I Miei Libri

I Miei Libri

venerdì 16 ottobre 2015

La Curva Di Lesmo

LA CURVA DI LESMO – La Curva Di Lesmo
BTF / AMS Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd/lp – 2015


La passione per un genere mai domo come il Progressive Rock italiano, fuoriesce con orgoglio dalle note del nuovo progetto di Fabio Zuffanti, La Curva Di Lesmo. Il noto artista ligure questa volta condivide la propria passione con un altro grande personaggio del genere italiano, il tastierista de La Coscienza Di Zeno, Stefano Agnini.
Il nome del progetto viene scelto da Agnini in omaggio alla prima storia a fumetti (risalente al 1965) in cui appare il personaggio di Valentina di Guido Crepax, non a caso l’artwork del disco (edito anche in formato vinilico) è proprio del grande maestro Guido Crepax.  A molti verranno in mente i Garybaldi, altra formazione italiana Prog anni ’70, proprio per  il personaggio Valentina rappresentato nella cover, ma questo non è solo l’unico punto di congiunzione fra il passato ed il presente Prog di questi musicisti, altro fondamentale tassello è la provenienza: Genova, o per meglio dire…Zena.
Il disco pur essendo composto solamente da tre brani, ovviamente suite, è colmo di ospiti importanti. Ci suonano oltre che elementi della band La Coscienza Di Zeno, Finisterre, Hostsonaten, La Maschera Di Cera, anche  Beatrice Antolini (voce), Claudio Milano (voce), Fabio Gremo (chitarra ne Il Tempio Delle Clessidre), Loris Lombardo (percussioni), Max Manfredi (voce), Edmondo Romano (Flauto anche Eris Pluvia), Claudio Roncone (voce), Luca Scherani (fisarmonica, arrangiamenti archi),  Jenny Sorrenti (voce nei Saint Just), Sylvia Trabucco violino, Matteo Merli (voce), Jutta Taylor Nienhaus  (recitato anche Analogy) e Boris Valle (pianoforte).
L’album è suddiviso in due parti, una femminile con due pezzi interpretati rispettivamente da Beatrice Antolini e da Jenny Sorrenti, e  una “maschile” con le voci di Matteo Merli e Claudio Milano.
Ciò che scaturisce dall’ascolto dei nove minuti di “La Posa Dei Morti” è una sensazione forte. Lo stile al limite del Folk caro a tutti gli artisti che provengono da Genova, avvalora l’impressione di sentire il profumo dei vicoli di Genova, vera e propria scuola a se per  il genere italiano. Fondamentale l’apporto vocale di Beatrice Antolini. Gli artisti danno larga rilevanza alla canzone, Progressive Rock  non prettamente sperimentale dunque, ma orecchiabile e relegato alla propria formula con cambi di tempo ed assolo di godibile essenza. Ovviamente le tastiere ricoprono un ruolo fondamentale, così le belle coralità che si aggirano anche in sottofondo. Potrebbe sembrare musica datata, ma la freschezza della scelta di alcune soluzioni fa correggere il tiro e portare tutto nel canonico stile Rock Progressivo Italiano, che io definirei oggi “senza tempo”.
“L’Isola Delle Lacrime” è un film sonoro, da ascoltare e vedere con la fantasia. Le atmosfere avvolgono e trasportano, le tastiere hanno questo ruolo ammaliante. Tante canzoni in una. Frangenti drammaturgici donano un velo di malinconia al lavoro, esaltati dal gioco del duetto vocale maschile/femminile. Folk che richiama De Andrè, musica e canzoni infuse in un unico calderone emotivo.
La suite più lunga (26 minuti) si intitola “Ho Rischiato Di Vivere” ed è la parte maschile de” La Curva Di Lesmo”. Claudio Milano (in arte Nickelodeon) dona con la sua voce un filo di sperimentazione che si sposa perfettamente con l’enfasi delle tastiere di Agnini. Un momento davvero suggestivo, una sorta di staffetta fra “schiaffo e bacio”. In generale aleggia malinconia in tutto il disco, dettato anche dalle tematiche liriche, e la mano di Zuffanti nelle composizioni si sente, oramai vero e proprio marchio di fabbrica. Altra sensazione che scaturisce all’ascolto è quella di trovarsi avanti ad un vecchio affresco, dove i suoni ed i colori si infondono in una rappresentazione drammatica. In esso c’è la storia del genere, con tutti i suoi pregi e difetti, e a proposito di difetti, se ne vogliamo cercare uno, probabilmente è la mancanza di un momento prettamente solare, gioviale, ma è anche vero che forse  nel contesto ci avrebbe stonato.

In questo disco c’è Genova, passato e presente, però conoscendo l’artista Zuffanti vi dirò anche …futuro. Spettacolarmente inarrestabile. MS

mercoledì 7 ottobre 2015

Prog Rock a Radio Gold


NEXT STOP: ROCK
Progressive Rock a Radio Gold con Massimo Magi e Max Salari


Lunedì 12 Ottobre, alle ore 22.00 sulle frequenze di Radio Gold (FM 96.9) o in diretta streaming al seguente link: http://www.radiogold.tv/?page_id=131 la puntata di NEXT STOP: ROCK condotta da Massimo Magi, sarà dedicata interamente al Progressive Rock. 
Con Magi ci sarò anche io a narrare il percorso storico e a consigliare i brani. 

