MARTIAN
NOISE - Frequency Of Humanity Velut
Luna Genere: Crossover Prog Supporto: cd / Digital – 2024
Ora
vi pongo subito una domanda: esistono secondo voi nel 2024 in Italia dei
giovanissimi che hanno talento, tecnica, che amano il Rock Progressivo dei
tempi gloriosi, compongono musica solo strumentale, e registrano in analogico
senza l’apporto d’interventi al computer? Se la risposta è si, è perché avete
avuto modo di ascoltare i Martian Noise. Di sicuro sono come mosche bianche,
posso dire che imbattermi in progetti simili mi è accaduto davvero raramente. I
Martian Noise sono due fratelli, Gabriele di diciannove anni (tastiere) e
Niccolò Lucchin di diciassette (batteria). Con loro fa presenza in alcuni brani
anche lo zio Daniele Lucchin alla chitarra e basso. Quando
si hanno punti di riferimento riguardanti mostri sacri come Emerson Lake &
Palmer, Yes, Genesis, Rick Wakeman, Pink Floyd, Alan Parsons Project e altri
del genere, non si può che essere in possesso della suddetta buona tecnica
strumentale, ma la carta vincente che andiamo a scoprire in questo esordio
discografico intitolato “Frequency Of Humanity”, è l’intelligenza compositiva
nel bilanciare a dovere il passato con il presente, attraverso una personalità
già evidente. Il tutto in barba alla giovane età. Sia
il titolo dell’album che la copertina per opera di L’Image, mettono in chiaro
la non volontà di associare la propria musica a diavolerie moderne, la
frequenza è solo in mano all’umanità e questo lo iniziamo a capire sin
dall’immancabile, seppur breve, “Prelude”. Si
entra in gioco con “Infra”, pezzo che si aggira su un movimento di tastiere a
tratti ipnotico altresì variegato. Il
disco prosegue in crescendo emotivo, “Boring Aftermoon” ha una struttura maggiormente
jazzistica, grazie ad un inizio fusion per poi aprirsi su atmosfere delicate di
pianoforte. La ricerca di melodie adatte a un ascolto rilassante è un’arma a
mio modo di vedere vincente, questo accade anche in “Omniarch”, arrangiata
anche con interventi elettronici. La musica dei Martian Noise non fa mai la
voce grossa, anche nei frangenti più ritmati, a tratti si appoggia anche su passaggi
classici come nel caso di “Hanging Garden”, qui si possono assaporare bene
anche gli anni ‘60/’70. Il lato Progressive fuoriesce in “Apnea”, dove giri di
tastiere richiamano alcuni spaccati passati di EL&P. L’Hammond dona al
tutto un fascino innegabile. Un inizio alla Gentle Giant presenta “Weird
Flavour”, un brano comunque semplice dove, ancora una volta, i giusti suoni
catturano l’interesse dell’ascoltatore. Fra le mie preferite metto le
conclusive “Walk On” e “Broken Flower”, quest’ultima è anche la più lunga dell’album
con i suoi quasi sette minuti di durata. “Frequency
Of Humanity” è un debutto quasi in punta di piedi, la musica proposta sembra
non voler mai aggredire l’ascoltatore, piuttosto coccolarlo con le sue note a
pastello che disegnano quadri delicati. Sicuramente segno la band nel mio
taccuino come un progetto da seguire nel tempo, sono certo che gli sviluppi saranno
interessanti vista anche l’età dei componenti. Qui abbiamo ascoltato le loro
basi, ora non ci resta che attendere le costruzioni su di esse. MS
Versione inglese:
MARTIAN NOISE - Frequency Of Humanity Velut Luna Genre: Crossover Prog Support: cd / Digital - 2024
Now I ask you a question right away: do you think that
in 2024 in Italy there are very young people who have talent, technique, who
love Progressive Rock of the glorious times, compose only instrumental music,
and record in analog without the contribution of computer interventions? If the
answer is yes, it is because you have had a chance to listen to Martian Noise.
They certainly are like white flies; I can say that coming across similar
projects has happened to me very rarely. Martian Noise are two brothers, nineteen-year-old
Gabriele (keyboards) and seventeen-year-old Niccolò Lucchin (drums). Also
making a presence with them on some tracks is Uncle Daniele Lucchin on guitar
and bass. When you have reference points concerning sacred
monsters such as Emerson Lake & Palmer, Yes, Genesis, Rick Wakeman, Pink
Floyd, Alan Parsons Project and others of the genre, you can only be in
possession of the aforementioned good instrumental technique, but the trump
card that we are going to discover in this debut record entitled
"Frequency Of Humanity", is the compositional intelligence in
properly balancing the past with the present, through a personality already
evident. All in spite of their young age. Both the title of the album and the cover artwork by
L'Image make it clear that they do not wish to associate their music with
modern deviltry; the frequency is only in the hands of humanity, and we begin
to understand this right from the unfailingly short "Prelude." It comes into play with "Infra", a piece
that wanders over a keyboard movement that is at times hypnotic as well as
varied. The album continues in emotional crescendo,
"Boring Aftermoon" has a more jazzy structure, thanks to a fusion
beginning and then opening up to delicate piano atmospheres. The search for melodies
suitable for relaxing listening is a winning weapon in my opinion, this also
happens in "Omniarch", also arranged with electronic interventions.
Martian Noise's music never sounds loud, even in the more rhythmic bangs, at
times it also leans on classical passages as in the case of "Hanging
Garden," here one can also savor the '60s/'70s well. The Progressive side
comes out in "Apnea," where turns of keyboards recall some past
EL&P cutaways. The Hammond gives the whole thing an
undeniable charm. A Gentle Giant-like beginning introduces "Weird
Flavour", an otherwise simple track where, once again, the right sounds
capture the listener's interest. Among my favorites I place the concluding
"Walk On" and "Broken Flower", the latter of which is also
the longest on the album at nearly seven minutes long. "Frequency Of Humanity" is an almost
tiptoeing debut, the music on offer never seems to want to assault the
listener, rather cuddling him or her with its pastel notes that draw delicate
pictures. I definitely mark the band in my notebook as a project to follow over
time, I am sure that developments will be interesting given also the age of the
members. Here we have listened to their basics, now we just have to wait for
the constructions on them. MS
ROXENNE – Pyroxene Autoproduzione / XO La Factory / Peyote
Press Genere: Psichedelico – Acid Rock Supporto: Digital EP – 2023
La
musica è un fattore mentale, anche se sappiamo bene che il cuore ha una
rilevanza fondamentale. Essa può essere sia una valvola di sfogo sia un
linguaggio per poter comunicare sensazioni dove le parole molto spesso non
giungono perché impossibilitate nello scopo. Quando anche l’ascoltatore prova
in ugual maniera ciò che sta comunicando l’artista, allora siamo dentro una
forma superiore che amiamo definire “arte”. La
musica per la mente è notoriamente la Psichedelia, (dal
greco psyché, "anima" e dēlô, "rivelo"), nata sotto lo
stimolo di droghe acide come per esempio l’LSD nella metà degli anni ’60.
