domenica 25 novembre 2018

Speciale ANTILABE'


Speciale ANTILABE'


ANTILABE’ – Diacronie
Autoproduzione
Genere: Folk – Jazz Prog
Supporto: cd – 2010


Gli Antilabè sono di Treviso e l’embrione del gruppo si forma nel 1993. Dopo l’esordio targato 1997 dal titolo “Dedalo” (Tring), è la volta di “Diacronie”, album di musica totale che spazia dalla World al Jazz, passando per il Folk e quindi racchiusa nel calderone del cosiddetto Rock Progressivo. Il disco è suonato da Carla Sossai (voce), Luca Crepet (batteria), Adolfo Silvestri (basso, chitarra, contrabbasso, bouzouki), Luca Tozzato (batteria) e Marino Vettoretti (chitarra, synth guitar).
Antilabè è il nome di un soldato combattente a Sparta ed in greco il nome significa “impugnatura”, probabilmente riferita al suo scudo di battaglia. Il concepimento sonoro come detto, spazia in differenti territori multietnici, con un cantato ricercato fra esperanto, Maja, dialettale ed italiano. Un affresco sonoro colorato proprio come la copertina che ben lo rappresenta ad opera di Paolo Bressasn. Nel disco si avvalgono della presenza di numerosi special guest, fra i quali spiccano l’americano Mike Applebaum, tromba principale nell’orchestra del maestro Ennio Morricone, e  Vittorio Matteucci alla voce, artista eclettico presente anche in musical di successo quali Notre-Dame de Paris e I Promessi Sposi.
Dodici storie ad iniziare da “Esperi” con Mike Applebaum e tanto calore sonoro, quasi accarezzati da reminiscenze world, dove la terra racconta e insegna.
Con la voce di Stefano Dall’Armellina giunge “Come Un Canto”, canzone spensierata, ricca di percussioni e molto cantautorale, il duetto vocale con Carla funziona ed il tutto su un testo in lingua italiana. Ancora sole in “Indionimago”, nello specifico  il calore sembra provenire dal Brasile, il viaggio mentale si intraprende in un attimo. Percussioni aprono “Deserto” e qui il sound è jazzy, da sottolineare anche l’interpretazione vocale di Carla Sossai, davvero ottima interprete dei testi con modulazione malleabile a seconda della necessità del caso.
Riuscite ad immaginare i Maja in versione Jazz? Gli Antilabè si adoperano anche in questo settore regalandoci “Quetzal”. In questo brano apprezzo le coralità che in me richiamano reminiscenze anni ’70.
Tradizioni partenopee, odore di vicoli intrisi di sugo con la pummarola in pentola, finestre che si aprono e persone che si parlano da un balcone all’altro mentre stendono panni, tutto questo ed altro che la vostra fantasia può sprigionare all’ascolto di “Notte Partenopea”. Musica che mette gioia e che ancora una volta presenta una cartolina ben distinta della nostra terra.
Si sogna ad occhi aperti in “Hadaha As-Sabah II”, il suono del vibrafono incanta. E a proposito di sogni, una fisarmonica apre “Danza Invisibile”, fantasmi e spiriti della notte danzano per noi.
Non svelo altro in quanto la musica degli Antilabè va scoperta capitolo per capitolo.
“Diacronie” è un disco che narra la storia dell’uomo in senso generale, la sua terra e la cultura, il tutto in maniera professionale perché i musicisti sono davvero di spessore tecnico elevato e aggiungo suonato anche con garbo, senza mai alzare troppo i toni.
Dicono nel libretto del cd: “Diacronie, alla scoperta del passato per vivere il presente e sognare il futuro”…Davvero! MS




ANTILABE’ - Domus Venetkens
Lizard Records / G.T. Music Distribution
Genere: Folk – World Prog
Supporto: cd - 2018


