Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

giovedì 3 aprile 2025

Silver Nightmare

SILVER NIGHTMARE – Roxy Passion
Autoproduzione
Genere: Metal Progressive
Supporto: ep / vinile – 2025





La parola d’ordine della band palermitana Silver Nightmare sembra essere “omogeneità”.
Abbiamo avuto la possibilità di ascoltarli attraverso l’ep di debutto “The Wandering Angel” (2020) e il disco “Apocalypsis” (2022) dai quali abbiamo conosciuto un approccio alla musica pressoché totale. Lo stile adoperato per proferire i propri messaggi sonori va ad attingere in diversi contesti come il Progressive Rock, il Metal, l’AOR, e nel classicismo, a testimonianza di un amore per la musica davvero radicato.
L’esperienza che il quartetto formato da Gabriele Taormina (tastiere), Gabriele Esposito (basso), Diego La Mantia (chitarre), e Alessio Maddaloni (batteria e percussioni), è oggi accresciuta, donando anche a questo nuovo ep intitolato “Roxy Passion” un’aurea di risoluta maturazione.
Quattro sono i brani contenuti di cui due inediti, "Roxy Passion" e "Cats On The Run", mentre il singolo già edito "The Blue Light Of A Star" è rivisitato in due nuove versioni, quella con Göran Edman (ex Malmsteen) alla voce e la space version.
Il brano “Roxy Passion” scatta una fotografia del sound odierno della band, anche qui con Edman alla voce, un notevole valore aggiunto all’energico progetto. Grintoso approccio verso l’Hard Rock fra le righe, impreziosito da interventi di cori e tanta storia passata. Interessante il frangente in cui le tastiere si danno staffetta con la chitarra elettrica in un breve assolo carico di adrenalina come spesso hanno saputo fare i maestri Deep Purple o i Rainbow più ispirati.
"Cats On The Run" è uno strumentale in cui le tastiere ricoprono il ruolo centrale, e qui si apre il mondo Silver Nightmare più ricercato. Tutte le parti strumentali sono di buona fattura senza perdersi in inutili tecnicismi ma badando alla sostanza, e a quel piacevole riff che hanno saputo inculcarci nella mente.
Con un intro ispirato dalle coralità Queen, "The Blue Light Of A Star" è una chicca sonora, dove certi movimenti richiamano i Queensryche più intimistici. Cori, pianoforte e voci fanno scorrere brividi sulla pelle in un mix fra la band di Geoff Tate e i Savatage. La seconda versione si tinge di suoni psichedelici a tratti eterei, un esempio di come uno stesso brano possa dare differenti emozioni, se saputo arrangiare a dovere. Il pezzo, in questo caso, è completamente strumentale.
La veste grafica di questo ep è a cura di Ester Cardella, mentre la registrazione, il mixaggio e la masterizzazione viene effettuata ad opera di Simone Campione ai Mind Studios Palermo.
Non ho dubbi sulla qualità della band, capace di comporre musica che può mettere d’accordo molti generi di ascoltatori, certamente “Roxy Passion” fa salire le aspettative per un nuovo lavoro in studio, non resta quindi che attendere nuovi sviluppi, nel frattempo accontentiamoci del saporito antipasto. MS







Versione Inglese:



SILVER NIGHTMARE - Roxy Passion
Self-production
Genre: Progressive Metal
Support: ep / vinyl - 2025


The watchword of the Palermo-based band Silver Nightmare seems to be “homogeneity.”
We had the chance to listen to them through the debut ep “The Wandering Angel” (2020) and the album “Apocalypsis” (2022) from which we knew an almost total approach to music. The style employed to proffer their sonic messages goes to draw in different contexts such as Progressive Rock, Metal, AOR, and in classicism, testifying to a truly deep-rooted love for music.
The experience that the quartet formed by Gabriele Taormina (keyboards), Gabriele Esposito (bass), Diego La Mantia (guitars), and Alessio Maddaloni (drums and percussion), is now increased, giving even to this new ep entitled “Roxy Passion” an aura of resolute maturity.
Four tracks are contained of which two are previously unreleased, “Roxy Passion” and “Cats On The Run,” while the already edited single “The Blue Light Of A Star” is revisited in two new versions, the one with Göran Edman (former Malmsteen) on vocals and the space version.
The track “Roxy Passion” takes a snapshot of the band's current sound, again with Edman on vocals, a notable added value to the energetic project. Gritty approach toward Hard Rock between the lines, embellished by chorus interventions and a lot of past history. Interesting is the juncture where the keyboards relay with the electric guitar in a short, adrenaline-filled solo as the masters Deep Purple or the more inspired Rainbow often did.
“Cats On The Run” is an instrumental in which the keyboards play the central role, and this is where the more searching Silver Nightmare world opens up. All the instrumental parts are well crafted without getting lost in unnecessary technicalities but minding the substance, and that pleasant riff they were able to instill in our minds.
With an intro inspired by Queen choruses, “The Blue Light Of A Star” is a sonic gem, where certain movements recall the more intimate Queensryche. Choruses, piano and vocals send chills running over the skin in a mix between Geoff Tate's band and Savatage. The second version is tinged with psychedelic sounds at times ethereal, an example of how the same song can give different emotions if arranged properly. The piece, in this case, is completely instrumental.
The graphic design of this ep is by Ester Cardella, while the recording, mixing and mastering is done by Simone Campione at Mind Studios Palermo.
I have no doubts about the quality of the band, capable of composing music that can bring together many genres of listeners, certainly “Roxy Passion” raises expectations for a new studio work, so all that remains is to wait for new developments, in the meantime let's be satisfied with the tasty appetizer. MS






martedì 1 aprile 2025

Il Meglio Del Blog Nonsolo Progrock

Il MEGLIO DEL BLOG NONSOLO PROGROCK
Dieci Anni di Rock Progressivo Italiano 2015 - 2024

Il nuovo libro enciclopedico di Massimo Salari




 
 
Sono passati quindici anni da quando decisi di mettere on line i miei articoli scritti per le varie testate e siti web riguardo la musica in senso generale.
Nonsolo Progrock nacque quindi nel 2010 come un gioco, o per meglio dire, la mia volontà di rendere interattiva a tutti la musica da me trattata. Ho sempre avuto il desiderio di parlare con tutti su questi argomenti, di aprire dibattiti oppure semplicemente di condividere le emozioni scaturite dalle nuove uscite. Non ho focalizzato la mia attenzione soltanto nel campo del Progressive Rock, ma ho deciso di spaziare in differenti generi che possano essere il Jazz, il Metal, il Punk, la Psichedelia, l’Ambient, il Folk e chi più ne ha più ne metta, da qui l’idea di chiamare il blog Nonsolo Progrock.
Da quando sono entrato in internet, ho avuto esperienze che mi hanno segnato, ricordo di avere aperto nei primi anni del 2000 anche un sito web che parlasse di musica denominato “Musicfan”, qui spesi molte energie e tempo libero per mettere on line tutto quello che scrivevo in riviste come Flash o Rock Hard, ma andò perso a causa della chiusura del dominio a cui mi ero appoggiato.
Oggi se mi dovesse accadere di nuovo una cosa del genere mi dispiacerebbe molto, in quanto Nonsolo Progrock racchiude oltre 1.500 recensioni e molti speciali, oltre che interviste. Da qui l’idea di cogliere il meglio in un argomento e trasporlo nel cartaceo.
Dopo il successo del mio libro ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 – 2013 (Arcana - 2018), dove ci vinsi anche il premio “Macchina Da Scrivere” alla voce “Migliore enciclopedia dell’anno”, molti di voi spesso mi hanno chiesto di trattare nuovamente l’argomento “Rock Progressivo Italiano” (quello più recente), da qui l’idea di approfondire dieci anni di questa musica attraverso le mie recensioni. Unire l’utile al dilettevole mi è sembrato ottimale, conservare le mie recensioni e allo stesso tempo tracciare il nuovo percorso che possa fare staffetta con il mio precedente lavoro.
Ecco dunque il senso di questo libro, nuovamente enciclopedico, un contenitore dove andare a spulciare le nuove band che infarciscono oggi la nostra amata musica.
L’argomento da me trattato non esiste in campo letterario, questo rende l’opera unica nel contesto.
In definitiva è un libro di seicento pagine contenente oltre trecento recensioni e speciali riguardanti alcuni argomenti sia societari che musicali.
“Il Meglio Di Nonsolo Progrock, dieci anni di Rock Progressivo italiano dal 2015 al 2024” l’ho fatto principalmente per me, e anche per voi viste le suddette numerose richieste.
Mi sono autoprodotto, non troverete questa monumentale opera in libreria, perché anche in questo campo ho avuto numerose delusioni a cui non lascio voce in capitolo, ma che mi hanno fatto capire molte cose sul mondo editoriale odierno. Potrete trovare il libro su Amazon, oppure richiederlo direttamente a me.
La copertina è per mano di Carla Cucchi.
La foto di quarta è di Daniela Mezzanotte.
Ringrazio sempre di cuore tutti voi che mi seguite e che mi contattate, la mia seppur modesta, è una voce che spero possa farvi scoprire nuove realtà ed emozioni.
 
Su Amazon:  https://www.amazon.it/dp/B0F38DXWH2/
 
BLOG NONSOLO PROGROCK: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/
MASSIMO SALARI:  https://www.facebook.com/massimo.salari.5
MASSIMO “MAX” SALARI (profilo pubblico): https://www.facebook.com/p/Massimo-Max-Salari-100077326467717/ 




Massimo "Max" Salari

Foto di Daniela Mezzanotte


domenica 30 marzo 2025

O.R.k.

O.R.k. - Firehose Of Falsehoods
Kscope
Genere: Progressive Metal
Supporto: Bandcamp /cd / lp – 2025





Abbiamo spesso letto e sentito dire che la musica oggi non ha nulla di nuovo da proporre, certo, il decennio ’65 / ’75 è stato prolifico e ricco d’idee, ma qualcosa d’interessante c’è ancora. Per esempio, se il Progressive Metal oggi ha un suono moderno rispetto alle radici passate, il merito è anche della band anglo italiana O.R.k.
E’ un quartetto formato da Lorenzo Esposito Fornasari/Lef (voce), Colin Edwin (basso), Pat Mastelotto (batteria), e Carmelo Pipitone (chitarra), qui sicuramente i più ferrati di voi avranno scorto dei nomi di ottima fama del circuito. Colin Edwin è stato il bassista nel periodo più influente dei Porcupine Tree e Pat Mastellotto ha militato in moltissime band, fra le quali i King Crimson, poi per impreziosire ulteriormente questo parterre si coadiuvano della partecipazione di John Wesley alla chitarra, anche lui nella band Porcupine Tree nelle sessioni live, e di Giuseppe Negri sempre alla chitarra nel brano “The Other Side”. Con questi preamboli non ci si può che attendere un lavoro di ottima qualità e, lo dico subito, le aspettative non andranno deluse.
“Firehose Of Falsehoods” è il quinto disco in studio dopo l’ottimo “Screamnasium” del 2022, un grido contro le quotidiane bugie che ci bombardano su internet e nei media in generale, tante da procurare alla società una sfiducia in se stessa.
In quest’album le canzoni sono della durata media di quattro minuti e poco più, salvo il caso della bonus track “Dive In”, contenuta soltanto nel formato cd della durata di quattordici minuti.
Il segreto della riuscita emotiva del lavoro risiede nel perfetto equilibrio che si stanzia fra le melodie di base e le partiture maggiormente elaborate e robuste.
“Blast Of Silence” mostra subito le qualità canore di “Lef”, che a tratti mi ricordano quelle di Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation. Il Metal Progressive proposto mostra la classe cristallina degli arrangiamenti oltre a una struttura che si alterna fra suoni pacati ed energici.
“Hello Mother” inizia con un riff dalle origini King Crimson per poi lasciarsi guidare dal basso di Edwin verso territori altamente Rock situati fra i Led Zeppelin e i Wolfmother. Le suddette qualità dell’ex bassista dei Porcupine Tree emergono maggiormente in “The Other Side”, canzone che potrebbe benissimo risiedere in “Deadwing” della band di Steven Wilson, e questo per i fans dell’albero del porcospino è un messaggio non da poco.
“16.000 Days” è curata nei particolari, un’altalena di sensazioni si appropriano dello stato d’animo dell’ascoltatore travolto da suoni sì possenti, ma altresì pacati, il tutto velato da un refrain malinconico e drammatico. Qui tornano i riferimenti ai Pain Of Salvation. “PUTFP” prosegue l’andamento, questa volta accompagnato da arpeggi di chitarra di sottofondo. “Seven Arms” è il singolo e riconduce al sound ruvido del buon vecchio Rock influenzato dal Grunge. “Beyond Reach” è uno dei vertici dell’album, un ulteriore passo verso quel Metal Prog infarcito di brevi interventi psichedelici e un inciso strappacuore esaltato ancora una volta da una prova vocale superba. Ho apprezzato la cura della vocalità messa in “Mask Becomes The Face”, una ballata con assolo di chitarra da parte di John Wesley che da solo vale il prezzo del disco. La suite “Dive In” è il sunto di tutto il sound O.R.k. qui decorato anche da interventi dalla Pinkfloydiana memoria.
Questo nuovo album dei O.R.k. conferma la qualità della band sia tecnica che compositiva, una boccata d’aria fresca nel mondo del Metal Progressive, troppo spesso legato ai virtuosismi dei Dream Theater che sono sempre gradevoli, ma che non hanno più apportato nuova linfa vitale a un genere di cui loro stessi sono i maestri. L’evoluzione passa attraverso la trasgressione della regola, niente da dire. MS 







