COORDINATE – Undreamt
Autoproduzione / CoordinateSoundStudio
Genere:
Art Rock / Post Rock
Supporto:
Digital / Bandcamp – 2026
I
Coordinate sono un progetto musicale nato a Roma dalla mente e dalla visione
artistica di Federico Magnanimi, polistrumentista, compositore e produttore
dell'opera. L'identità del gruppo si sviluppa attorno a un'interessante
combinazione di Post Rock/Metal, Art Rock, e musiche orchestrali. Elemento
caratterizzante dell'architettura sonora è il dualismo vocale tra la voce
femminile di Giulia Mastrosanti e quella maschile di Matteo Marazzi, che dona
ai brani una spiccata componente teatrale ed emotiva. Queste coordinate sonore
sono ad oggi una tendenza che in Italia sta prendendo campo, più del Progressive
Rock stesso, a testimonianza di voler comunque essere al passo con i tempi
seppur rispettando i suggerimenti del passato.
“Undreamt”
è un concept album narrativo e allegorico formato da sette tracce più una bonus
track. Racconta la parabola di un uomo confinato su un'isola che, scorgendo
all'orizzonte una luce lontana ribattezzata Gammar, decide di gettarsi in mare
per raggiungerla a nuoto. Nel tentativo, travolto dalla tempesta, perde ogni
cosa. Tratto in salvo dalle correnti e restituito alla riva, ormai solo e privo
di illusioni, riesce finalmente ad aprire gli occhi e a scorgere l'imbarcazione
che era sempre stata lì ad attenderlo.
“Gammar
I” è la traccia introduttiva d'atmosfera sostenuta dalle linee di basso di
Marco Fornari. Costruisce gradualmente una tensione avvolgente e rarefatta,
gettando le basi delle trame Post Rock e Progressive del disco e presenta lo
stato d'isolamento del protagonista sull'isola. Riconosce l'insoddisfazione per
il proprio stato e la nascita dell'ossessione per "Gammar", quel
bagliore lontano oltre l'oceano che promette una salvezza sconosciuta.
In
“Gammar II” la batteria di Andrea Recchia si unisce al basso di Fornari per
strutturare una sezione ritmica più incisiva. Le voci di Mastrosanti e Marazzi
iniziano a intrecciarsi in un dialogo sempre più incalzante. Qui risiede il
momento della decisione, il protagonista matura la scelta di abbandonare le
certezze del proprio luogo sicuro ("I know I must leave my island, follow
the light that's been calling me") per inseguire la luce a costo di
rischiare tutto. Soave la voce di Giulia Mastrosanti che riesce a far scorrere
più di un brivido sulla pelle. Invece l’anima più “metallica” del duo fuoriesce
nel brano “Swim Across The Ocean I – Tempest”, dove l'intervento ospite di
Giacomo Bonfadini alla chitarra solista e alla voce in screaming, trasfigura il
brano in un assalto sonoro aggressivo. Il pezzo narra il tuffo in mare e
l'impatto con la tempesta spietata dell'oceano. Simboleggia la lotta contro le
avversità dell'ignoto e la perdita progressiva di ogni difesa fisica e mentale.
Le
chitarre soliste di Damiano Tagliaferri e Alessandro Fontana introducono in “ Swim Across The Ocean II – Deliverance”
tessiture più liriche e distese. L'aggressività del brano precedente lascia il
posto ad aperture orchestrali solenni. Ed è la fase della resa e della
liberazione interiore (Deliverance). Il naufrago, stremato e ormai consapevole
dell'impossibilità di sconfiggere il mare con la sola forza bruta, smette di
lottare e si lascia trasportare dalle correnti, così noi dall’ascolto.
Il
brano più lungo del concept è “Sea Shore” con oltre nove minuti di musica. Un
affresco d'Art Rock che fluttua in delicati arpeggi di chitarra prima di
esplodere in una spinta drammatica di forte impatto emotivo. Qui si narra del
risveglio dopo la burrasca. Restituito dal mare alla battigia, il protagonista
giace svuotato di ogni illusione ma dotato di una lucida consapevolezza
("finally awake upon the shore"): il viaggio nel caos lo ha spogliato
di ciò che era superfluo.
Segue
“Gammar III” che si riallaccia ai temi melodici della suite iniziale,
riproponendoli in chiave malinconica, quasi trasognata, chiudendo il cerchio
tematico legato all'utopia di Gammar. Ottimo ed emozionante l’uso del piano.
Ora
la luce di Gammar non è più vista come una meta reale da raggiungere, ma come
un semplice espediente del destino servito a innescare il cambiamento
interiore.
La
conclusiva “The Ship” è il momento catartico e corale che suggella il racconto
in un clima di ritrovata serenità ed espansione orchestrale. Sulla
spiaggia, l'uomo scorge finalmente la barca che era sempre stata lì ad
attenderlo. Capisce che i mezzi per salvarsi e per navigare non andavano
cercati nell'ossessione per l'ignoto, ma nella capacità di riconoscere le
risorse presenti attorno a sé.
La
bonus track “Idiot” è un frangente caotico di 27 secondi di una devastazione
totale, una contro riflessione amara e autoironica sull'ottusità umana, su
quanto spesso si sia "idioti" nel rincorrere miraggi lontani
distruggendo quello che si ha già a disposizione.
Tra
chiaroscuri vocali, chitarre sferzanti e tessiture orchestrali, “Undreamt” è un
disco che richiede attenzione, ma che ripaga ogni singolo ascolto con rara
intensità emotiva. Un tassello di rilievo per l’Art Rock ed il Post Rock
italiano di questo 2026. MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento