THE
SAMURAI OF PROG - The 7 Voyages Of Sinbad
Seacrest
Oy / Just For Kicks / Dark Peak
Genere: Progressive Rock
Supporto: CD / Digital - 2026
Noto
a tutto il pubblico del Progressive Rock il potenziale e la qualità del supergruppo internazionale
The Samurai Of Prog, una certezza per chi ama le sonorità vintage ma con
risvolti moderni. Il nucleo storico dei Samurai composto
da Marco Bernard (basso) e Kimmo Pörsti (batteria), affiancati dal
polistrumentista e cantante Steve Unruh , unisce ancora una volta le forze con
una line-up internazionale di compositori e interpreti straordinari per dare
vita a una delle opere più ambiziose della loro lunghissima discografia.
Anche
in questo caso siamo di fronte ad un concept album, questa volta interamente
basato sui racconti di Sinbad il Marinaio tratti dalla celebre raccolta
mediorientale “Le Mille E Una Notte”. I testi, in questo caso, non si limitano
a riassumere le favole, ma cercano di esplorare la psicologia del viaggiatore.
Affrontano
il contrasto tra la sicurezza della casa della natia Bassora e l'irresistibile
richiamo dell'ignoto, del pericolo e della meraviglia. Brani come “Mark The
Stars” catturano perfettamente l'atmosfera del porto e la brama di esplorazione.
Nel
corso dell'album si attraversano allegoricamente le diverse stagioni della vita
del marinaio, fino ad arrivare alla maturità e al bilancio della propria
esistenza racchiuso nella lunga suite conclusiva.
Questa
volta la forza dei The Samurai Of Prog risiede nella loro natura di
"collettivo aperto". Per questo album, la band ha affidato la
scrittura dei brani a ben 8 compositori diversi tra cui Beppe Crovella, Stefano
Vicarelli, Octavio Stampalia, Alessandro Di Benedetti, Rafael Pacha, Mimmo Ferri,
Marco Grieco e Chris Engels. Poi una lunga serie di sopiti importanti fra i quali
nomino Roine Stolt alla chitarra (The Flower Kings, Transatlantic, Kaipa).
Nonostante
la frammentarietà della scrittura, il disco mantiene una coerenza stilistica
eccezionale, muovendosi tra il Prog sinfonico anni '70 di matrice Genesis/Yes,
influenze Folk mediorientali, passaggi fusion e aperture orchestrali
magniloquenti. Il formato fisico è impreziosito dal consueto, spettacolare
libretto di 20 pagine illustrato (un vero e proprio storybook) dal maestro e
conteso Ed Unitsky, una certezza di qualità per un rapporto completo fra musica
ed immagini.
Ma
veniamo ai brani chiave del lungo album della durata di 67 minuti iniziando da Beppe
Crovella della storica band torinese Arte & Mestieri, il quale compone il
brano iniziale “Guided To The Moon” rilasciando quelle tracce inconfondibili di
Jazz Rock che hanno costellato la loro importante carriera. Un tuffo negli anni
’70 fra Genesis e Gentle Giant con “The Valley Of Diamonds” e poi è la volta di
“Mark The Stars”, composta da Octavio Stampalia. Il pezzo ha un inizio
misterioso, per virare successivamente
nel Neo Prog epico e cadenzato. Fondamentale anche in questo caso il lavoro delle tastiere,
mentre il basso di Marco Bernard risulta
come sempre granitico e spinto e funge
da vero motore ritmico insieme alla batteria precisa e mai ridondante di Kimmo
Pörsti.
Organi
Hammond, Mellotron e Moog dominano la scena, alternandosi a pianoforti classici
e cori orchestrali in VST che amplificano l'effetto "colonna sonora
cinematografica". Per ciò che concerne i strumenti solisti, abbiamo il
violino e il flauto traverso di Steve Unruh che ricamano melodie Folk e
barocche a spezzare l'aggressività delle chitarre elettriche, donando quel
sapore fiabesco indispensabile per il tema trattato.
In
“The End Of The Day” sale in cattedra la chitarra storica di Stolte, per un
movimento variegato fra il sinfonico e la ballata in cui l’interpretazione di Michael
Trew risulta vincente.
In
“The Last Shore", composta da Marco Grieco, Sinbad si sposa e si imbatte
in un popolo di uomini capaci di trasformarsi in uccelli. Il crescendo sonoro è
emozionante oltre che trascinante. Qui ogni ben di Dio che un Prog fans generalmente
vorrebbe sempre ascoltare.
Una
menzione anche per la conclusiva “Simbad The Sailor” molto Genesiana ma con
interventi di chitarra dal sentore Pink Floyd e cori alla Yes.
In
sintesi, “The 7 Voyages Of Sinbad” non delude le altissime aspettative dei fan
del Progressive Rock più classico, oramai sono una certezza. È un album sontuoso,
melodico, ricco di sfumature strumentali e sorretto da un comparto lirico e
grafico che trasforma l'ascolto in un'esperienza multisensoriale da non perdere
assolutamente. Ancora una volta, grazie Samurai. MS
Versione Inglese:


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