Versione Inglese:

O.R.k. - Firehose Of Falsehoods
Kscope
Genre: Progressive Metal
Support: bandcamp /cd / lp - 2025


We have often read and heard that music today has nothing new to offer, sure, the decade of '65 / '75 was prolific and full of ideas, but something interesting is still there. For example, if Progressive Metal today has a modern sound compared to its past roots, credit is also due to the Anglo-Italian band O.R.k.
It is a quartet made up of Lorenzo Esposito Fornasari/Lef (vocals), Colin Edwin (bass), Pat Mastelotto (drums), and Carmelo Pipitone (guitar), here surely the more fervent of you will have discerned some top names on the circuit. Colin Edwin was the bassist in Porcupine Tree's most influential period and Pat Mastellotto has played in many bands, including King Crimson, then to further embellish this parterre they are assisted by the participation of John Wesley on guitar, also in the Porcupine Tree band in the live sessions, and Giuseppe Negri also on guitar in the song “The Other Side”. With these preambles, one can only expect a work of excellent quality and, I will say it now, expectations will not be disappointed.
“Firehose Of Falsehoods” is the fifth studio record after the excellent ‘Screamnasium’ from 2022, a cry against the daily lies that bombard us on the Internet and in the media in general, so many that they cause society to distrust itself.
On this album the songs average four minutes and a little more, except in the case of the bonus track “Dive In”, contained only on the fourteen-minute CD format.
The secret of the work's emotional success lies in the perfect balance that is appropriated between the basic melodies and the more elaborate and robust scores.
“Blast Of Silence” immediately displays the singing qualities of ‘Lef’, which at times remind me of those of Daniel Gildenlöw of Pain Of Salvation. The Progressive Metal on offer shows the crystalline class of the arrangements as well as a structure that alternates between quiet and energetic sounds.
“Hello Mother” starts with a riff from King Crimson origins and then lets Edwin's bass drive into highly Rock territories situated between Led Zeppelin and Wolfmother. The aforementioned qualities of the former Porcupine Tree bassist emerge most in “The Other Side,” a song that could well reside in Steven Wilson's band's “Deadwing”, and this for Porcupine Tree fans is no small message.
”16,000 Days” is meticulously crafted, a seesaw of sensations take over the listener's state of mind overwhelmed by sounds that are yes mighty, but also calm, all veiled by a melancholic and dramatic refrain. Here the references to Pain Of Salvation return.
“PUTFP” continues the trend, this time accompanied by background guitar arpeggios. “Seven Arms” is the single and leads back to the rough sound of good old Grunge-influenced Rock. “Beyond Reach” is one of the peaks of the album, a further step toward that Prog Metal infused with brief psychedelic interventions and a heart-wrenching aside enhanced once again by a superb vocal test. I appreciated the vocal care put into “Mask Becomes The Face,” a ballad with guitar solo by John Wesley that alone is worth the price of the album. The suite “Dive In” is the epitome of the whole O.R.k. sound here also decorated by interventions from Pinkfloydian memory.
This new album by O.R.k. confirms the band's quality both technically and compositionally, a breath of fresh air in the world of Progressive Metal, too often tied to the virtuosity of Dream Theater, which is always enjoyable, but which has no longer brought new life to a genre of which they themselves are the masters. Evolution comes through transgression of the rule, nothing to say. MS

 




venerdì 28 marzo 2025

Wilson Project

WILSON PROJECT – Atto Primo
Ma.Ra.Cash Records
Genere: Rock Progressivo
Supporto: digital / cd – 2025





Personalmente mi fa un estremo piacere vedere giovani approcciarsi oggi al mondo del Rock Progressivo, generalmente addossato a una generazione proveniente dagli anni ’60. I Wilson Project (Acqui Terme) infatti iniziano il cammino del progetto poco più che ventenni ma già con le idee molto chiare, oltre che possessori di una buona tecnica strumentale individuale. Lo stile proposto attinge dalla storia italiana tracciata da gruppi come Premiata Forneria Marconi e Banco Del Mutuo Soccorso in primis. Nel 2022 esordiscono con “Il Viaggio Da Farsi” (Ma.Ra.Cash Records), un disco che li porterà a esibirsi live con artisti del calibro di Giorgio “Fico” Piazza (PFM), New Trolls, Le Orme e Osanna, oltre che ricevere premi come quello della critica al PEM Festival.
Sono una delle poche band di Rock Progressivo Italiano con voce femminile, in questo caso risponde al nome di Annalisa Ghiazza (aerofono, voce), mentre il gruppo è completato da Stefano Rapetti (basso, voce), Andrea Protopapa (tastiere, voce), e Mattia Pastorino (batteria, voce).
“Atto Primo” non vuole che essere un omaggio all’opera lirica, da come scherzosamente si può evincere anche dalla copertina forzatamente retrò. In effetti il genere Prog Rock ben si combina con la teatralità della lirica, e sono cose in comune pur essendo generi decisamente distinti sia storicamente che qualitativamente.
Ogni brano dei sei che formano l’album è rivolto a un compositore o a un’opera storica, ma tutto ciò è semplicemente preso da spunto per comporre musica propria, quindi nuovo stile e nuova veste.
Un disco così non può che in iniziare con una strumentale “Overture”, essa in due minuti e poco più accompagna l’ascoltatore in questo mondo fatto di suoni vintage e melodie teatrali. Ma è con “Taiji” che la formazione mette in campo le proprie caratteristiche che passano attraverso l’esaltazione delle tastiere, spesso protagoniste nella musica, e la soave voce di Annalisa Ghiazza.
Gli anni ’70 sono al nostro cospetto, evidenziati da una qualità discreta dell’incisione. Tanta storia fra le note, quella che piace sicuramente ai fans del genere.
“Bolshoi” è il singolo estratto, esso esalta la storia del noto teatro russo disegnandogli un abito differente da quello istituzionale e monolitico che l’ha reso famoso nel mondo, attraverso buone melodie e un andamento Rock supportato dall’Hammond molto presente. I synth fanno da orchestra e donano sentori barocchi che nel contesto si sposano alla perfezione. Inutile sottolineare che nel corso dell’ascolto si possono apprezzare cambi di ritmo e di atmosfere, in questo caso anche un buon assolo di batteria finale, cosa che in questi ultimi tempi è andata quasi in disuso.
“Atto Primo” contiene anche due suite, la prima è “Ragnarok”, della durata di quasi tredici minuti. Essa si apre con un buon giro di pianoforte per poi lasciare spazio alle intuizioni strumentali della band, sempre ricercate e mai banali. La seconda è la conclusiva “Duat” di altrettanti tredici minuti, in mezzo “Nihonga”, variegata composizione molto affascinante sempre grazie alla qualità vocale di Ghiazza e alle buone coralità di sostegno.
Lo scettro della storia Progressive Rock Italiana è ancora una volta in buone mani grazie anche ai giovani Wilson Project, autori solamente di due dischi ma entrambi di pregevole fattura, ascoltare per credere. MS 







Versione Inglese:



WILSON PROJECT – Atto Primo
Ma.Ra.Cash Records
Genre: Progressive Rock
Support: digital / cd - 2025


Personally, it gives me an extreme pleasure to see young people today approaching the world of Progressive Rock, generally pinned on a generation coming from the 1960s. The Wilson Project (Acqui Terme) in fact begin the path of the project in their early twenties but already with very clear ideas, as well as possessing a good individual instrumental technique. The proposed style draws from the Italian history traced by groups such as Premiata Forneria Marconi and Banco Del Mutuo Soccorso in primis. In 2022 they made their debut with “Il Viaggio Da Farsi” (Ma.Ra.Cash Records), a record that would lead them to perform live with the likes of Giorgio “Fico” Piazza (PFM), New Trolls, Le Orme and Osanna, as well as receiving awards such as the critics' award at the PEM Festival.
They are one of the few Italian Progressive Rock bands with female vocals, in this case answering to the name of Annalisa Ghiazza (aerophone, vocals), while the group is completed by Stefano Rapetti (bass, vocals), Andrea Protopapa (keyboards, vocals), and Mattia Pastorino (drums, vocals).
“Atto Primo” is meant to be nothing but a tribute to opera, from as can also be jokingly inferred from the forcibly retro cover. Indeed, the Prog Rock genre combines well with the theatricality of opera, and they are things in common despite being decidedly distinct genres both historically and qualitatively.
Each track of the six that make up the album is addressed to a composer or historical work, but all of this is simply taken as a cue to compose music of one's own, thus new style and new look.
Such an album can only in begins with an instrumental “Overture”, it in two minutes and a little more takes the listener into this world of vintage sounds and theatrical melodies. But it is with “Taiji” that the lineup brings out its own characteristics, which come through the exaltation of keyboards, often the protagonists in the music, and the suave voice of Annalisa Ghiazza.
The 1970s are before us, highlighted by a decent quality of the recording. Lots of history among the notes, the kind that fans of the genre are sure to enjoy.
“Bolshoi” is the extracted single, it enhances the history of the well-known Russian theater by drawing it a different dress from the institutional and monolithic one that made it world famous, through good melodies and a Rock trend supported by the very present Hammond. The synths act as an orchestra and give baroque hints that in the context match perfectly. Needless to emphasize that in the course of listening one can appreciate changes of rhythm and atmosphere, in this case even a good final drum solo, something that has almost gone out of fashion in recent times.
“Act One” also contains two suites, the first being “Ragnarok”, lasting almost thirteen minutes. It opens with a good piano turn and then leaves room for the band's instrumental insights, which are always researched and never banal. The second is the concluding “Duat” of as many thirteen minutes, in between “Nihonga”, a varied composition that is very fascinating always thanks to Ghiazza's vocal quality and good backing choruses.
The scepter of Italian Progressive Rock history is once again in good hands thanks to the young Wilson Project, authors of only two records but both of fine workmanship, listen to believe. MS

 

 





martedì 25 marzo 2025

Brevi Considerazioni Nuove Uscite

 BREVI CONSIDERAZIONI NUOVE USCITE

Di Massimo Salari

JETHRO TULL – Curious Ruminant (Inside Out - 2025)




Ventiquattresimo sigillo in studio della band di Ian Anderson. Si, non è un caso che non li chiamo Jethro Tull, perché oramai trattasi solamente del progetto solista del geniale folletto inglese. L’artista si è distaccato definitivamente dal Progressive Rock restando nel limbo Folk. Interventi di chitarra elettrica ricordano che comunque trattasi sempre di Rock. Per la veneranda età (77 anni) Ian è un supereroe, se non fosse per i problemi alle corde vocali che ha avuto molti anni fa. I riff di flauto sono quelli caratteristici, brevi e facili da memorizzare. Forse per il mio gusto canta troppo, sarebbe stato meglio una parte strumentale più presente, ma va benissimo anche così. Voto 6,5




 
DOMINIC SANDERSON -  Blazing Revelation (Autoproduzione - 2025)




Con una band di tutto rispetto, ritorna l’artista Progressive Rock di Wakefield, Dominic Sanderson con il secondo album in studio dopo il buon “Impermanence” del 2023. Il chitarrista, cantante e tastierista cresciuto a pane, King Crimson, Pink Floyd e Marillion, si esibisce in un contesto prettamente Canterburyano, rilasciando un album dalle mille sfaccettature. Sicuramente Sanderson è una delle nuove realtà e speranze del futuro Progressive Rock e questo “Blazing Revelation” è un bellissimo album che farà la gioia di tutti i fans del genere. Una promessa. Voto: 8,0




 
MOSTLY AUTUMN – Seawater (Autoproduzione - 2025)




