sabato 29 giugno 2013

Anvision

ANVISION – AstralPhase
Empire 18
Genere: Metal Prog
Supporto: cd – 2012




Siamo sommersi da realizzazioni in ambito Prog e Metal da parte della Polonia! Un incessante esercito di talenti ci stanno invadendo da qualche anno a questa parte, ma la cosa che più colpisce è la qualità di queste realizzazioni. Con gli AnVision siamo nel Metal Prog, terra di nessuno, ultimamente così la chiamo, in quanto non ha molti proseliti e le vendite a parte i soliti grandi nomi (Dream Theater, Queensryche, Symphony X) non danno grandi soddisfazioni.
Eppure noi italiani siamo ricettivi nei confronti dei talenti dediti ad uno stile apparentemente ostico, basta guardare cosa abbiamo fatto con i Gentle Giant ed i Van Der Graaf Generator negli anni ’70…. Ma siamo anche un popolo strano, di fatto acquistiamo poco e presto giriamo anche le spalle. Le band Metal Prog si abbarbicano ai binari sicuri costruiti dai maestri del settore, eppure gli AnVision ci raccontano una bella storia, senza strafare e con personalità.
Esistono anche passaggi musicali inflazionati, è inevitabile, ma quello che funziona nella loro musica è il mix fra Prog, Metal, Aor ed Hard Rock, il tutto offuscato da un lieve velo di oscurità.
Gli AnVision di fatto sono cinque musicisti esperti che si uniscono nel 2007 per dare vita a questo progetto. Registrano un EP nel 2009-2010 dal titolo “Eyes Wide Shut”, comprendente quattro canzoni e poi questo “AstralPhase” del 2012.
Melodie nostalgiche ed orecchiabili si scontrano con frangenti più duri, ma anche buoni assolo, specie di chitarra. L’apporto delle tastiere è fondamentale nell’economia del sound, così l’uso della chitarra che sa accarezzare o urtare quando serve. La sezione ritmica non presenta sbavature e la buona produzione sonora esalta il tutto.
Gradevole anche l’uso della voce, buona interprete delle situazioni liriche, senza mai cercare l’urlo forzato o l’altezza assoluta. I testi aleggiano fra pensieri profondi, ricordi, sogni reconditi, vita e morte, tutto questo visto dagli occhi di un astronauta che viaggia nel tempo e nello spazio.
Il disco si ascolta con piacere, specie “S.O.D.” e “Mental Suicide”, ma tutte e sette i brani colpiscono nel segno. La loro durata è mediamente di sette minuti.
Artefici di questo debutto sono: MarQus (voce), Greg (chitarre), Artur (basso), Lucas (tastiere) e Larz (batteria). Non da trascurare l’ottimo artwork di Piotr Szafraniec, curato e suggestivo.

Ora ho segnato il nome AnVision nel mio taccuino delle band da tenere d’occhio, perché se il buongiorno si vede dal mattino…. Lasciamoci invadere.(MS) 

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