giovedì 13 giugno 2013

The Bad Mexican

the BAD MEXICAN
This is the First Attempt of a Band Called
Lizard Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Psychedelic
Support: CD - 2012



La cosa che più mi ha messo in difficoltà nel recensire questo esordio del quartetto toscano The Bad Mexican, è stata trovare un termine per inquadrare lo stile proposto. Davvero ne hanno di fantasia e di coraggio i messicani cattivi, hanno mescolato di tutto, dall' Heavy Rock alla sperimentazione, Psichedelìa, Post Rock e Krautrock! Ma poi mi sono proposto che non è importante farsi tante preoccupazioni, l'obbiettivo principe di un artista è coinvolgere e piacere all'ascoltatore, oltre che a se stessi.
L'artwork disegnato da Marinella Caslini rappresenta nella fattispecie proprio l'astrusità e la poca logica della proposta sonora mutante e comunque divertente. Questo è un pesce meccanico ispirato alla disegnatrice da delle illustrazioni enciclopediche dell'ottocento.
Ma veniamo alla band che è composta da Tommaso Dringoli (chitarra-voce), Filippo Ferrari (basso), Matteo Salutari (batteria) e da Davide Vannuccini (elettronica-sassofono), nel 2009 nascono come progetto Metal con il nome Valkyrian. Evidentemente il genere andava loro stretto, per cui l'esperienza ed il tempo li portano a perscrutare questi nuovi lidi sonori.
"This Is The First Attempt Of A Band Called" è composto da otto tracce per una durata di cinquanta minuti di musica. Detto questo nulla di strano se il lavoro comincia con un intro parlato e recitato fra rumoristica e suoni ritmici oppressivi, questo è "A Melody Soft And Lazy" e se avete anche voi una lente d'ingrandimento, potrete leggere i testi all'interno dell'artwork.
Le danze musicali vengono aperte ufficialmente dalla penetrante "Inches", con ritmiche spezzate ed insistenti, affogate in una Psichedelìa liquida, quasi impalpabile. Se vogliamo dare dei punti di riferimento al lettore, direi Mars Volta e per i più ferrati di voi i Sleepytime Gorilla Museum, band originale ed innovativa.
Adiacente giunge "Miles" con i suoi undici minuti, un profondo pozzo di suoni ripetitivi, spaziali ed ipnotici, un tuffo nel Krautrock per estraniare la mente dal mondo circostante. "Steps" è giocosa ed a ritmo di colpi di tosse, si toccano frangenti cari anche ai svedesi Hoyry-Kone o ai svizzeri Yolk.
"Dirty Sanchez" urta il cervello, lo provoca e lo mette a dura prova fra cambi di ritmo e voci deformate, tutto questo sopra un susseguirsi di soluzioni stilistiche apparentemente incongruenti fra di loro. Resta il fatto che otto minuti sembrano volare, qui la band esprime le migliori idee. Bello anche l'approccio di "(Z'opho'phi'a)", mentre la conclusiva "Lucifer Rising On Ciudad Juarez" scimmiotta l'elettronica dei tedeschi Kraftwerk ed il loro cadenzato stilema stilistico.
Avrete dunque capito che questo primo lavoro dei The Bad Mexican non è uno scherzo e che all'ascolto serve un approccio mentale adeguato. Ci sono buone idee, bei momenti di forte personalità, considerando soprattutto che stiamo trattando un debutto, tuttavia consiglio loro di smussare troppe ripetizioni che allentano l'ascolto.
Davvero interessanti e coraggiosi, aria nuova nel Rock italiano (se così lo possiamo chiamare), era ora e se avete anche tempo, provate a risolvere il rebus all'interno del libretto del cd. Buona fortuna! MS

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