martedì 26 dicembre 2017

Aerodyne

AERODYNE – Breaking Free
Burning Minds/Street Symphonies
Distribuzione: Sound Trek
Genere: Heavy Metal
Supporto: cd – 2017



Anche nel 2017 l’Heavy Metal classico continua imperterrito il proprio cammino, senza compromessi ed alterazioni di sorta. La personalità è forte e alla faccia di chi negli anni ’80 lo ha dato per nato e finito, trova anche nei paesi scandinavi un punto importante dove proliferare. Questi paesi sono di mentalità aperta e l’Heavy Metal ben si adegua alle loro oscure vedute.
Aerodyne sono un gruppo che si forma recentemente nel 2016 dalla fusione di due band a Göteborg ed è formato da  Daniel Almqvist (voce, chitarra), Johan Bergman (chitarra), Timmy Kan (basso) e da Christoffer Almqvist (batteria).
“Breaking Free” è composto da dieci canzoni ad iniziare da “As Above, So Below”. L’Heavy Metal è questo, pochi ingredienti per una massima riuscita. Suono massiccio ed elettrico che spesso viene paragonato ad un muro, riff efficaci e ritornelli dalla facile memorizzazione, per cantare soprattutto con loro in sede live. Il pezzo che apre ne ha tutte le caratteristiche comprese le coralità da parte della band, e aggiungo io un buon solo di chitarra che fa acquistare al brano una marcia in più.
In definitiva possiamo chiamarlo semplicemente Rock, perché in fondo la base è questa, “Comin’ For You” mi riporta ai tempi dei Saxon ed è solo che una gran bella sensazione.
Segue la title track “Breaking Free”, speed and massive! Quando l’Heavy Metal si esprime con semplicità ha sempre una buona riuscita.
“Aerodynamic” racconta ancora una volta un percorso impolverato e saggio proveniente dalla passata NWOBHM, acronimo di New Wave of British Heavy Metal. All’ascolto il piede parte da solo, così il ciondolare del capo. “Pedal To The Floor” è fra i miei preferiti, per l’attitudine che dimostra fra schiaffo e bacio, una formula che sempre mi ha intrigato. Spenderei anche due parole per la voce di Daniel Almqvist che mai cerca di strafare, anche se riesce in alcuni tratti ad andare in alte quote, conosce i propri limiti e per questo saggiamente riesce a gestire con padronanza e professionalità.
“We All Live A Lie” scivola come un bicchiere d’acqua nello stomaco, con freschezza e velocemente, comunque dissetando, mentre la breve “Until You’re Gone” mostra i muscoli della band. “Setting, Hell On Fire” nel titolo ha già il contenuto sonoro. “Run Away” nuovamente va a parare nel calderone del Metal puro dei tempi che furono, con rispetto e  professionalità, specie nelle coralità. L’album si chiude con “Back To Back”, un arpeggio che mi rimanda alla memoria i migliori Queensryche lo inizia, per poi svolgersi in differenti carature di stati d’animo.

Un disco che va ascoltato felicemente anche in auto, specialmente quando si percorrono lunghi chilometri, per restare svegli e cantare ad alta voce. Up the Metal. MS

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