martedì 25 giugno 2013

I Salici

I SALICI - Nowhere Better Than This Place, Somewhere Better Than This Place
Selfproduced

Distribuzione italiana: Lizard
Genere: Folk Rock
Support: CD - 2012




Come suonerebbe oggi la musica medioevale se si incontrasse con la struttura Rock ed il Folk? Ce lo raccontano i Salici. Provenienti dal Nord Est d'Italia, il quintetto composto da Marco Stafuzza (mandola, viella, viola), Marco Fumis (chitarra elettrica, percussioni e batteria), Devid Strussiat (voce , chitarra, basso), Simone Paulin (tromba, filocorno) e Stefano Rusin (contrabbasso, percussioni) si forma nel 2007.
Nel 2009 danno al web la possibilità di scaricare gratis il loro primo lavoro, colonna sonora di un documentario al festival Aeson-Arti nella natura, al sito www.pagefound.com .
Questa musica ben si sposa con la natura, visto che nasce dalla convivenza con i musicisti, non difficile accostarla ad immagini verdi e rilassanti, anche se il Rock a tratti nervoso non viene a mancare. Chi segue il Progressive Rock e conosce una band svedese dal nome Ritual, capirà bene di cosa sto parlando.
Fonte d'ispirazione principe per i Salici resta il fiume Isonzo e la musica medievale, assieme a suoni etnici, tutto questo porta ad una rappresentazione sensoriale bucolica a partire da "Feeding Roots", prima delle undici tracce che compongono il disco. Sanno rendersi ruvidi, "Eyes In Windows" può sembrare più Heavy di tante altre composizioni fatte da band Heavy Metal, non per i suoni chiaramente, ma per il tipo di approccio al brano.
Un altra componente fondamentale nell'economia sonora è la Psichedelìa, la quale di tanto in tanto viene ad emergere fra le note, come ad esempio in "Wood Jacked". Importante e seguita la formula canzone, nessun brano esula da questa componente, malgrado il tipo di proposta sonora. Ipnotica, spesso ripetitiva, la musica avvolge l'ascoltatore portandolo spesso fuori dalla realtà. Chitarra acustica per "Clouds And Leather", in lidi dove Gilmour (Pink Floyd) percorre note in quel di "Obscured By Clouds" (guarda caso) e "More" per poi tornare al suono elettrico e nervoso nella successiva "Disco".
Concorrono sonorità anni '70, sensazioni antiche ma sempre tenute legate all'attualità dalle redini del Rock odierno, un connubio dove le strumentazioni antiche donano fascino aggiunto.
Altro pezzo ispirato all'Isonzo è "Mosquito (Dragged By The River)", cantato in inglese e decisamente più folcloristico di altri passaggi che si possono ascoltare. La chiusura viene affidata alla suite di dodici minuti "Om", a mio avviso il lato più penetrante della band.
I Salici sono quindi una formazione che esula dalla banalità delle proposte odierne e che punta ad un pubblico attento e preparato. Noi italiani dobbiamo avere più autostima perché abbiamo la cultura e capacità decisamente superiori alla media, solo che non le sappiamo esporre adeguatamente. Piuttosto ci lasciamo sommergere da un mare di letame sonoro straniero. Peccato. MS

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