öOoOoOoOoOo – Samen
Aphatia
Records
Genere:
Avant-garde / Jazz / Death Metal
Supporto: CD / 2016
Negli
anni della musica Rock, esistono sorprese che non ti aspetti, e spesso queste
giungono da band che si palesano e spariscono in un istante, come nel caso dei
francesi öOoOoOoOoOo. Fanno musica difficile da etichettare, miscelando generi
assolutamente incongruenti e questo spesso potrebbe condurre ad un pastrocchio
inascoltabile se non ridicolo. Serve una buona dose di sregolatezza, follia,
questo è vero, ma soprattutto tecnica strumentale, cultura musicale e un
sapiente songwriting che riesca a bilanciare il tutto, e loro lo sanno .
Nel
2016 con “Samen” non spingono sull’acceleratore della condivisione e neppure
della pubblicità, lasciando il prodotto in un oblio quasi da purgatorio, atto
solamente a chi ama ricercare nel web o in alcune riviste che si spingono oltre
la banalità. E’ per questo che sento di dover dare (anche per un solo istante),
nuova luce a questo album che molto allora ha saputo sorprendermi.
Ma
chi sono gli öOoOoOoOoOo, e da dove deriva il nome?
öOoOoOoOoOo
è pronunciato e conosciuto anche semplicemente come "Chenille",
ovvero bruco in francese, data la forma grafica del nome.
La
band sorge dalle ceneri creative e dalla mente di due figure chiave della scena
sperimentale francese, ad iniziare da Asphodel (Aurélie
Raidron), una delle cantanti più versatili, teatrali e geniali del panorama
underground. E’ nota per il suo lavoro nei Pin-Up Went Down, un altro duo Avant-garde
cult. La sua estensione e abilità vocale reggono tranquillamente il confronto
con mostri sacri come Mike Patton (Mr. Bungle).
Baptiste
Bertrand invece è un polistrumentista eccezionale che in questo progetto si è
occupato di chitarre, basso, tastiere, programmazioni e della composizione
della quasi totalità delle basi musicali. A loro si è unito come
turnista alla batteria Aymeric Thomas, mente della folle band Electro-grind/Avant-garde
francese Pryapisme.
“Samen”
non è un semplice album, ma come recita la copertina "Exhibition
2016/10", è una vera e propria mostra d'arte contemporanea. I
testi scritti interamente da Asphodel, sono surreali, flussi di coscienza
nevrotici, filastrocche inquietanti o riflessioni grottesche sulla psiche
umana, spesso interpretati con voci diverse che simulano una personalità
dissociata.
L’iniziale
“Rules Of The Show” parte come un pezzo Rock Alternative quasi accessibile, per
poi esplodere in sezioni ritmiche sincopate e possenti. Il testo introduce
l'ascoltatore alla mostra, parlando delle regole del gioco sociale e dello
spettacolo, dove l'apparenza e il calore ("Heat up here") nascondono
l'alienazione.
Con
“Fucking Freaking Futile Freddy” la band spinge sull'acceleratore dell'assurdo
e vi troverete spesso a muovere la testa al ritmo Mathcore dove si fondono voci
quasi growl a quella da cartone animato impazzito. Il brano segue la bizzarra e
frustrante epopea di questo "Freddy", personaggio sterile e futile.
Il
titolo “Meow Meow Frrru” non inganna, evoca movenze e versi felini, ma in
chiave incubo psichedelico. Musicalmente flirta con la musica elettronica
sperimentale e il Pop d'avanguardia. È un brano sensuale, bizzarro e disturbante,
in cui la dualità del gatto, affettuoso ma predatore, riflette dinamiche umane
di sottomissione e controllo.
Uno
dei vertici dell’album porta il titolo di “No Guts = No Masters”, impreziosito
dal violoncello di Raphaël Verguin. Il pezzo vanta un groove orchestrale e
dondolante, quasi un "valzer metallico" che ricorda i Diablo Swing
Orchestra, interrotto da sfuriate Black/Death Metal. Il testo è un inno cinico
all'autodeterminazione.
Ancora
sorretto dal violoncello, il successivo “Bark City (A Glimpse Of Something)” si
muove su territori più cupi e atmosferici. C'è un costante senso di minaccia
strisciante. Il testo dipinge una città distopica, la città dei latrati,
metafora di un isolamento urbano in cui le persone ringhiano e comunicano come
bestie anziché come esseri umani. Non esulano istanti sinestetici come in “Purple
Tastes Like White” dove il titolo stesso significa "Il viola ha il sapore
del bianco". Esplora la percezione distorta della realtà attraverso una
struttura musicale frammentaria. Asphodel usa linee vocali jazzate e sognanti
che improvvisamente collassano in grida laceranti, mimando il cortocircuito
sensoriale di cui parla il testo. Fra i momenti più alti del disco formato da
dodici brani, cito “I Hope You Sleep Well”, qui fa la sua comparsa il sassofono
di Adrien Cailleteau. È una traccia dalle tinte noir e malinconiche, che culla
l'ascoltatore in una finta ninna nanna. Sotto la superficie soffice e jazzata
si nasconde un testo subdolo e passivo-aggressivo, un augurio di "buon
sonno" che suona quasi come una minaccia o un addio definitivo.
Altresì
stupefacente la conclusiva “Hemn Be Rho Ðie Samen”, una suite d'avanguardia
spiazzante, un rituale sonoro che unisce atmosfere eteree alla Sigur Rós con
sfuriate di un'intensità emotiva devastante. Il titolo e alcune sezioni usano
un linguaggio inventato ed esoterico. È la perfetta chiusura del cerchio, la
catarsi finale dopo il viaggio disturbante e schizofrenico all'interno della
mostra d'arte dei Chenille.
Gli
öOoOoOoOoOo hanno costruito un meraviglioso mostro di Frankenstein musicale
dove i pezzi non dovrebbero stare insieme, eppure funzionano alla perfezione.
Un album d'avanguardia monumentale che, a distanza di anni, continua a ridefinire
il concetto stesso di “estremo”. MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento