IL
PARADOSSO DEI TEMPI MODERNI
Di
Massimo Salari
La
musica è sempre stata la fotografia della società del momento, ma oggi siamo
avanti ad un grande paradosso: Non abbiamo più bisogno della musica, essa è
solo un algoritmo non fisico.
E’
vero che questo fatto ci fornisce un dato, ossia che siamo una società usa e
getta; perché dico questo?
Avere
100 milioni di brani in tasca gratis (o quasi) ha azzerato il valore percepito
della musica. Se tutto è accessibile all'istante e senza sforzo, niente ha più
valore. Non si concede più tempo a un disco complesso: se non convince nei
primi 20 secondi, si skippa.
Le
playlist non educano, "addomesticano", sono progettate per darti
esattamente ciò che già ti piace o che non disturba la tua comfort zone. Manca
quel ruolo di mediazione culturale che un tempo avevano i critici, i negozianti
di dischi illuminati o le radio libere, capaci di farti svoltare la giornata
proponendoti l'imprevisto.
Oggi
la musica si frammenta in singoli pensati per i social.
Manca la pazienza di
seguire un filo conduttore drammaturgico o concettuale lungo 40 o 50 minuti.
Senza
una base culturale, la playlist diventa il rifugio perfetto, è facile, è
rassicurante, non richiede sforzo intellettuale. Si finisce per ascoltare la
musica non per capire il mondo o noi stessi, ma per non sentire il silenzio.
Si
cercano canzoni "usa e getta", tracce da 2 minuti e mezzo che
catturino subito l'attenzione (spesso con un gancio forte nei primi 15 secondi)
per staccare il cervello o per fare da sfondo a un video.
Tuttavia
dall'altra parte, quasi per reazione biologica a questa totale smaterializzazione,
c'è un pubblico più trasversale di quanto si pensi, e che include alcuni
giovani, che dalla musica vuole l'esatto contrario, ossia un'esperienza reale. Il
boom clamoroso del vinile e persino delle cassette dimostra che la gente in
realtà ha ancora bisogno di possedere la musica, di guardare una copertina, di
leggere i testi, di dare un valore economico e temporale all'ascolto.
Oggi
i concerti e i festival registrano numeri record. Perché? Perché lo streaming
non potrà mai sostituire la vibrazione di un amplificatore, il sudore del pit e
la sensazione di condividere un momento irripetibile con altre persone in carne
e ossa. Dalla musica si vuole l'empatia che uno schermo non può dare.
Il
problema è che chi ama la musica e ancora compera il supporto fisico è sempre più
minoritaria con il mancare fisiologico delle generazioni.
Possiamo
chiamare tutto questo un grido di allarme? Con l’avvento dell’IA è impossibile
tornare indietro, quando poi gli stessi artisti ne fanno uso (intendo per
comporre) allora la pietra è tombale. Fine del talento, della creatività.
Ecco
il paradosso dei nostri tempi: Abbiamo tutto, non abbiamo nulla, solo fuffa.
Versione Inglese:



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