Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

martedì 26 maggio 2020

Artisti Vari - Intonarumori: Ieri Ed Oggi


A.A.V.V. – Intonarumori: Ieri Ed Oggi
Diplodisc – ReR Megacorp/Recommended
Genere: Sperimentale, futurista
Supporto: cd - 2020


“Intonarumori: Ieri Ed Oggi” è’ un importante progetto che nasce dalla collaborazione fra  Diplodisc e Recommended, sempre attenta alla musica creativa.
Tutto prende spunto da ”L’Arte Dei Rumori”, manifesto del Futurismo scritto da Luigi Russolo nel 1913. Il futurismo nella musica tenta di sbriciolare come un caterpillar tutto quello che è armonia consueta e antica, suonata da strumenti ad arco, a fiato, metallici, in legno ed in pelli. Esso si contrappone con rumoristica e dissonanze create da rombi, tuoni, scoppi, scrosci, tonfi, boati, fruscii, voci animali e molto altro. Per ottenere tutto questo, Russolo crea un insieme di strumenti per cercare di dare vita propria ai suoni, essi prendono il nome di Intonarumori.
La vita quotidiana sta mutando nei primi decenni del 1900, l’industrializzazione porta a nuovi suoni di cui prima non si aveva conoscenza, rombi, suoni metallici, treni che sbuffano… La quiete in parole povere è solo un vecchio ricordo e la presunzione del futurismo risiede proprio nel fatto che esso si pone in maniera superiore rispetto al passato, con questo tenta di farsi strada in maniera prepotente. Ma è anche la necessità stessa di scoprire nuove frontiere, la voglia di sperimentare che è intrinseca nella natura umana. Abbiamo nobili esempi di chi ha cercato di dare voce a piante ed ad oggetti anche nel passato più recente con John Cage, oppure dare voce alla voce con polifonie grazie allo studio maniacale del compianto cantante dei Ribelli e degli Area, Demetrio Stratos. Dunque l’Arte Dei Rumori è un manifesto provocatorio artistico che anticipa i tempi.
Gli Intonarumori furono costruiti con un parallelepipedo di legno, in esso veniva piazzato un altoparlante di cartone o metallo nella parte anteriore. Colui che suonava, azionava leve o schiacciava bottoni per far partire il macchinario mettendo in movimento ruote di metallo, ingranaggi e corde metalliche. Le tonalità venivano cambiate tramite una leva e appunto corde. 
Gli Intonarumori oggi sono ricostruiti dal prof. Pietro Verardo a Venezia, e per la realizzazione di questa opera musicale ci si avvale di un insieme internazionale di musicisti, a partire dall’inglese Chris Culter (Henry Cow, Art Bears, The Residents, Pere Ubu, etc.), al russo Nick Sudnick (Zga, Vetrophonia), al polacco Andrzej Karpinski (reportaz) al nostrano Alessandro Monti (Unfolk).
Le immagini usate per la grafica del cd sono ad opera del pittore futurista Ivo Pannaggi (1901–1981).
Il cd ha sede in un involucro di cartone suddiviso in più ante nelle quali si possono leggere le spiegazioni sia del progetto che del macchinario sonoro, con tanto di disegno allegato.
Tredici le tracce sonore, fra vecchie e nuove composizioni, le prime otto sono “Rumori Di…” fra zelo e diligenza, pazienza, amore, generosità, generosità dei montanari polacchi, purezza, umiltà, virtù e compostezza. Le sonorità vengono registrate nel 2018 in Polonia con Andrzej Karpinski (acustica, elettronica, voce) e Pietro Verardo (intonarumori).
Ritmi automatizzati, supportati da voci, tensioni, versi di animali aleggiano nelle brevi tracce, spaziando in effetto stereo attorno la nostra mente. Non mancano momenti con percussioni e batteria.
“Quando Il Futuro E’ Il Passato” è registrato in Francia nel 2018 con Chris Cutler e Pietro Verardo. Anche in questo caso si possono ascoltare un insieme di suoni particolari che  accendono la nostra fantasia. “L’angoscia Delle Macchine” del futurista Silvio Mix, è suonata dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali diretta dal maestro Carlo Boccadoro proprio al Teatro Dal Verme di Milano nel 2009, dove in origine il brano è stato esibito nel 1914. Una sorta di fuga sonora a più riprese che può far venire alla mente l’inizio del brano “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd.
“Protomekanika” è del 2017, registrato in Russia da Nick Sudnick e Pietro Verardo. Qui siamo nella rumoristica più totale. Segue “Il Mercante Di Cuori”, altro pezzo del 1927 suonato al Teatro Dal Verme di Milano nel 2009. Nell’insieme uno squarcio sonoro di sole.
L’ultimo brano ad opera di Alessandro Monti si intitola “Simultaneità Futurista”, e nasce all’ultimo minuto per completare l’opera. Descrive l’autore nella bio: “Era stato pensato come una variazione moderna dell’Inno Nazionale Italiano e di Va Pensiero di cui conserva alcuni passaggi nascosti, ma é approdato ad una struttura finale in cui il rumore fa da presagio a quella che ritengo sia una conclusione sinistra dell’intera opera; quel suono indistinto e nebuloso che si ripete nel finale annuncia non solo il silenzio della distruzione degli strumenti a causa della guerra, ma anche di tante vite umane… come se qualcosa si interrompesse e venisse dimenticato dallo scorrere del tempo. In origine volevo scriverne la struttura sotto forma di diagramma con i tempi, i ritardi progressivi delle tracce, gli interventi delle citazioni, ecc. Davo per scontato che il primo tentativo sarebbe stato una prova, ma quando ho riascoltato il risultato finale, non c’é stato bisogno di farne una seconda versione. Quindi non ci sono stati calcoli scritti o studi preparatori, ma solo riferimenti visivi approssimativi sullo schermo del computer.”. Ovviamente stiamo parlando ancora di rumore e di suoni.
Nel 2020 poter riascoltare l’Intonarumori è un privilegio culturale e storico, chi osa nel tempo sfidare la musica è degno di attenzione, perché essa si cela in ogni dove, anche nelle vibrazioni e nei rumori, ovviamente per chi la sa cogliere. Un salto nel passato, un salto nel futuro il tutto nel presente. Jackpot! MS

