DRIFT
LAB – Sunlight
Autoproduzione
Genere:
Jazz Prog
Supporto:
Spotify / Bandcamp / YouTube / Tidal – 2026
Quando
il Jazz Prog è fatto a regola d’arte, si comprende totalmente il significato
dell’appellativo che generalmente viene abbinato al genere: “musica colta”. E
sì, perché dentro c’è tutto, storia passata e presente, tecnica, gusto per la
melodia, creatività, improvvisazione… Insomma, una vera goduria all’ascolto.
Da
Roma, i Drift Lab si inseriscono in questo filone caro a protagonisti come
Frank Zappa e Miles Davis, ma che guarda anche a sinfonie alla Bach!
Si
formano nel 2020 e oggi rispondono ai nomi di Manuele Montesanti (produzione,
composizione, tastiere), Marco Pistone (basso), Guido Della Gatta (chitarra) e
Roberto Porta (batteria), con Carlo Maria Micheli al sax come special guest. Se
avete seguito il loro folgorante esordio di qualche anno fa con “Moonlight”
(dove c'erano Matteo Mancuso alla chitarra e Federico Malaman al basso), la
prima grande novità di “Sunlight” è il cambio radicale di line-up, che apre una
vera e propria "fase due" per il progetto.
C'è
un lavoro pazzesco sulle texture elettroniche e sui sintetizzatori, inoltre le
tastiere di Montesanti non fanno solo melodia, ma creano un'architettura quasi
cinematografica e atmosferica.
L'approccio
chitarristico di Guido Della Gatta è magistral, invece di prendersi prepotentemente il centro
della scena con assoli infiniti, gioca di dinamiche, interplay e tessuti
timbrici, integrandosi perfettamente nel groove della sezione ritmica di
Pistone e Porta.
Nelle
nove tracce che compongono l’album si lavora sulle luminosità armoniche, pur
mantenendo quel rigore strutturale che spazia dal Jazz alla precisione della
musica classica, fino a lambire territori cari a chi ama la complessità del
Prog strumentale moderno.
La
title-track apre le danze ed è il manifesto programmatico del nuovo corso, un
brano che gioca subito sulle dinamiche di tastiera e synth di Montesanti.
Ritmiche serrate e pulite fanno da complici all’insieme, mentre la chitarra di
Guido Della Gatta entra con un fraseggio elegante, perfettamente fuso con il
tappeto elettronico.
Interessante
la struttura di “Yellow Fire”, qui la sezione ritmica composta da Marco Pistone
e Roberto Porta spinge sul groove, mentre Montesanti e Della Gatta si scambiano
linee melodiche serrate, quasi a evocare una vera e propria fiammata di luce.
Segue
“Bump”, brano scelto come uno dei biglietti da visita del disco e accompagnato
da uno dei video in studio della band. È un pezzo marcatamente Funk Fusion,
dove spicca un lavoro pazzesco di arrangiamento tra organo Hammond, pianoforte
e sintetizzatori. Il timing e gli incastri ritmici qui risultano millimetrici,
mentre la chitarra si spinge persino in territori Hard.
“A-M-M-I-M”
ha un titolo che gioca sull'anagramma e ricorda la struttura di un vecchio
brano del debutto, “M-I-M-M-A”. È una traccia più cerebrale e siamo in pieno
Avant Jazz, dove il sound design d'avanguardia prende il sopravvento e le
strutture armoniche si fanno più complesse e sfaccettate, strizzando l'occhio
al Prog strumentale più moderno.
Nel
brano “Serendip” si può godere del sax di Micheli. Evocativo e atmosferico, il
pezzo è basato sul concetto della "serendipità", ossia “trovare
qualcosa di bello per puro caso”.
Se
a questo punto non siete ancora sazi, ci pensa “Chaste Countrywoman” a darvi
cibo per la mente grazie a un andamento molto dinamico e quasi narrativo, con
repentine variazioni di tempo e un interplay pazzesco tra basso e chitarra, che
dimostra la grandissima coesione di questa nuova line-up nonostante la recente
formazione.
E
poi c’è “Bleep”, il brano in cui le tastiere e la programmazione di Montesanti
dialogano in modo più serrato con gli strumenti acustici ed elettrici. Tanta
tecnica al servizio della melodia.
Chiude
“Bypolar” e lo fa con fantasia, passando da momenti di grande apertura melodica
e solare a improvvise accelerazioni ritmiche e sezioni più scure e intricate.
Infine
troviamo una bonus track intitolata “Evolving”, che sembra quasi un outro
concettuale: qui il flusso sonoro guidato dai synth pare indicare la direzione
futura del progetto, un'evoluzione continua delle forme musicali della band.
“Sunlight”
è dunque un lavoro che si spinge oltre il Jazz Prog, mescolando rigore
compositivo e grandissima libertà esecutiva. Da non perdere. MS
Versione Inglese:


Anch'io avevo ascoltato questo disco su Bandcamp conoscendo il nome della band. E che posso aggiungere, la tua disamina è perfetta, è uno dei miei generi preferiti con una qualità che meriterebbe le prime pagine dei Quotidiani, anche se siamo rimasti in pochi a leggerli. Purtroppo è l' ennesimo disco capolavoro e poche volte definisco un lavoro usando questo aggettivo, che verrà goduto da noi piccola nicchia di appassionati cultori. E mi piange il cuore pensare a questo. A certa gente che ascolta il degrado musicale italiano che abbiamo visto sul palco del Primo Maggio, glieli darei io i soldi, anche diventando un clochard sotto i ponti, per fargli apprezzare e capire questa musica. Ma è inutile, io ormai mi sono rassegnato. In questo Paese alla deriva sia economica che sociale, per non parlare dei fascisti al potere, l' unica cosa che ancora eccelle è l' arte (anche se hanno distrutto pure la biennale) soprattutto musicale. E I Drift Lab ne sono l' esempio lampante insieme a tante altre realtà. La pittura ormai è solo business, la gente acquista opere d'arte non per la loro bellezza o importanza, ma come fossero fondi d'investimento. Ormai è solo la finanza che detta legge. L' arte come bene rifugio come l' oro, mi fa venire il vomito. Perdonami lo sfogo, ma ormai la bellezza non salverà più il mondo. Consoliamoci con un buon impianto stereo, cuffie e seduti su un divano o sdraiati sul letto a godere di queste meravigliose perle che ancora l'Italia riesce a creare.
RispondiEliminaCertamente Ivano, anche io mi sono rassegnato e punto tutto esclusivamente sulla nostra musica, non vedo tuttavia uscite di sicurezza. Oramai la società è questa e non può tornare indietro, perchè mai si è tornato indietro nella storia. Il cellulare, la pubblicità, i media, l'AI.... ci hanno portato nel periodo che io personalmente denomino "Ristordimento". Siamo fottuti, ma chi se ne frega, io godo come posso, gli altri facciano pure...
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