domenica 23 settembre 2018

Rose


ROSE – Moving Spheres
Music Force / Toks Records
Genere: Jazz 7 Blues
Supporto: cd – 2017


Dietro il nome Rose si cela la giovane artista Rosa Mussin, appena ventiquattrenne, e non me ne voglia la cantante per aver svelato la sua giovane età, ma questo a mio avviso va sottolineato e leggendo la recensione capirete anche il perché. Sin da bambina si appassiona al pianoforte, studia clarinetto classico e pianoforte e a quattordici anni entra a far parte della Real Flexible Orchestra (Big Band Jazz). Con  Freddy Frenzy & The Magazin Roots si fa una grande esperienza live, aprendo concerti ad artisti come Roy Paci, e pubblica il disco “Reunion” (2012) come tastierista e back vocalist.  Rientra nel progetto de la North East Ska Jazz Orchestra  per condivide il palco con artisti quali Mr. T-Bone (Africa Unite, The Bluebeaters) e Furio (PituraFreska, Ska-J) e numerose le date in Italia e all’estero. Più recentemente si distacca dal sound Reggae  per avvicinarsi al Soul, Blues, R&B e Hip-hop. Nel 2016 vince il BlackMusic Blues Contest di Pordenone e a seguire  molto altro ancora, questo soltanto per riallacciarmi alla sua giovane età.
Il disco è composto da sei brani, tutti trainati dalla voce di Rose accompagnata da Alessio Benedetti alla batteria, Alessio Zoratto al basso, Matteo Pinna alla chitarra, Alessandro Scolz alle tastiere e da Mario Castelletto alle percussioni. Appaiono come special guest Marco D’Orlando alla batteria nel brano “Moving Spheres” e Roberto “Rob” Amadeo al basso e alle tastiere.
Il Jazz corposo e caldo di “Relation” non soltanto apre il disco, ma presenta il carattere di Rose, la vocalità apportata alla sensitività emotiva. Tonalità aperte, su intercalare d’intensità. La musica accompagna con sobrietà, senza strafare per non disturbare la vocalità della cantante, anche se di tanto in tanto brevi assolo si presentano.
Più ricercata ed elettronica “Moving Spheres”, ma il tutto resta a disposizione della melodia, mentre la voce di Rose gioca con echi. Una nuova veste.
Si ritorna alla Fusion ed al Jazz di compagnia con “Same Things”, brano che definirei come minimo radiofonico.
Arriva anche il momento più intimo, qui dal titolo “Amused”, dove la canzone abbraccia la voce e viceversa. Rose dimostra di conoscere bene anche la storia del genere. Un Funky a cavallo del Rock ci accoglie in “Stupid”, momento più corposo e diretto. Il disco si chiude con “Ups & Downs”, voce e chitarra acustica, Rose qui si esibisce in casa, fra giochi vocali ed intensità emotiva. Una interpretazione matura e profonda che fa la bellezza del genere in analisi.
Rose è dunque una sorpresa in attesa di maturazione totale, la strada intrapresa gode già di personalità e chi l’ha notata sa cosa sta trattando. Un disco piacevole e scorrevole consigliato a chi ama coccolarsi con il Jazz, la Fusion e tutto quello che gira attorno a questo mondo elegante e delicato. MS



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