domenica 10 febbraio 2013

Galleon

GALLEON - Engines of Creation
Progress Records
Distribuzione italiana: ?
Genere: New Prog
Support: CD - 2007




 Nel 2007 ritornano i Galleon, ritorna il Prog degli svedesi e con loro le storie di passaggi musicali a volte semplici e a volte intricati. Un comeback gradito dopo quattro lunghi anni dal doppio concept “From Land To Ocean”. La musica è sempre legata al loro stile, cara al New Prog di band come gli Arena, i Marillion, ma anche molto legata alle tematiche anni ’70, dettate da band come Yes, Genesis e perfino dell’Hard Prog alla Rush. Molti ingredienti dunque in questo piatto, si rischia l’indigestione, ma così per fortuna non è. Questi artisti sanno legare il tutto con spiccata personalità ed una furbetta dose di melodia, più accessibile a chi di Prog non vive.
La formazione del bassista cantante Goran Fors è la stessa, segnaliamo solo l’ingresso del nuovo batterista Goran Johnsson. Le tastiere di Ulf Pettersson sono sempre presenti ed a volte salgono prepotentemente in cattedra, pur senza strafare. I brani non sono di lunga durata, solo in sporadici casi si raggiungono i nove minuti. Gradevoli e commerciali “The Assemblers” e “Signals”, per giungere a qualcosa di più impegnato e ricco di riferimenti storici, bisogna giungere alla bella “Engines Of Creation”. La chitarra di Sven Larsson ci regala un solo davvero tagliente, al limite del Metallo. La musica di “State Insane” ha passaggi genesiani, riconoscibili nei frangenti più delicati e corali, dove l’arpeggio di chitarra ricorda non poco Steve Hacckett, ma anche altri vigorosi ed epici. I Galleon si cimentano in diverse categorie emozionali, a dimostrazione di un possesso di composizione davvero maturo. Nell’ora di ascolto sono davvero pochi i brani di riempimento, forse se ne poteva fare a meno di “Fog City”, ma il quartetto finale di canzoni fanno godere alla grande. Bella la breve strumentale “The Cinnamon Hidea Way” si raggiungono poi le emozioni maggiori con “Men And Monsters”, contenete gli insegnamenti Pinkfloydiani. Ancora chitarre in evidenza con “Machine Mother”, uno dei momenti più Hard del disco, pur sempre restando nei confini del Prog prettamente melodico. Si chiude alla grande con i nove minuti di “Lightworks”, riassunto di diverse generazioni Rock, tutte presenti in questo piccolo gioiello sonoro.
In definitiva siamo nuovamente di fronte ad un disco ottimo, ma senza picchi degni di un prodotto passato alla storia. Stiamo qui ancora una volta a parlare di un buon momento musicale, sincero e ben confezionato. Molti di voi (e qui mi ci metto anche io) si potrebbero accontentare, i più esigenti sono sicuro che storceranno il naso. Comunque bravi. MS


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