lunedì 30 ottobre 2017

Minco Eggersman

MINCO EGGERSMAN – Kavkasia
Volkoren
Distribuzione Italiana: G.T. Music Distribution
Genere: Ambient/Avanguardia
Supporto: cd/lp – 2017


Minco Eggersman è un prolifico polistrumentista olandese nato nel 1977, autore di numerosi dischi realizzati con differenti progetti. Ed è proprio dopo questi ultimi tre anni dedicati alla creazione di colonne sonore per film e documentari per la televisione nazionale olandese, che ritorna alla musica solista con questo nuovo prodotto dal titolo “Kavkasia”.
Esso nasce ispirato da un viaggio effettuato con sua moglie in Georgia, e riflette la ricerca di bellezza, di forza e di riposo, sulle montagne caucasiche.
L’intento dell’artista è quello di immergere l’ascoltatore in questa tela di natura, dove i colori sono le note, tenui ma allo stesso tempo capaci di apporre profondità all’opera. Nella musica Ambient che scaturisce dalle dodici canzoni si evince ariosità, pacatezza, e si ha la sensazione di vivere di persona i posti visitati dal musicista. Non a caso gran parte del materiale è basato su registrazioni eseguite “sul campo” da parte di Minco e dal regista Yaron Cohen in Georgia, registrazioni che effettivamente portano direttamente la Georgia nel salotto dell'ascoltatore. Per raggiungere questo scopo Eggersman si è coadiuvato di artisti della ECM come Audun Erlien (Mathias Eick e Silje Nergaard), Svante Henryson (che ha collaborato con Steve Gadd, Ryan Adams e Elvis Costello), Oene Van Geel(Jan Bang) e Paul Van Der Feen della Metropole Orchestra. Lui pur essendo un batterista in primis, in “Kavkasia” non suona la batteria, la musica composta non ne necessita.
Come hanno già detto in Italia gli Arti & Metieri in “Tilt”, qui si hanno “Immagini per un orecchio”, fotografie e voli pindarici anche ad alta quota. Musica da ascoltare prevalentemente ad occhi chiusi per non lasciarsi influenzare da distrazioni esterne.
Le tracce sonore sono alquanto brevi, escluse due, “Holy Ground” e “Tiblisi Calls”, quest’ultima aperta con vero suono di campane. Il paesaggio è avanti a noi. “Dance” è cantata ed il canto è serioso in stile primi Pink Floyd, pacato e profondo.
Ottoni in “The Black Sea” mentre la malinconica “The Other Side Of Down” si avvicina alla Psichedelia. I territori musicali esplorati sono molteplici, anche ambienti Etno/Folk si affacciano di tanto in tanto, come nell’inizio di “Stepantsminda”. “Deda Ena” è fra le mie preferite, acustica e vicina al cantautorato americano anni ‘60/70, reminiscenze Tim Buckley. Ma non è un disco da centellinare in descrizioni singole, è semplicemente un puzzle dove la visione sta nell’orecchio di chi ascolta. La mia non sarà la stessa della vostra, per cui mi limito solo a consigliarvelo.

In un mondo dove si corre senza meta, dove la frenesia ci travolge, un bel viaggio rilassante nel Caucaso ci sta proprio bene, almeno facciamolo con la fantasia, non ci costa nulla. MS 

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