Musica visionaria, introspettiva, dalle mille sfaccettature, fra i nomi più
importanti a iniziare questo percorso ci sono i Beatles, Pink Floyd, Doors,
Grateful Dead e molte altre ancora. Il genere giunge ai giorni nostri senza mai
avere avuto un vero e proprio calo d’interesse, stabilizzato sempre nelle
vendite dai suoi affezionati seguaci. Anche l’Italia ha dimostrato attenzione
al riguardo, e nuove leve nascono continuamente, come nel caso della cantante e
polistrumentista parmense Rebecca Magri, in arte Roxenne. “Pyroxene”
è l’EP di debutto, ma l’artista non è di certo nuova nel campo musicale perché
negli anni ha già effettuato collaborazioni importanti come con Boris Williams
(The Cure), Jem Tayle (Shelleyan Orphan), Cristiano Godano (Marlene Kuntz),
Roberto Dellera (Afterhours, The Winstons), Tin Woodman ed esperienze in band
come AyahuascA, Kaptain Preemo, Hapnea e Upupayāma. Roxenne
suona batteria e tastiere, oltre ad essere la voce dei brani, con lei ci sono
anche Mattia Mazzeo alle chitarre e Marco Mainardi al basso. L’EP
“Pyroxene” contiene cinque brani in cui addentrarsi in un viaggio cosmico dove
l’artista esorcizza i propri demoni attraverso questa musica per la mente. “ Chimismo” introduce all’ascolto, la musica
pacata ha solide basi nell’Acid Rock di gruppi come Black Rebel Motorcycle
Club, Black Angels e Tame Impala. Bella la voce, così l’interpretazione
sensuale. “Pyroxene”
è il titolo del secondo brano adoperato anche come singolo di cui potete
apprezzare anche il video di Andrea Alberici e Thea Ambrosini sia qui nel blog
che su You Tube. Un astronave in collisione con dei meteoriti porta Roxenne a
un atterraggio d’emergenza, dove da sola in un
territorio ostile, sarà costretta a compiere una scelta. Questa è anche
metafora della propria vita. “Supreme
Soft Porn Meditation For Young Space Soldiers” alza il ritmo e gioca con la
doppia vocalità. Da sottolineare all’interno le buone melodie facili da
memorizzare. Il
brano che personalmente ho più apprezzato per mio gusto personale è “Savoir-faire”,
ruffiano al punto giusto, qui Roxenne si sfrega all’udito come una gatta
sorniona, ed è un bell’ascoltare! La
chiusura spetta a “Selvatica”, intrisa di Rock in stile Litfiba. Roxenne
è all’esordio, ma sa bene dove parare, la sua musica è coinvolgente e penetra
dentro l’ascoltatore esplodendo frammenti fra cuore e testa. Non ci resta che
attendere la prova del full-length. MS
Versione Inglese:
ROXENNE - Pyroxene Self-Production / XO La Factory / Peyote Press Genre: Psychedelic - Acid Rock Support: Digital EP - 2023
Music is a mental factor, although we know well that
the heart is of paramount importance. It can be both an outlet and a language
to be able to communicate feelings where words very often do not reach because
they are impossible in purpose. When the listener also feels equally what the
artist is communicating, then we are inside a higher form that we like to call
"art." Music for the mind is famously Psychedelia, (from the
Greek psyché, "soul" and dēlô, "I reveal"), born under the
stimulus of acid drugs such as LSD in the mid-1960s. Visionary, introspective,
multifaceted music, among the most important names to begin this journey are
the Beatles, Pink Floyd, Doors, Grateful Dead and many others. The genre
reaches the present day without ever having had a real decline in interest,
always stabilized in sales by its loyal followers. Italy, too, has shown
attention to it, and new up-and-comers are constantly being born, as in the
case of Parma-based singer and multi-instrumentalist Rebecca Magri, aka
Roxenne. "Pyroxene" is the debut EP, but the artist
is certainly not new in the musical field because over the years she has
already made important collaborations such as with Boris Williams (The Cure),
Jem Tayle (Shelleyan Orphan), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Roberto Dellera
(Afterhours, The Winstons), Tin Woodman and experiences in bands such as
AyahuascA, Kaptain Preemo, Hapnea and Upupayāma. Roxenne plays drums and keyboards, as well as being
the vocalist for the songs; with her are also Mattia Mazzeo on guitars and
Marco Mainardi on bass. The "Pyroxene" EP contains five tracks in
which to delve into a cosmic journey where the artist exorcises her own demons
through this music for the mind. " Chimismo" introduces to the
listening, the calm music has solid foundations in the Acid Rock of bands like
Black Rebel Motorcycle Club, Black Angels and Tame Impala. Beautiful vocals, so
is the sensual interpretation. "Pyroxene" is the title of the second track
also used as a single of which you can also appreciate the video by Andrea
Alberici and Thea Ambrosini both here in the blog and on You Tube. A spaceship colliding with meteorites leads Roxenne to
an emergency landing, where alone in hostile territory, she will be forced to
make a choice. This is also a metaphor for her own life. "Supreme Soft Porn Meditation For Young Space
Soldiers" ups the tempo and plays with dual vocals. Of note inside are the
good melodies that are easy to memorize. The track I personally enjoyed the most for my personal
taste is "Savoir-faire", pandering to the right degree, here Roxenne
rubs at the ear like a sly cat, and it's a good listen! Closing is up to "Selvatica", steeped in Litfiba-style
rock. Roxenne is on her debut, but she knows where to aim,
her music is engaging and penetrates inside the listener exploding fragments
between heart and head. We just have to wait for the full-length test. MS
INVERNALIA
– Live At Spring Prog Fest Autoproduzione Distribuzione: Lizard Records Genere: Progressive Rock Supporto: cd – 2023
Il
chitarrista Aldo Pinelli è per il Rock Progressivo argentino un nome oramai
radicato, grazie ai lavori realizzati con la band Habitat, Invernalia o nella
sua carriera da solista. L’artista nel tempo ha toccato differenti culture
sonore, dalla musica Progressive Rock alla Celtica, Ambient e antica, un vero
amante della ricerca e della struttura a tutto tondo. Invernalia
è al momento il fulcro della propria arte, con questo logo incide nel 2015
l’album omonimo e nel 2022 “Tenebras”. Gli
Invernalia si esibiscono dal vivo al St. Alban's College di Lomas de Zamora
(Buenos Aires) la notte del 9 novembre 2022, qui nel concerto suonano classici
della band Hábitat e anche della carriera solista. Il risultato lo si può
