domenica 14 gennaio 2018

Feronia

FERONIA – Anima Era
Andromeda Relix
Distribuzione: GT Music
Genere: Metal Progressive
Supporto: cd – 2017


Per un mio preciso modo di vivere la musica, essa deve essere una confluenza di fattori, ad iniziare dalla storia, ossia avere in se qualcosa del passato, avere personalità che modifichi  in un proprio stile questo passato, un mix di generi (se possibile), buone melodie da ricordare e quindi non soltanto ricerca, ed infine mi deve toccare le corde dell’anima. Troppe cose vero? In effetti non sempre i prodotti musicali riescono ad avere contemporaneamente tutti questi fattori al proprio interno, anche perché ogni ascoltatore ha un gusto personale a se, quindi inevitabilmente difficile accontentare tutti. Eppure anche nel 2017 certe emozioni non mancano e spesso derivano da generi musicali non prettamente popolari, come ad esempio il Progressive Metal.
I Feronia provengono da Torino e miscelano elementi Progressive Rock all’Heavy Metal senza disdegnare ingredienti epici. Sono composti da Elena Lippe (voce), Fabio Rossin (chitarra), Daniele Giorgini (basso) e Fabrizio Signorino (batteria). Si formano nel 2015 e l’intento è quello di riunire nella musica messaggi importanti quali poesia, ecologia, arte, psicologia ricerca spirituale, consapevolezza, politica e molto altro ancora. L’uomo non è al centro di tutto, neppure la donna, piuttosto nel pianeta tutto è incluso. Questa visione a “spirale” o meglio ancora “circolare” delle cose, ispira il nome Feronia, ninfa di origine etrusca (c’è chi dice Dea) che fa parte del pantheon delle Dee Italiche.
Molta carne al fuoco dunque, a partire da “Priestess Of The Ancient New”, prima canzone dell’album. La chitarra alza subito una barriera sonora importante e la voce di Elena ben si staglia nel contesto senza strafare, puntando sull’interpretazione piuttosto che alla fisicità. I più attenti di voi noteranno richiami a band come Queensryche, Nightwish e Rush.
Il sound Feronia tuttavia ha qualcosa di “italico”, i riferimenti si, ma metabolizzati, così lo si può evincere anche all’ascolto di “Atropos”. Il ritmo rimane sostenuto nella successiva “Wounded Healer”, canzone muscolosa contenente un buon assolo di chitarra, seppur di breve durata. Discorso analogo per “Garden Of Sweet Delights”, quasi quattro minuti di lavico metallo con un buon ritornello. Non stonerebbe nel mastodontico “Operation: Mindcrime” dei Queensryche, come non ci stonerebbe “Free Flight”. Più ricercata anche nelle ritmiche “Humanist”, qui i giochi sono differenti, si accorpano differenti caratteristiche del Metal, soprattutto quelle delle band già citate.
C’è anche un frangente maggiormente pacato dal titolo “Innocence”, qui la prestazione vocale è più matura, Elena Lippe gioca in casa. Ancora scintille con “Depths Of Self Delusion”, un alone di oscurità aleggia fra le note, quel velo che dona al brano un fascino in più. “Exile” non aggiunge e non toglie nulla da quanto detto, mentre più giocosa risulta “Thumbs Up!”, altra vetrina per Elena. La ritmica è rodata e oliata a dovere. Il disco si chiude con un pugno allo stomaco per graniticità, “A New Life” sa dove colpire.

Tengo a sottolineare anche un buon artwork di accompagnamento al disco, in versione cartonata e contenente un dettagliato libretto con testi e foto. Un prodotto maturo, professionale e ben registrato. Se vi capita o se lo cercate, dategli un attento ascolto. MS

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