KRISTOFFER
GILDENLÖW – Umanised
New
Joke Music
Genere: Crossover Prog / Metal Prog
Supporto: LP / CD / Digital – 2026
I
Pain Of Salvation hanno fatto la storia del Metal Prog e non in maniera
cosiddetta banale, bensì unendo modernità e ritmiche curate rispetto alla media
dei prodotti che si possono ascoltare nel tempo. Uno dei meriti va a Kristoffer
Gildenlöw, cantante e polistrumentista che oggi propone il suo sesto album
solista intitolato “Umanised”.
Qui
l’artista compie una parziale ma decisa virata rispetto all'intimismo acustico
e crepuscolare degli ultimi lavori come “Empty o Let Me Be A Ghost”. Pur
mantenendo intatta la sua sensibilità da raffinato cantautore e la consueta
cura per le atmosfere dilatate, l'ex bassista dei Pain of Salvation si
riappropria di una spina dorsale decisamente più elettrica, rispolverando
chitarre a sette corde, riff di derivazione Doom Prog Metal e tempi dispari,
senza mai sfociare nel vuoto tecnicismo.
“Umanidsed”
non si tratta di un concept album classico a livello narrativo, quanto di un
concept tematico, una serie di fotografie speculari sull'alienazione
contemporanea, l'iperconsumismo, la superficialità dilagante e la difficoltà di
restare autenticamente umanizzati in un mondo artificiale e omologato. Ad
accompagnarlo in questa disamina troviamo l'impeccabile Leo Margarit (Pain Of
Salvation) alla batteria, mentre Kristoffer si fa carico della quasi totalità
degli strumenti e delle linee vocali.
L’apertura
è affidata a “Rendering”, un fitto intreccio atmosferico. Synth dilatati
introducono il pezzo in crescendo, sfociando in un ricamo di chitarra pulita
satura di riverbero. Il ritmo è serrato e serrante, dove un cambio di tempo
strutturale intorno alla metà svela un utilizzo magistrale di armonie vocali
che si muovono su un tempo insolito (un ipnotico 5/4). A seguire “Nothing Lasts
Forever”, una lucida e malinconica riflessione sulla transitorietà delle cose.
In una società ossessionata dall'accumulo e dalla permanenza materiale, il
testo ricorda che l'impermanenza è l'unica vera costante della condizione
umana. La musica incalzante lascia spazio a cambi umorali e ad una
interpretazione vocale toccante, tanto da riportare alla mente anche “Phanter”
della sua ex band.
In
“Landfill” c’è un effetto sonoro volutamente instabile e glitchato, che si
trasforma immediatamente nella base ritmica di un riff mostruosamente pesante e
cadenzato, quasi Doom. Il titolo ("Discarica") è una metafora cruda
sia dell'iperconsumismo materiale che di quello emotivo. Parla di scarti, di
sovrabbondanza, di come la società moderna tenda a gettare via ciò che richiede
sforzo o riparazione, comprese le relazioni umane.
Il
singolo dell’album è “The Almosts”, un pezzo Rock dritto ma arrangiato in modo
monumentale. L'andamento inizia con un
riff bluesggiante e un basso profondissimo, per poi esplodere in un groove mid tempo
di rara potenza espressiva. Kristoffer firma qui un assolo di chitarra solista
d'antologia, che si sdoppia in armonie sovrapposte nel finale. Un inno
per gli emarginati, le minoranze e chiunque si ritrovi escluso dalle rigide
strutture del sistema moderno.
Dopo
il breve strumentale ed arpeggiato “Intermezzo”, giunge “Nothing Stays The Same”,
brano che si riallaccia direttamente alla vena più intimista e malinconica dei
vecchi lavori solisti di Kristoffer. Le orchestrazioni di tastiera e la
dinamica soffusa sorreggono una melodia vocale struggente, drammatica, che cresce
d'intensità senza mai aver bisogno di aggredire l'ascoltatore con la
distorsione. Sale il ritmo in “The Fields”, costruito su continui e repentini
contrasti dinamici. Qui Gildenlöw ospita un assolo di chitarra solista molto
espressivo a cura di Thijmen Van Der Meer. La canzone narra di un disperato
bisogno al ritorno alla terra e alla semplicità emotiva. Fra i brani che mi
hanno maggiormente colpito c’è “Before I Fall Asleep”, dove il basso di
Kristoffer si riprende il centro della scena, imbastendo un dialogo serrato,
ipnotico e tecnicamente sopraffino con la batteria geometrica di Leo Margarit.
Il pezzo gode di una linea vocale di rara bellezza e di un arrangiamento
d'archi fitti che avvolgono la sezione ritmica in un crescendo drammatico. Con “Binary”
il disco si chiude in maniera ariosa e completa. Il codice binario 0 o 1, diventa
il simbolo della polarizzazione moderna, o sei dentro o sei fuori, o sei bianco
o sei nero. Una critica feroce alla perdita di sfumature del pensiero umano,
ridotto ad algoritmo all'interno di una società digitalizzata che ha smarrito
la complessità delle emozioni.
Con
“Umanised” Gildenlöw non offre risposte consolatorie o prediche morali, ma
dipinge un affresco lucido e a tratti doloroso delle nostre contraddizioni,
confezionando quello che è a tutti gli effetti il suo lavoro solista più
maturo, denso e coraggioso. MS
Versione Inglese:


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