a general sense, between tempo and mood changes that nevertheless tend to remain purely on the sunny side. From the same album is performed "Pelea En La Cima", in the song sung with a hint of the 1980s, one can appreciate the intervention of Dolcera's flute, as well as in the melancholic "Otro Amor Caído". The Prog grows in "El Reloj De Péndulo" closer to the classic song formula. A dive into Prog the more classical one approaches it through tracks from the Habitat project discography, with the instrumental "Periplo" taken from "De Respirar En La Furia," a classic of the band also appreciated in 2010 by Progawards. "Perdiendo Sueños" returns toward the song and we are in the year 2022 with "Tenebras" so with "La Silla Ardiente".
Among the high points of the concert is "Los Patos Se Transforman En Cisnes," another traditional Prog with hints of Steve Hackett and some flute. The disc concludes with three bonus tracks, unreleased studio recordings entitled "Se Oscurece Pero Brilla", the short and lightning-fast "Las Nalgas Hermanas" and "Ruinas."
This concert highlights Pinelli's compositional and technical skills, an artistic career concentrated in a single evening where Prog mixes with song. Music has no borders, each nation puts some of its own folklore between the notes, but when there are contaminations from elsewhere, such as from England thanks to that typical sound of bands like Genesis or King Crimson, then the result becomes at least interesting. Argentina can be heard in prevalence here, and also the love that Pinelli puts into his art. MS






domenica 21 gennaio 2024

Aurora Lunare

AURORA LUNARE - Terzo Luogo
Lizard Records/ Locanda Del Vento
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2023




Nell’immaginario dell’essere umano, il terzo luogo è una sorta di limbo che staziona fra la vita e la morte, probabilmente quello che psicologicamente ci affascina di più, e come può una band di Rock Progressivo lasciarsi sfuggire tali sensazioni da illustrare? Ci pensano i livornesi Aurora Lunare, che ritornano dopo l’omonimo debutto di dieci anni fa, a fare un tracciato sull’argomento attraverso colti riferimenti letterari. Tuttavia il terzo luogo può essere inteso anche come una comparazione fra perdono e la dannazione, l’inferno e il paradiso, l’umano e il divino, in definitiva come un “terzo occhio” capace di leggere nel subconscio, oppure paradossalmente anche quel luogo che non è casa e neppure il lavoro ma semplicemente una via di mezzo, magari in pizzeria con degli amici. Tante le interpretazioni che si possono ipotizzare.
“Terzo Luogo” è dunque il titolo di questo nuovo album dalla lunga gestazione, ma come spesso accade in questi casi, quando si mette la calma, la pazienza e diversa cura nei particolari, il risultato è solitamente superiore alla media.
Mauro Pini (voce), Stefano Onorati (piano, synth, chitarra elettrica), Luciano Tonetti (basso elettrico, ukulele), e Marco Santinelli (batteria), danno vita a questa opera Rock suddivisa in sette tracce, coadiuvandosi di special guest come Alessandro Corvaglia (voce), Raffaella Izzo (voce), Gianluca Milanese (flauto traverso), e Giuseppe Tonetti (bouzouki).
Quello che si denota immediatamente all’ascolto è l’innegabile esperienza dei singoli componenti oltre la passione per il classico Prog italiano, quello portato soprattutto al successo dalla Premiata Forneria Marconi. Da sottolineare anche che gli Aurora Lunare hanno avuto una lunga vita travagliata che inizia nel lontano 1977 quando il genere spara le ultime cartucce per poi sopirsi sotto i colpi del Punk, la Disco e la New Wave.
Queste influenze sono tangibili sin da “Oltre La Fredda Aurora”, un suono ampio e curato nei particolari sostenuto da buone tastiere, una chitarra presente e un interpretazione vocale di Corvaglia (proprio ex Aurora Lunare) in stile Neo Prog, sono le caratteristiche basilari della band.
Un ritmo spezzato si manifesta in “La Vita Sfiorata”, brano contenente un bell’assolo di chitarra e una interpretazione vocale al limite del recitato davvero coinvolgente. Ancora marcatamente ricercato risulta essere “L’Eterno Varco”, dove un organo rilascia all’ascoltatore atmosfere grevi su cui riflettere durante l’ascolto dei testi, specialmente nel finale dove Mauro Pini narra “Stanco sfinito offeso straziato, la tua sorte si nasconde ancora sotto il peso della verità sognata”.
La title track non fa ostaggi, l’enfasi sale in cattedra grazie anche all’apporto vocale di Raffaella Izzo, al flauto di Gianluca Milanese e all’interpretazione di Corvaglia prossima a quella di Bernardo Lanzetti. Siamo decisamente in pieno territorio Prog DOC.
Non può mancare uno strumentale, qui intitolato “Parafollia”, dove all’interno sopraggiungono improvvisazioni e molto Banco Del Mutuo Soccorso, gioia per lo storico e radicato Prog fans. Le atmosfere diventano  rarefatte in “Alla Fine Del Niente”, tante tastiere ma ancora una volta è la chitarra a colpire il mio stato d’animo.
Un pianoforte malinconico accompagna alla chiusura dell’album con “Vana Profezia”, canzone dove i testi ricoprono un ruolo importante. Durante lo svolgimento non mancano di certo i cambi di tempo e le fughe strumentali, come il genere necessita. Gli Aurora Lunare sono una band ritrovata, e aggiungerei per fortuna, visto che siamo maestri nel mondo di questo genere che non finirà mai di emozionare, perché fatto con la testa ma soprattutto con il cuore, senza pianificare altro. MS





Versione Inglese:


AURORA LUNARE – Terzo Luogo
Lizard Records/ Locanda Del Vento
Genre: Progressive Rock
Support: cd - 2023


In the imagination of the human being, the third place is a kind of limbo that is stationed between life and death, probably the one that psychologically fascinates us the most, and how can a Progressive Rock band let such feelings slip by to illustrate? It takes the Livorno-based Aurora Lunare, who return after their eponymous debut a decade ago, to make a track on the subject through cultured literary references. However, the third place can also be understood as a comparison between forgiveness and damnation, hell and heaven, the human and the divine, ultimately as a "third eye" capable of reading the subconscious, or paradoxically also that place that is not home or even work but simply somewhere in between, perhaps in a pizzeria with friends. So many interpretations can be hypothesized.
"Third Place" is thus the title of this new album with a long gestation, but as often happens in these cases, when you put calm, patience and different care in the details, the result is usually above average.
Mauro Pini (vocals), Stefano Onorati (piano, synth, electric guitar), Luciano Tonetti (electric bass, ukulele), and Marco Santinelli (drums), give life to this Rock opus divided into seven tracks, assisted by special guests such as Alessandro Corvaglia (vocals), Raffaella Izzo (vocals), Gianluca Milanese (transverse flute), and Giuseppe Tonetti (bouzouki).
What is immediately denoted upon listening is the undeniable experience of the individual components as well as the passion for classic Italian Prog, the kind brought especially to success by Premiata Forneria Marconi. It should also be emphasized that Aurora Lunare have had a long troubled life beginning back in 1977 when the genre fired its last cartridges only to subside under the blows of Punk, Disco and New Wave.
These influences are tangible from as early as " Oltre La Fredda Aurora" a wide and detail-oriented sound supported by good keyboards, a present guitar and a Neo Prog-style vocal interpretation by Corvaglia (right formerly Aurora Lunare) are the band's basic characteristics.
A broken rhythm manifests itself in "La Vita Sfiorata," a song containing a nice guitar solo and a truly engaging borderline-acted vocal interpretation.
Still markedly researched turns out to be "L'Eterno Varco" where an organ releases heavy atmospheres for the listener to reflect on while listening to the lyrics, especially in the finale where Mauro Pini narrates "Tired exhausted offended torn, your fate still hides under the weight of the dreamed truth."
The title track makes no hostages, the emphasis soaring thanks in part to Raffaella Izzo's vocal contribution, Gianluca Milanese's flute and Corvaglia's interpretation close to that of Bernardo Lanzetti. We are definitely in full Prog DOC territory.
Can't miss an instrumental, here titled "Parafollia" where improvisations and a lot of Banco Del Mutuo Soccorso overflow inside, a joy for the historic and rooted Prog fans. Atmospheres become rarefied in "Alla Fine Del Niente “, lots of keyboards but once again it is the guitar that hits my mood.
A melancholic piano accompanies to the closing of the album with "Vana Profezia”, a song where lyrics play an important role. During the unfolding there is certainly no shortage of tempo changes and instrumental fugues, as the genre needs. Aurora Lunare are a rediscovered band, and I would add fortunately, since we are masters in the world of this genre that will never cease to excite, because it is done with the head but above all with the heart, without planning anything else. MS






sabato 20 gennaio 2024

Ellesmere

ELLESMERE - Stranger Skies
AMS / BTF
Genere: Progressive Rock/Symphonic Prog
Supporto: cd / Vinile – 2024




Ho sempre seguito il progetto Ellesmere di Roberto Vitelli sin dal debutto “Les Châteaux De La Loire” datato 2015. Personalmente sono amante di quelle sonorità sinfoniche che spesso riconducono al sound Genesis in questo caso periodo “A Trick Of The Tail” (1976), ma ho trovato nella band italiana una freschezza stilistica aggiuntiva, anche per l’inesorabile evoluzione della musica stessa.
Il genere si è sviluppato negli anni, la tecnologia muta e così certe soluzioni, ma di base il cuore è sempre là, dove i maestri ci hanno indirizzato.
Con “Stranger Skies” Ellesmere giunge al quarto album in studio senza considerare “LIVEsmere” del 2022, tutti album con tematiche fantastiche come spesso il genere ha saputo narrare. Anche band storiche hanno usufruito di tali argomentazioni, impossibile non citare gli inglesi Yes oppure le nostrane Orme di “Felona E Sorona”, spazio, pianeti, bene e male e altre comparazioni al riguardo.  Abbiamo lasciato Vitelli nel 2020 con “Wyrd” e la fantastica copertina dell’illustratore Rodney Matthews perfettamente incentrata nel campo, e lo ritroviamo oggi a trattare la storia di due pianeti contrapposti, uno caldo e uno freddo. La scoperta di nuovi mondi inesplorati ha sempre colpito la fantasia dell’animo umano, sempre disposto a ricercare ciò che non conosce.
Nell’album suddiviso in sei brani, il parterre di ospiti questa volta si completa con nomi rilevanti del circuito Rock Progressivo, Tomas Bodin dei The Flower King (tastiere), Clive Nolan, tastierista poliedrico di molte band Neo Prog di successo come Pendragon, Arena, Shadowland e molte altre ancora, e poi John Hackett (flauto), David Jackson dei Van Der Graaf Generator ai fiati, Graeme Taylor chitarrista della storica band anni ’70 Gryphon, Bob Hodges (tastiere), Stefano Vicarelli (mellotron, minimoog), e Riccardo Romano (Rovescio Della Medaglia) ai cori aggiuntivi.
A oggi gli Ellesmere sono formati da Roberto Vitelli (basso, tastiere), Giacomo Anselmi (chitarre), Mattias Olsson (batteria, percussioni), e John Wilkinson (co-autore, voce).
Il disco, di cui esiste anche una stampa vinilica trasparente gatefuld e limitata, si apre con i sei minuti e mezzo di “Northwards”, un epica epopea spaziale dal suono sinfonico e ricolmo riguardante un pianeta freddo. La voce di Wilkinson ricorda in maniera considerevole quella di Phil Collins, sia come cadenza sia di tonalità. Il pezzo è incentrato su un ritornello gradevole oltre che in buoni assolo strumentali di chitarra e tastiere, qui per mano di Clive Nolan.
Ed è la fredda “Tundra” a proseguire l’esplorazione, per chi li conoscesse, dico che durante l’ascolto denoto affinità stilistiche con i Citizen Cain di George Scott "Cyrus", anche se i romani hanno una specifica personalità ben distinguibile dagli altri contesti. Piacevole il gioco corale di voci a centro brano.
Un arpeggio di chitarra inizia la strumentale “Crystallized”, brano impreziosito dal sax di David Jackson. Qui molta carne al fuoco, tanto Progressive Rock classico, ritmi spezzati, cambi umorali, e pirotecniche evoluzioni strumentali. Conclude il viaggio nel pianeta freddo “Artica”, robusta canzone ricolma di tastiere e molta enfasi, dove fanno capolino anche i Magellan e i Rush. La title track conduce al pianeta caldo, voce e bells introducono al contesto decisamente variegato di suoni e soluzioni. Il disco si conclude con un altra mini suite di undici minuti “Another World”, dove gli Ellesmere mettono sul piatto tutti i loro ingredienti fatti di sapienza ed esperienza.
Il 2024 del Rock progressivo Italiano inizia nei migliori dei modi grazie a “Stranger Skies”, un album dalla lunga gestazione, ma i risultati sono elevati proprio per questo, la cura nei particolari fanno la differenza e gli Ellesmere lo sanno. Per gli amanti del genere è un cimelio imperdibile. MS






Versione Inglese: 


ELLESMERE - Stranger Skies
AMS / BTF
Genre: Progressive Rock/Symphonic Prog
Support: cd / Vinyl - 2024


I have always followed Roberto Vitelli's Ellesmere project since the debut "Les Châteaux De La Loire" dated 2015. Personally, I am a lover of those symphonic sounds that often lead back to the Genesis sound in this case "A Trick Of The Tail" period (1976), but I found in the Italian band an additional stylistic freshness, also due to the relentless evolution of the music itself.
The genre has developed over the years, the technology changes and so do certain solutions, but basically the heart is always there, where the masters directed us.
With "Stranger Skies" Ellesmere reaches its fourth studio album without considering "LIVEsmere" from 2022, all albums with fantastic themes as the genre has often been able to narrate. Historical bands have also benefited from such arguments, impossible not to mention the English Yes or the local Orme of "Felona E Sorona," space, planets, good and evil and other comparisons in this regard.  We left Vitelli in 2020 with "Wyrd" and illustrator Rodney Matthews' fantastic cover perfectly centered in the field, and we find him today dealing with the story of two opposing planets, one hot and one cold.
The discovery of new unexplored worlds has always struck the imagination of the human soul, always willing to seek out what it does not know.
On the album divided into six tracks, the parterre of guests this time is completed with relevant names on the Progressive Rock circuit, Tomas Bodin of The Flower King (keyboards), Clive Nolan, multifaceted keyboardist of many successful Neo Prog bands such as Pendragon, Arena, Shadowland and many more, and then John Hackett (flute), David Jackson of Van Der Graaf Generator on woodwinds, Graeme Taylor guitarist of the historic 1970s band Gryphon, Bob Hodges (keyboards), Stefano Vicarelli (mellotron, minimoog), and Riccardo Romano (Rovescio Della Medaglia) on additional backing vocals.
To date Ellesmere consists of Roberto Vitelli (bass, keyboards), Giacomo Anselmi (guitars), Mattias Olsson (drums, percussion), and John Wilkinson (co-writer, vocals).
The record, of which there is also a gatefuld and limited transparent vinyl pressing, opens with the six-and-a-half-minute "Northwards," a symphonic-sounding, space epic filled concerning a cold planet.
Wilkinson's voice is considerably reminiscent of Phil Collins, both in cadence and tone. The song is centered on a pleasant chorus as well as in good instrumental guitar and keyboard solos, here at the hands of Clive Nolan.
And it is the chilly "Tundra" that continues the exploration, for those who know them, I say that while listening I denote stylistic affinities with George Scott's Citizen Cain "Cyrus," although the Romans have a specific personality well distinguishable from other contexts. The choral interplay of voices in the middle of the song is pleasant.
A guitar arpeggio begins the instrumental "Crystallized," a track enhanced by David Jackson's sax. Lots of meat on the fire here, lots of classic Progressive Rock, broken rhythms, mood changes, and pyrotechnic instrumental evolutions. Concluding the trip to the cold planet is "Arctic," a sturdy song filled with keyboards and much emphasis, where Magellan and Rush also peep in. The title track leads to the warm planet; vocals and bells introduce the decidedly varied context of sounds and solutions. The record ends with another eleven-minute mini-suite "Another World," where Ellesmere bring to the plate all their ingredients made of wisdom and experience.
The year 2024 of Italian progressive rock starts in the best of ways thanks to "Stranger Skies," an album with a long gestation, but the results are high precisely because of that, the care in details make the difference and Ellesmere knows it. For lovers of the genre this is a must-have heirloom. MS






giovedì 18 gennaio 2024

Ushuaia & The Wanderlust Orchestra

USHUAIA & THE WANDERLUST ORCHESTRA -  End Of The World
Vision & Vitality Entertainment
Genere: Geo Music
Supporto: Spotify – 2023




La terra ci racconta storie, l’uomo per la sopravvivenza si adatta a ogni situazione in ogni latitudine e longitudine del globo, da qui il famoso detto “Paese che vai, usanza che trovi”.
La musica è parte integrante della cultura, essa scaturisce da ciò che viviamo, un linguaggio universale ispirato dalle emozioni, sensazioni e tutto quello che ruota attorno all’animo umano. Basta percorrere pochi chilometri per notare un cambiamento culturale dettato dall’esistenza vissuta in quel determinato luogo. Il clima gioca un ruolo fondamentale, l’adattamento non è mai uguale a un altro, così la musica che è concepita dagli abitanti dello stesso muta con la propria formazione intellettuale ed esperienza.
Esiste chi nella vita ha girato il mondo da cima a fondo, e non è soltanto un modo di dire, ossia partendo dalla Patagonia fino a raggiungere l’Alaska, il tutto attraverso mezzi di fortuna, fra barche a vela, cargo e motociclette. Ushuaia è il nome di un globetrotter producer e compositore milanese, il quale s’incammina in questo immenso percorso culturale fatto di 100.000 miglia! Per ogni luogo visitato l’artista, si coadiuva di strumentisti o artisti del luogo, da qui il nome The Wanderlust Orchestra. L’idea è anche quella di coniare un nuovo appellativo per un genere totale, ed è per questo che crea la Geo Music.
In ogni brano dei diciannove che compongono questo esordio intitolato “End Of The World”, si respira l’usanza di un posto, tanto da avere la sensazione di vedere proprio con gli occhi dell’artista, ed è un’attitudine cinematografica sennonché sinestetica. Ushuaia è anche il nome della piccola città situata all'estremità meridionale della Terra del Fuoco denominata "Fin Del Mundo". Il viaggio durato un anno, è dunque incentrato in America fra mangrovie del Bayou, ritmi tribali, Jazz, Banjo, musica Folk, Rock’n’Blues, Elettronica, Soul e perfino Hip Hop.
Il viaggio sonoro inizia con un breve “Prologo” per imbarcarci in “Fin Del Mundo”, interpretato magistralmente dalla bella voce di Agnès Pelè sopra accordi di chitarra di Antonio Tunno e archi di Valentina Cariulo, mentre Ushuaia è impegnato in tastiere, basso e percussioni. Immense lande marine si stagliano inesorabilmente avanti la nostra fantasia. Con Benjo e corna “Walkin’On The Wrong Side” ha un incedere da nenia che coccola l’ascoltatore. Con lui ospiti Oh Petroleum e Sebastiano Lillo. Canto brasiliano in “Pedra Do Sal”, gioiosa e trascinante grazie all’interpretazione di Marisa Brito e Antonio Novaes. Il caldo sound è coinvolgente oltre che ottimamente arrangiato, bella l’idea di fondo di un vociare popolare per immergerci totalmente nel contesto. “18 Sycamores” vede Angela Esmeralda al microfono e un approccio vibrato di forte personalità, la musica sognante fa staffetta con effetti vocali fra Folk e World Music. Un altro breve “Interludio” questa volta narrato, conduce a “Tornado Alley”, una diapositiva sonora immersa in un ventoso Soul dalle sonorità moderne interpretato da Shane Cooley. Fra i brani che ho apprezzato maggiormente cito il western “Ascent To Elkhorn”, “The Preacher”, e la calda “While I’m Leaving”. Esistono anche passaggi nell’Hip Hop con del Rap intitolati “Somewhere In Lapa”, “Speak Easy”, e “Once Upon A Time In Harlem”.
Otto mesi dopo quest’esordio, esce anche la versione strumentale dell’album con varianti strumentali e arricchimenti negli assolo.
Grazie a Ushuaia per questo lungo percorso di testimonianze, un risultato quantomeno affascinante e ricco di colori che fanno della musica un caleidoscopio ipnotico dove rimanere incantati. MS

 



Versione Inglese: 


USHUAIA & THE WANDERLUST ORCHESTRA - End Of The World
Vision & Vitality Entertainment
Genre: Geo Music
Support: Spotify - 2023


The earth tells us stories, man for survival adapts to every situation in every latitude and longitude of the globe, hence the famous saying "When in Rome, do as the Romans do."
Music is an integral part of culture, it springs from what we experience, a universal language inspired by emotions, feelings and everything that revolves around the human soul. One only has to travel a few miles to notice a cultural change dictated by the existence lived in that particular place. The climate plays a key role, adaptation is never the same as another, so the music that is conceived by the inhabitants of the same changes with their own intellectual training and experience.
There are those who in life have traveled around the world from top to bottom, and it is not just a figure of speech, that is, starting from Patagonia and reaching Alaska, all through makeshift means, between sailboats, cargo ships and motorcycles.
Ushuaia is the name of a globetrotter producer and composer from Milan, who sets out on this immense cultural journey made up of 100,000 miles! For each place the artist visits, he cohorts with local instrumentalists or artists, hence the name The Wanderlust Orchestra. The idea is also to coin a new appellation for a total genre, which is why he creates Geo Music.
In each track of the nineteen that make up this debut titled "End Of The World," one breathes the custom of a place, so much so that one has the feeling of seeing right through the eyes of the artist, and it is a cinematic sennonesthetic attitude. Ushuaia is also the name of the small town located at the southern end of Tierra del Fuego called "Fin Del Mundo." The year-long journey is thus centered in America among Bayou mangroves, tribal rhythms, Jazz, Banjo, Folk music, Rock'n'Blues, Electronic, Soul and even Hip Hop.
The sonic journey begins with a brief "Prologue" to embark on "Fin Del Mundo," masterfully interpreted by Agnès Pelé's beautiful voice over Antonio Tunno's guitar chords and Valentina Cariulo's strings, while Ushuaia is busy on keyboards, bass and percussion.
Immense sea moors loom inexorably ahead of our imagination. With Benjo and horns, "Walkin' On The Wrong Side" has a lullaby-like pacing that cuddles the listener. With him guests Oh Petroleum and Sebastiano Lillo. Brazilian singing in "Pedra Do Sal," joyful and enthralling thanks to the performance of Marisa Brito and Antonio Novaes. The warm sound is engaging as well as excellently arranged, nice the basic idea of a folk vocal to totally immerse us in the context. "18 Sycamores" features Angela Esmeralda on the microphone and a strong vibrato approach, the dreamy music relays with vocal effects between Folk and World Music. Another short "Interlude" this time narrated, leads to "Tornado Alley," a sonic slide immersed in a windy Soul with modern sounds played by Shane Cooley. Among the tracks I enjoyed most were the western "Ascent To Elkhorn," "The Preacher," and the warm "While I'm Leaving." There are also passages in Hip Hop with some Rap entitled "Somewhere In Lapa," "Speak Easy," and "Once Upon A Time In Harlem".
Eight months after this debut, the instrumental version of the album is also released with instrumental variations and enrichments in the solos.
Thanks to Ushuaia for this lengthy testimonial, a result that is at the very least fascinating and full of colors that make the music a hypnotic kaleidoscope to be enchanted by. MS

 




lunedì 15 gennaio 2024

Melanie Mau & Martin Schnella

MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA - The Rainbow Tree
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2023




Suonare cover di brani più o meno famosi di altri artisti è spesso un’arma a doppio taglio, c’è sempre il pericolo di sfigurare con l’originale, a meno che si è in possesso di buona personalità così da rende proprio il pezzo. Il duo acustico tedesco Melanie Mau e Martin Schnella non è nuovo a questo tipo di approccio, si è già cimentato in passato in quattro album cover e tutti di elegante fattura.
Quindi di esperienza in campo ne hanno molta e altrettanta di cultura musicale, si deduce dal variegato parterre in cui hanno agito, rielaborando brani di band come Gentle Giant, Kansas, Phil Collins, Uriah Heep, Leprous, Massive Attack, Neal Morse Band e molte altre che scoprirete leggendo.
Con Martin alla voce, chitarra e percussioni e Melanie alla voce, suonano Lars Lehmann (basso, chitarra), Simon Schröder (percussioni), e Mathias Ruck (voce). Numerosi e importanti anche gli special guest, Jens Kommnick (uilleann pipes, tin whistle, low whistle, alto whistle, violoncello, chitarra acustica, bouzouki e voce), Rolf Wagels (bodhrán), Dave Meros della band Americana Spock’s Beard (basso), Rachel Flowers (flauto, voce), e Dennis Atlas (voce).
Ascoltare il medley di “Free Hand” eseguito in maniera acustica è davvero uno spasso, considerando poi che la musica del gigante gentile ben si presta a mille interpretazioni grazie ai numerosi stacchi di cui è composto un brano. Bravissimi anche nelle coralità a più voci. I quasi dieci minuti di “Song For America” fanno onore alla band Kansas grazie ad una performance d’insieme magistrale. Nel contesto molto utile è l’apporto del flauto di Rachel Flowers. Il basso è per mano abile di Dave Meros. Schnella con la chitarra sa interpretare al meglio ogni situazione a dimostrazione di una padronanza strumentale davvero invidiabile. Da sottolineare anche l’uso della voce di Melanie sempre malleabile a ogni tipo di situazione. Una parentesi Pop con “Something Happened On The Way To Heaven” di Phil Collins, questo è il caso lampante di quanto detto in precedenza, ossia quando un artista fa proprio un brano e lo rielabora con la personalità. Un balzo ancora indietro nel tempo con la band Hard Rock Uriah Heep grazie a “Rainbow”, canzone resa quasi Folk celtica dal duo Schnella/Mau. Uno sguardo al Post Prog Moderno attraverso “Alleviate” dei Leprous, una ballata toccante a due voci. Torna il Folk e il Whistle nella strumentale “Teardop” dei Massive Attack. Un altro grande artista trattato, avente una carriera artistica a dir poco prolissa è Neal Morse, e gli appassionati del grande Prog lo ricordano con gli Spock’s Beard e i Transatlantic, nel disco viene riproposta la ballata “A Love That Never Dies”. A seguire un bel brano di Peter Gabriel, “Secret World”, qui si palesa tutta l’intesa del duo. Viene trattata anche una delle band storiche più influenti del pianeta, i precursori del Metal Prog canadesi, Rush, attraverso uno dei loro classici, “Tom Sawyer”, geniale negli arrangiamenti.
Resto poi piacevolmente colpito dal medley riguardante i Porcupine Tree con tre loro cavalli di battaglia, “Blackest Eyes/The Sound Of Muzak/Halo”, soprattutto per il buon uso delle voci maschili e femminili che si scambiano il palcoscenico a vicenda. Sono tre brani fra i più vigorosi della band di Wilson, qui trattati in maniera acustica con un buon uso di percussioni. Ancora una volta Melanie si esprime al meglio.
Un altro bel medley questa volta viene dedicato ai maestri della New Wave Or British Heavy Metal, gli Iron Maiden con “Hallowed Be The Name/For The Greater Good Of God”. Prosegue il cammino nell’Heavy Metal attraverso “Noise” dei Nightwish e “Ghost Of Perdition”, capolavoro della band svedese Opeth, quest’ultimo ancora una volta trattato con voci polifoniche e una cura per gli arrangiamenti meticolosa. Le cupe atmosfere solitamente elargite dalla band di Mikael Åkerfeldt, qui si trasformano magicamente in una ballata Folk che non sfigura per nulla con l’originale. Il disco si chiude con un brano della tradizione, “Siùil A Ruin”, questo sembra disegnato come abito su misura per Mau & Schnella.
Se avete intenzione di passare un’ora abbondante di relax con buona musica e grandi classici, il duo tedesco viene in vostro soccorso con “The Rainbow Tree” con professionalità e tantissima qualità. Ora si capisce pure il perché dell’albero dell’arcobaleno, un mix di colori perfetto per bucoliche atmosfere dall’ampio respiro. Da avere. MS


  



Versione Inglese:


MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA - The Rainbow Tree
Self-production
Genre: Progressive Rock
Support: cd - 2023


Playing covers of more or less famous songs by other artists is often a double-edged sword; there is always the danger of disfiguring with the original, unless you possess good personality so as to make the piece your own. German acoustic duo Melanie Mau and Martin Schnella are no strangers to this kind of approach, having tried their hand at four cover albums in the past and all of them elegantly crafted.
So they have a lot of experience in the field and just as much musical culture, it can be deduced from the varied parterre in which they have acted, reworking songs by bands such as Gentle Giant, Kansas, Phil Collins, Uriah Heep, Leprous, Massive Attack, Neal Morse Band and many others that you will discover as you read on.
With Martin on vocals, guitar and percussion and Melanie on vocals, Lars Lehmann (bass, guitar), Simon Schröder (percussion), and Mathias Ruck (vocals) play. Also numerous and important are the special guests, Jens Kommnick (uilleann pipes, tin whistle, low whistle, alto whistle, cello, acoustic guitar, bouzouki, and vocals), Rolf Wagels (bodhrán), Dave Meros of the American band Spock's Beard (bass), Rachel Flowers (flute, vocals), and Dennis Atlas (vocals).
Listening to the medley of "Free Hand" performed acoustically is really a hoot, considering then that the music of the gentle giant lends itself well to a thousand interpretations thanks to the many breaks of which a song is composed. Very good in the multi-voice choruses as well. The nearly ten minutes of "Song For America" do credit to the Kansas band thanks to a masterful ensemble performance. Very helpful in the context is the contribution of Rachel Flowers' flute. The bass is at the able hand of Dave Meros. Schnella on guitar knows how best to interpret each situation demonstrating a truly enviable instrumental mastery. Also noteworthy is Melanie's use of vocals, always malleable to all kinds of situations.
A Pop interlude with Phil Collins' "Something Happened On The Way To Heaven," this is a clear case of the above, which is when an artist makes a song his own and reworks it with personality. Jump back in time again with Hard Rock band Uriah Heep thanks to "Rainbow," a song made almost Celtic Folk by the Schnella/Mau duo. A look at Modern Post Prog through "Alleviate" by Leprous, a touching ballad with two voices. Folk and Whistle return in the instrumental "Teardop" by Massive Attack. Another great artist covered, having a prolonged artistic career to say the least, is Neal Morse, and fans of great Prog remember him with Spock's Beard and Transatlantic; the ballad "A Love That Never Dies" is reprised on the disc. This is followed by a fine Peter Gabriel tune, "Secret World," here all the duo's chemistry is revealed. Also treated is one of the most influential historical bands on the planet, Canadian prog metal precursors, Rush, through one of their classics, "Tom Sawyer," brilliant in its arrangements.
I am then pleasantly impressed by the medley concerning Porcupine Tree with three of their warhorses, "Blackest Eyes/The Sound Of Muzak/Halo," especially for the good use of male and female vocals that exchange the stage with each other. These are three of the most vigorous songs from Wilson's band, here treated acoustically with good use of percussion. Once again Melanie is at her best.
Another fine medley this time is dedicated to the masters of New Wave Or British Heavy Metal, Iron Maiden with "Hallowed Be The Name/For The Greater Good Of God." The journey into Heavy Metal continues through Nightwish's "Noise" and "Ghost Of Perdition," a masterpiece by the Swedish band Opeth, the latter once again treated with polyphonic vocals and meticulous care for arrangements. The somber atmospheres usually bestowed by Mikael Åkerfeldt's band here are magically transformed into a Folk ballad that in no way disfigures the original. The disc closes with a song from the tradition, "Siùil A Ruin," this one seems designed as a custom-made suit for Mau & Schnella.
If you plan to spend a good hour relaxing with good music and great classics, the German duo comes to your rescue with "The Rainbow Tree" with professionalism and lots of quality. Now you can even understand why The Rainbow Tree, a mix of colors perfect for bucolic atmospheres with a wide scope. Must have. MS

 



sabato 13 gennaio 2024

Paolo Sanna

PAOLO SANNA – Novem Reges
Autoproduzione
Genere: Virtuoso chitarra
Supporto: EP Bandcamp – 2023