apprezzare in questo album intitolato “Live At Spring Prog Fest”. Suonano
assieme a lui Agustin Laspada (tastiere), Santiago Ghione (basso) e Daniel
Vibart (batteria e percussioni). OspitePaula Dolcera al
flauto. Dell’evento
fanno parte anche Julita Diaz come ballerina, Jeremias Vibart alle proiezioni
video e assistenza laser, e Diana Vibart per il palcoscenico. Il
concerto viene aperto da “La Primer Labradora Espacial-Cabalgando Sobre Rombos”,
medley tratto dal primo album della band Invernalia del 2015. L’andamento
gioioso mette in evidenza le caratteristiche tecniche di Pinelli ben supportate
dal gruppo il quale non cerca mai di sovrapporre vigorosamente i propri suoni
con quelli della chitarra. Lo strumentale ha nel DNA la storia del Rock
Progressivo del sud America in senso generale, fra cambi di tempo e d’umore che
tuttavia tendono a restare prettamente sul solare. Dallo stesso album è
eseguita “Pelea En La Cima”, nel brano cantato dal sentore anni ’80 si può
apprezzare l’intervento del flauto di Dolcera, così come nella malinconica “Otro
Amor Caído”. Cresce l’andamento in “El Reloj De Péndulo”, più vicino alla
formula canzone classica. Un immersione nel Prog quello maggiormente classico
la si approccia attraverso i brani tratti dalla discografia del progetto
Habitat, con lo strumentale “Periplo” tratto da “De Respirar En La Furia”, un
classico della band apprezzato nel 2010 anche dai Progawards. “Perdiendo Sueños”
ritorna verso la canzone e siamo nell’anno 2022 con “Tenebras”, così con “La
Silla Ardiente”. Fra
i momenti più alti del concerto si trova “Los Patos Se Transforman En Cisnes”,
altro tradizionale Prog con accenni a Steve Hackett e del flauto. Il disco si
conclude con tre bonus tracks, inediti registrati in studio intitolati “Se
Oscurece Pero Brilla”, la breve e fulminea “Las Nalgas Hermanas” e “Ruinas”. Questo
concerto mette in luce le capacità compositive e tecniche di Pinelli, una
carriera artistica concentrata in una sola serata dove il Prog si mescola con
la canzone. La musica non ha confini, ogni nazione mette del proprio folclore
fra le note, ma quando ci sono contaminazioni provenienti da altre parti, come
per esempio dall’Inghilterra grazie a quel sound tipico di band come Genesis o
King Crimson, allora il risultato diventa quantomeno interessante. Qui
l’Argentina si sente in prevalenza, e anche l’amore che Pinelli mette nella sua
arte. MS
Versione Inglese:
INVERNALIA - Live At Spring Prog Fest Self-production Distribution: Lizard Records Genre: Progressive Rock Support: cd - 2023
Guitarist Aldo Pinelli is for Argentine Progressive
Rock a name now entrenched, thanks to the work he has done with the band
Habitat, Invernalia or in his solo career. The artist over time has touched
different sound cultures, from Progressive Rock music to Celtic, Ambient and
ancient, a true lover of research and structure in the round. Invernalia is currently the focus of his own art, with
this logo he records the self-titled album in 2015 and "Tenebras" in
2022. Invernalia performs live at St. Alban's College in
Lomas de Zamora (Buenos Aires) on the night of November 9, 2022, here in the
concert they play classics from the band Hábitat and also from their solo
career. The result can be appreciated in this album entitled "Live At
Spring Prog Fest." Playing with him are Agustin Laspada (keyboards),
Santiago Ghione (bass) and Daniel Vibart (drums and percussion). Guest
Paula Dolcera on flute. Also part of the event are Julita Diaz as dancer,
Jeremias Vibart on video projections and laser assistance, and Diana Vibart for
the stage. The concert is opened by "La Primer Labradora Espacial-Cabalgando
Sobre Rombos", a medley from the band's 2015 debut album Invernalia. The
joyful progression highlights Pinelli's technical characteristics well
supported by the band, which never tries to vigorously overlap its sounds with
those of the guitar. The instrumental has the history of South American
Progressive Rock in its DNA in a general sense, between tempo and mood changes
that nevertheless tend to remain purely on the sunny side. From the same album
is performed "Pelea En La Cima", in the song sung with a hint of the
1980s, one can appreciate the intervention of Dolcera's flute, as well as in the
melancholic "Otro Amor Caído". The Prog grows in "El Reloj De
Péndulo" closer to the classic song formula. A dive into Prog the more
classical one approaches it through tracks from the Habitat project
discography, with the instrumental "Periplo" taken from "De
Respirar En La Furia," a classic of the band also appreciated in 2010 by
Progawards. "Perdiendo Sueños" returns toward the song and we are in
the year 2022 with "Tenebras" so with "La Silla Ardiente". Among the high points of the concert is "Los
Patos Se Transforman En Cisnes," another traditional Prog with hints of
Steve Hackett and some flute. The disc concludes with three bonus tracks,
unreleased studio recordings entitled "Se Oscurece Pero Brilla", the
short and lightning-fast "Las Nalgas Hermanas" and
"Ruinas." This concert highlights Pinelli's compositional and
technical skills, an artistic career concentrated in a single evening where
Prog mixes with song. Music has no borders, each nation puts some of its own
folklore between the notes, but when there are contaminations from elsewhere,
such as from England thanks to that typical sound of bands like Genesis or King
Crimson, then the result becomes at least interesting. Argentina can be heard
in prevalence here, and also the love that Pinelli puts into his art. MS
AURORA LUNARE - Terzo Luogo Lizard Records/ Locanda Del Vento Genere: Progressive Rock Supporto: cd – 2023
Nell’immaginario
dell’essere umano, il terzo luogo è una sorta di limbo che staziona fra la vita
e la morte, probabilmente quello che psicologicamente ci affascina di più, e
come può una band di Rock Progressivo lasciarsi sfuggire tali sensazioni da
illustrare? Ci pensano i livornesi Aurora Lunare, che ritornano dopo l’omonimo
debutto di dieci anni fa, a fare un tracciato sull’argomento attraverso colti
riferimenti letterari. Tuttavia il terzo luogo può essere inteso anche come una
comparazione fra perdono e la dannazione, l’inferno e il paradiso, l’umano e il
divino, in definitiva come un “terzo occhio” capace di leggere nel subconscio,
oppure paradossalmente anche quel luogo che non è casa e neppure il lavoro ma
