SILVER
HORSES – Weird Tales
Elevate
Records
Genere:
Hard Rock
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Nulla
da fare, quando ascolto l’Hard Rock anche a distanza di tempo, mi rendo conto
che la mia passione con l’età non è minimamente scalfita; resta sempre un
grande piacere, vuoi perché è energia, ma soprattutto una bella valvola di
sfogo.
Voglio
quindi parlarvi della nuova uscita “Weird Tales” della band italo inglese
fondata nel 2011 dal chitarrista italiano Gianluca Galli. Inizialmente nota per
aver coinvolto Tony Martin, storico cantante dei Black Sabbath. Il loro sound
fonde il classico Hard Rock anni '70 con influenze moderne, rievocando sonorità
alla Led Zeppelin e Whitesnake. L'album giunge a breve distanza dalle fatiche
più recenti come “Electric Omega” e il successivo “Perspectives” e si configura
non come una rottura epocale, bensì come la prosecuzione naturale e
l'evoluzione di un discorso Hard Rock mai nostalgico. Il
disco mette da parte la grammatica più immediata o stereotipata del genere per
addentrarsi in territori dominati da un fascino più notturno, dalle tinte
surreali e gotiche, ridefinendo il sound della band attraverso una produzione
dall’ampio respiro.
Oggi
sono formati da Jacopo "Jack" Meille (voce), Gianluca Galli (chitarre),
Andrea Castelli (basso), e Matteo "Bona" Bonini (batteria).
Invece
di affidarsi al solito assalto frontale di riff d'impatto “Weird Tales”, che
nel titolo omaggia la celebre rivista pulp fanta-horror, predilige la
costruzione di micro universi narrativi. Le dodici tracce che compongono
l'ossatura del disco si aprono gradualmente, lasciando spazio a venature Blues
e suggestioni visionarie.
Dopo
l’immancabile e breve preludio intitolato “Intro”, il disco parte con “Keep On
Running”, trascinato da una ritmica solida guidata da Castelli
e Bonini. Il pezzo mostra il lato più energico e stradale dei Silver Horses e sfoggia
un ritornello niente male. Il testo esorta alla resilienza, all'andare avanti e
al non fermarsi malgrado le ombre che tentano di rallentare la corsa.
Uno
dei singoli dell’album s’intitola “Dark Ages” e musicalmente rallenta il passo,
sfiorando andature Doom e pesanti di scuola sabbathiana. Il testo ha una forte
impronta di critica e riflessione sul presente. Evoca un tempo non troppo
lontano in cui l'umanità distingueva chiaramente il bene dal male, mentre oggi
i venti della paura sembrano stringersi attorno alle libertà personali,
paventando l'avvento di un nuovo medioevo sociale e spirituale. Nonostante la
disillusione, emerge un messaggio di profonda unione e speranza nel finale.
Il
chitarrismo di Galli si fa più essenziale in “Different Keys” sostenuto da un
buon riff tagliente. La voce di Jack Meille segue le trame armoniche con
un'intensità narrativa molto trattenuta, quasi confidenziale, mentre il testo
scava nella complessità delle relazioni umane e nei diversi modi di decifrare
la mente altrui.
Altri
brani che tengo a sottolineare sono “Facing The Mirror”, singolo apripista dell’album
ruvido e tuttavia attento alle buone
melodie, e “Heading For The Deep”, un tuffo nelle radici più Blues e viscerali
del gruppo. L'arrangiamento si fa fangoso e denso, mentre la performance vocale
di Meille tocca corde profondamente sofferte ed espressive, ricalcando un testo
che metaforicamente descrive la discesa negli abissi interiori prima della
risalita.
C’è
anche una traccia al confine del Progressive Rock e s’intitola “The
Architectures Of The Sky”, con i Led Zeppelin molto presenti.
In
definitiva, “Weird Tales” è un album solido ed elegante, che dimostra come
l'Hard Rock di stampo classico possa ancora evolversi ed esprimere concetti
profondi nel 2026. Piacevolissimo! MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento