KAMELOT
- Dark Asylum
Napalm
Records
Genere:
Metal Progressive
Supporto: LP / CD – 2026
Sì,
personalmente, malgrado la mia veneranda età, ho ancora la voglia e la capacità
di sedermi davanti a un buon impianto stereo e ascoltare la musica. Fin qui
nulla di speciale, lo fanno in molti; quello che invece sto notando nel tempo è
che sono sempre di meno le persone che ascoltano Metal Progressive, soprattutto
se una band intraprende il cammino del concept album. Non si ha più la pazienza
di stare lì seduti (salvo alzarsi per voltare il vinile al lato B) per la
durata di un intero disco. In realtà c’è Metal Prog e Metal Prog, anche dentro
il genere stesso si hanno sottogeneri, come coloro che suonano ricercando nuove
sonorità e innesti stilistici, i classici derivativi di Dream Theater,
Queensrÿche & company, e le Epic band intente a perlustrare un mondo fatto
di sinfonie e magniloquenze.
I
Kamelot sono di quest’ultima categoria e sono in auge dal lontano 1991, non a
caso sono famosissimi e hanno alle spalle un'incredibile discografia di
quattordici album in studio, compreso questo nuovo “Dark Asylum”.
Nascono
a Tampa, in Florida, per iniziativa di Thomas Youngblood e del batterista
Richard Warner. Dopo due dischi d'esordio grezzi ma promettenti (“Eternity” nel
1995 e “Dominion” nel 1997), la svolta epocale avviene nel 1998 con l'ingresso
del cantante norvegese Roy Khan (ex Conception). Con Khan alla voce, la band
vive una vera e propria "Età d'Oro", definendo uno stile
inconfondibile basato su lirismo drammatico, orchestrazioni maestose e
strutture Progressive raffinatamente incastonate nel Power Symphonic Metal. Nel
2011 Roy Khan lascia il gruppo per motivi personali. L'eredità viene raccolta
nel 2012 dal frontman svedese Tommy Karevik (Seventh Wonder), il cui talento
vocale ed espressivo permette ai Kamelot di proseguire senza battute d'arresto.
Con dischi come “Silverthorn” (2012), “Haven” (2015), “The Shadow Theory”
(2018) e “The Awakening” (2023), la band ha ulteriormente arricchito il proprio
marchio di fabbrica con innesti moderni, industriali e progressivi.
“Dark
Asylum” vede la riconferma della formazione guidata dal chitarrista e fondatore
Thomas Youngblood, affiancato dal tastierista e arrangiatore Oliver Palotai,
dal bassista Sean Tibbetts, dal batterista Alex Landenburg e dalla voce di
Tommy Karevik. Con loro i cantanti ospiti: Clémentine Delauney, Tobias Sammet,
Ignacia Fernández, Rannveig Sif Sigurðardóttir, Sólveig Sara Leupold e
Lea-Sophie Fischer.
La
produzione è curata dallo storico collaboratore Sascha Paeth con un mix dal
sapore moderno gestito da Jacob Hansen. Liricamente si presenta come una
riflessione concettuale sui rifugi della mente, la vulnerabilità psicologica,
la dualità tra sanità e follia e la ricerca di redenzione.
Non
può mancare l’intro, qui dal titolo “Sanctorium”, che spalanca simbolicamente
le porte dell'"Asylum". Non un manicomio fisico, ma la struttura
protettiva (e al contempo carceraria) eretta dall'intelletto per difendersi dal
trauma. I riff taglienti di Youngblood e la sezione ritmica serrata guidata da
Landenburg si fanno apprezzare nell’energico brano “Ashen World”. Il contrasto
tra la voce pulita e drammatica di Karevik e i growl/vocals estremi di Ignacia
Fernández crea un dinamismo aggressivo e moderno.
La
title track incarna la quintessenza del "Kamelot-sound", tempo
medio-veloce, sinfonismo avvolgente, inserti di cori tragici e linee di basso
pulsanti di Sean Tibbetts. Il ritornello è maestoso, sorretto dalle
armonizzazioni aggiuntive di Kiara Huber. L'"Asilo Oscuro" è inteso
come luogo di isolamento volontario. Quando la realtà esterna diventa
insopportabile, la mente si ritira in un santuario d'ombra dove dolore e
sicurezza finiscono per coincidere.
Uno
dei momenti più complessi dal punto di vista dell'arrangiamento vocale è
“Sanctuary”; maestoso e roboante, il brano rappresenta un dialogo interiore a
tre vie: la ragione (Karevik), l'empatia/speranza (Delauney) e il
conflitto/rabbia primaria (Fernández), che lottano per definire cosa sia
davvero la salvezza.
Dopo
l’interludio “Nocte Veritas” giunge “One Last Masquerade” con la voce di Tobias
Sammet, un mid-tempo intrigante e sinuoso nell’incedere che entra a pieno
titolo nel Power Metal. Non può mancare la ballata, qui rappresentata da “Ivy,
My Dear”, e il dramma ci assale. Contraddistinta da un ottimo lavoro
orchestrale firmato da Michael Rodenberg (Miro) e dagli interventi vocali di
Kobra Paige (Kobra and the Lotus), è toccante e di classe. L'edera
("Ivy") viene usata come simbolo di un attaccamento affettivo tossico
o irrisolto: un abbraccio che protegge, ma che col tempo soffoca la pianta a
cui si arrampica.
“Godlike
Alchemy” riprende la potenza seppure sempre con melodia, con un impianto
moderno dove le tastiere di Palotai guidano il brano con marcate sfumature
cyber/industrial affiancate a riff di chitarra ritmici ed essenziali.
Uno
dei brani più marcatamente Progressive Metal dell'album, caratterizzato da
cambi di tempo, tempi dispari nella batteria di Landenburg e un'atmosfera
misteriosa e rarefatta, è “The Sleeping Mind (Orphic Paradigm)”. Richiamando il
paradigma orfico e il mito della discesa negli inferi, il testo esplora lo
stato di trance o di mente addormentata, dove il confine tra il mondo dei sogni
e la realtà si assottiglia.
E
poi, nomen omen, “Kaleidoscope”, brano brillante e sfaccettato. Le tastiere
creano trame frammentate che ricordano proprio le figure geometriche di un
caleidoscopio, mentre la chitarra alterna stoppati ritmici ad aperture
melodiche sinfoniche. Seguono altre cinque splendide canzoni: “Enigma (Think of
Me)”, “Cassandra's Disease”, “Beneath the Moon (Tunglið)”, “The Puppet King” e
“Sanctum Requiem”, di cui lascio a voi il piacere della scoperta, in fin dei
conti avete già messo a fuoco questo magistrale lavoro.
“Dark
Asylum” è un viaggio teatrale e affascinante all'interno delle fragilità umane,
confezionato con la consueta perizia tecnica e una produzione sontuosa. Tra
ritornelli memorabili, spunti progressivi e un ventaglio di ospiti
perfettamente integrati, i Kamelot mettono a segno un album maturo e profondo.
Dategli un ascolto. MS
Versione Inglese:


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