semplicemente una via di mezzo, magari in pizzeria con degli amici. Tante le
interpretazioni che si possono ipotizzare. “Terzo
Luogo” è dunque il titolo di questo nuovo album dalla lunga gestazione, ma come
spesso accade in questi casi, quando si mette la calma, la pazienza e diversa
cura nei particolari, il risultato è solitamente superiore alla media. Mauro
Pini (voce), Stefano Onorati (piano, synth, chitarra elettrica), Luciano
Tonetti (basso elettrico, ukulele), e Marco Santinelli (batteria), danno vita a
questa opera Rock suddivisa in sette tracce, coadiuvandosi di special guest
come Alessandro Corvaglia (voce), Raffaella Izzo (voce), Gianluca Milanese (flauto
traverso), e Giuseppe Tonetti (bouzouki). Quello
che si denota immediatamente all’ascolto è l’innegabile esperienza dei singoli
componenti oltre la passione per il classico Prog italiano, quello portato
soprattutto al successo dalla Premiata Forneria Marconi. Da sottolineare anche
che gli Aurora Lunare hanno avuto una lunga vita travagliata che inizia nel
lontano 1977 quando il genere spara le ultime cartucce per poi sopirsi sotto i
colpi del Punk, la Disco e la New Wave. Queste
influenze sono tangibili sin da “Oltre La Fredda Aurora”, un suono ampio e
curato nei particolari sostenuto da buone tastiere, una chitarra presente e un
interpretazione vocale di Corvaglia (proprio ex Aurora Lunare) in stile Neo
Prog, sono le caratteristiche basilari della band. Un
ritmo spezzato si manifesta in “La Vita Sfiorata”, brano contenente un
bell’assolo di chitarra e una interpretazione vocale al limite del recitato
davvero coinvolgente. Ancora marcatamente ricercato risulta essere “L’Eterno
Varco”, dove un organo rilascia all’ascoltatore atmosfere grevi su cui
riflettere durante l’ascolto dei testi, specialmente nel finale dove Mauro Pini
narra “Stanco sfinito offeso straziato, la tua sorte si nasconde ancora sotto
il peso della verità sognata”. La
title track non fa ostaggi, l’enfasi sale in cattedra grazie anche all’apporto
vocale di Raffaella Izzo, al flauto di Gianluca Milanese e all’interpretazione
di Corvaglia prossima a quella di Bernardo Lanzetti. Siamo decisamente in pieno
territorio Prog DOC. Non
può mancare uno strumentale, qui intitolato “Parafollia”, dove all’interno
sopraggiungono improvvisazioni e molto Banco Del Mutuo Soccorso, gioia per lo
storico e radicato Prog fans. Le atmosfere diventanorarefatte in “Alla Fine Del Niente”, tante
tastiere ma ancora una volta è la chitarra a colpire il mio stato d’animo. Un
pianoforte malinconico accompagna alla chiusura dell’album con “Vana Profezia”,
canzone dove i testi ricoprono un ruolo importante. Durante lo svolgimento non
mancano di certo i cambi di tempo e le fughe strumentali, come il genere
necessita. Gli Aurora Lunare sono una band ritrovata, e aggiungerei per
fortuna, visto che siamo maestri nel mondo di questo genere che non finirà mai
di emozionare, perché fatto con la testa ma soprattutto con il cuore, senza pianificare
altro. MS
Versione Inglese:
AURORA LUNARE – Terzo Luogo Lizard Records/ Locanda Del Vento Genre: Progressive Rock Support: cd - 2023
In the imagination of the human being, the third place
is a kind of limbo that is stationed between life and death, probably the one
that psychologically fascinates us the most, and how can a Progressive Rock
band let such feelings slip by to illustrate? It takes the Livorno-based Aurora
Lunare, who return after their eponymous debut a decade ago, to make a track on
the subject through cultured literary references. However, the third place can
also be understood as a comparison between forgiveness and damnation, hell and
heaven, the human and the divine, ultimately as a "third eye" capable
of reading the subconscious, or paradoxically also that place that is not home
or even work but simply somewhere in between, perhaps in a pizzeria with
friends. So many interpretations can be hypothesized. "Third Place" is thus the title of this new
album with a long gestation, but as often happens in these cases, when you put
calm, patience and different care in the details, the result is usually above
average. Mauro Pini (vocals), Stefano Onorati (piano, synth,
electric guitar), Luciano Tonetti (electric bass, ukulele), and Marco
Santinelli (drums), give life to this Rock opus divided into seven tracks,
assisted by special guests such as Alessandro Corvaglia (vocals), Raffaella
Izzo (vocals), Gianluca Milanese (transverse flute), and Giuseppe Tonetti
(bouzouki). What is immediately denoted upon listening is the
undeniable experience of the individual components as well as the passion for
classic Italian Prog, the kind brought especially to success by Premiata
Forneria Marconi. It should also be emphasized that Aurora Lunare have had a
long troubled life beginning back in 1977 when the genre fired its last
cartridges only to subside under the blows of Punk, Disco and New Wave. These influences are tangible from as early as "Oltre La Fredda Aurora" a wide and
detail-oriented sound supported by good keyboards, a present guitar and a Neo
Prog-style vocal interpretation by Corvaglia (right formerly Aurora Lunare) are
the band's basic characteristics. A broken rhythm manifests itself in "La Vita
Sfiorata," a song containing a nice guitar solo and a truly engaging
borderline-acted vocal interpretation. Still markedly researched turns out to be
"L'Eterno Varco" where an organ releases heavy atmospheres for the
listener to reflect on while listening to the lyrics, especially in the finale
where Mauro Pini narrates "Tired exhausted offended torn, your fate still
hides under the weight of the dreamed truth." The title track makes no hostages, the emphasis
soaring thanks in part to Raffaella Izzo's vocal contribution, Gianluca
Milanese's flute and Corvaglia's interpretation close to that of Bernardo
Lanzetti. We are definitely in full Prog DOC territory. Can't miss an instrumental, here titled
"Parafollia" where improvisations and a lot of Banco Del Mutuo
Soccorso overflow inside, a joy for the historic and rooted Prog fans.
Atmospheres become rarefied in "Alla Fine Del Niente “, lots of keyboards
but once again it is the guitar that hits my mood. A melancholic piano accompanies to the closing of the
album with "Vana Profezia”, a song where lyrics play an important role.