Venticinque anni di carriera musicale oggi come oggi è un traguardo davvero importante e i trevigiani Antilabè raggiungono questo obbiettivo probabilmente con il disco più interessante: “Domus Venetkens”.
Lo sforzo creativo è notevole, ne scaturisce un concept che narra la storia dell’antico popolo veneto. Racconta la leggenda che il popolo Enetioi (o Venetkens) parta dall’Asia Minore per giungere alle attuali coste venete per insediarsi e fondare alcune città. La suite musicale ispirata da questa trama è tratta dal libro che Adolfo Silvestri (basso) sta scrivendo, un fantasy/storico che viaggia nel tempo, dal 1700 d.C. al 1256 a.C..
Anche in questo caso, come è accaduto per l’ottimo “Diacronie” (2010 – autoproduzione), le lingue utilizzate nel canto di Carla Sossai sono differenti, dal veneziano del 1700 all’illirico raguseo del 1400, oltre che griko salentino su ritmi balcanici e mediorientali.
Ad oggi il gruppo viene completato da Luca Crepet (Batteria, percussioni, vibrafono), Graziano Pizzati (pianoforte, tastiere), Luca Tozzato (batteria) e Marino Vettoretti (chitarra, synth guitar, flauto). Anche in questo caso non esulano ospiti qui del calibro di Elvira Cadorin (voce), Piergiorgio Caverzan (clarinetto, sax) e Sara Masiero (arpa celtica).
Molta carne al fuoco dunque da ascoltare, ma anche sostanza per le mani e per la vista, il cd viene presentato in una edizione cartonata accompagnata da un libretto davvero ben confezionato con tanto di testi, fotografie e spiegazioni. La grafica di Laura Nardelli avvalora il progetto intero rendendolo completo e donando lui quel tocco di “Prog” che un amante del  genere percepisce al primo sguardo.
La musica scritta da Graziano Pizzati inizia con il pianoforte, come un narratore delicato accompagna l’ascoltatore nel viaggio in “Enetoi” nella Venezia del 1559. Viene fuori un antico segreto di cui gli Enetoi ne sono custodi gelosi. Le tastiere donano quel tocco di “progressivo” che ben si incastona con la musica ricercata fra il Jazz e il folk/world. Un festoso carnevale giunge magicamente nel brano “L’e’ Riva Carnoval”, ispirato dalle “Canzonette Veneziane Da Battello” del settecento. Gli strumentisti dimostrano ancora una volta di essere in possesso di una tecnica strumentale individuale notevole, ma mai sparata li in inutili virtuosismi, bensì badando alla sostanza emotiva. Gli assolo strumentali risultano essere sempre gradevoli e aggraziati, trapelando basi solide di studio. “Ignote Visioni” è un momento quasi del tutto strumentale nel quale il concetto si può evincere.
Bosnia 1463, “Glavize Visokoska” racconta della ricerca di un simbolo misterioso, la musica storica che scaturisce dagli strumenti degli Antilabè ne è ottimo supporto, in qualche frangente anche giocoso. Breve strumentale “In Balia Dei Flutti” per giungere naufraghi sulle coste bizantine, ed è “Orria Festa”. Esso è quasi un saltarello, musica tradizionale miscelata con alcuni passaggi più moderni, legati dalla bella voce di Carla. Altro breve strumentale in “Ionios Kolpos” , movimento che si lascia trasportare ed alzare in volo dalle note del pianoforte e del basso, esso porta a “Yi Eleuthera”, battaglia navale del 480 a.C. per la libertà.
In questa lunga suite c’è meno jazz rispetto ai lavori passati del gruppo, anche se di tanto in tanto affiorano alcuni movimenti, tuttavia lo stile è ben marcato, la personalità è calcata, per meglio dire “radicata”. Ottima l’interpretazione vocale dell’ospite Elvira Cadorin, vibrata quando serve e con un controllo estensivo ragguardevole. Si giunge quasi alla fine del viaggio, con la strumentale “Pythia” e “Gangra”, canzone più lunga della suite con i suoi quasi otto minuti lo conclude. 1256 a.C., il ritorno alle origini nella città dai tetti dorati.
“Domus Venetkens” è uno sforzo artistico gradevole sotto molteplici aspetti, elegante in tutto e scorrevole nell’ascolto, gli Antilabè la sanno lunga e la sanno pure raccontare. MS


venerdì 2 novembre 2018

Anima Mundi

ANIMA MUNDI – Insomnia
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T.Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


La discografia dei cubani Anima Mundi comincia ad essere nutrita e a parlare una lingua propria. Infatti la band ha costruito negli anni un particolare incedere, un modus operandi personale, raccogliendo nel tempo influenze sonore da gruppi vari moderni come Porcupine Tree tanto per citare un nome, ma anche dal passato, quegli anni ’70 che hanno dato vita a questo genere che fra mille difficoltà comunque non da segni importanti di cedimento.
“Insomnia” è il sesto album da studio dopo l’ottimo “I Me Myself” del 2016, il primo album con la casa tedesca Progressive Promotion Records, e che prosegue la trilogia appena intrapresa con il precedente. Nei testi si parla ancora di politica, finanza e tecnologia che avanza, analizzando puntigliosamente l’esistenza umana odierna e futura. Nella line up si denota la dipartita del cantante Michel Bermudez a favore di Alvis Prieto. Completano la formazione i soliti Virginia Peraza (tastiere, effetti, voce), Marco Alonso (batteria), Yaroski Coredera (basso) e Robert Diaz (chitarra e voce).
Il supporto al disco è ancora una volta piacevole alla vista e buon rappresentante del contenuto sonoro, classica edizione cartonata con tanto di libretto accurato con testi ed info, oltre che contenente belle foto. Ed è subito mini suite, il primo brano “Citadel” di undici minuti è suddiviso in tre atti, amalgamato su una spina dorsale sia sinfonica che jazz, quest’ultimo evinto nell’approccio vocale. La musica si adopera in differenti stadi umorali, toccando anche vette dark come nel secondo atto del brano intitolato “ActII – Scenary”. Alcuni suoni potrebbero risiedere anche nella discografia Pink Floyd di metà carriera. La terza parte del brano parte in un movimento caro al prog fans più incallito, una fuga strumentale  di matrice Spock’s Beard. Concatenata sopraggiunge “Nine Swans” e le tastiere diventano fondamentali per le atmosfere che riescono a disegnare, per chi li conosce diciamo in stile Arena più intimistici. Con questi punti di riferimento non vorrei che passasse il messaggio che gli Anima Mundi non hanno personalità, tutt’altro, cito nomi di band famose nell’ambito per cercare di far capire meglio l’approccio sonoro proposto dalla band, che spazia da uno stile all’altro con sicurezza e capacità strumentale.
Come in un'unica enorme suite sopraggiunge “Electric Credo”, in effetti elettrico è anche il pezzo qui molto ricercato e per certi versi sperimentale, passa alla mente inevitabilmente quel “On The Run” dei Pink Floyd. Il concept si spezza e subentra “The Hunter”, sensibile e delicato fra voce ed arpeggi di chitarra, ancora una volta supportati dall’importanza delle tastiere in un risultato decisamente New Progressive Rock.
La title track è il classico pezzo dall’ampio respiro, bene arrangiato anche nei supporti vocali sussurrati in sottofondo. Il brano, per li conoscesse, richiama alla memoria i Parallels Or 90 Degrees. Un ticchettio apre “Electric Dreams”, una stanza apparentemente vuota dove squilla a vuoto anche un telefono. Un countdown probabilmente uscito da una tv accesa, un suono spettrale, enfasi che lascia l’ascoltatore attento al divenire. Giunge un sax a rendere tutto apparentemente più tranquillo, ma un suono di sirena prolungato fa ritornare la sensazione d’ insicurezza, per fortuna ecco sopraggiungere il rumore di chiavi che aprono la porta: si esce.
Una tromba fusion accompagna “The Whell Of Days”, è mezzanotte e ancora si cammina per strada in attesa di domani. Il pezzo è Jazzy anche se coperto da un velo di oscurità. Jazz psichedelico. “New Tribe’s Totem è la seconda mini suite dell’album con i suoi dieci minuti di durata. Il brano mi fa cogliere l’occasione per sottolineare l’importanza del ruolo strumentale del basso in questo album, ben dosato e possente quanto serve nel momento giusto. Tutto questo rende il lavoro più intrigante, i suoni fra effetti stereo e per quantità variegata di certo non fanno scollare l’ascoltatore dallo stereo. Ed ecco fare capolino i Porcupine Tree, così nella conclusiva “Her Song”, canzone che per il sottoscritto è la più bella dell’intero album, chitarre Pink Floydiane comprese.
In generale, da sottolineare dunque gli ampi momenti passati nella psichedelia, sempre in agguato nel sinfonismo dei suoni.
Un disco che racconta una lunga storia e lo fa più marcatamente possibile, sigillando il connubio fra i suoni e le immagini della nostra fantasia supportate dalle parole dei testi e da quanto narrato sino ad ora. Finalmente un disco registrato nel rispetto non solo della musica ma anche degli effetti e delle sonorità. Attendo ora con impazienza la parte conclusiva di questa trilogia e spero che tutto questo accada abbastanza velocemente.

“Insomnia” è dedicato al loro amico Heidi Burgs passato a miglior vita. MS