Giovedì 19 Maggio esce il nuovo numero di PROG di Guido Bellachioma. Una rivista dedicata al genere musicale Rock Progressivo fatta con passione e competenza. Avvicinatevi a questo genere con il piede giusto. Buona lettura. ---------------------------------------------------------------------------
Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013
Siccome siete in molti a chiedermi quando esce il mio nuovo libro sul Prog Italiano 1980 - 2013, ho pensato di creare una pagina facebook al riguardo per tenervi aggiornati sull'uscita e sulle eventuali date e luoghi di dove lo presenterò. Al momento l'uscita non è prevista, ma speriamo entro questo 2016. Stay tuned.
Quando in Italia si parla di sperimentazione vocale, non può che venire alla memoria il grande sforzo artistico del cantante degli Area (band Jazz Prog degli anni '70) Demertrio Stratos. La voce la spinge dove nessun altro ha mai osato prima. Famoso il suo fischio glottico a diverse armoniche. "Se una 'nuova vocalità' può esistere dev'essere vissuta da tutti e non da uno solo: un tentativo di liberarsi della condizione di ascoltatore e spettatore cui la cultura e la politica ci hanno abituato. Questo lavoro non va assunto come un ascolto da subire passivamente, 'ma come un gioco in cui si rischia la vita' " (dalle note introduttive a "Metrodora", Collana DIVerso n. 5 di Demetrio Stratos, 1976). Il grande pubblico lo conosce negli anni '60 con il gruppo I Ribelli (quelli di "Pugni Chiusi"), ma il suo ricordo sarà sempre associato agli Area. Nasce in Egitto e si trasferisce in Italia, studia architettura ma il suo vero proposito è lo studio della voce , la sua fonetica ed il volerla liberare dagli stereotipi del modello canzone. Molti vocalizzi orientaleggianti nel suo immenso repertorio e persino armoniche quadrifoniche. Muore trentaquattrenne in un ospedale Newyorchese il 13 Giugno 1979 a causa di una fulminante leucemia. Molti artisti ed amici organizzeranno un mega concerto nell'Arena civica di Milano nell'intento di racimolare dei soldi per la cura ma il tutto tardivamente. L'idea di Stratos nel cercare la voce in quanto strumento, viene a lui ispirata dall'ascolto della lallazione di sua figlia di pochi mesi. L'uso della fonetica di un infante sta a significare il senso di ciò che si vuole, pur senza l'uso della parola. Lo stupore, il proferire vocalizzi nel significare il compiacimento di un buon cibo mangiato o semplicemente il pianto, sono punto d' ispirazione se accanto a questo si aggiunge il senso di una parola. Ma la curiosità sulla voce ha una strada ben più articolata, per questo mi sono sentito di creare questo piccolo e modesto post, per farvi ascoltare IL TEATRO DELLA VOCE, da dove provengono certe sperimentazioni, a chi si è ispirato il grande Demetrio Stratos, a mio avviso sempre poco ricordato dai grandi media. L'arte passa anche attraverso queste espressioni sincere e vanno assolutamente rimarcate. Buon ascolto. ANTONIN ARTAUD https://www.youtube.com/watch?v=DCeAIcwLbkA HENRY CHOPIN https://www.youtube.com/watch?v=mg3NrR7_jYk JOHN CAGE https://www.youtube.com/watch?v=z-pnP_-oU_Q CATHY BERBERIAN https://www.youtube.com/watch?v=0dNLAhL46xM JOAN LA BARBARA http://www.lovely.com/titles/cd3003.html MEREDITH MONK https://www.youtube.com/watch?v=7su7d76LhWg PHIL MINTON https://www.youtube.com/watch?v=7i7zdS7MHp8
L’Italia
è una nazione che di Progressive Rock non solo ne fa ascolto, ma soprattutto
produzione. Molti i gruppi e gli artisti che nel tempo si susseguono,
soprattutto dopo i tempi non sospetti, ossia i famigerati anni ’70. Il
Progressive Italiano prosegue imperterrito anche dopo gli anni ’80, l’istinto
di sopravvivenza è alto. Il risultato è proprio questo fiorire di band che ci
porta sino ai giorni nostri con band di tutto prestigio. Quasi mi viene da dire
che oggi il Prog stia tornando di moda assieme al vinile.
I
romani Sailor Free si formano nell’autunno del 1991, a dimostrazione della loro
lunga esperienza nell’ambito, con uno sguardo anche rivolto alle sonorità più
Hard del Rock. Registrano tre album, “Sailor Free” nel 1992, “The Fifth Door”
nel 1994 e poi il ritorno nel 2012 con la prima parte di questo concept dal
titolo “Spiritual Revolution”. In esso si parla di energia e a tal proposito i
Sailor Free così descrivono nel loro sito ufficiale: “Ispirata al Silmarillion
di J.R.R.Tolkien, la storia narra dell'amore, fonte inesauribile d'energia, tra
due esseri l'uno alieno all'altro, particelle disperse di due universi opposti
che intersecano le proprie rotte”. Con “Spiritual Revolution Part 2”, a
distanza di quattro anni, i romani tornano sull’argomento, narrando la storia
di una lotta per ottenere Entropia, il
dispositivo che può dare l’energia al mondo. Il tutto fra labirinti e quanto il
fantastico mondo di Tolkien ci ha saputo elargire nel tempo del Silmarillion.
Per argomenti tali avrete già intuito da voi che serve una colonna sonora
quantomeno variegata e colma di cambi di stile e di umore. Così è, l’album
viene suddiviso in undici tracce e si lascia ascoltare tutto di un fiato,
proprio come nel vedere un film.
Chi
suona nell’album: David Petrosino (voce, piano, tastiere, chitarra), Raimondo
Mosci (batteria), Alphonso Nini (basso), Stefano Toni (batteria), Stefano “The
Hook” Barelli (chitarra), Lorenzo Canevacci (chitarra), Cecilia Amici (cori),
Stefano Ribeca (sax).
In
un lavoro del genere non esula la classica apertura, qui dal titolo “Spiritual
Overture 2”, l’introduzione è quantomeno obbligatoria. Il sax di Stefano Ribeca
fa sobbalzare il fans dei Van Der Graaf Generator in “The Maze Of Babylon”, un
punto di congiunzione fra passato e presente. Il presente è fatto anche di
suoni più tecnologici, come nella strumentale “Society”. L’effetto stereo ha un
suo punto cardine nella riuscita dell’enfasi emotiva dell’ascolto. La stessa
enfasi a sua volta si ripercuote nell’ariosa “The Fugitive”, canzone che non
sfigurerebbe nella discografia dei No Man. Il Prog fa il ruffiano con la
Psichedelia sempre più marcatamente con il proseguo dell’ascolto e dal progetto
No Man di Wilson si può anche andare a parare nella sua discografia in generale.
Ma attenzione, la personalità dei Sailor Free è comunque cosa ben definita, i
nomi da me citati ovviamente sono solo punti di riferimento per voi che
leggete. Adoro il crescendo oscuro di “Amazing”, mai titolo più indovinato.
“Game
Over. It’s Me” è un altro breve frangente strumentale fra echi, chitarre e
ritmiche persistenti. Il viaggio continua con “We Are Legion”, sempre attento
alle arie melodiche supportate da effetti e crescendo strumentali. Una
attenzione più marcata alla formula canzone in “Special Laws da l’impressione al
sottoscritto che potrebbe essere il potenziale singolo dell’album. Buono il
gioco di voci.
Suoni
nello spazio, echi, rumoristica è presente in “Cosmos”, avvalorando la mia tesi
iniziale, quella della sensazione di trovarsi avanti ad un film sonoro. “About
Time” si mobilita fra suoni elettronici, elettrici e vocoder. Il ritornello è
di facile memorizzazione e gradevole. Il
disco si chiude con “Revolutionary Soul”, uno dei frangenti più ricercati del
disco, i Sailor Free sono davvero un grande baule di suoni ed emozioni.
Qui
non si lascia nulla al caso, quello che mi ha colpito maggiormente è la cura
dei particolari, sia nella musica che nell’artwork cartonato ed elegante
concepito da Terrence Briscoe e disegnato assieme a Cecilia Amici, Carmine
Ginnetti, Ines Cappelli e Davide Petrosino.
Molto
consigliato ai fans dei nomi che ho citato e a chi dalla musica vuole sorprese.
Viva l’attuale Prog italiano: aria nuova, l’odore di muffa pian piano sta
svanendo. MS
C’era
da aspettarselo, me lo auspicavo, ma soprattutto lo avevo previsto in tempi non
sospetti, ossia già circa cinque anni fa, chi mi legge lo sa. Non poteva essere altrimenti, l’amato
vinile è ritornato, anche sotto la spinta delle case discografiche oramai a
secco di vendite ottiche. Manca il rapporto fisico con la musica.
La
musica ha perso molto in sostanza negli anni, il povero CD fa la figura di
colui che ha un suono perfettino e freddo, ma soprattutto lascia poca sostanza
in mano. Vogliamo poi parlare dell’invisibile
MP3?
Il
vinile, o per gli attempati come me il 33 giri, ha la possibilità di lasciarti
in mano il rapporto visivo e fisico con la musica.
Una copertina che è già di
per se un opera d’arte, spesso apribile in due (gatefold), se non con dei
gadget aggiuntivi con poster e quant’altro. Puoi vedere i solchi più scuri e
profondi, dove con la puntina riesci a centrare l’inizio del brano o dove esso
gode di momenti più bassi e pacati. I testi sono leggibili non microscopici, e
a volte se si tratta di un disco straniero, anche tradotti (vedi Genesis).
L’LP
o long Playing è tornato per la gioia dei collezionisti e non soltanto.
Tornano
i Picture Disc, ossia i dischi con la copertina stampata sul vinile stesso
(Picture Disc)
ed i
bootlegs, registrazioni illegali stampate da fantomatiche case editrici per la
gioia di alcuni fans. Nascono in rete importanti punti di ritrovo dove poter
acquistare o vendere dischi, oltre che Ebay, Amazon si hanno i più esaustivi Discogs
e Popsike, veri punti di riferimento anche per poter quotare il valore di un
vecchio vinile. Girano prezzi da capogiro per dischi che hanno in realtà
venduto poco nel tempo. Questo fatto è dovuto alla limitata tiratura di stampa
originale e allora ecco degli esempi italiani:
ANALOGY “Analogy”
(Produzioni Ventotto PRVLP 2204 – 1972) 8.000 Euro
LASER
“Vita Sul Pianeta” (Car Juke Box CRJLP 00032 – 1973) 8.000 Euro
FLASHMEN
“Pensando” (Kansas LDM 17003 – 1972) 5.000 Euro
LA
SECONDA GENESI “Tutto Deve Finire” (Picci GLA 00024 – 1972) 6.000 Euro
Se
andiamo all’estero i futuri Beatles ossia i THE QUARRYMEN con “That’ll Be The
Day/In Spite Of All The Danger’ sono valutati 100.000 Sterline! Non se la
cavano male neppure i SEX PISTOLS con il 45 giri ‘God Save The Queen/No
Feelings’ dei Sex Pistols del 1977, del valore di 8.000 Sterline.
Ma
questo non deve essere un mondo che spaventa per cifre o giochi al riguardo,
anche un neofita si può avvicinare tranquillamente e a prezzi modici al vinile,
soprattutto nei store prima citati.
Avete
trovato dei vecchi vinili in soffitta? Sono sporchi? Potete tranquillamente
prendere una bacinella d’acqua tiepida , ci aggiungete alcool (o acqua
distillata) e sapone per i piatti, poi con una spugna morbida o un pennello,
lavate il disco girando per il verso antiorario. Sciacquare sotto la cannella e
asciugare tamponando con dei panni. Il gioco è fatto.
Da
Wikipedia:” Il disco in vinile, noto anche come microsolco o semplicemente
disco o vinile, è un supporto per la memorizzazione analogica di segnali
sonori. È stato ufficialmente introdotto nel 1948 dalla Columbia records negli
Stati Uniti come evoluzione del precedente disco a 78 giri, dalle simili
caratteristiche, realizzato in gommalacca. Attualmente il termine vinile viene
spesso usato per indicare in particolar modo gli LP (dischi da 30 cm rotanti a
33⅓ giri al minuto), anche se tale utilizzo è improprio, visto che anche dischi
di altri formati sfruttano lo stesso materiale come supporto. Come il suo
antenato, il vinile è una piastra circolare recante su entrambe le facce un
solco a spirale (inciso a partire dal bordo esterno) in cui è codificata in
modo analogico la registrazione dei suoni. Le migliori qualità del vinile (PVC)
rispetto alla gommalacca permisero di ridurre lo spessore dei solchi, diminuire
il passo della spirale e abbassare la velocità di rotazione da 78 a 33⅓ giri
per minuto, ottenendo così una maggiore durata di ascolto, che raggiunse circa
30 minuti per facciata nei Long-Playing (LP), con punte massime di 38-40 minuti
per lato, specie per le opere liriche.”.
E’
quindi ovvio e viene da se che anche il mercato del giradischi comincia a
ripartire, ma questa volta con una aggiunta tecnologica in più, cioè con la
possibilità di ascoltare il disco ma anche in contemporanea di passarlo su una
chiavetta USB. Si trovano in commercio prodotti al riguardo di tutti i prezzi a
partire da 100 Euro fino a giungere al top del top, un giradischi nipponico
fatto con una testina laser (luce) al posto della testina in diamante così da
non rovinare mai il vinile e avere il massimo della qualità sonora, ma siamo sull’ordine
dei 13.000 euro, questo si che è lusso.
Il
vinile è ufficialmente tornato, ora spero soltanto che non sia una moda di
passaggio, perché in questo caso si parla di qualità e di rapporto fisico con
la musica. Un vero piacere anche nel 2016.
“L’Agguato,
L’Abbandono, Il Mutamento” è il secondo lavoro in studio di Oteme, dopo “Il
Giardino Disincantato” del 2012. Non per essere ripetitivo, ma non posso
trascurare ancora una volta il fatto di ritrovarmi nelle mani un disco
accompagnato da un artwork esaustivo, questa volta a cura di Tommaso Tregnaghi
e dello stesso Stefano Giannotti, compositore, chitarrista e ideatore del
progetto Oteme (Osservatorio delle Terre Emerse). L’artwork ritrae solamente una mano che in tre foto a se
stanti interpretano proprio l’atteggiamento di agguato, abbandono e mutamento,
questo è il messaggio che personalmente traggo alla visione. I testi in
italiano all’interno sono tradotti anche in inglese.
Lo
stile musicale con cui hanno esordito è un mix fra musica “popolare” e “colta”,
fra Classica, Jazz e spunti Rock, ci ho trovato anche agganci con artisti del
calibro di King Crimson, Pink Floyd e John Cage.
Ricerca
strutturale e sonora unita alla strumentazione classica, fanno del progetto un
punto a se, un modo personale di fare musica. Proprio “La Grande Volta” apre il
percorso sonoro con strumenti che richiamano il barrito degli elefanti, sopra
una ritmica calda e per alcuni versi tribale. Musica in movimento nel brano
“Sarà Il Temporale”, cantato da Giannotti e supportato dai cori di Emanuela
Lari. La formula canzone si avvicina al modus operandi della musica da camera (una
sorta di jazz infiltrato nella musica classica) e degli strumenti a fiato che
fanno da traino alle armonie, la ritmica in sottofondo è sempre importante. Lo
stile Oteme è questo, di personalità, emotivo, fatto di forti sensazioni.
La
malinconica “Bianco Richiamo” è un momento strumentale fra arpeggi e flauto,
dalla struttura rilassante e avvolgente. Non nascondo che all’interno
scaturisco sensazioni provenienti dagli anni ’70. Si ritorna allo slalom
strumentale in stile classico con “Camminavo”, altro frangente di musica che
sottolinea con le sue esclamazioni a volte improvvisate le parole dei testi.
Tante sottolineature che si alternano ad armonie leggiadre, vero punto cardine
della forza Oteme.
Fiati
composti da fagotto, clarinetti, tuba e corno descrivono “L’Agguato”, con una
chitarra in sfondo di matrice King Crimson. Subentra “L’Abbandono”,
praticamente una colonna sonora. Giocoso “Il Mutamento”, scherzoso e
irriverente, mentre in “Dopo La Pioggia” ritorna il cantato.
Per
definire questo album Prog, non tanto per la strumentazione o per certi stilemi
rodati, serve capire il concetto di ricerca e attitudine ad essa, tuttavia non
esula la suite, qui dal titolo “Tracce Nel Nulla” con i suoi quasi ventisei
minuti ed un inizio di Pinkfloydiana memoria. La suite si adopera fra canzone,
Psichedelia, e classica. Chiude il disco la breve e ritmata “Un’Altra Volta”.
“L’Agguato,
L’Abbandono, Il Mutamento” è un gradito ritorno, è la sottolineatura da parte
di Giannotti nel voler comunicare le sensazioni ed i movimenti con gli strumenti
in maniera non usuale. Lo strumento adoperato come una voce, a disposizione più
del significato dell’evento (o della parola) che dell’armonia che vorrebbe
accompagnarlo.
Posso
sintetizzare per chi di voi fosse ferrato sull’argomento che Oteme adopera la
strumentazione classica come Demetrio Stratos adopera la voce.
Avete
capito che non è un disco qualunque, non è un gruppo qualunque, ed è qualcosa
di serio, ma un serio che spesso si diverte anche a farci sberleffo, e chi ama
stupirsi con la musica questo sberleffo lo accoglie con piacere e divertimento.
MS
STEFANO GIANNOTTI – Amore Mio
(Canzoni D’Amore Ed Altra Roba)
Autoproduzione
Genere: Acustica / Sperimentale
Supporto: cd – 2012
Sicuramente
Stefano Giannotti non è un artista musicale scontato, tutte le sue opere e
progetti hanno sempre un fondo di ricerca sonora e strutturale. Lo abbiamo
conosciuto ultimamente con Oteme, ma la sua carriera è davvero lunga e ricca di
partecipazioni. Inizia a lasciare testimonianze del suo operato nel 1991 con
“Ritratto Di Paese”, documentario sonoro sugli anziani di un piccolo paese
della campagna Italiana. Numerose le nomination in contest vari come Prix
Italia, Grand Prix Nova (Bucarest) per fare dei nomi, ma anche vittorie come
nel 2000 con il 1° Premio nell’ International Glassharmonica Music Festival, e
“Prix spécial de l’humor”, Philadelphia (U.S.A.). Giannotti è un compositore,
autore, chitarrista e performer. Si è diplomato in composizione con Pietro
Rigacci ed è stato assistente di Alvin Curran in “Crystal Psalms” e “Tufo
Muto”.
Qui
con “Amore Mio” lo ritroviamo in una veste più intimistica ma assolutamente
ricercata. Il disco è accompagnato da una folta compagnia di strumentisti,
alcuni nomi: Henrik von Holtum (voce), Valentina Cinquini (voce, arpa), Frank
Thomé (percussioni, sega), Felix Borel e Sharon Jaari (violino), Raphael Sachs
(viola), Rahel Krämer (violoncello) e Lars Olaf Schaper (contrabbasso).
Ho
iniziato dicendo che Giannotti non è un artista scontato e questo lo si evince
immediatamente dall’inizio del disco in “I Love You”, dove voce, un coro di
gargarismi e tosse ci sommergono. Voce femminile, maschile (tedesco) e
percussioni a seguire in “FAQs”, più che un cantato un parlato armonico fra
tecnologia ed umanità (Kraftwerk?). Cage e Feldman fanno capolino fra le
composizioni campionate. Ancora voci, parlato tedesco e suoni campionati in
“Girotondo” su ritmiche insistenti e convulse. Provocatore anche in “Amore Mio”
cantato in maniera stonata, supplicata e fredda su un telefono che chiama
insistentemente fino a giungere all’occupato finale. Davvero mancanza di
comunicazione in tutti i sensi. Segue “Claudia Ride” , strutturata su di una
risata in loop e modificata elettronicamente. Interviene un armonica a bocca a
rendere il tutto ancora più surreale. Si gioca ancora sulle stonature, ma
questa volta strumentali in “How My Family Came To America”, un Blues stuprato
e narrato. Le provocazioni e le sorprese
non finiscono mai, proseguono fino all’ultimo solco ottico di “Amore Mio
(Reprise)”, il tredicesimo.