During the unfolding there is certainly no shortage of tempo changes and
instrumental fugues, as the genre needs. Aurora Lunare are a rediscovered band,
and I would add fortunately, since we are masters in the world of this genre
that will never cease to excite, because it is done with the head but above all
with the heart, without planning anything else. MS
Ho
sempre seguito il progetto Ellesmere di Roberto Vitelli sin dal debutto “Les
Châteaux De La Loire” datato 2015. Personalmente sono amante di quelle sonorità
sinfoniche che spesso riconducono al sound Genesis in questo caso periodo “A
Trick Of The Tail” (1976), ma ho trovato nella band italiana una freschezza
stilistica aggiuntiva, anche per l’inesorabile evoluzione della musica stessa. Il
genere si è sviluppato negli anni, la tecnologia muta e così certe soluzioni,
ma di base il cuore è sempre là, dove i maestri ci hanno indirizzato. Con
“Stranger Skies” Ellesmere giunge al quarto album in studio senza considerare
“LIVEsmere” del 2022, tutti album con tematiche fantastiche come spesso il
genere ha saputo narrare. Anche band storiche hanno usufruito di tali
argomentazioni, impossibile non citare gli inglesi Yes oppure le nostrane Orme
di “Felona E Sorona”, spazio, pianeti, bene e male e altre comparazioni al
riguardo.Abbiamo lasciato Vitelli nel
2020 con “Wyrd” e la fantastica copertina dell’illustratore Rodney Matthews
perfettamente incentrata nel campo, e lo ritroviamo oggi a trattare la storia
di due pianeti contrapposti, uno caldo e uno freddo. La scoperta di nuovi mondi
inesplorati ha sempre colpito la fantasia dell’animo umano, sempre disposto a
ricercare ciò che non conosce. Nell’album
suddiviso in sei brani, il parterre di ospiti questa volta si completa con nomi
rilevanti del circuito Rock Progressivo, Tomas Bodin dei The Flower King
(tastiere), Clive Nolan, tastierista poliedrico di molte band Neo Prog di
successo come Pendragon, Arena, Shadowland e molte altre ancora, e poi John
Hackett (flauto), David Jackson dei Van Der Graaf Generator ai fiati, Graeme
Taylor chitarrista della storica band anni ’70 Gryphon, Bob Hodges (tastiere),
Stefano Vicarelli (mellotron, minimoog), e Riccardo Romano (Rovescio Della
Medaglia) ai cori aggiuntivi. A
oggi gli Ellesmere sono formati da Roberto Vitelli (basso, tastiere), Giacomo
Anselmi (chitarre), Mattias Olsson (batteria, percussioni), e John Wilkinson (co-autore,
voce). Il
disco, di cui esiste anche una stampa vinilica trasparente gatefuld e limitata,
si apre con i sei minuti e mezzo di “Northwards”, un epica epopea spaziale dal
suono sinfonico e ricolmo riguardante un pianeta freddo. La voce di Wilkinson
ricorda in maniera considerevole quella di Phil Collins, sia come cadenza sia
di tonalità. Il pezzo è incentrato su un ritornello gradevole oltre che in
buoni assolo strumentali di chitarra e tastiere, qui per mano di Clive Nolan. Ed
è la fredda “Tundra” a proseguire l’esplorazione, per chi li conoscesse, dico
che durante l’ascolto denoto affinità stilistiche con i Citizen Cain di George
Scott "Cyrus", anche se i romani hanno una specifica personalità ben
distinguibile dagli altri contesti. Piacevole il gioco corale di voci a centro
brano. Un
arpeggio di chitarra inizia la strumentale “Crystallized”, brano impreziosito
dal sax diDavid Jackson. Qui molta carne al fuoco, tanto
Progressive Rock classico, ritmi spezzati, cambi umorali, e pirotecniche
evoluzioni strumentali. Conclude il viaggio nel pianeta freddo “Artica”,
robusta canzone ricolma di tastiere e molta enfasi, dove fanno capolino anche i
Magellan e i Rush. La title track conduce al pianeta caldo, voce e bells
introducono al contesto decisamente variegato di suoni e soluzioni. Il disco si
conclude con un altra mini suite di undici minuti “Another World”, dove gli Ellesmere
mettono sul piatto tutti i loro ingredienti fatti di sapienza ed esperienza. Il
2024 del Rock progressivo Italiano inizia nei migliori dei modi grazie a
“Stranger Skies”, un album dalla lunga gestazione, ma i risultati sono elevati
proprio per questo, la cura nei particolari fanno la differenza e gli Ellesmere
lo sanno. Per gli amanti del genere è un cimelio imperdibile. MS
I have always followed Roberto Vitelli's Ellesmere
project since the debut "Les Châteaux De La Loire" dated 2015.
Personally, I am a lover of those symphonic sounds that often lead back to the
Genesis sound in this case "A Trick Of The Tail" period (1976), but I
found in the Italian band an additional stylistic freshness, also due to the
relentless evolution of the music itself. The genre has developed over the years, the technology
changes and so do certain solutions, but basically the heart is always there,
where the masters directed us. With "Stranger Skies" Ellesmere reaches its
fourth studio album without considering "LIVEsmere" from 2022, all
albums with fantastic themes as the genre has often been able to narrate.
Historical bands have also benefited from such arguments, impossible not to
mention the English Yes or the local Orme of "Felona E Sorona,"
space, planets, good and evil and other comparisons in this regard. We left Vitelli in 2020 with "Wyrd"
and illustrator Rodney Matthews' fantastic cover perfectly centered in the
field, and we find him today dealing with the story of two opposing planets,
one hot and one cold. The discovery of new unexplored worlds has always
struck the imagination of the human soul, always willing to seek out what it
does not know. On the album divided into six tracks, the parterre of
guests this time is completed with relevant names on the Progressive Rock
circuit, Tomas Bodin of The Flower King (keyboards), Clive Nolan, multifaceted
keyboardist of many successful Neo Prog bands such as Pendragon, Arena,
Shadowland and many more, and then John Hackett (flute), David Jackson of Van
Der Graaf Generator on woodwinds, Graeme Taylor guitarist of the historic 1970s
band Gryphon, Bob Hodges (keyboards), Stefano Vicarelli (mellotron, minimoog),
and Riccardo Romano (Rovescio Della Medaglia) on additional backing vocals. To date Ellesmere consists of Roberto Vitelli (bass,
keyboards), Giacomo Anselmi (guitars), Mattias Olsson (drums, percussion), and
John Wilkinson (co-writer, vocals). The record, of which there is also a gatefuld and
limited transparent vinyl pressing, opens with the six-and-a-half-minute
"Northwards," a symphonic-sounding, space epic filled concerning a
cold planet. Wilkinson's voice is considerably reminiscent of Phil
Collins, both in cadence and tone. The song is centered on a pleasant chorus as
well as in good instrumental guitar and keyboard solos, here at the hands of
Clive Nolan. And it is the chilly "Tundra" that continues
the exploration, for those who know them, I say that while listening I denote
stylistic affinities with George Scott's Citizen Cain "Cyrus,"
although the Romans have a specific personality well distinguishable from other
contexts. The choral interplay of voices in the middle of the song is pleasant. A guitar arpeggio begins the instrumental
"Crystallized," a track enhanced by David Jackson's sax. Lots of meat
on the fire here, lots of classic Progressive Rock, broken rhythms, mood
changes, and pyrotechnic instrumental evolutions. Concluding the trip to the
cold planet is "Arctic," a sturdy song filled with keyboards and much
emphasis, where Magellan and Rush also peep in. The title track leads to the
warm planet; vocals and bells introduce the decidedly varied context of sounds
and solutions. The record ends with another eleven-minute mini-suite
"Another World," where Ellesmere bring to the plate all their
ingredients made of wisdom and experience. The year 2024 of Italian progressive rock starts in
the best of ways thanks to "Stranger Skies," an album with a long
gestation, but the results are high precisely because of that, the care in
details make the difference and Ellesmere knows it. For lovers of the genre
this is a must-have heirloom. MS
USHUAIA
& THE WANDERLUST ORCHESTRA - End Of
The World Vision
& Vitality Entertainment Genere:
Geo Music Supporto: Spotify – 2023
La
terra ci racconta storie, l’uomo per la sopravvivenza si adatta a ogni
situazione in ogni latitudine e longitudine del globo, da qui il famoso detto
“Paese che vai, usanza che trovi”. La
musica è parte integrante della cultura, essa scaturisce da ciò che viviamo, un
linguaggio universale ispirato dalle emozioni, sensazioni e tutto quello che
ruota attorno all’animo umano. Basta percorrere pochi chilometri per notare un
cambiamento culturale dettato dall’esistenza vissuta in quel determinato luogo.