sabato 16 maggio 2020

Mrs. Kite


MRS. KITE – Flickering Lights
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2020


Con l’album “Flickering Lights” Andiamo a conoscere una nuova realtà progressive europea, i Mrs. Kite. Nel 2019 vincono il premio "German Rock and Pop Prize" nella categoria "Best Progressive Band", eppure ancora oggi non sono famosi e neppure hanno una casa discografica.  Sono formati da Florian Schuch (voce, tastiere), Philipp Verenkotte (batteria), Ferdinand Schuch (chitarra, voce) e Lukas Preußer (basso) e sono un perfetto esempio di globalizzazione musicale moderna. Nella loro musica si innestano differenti culture e stili sia europei che americani, per farla breve si possono sintetizzare in un mix di sonorità alla Porcupine Tree, RPWL, Echolyn e Spock’s Beard.
Questo testimonia sia l’ampia cultura musicale dei componenti oltre che una preparazione tecnica invidiabile. Dopo il buon "A Closer Inspection" è la volta di questo nuovo album che vi dico subito porta ad un salto qualitativo maggiore. “Flickering Lights” è formato da dieci canzoni bene registrate e ricche di coralità.
Una attenzione particolare la dedicano alle melodie, musica da ricordare, e soprattutto da cantare e questo il Prog quando vuole lo sa fare, non sempre le cose complicate sono le più interessanti, anche perché alla fine di un ascolto qualcosa deve pur rimanere nella testa.
Certe coralità alla Porcupine Tree, comprese la voce filtrata sono spesso adoperate, mentre il cantato ricorda quello di Yogi Lang dei connazionali RPWL. E quindi avrete anche intuito che fra le note aleggiano anche influenze Pink Floyd, in effetti così è.
Le chitarre elettriche spesso grattugiano riff hard vicine quasi al Metal, ma tranquilli, qui trattasi esclusivamente di Progressive Rock e di grande qualità. La batteria ed il basso si intendono alla perfezione, anche nei passaggi spezzati e più complessi.
Non vado a descrivervi brano per brano l’evolversi del disco perché è ricco di sorprese e di bellissime melodie, un piacere da spillare in assoluta tranquillità, magari avanti ad un buon stereo o in cuffia, ma vi assicuro che di carne al fuoco ce n’è davvero molta. Fra i miei brani preferiti risulta “The Old Man”, anche se probabilmente troppo Porcupine style periodo centrale della band inglese.
Un disco che consiglio vivamente all’ascoltatore Prog aperto alle nuove sonorità più recenti e non all’integralista vintage il quale qui potrebbe trovare solo  alcuni buoni spunti ma non di più. Personalmente applaudo e non ci crederete ma rischiaccio il tasto play! Avevo nostalgia dei vecchi Porcupine Tree.
Il disco lo potete facilmente ascoltare e reperire sulla home page della band https://www.mrskite.de/ , non ve ne pentirete e sono altresì convinto che nel tempo sentiremo parlare più spesso dei Mrs. Kite. MS

Traumhaus


TRAUMHAUS – In Oculis Meis
Progressive Promotion Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2020


Di certo non si può dire che il progetto tedesco Traumhaus sia prolifico, ne è passata d’acqua sotto i ponti dopo il debutto del 2001 intitolato “Traumhaus”. Ad oggi “In Oculis Meis” è il quarto album in studio, il quinto se teniamo conto dell’ep “Ausgeliefert” del 2014. Pochi album nel tempo, ma tutti di ottima qualità.
Lo stile proposto riesce ad abbracciare un ampio bacino di pubblico, spaziando dal Progressive classico supportato da grandi tastiere, a momenti psichedelici ed altri più vicini al Metal Prog.
L’album focalizza i testi attorno all’argomento società moderna e la necessità per ogni individuo di affrontare i problemi. Trattate paure inconsce e strategie individuali per preservare il proprio equilibrio interiore, il tutto osservando ciò che accade nel mondo. Ecco che per una tematica così pesante, al limite dell’oscurità, servono suoni più duri, così che “In Oculis Meis” risulta essere un album più duro rispetto al passato.
La bellissima custodia dell’album è cartonata e all’interno contiene un libretto ricco di informazioni e testi. L’artwork dello stesso leader fondatore Alexander Weyland già del suo indirizza l’ascoltatore verso la musica, molto fosco con un occhio in primo piano che osserva. I cd contenuti all’interno sono due, il primo è cantato in lingua tedesca, il secondo in inglese. Otto i brani mentre il gruppo è composto da Alexander Weyland (tastiere, voce), Tobias Hampl (chitarra), Till Ottinger (basso) e Ray Gattner (batteria).
Un piano malinconico apre le danze nei due minuti di “The Awakening” e sin da subito risalta all’ascolto l’ottima produzione sonora, con un suono profondo e distinto. Roboante la ritmica, mentre la voce ricorda quella di Peter Gabriel. Una volta rotto il ghiaccio si parte per il viaggio con “Preserve & Understand”, il sound è al confine con il Metal Prog e con i suoi otto minuti abbondanti risulta essere fra i pezzi più lunghi dell’album. Molto orecchiabile il ritornello, un raggio di luce nel corridoio buio in cui ci siamo avventurati. Alcuni momenti strumentali possono richiamare i Porcupine Tree o i Neo Prog Pallas per chi li conoscesse.
Elettronica apre “Walk On Yourself”, canzone articolata con un mix passato e presente, il presente l’ho già citato, il passato si cela fra alcune reminiscenze Genesis. L’incedere ipnotico raggiunge l’apice con l’assolo delle tastiere e a seguire della chitarra. E proprio a proposito d’ipnotismo, “Escape” si presenta in maniera psichedelica fra Pink Floyd e Porcupine Tree, a seguire “So Many Ways”, la canzone più breve dell’album in quattro minuti abbondanti.
“The New Morning” rovista sia nel panorama Metal Prog che Progressive Rock, un sottile filo sonoro li unisce facendo spaziare l’ascoltatore con la fantasia grazie all’incedere, dove la  somma dei due generi sfocia nell’AOR, specialmente nel tratto del ritornello. Quando gli assolo partono c’è di che godere. Misteriosa la strumentale “Understand & Preserve”, essa sa picchiare quando serve, l’anima più scura dei Traumhaus che nel pachidermico andamento richiama il suono nervoso di certi King Crimson, quelli più recenti. Il disco si chiude con il brano più lungo, quasi nove minuti di ottimo Prog dal titolo “X-Ray The Darkness”, anche il più sereno.
I Traumhaus fanno nuovamente centro, un disco ricco di emozioni e qualità che oramai si associa alla grandissima quantità delle produzioni edite dalla Progressive Promotion Records. Speriamo solo di non attendere altri sette anni prima di poter godere di questa maestosa musica.
Dell’album esiste anche una versione vinilica per collezionisti stampata in 250 copie. MS