Giannotti
è evidente che si è divertito a comunicare queste sensazioni, a raccontare, a
stupire con composizioni, suoni e loop, di sicuro l’ascoltatore non preparato
avrà difficoltà ad assimilare la proposta, ma la comunicazione presentata
dall’autore è importante. La chiamo comunicazione per il semplice fatto che chi
ascolta diventa parte del disco con le proprie sensazioni, interagendo con
l’artista stesso vivendo le sue vicissitudini, più o meno come è accaduto con
“Lobotomia” degli Area. A dir poco
inusuale. MS
Ci
si imbatte in campo musicale sempre più spesso negli anni con i cosiddetti
“supergruppi”. Questi sono formati da diversi musicisti provenienti da
altrettante band più o meno di successo nell’ambito. Il Progressive Rock ci ha
già regalato diverse di queste band di successo, basta nominare i Transatlantic
o gli Ayreon per farvene avere un idea. Ebbene, i tedeschi Karibow oggi rientrano
proprio in questo contesto, in quanto nelle file di questo ottavo lavoro da
studio si trovano musicisti come Michael Sadler dei Saga (voce), Sean Timms già
con Unitopia e Southern Empire (tastiere), Colin Tench dei Corvus Stone
(chitarra) e Karsten Stiers della band Errorhead (voce). Con il gruppo del
leader Oliver Rüsing (voce, chitarra, basso, batteria, tastiere) suonano nel
disco anche Jörg Eschrig (mandolino e cori), Daniel Neustad (basso), Chris
Thomas (chitarra acustica) e Markus Bergen (tastiere).
Sicuramente
fra di voi chi è intenditore di questo genere musicale avrà già intuito che
musica i Karibow vanno a proporre, ossia un mix fra New Prog in stile Marillion
e del buon AOR in stile Saga. Chi non conoscesse queste due band è libero di
farsi un tour informativo anche su You Tube. Ne scaturisce in definitiva un monumentale
doppio cd dal titolo “Holophinium”, con un artwork davvero speciale, cartonato
e contenente un libretto all’interno esaustivo sia di testi che di
informazioni.
Ci
tengo a sottolineare questo fatto, perché l’acquisto di un disco a mio avviso
non deve essere soltanto soldi per delle canzoni, perché l’autore vuole sempre
comunicare emozioni, e questo bene si deve accompagnare anche visivamente, così
anche l’acquirente è giusto che venga informato su chi lavora all’intera opera
etc. Cosa sarebbero “The Dark Side Of The Moon” o “Sgt. Pepper's
Lonely Hearts Club Band” senza l’artwork? Questa volta davvero notevole lo
sforzo creativo di Oliver Rüsing.
Venendo
invece al contenuto musicale, il primo cd è composto da dieci canzoni e come
spesso accade in questo magniloquente genere, l’argomento è fantascientifico.
Subito brividi all’ascolto di “Holophinium”, aperto da un breve intro oramai
immancabile in ogni album Rock che si rispetti. Un lieve AOR con chitarre
distorte attenuate dalle predominanti tastiere, sciolina armonie ruffiane e
gradevoli, una sorta di Spock’s Beard era Neal Morse. La musica tenta qualcosa
in più nella mini suite “E.G.O.”, anche interventi di elettronica che fanno da
tappeto sonoro. Ciò che risulta già da questi primi ascolti è la facilità con
cui Oliver Rüsing compone ritornelli semplici e diretti.
Piccole
istantanee di Metal Prog di tanto in tanto fanno capolino nelle canzoni.
Resto
colpito dalla bellezza di “Some Will Fall” e dall’energia di “Quantum Leap”, ma
non sono i singoli episodi che vanno nominati, l’insieme scorre in maniera
molto fulgida.
Il
cd 2 è una lunga suite dal titolo “Letter From The White Room” suddivisa in
sette episodi. Cambi di ritmo, controtempi, tastiere, chitarre, tutto quello
che serve al Prog ed all’AOR è qui in “Walk On Water (Part II)”. Tuttavia
questo monumentale lavoro in studio essendo
a cavallo fra due generi, probabilmente corre il rischio di scontentare
un poco gli ascoltatori più integralisti degli stessi, ma è un rischio
limitato, in quanto le atmosfere e le melodie sono così gradevoli che tutto va
per il meglio. Un lavoro del genere necessita di un comodo divano dinanzi allo
stereo, un volume alquanto allegro e magari anche un buon bicchierino (moderato)
di quello che più piace a voi. Un lungo viaggio in musica che giova al corpo e alla la mente. MS
Terzo
disco in studio per i portoghesi Daymoon dopo “All Tomorrows” (2011) e “Fabric
Of Space Divine” (2013). Questa volta però la band di Fred Lessing (voce, chitarra, basso, flauto,
tastiere, percussioni, xilofono e arpa), André Marques (batteria, tastiere,
basso), Bruno Evangelista (voce) e Adriano Pereira (clarinetto), si avvale di
un folto numero di special guest: Paulo Chagas (strumenti ad aria), Luca
Calabrese (tromba), Nuno Flores (viola, violino), Thomas Olsson (chitarra),
Rita Simões (voce), Trevor Lever (narrazione) e Simon Harris (narrazione).
Dopo
le dovute presentazioni veniamo alla carne al fuoco, anche in questo disco ben
cotta e saporita, con otto tracce di cui due suite, “Thyme” di quindici minuti
e “The River” di venticinque.
Il
disco è un concept album basato sulla triste vicissitudine di Fred Lessing, il
quale nel 2011 perde la propria moglie Ines per un cancro al colon. Un disco
che per l’artista vuole essere anche psicologicamente terapeutico, il narrare
questa dura sciagura porta anche ad uno sfogo esterno e al non tenersi tutto
dentro. “Cruz Quebrada” è suddiviso in due fasi, una “In”, dove accade il triste evento e le sue conseguenze, ed
“Out”, cioè l’uscita per una vita 2.0.
La
breve title track è angoscia, caos, sensazione del mondo che ti cade addosso
nell’apprendere che all’ospedale lei è
morta. La fase “out” prosegue con “Fish Dissected”, qui l’autore è perduto,
confuso e si avvicina alla pazzia. La musica è greve e malinconica, basata
soprattutto sui fiati (clarinetto, flauto) e su una ritmica cadenzata e
possente. “Where It Hurts Most” e “Shipwreck” hanno un sentore di “The Wall”,
non solo per la musica ma anche per il canto. Bello l’intervento del violino di
Nuno Flores, energico e stridente, così quello della chitarra elettrica, con
questi brani il disco apre le ali. Molto bene i cambi di tempo. Una sorta di
Psichedelia “Barrettiana” mista a New Prog e musica classica si accolla tutto
il bagaglio musicale di “Whalebone”. L’ascolto prosegue con il lento incedere del ritmo fra picchi sonori
e fraseggi più pacati. La gradevolissima “Thyme” chiude la parte “out”, una
mini suite con tutte le carte in regola
per tenere incollato il Prog fans allo stereo. Ma il meglio arriva proprio nel
finale, come si dice in gergo dulcis in fundo, la fase “In” è la suite “The
River”, monumentale composizione ricca di ogni argomentazione trattata qui e
anche in alcuni anni di questo interminabile genere musicale di nome Prog,
aggiungendo un pizzico di Beatles.
“Cruz
Quebrada” è un album malinconico che comunque apre di tanto in tanto a piccoli
spiragli di luce, come dire che la vita va avanti anche in barba alle
difficoltà che sembrano spesso insormontabili. Un disco probabilmente
terapeutico per Lessing, ma di sicuro qualche giovamento lo si ha anche
ascoltandolo da fruitori.
La
musica è anche una terapia, personalmente l’ho sempre sostenuto. MS
"Silence Between Sounds" (autoproduzione) è il titolo del nuovo album dei KARMAMOI in uscita per il 30 settembre 2016. "Nashira" ne è il nuovo singolo che vedrà luce il 30 aprile insieme al videoclip. Co-produzione Mark Tucker (Jethro Tull).
RADIO GOLD di Fabriano ospita nel contenitore "Radio Canaja" il duo Max Salari e Fabio Bianchi in una serata di Rock, ironia ed altre amenità, fra latrati e note. Si parlerà di vinile, musica, politica, donne, e tutto quello che bazzicherà nelle teste semivuote dello staff RADIO CANAJA e ROCK & WORDS.
Qui il Podcast: https://www.spreaker.com/user/radiocanaja/rocce-parole-e-cazzate?tab=messages
CONTROINDICAZIONI: Nuoce gravemente alla salute mentale dei privi di ironia.
Indubbiamente
il Rock Progressivo italiano degli anni ’70 gode di un fascino particolarmente
marcato, vuoi per il tipo di sonorità scaturite dall’innesto della musica Rock
Inglese con la nostra mediterraneità ed anche per i contesti storici. “La
musica per giovani”, musica Pop, così la chiamavano negli anni ’70. Noi come
probabilmente già ben saprete, giungiamo con un buon ritardo rispetto ai paesi
esteri, ossia usufruiamo di questa musica in ritardo e solo ed esclusivamente avvicinandola
ad un concetto sociale e politico, diciamo rivolto verso una certa sinistra. Organizzano
grandi eventi per unire i giovani e per comunicare con loro, in una sorta di
controcultura ecco quindi Parco Lambro, Villa Pamphili, Gualdo Tadino etc. etc.
Tentativi di Woodstock, ma da noi falliti perché al posto dell’amore, del Rock
e della pace, c’è appunto la “politica”. Ecco perché questo genere resta in
Italia di nicchia, il pubblico è ristretto ed ecco perché alcuni dischi (prima
stampa) hanno valori collezionistici esorbitanti, uno di questi è
“Alphataurus”. In realtà alle band, o per meglio dire alla maggioranza delle
band, la politica interessava poco e niente, era solo un pretesto per suonare.
Gli
Alphataurus sono un quintetto composto da Pietro Pellegrini (Tastiere), Guido
Wasserman (chitarra), Giorgio Santandrea (batteria), Alfonso Oliva (basso) e
Michele Bavaro (voce). Registrano nel 1973 questo album dal titolo omonimo in
cui aleggiano tutte le prerogative del genere, piano, organo, Moog, vibrafono,
spinetta e tutto questo a disposizione dell’intagliatura strutturale colma di cambi di tempo e di umore. L’artwork
è importante, gatefold apribile in tre facciate. Storica la copertina di
Adriano Marangoni, con la colomba della pace
che mentre vola sgancia bombe dal petto, una sorta di cavallo di Troia
per uno scenario devastante e devastato. Dinosauri a cingoli visibili nel retro
della copertina probabilmente sono un richiamo a quel “Tarkus” che ha fatto la
storia del genere grazie ad Emerson Lake & Palmer. Colgo anche l’occasione proprio per salutare Emerson che
si è spento in questo dannato 2016 per il mondo del Rock.
Il
vinile è inciso molto bene, la ristampa porta freschezza sonora a questo album
senza tempo. Tre i brani nel lato A, “Peccato D’Orgoglio”, Dopo L’Uragano” e
“Croma”, due nel lato B “La Mente Vola”
e “Ombra Muta”. Tutti classici del genere. La formula canzone è comunque
rispettata, ossia ci sono frangenti orecchiabili e cantabili, con coralità care
a gruppi del tempo come i New Trolls. Musica inebriante, pulita, di
personalità, tanto da farci chiedere come mai un gruppo così all’epoca ha fatto
un solo album! Torneranno nel 1992 con “Dietro L’Uragano” e nel 2012 con un
album di nuove canzoni dal titolo “AttosecondO” del quale consiglio a sua volta
l’ascolto e l’acquisto.
Il
difetto di un album del genere? Ascoltato con l’orecchio di oggi potrei dire la
voce, vero tallone d’Achille di tutto il genere, anche se Bavaro in fin dei
conti fa una prova più che onesta, con enfasi e
sentimento. Non entro nei dettagli dei brani, perché chi conosce la band
già sa, mentre per gli altri potrà essere sicuramente una bella sorpresa. Anche
noi italiani quando ci mettiamo sotto sappiamo fare cose egregie! MS
I
Sintonia Distorta provengono da Lodi e si formano nell’ottobre del 1995 con
l’intento di suonare brani cover che vanno dalClassic Rock al Power,
dal Prog al Metal sempre mantenendo un gusto per la melodia. Hanno all'attivo 3
demo di pezzi propri e un demo di cover, mentre la scelta del cantato è in
lingua italiana.
Con
“Frammenti D’Incanto” si parla dunque di
debutto mentre la formazione è composta da Simone Pesatori (voce), Simone
Prestini (chitarre), Giampiero Manenti (tastiere, voce), Fabio Tavazzi (basso)
e Matteo Sabbioni (batteria).
Molto
bello il libretto che accompagna il prodotto sonoro, realizzato dalla oramai
riconoscibilissima grafica di Davide Guidoni, questo è ricco di informazioni,
con storie spiegate e testi lirici. I brani contenuti sono dieci e tutti di
media e lunga durata, a partire da “Anthemyiees (L’Isola Nel Buio)”, storia di
un capitano alla ricerca di una terra sempre sognata. Il rumore del mare e una
voce femminile che canticchia una nenia ci accoglie in questo lungo viaggio.
Adrenalina scorre fra le imponenti tastiere e le chitarre distorte autrici di
riff taglienti sono da partner alla bella voce di Pesatori, che nei momenti più
vigorosi mi ricorda un poco quella del maestro Bernardo Lanzetti.
Ogni
musicista ed ogni cantante è un cantastorie e l’argomento viene trattato in “Il
Cantastorie”, canzone che può piacere anche agli amanti del New Prog anni ’80,
pur avendo sempre le chitarre distorte in affidamento. “Menta E Fragole”, la
forza di un uomo (la menta) e la dolcezza di una donna (le fragole), il frutto
dell’amore e la magia della vita raccontata con toccante intensità in un
momento più riflessivo. “Il Mondo Dei Falsi Dei” invece subentra nel sociale e
le problematiche che si hanno se si fa uso di droghe. Il ritmo dunque sale
visto l’argomento e così la durezza del suono supportato da una buona ritmica.
Egoismo, esaltazione dell’ ”io” nel brano “Il Canto Della Fenice”, piacevole
sotto molteplici punti di vista, a partire dall’inciso al ritornello,
sicuramente piacevole per i più metallari di voi. Melodie in prima linea in “No
Seed A Show”, storia di palcoscenici. Il disco è dunque variegato, fra
sensazioni di bacio o schiaffo, ma sempre legato alla melodia di facile
assimilazione, una carta vincente che viene amplificata dai suoni tastieristici
e coralità. Non solo Prog duro, ma anche richiami al Metal vero, come nel caso
di “Pioggia Di Vetro”, dove gli Iron Maiden fanno capolino. Si torna a parlare
d’amore con “I Ponti Di Budapest”, fra arpeggi e sensazioni sentimentali. Non
manca un pensiero per chi vive in situazioni più disagiate in “Clochard”, dove
ancora una volta si possono estrapolare gli Iron Maiden. Si finisce con “Il
Vento Dei Pensieri”, una storia d’amore e di vecchi pensieri che volano sopra
le tastiere di Manenti.
In
conclusione “Frammenti D’Incanto” è un lavoro onesto, senza grandissimi picchi
qualitativi, magari avrei apprezzato di più se ci fossero stati solo
strumentali più lunghi o almeno un brano prettamente strumentale a spezzare
l’ascolto, ma va bene anche così, stiamo sempre parlando di debutto e quindi
benvenuti Sintonia Distorta e bravi. MS
Non
è la prima volta che la Lizard Records e “La Locanda Del Vento” di Loris Furlan
rendono giustizia al Progressive
Italiano. Capita che nella storia della musica molte band e loro canzoni
restino avvinghiate alla ragnatela del tempo, senza trovare una visibilità da
parte degli addetti ai lavori. Stiamo parlando dei Posto Blocco 19, una band che
si forma nel 1972 e si dedica al Rock Progressivo quello vero, caro a band come
PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Orme etc. In “Motivi Di Sempre” oggi si ascolta
si Prog anni ’70, ma con elementi più freschi, dati ovviamente dai tempi
moderni e dall’esperienza comunque accumulata dagli artisti nel tempo.