Il clima gioca un ruolo fondamentale, l’adattamento non è mai uguale a un altro,
così la musica che è concepita dagli abitanti dello stesso muta con la propria
formazione intellettuale ed esperienza. Esiste
chi nella vita ha girato il mondo da cima a fondo, e non è soltanto un modo di
dire, ossia partendo dalla Patagonia fino a raggiungere l’Alaska, il tutto attraverso
mezzi di fortuna, fra barche a vela, cargo e motociclette. Ushuaia è il nome di
un globetrotter producer e compositore milanese, il quale s’incammina in questo
immenso percorso culturale fatto di 100.000 miglia! Per ogni luogo visitato l’artista,
si coadiuva di strumentisti o artisti del luogo, da qui il nome The Wanderlust
Orchestra. L’idea è anche quella di coniare un nuovo appellativo per un genere
totale, ed è per questo che crea la Geo Music. In
ogni brano dei diciannove che compongono questo esordio intitolato “End Of The
World”, si respira l’usanza di un posto, tanto da avere la sensazione di vedere
proprio con gli occhi dell’artista, ed è un’attitudine cinematografica sennonché
sinestetica. Ushuaia è anche il nome della piccola città situata all'estremità meridionale
della Terra del Fuoco denominata "Fin Del Mundo". Il viaggio durato
un anno, è dunque incentrato in America fra mangrovie del Bayou, ritmi tribali,
Jazz, Banjo, musica Folk, Rock’n’Blues, Elettronica, Soul e perfino Hip Hop. Il
viaggio sonoro inizia con un breve “Prologo” per imbarcarci in “Fin Del Mundo”,
interpretato magistralmente dalla bella voce di Agnès Pelè sopra accordi di
chitarra di Antonio Tunno e archi di Valentina
Cariulo,
mentre Ushuaia è impegnato in tastiere, basso e percussioni. Immense lande
marine si stagliano inesorabilmente avanti la nostra fantasia. Con Benjo e
corna “Walkin’On The Wrong Side” ha un incedere da nenia che coccola l’ascoltatore.
Con lui ospiti Oh Petroleum e Sebastiano Lillo. Canto brasiliano in “Pedra Do
Sal”, gioiosa e trascinante grazie all’interpretazione di Marisa Brito e
Antonio Novaes. Il caldo sound è coinvolgente oltre che ottimamente arrangiato,
bella l’idea di fondo di un vociare popolare per immergerci totalmente nel
contesto. “18 Sycamores” vede Angela Esmeralda al microfono e un approccio
vibrato di forte personalità, la musica sognante fa staffetta con effetti
vocali fra Folk e World Music. Un altro breve “Interludio” questa volta narrato,
conduce a “Tornado Alley”, una diapositiva sonora immersa in un ventoso Soul
dalle sonorità moderne interpretato da Shane Cooley. Fra i brani che ho
apprezzato maggiormente cito il western “Ascent To Elkhorn”, “The Preacher”, e
la calda “While I’m Leaving”. Esistono anche passaggi nell’Hip Hop con del Rap
intitolati “Somewhere In Lapa”, “Speak Easy”, e “Once Upon A Time In Harlem”. Otto
mesi dopo quest’esordio, esce anche la versione strumentale dell’album con
varianti strumentali e arricchimenti negli assolo. Grazie
a Ushuaia per questo lungo percorso di testimonianze, un risultato quantomeno
affascinante e ricco di colori che fanno della musica un caleidoscopio ipnotico
dove rimanere incantati. MS
Versione Inglese:
USHUAIA & THE WANDERLUST ORCHESTRA - End Of The World Vision & Vitality Entertainment Genre: Geo Music Support: Spotify - 2023
The earth tells us stories, man for survival adapts to
every situation in every latitude and longitude of the globe, hence the famous
saying "When in Rome, do as the Romans do." Music is an integral part of culture, it springs from
what we experience, a universal language inspired by emotions, feelings and
everything that revolves around the human soul. One only has to travel a few
miles to notice a cultural change dictated by the existence lived in that
particular place. The climate plays a key role, adaptation is never the same as
another, so the music that is conceived by the inhabitants of the same changes
with their own intellectual training and experience. There are those who in life have traveled around the
world from top to bottom, and it is not just a figure of speech, that is,
starting from Patagonia and reaching Alaska, all through makeshift means,
between sailboats, cargo ships and motorcycles. Ushuaia is the name of a globetrotter producer and
composer from Milan, who sets out on this immense cultural journey made up of
100,000 miles! For each place the artist visits, he cohorts with local
instrumentalists or artists, hence the name The Wanderlust Orchestra. The idea
is also to coin a new appellation for a total genre, which is why he creates
Geo Music. In each track of the nineteen that make up this debut
titled "End Of The World," one breathes the custom of a place, so
much so that one has the feeling of seeing right through the eyes of the
artist, and it is a cinematic sennonesthetic attitude. Ushuaia is also the name
of the small town located at the southern end of Tierra del Fuego called
"Fin Del Mundo." The year-long journey is thus centered in America
among Bayou mangroves, tribal rhythms, Jazz, Banjo, Folk music, Rock'n'Blues,
Electronic, Soul and even Hip Hop. The sonic journey begins with a brief
"Prologue" to embark on "Fin Del Mundo," masterfully
interpreted by Agnès Pelé's beautiful voice over Antonio Tunno's guitar chords
and Valentina Cariulo's strings, while Ushuaia is busy on keyboards, bass and
percussion. Immense sea moors loom inexorably ahead of our
imagination. With Benjo and horns, "Walkin' On The Wrong Side" has a
lullaby-like pacing that cuddles the listener. With him guests Oh Petroleum and
Sebastiano Lillo. Brazilian singing in "Pedra Do Sal," joyful and
enthralling thanks to the performance of Marisa Brito and Antonio Novaes. The
warm sound is engaging as well as excellently arranged, nice the basic idea of
a folk vocal to totally immerse us in the context. "18 Sycamores"
features Angela Esmeralda on the microphone and a strong vibrato approach, the
dreamy music relays with vocal effects between Folk and World Music. Another
short "Interlude" this time narrated, leads to "Tornado
Alley," a sonic slide immersed in a windy Soul with modern sounds played
by Shane Cooley. Among the tracks I enjoyed most were the western "Ascent
To Elkhorn," "The Preacher," and the warm "While I'm
Leaving." There are also passages in Hip Hop with some Rap entitled
"Somewhere In Lapa," "Speak Easy," and "Once Upon A
Time In Harlem". Eight months after this debut, the instrumental
version of the album is also released with instrumental variations and
enrichments in the solos. Thanks to Ushuaia for this lengthy testimonial, a
result that is at the very least fascinating and full of colors that make the
music a hypnotic kaleidoscope to be enchanted by. MS
MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA -
The Rainbow Tree Autoproduzione Genere: Progressive Rock Supporto: cd – 2023
Suonare
cover di brani più o meno famosi di altri artisti è spesso un’arma a doppio
taglio, c’è sempre il pericolo di sfigurare con l’originale, a meno che si è in
possesso di buona personalità così da rende proprio il pezzo. Il duo acustico
tedesco Melanie Mau e Martin Schnella non è nuovo a questo tipo di approccio,
si è già cimentato in passato in quattro album cover e tutti di elegante
fattura. Quindi
di esperienza in campo ne hanno molta e altrettanta di cultura musicale, si deduce
dal variegato parterre in cui hanno agito, rielaborando brani di band come
Gentle Giant, Kansas, Phil Collins, Uriah Heep, Leprous, Massive Attack, Neal
Morse Band e molte altre che scoprirete leggendo. Con
Martin alla voce, chitarra e percussioni e Melanie alla voce, suonano Lars
Lehmann (basso, chitarra), Simon Schröder (percussioni), e Mathias Ruck (voce).