Strana la carriera di questa band inglese che inizia come cover band dei Pink Floyd. Dopo un interesse  sostenuto da parte di pubblico e critica avvenuto nella fine anni ’90 e primi ’00, subentrano nel tempo una marea di tentativi di allinearsi a un sound più distaccato dalle radici Folk Psichedeliche dei primi tempi. Le chitarre alla Pink Floyd sono state per lungo tempo il loro punto di forza. Quindici gli album in studio, e “Seawater” mi sembra essere uno sguardo indietro alla loro carriera iniziale, o per meglio dire un equilibrio fra le loro esperienze passate. Solo il brano “If Only For A Day” da solo vale il prezzo del disco. Per amanti dei Pink Floyd ovviamente. Voto: 7,0




 
OPETH -  The Last Will And Testament (Reigning Phoenix Music – 2024)




Il discorso Opeth è analogo a quello della carriera musicale di Steven Wilson, o li si amano o li si detestano. Qui siamo al cospetto di quel Metal gotico e Black dalle forti tinte Progressive che solo i grandi musicisti sanno affrontare. Sono ancora un punto di riferimento per moltissime band, anche se gli ultimi album hanno fatto storcere il naso ai fans di prima carriera. E cosa fanno oggi con il quattordicesimo album? Ritornano un passo indietro rispetto gli ultimi quattro dischi rispolverando addirittura il mitico growl che li ha resi famosi. Non mancano le fasi Progressive, ma meno marcate. Un album per i die hard del gruppo con grandi intuizioni. Voto 8,0




 
KARFAGEN – Omni (Antony Kalugin & Caerllysi – 2025)




La band ucraina è un fiume in piena, basta dire che in quasi due anni realizzano sette album in studio e tutti di buona fattura. Loro sono il frutto del musicista e compositore poliedrico Antony Kalugin. Nella musica il solito Canterbury sound (non a caso ospite c’è Richard Sinclair) e tanto Prog di matrice The Flower King e anni ’70. Flauti, tastiere, chitarre alla Hackett, violino elettrico, insomma tanto ben di Dio nelle dieci tracce che compongono l’album. Scorrevole e colorato. Voto: 7,5




FIESTA ALBA

FIESTA ALBA – Pyrotechnic Babel
Neontoaster Multimedia Dept / Bloody Sound
Genere: Alternative / Math Rock
Supporto: cd / digitale – 2025





 
Abbiamo conosciuto i misteriosi Fiesta Alba attraverso l’EP omonimo del 2023, un debutto sorprendente per fantasia sia sonora che scenica. Quattro musicisti e lottatori che si celano dietro ad una maschera e con nomi di fantasia, Octagon (composizioni, chitarra, graphic design), Dos Caras (produzione artistica, suoni sintetici e digitali), Fishman (basso), e Pyerroth (batteria).
La musica proposta apporta dinamiche varianti che si aggirano attorno al mondo del Math Rock contaminato dall’Hip-Hop, musica Afrobeat e Punk. Sperimentazione e anticonformismo sembrano essere la parola d’ordine anche per questo ufficiale debutto intitolato “Pyrotechnic Babel”. Interessanti gli spunti riconducibili ai King Krimson e a Brian Eno, a testimonianza di una buona cultura musicale di base.
In quest’album si avvalgono della collaborazione di artisti internazionali provenienti dal Giappone, dall’Africa e dall’Italia stessa. Le tematiche affrontate sono sottolineate da narratori contemporanei, filosofi e pensatori i quali donano voce alle contraddizioni e alla complessità della società odierna.
L’iniziale “No Gods No Masters” vede la partecipazione alla voce di Katarina Poklepovic, dove ci s’immerge in un impero dei sensi in cui non si necessitano di dei e padroni. Il pezzo trascinante si circonda di elettronica e di un basso potente, un Rap dal sapore Grunge.
“Technofeudalism” è immerso nel mondo crimsoniano in cui le chitarre apportano quell’incedere incalzante e nervoso come Fripp insegna. La narrazione estrapolata dalla voce di Gianis Varoufakis è profetica dei tempi moderni, qui il presente dispotico si abbandona alla tecnologia e ai vari Spotify o Alexa del caso. Il ritmo pressante offre uno scenario perfetto all’insieme.
Proveniente dal Senegal, la cantante Sister LB fa da legante all’elettronica e la strumentazione essenziale in “Je Suis Le Wango”, pezzo alienante in cui si manifesta la volontà dei Fiesta Alba di sperimentare in ambiti apparentemente scontati.
Il primo movimento strumentale s’intitola “Collective Hypnosis”, una cascata di Synth travolge l’ascolto, spezzati dai loop di chitarra e dell’immancabile elettronica. Il pezzo ipnotico vuole essere colonna sonora della società attuale.
Judicious Brosky è un rapper giapponese che racconta di un amore fugace accaduto in un treno ad alta velocità nel brano “Waku Waku”. Le ritmiche serrate sono il pane quotidiano dello stile Fiesta Alba e li conduce verso un Math Rock altamente coinvolgente.
Una delle composizioni più articolate è la strumentale “Post Math”, qui il gruppo interseca fiati elettronici a tempi dispari, chitarre inquiete e synth per un connubio dalla forte personalità.
Gli arrangiamenti sono presenti in forma di archi in “Learn To Ride Hurricanes”, supportati dalla voce gentile di Alessandra Plini. Trattasi di una fiaba riguardante i tempi moderni e il disagio che ci circonda. Il tutto ha una base Rock che nuovamente va a cozzare con il suono dei King Crimson sempre a causa della chitarra elettrica in modalità “Thela Hun Ginjeet”. 
Altro strumentale poliedrico dalle caratteristiche già espresse è “Dromocracy”, mentre “Safoura” narra l’amore per una donna irraggiungibile come una terra lontana per voce di Pape Kanoute. Anche qui il Math Rock sale in cattedra.
Il disco chiude con il dub di “Mark Was Right”, dove il filosofo, sociologo scomparso nel 2017 presta la sua voce.
In “Pyrotechnic Babel” c’è musica sia da ballare che da ascoltare, un’impresa non semplice in un mondo sonoro contemporaneo in cui tendenzialmente ci si accontenta dello scontato. MS


 



Versione Inglese:






FIESTA ALBA - Pyrotechnic Babel
Neontoaster Multimedia Dept / Bloody Sound
Genre: Alternative / Math Rock
Support: cd / digital – 2025
 