domenica 10 maggio 2020

The Worm Ouroboros


THE WORM OUROBOROS – Endless Way From You
Lizard Records
Genere: Progressive Rock/ Scuola Di Canterbury
Supporto: cd – 2019


Un altro bel colpo assestato dalla nostrana Lizard Records è quello di avere annoverato nelle file della propria scuderia i bielorussi The Worm Ouroboros. Si formano nel 2006 a Minsk combinando nella loro musica la Scena di Canterbury (Camel, Caravan, etc.) alla musica Folk. Sono bravi arrangiatori e fra le note scaturiscono melodie accuratamente orecchiabili che riescono ad accumunare molti amanti della musica anche di differenti generi. Non disdegnano passaggi neppure nel classico.
Esordiscono discograficamente nel 2013 (dopo due demo ep) come quartetto con Sergey Gvozdyukevich (tastiere, chitarra, flauto, basso, voce), Vladimir Sobolevsky (chitarra), Alexey Zapolsky (basso) e Eugene Zarkhin (batteria) con l’album “Of Things That Never Were” (Fading Records). Il gruppo tuttavia si regge attorno alle figure di Gvozdyukevich e Sobolevsky, i quali dopo sei anni ritornano in studio questa volta in formazione trio con un nuovo batterista, Mikhail Kinchin. Il risultato è “Endless Way From You”.
Il disco si presenta in una veste cartonata molto semplice e dal color pastello, perfetto specchio per la musica proposta. Nove le tracce ad iniziare dalla mini suite di quattordici minuti “Cycles”, strumentale elegante e raffinato. Il flauto (questa volta non alla Jethro Tull) e la chitarra acustica aprono ad uno scenario decisamente solare e rilassato e ci si trova a volteggiare con la fantasia in alto come dei droni che riprendono il panorama sottostante. Una musica semplice che sa però dove andare a parare, mi ricorda molto “Flower In Asphalt” dei tedeschi Rousseau ed ovviamente i già citati Caravan e Camel.
L’inizio pianistico di “Clouds To Owings Mills potrebbe benissimo risiedere in “Uomo Di Pezza” oppure in “Storia O Leggenda” delle nostrane Orme. Un mellotron dona ancora più fascino vintage all’ascolto. La musica cresce di intensità per poi ricalare in un sentiero fresco e boscoso disegnato dal suono del flauto. E’ la chitarra elettrica ad alzare ulteriormente i toni, degno finale per un brano che a mio gusto è fra i migliori dell’album.
“Stone And Lydia” ha un ritmo maggiore ed una struttura più semplice rispetto a quanto abbiamo ascoltato sino ad ora. Segue “Quest Of The Kingfisher”, qui si aggiungono anche i timpani di Alexandra Gankova, la quale suona anche il vibrafono nella successiva “Muralidaran”, canzone sostenuta soprattutto dalle note del flauto.
Sino ad ora ho parlato di brani esclusivamente strumentali, in “Ascension” invece si può ascoltare la voce di Sergey  Gvozdyukevich. “The Reality You Can’t Stop Dreaming” è la seconda ed interessante mini suite che si apre con il fagotto dell’ospite Vitaly Appow, inutile dire che si articola in cambi di tempo e di umore. “The Whistler Shrill” è il secondo ed ultimo brano dove si può ascoltare la voce di  Gvozdyukevich, qui grazie ad una strumentazione classica, si può godere di interessanti innesti di generi, lo xilofono, l’oboe ed il fagotto sono gli artefici di questo aggiunto fascino.
Il disco si chiude con il brano più breve dell’album con i suoi quattro minuti dal titolo “Tràigh Bheasdaire”, fra il suono delle onde che si infrangono sulla spiaggia e un giro di tastiere ipnotico e quasi psichedelico.
La semplicità è un arma che appaga sempre, i bielorussi lo sanno è lo mettono in pratica, pur essendo degli ottimi strumentisti dotati di una buonissima tecnica strumentale, non si lasciano travolgere da inutili orpelli sonori. Un disco che mette semplicemente l’anima in serenità. MS


sabato 9 maggio 2020

Enten Hitti


ENTEN HITTI – A Tutti Gli Uragani Che Ci Passarono Accanto
Lizard Records
Genere: Sperimentale
Supporto: cd – 2003 (ristampa Lizard 2020)


La sperimentazione e la voglia di unire differenti arti come la poesia, la letteratura e la musica spesso non sono esigenze, bensì piaceri veri e propri che scaturiscono spontaneamente dalla curiosità dell’uomo che sfocia nel volere comunicare nuove sensazioni.
Il tutto viene offerto ad un pubblico attento, riservato e dal palato fine. Non necessariamente bisogna catalogare sempre la musica in stili o generi, chi vi scrive però deve dare dei punti di riferimento a chi non sta ascoltando ma semplicemente leggendo, quindi mi sento di incorporare questo disco dei milanesi Enten Hitti nel contenitore della musica sperimentale.
Gli Enten Hitti si formano agli inizi degli anni ‘90 da un idea di Pierangelo Pandiscia e Gino Ape inizialmente come laboratorio sonoro dedito a sonorità elettroniche, frangenti etnici e musica cantautoriale.
Si intersecano anche con il mondo del teatro e la musicoterapia, un senso da dare ai suoni legato anche alla recitazione, ad un elucubrante  senso della ricerca di ciò che non è stato ancora provato. Elettronica e suoni del mondo, un innesto quantomeno rischioso per due generi che sembrano essere quasi agli antipodi, eppure il gioco gode di un fascino speciale. Anche l’oggettistica viene introdotta nella musica degli Enten Hitti, dalle pietre ad un nocciolo di pesca che può diventare un flauto, oppure una conchiglia che si presta ad essere uno strumento a fiato, ossa e semi essiccati. La musica intesa come linguaggio ma anche come memoria dell’uomo, un viaggio introspettivo che ritroviamo in questa ristampa di “A Tutti Gli Uragani Che Ci Passarono Accanto” , originariamente uscito nel 2003. Il disco è il quinto in studio, mentre ad oggi sono giunti alla registrazione di otto album. Le performance sonore entrano in sintonia con l’ambiente, con gli oggetti ed il contesto che circonda chi partecipa alla prestazione sonora.
Il disco è suddiviso in nove tracce per una durata complessiva di cinquanta minuti e si coadiuva della presenza di special guest come Giampaolo Verga (violino), Stefano Nosari (contrabbasso), Adriana Pulejo (voce) e Simona Barbera (voce).
La musica scaturisce da improvvisazioni per poi essere elaborata con sensazioni del momento, ispirate da tutto ciò che circonda i musicisti stessi.
Si inizia con “Casa Dei Pensieri”, arabeggiante, folk, cantilenante con la voce di Simona Barbera. “Luna Di Pietra” narra con le percussioni e la voce un immagine eterea della nostra esistenza, sensazioni fisiche associate alla musica. “C’è Il Sole Nella Strada”  fotografa  malinconia, un rapporto difficile con l’arco della giornata ed il sole stesso che porta il narratore protagonista ad uscire di casa solo al tramonto. La notte che concilia ed avvolge i pensieri.
“Le Mani D’Africa” è più cantautorale, dedito alla formula canzone rispetto all’andamento degli altri brani contenuti nell’album, ed è l’ultimo brano cantato da Simona Barbera.
”Vento Lento” è interpretato da Adriana Pulejo, un lento intimo e profondo. Qui la sperimentazione è presente, lucida e ponderata, il caso non è contemplato. Se posso permettermi un paragone estero, lo attribuisco a certe sonorità dei No Man, duo composto da Steven Wilson e Tim Bowness. Più intensa e solare “Necramor”, un crescendo di suoni intrigante come la voce di Pulejo. Un pianoforte sembra far sgocciolare le note proprio come fa l’acqua quando ricade su se stessa e non a caso il brano si chiama “Figlia Dell’Acqua E Del Sole Del Mattino”. Leggiadria e gioia si propagano durante l’ascolto. “Non Vorrei Crepare” è uno dei movimenti più ricercati del disco, per chi vi scrive anche il più bello e sentito, la musica si interseca con la mente e tutto ciò che la circonda. La voce sussurrata completa l’opera. Chiude “Dea Mangiamele”, davvero distante dal contesto sino ad ora ascoltato. La scuola Battiato traccia un solco netto nel brano.
Questo è “A Tutti Gli Uragani Che Ci Passarono Accanto”, un viaggio mentale per persone che non hanno paura di essere accompagnate in lidi mai esplorati. Per chi dalla musica esige qualcosa di più. MS

domenica 3 maggio 2020

Desert Session Home Edition


DESERT SESSION HOME EDITON – Phase 1
Autoproduzione
Genere: Rock – Prog Metal – Progressive Rock
Supporto: Bandcamp – 2020


Anno nefasto, pandemia mondiale e tutto quello che purtroppo già conoscete attorno alla vicenda Covid-19. Non soltanto va a modificare i nostri atteggiamenti quotidiani, ma anche il modo di fare e concepire la musica.
Io ritengo personalmente che questo sia l’anno zero per la distribuzione della musica, nasce oggi un  nuovo modo di proporla e di farne uso, gli artisti vendono performance su facebook ed altri lo fanno anche gratuitamente. L’impossibilità di fare assembramenti di persone e quindi di vietare ai locali i concerti, portano il musicista ad adattarsi alla situazione. Il settore musicale dunque è quello più colpito dalla pandemia, una crisi immane che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare e la necessità di mangiare è comunque naturale ed impellente. Non che prima di questo evento la musica andasse alla grande, tuttavia c’era un approccio quantomeno differente, specialmente in sede live. I dischi non si vendono quasi più, gli amanti del supporto ottico o vinilico restano relegati ad una figura di una certa età, i canali mediatici prendono il sopravvento, oggi più che mai.
Ecco allora che ad aprile del 2020 ci si arrangia, si ha voglia di gridare e di esternare la forza di reagire la volontà ferrea di tornare alla normalità al più presto possibile.
Il governo indottrina emendamenti al popolo quotidianamente, forte dell’appoggio di scienziati e medici, mentre il popolo inizialmente entusiasta nel restare a casa, dopo un mese cede psicologicamente e comincia a voler uscire a tutti i costi. La strada per venire fuori da questa situazione sarà lunga e suddivisa in fasi, mentre vi sto scrivendo siamo quasi entrati nella fase due.
 Un gruppo di artisti si uniscono per fare musica e lasciare la loro testimonianza su questo accadimento, intitolandolo proprio “Phase 1”. Il prodotto viene proposto su bandcamp ed il ricavato è devoluto a favore della Croce Rossa Italiana.
Così gli artisti coinvolti descrivono su Bandcamp il loro progetto: “L’isolamento domestico forzato dovuto alle misure di contenimento dell’emergenza Covid-19 porta un centinaio di musiciste e musicisti italiani a riunirsi in un “ranch” virtuale e a comporre 9 brani, nati dall’urgenza di continuare ad esprimersi attraverso la propria arte, mantenendo il proprio stile e mettendolo al servizio degli altri. 9 brani nati in un mese da contributi scritti e registrati singolarmente da ogni musicista a casa propria, poi raccolti e missati da Riccardo Pasini, ideatore del progetto.”.
Riccardo Pasini è un tecnico del suono ravennate che ha prodotto grandi dischi come quelli degli Ephel Duath e dei Nero Di Marte.
