domenica 21 ottobre 2018

Lifestream


LIFESTREAM – Diary
Lizard Records
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Ci sono alcune regioni d’Italia che ricoprono in ambito progressive Rock un ruolo particolarmente importante, la Toscana è una di queste. I Lifestream provengono da Prato e si formano nel 2006. Rilasciano un primo ep di quattro pezzi e dalla musica contenuta si evincono tracce influenzali di gruppi come Pink Floyd, Genesis, Yes, Kansas, Pain Of Salvation, Porcupine Tree e Marillion.
Caratterialmente sono forti, hanno basi Hard Rock, AOR oltre al dimostrare di aver assimilato la lezione del periodo vintage del genere, il tutto sia con rispetto che rielaborando il suono con la propria personalità. Resto sempre colpito da questo continuo fiorire di band al riguardo e non posso che esserne felice, così ne sono altrettanto per l’accurata attenzione che gli addetti ai lavori di questo genere (sempre più esiguo) dedicano a questi nuovi artisti, alla ricerca di ottima musica “sincera”.
I Lifestream sono Alberto Vuolato (chitarra), Andrea Franceschini (tastiere), Andrea Cornuti (basso) e Paolo Tempesti (batteria, voce). Il disco si presenta in una elegante confezione cartonata contenente un miniposter orizzontale con tanto di testi ed immagini. Il suono è equilibrato e pulito, la registrazione rende merito ai brani. I testi parlano d’appunti su diario di gioie, delusioni, sconfitte e rinascite che fanno da filo conduttore all’album composto da otto tracce. Da rimarcare la citazione finale di “E Mi Viene Da Pensare” del Banco Del Mutuo Soccorso per omaggiare Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese venuti a mancare durante la stesura e la registrazione di questo disco.
“Diary” si apre con “Dreamer” ed il cantato in inglese. L’Hammond da un tocco color seppia all’ascolto, il tocco a cui mi riferivo in precedenza, quello del tempo passato, delle radici vintage quando il Pop Rock (allora il Prog così si chiamava) dettava legge, chitarre alla Steve Hackett e David Gilmour annesse.
I brani hanno tutti una lunghezza abbastanza consistente, sui circa sette minuti di media e di sedici la mini suite “Over The Rippling Waters”.
“Built From The Inside” è anche lei ricca di cambi di tempo e di buoni assolo, quelli che molto spesso fanno chiudere gli occhi e sognare. Noto altresì un passaggio nel New Prog anni ’80.
“The Shy Tree” per il gusto musicale del sottoscritto è uno dei brani migliori del disco, apprezzo i crescendo emotivi, quando si passa dalla ballata all’enfasi corale dell’assolo finale. Cattureranno molti vecchi nostalgici come me. “Sound Of The Earth” si fa notare per un bell’assolo di chitarra elettrica, oltre che per la prova vocale sopra le righe.
“Discoveries” è la prima mini suite dell’album nei suoi dieci minuti, variegata fra schiaffo e bacio, chitarre Hard e tastiere (piano compreso) che sciolinano melodie incantevoli. Pane per il Prog fans incallito.
Un arpeggio di chitarra con l’incedere malinconico inizia “Whispers”, molto stile Genesis, e l’aria attorno a noi cambia, si ha la sensazione che il tempo si sia fermato in quegli anni in cui la bellezza sembrava essere una cosa normale, oggi ricerchiamo quegli attimi come l’oro. I Lifestream qui ci deliziano.
E’ poi la volta della nominata suite, e qui le carte vengono calate tutte di un botto. Il disco si conclude con la title track “Diary”, si giunge a capolinea sazi e consci che la fame di Prog in poco tempo è passata. Il cibo? Ottimo direi.  Buon appetito ai buongustai. MS

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