Cominciano a comporre materiale proprio dal 1978, probabilmente questo il
motivo per cui non hanno ricevuto la dovuta attenzione da parte degli addetti
ai lavori, proprio nel periodo di transizione e cambiamento fra il genere Prog
ed il Punk e la musica da discoteca. Il momento sbagliato. Nel 1981 registrano
per Pubbliart Bazar il disco omonimo, composto da due canzoni, una delle quali
qui è riproposta dal titolo “E La Musica Va”. Nel 2010 li ritroviamo nella
raccolta “The Divine Comedy - Part III – Paradiso” per Musea e la Finlandese Colossus con il brano “canto
IX : L'Ultima Acqua” e l’ospite vocale Bernardo Lanzetti (PFM). Sempre la Musea
Records chiede loro l’anno successivo anche la partecipazione nell’opera
musicale/letteraria “Decameron "Ten Days in 100 Novellas - Part 1",
questa volta con la nuova composizione “Scandendo Il Tempo”.
Ma
veniamo al disco in questione ed alla formazione, composta da Francesca
Campagna (voce), Massimo Casaro (basso), Raimondo Fantuzzi (chitarra, voce),
Stefano Savi (percussioni), Graziano De Palma (tastiere) e Vittorio Savi
(batteria).
“Motivi
Di Sempre” si presenta con cinque brani ed una bonus track, “L’Ultima Acqua”.
Colpisce anche il bell’artwork realizzato con l’aiuto del pittore De Palma.
Sin
dalle prime note del brano strumentale apripista “Ad Un Passo Dal Cielo
(Suite1)” le carte sono scoperte, pelle d’oca per il Prog fans incallito
vecchio stile, mentre la chitarra elettrica se la spassa comunicando con le
tastiere, un classico. Segue “E La Musica Va”, energia e vintage sotto una
buona formula canzone. I giochi si fanno ancora più seri con il brano “All’Alba
Del Giorno Dopo”, cantato da Francesca
Campagna, qui cambi di tempo ed umorali che personalmente mi portano
alla mente i lavori di band culto come i Raccomandata Ricevuta Ritorno. Ma
anche New Prog in stile IQ.
Arpeggi
aprono “Scandendo Il Tempo”, altro brano
totale, dove introspezione si alterna a momenti solari ed ariosi. “Ad Un
Passo Dal Cielo (Suite 2)” non sfigurerebbe nella discografia delle Orme, la
mia preferita, anche per l’enfasi della chitarra elettrica. Chiude la Bonus
Track tratta dalla collection del 2010 “The Divine Comedy - Part III –
Paradiso”, spettacolo vero assieme a Bernardo Lanzetti al microfono.
Quando
il Progressive Italiano gira a questi livelli, si capisce il perché
dell’eternità del genere. Un disco che
non può assolutamente mancare nella vostra discografia Prog degna di
questo nome! MS
I
bolognesi Moorder sono il progetto del chitarrista Alessandro Lamborghini. Con
lui, in questa seconda fatica suonano Simone Pederzoli (trombone), Alberto
Danielli (tuba), Daniel Csaba Dencs (batteria) e Luca Cotti (basso). Tornano
dopo l’esordio del 2008 dal titolo “Moorder”, sempre per Lizard Records. Qui
chiariamo subito senza troppi giri di parole che la proposta è variegata e per
palati fini, musica mai scontata, ricercata, ben eseguita ed arrangiata come
poche volte si riesce a sentire in questo tipo di musica. Si ascolta di tutto,
dal Jazz al Post Rock, fino a giungere al Prog schizzato di Fripp ed i suoi
King Crimson, questo in generale è il territorio in cui si muovono. Il
disco è composto da dodici tracce suddivise in 37 minuti, questo lascia già
intendere la brevità dei brani proposti. E si, perché i bolognesi non si
perdono in inutili orpelli, badano al sodo…Alla sostanza. Il
libretto di accompagnamento al cd è ricco di tavole a fumetti che raccontano
una storia, quella di una ragazza che fra difficoltà di genere sociale, si
innamora con il classico colpo di
fulmine di un giovane ragazzo al quale porta il disco in vinile “Moorder II”.
Lui a sua volta gli dona un chupa choops rappresentante la pace, la libertà e
appunto l’amore. Le tavole sono ad opera di Simone Cortesi. “Jesus
Zombies Crew” fa intendere immediatamente di che pasta sono fatti i Moorder,
pezzo vigoroso ed elettrico, con il trombone che si diverte a giocare fra i
riff ruffiani. Come restare impassibili avanti ad un brano come “Flact Kick”,
ma soprattutto, come non accostarlo a Jaco Pastorius? E poi avanti con il Funky
di “Disco In Ferro”, i ragazzi hanno anche buon senso dell’umorismo. “Pipum” si
diverte inizialmente a far ballare, basata su percussioni e ritmiche con il
basso, un pezzo che si articola nel suo incedere, ma che lascia anche spiazzati
miscelando allegria e tristezza allo stesso tempo. “Moztri” all’inizio è soft
ed avvolgente, successivamente la chitarra parte in un micidiale assolo. Sempre
e comunque nello stradello crimsoniano. “Afro
Bones” in alcuni istanti è musica per Big Band, ma quando riparte la chitarra
elettrica, ci si aggira in territori cari a geni come Frank Zappa, e scusate se
è poco. Non
mi piace comunque svelarvi tutto il percorso, in quanto di sorprese ce ne sono
all’interno e non mi sembra giusto privarvene la scoperta, in fondo avete già
capito di che disco si tratta. Gli
artisti giocano con il pentagramma, rilasciando in conclusione un lavoro
divertente e per molti momenti davvero gioioso. Mettono in mostra non solo
tecnica esecutiva, ma anche cultura personale riguardo la musica ascoltata. Davvero
godibili, dategli una opportunità. MS