Massimo Magi

   Max Salari e Fabio Zuffanti (foto di Raff Vescovo)

OSPITE NEL "Momento Critico" FABIO ZUFFANTI

Potete interagire con noi scrivendo alla pagina facebook di Next Stop: Rock
 http://www.radiogold.tv/?page_id=131


domenica 4 ottobre 2015

Muore Rodolfo Maltese


CIAO RODOLFO

                   


Periodo agghiacciante per il Banco Del Mutuo Soccorso: È morto la sera del 3 ottobre, a Roma, RODOLFO MALTESE, compositore, musicista, raffinato cultore di jazz ma soprattutto storico membro del Banco Del MutuoSoccorso.
Lo scorso febbraio, la band simbolo del  Progrock Italiano aveva già perduto il suo front man, Francesco Di Giacomo, mentre Vittorio Nocenzi  ha problemi per una emorragia celebrale.

 NONSOLO PROGROCK è vicino alla famiglia Maltese.



giovedì 1 ottobre 2015

Profusion

PROFUSION – Phersu
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music Distribution
Genere: Progressive /Metal Prog
Supporto: cd - 2015


Gli italiani Profusion per il loro terzo album scelgono il colore bianco. L’artwork cartonato che supporta il cd, compreso il libretto dei testi, prevalentemente è di colore bianco e credo pure di averne capito il perché e anche se così non fosse, mi piace crederlo: il bianco è l’insieme dei colori e “Phersu” è analogamente un insieme di stili, che variano dal Rock, Metal, Pop, Fusion e Progressive Rock. La musica dei Profusion in definitiva è bianca.
Tornano dopo il buon “Rewotower” del 2012 con dieci nuove storie da raccontare, ma la più bella a mio avviso è che quando acquistate questo disco, oltre che il piacere di ascoltare buona musica, avrete anche il piacere di donare soldi all’AIMA, organizzazione no-profit che supporta la ricerca contro l’Alzheimer.
La tecnica a disposizione di Vladimer Sichinava (batteria), Gionatan Caradonna (tastiere), Luca Cambi (basso) e Luca Latini (voce) è importante, così come l’intesa che si manifesta già dall’iniziale “Snooze”, canzone con richiami Dream Theater e non solo. Nel viaggio sonoro ci si imbatte spesso in melodie gradevoli e inesorabilmente, visto il genere in questione,  in fantasmagorici cambi di tempo.
Tutto sembra essere apparentemente semplice in “Phersu”, scorrevole e orecchiabile, ma così non è, ogni tanto i Profusion destabilizzano, fuggono dal filone logico del binario “canzone”, per poi deragliare nuovamente e ritornare nelle linee guida. La produzione sonora è cristallina, pulita tanto da distinguere nettamente gli strumenti e così, una volta tanto i tappeti di tastiere non sono così invasivi da sovrastare tutti gli altri strumenti, come spesso accade nel Metal Prog. La voce è pulita, e non cerca di strafare, mentre la sezione ritmica è la forza del gruppo, precisa e ricca di virgole.
Non c’è una suite, non serve necessariamente per risultare Progressive Rock, ci sono canzoni, e frangenti che alla mia memoria fanno tornare emozioni  scaturite nel tempo anche da album come “Metropolis Part 2” del teatro dei sogni. Ci sono quindi molti momenti che mi hanno colpito, il simil-Folk alla Gentle Giant all’inizio di “Forgetful Hero”, la bella voce dell’ospite Anita Rachvelishvill in “Wrinkled Maiden”, oppure la dolcissima “Forbidden”.
Quando un disco si basa su melodie armoniose, è facile centrare l’obbiettivo del piacere all’ascolto.
“Phersu” è dunque un lavoro onesto, maturo e professionale, sotto molteplici punti di vista, tuttavia chi non ama molto lo stile Dream Theater potrebbe avere qualche obbiezione a questa mia critica.
Si, questa musica è bianca! MS



Quantum Fantay

QUANTUM FANTAY – Dancing In Limbo
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music Distribution
Genere: Prog / Space Rock
Supporto: cd – 2015


Resto subito colpito da un particolare quando prendo in mano il sesto album in studio dei belgi Quantum Fantay, nel retro ci sono scritti i titoli dei quattro brani contenuti nell’album, e curiosamente sono tutti della durata di 11 minuti. Ma il singolare è che il primo dura 11.11, il secondo 11.12, il terzo 11.13 e il quarto 11.14, ed il perché mi è sconosciuto. Per non parlare dei titoli: “Nimbo”, “Rimbo”, Cacimbo” e “Limbo”. Ma le sorprese non finiscono qui, lo stile Quantum oramai lo si conosce, Space Rock abbinato al Prog con moltissime altre influenze, però più vanno avanti con gli anni e più riescono a dare sfogo alla loro musica. Ecco allora trip dance, dub, strumentazioni etniche, Progpunk e musica cosmica, non a caso si gode anche della presenza dell’ospite Ed Wynne dei Ozric Tentacles, band evidentemente ispiratrice per i belgi.
Siamo inevitabilmente avanti ad un trip sonoro, un viaggio senza ritorno dove la mente si lascia trasportare dai suoni. Donne danzano nell’artwork  cartonato che accompagna il cd, chi con veli, chi con il fuoco, ed è un immagine emblematica, che ben si sposa all’ascolto.
Pete Mush (synths e programmi), Jaro (Basso, chitarra), Gino Bartolini (batteria e percussioni) e Tom Tas (chitarre), sanno suonare bene questa musica spaziale che si sorregge sopra importanti travi melodici.
In un viaggio prettamente strumentale, importante è il ruolo degli assolo, i strumentisti si alternano in brevi fughe anche se in realtà è l’insieme che viaggia all’unisono.
Musica e colori, ritmi e sensazioni, sono queste le armi vincenti dei Quantum Fantay e loro bene le sanno adoperare, lasciandoci sospesi nel limbo.
Chi segue il Rock Psichedelico sa bene cosa intendo quando descrivo con questi aggettivi, così chi segue il Progressive Rock mi capisce quando dico che le tastiere a volte ricalcano stilemi cari a band inglesi degli anni ’80.
Eppure alla fine, malgrado tutti questi riferimenti il mondo Fantay risulta essere a se, relegato nello spazio arioso della mente sognante di chi ascolta.
“Dancing In Limbo” è un disco che può piacere ad un vasto pubblico, vuoi per i riferimenti dati e anche perché è molto orecchiabile, ruffiano, si sfrega all’ascoltatore come un gatto che vuole mangiare. In definitiva lo consiglio a tutti, non ad un pubblico in particolare, anche se chi è cresciuto ascoltando i primi Porcupine Tree avrà di che godere.

Quantum Fantay è diventato a tutti gli effetti un nome di garanzia e quindi…altro giro altra corsa, alla prossima! MS


giovedì 24 settembre 2015

Ifsounds

IFSOUNDS – Reset
Melodic Revolution Records
Genere: Rock Progressivo
Supporto: cd – 2015


Ritornano gli Ifsounds del chitarrista Dario Lastella, questa volta resettando tutto l’armamentario stilistico e concettuale della band. “Reset”, ricominciare, magari proprio da quei valori che riescono a farti rialzare dopo aver subito uno shock.
A differenza dei precedenti album Apeirophobia (2011) e Red Apple (2012), il gruppo non si rivolge più soltanto al New Prog tipico degli anni ’80, bensì vanno ad approfondire il mondo musicale Progressivo degli anni ’70. Una sorta di ritorno alla fonte, vuoi per piacere proprio e vuoi per necessità di concept, quindi…reset. Fra le novità di line up cogliamo Runal, vocalist di estrazione Rock-Blues che  lascia un notevole contributo alla riuscita finale dell’intero lavoro. Ci sono anche special guest, Alessandra Santovito, Francesco Forgione e Alessandro Pensa, flauto e archi degli Hexperos.
Di “Reset” però se ne parla anche per la doppia possibilità di ascolto, ossia c’è il prodotto cantato in italiano, per una migliore comprensione del concept, e quello cantato in inglese. Quest’ultimo è colui in mio possesso. Si sa comunque che l’inglese per la riuscita fonetica è il linguaggio più musicale in ambito Rock, molte band italiane spesso adottano questa scelta, giusta o sbagliata che sia a seconda dei propri credo.
Ad oggi gli Ifsounds sono formati da Fabio De Libertis (basso), Claudio Lapenna  (piano acustico ed elettrico, tastiere, organo, voce), Dario Lastella (chitarre, tastiere, synth, voce), Gianni Manariti (batteria, percussioni, voce) e Runal (voce solista). Il disco si presenta con un buon artwork, lineare e comprensibile anche nella lettura dei testi e dieci tracce.
Si comincia l’ascolto con "When I Was Born Again” e la voce graffiante di Runal. New Prog malinconico ed orecchiabile nella stesura, come ci hanno fatto ascoltare nel tempo gli Arena di Clive Nolan. Mi sarebbe piaciuto sentirla cantare anche da Fish, credo gli sia calzata a pennello.
Più giocosa la strumentale “FR9364”, caleidoscopica e ammaliante anche negli effetti sonori. Il refrain potrebbe uscire da un disco della PFM. Ottimo il lavoro della chitarra solista. Gli Ifsounds continuano a dare i numeri (nel senso giocoso del termine) con “40-14”, partono su una base strutturale addirittura derivativa dal Punk dei Ramones che lascia successivamente campo ad un frangente finale in classico stile Pink Floyd anni ’60.  Di certo al gruppo non manca il carattere.
Succede la melodiosa “Laura”, ballata dal profumo vintage. Il ritmo sale con l’Hard Rock di “I’ve Never Hated Anyone”, presentando gli Ifsounds a 360 gradi. Con “Run Away” , la band si cimenta anche sulla formula canzone, lasciando da parte i tecnicismi di matrice Prog. Questi ritornano in parte nel breve brano “Flashback”. “Fading To Blue” è una ballata psichedelica, ma è la strumentale title track “Reset” che mi convince a pieno. Essa è un connubio  fra Progressive Rock Psichedelico in stile Porcupine Tree primo periodo e Space Rock vintage, vortice di sensazioni sonore e visive. Chiude il disco “The Tide” con personalità e magniloquenza. Un viaggio sonoro ricco di differenti sensazioni.
“Reset”, nuova formazione, nuova vita. MS


martedì 8 settembre 2015

Là Nua

Rox Records pubblica il secondo disco dell'irresistibile trio acustico campano: accattivanti rivisitazioni di brani tradizionali, pezzi inediti e omaggi a Jethro Tull e Planxty, tutto all'insegna dell'alternative-trad strumentale
Just For Taste: il nuovo album dei Là Nua!



Là Nua
Just For Taste
14 tracce – 47' 39''
Rox Records


"Abbiamo debuttato nel 2011 e rispetto agli esordi oggi le nostre fonti sono più varie: alla musica irlandese, nostro orizzonte di partenza, si sono aggiunte strada facendo danze bretoni e bulgare, ritmi manouche, armonie e ritmi contemporanei, e sempre più nostre composizioni originali. La scelta di brani dalle origini così varie è dettata sempre dal nostro gusto e dal fatto che essi vi si "intonino" alla perfezione: come recita il titolo del nuovo disco, Just for Taste!". A due anni di distanza dall'apprezzato album d'esordio, i Là Nua tornano con un lavoro che definisce la loro personalità e ipotizza nuovi percorsi sonori: già dal titolo e dalla copertina, Just For Taste rimanda a una musica fragrante, speziata, ricca di aromi e profumi, dall'Irlanda ai Balcani, dalla musicalità manouche al rock virato in acustico, un progetto "alternative-trad" che offre una versione diversa alla solita rielaborazione di materiale tradizionale.