Numerosi e importanti anche gli special guest, Jens Kommnick (uilleann pipes,
tin whistle, low whistle, alto whistle, violoncello, chitarra acustica,
bouzouki e voce), Rolf Wagels (bodhrán), Dave Meros della band Americana Spock’s
Beard (basso), Rachel Flowers (flauto, voce), e Dennis Atlas (voce). Ascoltare
il medley di “Free Hand” eseguito in maniera acustica è davvero uno spasso,
considerando poi che la musica del gigante gentile ben si presta a mille
interpretazioni grazie ai numerosi stacchi di cui è composto un brano.
Bravissimi anche nelle coralità a più voci. I quasi dieci minuti di “Song For
America” fanno onore alla band Kansas grazie ad una performance d’insieme
magistrale. Nel contesto molto utile è l’apporto del flauto di Rachel Flowers. Il
basso è per mano abile di Dave Meros. Schnella con la chitarra sa interpretare
al meglio ogni situazione a dimostrazione di una padronanza strumentale davvero
invidiabile. Da sottolineare anche l’uso della voce di Melanie sempre malleabile
a ogni tipo di situazione. Una parentesi Pop con “Something Happened On The Way
To Heaven” di Phil Collins, questo è il caso lampante di quanto detto in
precedenza, ossia quando un artista fa proprio un brano e lo rielabora con la
personalità. Un balzo ancora indietro nel tempo con la band Hard Rock Uriah
Heep grazie a “Rainbow”, canzone resa quasi Folk celtica dal duo Schnella/Mau.
Uno sguardo al Post Prog Moderno attraverso “Alleviate” dei Leprous, una
ballata toccante a due voci. Torna il Folk e il Whistle nella strumentale
“Teardop” dei Massive Attack. Un altro grande artista trattato, avente una
carriera artistica a dir poco prolissa è Neal Morse, e gli appassionati del
grande Prog lo ricordano con gli Spock’s Beard e i Transatlantic, nel disco
viene riproposta la ballata “A Love That Never Dies”. A seguire un bel brano di
Peter Gabriel, “Secret World”, qui si palesa tutta l’intesa del duo. Viene
trattata anche una delle band storiche più influenti del pianeta, i precursori
del Metal Prog canadesi, Rush, attraverso uno dei loro classici, “Tom Sawyer”,
geniale negli arrangiamenti. Resto
poi piacevolmente colpito dal medley riguardante i Porcupine Tree con tre loro cavalli
di battaglia, “Blackest Eyes/The Sound Of Muzak/Halo”, soprattutto per il buon
uso delle voci maschili e femminili che si scambiano il palcoscenico a vicenda.
Sono tre brani fra i più vigorosi della band di Wilson, qui trattati in maniera
acustica con un buon uso di percussioni. Ancora una volta Melanie si esprime al
meglio. Un
altro bel medley questa volta viene dedicato ai maestri della New Wave Or
British Heavy Metal, gli Iron Maiden con “Hallowed Be The Name/For The Greater
Good Of God”. Prosegue il cammino nell’Heavy Metal attraverso “Noise” dei
Nightwish e “Ghost Of Perdition”, capolavoro della band svedese Opeth,
quest’ultimo ancora una volta trattato con voci polifoniche e una cura per gli
arrangiamenti meticolosa. Le cupe atmosfere solitamente elargite dalla band di Mikael
Åkerfeldt, qui si trasformano magicamente in una ballata Folk che non sfigura
per nulla con l’originale. Il disco si chiude con un brano della tradizione,
“Siùil A Ruin”, questo sembra disegnato come abito su misura per Mau &
Schnella. Se
avete intenzione di passare un’ora abbondante di relax con buona musica e
grandi classici, il duo tedesco viene in vostro soccorso con “The Rainbow Tree”
con professionalità e tantissima qualità. Ora si capisce pure il perché
dell’albero dell’arcobaleno, un mix di colori perfetto per bucoliche atmosfere
dall’ampio respiro. Da avere. MS
Versione Inglese:
MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA - The Rainbow Tree Self-production Genre: Progressive Rock Support: cd - 2023
Playing covers of more or less famous songs by other
artists is often a double-edged sword; there is always the danger of
disfiguring with the original, unless you possess good personality so as to
make the piece your own. German acoustic duo Melanie Mau and Martin Schnella
are no strangers to this kind of approach, having tried their hand at four
cover albums in the past and all of them elegantly crafted. So they have a lot of experience in the field and just
as much musical culture, it can be deduced from the varied parterre in which
they have acted, reworking songs by bands such as Gentle Giant, Kansas, Phil
Collins, Uriah Heep, Leprous, Massive Attack, Neal Morse Band and many others
that you will discover as you read on. With Martin on vocals, guitar and percussion and
Melanie on vocals, Lars Lehmann (bass, guitar), Simon Schröder (percussion),
and Mathias Ruck (vocals) play. Also numerous and important are the special
guests, Jens Kommnick (uilleann pipes, tin whistle, low whistle, alto whistle,
cello, acoustic guitar, bouzouki, and vocals), Rolf Wagels (bodhrán), Dave
Meros of the American band Spock's Beard (bass), Rachel Flowers (flute,
vocals), and Dennis Atlas (vocals). Listening to the medley of "Free Hand"
performed acoustically is really a hoot, considering then that the music of the
gentle giant lends itself well to a thousand interpretations thanks to the many
breaks of which a song is composed. Very good in the multi-voice choruses as
well. The nearly ten minutes of "Song For America" do credit to the
Kansas band thanks to a masterful ensemble performance. Very helpful in the
context is the contribution of Rachel Flowers' flute. The bass is at the able
hand of Dave Meros. Schnella on guitar knows how best to interpret each
situation demonstrating a truly enviable instrumental mastery. Also noteworthy
is Melanie's use of vocals, always malleable to all kinds of situations. A Pop interlude with Phil Collins' "Something
Happened On The Way To Heaven," this is a clear case of the above, which
is when an artist makes a song his own and reworks it with personality. Jump
back in time again with Hard Rock band Uriah Heep thanks to
"Rainbow," a song made almost Celtic Folk by the Schnella/Mau duo. A
look at Modern Post Prog through "Alleviate" by Leprous, a touching
ballad with two voices. Folk and Whistle return in the instrumental
"Teardop" by Massive Attack. Another great artist covered, having a
prolonged artistic career to say the least, is Neal Morse, and fans of great
Prog remember him with Spock's Beard and Transatlantic; the ballad "A Love
That Never Dies" is reprised on the disc. This is followed by a fine Peter
Gabriel tune, "Secret World," here all the duo's chemistry is
revealed. Also treated is one of the most influential historical bands on the
planet, Canadian prog metal precursors, Rush, through one of their classics,
"Tom Sawyer," brilliant in its arrangements. I am then pleasantly impressed by the medley
concerning Porcupine Tree with three of their warhorses, "Blackest
Eyes/The Sound Of Muzak/Halo," especially for the good use of male and
