Gazzara
GAZZARA – Progression
Irma Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2022
Francesco
Gazzara è un musicista polistrumentista a tutto tondo, in attività dagli anni ’90
quando esordisce con “One” (1995 - Irma CasaDiPrimordine, Irma Molto Jazz). La
sua musica negli anni dimostra un grande amore per il Progressive Rock,
specialmente quello rivolto ai Genesis, anche se puntate nel Jazz spesso si
evincono. Undici i lavori ufficiali in studio, e questo nuovo “Progression” è
il dodicesimo suggello.
Gazzara
è principalmente un tastierista, infatti, nell’album suona l’Hammond B3, il Fender
Rhodes, Mellotron M4000D, Korg M520 e altre ancora, oltre che il basso, e la
chitarra.
Narrava
la nostrana PFM nell’album “Ulisse”, “Andare per andare via io non cerco una
città
ma
il confronto di un'anima con la sua libertà. Andare per andare via dove non ti
perdi mai e si ostinano a vivere i grandi sogni miei”. Il viaggio, l’importante
non è la nascita o la morte, la vita è il viaggio, e per affrontarlo si richiedono
strade, percorsi, direzioni e Gazzarra ci trasporta in una ricerca di
progressione al riguardo, ispirata da un’antica mappa stradale britannica del
1360. Un viaggio da affrontare assieme attraverso dodici canzoni aventi il
titolo delle località che s’incontrano percorrendo proprio quest’antica strada
che attraversa il sud dell’Inghilterra tra Southampton e Canterbury. Con lui
suonano Giuliano Ferrari (batteria), Dario Cecchini (flauto, sax, basso,
clarinetto, Carmine Capozucco (oboe), Giulia Nuti (viola), Giorgia Pancaldi (violoncello)
e il The Old Choir che attraverso le coralità evocative apre con “Misericordiae”.
Il
disco è strumentale, la seconda traccia s’intitola “Southampton”, dove le dolci
note lasciano spazio alla fantasia dell’ascoltatore. Il flauto accarezza, le
tastiere sono presenti e fanno da tappeto ad un motivo orecchiabile dal sapore
antico.
Si
arriva a “Havant” e le atmosfere si fanno più cupe, l’oboe, i fiati e tutto l’ambiente
circostante si adoperano come in un’opera classica. Tuttavia i Genesis spesso
emergono e nel contesto non stonano sicuramente. Quando si giunge a “Chichester”,
il percorso è ancora molto lungo ma la musica che ci accompagna ha il potere di
rendere tutto piacevole e mai pesante. “Arundel” propone scenari differenti, a
tratti grevi e in altri momenti più solari. Le tastiere salgono in cattedra e
duettano con il flauto di Dario Cecchini, essendo questa musica comunque
Progressiva, non mancano di certo i classici cambi di ritmo e di situazioni.
La
colonna sonora di un film rappresenta a dovere le scene, così arrivati a “Bramber”
la musica sembra accostarsi al Neo Prog degli anni ’80 mostrando così un altro
lato del percorso. Un palese ritorno al mondo di Gabriel e soci giunge dagli
arpeggi di “Winchelsea”, un attimo di riflessione infarcito di dolcezza che non
soltanto spezza l’ascolto, ma fa sempre bene all’anima. E poiché ho nominato la
PFM non posso esimermi dal citare anche il Banco Del Mutuo Soccorso che nel suo
storico “…Messere da quassù si domina la valle, ciò che si vede è…” mostra un
panorama ampio, proprio come accade nell’ascolto di “Lewes”, almeno così la mia
fantasia interpreta le note della canzone. Più cittadina “Boreham Street”,
allegra e comunque sempre di colore seppia a ricordare un passato poi non
troppo lontano. “Applendore” è quasi alla fine del percorso e il trittico di
citazioni si conclude quando mi accorgo che il pezzo potrebbe benissimo
risiedere nella discografia delle Orme. “Rye” è ricercata, a tratti condita da
rumoristica e di arrangiamenti onirici. Ed eccoci giunti a “Canterbury”. Il viaggio
sonoro dopo più di un’ora si conclude, anche se in realtà a me sono sembrati
pochi minuti a testimonianza di un rapimento psichico riuscito da parte di quest’artista
che merita sicuramente tutta la vostra attenzione. MS
Nessun commento:
Posta un commento