Gli artisti coinvolti sono: Emilio Albertoni, Andrea Allodoli, Agnese Alteri, Samuele Anconelli, Mohammed Ashraf, Enrico Baraldi, Max Barbieri, Luca Bartolini, Matteo Bassoli, Nicola Benetti, Mattia Bertolassi, Valerio Biagini, Gabriele Bombardini, Filippo Bravi, Peter Cadonici, Caterina Cardinali, Andrea Carella, Andrea Carletti, Eric Castiglia, Simone Cattani, Matteo Cavaciocchi, Francesco Fresco Cellini, Valentina Cicognani, Gianmarco Ciotti, Fausto Civenni, Mauro Chiulli, Mauro Crescini, Alessandro De Lorenzi, Elena Ferragotto, Cristina Ferretti, Andrea Fioravanti, Giacomo Gastaldi, Luca Gelmini, Angelo Girardello, Giovanni Grandi, Andrea Grasso, Stefano Gritti, Michey Grug, Stefano Iori, Tatiana Lassandro, Carlo Leone, Daniele Lipparini, Gianluca Lo Presti, Michele Marchiani, Filippo Martignano, Francesca Viola Mazzoni, Giacomo Mazzu, Gruno Balli, Daniele Medici, Franco Naddei, Michelangelo Naldini, Emanuele Nanni, Andrea Napolitano, Ignazio Nistic, Luca Pansera, Andrea Para, Francesco Maria Pasi, Luca Pasini, Riccardo Pasini, Stefano Penazzi, Daniele Pollio, Mauro Pulga, Silvia Raggetti, Massimiliano Rassu, Francesco Ronchi, Adolfo Rosolia, Diego Ruggeri, Mario Sabadelli, Paolo Sanchi, Alex Semprini, Andrea Solimene, Ronny Taccola, Cristiano Tommasini, Emilio Torreggiani, Alessandro Trere, Gian Maria Vannoni, Andrea Vasumini, Matteo Virga, Niccolò Maria Zanzi.

La musica proposta è dunque variegata, quasi tutti i brani sono di media e lunga durata superiori ai dieci minuti, salvo pochi casi. Prog nervoso quasi in stile King Crimson con influenze psichedeliche in “Quarantine”, elettronica iniziale in “Distorta Dimensione” per poi passare ad un suono greve, al limite del Metal, esso ben descrive il periodo di reclusione domestica che si sta passando.
“From Soul To Bones” ha un armonizzazione anni ’70, sembra un tributo al mondo di Ennio Morricone, fischio western compreso per poi svilupparsi acidamente in un contesto più moderno e Rock. “Spleen Milieu” prosegue il passaggio in un mondo psichedelico nervoso, quasi disturbato, proprio come l’animo. Non sembrano distanti certi Radiohead.
“L’Invenzione” ha un elettronica ambient di base con un incedere in crescendo. “La Distanza Nel Silenzio” ne segue l’andamento, sempre elettronica e con un senso di fastidio  e disagio fra le note. La musica veste bene il concetto del momento che stiamo vivendo.
“Branchie​/​Il Bacio” è greve nel suo guscio Metal Prog dalle sfumature Post Rock. Mutevole nel prosieguo, interessante e noir. “L’Istinto” si alterna fra Radiohead (gli ultimi) e Prog. Il brano è cantato. Si chiude con “In Solitude”, brano più Heavy Metal del gruppo di canzoni. Sfonda e si lascia ascoltare con piacere.
Chi vuole ascoltare musica diversa e allo stesso tempo fare un opera buona, può andare al seguente indirizzo: https://desertsessionhomeedition.bandcamp.com  MS