E’ un buon periodo questo per i nostrani talenti di chitarra, Matteo Mancuso, Edoardo Castellano, Frank Pilato, e molti altri ancora rendono il panorama del genere sia variegato che interessante. La chitarra è uno strumento davvero affascinante, quante volte ci siamo ritrovati anche noi ad ascoltare un brano e far finta di suonarne in aria un’invisibile, inutile nasconderlo. E’ colei che ha reso molti pezzi memorabili, grazie a riff ruffiani, oppure a leggendari assolo, non ci stancheremo mai di amarla. Poi se chi la suona oltre che avere talento, ha anche studiato al riguardo, allora il piacere si eleva al quadrato.
Vengo a conoscenza di Paolo Sanna, nato a Bassano del Grappa nel 1991. Si appassiona allo strumento dall’età di quindici anni, dopo di che si diploma con laurea triennale in “Musica Elettronica-Tecnico di Sala di Registrazione” presso il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova. A seguire diploma di 1°, 2°, 3° livello presso l’Accademia Doopy e abilitazione al 1°, 2° e 3° livello d’insegnamento Doopy.
“Novem Reges” è il suo ultimo ep dopo “Aritmia/Wasteland” dell’anno 2016.
I brani contenuti sono sei, il primo è un breve pezzo di quasi due minuti intitolato “Intro”, cadenzato e massiccio svolge il proprio canovaccio in ambito Metal Prog, preludio a “Silent Bells”. Un arpeggio quasi in stile Metallica di “One” accompagna allo svolgimento vero e proprio, dove Sanna sembra voler prendere la rincorsa per gettarsi a capofitto in assolo tecnici ma mai prolissi. All’interno ci sono cambi di tempo e momenti psichedelici a spezzare il tutto, questa è sicuramente un’arma vincente per uscire dalle banalità.
In “Hurry Up” attraverso un ritmo trascinante parlano le mani di Sanna e raccontano una storia che sa sia di Metal che di Hard Rock. Scale si susseguono con eleganza senza cadere nel logorroico, e ancora una volta i cambi di tempo sono la scelta giusta. L’attenzione per la melodia è fervida, altra mossa intelligente in quanto alla fine di un ascolto qualcosa deve pur restare in mente, non soltanto una cascata lavica di suoni che alla fine non lasciano traccia di se e del fumo.
“Surfing A Dream” è un volo introspettivo messo a metà dell’EP, terza mossa risolutiva per rendere l’ascolto ancor più scorrevole. Interessante l’accompagnamento con un caldo suono del basso e il finale in crescendo emotivo, questo risulta essere il mio pezzo preferito. Buono anche “Uppsala Hills”, sporcato di frammenti al limite del Jazz pur rimanendo sempre nell’ambito del Metal Prog. L’EP si chiude con i due minuti di “Outro”, qui Sanna mostra i muscoli fra riff maligni e dialoghi vigorosi.
In conclusione dico che “Novem Reges” è un lavoro professionale curato anche nei particolari, un bel biglietto da visita per un bravo axe man. MS





Versione Inglese:


PAOLO SANNA - Novem Reges
Self-production
Genre: Virtuoso guitar
Support: EP Bandcamp - 2023


It's a good time this for our own guitar talents, Matteo Mancuso, Edoardo Castellano, Frank Pilato, and many others make the genre landscape both varied and interesting. The guitar is a truly fascinating instrument, how many times have we too found ourselves listening to a song and pretending to play an invisible one in the air, needless to hide it. It is the one who made many songs memorable, thanks to ruffling riffs, or legendary solos, we will never tire of loving it. Then if the one who plays her besides being talented, has also studied about it, then the pleasure is elevated squared.
I learn about Paolo Sanna, born in Bassano del Grappa in 1991. He became passionate about the instrument from the age of 15, after which he graduated with a bachelor's degree in "Electronic Music-Recording Room Technician" from the "Cesare Pollini" Conservatory of Padua. This was followed by 1st, 2nd, and 3rd level diploma from the Doopy Academy and qualification for 1st, 2nd, and 3rd level Doopy teaching.
"Novem Reges" is his latest ep after "Arrhythmia/Wasteland" from the year 2016.
There are six tracks contained, the first being a short almost two-minute piece titled "Intro," cadenced and massive unfolds its own plot in the Metal Prog sphere, a prelude to "Silent Bells." An almost Metallica-esque arpeggio of "One" accompanies the actual unfolding, where Sanna seems to want to take the chase and throw himself headlong into technical but never verbose solos. Inside, there are tempo changes and psychedelic moments to break it all up, this is definitely a winning weapon to break out of the mundane.
In "Hurry Up" through a dragging rhythm Sanna's hands speak and tell a story that tastes of both Metal and Hard Rock. Scales segue elegantly without falling into logorrhoea, and once again tempo changes are the right choice. The focus on melody is fervent, another smart move in that at the end of a listen something has to stick in the mind, not just a lava cascade of sounds that in the end leave no trace of themselves and smoke.
"Surfing A Dream" is an introspective flight put in the middle of the EP, the third decisive move to make listening even smoother. Interesting accompaniment with a warm bass sound and an emotional crescendo ending, this turns out to be my favorite track. Also good is "Uppsala Hills," soiled with fragments bordering on Jazz while still remaining in the realm of Metal Prog. The EP closes with the two-minute "Outro," here Sanna shows his muscles between malignant riffs and vigorous dialogue.
In conclusion I say that "Novem Reges" is a professional work with attention to detail as well, a fine calling card for a good axe man. MS