female vocals that exchange the stage with each other. These are three of the
most vigorous songs from Wilson's band, here treated acoustically with good use
of percussion. Once again Melanie is at her best. Another fine medley this time is dedicated to the
masters of New Wave Or British Heavy Metal, Iron Maiden with "Hallowed Be
The Name/For The Greater Good Of God." The journey into Heavy Metal
continues through Nightwish's "Noise" and "Ghost Of Perdition,"
a masterpiece by the Swedish band Opeth, the latter once again treated with
polyphonic vocals and meticulous care for arrangements. The somber atmospheres
usually bestowed by Mikael Åkerfeldt's band here are magically transformed into
a Folk ballad that in no way disfigures the original. The disc closes with a
song from the tradition, "Siùil A Ruin," this one seems designed as a
custom-made suit for Mau & Schnella. If you plan to spend a good hour relaxing with good
music and great classics, the German duo comes to your rescue with "The
Rainbow Tree" with professionalism and lots of quality. Now you can even
understand why The Rainbow Tree, a mix of colors perfect for bucolic
atmospheres with a wide scope. Must have. MS
PAOLO SANNA – Novem Reges Autoproduzione Genere: Virtuoso chitarra Supporto: EP Bandcamp – 2023
E’
un buon periodo questo per i nostrani talenti di chitarra, Matteo Mancuso,
Edoardo Castellano, Frank Pilato, e molti altri ancora rendono il panorama del genere
sia variegato che interessante. La chitarra è uno strumento davvero
affascinante, quante volte ci siamo ritrovati anche noi ad ascoltare un brano e
far finta di suonarne in aria un’invisibile, inutile nasconderlo. E’ colei che
ha reso molti pezzi memorabili, grazie a riff ruffiani, oppure a leggendari
assolo, non ci stancheremo mai di amarla. Poi se chi la suona oltre che avere talento,
ha anche studiato al riguardo, allora il piacere si eleva al quadrato. Vengo
a conoscenza di Paolo Sanna, nato a Bassano del Grappa nel 1991. Si appassiona
allo strumento dall’età di quindici anni, dopo di che si diploma con laurea
triennale in “Musica Elettronica-Tecnico di Sala di Registrazione” presso il
Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova. A seguire diploma di 1°, 2°, 3°
livello presso l’Accademia Doopy e abilitazione al 1°, 2° e 3° livello d’insegnamento
Doopy. “Novem
Reges” è il suo ultimo ep dopo “Aritmia/Wasteland” dell’anno 2016. I
brani contenuti sono sei, il primo è un breve pezzo di quasi due minuti
intitolato “Intro”, cadenzato e massiccio svolge il proprio canovaccio in
ambito Metal Prog, preludio a “Silent Bells”. Un arpeggio quasi in stile
Metallica di “One” accompagna allo svolgimento vero e proprio, dove Sanna
sembra voler prendere la rincorsa per gettarsi a capofitto in assolo tecnici ma
mai prolissi. All’interno ci sono cambi di tempo e momenti psichedelici a
spezzare il tutto, questa è sicuramente un’arma vincente per uscire dalle
banalità. In
“Hurry Up” attraverso un ritmo trascinante parlano le mani di Sanna e
raccontano una storia che sa sia di Metal che di Hard Rock. Scale si susseguono
con eleganza senza cadere nel logorroico, e ancora una volta i cambi di tempo
sono la scelta giusta. L’attenzione per la melodia è fervida, altra mossa intelligente
in quanto alla fine di un ascolto qualcosa deve pur restare in mente, non soltanto
una cascata lavica di suoni che alla fine non lasciano traccia di se e del
fumo. “Surfing
A Dream” è un volo introspettivo messo a metà dell’EP, terza mossa risolutiva
per rendere l’ascolto ancor più scorrevole. Interessante l’accompagnamento con
un caldo suono del basso e il finale in crescendo emotivo, questo risulta
essere il mio pezzo preferito. Buono anche “Uppsala Hills”, sporcato di
frammenti al limite del Jazz pur rimanendo sempre nell’ambito del Metal Prog.
L’EP si chiude con i due minuti di “Outro”, qui Sanna mostra i muscoli fra riff
maligni e dialoghi vigorosi. In
conclusione dico che “Novem Reges” è un lavoro professionale curato anche nei
particolari, un bel biglietto da visita per un bravo axe man. MS
Versione Inglese:
PAOLO SANNA - Novem Reges Self-production Genre: Virtuoso guitar Support: EP Bandcamp - 2023
It's a good time this for our own guitar talents,
Matteo Mancuso, Edoardo Castellano, Frank Pilato, and many others make the
genre landscape both varied and interesting. The guitar is a truly fascinating
instrument, how many times have we too found ourselves listening to a song and
pretending to play an invisible one in the air, needless to hide it. It is the one
who made many songs memorable, thanks to ruffling riffs, or legendary solos, we
will never tire of loving it. Then if the one who plays her besides being
talented, has also studied about it, then the pleasure is elevated squared. I
learn about Paolo Sanna, born in Bassano del Grappa in 1991. He became passionate about the instrument from the age
of 15, after which he graduated with a bachelor's degree in "Electronic
Music-Recording Room Technician" from the "Cesare Pollini"
Conservatory of Padua. This was followed by 1st, 2nd, and 3rd level diploma
from the Doopy Academy and qualification for 1st, 2nd, and 3rd level Doopy
teaching. "Novem Reges" is his latest ep after
"Arrhythmia/Wasteland" from the year 2016. There are six tracks contained, the first being a
short almost two-minute piece titled "Intro," cadenced and massive
unfolds its own plot in the Metal Prog sphere, a prelude to "Silent
Bells." An almost Metallica-esque arpeggio of "One" accompanies
the actual unfolding, where Sanna seems to want to take the chase and throw
himself headlong into technical but never verbose solos. Inside, there are
tempo changes and psychedelic moments to break it all up, this is definitely a
winning weapon to break out of the mundane. In "Hurry Up" through a dragging rhythm
Sanna's hands speak and tell a story that tastes of both Metal and Hard Rock.
Scales segue elegantly without falling into logorrhoea, and once again tempo
changes are the right choice. The focus on melody is fervent, another smart
move in that at the end of a listen something has to stick in the mind, not
just a lava cascade of sounds that in the end leave no trace of themselves and
smoke. "Surfing A Dream" is an introspective flight
put in the middle of the EP, the third decisive move to make listening even
smoother. Interesting accompaniment with a warm bass sound and an emotional
crescendo ending, this turns out to be my favorite track. Also good is
"Uppsala Hills," soiled with fragments bordering on Jazz while still
remaining in the realm of Metal Prog. The EP closes with the two-minute
"Outro," here Sanna shows his muscles between malignant riffs and
vigorous dialogue. In conclusion I say that "Novem Reges" is a
professional work with attention to detail as well, a fine calling card for a
good axe man. MS