Nato nel 2011 e subito lanciato in una ricca e soddisfacente avventura live, il trio campano approfondisce la ricerca della musica tradizionale irlandese con una scelta interamente strumentale, che non disdegna - anzi valorizza e incoraggia - sguardi e contatti con altri riferimenti culturali e musicali. "Il primo album - dichiarano i Là Nua - era quasi totalmente dedicato alla musica irlandese, pur sempre rivisitata, ma probabilmente in maniera meno personale rispetto a Just For Taste, che è stato realizzato in un arco di tempo maggiore. Dal punto di vista tecnico poi, mentre il primo è stato registrato praticamente dal vivo, Just For Taste ha avuto una produzione per così dire più "moderna"; a parte Twinkle of January, tutti gli altri pezzi sono stati registrati a tracce, cercando comunque di mantenere inalterato il feeling live". 


Il gusto dei tre musicisti ha ispirato la composizione della tracklist: brani classici (Farewell to Erin e The Hag at the Churn) e contemporanei (Horizonto e Superfly), esperimenti tra melodie irish e ritmi manouche (The Gipsy Reel), riletture di Planxty e Jethro Tull (Planxty Irwin e Velvet Green) e quattro brani propri (Rue d'Anvers, Barry's Hug, Zio Antonio is back Home e Twinkle of January) che fotografano l'evoluzione dei Là Nua anche come autori. Pubblicato e distribuito da Rox Records - etichetta particolarmente attenta alla scena acustica e ai generi world, folk, neo-trad e bal folk - Just For Taste è stato interamente realizzato negli studi The Basement di Gesualdo (AV), sotto la simbolica ombra del castello del "Principe dei Musici" Carlo Gesualdo. I Là Nua sono in tour, queste le prossime date: 21 agosto Montefalcione (AV), 22 agosto Altino (CH), 23 agosto Flumeri (AV), 3 settembre Caserta, 4 settembre Benevento.


Là Nua:
Gabriele Ivo Moscaritolo (fisarmonica, tin e low whistle)
Giuseppe De Gregorio (cajon, djembè, percussioni e chitarra acustica) 
Francesco Brusco (chitarra acustica e bouzouki) 



Info:

Là Nua:

Rox Records:

Synpress44 Ufficio stampa:


martedì 1 settembre 2015

Il ritorno dei nostrani IFSOUNDS

Melodic Revolution Records pubblica il sesto album della band, un disco a tema all'insegna delle sorprese: nuovo organico, sound più vicino al grande rock anni '70, doppia versione in italiano e inglese 
Reset: il disco della ripartenza degli Ifsounds


Ifsounds
Reset
10 tracce – 43 minuti
Melodic Revolution Records



"Reset rappresenta un nuovo inizio da tutti i punti di vista, sia stilistico, sia concettuale: i testi parlano di come ricominciare, di come rialzarsi dopo uno shock, di come a volte il mondo che ci circonda si trasforma, come una spiaggia che appare diversa la mattina dopo l’alta marea. In un viaggio in auto ho visualizzato il titolo, che era già lì davanti a me come la soluzione più logica, ma che non riuscivo a vedere: Reset, come un nuovo inizio, nuove sonorità, nuova formazione, ma soprattutto nuova vita. E' il nostro disco di ripartenza". E' orgoglioso ed emozionato Dario Lastella, fondatore e chitarrista degli Ifsounds, giunti al sesto album dopo numerose vicissitudini e cambiamenti: Reset è un lavoro all'insegna delle novità, che stupirà i vecchi sostenitori e catturerà nuovi amanti del nuovo rock italiano e straniero. 

Se gli ultimi lavori della band Apeirophobia (2011) e Red Apple (2012) erano opere concettuali molto vicine alla poetica e ai suoni del progressive-rock storico e del new prog, con la presenza di voci femminili, Reset cambia parzialmente direzione e si abbevera alla tradizione del grande rock anni '70. Il tema centrale dell'album, cioè il rinnovamento e lo spirito "primaverile" che scuote chi si rialza dopo uno scossone, ha condizionato anche il sound: non è un caso che i nuovi Ifsounds abbiano accolto tra le proprie file Runal, vocalist di estrazione rock-blues che ha una parte decisiva nell'economia di Reset. Nel brano Laura c'è anche l'ospitata di Alessandra Santovito, Francesco Forgione e Alessandro Pensa, flauto e archi degli Hexperos, una delle più apprezzate realtà internazionali nel campo del gothic folk barocco.

Un'altra novità è la lingua. Dopo cinque album in inglese, Reset è cantato anche in italiano, infatti gli Ifsounds hanno pubblicato due versioni dell'album: "Non mi ero quasi mai cimentato con testi in italiano ma avevo bisogno di esprimere i concetti in modo più diretto e quindi dovevo usare la mia lingua. La doppia versione nasce dall'esigenza di non spiazzare troppo i nostri fan storici, che già avrebbero dovuto ascoltare un disco con sonorità molto diverse, con una voce agli antipodi rispetto alle voci femminili dei vecchi dischi. Un disco solo in italiano sarebbe stato forse troppo, soprattutto per i fan stranieri! E’ stato strano usare la nostra lingua, ma alla fine l’importante è suonare “credibili”, cosa che purtroppo spesso non accade al rock in italiano. Speriamo di non aver subito anche noi questa maledizione".

