SENTIMENTAL
MERCENARIES – Chapter Two – Leon
Fishy Business
Genere: Neo Prog
Supporto: Digital / Bandcamp /
Spotify – 2026
Per
favore, non toccatemi le coronarie: non sono più giovane e certe emozioni
potrebbero essermi fatali! Sì, perché nei primi anni ’80 ho vissuto un amore
viscerale per il Neo Prog; ho seguito i Marillion dell’era Fish in lungo e in
largo per l’Italia, insieme a Pendragon, IQ, Pallas e tutti coloro che si sono
cimentati in quella musica romantico-decadente che miscela Pink Floyd, Genesis
e Camel. Ma i Marillion restano nel mio cuore e in quello di molti orfani di
quel Prog che, alla fine degli anni ’70, aveva subito una battuta d'arresto.
Vengo
a conoscenza di questo progetto, i Sentimental Mercenaries, nato tra Italia e
Israele. Quando vedo certe immagini che richiamano il "Jester", unite
a un tratto del disegno in pieno stile Mark Wilkinson, capisco subito che qui
"gatta Fish ci cova"...
In
effetti, la band intraprende un viaggio approfondito alla scoperta di un sé
tormentato, affrontando temi come il dolore emotivo, la passione e la memoria.
La cosa più sorprendente è che, già dal primo album intitolato “Sentimental
Mercenaries – Chapter One”, spaziavano dall'Extreme Metal al Progressive Rock
con estrema nonchalance.
La
formazione schiera Marco Vincini (G.O.L.E.M., Mr. Punch) alla voce, Yocahi
Moyal alla chitarra, Nir Nakav alla batteria e Dor Levin al basso e alle
tastiere.
Arrivo
dunque a questo “Chapter Two – Leon”, impreziosito dalla bellissima copertina
di Inbar Perez. Leon è un uomo tormentato che ripercorre l'infanzia, il
desiderio d'amore e gli schemi emotivi che lo hanno plasmato. Attraverso un
percorso psicoanalitico, il protagonista esamina la perdita e il desiderio,
cercando un significato in momenti che un tempo sembravano fugaci o
irraggiungibili. Il tutto è suddiviso in sette tracce.
Chiaramente
non può mancare l’intro ponderato, nostalgico e toccante, esaltato
dall’incredibile voce di Marco Vincini (in pieno stile Fish, ma capace di
spingersi anche più in alto), qui intitolato “The Knot”. Il brano ci accompagna
a “Lover's End”, uno dei singoli. Cosa aspettarsi è facile intuirlo: chitarra
alla Steve Rothery e… oddio, scusate, ma l’emozione mi toglie le parole! Forse
dovrei smettere di scrivere recensioni. Ottimi gli effetti eco di sottofondo e
gli interventi delle tastiere.
Un
altro singolo è “Sentimental Mercenary”, vicino anche ai Genesis; un’evoluzione
naturale vista l’ispirazione che ha segnato la carriera dei Marillion. Il tempo
è cadenzato come in “Garden Party”, un approccio che si ritrova in maniera
ancor più marcata in “Freudian Creature”.
“Fish's
Corner” è un bellissimo tributo al grande (in tutti i sensi) vocalist scozzese:
quasi otto minuti di melodie emozionanti, con coralità epiche e ottimi passaggi
strumentali dove Vincini sale in cattedra, specialmente durante il ritornello
affabile e molto orecchiabile.
Il
pezzo forte dell’album s’intitola “Leon”, una suite di oltre tredici minuti in
cui la band mette in vetrina tutte le proprie capacità tecniche e compositive.
Si inizia l’ascolto a occhi chiusi per poi restare sorpresi da sezioni
strumentali ricche di assoli toccanti, specialmente di chitarra. Un volo
pindarico che in alcuni frangenti ricorda i Pink Floyd. Chiude “Tear Of
Silence” con un sorprendente growl: sono rimasto folgorato, perché mai mi sarei
aspettato di ascoltare sonorità "marilliche" interpretate in questa
maniera.
Peccato non poter godere
di un supporto fisico per questo disco che mi ha strappato qualche lacrima di
nostalgia. Li terrò d’occhio e quando arriverà il momento della stampa, entrerà
di diritto nella mia discografia. In conclusione, questo è un album per
nostalgici come me, i neofiti potrebbero trovarlo troppo malinconico, ma… ci
siamo capiti. Oddio, cosa ho ascoltato! MS
Versione Inglese:


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