We got to know the mysterious Fiesta Alba through their self-titled EP from 2023, a stunning debut in both sonic and stage imagination. Four musicians and wrestlers hiding behind a mask and with fancy names, Octagon (compositions, guitar, graphic design), Dos Caras (production art, synthetic and digital sounds), Fishman (bass), and Pyerroth (drums).
The proposed music brings dynamic variations that hover around the world of Math Rock contaminated by Hip-Hop, Afrobeat music and Punk. Experimentation and nonconformity also seem to be the watchword for this official debut titled “Pyrotechnic Babel”. The cues traceable to King Krimson and Brian Eno are interesting, testifying to a good basic musical culture.
On this album they draw on the collaboration of international artists from Japan, Africa and Italy itself. The themes addressed are emphasized by contemporary storytellers, philosophers and thinkers who give voice to the contradictions and complexities of today's society.
The opening “No Gods No Masters” features Katarina Poklepovic on vocals, where we are plunged into an empire of the senses in which there is no need for gods and masters. The dragging track surrounds itself with electronics and a powerful bass, a Rap with a Grunge flavor.
“Technofeudalism” is steeped in the Crimsonian world in which the guitars bring that relentless, jittery pace as Fripp teaches. The narrative extrapolated from the voice of Gianis Varoufakis is prophetic of modern times, here the despotic present indulges in technology and the various Spotify or Alexa of the case. The pressing rhythm provides a perfect backdrop to the ensemble.
Hailing from Senegal, vocalist Sister LB binds electronics and essential instrumentation in “Je Suis Le Wango”, an alienating piece in which Fiesta Alba's willingness to experiment in seemingly obvious realms manifests itself.
The first instrumental movement is titled “Collective Hypnosis”, a cascade of Synths overwhelms the listening, broken up by guitar loops and the ever-present electronics. The hypnotic piece is meant to be a soundtrack to today's society.
Judicious Brosky is a Japanese rapper who tells of a fleeting love that happened in a high-speed train in the track “Waku Waku.” Tight rhythms are the bread and butter of Fiesta Alba's style, leading them into highly addictive Math Rock.
One of the most articulate compositions is the instrumental “Post Math”, here the group intersects electronic horns at odd times, restless guitars and synths for a combination with a strong personality.
Arrangements are present in the form of strings in “Learn To Ride Hurricanes”, supported by the gentle voice of Alessandra Plini. This is a fairy tale concerning modern times and the unease that surrounds us. The whole thing has a Rock base that again clashes with the sound of King Crimson again because of the electric guitar in “Thela Hun Ginjeet” mode. 
Another multifaceted instrumental with characteristics already expressed is “Dromocracy”, while “Safoura” tells of love for a woman as unattainable as a distant land by Pape Kanoute's vocals. Math rock takes the stage here as well.
The album closes with the dub of “Mark Was Right”, where the philosopher, sociologist who died in 2017 lends his voice.
In “Pyrotechnic Babel”, there is music to both dance to and listen to, no easy feat in a contemporary sound world where we tend to settle for the obvious. MS

 

lunedì 24 marzo 2025

Steven Wilson

STEVEN WILSON – The Overview
Fiction Records / Virgin Music Group
Genere: Progressive Rock /Psichedelico
Supporto: digital / cd / lp - 2025





Sono consapevole che parlare di un artista come Steven Wilson non porta a nulla, questo perché ognuno di noi resta fermo sulle proprie idee.
La musica deve emozionare, altrimenti non raggiunge lo scopo, c’è chi lo fa in un modo chi in un altro, tutti vibriamo differentemente. Le esperienze personali e la cultura stessa ci conducono ognuno per la propria strada. E fin qui tutto ok.
Quello che resta più difficile è capire il valore di un artista, spesso lo si esprime attraverso simpatie o antipatie del caso, ed è già un errore.
Sottolineo che il pubblico del Progressive Rock è quantomeno esigente, e ama perdersi in un mare di gruppi di nicchia, spesso esaltando lavori distribuiti in poche copie ma ritenuti capolavori. Volente o nolente, il genere “presuppone” un pubblico di Élite che si vuole distanziare da tutto quello che al momento è di moda. In teoria dovrebbe amare ciò che è in evoluzione (progressive), e alcuni lo fanno, ma altrettanti restano radicati ai propri passati credo.
Che cosa sia giusto o meno non sta a me delinearlo, per il motivo detto, ossia che ognuno gode della musica come vuole.
Steven Wilson attraverso i suoi numerosi progetti e la carriera solista, ha definito una strada nella musica mondiale contemporanea, questo è inopinabile viste le migliaia di band che lo hanno seguito, e ve lo dico perché ascolto una marea di musica al riguardo. Il solco più grande lo ha tracciato attraverso i Porcupine Tree.
Ciò non è stato perdonato da molti fans del Progressive Rock, portare il genere al successo è quasi sacrilego, infatti leggendo nel web si evince che la sua prima carriera è amata, la più recente (di successo) no. Ciò è accaduto nel tempo con moltissime band, dai Genesis ai Pink Floyd etc.
Ma guardiamo le cose come si presentano attraverso una visione distaccata.
La carriera solista del musicista e ingegnere del suono è costellata di alti e bassi, intuizioni eccellenti come nel caso di “The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)” oppure del secondo “Grace For Drowning”, si alternano a dischi meno incisivi come “The Harmony Codex”, ma anche qui alcuni potrebbero già disquisire. Tuttavia le band a seguire si sono ispirate maggiormente ai primi due dischi piuttosto che al Pop del terzo citato. Un poco come chi ha composto album simili ai Genesis di Peter Gabriel piuttosto che a quelli di “Calling All Stations”, credo che l’esempio sia calzante.
Un altro particolare da rilevare è che un artista vero fa quello che sente in quel determinato momento, esso evolve non curante dei propri fans. Può piacere o meno, ma la libertà di espressione è questa. Non si può pretendere che tizio faccia sempre il solito album. Tuttavia esistono casi in cui un artista che vive di musica, grazie alla formula trovata, non si distanzi minimamente da essa, esempi in Italia ne abbiamo di consistenti, da Vasco Rossi a Ligabue etc. Anche in questo caso non mi azzardo a criticare il loro operato, il fatto che hanno un numero nutrito di fans e che possano vivere della propria arte, apporta la ragione dalla loro parte.
Wilson ci ha abituati bene, una carriera piena di buone intuizioni, per questo ci attendiamo sempre un capolavoro.
La chiave di lettura risiede nel fatto che lui ha saputo toccare numerose influenze periodo per periodo, che vanno dalla Psichedelia al Prog dei King Crimson passando anche nell’Heavy Metal, ecco, questo ha destabilizzato molti ascoltatori, specialmente non gli è perdonato l’accostamento all’Heavy Metal. In parole povere, perde e acquista fans ogni disco.
Ho già detto troppo e non voglio fare più confusione di quella che già si aggira attorno a questo musicista, resta il fatto che è un punto di riferimento, questo può piacere o no a tutti. Cosa ci propone nell’ultimo “The Overview”? Semplicemente un passo indietro rispetto al passato Pop, un ritorno a quella Psichedelia raffinata nel tempo che lo ha contraddistinto. Che abbia voluto richiamare a se i vecchi fans non lo so, resta il fatto che due lunghe suite sono un fattore decisamente dal sentore Prog!
Infatti il disco si avvale di due brani, “Objects Outlive Us” e “The Overview“. Cosa si può ascoltare all’interno? Per chi vi scrive soltanto un riassunto (fatto abbastanza bene) delle puntate precedenti. In parole povere, chi conoscerà Wilson attraverso quest’album potrà dire che è un grande disco, chi già conosce a menadito la sua carriera storcerà un poco il naso. E poi ci saranno quelli che stroncheranno a prescindere in base alle considerazioni che ho sopra esposto.
Perciò è meglio non farsi prendere da facili entusiasmi ma neppure dal denigrare, perché questo disco è fatto bene, con grandissima qualità sonora, alcune brevi ma ottime intuizioni, e poi molti dejà vu. Non l’ho mai fatto in una recensione, ma per farvi capire ancora meglio su come la penso attraverso un voto, darei un bel 6,5, ossia più che sufficiente, ma niente di più. MS 





Versione Inglese:


STEVEN WILSON - The Overview
Fiction Records / Virgin Music Group
Genre: Progressive Rock /Psychedelic
Support: digital / cd / lp - 2025


I'm aware that talking about an artist like Steven Wilson accomplishes nothing, that's because everyone sticks to their own ideas.
Music must emote, otherwise it doesn't achieve its purpose, some people do it one way and some another, we all vibrate differently. Personal experiences and culture itself lead us each on our own path. And so far so good.
What remains more difficult is to understand the value of an artist, often it is expressed through sympathies or dislikes of the case, and that is already a mistake.
I emphasize that the Progressive Rock audience is at least demanding, and likes to get lost in a sea of niche bands, often extolling works distributed in a few copies but deemed masterpieces. Like it or not, the genre “presupposes” an elite audience that wants to distance itself from everything that is currently fashionable. In theory it should love what is evolving (progressive), and some do, but just as many remain rooted to their past beliefs.
What is right or wrong is not for me to delineate, for the reason stated, which is that everyone enjoys music as they wish.
Steven Wilson through his many projects and solo career, has defined a path in contemporary world music, this is inopinable given the thousands of bands that have followed him, and I tell you this because I listen to a ton of music about it. The biggest groove he has laid through Porcupine Tree.
This has not been forgiven by many Progressive Rock fans, bringing the genre to success is almost sacrilegious, in fact reading around the web shows that his earlier career is beloved, his more recent (successful) one is not. This has happened over time with many bands, from Genesis to Pink Floyd etc.
But let us look at things as they are presented through a detached view.
The solo career of the musician and sound engineer is peppered with ups and downs, excellent insights as in the case of “The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)” or the second “Grace For Drowning”, alternating with less incisive records such as “The Harmony Codex,” but even here some might already disquisition. However, the bands to follow were more inspired by the first two records rather than the Pop of the third mentioned. A little like those who composed albums similar to Peter Gabriel's Genesis rather than “Calling All Stations”, I think the example fits.
Another detail to note is that a true artist does what he or she feels at that particular moment, it evolves regardless of its fans. You may like it or not, but that is the freedom of expression. You cannot expect a guy to make the same album over and over again. However, there are cases where an artist who lives by music, thanks to the formula found, does not deviate from it in the slightest, examples in Italy we have consistent ones, from Vasco Rossi to Ligabue etc. Again I do not venture to criticize them, the fact that they have a large number of fans and can live off their art brings reason on their side.
Wilson has accustomed us well, a career full of good insights, so we always expect a masterpiece.
The key lies in the fact that he has been able to touch numerous influences period by period, ranging from Psychedelia to King Crimson's Prog passing even into Heavy Metal, here, this has destabilized many listeners, especially he is not forgiven for the juxtaposition to Heavy Metal. Simply put, it loses and gains fans every record.
I have already said too much and I don't want to make more confusion than is already swirling around this musician, the fact remains that he is a landmark, this may or may not appeal to everyone. What does he offer us in his latest “The Overview”? Simply a step back from the Pop past, a return to that time-refined Psychedelia that distinguished him. Whether he wanted to call back old fans I don't know, the fact remains that two long suites are a definite factor with a Prog feel!
In fact, the record makes use of two tracks, “Objects Outlive Us” and “The Overview”. What can be heard inside? For the writer only a summary (done quite well) of the previous installments. Simply put, those who will know Wilson through this album will be able to say that it is a great record, those who already know his career inside out will turn their noses up a bit. And then there will be those who will crush it regardless based on the considerations I have outlined above.
So it is best not to get caught up in easy enthusiasm but also not to denigrate, because this record is done well, with great sound quality, some brief but excellent insights, and then a lot of déjà vu. I've never done this in a review, but to make you even more clear on how I feel about it through a rating, I would give a nice 6.5, which is more than enough, but nothing more. MS







sabato 22 marzo 2025

Migraine

MIGRAINE – Un’Abitudine
Autoproduzione
Genere: Stoner / Grunge / Psichedelico
Supporto: cd / digitale – 2025




Mi viene da dire che oggi viviamo in una società quantomeno inquieta, dove l’efferatezza si manifesta in molti dei nostri atteggiamenti. Pochi i freni inibitori, spesso si attacca il prossimo per non essere a nostra volta attaccati, un periodo in cui l’incertezza rende tutti molto aggressivi. La perfetta colonna sonora di quest’andamento ce la compongono i pugliesi Migraine con “Un’Abitudine”. Non si tratta di un vero e proprio concept album, piuttosto di una serie di tasselli che vanno a intersecarsi fra di loro in un'unica visione dello stato delle cose.
Il sound, conseguentemente, deve avere caratteristiche rabbiose che si alternano a frangenti più pacati, e quale musica se non lo Stoner e il Grunge è più adeguata? Gruppi come Queens Of The Stone Age, Mudhoney, Soundgarden, e altri ancora, sono il punto di riferimento anche dei Migraine, trio formato da Jordan Rech (batteria), Alex Pagano (basso), e Vinnie Brown (chitarra, voce).
Si formano a Brindisi nel 2019 per gettarsi a capofitto nei suoni ruvidi degli anni ’90. Il nome Migraine richiama ironicamente l’emicrania, un disturbo che ci coglie spesso alla sprovvista, proprio come la loro robusta musica. Il disco, in confezione cartonata con le grafiche di Giuseppe Castellana / Cripta Tattoo Studio e le foto di Daniela Turco, si apre potentemente con l’intro “Aria n°8”, insegna del loro essere. Esso conduce alla title track, dove l’inizio Fuzz Rock lascia il campo a ritmi pressanti in cui la voce graffiante di Vinnie Brown narra questo succitato abbruttimento societario senza mezzi termini. Da sottolineare l’ottima registrazione ai Last Floor Studio di Ciccio Bento Barletta. Musica diretta dall’inciso rabbioso.
“Andromeda” affronta i demoni che ci affliggono nella mente in un duello fra il bene e il male, il passato e il presente. Il sound gode di un groove trascinante. Musica sudata, e potente. Bello l’attimo centrale psichedelico.
Attraverso “Era” e il suo basso distorto s’implode psicologicamente in una lotta interna priva di via d’uscita. Qui altri tratti Psichedelici fanno capolino, ricordando alcuni passaggi dei storici Pink Floyd.
Poi giungono i Migraine che non ti aspetti, molto vicini a Nick Cave in una ballata strumentale che racconta di una estate malinconica, il titolo è “The Height Of Summer”. Tutto attorno a noi diventa instabile e fuggente. Altro brano introspettivo è “Marlboro”, una sorta di Blues vigoroso in cui s’indaga sul confine che risiede fra la solitudine e la salvezza. Non manca neppure il Dub, ci pensa “Linda” a proporre nuove soluzioni pur restando radicata al quel Grunge proveniente dalle vocalità di Kurt Cubain (Nirvana).
“Indagini” è la breve colonna sonora di un percorso assurdo nei labirinti della mente, con ritmi possenti e richiami alla band Unsane. Poi è la volta di “Tatooine” (la mia preferita), il suo Blues intenso mostra una musica spezzata, ricercata, per un viaggio ragionato ma coinvolgente. Il basso ricopre un ruolo fondamentale nel contesto, donando all’ascolto profondità, mentre il solo di chitarra spezza l’andamento al punto giusto.
“Gocce” chiude l’album, analizzando la “felicità chimica” che conduce al senso della fragilità umana, e questa volta lo fa in Migraine style.
Questo debutto è ben realizzato oltre che curato nei particolari, ciò testimonia il fatto che il trio di certo non è sprovveduto. Sicuramente la band in sede live non sarà da perdere! Benvenuti Migraine. MS 







Versione Inglese:



MIGRAINE – Un’Abitudine
Self-production
Genre: Stoner / Grunge / Psychedelic
Support: cd / digital - 2025


It occurs to me that today we live in a restless society to say the least, where savagery manifests itself in many of our attitudes. Few inhibitory brakes, we often attack others so as not to be attacked in turn, a time when uncertainty makes everyone very aggressive. The perfect soundtrack to this trend is composed for us by Puglia's Migraine with “Un’Abitudine”. This is not a true concept album, rather a series of pieces that intersect with each other in a single vision of the state of things.
The sound, consequently, has to have angry characteristics alternating with quieter bangs, and what music if not Stoner and Grunge is more appropriate? Bands such as Queens Of The Stone Age, Mudhoney, Soundgarden, and others are also the reference point for Migraine, a trio formed by Jordan Rech (drums), Alex Pagano (bass), and Vinnie Brown (guitar, vocals).
They formed in Brindisi in 2019 to throw themselves headlong into the rough sounds of the 1990s. The name Migraine ironically recalls migraine, a disorder that often catches us off guard, just like their robust music. The album, in hardback packaging with graphics by Giuseppe Castellana / Cripta Tattoo Studio and photos by Daniela Turco, opens powerfully with the intro “Aria No. 8”, an insignia of their being. It leads to the title track, where the Fuzz Rock beginning leaves the field to pressing rhythms in which Vinnie Brown's scratchy voice narrates this aforementioned societal brutalization in no uncertain terms. Of note is the excellent recording at Ciccio Bento Barletta's Last Floor Studio. Direct music with an angry aside.
“Andromeda” tackles the demons that plague our minds in a duel between good and evil, past and present. The sound enjoys a dragging groove. Sweaty music, and powerful. Beautiful is the psychedelic middle moment.
Through “Era” and its distorted bass it implodes psychologically in an internal struggle with no way out. Here other Psychedelic traits peep out, recalling some passages from historic Pink Floyd.
Then come the Migraine you don't expect, very close to Nick Cave in an instrumental ballad about a melancholy summer, the title is “The Height Of Summer”. Everything around us becomes unstable and fleeting. Another introspective track is “Marlboro,” a kind of vigorous Blues in which we investigate the boundary that resides between loneliness and salvation. There is no shortage of Dub, either; “Linda” takes care of that, proposing new solutions while remaining rooted to that Grunge coming from the vocals of Kurt Cubain (Nirvana).
“Indagini” is the short soundtrack to an absurd journey through the labyrinths of the mind, with mighty rhythms and references to the band Unsane. Then it's the turn of “Tatooine” (my favorite), its intense blues showcasing broken, searching music for a reasoned but engaging journey. The bass plays a key role in the context, giving the listening depth, while the guitar solo breaks up the progression just right.
“Gocce” closes the album, analyzing the ‘chemical happiness’ that leads to a sense of human frailty, and this time it does so in Migraine style.
This debut is well crafted as well as meticulously crafted, which testifies to the fact that the trio is certainly not clueless. Definitely the band in live performance will not be to be missed! Welcome Migraine. MS