Reset conferma l'ottimo rapporto con l'etichetta americana Melodic Revolution Records, guidata da Nick Katona: gli Ifsounds fanno parte di una scuderia che ospita nomi del calibro di Phil Naro e opera con un approccio 'alternativo' al music business attuale. I ragazzi sono anche al lavoro per un videoclip promozionale, che verrà pubblicato prossimamente.



Ifsounds:
Fabio De Libertis – basso.
Claudio Lapenna – piano acustico ed elettrico, tastiere, organo, voce.
Dario Lastella – chitarre, tastiere, synth, voce.
Gianni Manariti – batteria, percussioni, voce.
Runal – voce solista.

Info:

IfSounds:

Melodic Revolution Records:

Synpress44 Ufficio stampa:

giovedì 27 agosto 2015

Recensioni Brevi 12

RECENSIONI BREVI 12
Novità 2015

BAROCK PROJECT - Skyline 



Ho parlato bene del gruppo italiano in diverse occasioni e recensioni, ho ritenuto il quartetto una promessa e ad oggi con "Skyline" posso dire che questa è stata mantenuta. Un disco che trapela ogni loro caratteristica e peculiarità, a partire dalla buona tecnica, alla cultura musicale "storica", al gusto di un buon songwriting che ben si barcamena fra Progressive Rock passato e presente. Bravi e... non avevo dubbi. VOTO: 8.0

ANEKDOTEN - Until All The Ghosts Are Gone 


Non sapevo cosa attendermi da questo ritorno dei svedesi Anekdoten che tanto ci hanno deliziato con i loro primi dischi dal sapore oscuro e Crimsoniano. Gli ultimi non è che poi mi avevano fatto impazzire. Guardando però la copertina, reminiscenze "Vemod" mi assalgono. Un passo indietro da parte loro per tornare sul vecchio binario e lasciare le nuove tendenze che non tante soddisfazioni hanno loro rilasciato?  Si Il vestito in questo caso fa il monaco. E' finito l'effetto sorpresa, non ci sono brani capolavoro come nel passato, ma di sicuro un album scorrevole e piacevole. Gli Anekdoten sono ritornati a fare gli Anekdoten. Alleluia. VOTO: 7,5

BEARDFISH - +4626 - Comfortzone



Questo gruppo ha sempre lasciato il Prog fans con i piedi su due staffe. La loro giovane età agli esordi faceva presagire un gruppo di mostri della tecnica, quel Prog articolato e fuorviante che fanno degli Yes e dei Gentle Giant un miscuglio pazzesco. Dovevano esplodere prima o poi, una sequenza di buoni album, qualche passaggio a vuoto ma sempre pronti per il botto. Eppure nel cuore del fans questo amore non è scoppiato. Manca l'album della continuità, spesso accontentare diversi stili non appaga. Così loro nella propria valigia hanno tanto, forse troppo, e ancora non riescono a ben gestire questo tesoro. Eppure "+4626- Comfotzone" è bellissimo, ampio, veloce, articolato, un esempio di Prog eclettico di grande personalità. Io personalmente ho apprezzato molto, ma capisco che alcuni di voi avranno qualche dubbio e mi diranno che non sono questo o non sono quello, un ibrido. Ma, dico io, chi non è un ibrido? VOTO: 7,5

MAGIC PIE - Kings For A Day 


I Magic Pie sono una sorta di Spock's Beard, solo che non sono americani, bensì norvegesi.  La provenienza però non si rispecchia nelle sonorità del disco, le atmosfere nordiche non si respirano, salvo brevissimi istanti o sensazioni. In verità siamo al cospetto di altri musicisti dalla notevole tecnica e "Kings For A Day" è a dieci anni di distanza dall'esordio, il loro quarto album. Sono maturati, anche se il Prog proposto ha sempre fatto riferimento a quello degli anni '90. Lunghi brani, suite di 30 minuti, cambi di tempo, buone melodie facilmente memorizzabili, a differenza di quel Prog astruso e complesso. Un bel disco. VOTO: 7,5


SYLVAN - Home

Non c'è stato niente da fare! Ecco un altra band che ha tutto, tecnica, buon songwriting, idee...eppure i tedeschi Sylvan hanno solo raccolto complimenti a parole e meno in vendite. Il perchè a mio avviso va ricercato in quello stile che risiede a metà strada fra l'orecchiabile e il tecnico, ossia, il Prog fans non ama queste due cose assieme, salvo in rarissimi casi. Peccato perchè a loro per questo motivo è mancato l'album del lancio, ossia il capolavoro sempre sfiorato. Questo è il nono album da studio e la dice lunga sulla perseveranza e comunque su certa attenzione. Nella loro musica, così in "Home" c'è la storia del Prog, anche sonorità dure e  queste non è che poi piacciano così tanto al Prog fans. Insomma, serve mente aperta per ascoltare i Sylvan, album dopo album una sicurezza qualitativa. VOTO: 8,0

ECHOLYN - I Heard You Listening


Gli americani Echolyn sono altri profeti del Progressive moderno, se non li conoscete, fate mea culpa e andatevi a ricercare la loro discografia. Fra split e ritorni eccoli nel 2015 ancora una volta vivi e vegeti più che mai. Con "I Heard You Listening" non attendetevi un nuovo "As The World", per carità, ma sicuramente un grande proseguo del buon precedente "Echolyn" del 2012. Sembra che abbino trovato una continuità qualitativa eccellente, così come la loro invidiabile tecnica. Ancora l'amore per gli Yes trapela, così quello per i Gentle Giant e King Crimson, ma si sa, chi ha fatto successo con questo genere negli anni '90, più o meno sono in questo binario. Gradevole. VOTO: 8,0







sabato 8 agosto 2015

Seven Steps To The Green Door

SEVEN STEPS TO THE GREEN DOOR – Fetish
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music
Genere: New Prog / Post Prog
Supporto: cd – 2015


Ho avuto l’opportunità di conoscere  la band tedesca Seven Step To The Green Door nel 2008, grazie all’avventura intrapresa da me nella giuria dei Progawards. L’album in questione era “Step In 2 My World”, il loro secondo album. Rimasi colpito per il songwriting, il voler provare a mutare con la propria personalità il genere New Prog, anche esso radicato a quei stereotipi provenienti dall’Inghilterra con i soliti nomi di Marillion, IQ, Pendragon etc. Giudizi lusinghieri non solo da parte mia che lo nominai, ma anche di altri giurati sparsi nel globo. Comperai anche il successivo “The Book”, anche esso ricco di buone idee.
La band gira attorno alla figura di Marek Arnold (Toxic Smile, UPF, Cyril, Flaming Row), tastierista e fiatista del gruppo.
“Fetish” ritorna dopo quattro anni dal suo predecessore, in confezione cartonata, come la Progressive Promotion Records ci ha abituati e con numerosi ospiti alla voce, ben otto fra i quali spiccano Lars Kohler ed Anne Trautmann, mentre la formazione viene completata da Ulf Reinhardt (batteria) e Martin Schnella (basso, chitarra, voce). All’interno c’è il doppio mini poster della band, anche con i personaggi buffi ed atroci narrati nei testi. Ma anche altri ospiti regalano brevemente la propria arte strumentale in alcuni brani, come le tastiere di Luca Di Gennaro nella parte finale di “Ordinary Maniac” o la chitarra di Antonio Vittozzi sempre nello stesso brano, entrambi componenti del gruppo Metal Prog italiano Soul Secrets.
Ottimamente registrato, l’album si apre con il breve preludio vocale intitolato “Possible Delayed” che porta a “Porn!”. Il testo parla di un uomo impegnato tutto il giorno a “guardare” il mondo pornografico, tanto da estraniarsi dalla realtà e dalla propria famiglia. Ma la musica?
Un altro passo avanti nella evoluzione stilistica della band, definirlo New Prog è riduttivo, in quanto  il sound si è evoluto in maniera ampia, con uno sguardo al passato (Gentle Giant e molto altro) e al Prog più moderno di oggi. Bello l’uso delle coralità, riempiono il suono e donano pathos. Resto colpito da “Still Searching”, dalla sua melodia candida, dall’ennesimo gioco di voci, dai cambi di ritmo e dai buoni assolo che di tanto in tanto impreziosiscono l’ascolto, qui c’è tutto quello che un fans del Prog Rock  vorrebbe ascoltare quotidianamente. Dieci minuti di grande musica con un finale da pelle d’oca e non nascondo che in alcuni istanti mi sono venuti alla memoria gli americani Spock’s Beard, specie nel movimento del piano.
Tutti i brani hanno una lunga durata, il più breve è “Inferior” con i suoi sette minuti, il resto sono tutti sui nove minuti e la suite conclusiva sui sedici minuti. Proprio “Inferior” mostra il lato più ricercato del gruppo, più sperimentale, con graffianti sciabolate di chitarra distorta in stile Nu Metal. Tutto però è relativo, come il genere ci insegna, immediatamente si sterza verso nuove sonorità. Questo è un poco il filo conduttore di tutto “Fetish”.
Toccante l’inizio di “Imprisoned”, perché i Seven Steps To The Green Door hanno capito che la melodia è un fattore fondamentale, va bene la tecnica, ma il brano deve comunque restare memorizzato, non è cosa da poco. Reminiscenza Porcupine Tree in “Bound In Chains”, così via fino a giungere alla suite “Ordinary Maniac”, il cosiddetto dulcis in fundo. Qui ci sono tutte le prerogative stilistiche descritte nella recensione.

Questo “Fetish” è un album consigliatissimo a tutti coloro che amano destabilizzarsi con la musica,  ma che allo stesso tempo godono delle buone armonie. Uno dei migliori album usciti in questo 2015, sicuramente da avere. MS

giovedì 23 luglio 2015

Agorà e Patrizio Fariselli live in PiorAcustic


PiorAcoustic 2015




CONCERTO
Venerdì 24 Luglio Chiostro Francescano ore 22,15
PIORACO (MC)

AGORA' + PATRIZIO FARISELLI
Renato Gasparini chitarra - Ovidio Urbani sax - Gabriele Possenti chitarra - Gianni Pieri violoncello -Lucio Cesari basso - Massimo Manzi batteria - Ospite Marco Agostinelli flauto

biografia
Gli Agorà gruppo storico del jazz-rock progressive italiano si forma nelle Marche all'inizio del 1974. Grazie all'interessamento di Claude Knobs, si eisibiscono al festival di Montreux, insieme a gruppi quali Perigeo, PFM e i francesi Magma, ed esordiscono addirittura su Atlantic, con un album dal vivo tratto dalla performance svizzera. Pubblicano un secondo album, Agorà 2, registrato in studio e stilisticamente ancora più vicino al jazz-rock, e si esibiscono al Parco Lambro comparendo anche nell'omonimo disco dal vivo (con la traccia Cavalcata Solare).
Nell'estate 2012 con l'incontro del violoncellista Gianni Pieri, nasce l'idea di arrangiare il repertorio originario come band acustica. (Serra san quirico,Piramide di domani,Cavalcata solare).
Con la formazione (Gasparini, Urbani Cesari, Pieri, Possenti), nasce “Ichinen” nuovo lavoro discografico , terzo disco del gruppo, che è la sintesi dei lavori precedenti,con brani storici del gruppo, inediti del secondo periodo e rarità di registrazioni del 1978 con Massimo Manzi alla batteria ed il piano Rhodes di Roberto Bacchiocchi mai pubblicate.
Nel 2014 “Ichinen” viene pubblicato dall’etichetta “Immaginifica”e presentato in varie occasioni tra cui PROG- Exibition di Milano insieme a Orme e PFM.

Le atmosfere mediterranee tipiche del gruppo si fondono con toni etnici e meditativi che ne ampliano la struttura sonora, per una sonorità acustica raffinata e ricca di caldi temi melodici e intense improvvisazioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Agorà_(gruppo_musicale)

PATRIZIO FARISELLI
Biografia

Patrizio Fariselli, oggi giustamente molti lo chiamano “Maestro”, come si confà a un vero
insigne compositore o musicista classico e contemporaneo che si rispetti, viene ricordato per essere stato una delle menti principali, nonché membro fondatore, di uno dei gruppi musicali più importanti mai apparsi in Italia, gli Area, che con il loro dirompente jazz-rock d’avanguardia fortemente politicizzato, seppero rompere ogni schema jazz e rock precostituito, pur ispirandosi a modelli stranieri (agli inizi, almeno, ai King Crimson), grazie al background di musica contemporanea e di free-jazz che il pianista Fariselli aveva acquisito nei suoi anni giovanili in conservatorio.
I dischi degli Area fecero quindi scuola: Demetrio Stratos, Victor Edouard Busnello, Giulio Capiozzo, Patrick Djivas e Paolo Tofani cui faranno seguito: Ares Tavolazzi, Massimo Urbani, Larry Nocella e Paolo Dalla Porta. Il gruppo incide 9 dischi e tiene innumerevoli concerti in Italia e all’estero.
Nel loro genere e sono tuttora assai apprezzati da ascoltatori di ogni età, ma anche dalle ultime generazioni, che tra l’altro considerano il peculiare vocalist Demetrio Stratos un vero e proprio mito musicale. In poche parole, gli Area sono da considerarsi dei classici a tutti gli effetti, al pari dei Led Zeppelin o dei Black Sabbath, tanto per citare due nomi sacri.
Nel 1977 incide “Antropofagia” un disco di sperimentazione per pianoforte solo. Dal 1981 si occupa attivamente di cinema e teatro scrivendo e realizzando musiche per numerosi film e opere tratrali.

www.area-internationalpopulargroup.com


Da non perdere il concerto di apertura della serata
IMPRONTE MEDITERRANEE
Gionni di Clemente - Mike Rossi - Francesco Savoretti



INGRESSO PER ENTRAMBI I CONCERTI
intero euro 10,00
ridotto 6-14 anni over 60 euro 5,00

ridotto euro 5,00 per studenti di musica, studenti di conservatorio, (portate il Vostro tesserino)

www.pioracoustic.it

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI
info@pioracoustic.it
tel. 393.9040758 - 340.0523911 - 366.1843916


Organizzazione:

PRO LOCO PIORACO - COMUNE PIORACO - ASSOCIAZIONE IL SUONO DEL LEGNO

direzione tecnica & artistica: Danilo Vecchi

Collaboratori: Pro Loco Pioraco - Francesco Zuccatosta - Deborah Biordi - Federico Vecchi - Davide Urbani

Grafica: Nooz Ugo Torresi
Fotografia: Paolo Grandoni
Fonico: Andrea Lambertucci

www.pioracoustic.it
FB pioracoustic

mercoledì 15 luglio 2015

Syncage

SYNCAGE – Italiota
Autoproduzione
Genere: Alternative Rock
Supporto: EP – 2014


Però…che sorpresa!
I Syncage provengono da Vicenza e malgrado la loro giovane età, hanno già esperienza da vendere. Infatti la loro storia inizia da lontano, quando prima del 2008 i fratelli Nicolin, Matteo (voce, chitarra) e Riccardo (batteria) escono dall’esperienza Sour Sun, trio composto in età scolastica delle medie. Negli anni successivi mutano in line up, divenendo quartetto e così aumentano i concerti nel comprensorio, facendo acquisire loro esperienza ed amalgama. Ad oggi  la formazione oltre che ai fratelli Nicolin vedono Daniele Tarabini al basso e Matteo Graziani alle tastiere. Nel 2010 registrano un demo dal titolo “Crimson Skies Straight Ahead” contenente il brano omonimo della durata di dieci minuti ed il singolo “Embrace The Paradox”, mutando lo stile della band verso un suono più duro e diretto. Ma la musica proposta dai Syncage non è Metal, non è Alternative e neppure Progressive, bensì un insieme di questi tre stili. Questi non sono particolari di relativa importanza, quando in uno scenario musicale odierno si naviga in una tabula rasa di piattezza creativa. Il 2012 per i ragazzi è un anno di successi, sia live che di contest, ma altresì vivono un momento critico per la personalità, un momento di stagnazione artistica. E’ solo con il singolo “Hellhound” che nel 2014 i Syncage si sbloccano definitivamente.
Ed eccoci dunque qui oggi a parlare di questo ep dal titolo “Italiota” formato da tre canzoni, preludio per un album che molto probabilmente a detta degli artisti stessi, potrebbe vedere la luce nel 2016.
Il prodotto è accompagnato da un booklet esaustivo e ben preparato da Giulia Menta, con la digitalizzazione di Matteo e Riccardo Nicolin.
I tre brani sono cantati in inglese e si comincia con “Leas And Neckss” con voce jazzy e chitarra per addentrarci in un ritmo cadenzato e potente, un mix interessantissimo che spazia in numerose soluzioni a tratti anche spassose. Buono il cantato, sia nelle tonalità che nella pronuncia dell’inglese, molto spesso per noi italiani arma a doppio taglio. Questo brano in se racchiude moltissime influenze, ci sarà chi di voi potrà ascoltarci i Queen, chi gli Spock’s Beard, chi un istantaneo richiamo alla “Carrozza Di Hans” della PFM, in realtà l’insieme gode di assoluta ed efficace personalità, decisamente fuori dalla media delle band italiane.
A seguire arriva “Anxiety” con l’ospite Sean Lucariello alla tromba. Un avvolgente giro di basso con una chitarra elettrica in arpeggio non può che richiamare l’operato di certi Porcupine Tree, questo subito all’inizio dell’ascolto. Ma ancora una volta è solo sensazione di un istante,  così i Syncage voltano le spalle per cambiarsi il trucco, un passaggio nel Progressive Rock, stupore Yes e via… Il loro trasformismo è quantomeno ammaliante.
Dopo due brani di quasi sette minuti, si giunge alla conclusiva “Italiota’s Journey” di nove. Ancora una interpretazione vocale sopra le righe, teatrale e ficcante, mentre qui l’ospite ha il nome di Mauro Baldassarre al sax alto. Oscurità Pinkfloydiane era conclusiva di Waters aleggiano di tanto in tanto, ma il brano viaggia su melodie  efficaci e di facile memorizzazione, malgrado i numerosi cambi di tempo e d’umore. Una sorta di Queen Theater (scusate il gioco di parole, ma mi sembra efficace).
L’ep è terminato, ma adesso sono curioso di ascoltare un album dei Syncage e di questi tempi di piattume, come dicevo in precedenza, a me sembra quasi un capolavoro!

Avanti tutta ragazzi, non date retta a nessuno, neppure a me perché vedo che siete grandi! MS

Per contatti:  info@syncageband.com

domenica 5 luglio 2015

Project: Patchwork

PROJECT: PATCHWORK – Tales From A Hidden Dream
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: GT Music
Genere: Metal Prog
Supporto: cd – 2015


E’ con piacere che vi presento un nuovo progetto della prolifica Germania in ambito Rock Progressivo, Project: Patchwork.
La mente costruttrice è quella di Gerd Albers, compositore, chitarrista, tastierista e cantante che si combina con quella del chitarrista Peter Koll.  La lista degli artisti che vanno a coadiuvare questo album è davvero lunga e stellare, sono più gli special guest che le canzoni. Una lista lunga a cui poche volte nella mia navigata carriera di scribacchino, mi sia capitato di assistere! Molti gli strumentisti tedeschi, per fare alcuni nomi si incontrano Kalle Wallner alla chitarra (RPWL), Martin Schnella alla chitarra (Flaming Row, Seven Steps To The Green Door), Marek Arnold alle tastiere (Seven Steps To The Green Door, Toxic Smile, Cyril, United Progressive Fraternity) ed altri ancora. Tutto questo può fare intuire la direzione artistica di questo progetto a chi di voi è ferrato ed amante di questo stile. Ci sono anche i fiati di Claudia Orth (flauto) e di Marek Arnold (sax soprano, oltre che il bouzuki di Yossi Sassi (ex Orphaned Land). Il totale ammonta a 40 musicisti e ben tre produttori!
Il libretto interno che accompagna il disco è al riguardo dettagliatissimo, con tanto di spiegazione brano per brano e nominativi di chi vi partecipa.
Questo è il sogno giovanile di Gerd Albers, che vede realizzarsi soltanto oggi nelle nove canzoni di “Tales From A Hidden Dream”.
Dentro ci sono le suite, “Oblivion” di tredici minuti e mezzo e “Incomprehensible” di diciotto, a coronamento di uno stile musicale che negli ultimi mesi di questo 2015 sembra rivivere nuove attenzioni sia da parte del pubblico che dei media.
Si comincia con il piano sognante di “Beginning”, brano scritto nel 2012 e suonato da Johannes Hahn e da Marek Arnold al sax, per poi passare alla prima suite datata 2014, “Oblivion”. Qui di cose ce ne sono da ascoltare, dagli interventi elettronici alle chitarre Hard, agli arpeggi fino ai buoni assolo (specie di chitarra) e cambi di tempo. Cantano Lars  Begerow (Row, Flaming Row” e Claudia Kettler. Ci sono perfino passaggi in growl! Non nascondo che il mio pensiero spesso va rivolto ad Ayreon, dell’olandese Arjen Anthony Lucassen, ma quando si è avanti a questi progetti colossali credo sia inevitabile.
Le melodie sono gradevoli, si sogna e ci si emoziona.
“The Turning Point” è affidata alla voce di Olaf Kobbe e cavalca fra epicità, Hard Rock ed AOR.
“Elysium” con i suoi cori formati da voci soprano, alto, tenore e basso è un breve intervento di un minuto che porta a “Land Of Hope And Honour” ed alla voce angelica di  Jessica Schmalle. Canzone Folk d’impatto emotivo elevato, amplificato dal dolce flauto di Claudia Orth e dall’assolo conclusivo di Pinkfloydiana memoria di chitarra. C’è di bello che sono “canzoni”, non solo Progressive a manetta, restano anche memorizzate alla mente, come la rocchettara “Not Yet”.
Si ritorna principalmente all’acustico con “Every End Is A Beginning”, cantata in tedesco da Magdalena Sojka, il momento più semplice dell’intero disco. Influenze classiche per la ripresa di “Oblivion”, qui con il titolo “Oblivion Things”.
Il disco si chiude con la seconda suite (in verità è un demo), “Incomprehensible”.

Concedetemi il termine “Opera Rock”, anche se non lo è a tutti gli effetti. Un disco ben confezionato sotto tutti gli aspetti, questo si. MS